Pensioni 2026 l’editoriale: stop aumento età, necessaria Opzione donna e quota 103

In questi giorni di discussione della Legge di Bilancio c’è un gran parlare dell’età pensionabile. Dopo che la Lega facente parte della maggioranza di governo per tutta l’estate ha affermato che questa non sarebbe stata aumentata si è materializzato nella bozza bollinata arrivata al Senato l’aumento di un mese dal 1° gennaio 2027 e di due mesi dal 1° gennaio 2028. Ora la Lega stessa cerca di metterci una pezza presentando un emendamento che sembra bloccarla per un biennio ma stiamo assistendo, come al solito, innanzitutto ad una gran confusione che non denota alcuna programmazione da parte del governo e poi alle solite ridicole “bandierine” messe dai vari partiti per racimolare un po’ di voti in totale assenza di credibilità e rispetto nei confronti dei cittadini italiani che hanno diritto ad una legge duratura di natura previdenziale.

Riforma Pensioni 2026: fermare l’aumento dell’età pensionabile

Lo stesso teatrino sulla pelle delle donne lo stanno compiendo su Opzione Donna che è l’unica possibilità concreta che hanno le donne di poter accedere al pensionamento qualche anno prima dell’età ordinamentale. Il pericolosissimo giochino attuato dal governo di non inserire l’istituto di Opzione Donna al pari di Quota 103 nella bozza di bilancio e poi riproporla sotto forma di emendamento, magari ancora più peggiorativa di come è attualmente, senza eliminare le discriminazioni e limitazioni che l’hanno assoggettata all’assistenza e non alla previdenza è una totale ed assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle donne che svolgono, di fatto, il lavoro di welfare familiare facendo risparmiare allo Stato varie decine di miliardi all’anno e, qualora fosse reinserita facendola passare come una concessione, è qualcosa di vergognoso e non degno di una classe politica che si definisca tale.

Tornando all’età pensionabile è del tutto impensabile seguire l’aumento dell’aspettativa di vita, che poi aumenta sì ma bisogna vedere in che condizioni di salute, ed è necessario porre un freno, per esempio a 67 anni, per almeno 10/15 anni in modo che le persone abbiano la certezza di operare le proprie scelte in tranquillità e non aspettare sempre la fine dell’anno per sapere se una norma sarà confermata l’anno successivo. Partendo dalla diversificazione dei mestieri e del tutto volontariamente, questo è un punto fondamentale, operare una flessibilità in uscita mediante penalizzazioni ed incentivazioni dai 67 anni. Si potrebbe ipotizzare un aumento ed una diminuzione del 2% annuo. Per intenderci a 66 anni diminuzione del 2% dell’assegno previdenziale, a 65 anni del 4%, a 64 del 6% e a 63 anni penalizzazione massima dell’8%. Analogamente, e solo per alcune categorie e solo in maniera del tutto volontaria avere un aumento dell’assegno previdenziale del 2% a 68 anni, del 4% a 69 anni e del 6% massimo aumento consentito all’età di 70 anni, età in cui è obbligatorio il pensionamento. Il mancato introito dello Stato di chi volesse uscire prima dal mondo del lavoro, che sarebbe comunque penalizzante, sarebbe compensato, almeno in parte, da chi invece volesse autonomamente per motivi personali rimanere un po’ di più pagando dei contributi aggiuntivi.

Pensioni 2026: Si a Opzione donna e quota 103

Necessaria, ancora, la conferma di Opzione Donna senza paletti ante legge di bilancio 2023, di Quota 103, nonché di operare un aumento delle pensioni perequandole al minimo, anche nei confronti di coloro che si trovano nel contributivo puro, coloro cioè che sono entrati nel mondo del lavoro ante anno 1996, e che sono penalizzati rispetto a chi si trova nel sistema misto. Infine, nei confronti dei giovani che hanno sovente carriere frammentate e discontinue prevedere una pensione di garanzia, supportata dallo Stato, che possa coprire gli eventuali buchi contributivi fino ad una soglia d’età definita.

Riguardo alla possibile obiezione di una carenza di fondi per supportare tale necessaria scelta pensionistica si potrebbe pensare ad una valorizzazione parziale dei versamenti previdenziali (15/20%) mediante implementazione dell’enorme massa di denaro proveniente dai versamenti contributivi perché è impensabile nel 2025 non sfruttare tale opportunità mediante investimenti prudenziali, solidi, sicuri e garantiti dallo Stato risultando ormai anacronistico destinare la totalità di quanto versato solamente a remunerare le pensioni di chi è già in pensione.

È sicuramente una rivoluzione del concetto previdenziale che si è avuto in Italia da almeno 80 anni ma è assolutamente necessario superare le rigidità, bloccare definitivamente l’aumento dell’età pensionabile, mettere al centro delle proprie scelte lavorative i lavoratori concedendo grande flessibilità in uscita, e garantire i giovani e le donne che ancora nel 2025 sono le più penalizzate nel mondo del lavoro (e di conseguenza sulle pensioni).

41 commenti su “Pensioni 2026 l’editoriale: stop aumento età, necessaria Opzione donna e quota 103”

  1. Durigone Durigone … insieme all’amico Salvinone … tante belle parolone … prometteste il riformone … ma dopo lo votone … accampaste lo scusone … e’ finito lo soldone … disse un giorno Giorgettione … ma come come come … allora sorge il domandone … serve chiara spiegazione … come mai per parlamentarone … solo 4 (circa) annone … mentre per il popolone … sono 44 (circa) annone … rispondi rispondone … super esperto Durigone … ah ah ah ah

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  2. Mi inserisco nel dibattito che si è aperto tra Mauro Marino e il sig. Wal in merito all’utilizzo dell’AI su tematiche di varia natura.

    A tal proposito Marino domanda: “se facessimo meno ricorso a quanto scritto dall’ AI?”

    Il sig. Wal fa presente che gli imprenditori certamente non guardano all’AI per una possibile riforma delle pensioni.

    Trovo interessante questa apertura del dibattito tra Marino e Wal, perché mi permette di spiegare ai lettori di pensionipertutti uno dei vantaggi che l’AI può offrire dando supporto al nostro lavoro.

    I lettori ricorderanno che nei miei commenti pongo continuamente l’accento sul fatto che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin poggia su basi teoriche davvero solide, in particolare su una nuova disciplina STEM denominata “Economia Informatica” ideata da me in collaborazione con una Ricercatrice in Economia.

    Ma cos’è l’Economia Informatica? Forse qualche lettore se lo sarà domandato.

    Ebbene, visto che da nessun docente di Economia ai quali mi sono rivolto ho ricevuto feedback riguardo alle presentazioni sulla Economia Informatica, ho pensato bene di rivolgermi all’AI.

    Per la prima volta in vita mia ho avviato un dialogo con un Agente AI di nome Jennifer per avere quel confronto che non riesco ad avere con i docenti di Economia.

    Ho redatto in un documento l’avvenuto dialogo ed ho intitolato il documento “Dialogo_con AI_Su_Economia & Informatica_V1.0.pdf”.

    Il lettore eventualmente interessato ai contenuti del Dialogo con l’AI potrà scaricare il documento dal mio sito al seguente link: https://sites.google.com/view/economatica4/download, e posizionandosi sulla figura posta sul lato sinistro del video in corrispondenza del titolo “Dialogo con AI”, potrà cliccarci sopra ed eventualmente scaricare il documento.

    Si vuole conoscere il mio giudizio finale su AI?

    AI è davvero uno strumento potente nell’assemblare conoscenze già sviluppate in varie discipline e collegarle tra loro (proprio come Jennifer AI ha fatto con Economia e Informatica).

    Ma l’AI non potrebbe mai creare una nuova disciplina come l’Economia Informatica. Perché? Perché la creazione di un qualcosa di nuovo può nascere solo da una intuizione.

    Ho la piena convinzione che l’AI può “ragionare” ma non può “intuire”. L’AI può ragionare perché il ragionamento è una facoltà del cervello, (sede dell’intelletto), che può essere replicato anche in forma digitale. L’intuizione, invece, non ha sede nel cervello, ma è una facoltà dell’anima.

    A differenza dell’essere umano che è un’anima che ha un corpo, l’AI ha un “corpo” (anche se digitale, virtuale) ma non è un’anima, e quindi non può avere intuizioni.

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  3. Rispondo alla richiesta del sig. Andrea in data 23 Novembre 2025 alle 14:55.

    Sig. Andrea, riguardo ai coefficienti di trasformazione cui lei fa riferimento, le segnalo l’articolo pubblicato su pensionipertutti in data 16 Gennaio 2025 a firma di Erica Venditti dal titolo “Pensioni 2025 e coefficienti di trasformazione: come sono cambiati e come si calcola? Esempio”.

    L’articolo è leggibile al seguente link: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2025-e-coefficienti-di-trasformazione-eta-divisori-valori-come-sono-cambiati-esempio/.

    Come viene specificato nell’articolo sopra riportato, i coefficienti di trasformazione nei calcoli attuariali sono correlati a diversi parametri, tra cui:

    • andamento demografico (aspettativa di vita)
    • andamento del PIL

    Personalmente mi ritengo una persona né pessimista, né ottimista, e quando bevo il vino non mi riesce mai di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.

    Mi ritengo semplicemente una persona realista.

    Da persona realista ho ragionevoli motivi per ritenere che:

    1. L’andamento demografico non si invertirà per almeno nei prossimi 15-20 anni. Anche se i “bonus bebè” che il Governo intende erogare alle famiglie per favorire le nascite dovesse risultare efficace, i bebè di oggi diverrebbero forza lavoro disponibile tra almeno 15 anni. Riguardo alla possibilità di fare ricorso agli immigrati regolari, segnalo il pensiero espresso dal Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta riportato nell’articolo ANSA in data 21 ottobre 2024 dal titolo “Panetta: ‘Demografia pesa su pensioni-sanità, immigrati aiutano’” (FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2024/08/21/-panettademografia-pesa-su-pensioni-sanita-immigrati-aiutano_6903cdec-05db-4858-bcb1-1590c36f821c.html). Riguardo al ricorso di immigrati regolari, non ho valutazioni sufficienti per potermi esprimere riguardo alla reale efficacia di potere invertire l’attuale tendenza demografica. Mi viene però in mente il pensiero che oltre a ricorrere agli immigrati regolari occorre anche frenare l’emigrazione degli italiani, i quali trovano all’estero prospettive economiche e di vita migliori di quelle che vengono loro offerte dall’Italia. Frenare l’emigrazione degli italiani significa provvedere a dar loro un lavoro dignitoso e non precario e ben remunerato, e per questo occorre potenziare il nostro sistema di Istruzione, a cominciare dalle Scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado per completare con le Università e gli istituti di Ricerca istituendo anche nuove discipline STEM come, per esempio, l’Economia Informatica.

    2. Per quanto riguarda il PIL, sono dell’avviso che non ci sono i presupposti per una sua crescita oltre lo zero virgola per cento. La produzione (e quindi il reddito nazionale e pro capite) aumenta se aumentano la spesa per consumi delle famiglie, la spesa per investimenti delle imprese, la spesa pubblica dello Stato e le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni). Domanda: abbiamo razionali validi per affermare che i 4 settori di spese da me indicati possano aumentare? Osserviamo che aumentano i lavoratori anziani (nonché gli anziani pensionati che vivono sempre più a lungo) i quali consumano relativamente poco perché hanno già tutto ciò che serve (casa, mobili, elettrodomestici, ecc.), mentre dovrebbero essere i giovani a consumare, quei giovani che sono senza lavoro o che hanno un lavoro precario, perché sono loro che potranno stimolare i nuovi consumi, per formarsi una famiglia, comprare una casa, arredarla, allevare figli, stimolare servizi per l’infanzia. Le imprese non producono se non c’è richiesta di consumi, e quindi non investono e non assumono personale. Per quanto riguarda la spesa pubblica, lo Stato, laddove è possibile, tende a non investire (e non investe al fine di avere avanzo primario, cioè più entrate con le tasse e meno uscite, utile per coprire la spesa per interessi sui prestiti e quindi ridurre il debito pubblico che è piuttosto elevato), ma tende piuttosto a delegare i privati, anche attraverso l’erogazione di incentivi, ma i privati a chi venderebbero i loro prodotti e servizi se non c’è domanda di consumi? Per quanto riguarda, invece, le esportazioni, ci sono molte incertezze a riguardo, soprattutto in merito ad altalenanti decisioni di applicazione di dazi sui prodotti italiani.

    CONCLUSIONE

    In definitiva, sig. Andrea, se non si è lasciato vincere dalla noia nel seguirmi in questo lungo commento, se è ancora presente, le posso dire che i coefficienti di trasformazione, venendo a mancare valori in aumento dei parametri demografici (nuovi nati) e di PIL (crescita economica), potranno in futuro solo diminuire rispetto agli anni precedenti.

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    • Grazie tante, è stato molto esaustivo.Quindi è vero che i sindacati,chiedono,o facendo finta di non sapere,o x creare false illusioni nei cittadini.

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    • Purtoppo l’analisi corretta e’ certamente impietosa. Ma a supporto della pochezza dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20 e ancora piú quest’ultimi che sta gestendo oltre 200 mld di PNRR, occasione che sará peeduta sicuramente di rilancio economico e sociale, e la quanto appresso vorrei far notare in maniera molto semplice.A differenza di tutti gli altri Stati europei l’Italia é stato l’unico Stato a bloccare per 7 anni i contratti collettivi del comparto del pubblico impiego generando danni enormi sia in prospettiva di aumento di potere d’acquisto che du futura maturazione pensionistica adeguata considerando che sono saltati 3 tornate contrattuali ( qualcuno fa finta di aver dimenticato quanto incostituzionale sia stata questa imposizione da quasi regime dittatoriale.)
      Ad aggravare la situazione é stata la continua scelta di destinare poche risorse sempre ai contratti collettivi soprattutto sempre nel comparto pubblico con i risultati che oggi vediamo sotto gli occhi di tutti. Lavoratori nel comparto scuola, sanità, enti locali, etc…. praticamente sottopagati rispetto alle medie europee che ricordo sono cresciute anche perchè non hanno bloccato i contratti come follemente é ststo fatto in Italia. Ancora a mettere il dito nella piaga si sceglie ancora di non utilizzare massicci iniezioni di liquidità dai fondi PNRR per aumenti contrattuali per recuperare il gap accumulato in questi decenni e da qui deriva seraficamente l’altro problema che i giovani, i nostri figli, scappano da questa nazione oerché se vedono che questo é l’esempio di come.sono trattati i loro genitori almeno loro scappano da questa masnada di folli e furfanti che governano cosí questo paese. Perché vi siete chiesti quando finiranno nel 2026 i fondi PNRR cosa succederà in questo paese? I figli sono andati via, i genitori saranno pensionati poveri e a stento potranno mantenersi autonomamente e si entrerá in una nuova crisi economica perché finiti fondi PNRR non si saranno liquidità nuove. Anzi ricordo che parte di questi fondi non soni a fondo perduto e piú di 100 miliardi si dovranno restituire. Andate.a vedere a chi stanno andando e a quali progetti vengono distribuiti e magari salteranno fuori i soliti nomi che godranno di enorme somme ma nessun beneficio per i cittadini italiani.
      Saluti e buona fortuna a tutti.

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      • Scusate per errori di ortografia o di punteggiature ma non posso fare la revisione per correzioni perché scritto da telefonino. Spero comunque che sia chiaro il senso delle problematiche poste nelle considerazioni da me inviate.

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        • Tutto chiaro e condivisibile. Aggiungo che da questo mare di m…., in cui ci stanno facendo affogare, si potrà emergere solo con il crollo di questa maledetta e bastarda UE. Altre soluzioni non ci sono, o si riconquista la sovranità nazionale e affiora, come per incanto, una nuova classe dirigente in grado di guidare il Paese oppure questa lenta agonia continuerà e ci accompagnerà alla tomba.

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  4. Ma sei coefficienti di trasformazione,che sicuramente saranno in calo anche dopo il 2026 ne vogliamo parlare??Non so se qui il Dottor Perfetto ha mai citato l’argomento.Le chiedo semmai un parere,e se anche lui,come leggo altrove è pessimista al riguardo.Grazie

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  5. Rispondo all’osservazione espressa dal sig. Wal nel suo commento in data 22 Novembre 2025 alle 18:38.

    Il sig. Wal sostiene che è necessario apprendere discipline STEM per indirizzare in maniera appropriata le decisioni politiche che hanno rilevanza al livello economico e sociale.

    Questa necessità ha oggi più importanza che mai, perché la nostra società sta subendo una metamorfosi profonda alla quale noi tutti stiamo assistendo, sia come spettatori che come attori: la nostra società si sta trasformando in società digitale, in economia digitale.

    L’economia tradizionale, quella che oggi viene insegnata nelle nostre Università, non riflette a pieno le caratteristiche della società digitale.

    Nei modelli economici tradizionali esistono concetti fondamentali come “fattore di produzione lavoro” e “fattore di produzione capitale” (ovvero, il capitale fisico, i macchinari, per intenderci); orbene, Robot e AI sono classificati come “macchine”, fattori di produzione capitale.

    Ma Robot e AI, non sono “macchine”: agiscono a “somiglianza umana”, sono “lavoratori digitali”. “Un lavoratore digitale è un’applicazione software di intelligenza artificiale che opera come un collega, imitando le capacità umane e gestendo compiti complessi”. (FONTE: https://www.salesforce.com/it/agentforce/digital-worker/).

    E come lavoratori digitali, Robot e AI vanno legittimamente annoverati tra i “fattori di produzione lavoro”. E come fattori di produzione lavoro alla pari del fattore di produzione umano vanno anch’essi soggetti al versamento di imposte tra cui il versamento di contributi previdenziali non già a proprio favore, ma a favore dei lavoratori umani che a causa loro perdono il lavoro o che a causa loro non trovano lavoro.

    Non bisogna biasimare i nostri politici per la loro mancanza di conoscenza di economia digitale. Gli economisti tradizionali, i docenti di economia delle nostre università, nemmeno loro conoscono con precisione cos’è l’economia digitale. Ho avuto modo di constatarlo di persona attraverso uno scambio di mail con 5 docenti universitari di prestigiose università italiane (tra cui anche la Prof.ssa Fornero dell’Università di Torino).

    Piuttosto, bisogna promuovere lo studio delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) nelle nostre scuole a tutti i livelli. E questo – occorre dirlo – lo si sta effettivamente facendo.

    Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha emanato il documento “LINEE GUIDA PER LE DISCIPLINE STEM” per insegnare le discipline STEM nelle Scuole Secondarie di 1° e di 2° Grado. (FONTE: https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/Linee+guida+STEM.pdf/2aa0b11f-7609-66ac-3fd8-2c6a03c80f77?version=1.0&t=1698173043586).

    L’Informatica viene più volte citata nel documento del MIM. L’Informatica, in quanto strettamente legata alla tecnologia, è considerata una disciplina STEM (FONTE: https://www.assolombarda.it/centro-studi/classi-steam).

    Personalmente sono impegnato, assieme ad un’altra persona, a promuovere l‘insegnamento dell’Economia Informatica proprio seguendo le linee guida del MIM. Io stesso sono sorpreso nel constatare come il mio Progetto sia perfettamente in sintonia con l’indirizzo espresso dal MIM.

    Nel mio commento del 22 Novembre 2025 alle 14:06 ho detto che “Una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale che non indichi in modo chiaro come risolvere il problema della denatalità incontrerà ostacoli insormontabili per potere essere attuata.”

    Ebbene, aggiungo che una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale nell’era digitale deve poggiare su basi teoriche solide, su concetti economici digitali, ovvero su lavoratori digitali (Robot e AI), su produzione digitale (dati e informazioni sui quali viene applicata la digital service tax in quanto i fornitori di servizi digitali utilizzano i dati degli utenti a fini commerciali), su servizi digitali (prevalentemente fai-da-te perché intermediati da assistenti digitali), su moneta digitale (e l’euro digitale non è ancora venuto alla luce, è ancora nella “pancia” della BCE e nascerà nel 2029, sarà chiamata “digitale” ma non avrà la “natura” digitale così come io intendo la “moneta digitale”).

    La proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è l’unica proposta al mondo che si fonda su solide basi teoriche offerte dalla nuova disciplina STEM chiamata “Economia Informatica”.

    Ad oggi, l’Economia Informatica non viene insegnata in alcuna scuola o Università del mondo.

    Senza le conoscenze di Economia Informatica, disciplina di eccellenza STEM di carattere sperimentale al pari della Fisica, della Chimica e della Biologia, il Governo italiano non sarà in grado di elaborare alcuna misura di Politica Economica in grado di favorire la crescita economica (aumento del PIL pro capite) e il benessere economico (BES, riduzione della povertà sia assoluta che relativa) della Nazione.

    Senza le conoscenze di Economia Informatica il Governo italiano non potrà giammai approdare ad una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale come richiesto dai lavoratori e dai Sindacati.

    La correttezza della mia affermazione è sotto gli occhi di tutti noi. Nonostante le varie dichiarazioni di intenti nel rendere l’accesso alla pensione più flessibile, l’accesso alla pensione diventa invece sempre più rigido.

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  6. Il sistema pensionistico italiano ha raggiunto livelli di iniquità spaventosi! Basti pensare che un uomo che raggiunga la vecchiaia a 67 anni, avendo maturato 38 anni di contribuzione, godrà (come aspettativa media) di circa 14/15 anni di pensione. Un altro, che raggiunga l’anticipata (si fa per dire) con 43 anni di contribuzione a 62 anni, ha davanti un’aspettativa di pensione di circa 19/20 anni. Chi ha pescato il jolly (quota cento), con 38 anni di contributi, dai 62 anni godrà della stessa aspettativa media di 19/20 anni di pensione. Non si dovrebbe lamentare chi raggiunge l’anticipata con 43 anni di contributi a 60 anni, avendo una prospettiva di pensione di 21/22 anni. Tutto questo per dire che i farabutti che tirano le fila di questo sporco sistema (dei quali chi sta al governo è, al più, un semplice passacarte), se ne fregano altamente di proporre e adottare soluzioni ragionevoli per la questione pensioni, il loro unico obiettivo è rinviare, procrastinare, sperando che la morte arrivi il prima possibile per ognuno di noi ! Il mio auspicio è che questa valle di lacrime la lascino prima loro!

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  7. Rispondo anch’io al Dott. Marino.
    È chiaro – e mi dispiace dirlo – che senza una valutazione seria della vostra proposta di riforma previdenziale sulla tassazione del lavoro digitale, qualsiasi ipotesi di flessibilità in uscita dai 63 ai 70 anni, anche con leggere penalizzazioni, rischia di restare irrealizzabile. A meno che non si voglia mettere in discussione un principio cardine del sistema a ripartizione: servono almeno due lavoratori per ogni pensionato, altrimenti il meccanismo non regge.
    Per questo, come ho già suggerito in altri articoli, nei prossimi vent’anni bisognerebbe puntare su:
    – una transizione dal sistema a ripartizione a quello a capitalizzazione;
    – un sostegno dello Stato ai pensionati fino al completamento della transizione;
    – una pensione minima di garanzia, sempre a carico dello Stato;
    – un primo pilastro basato sulla previdenza complementare, gestita dai fondi sindacati-imprese già esistenti (come COMETA);
    – un secondo pilastro affidato alle pensioni private, con forti incentivi fiscali per chi investe;
    – stipendi agganciati all’inflazione nei periodi – vacanza contrattuale, per evitare la perdita di potere d’acquisto;
    – perequazione delle pensioni collegata agli stipendi, sul modello tedesco.
    Nel suo articolo, Dott. Marino, ho notato un grande assente: la demografia.
    O forse, come lei lascia intendere, valorizzando la massa dei contributi si riesce a ridurre l’impatto demografico sul sistema a ripartizione? Il Dott. Perfetto ne ha parlato chiaramente, ma lei non l’ha citata. Come mai?
    Attendo una sua risposta.

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    • Nicola T, evidentemente, ma non è un obbligo, non mi ha seguito nei cinque anni di Pensioni per Tutti né nelle altre centinaia di articoli o interviste che mi sono state fatte. Il tema della crisi delle nascite lo ho affrontato in svariate occasioni e l’ uniciMau modo per risolvere questo problema riguarda le immigrazioni regolari. Solo raddoppiando i flussi e integrando gli immigrati sarà possibile risolvere il problema della forza lavoro, non certo dando 1000 per ogni figlio come sta facendo l’ attuale esecutivo quando gli eventuali benefici si potranno avere forse tra trent’anni. Ma questo è un discorso politico che quest’ governo con affronterà mai.
      Saluti

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      • Dott. Marino, se lei pensa al modello spagnolo di immigrazione regolare, l’ Italia è ben lontana da questo modello e così pure l’ opposizione che su questo tema ci specula abbastanza e senza idee chiare e le spiego il perchè.
        La Spagna ha l’ enorme vantaggio di avere un bacino di immigrazione di facile integrazione, perchè le ricordo che lo spagnolo è una delle lingue più parlate del mondo ed è dal bacino sudamericano che la Spagna pesca i suoi immigrati regolari.
        Non vedo in Italia una situazione simile. Forse come diceva il Dott. Perfetto, il primo passo sarebbe tenere in Italia i pochi giovani che abbiamo e poi puntare su un immigrazione regolare di facile integrazione come fa la Spagna. Nei miei corsi di formazione, ho incontrato anche ragazzi argentini di origine italiana anche se lontana nel tempo. Cominciamo da qui allora, non i facili slogan di segno opposto che sento da entrambe le ns parti politiche. Saluti.

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    • caro Nicola T, bello questo tuo discorso sui 7 punti che suggerisci; fanno prima tempo gli uomini ad andare su marte, anzi su Giove; l’unica ricetta è la riforma Perfetto e c.; per noi la strada è segnata; e per i giovani? entrare nell’ottica della pensione integrativa necessaria e soprattutto tantissimi sacrifici; chissà se qualche politico vede i punti della tua proposta ma per loro esiste solo legge Fornero; saluti a te e ai gestori del sito

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      • Svezia e Finlandia non sono su Giove, ma sul pianeta Terra, precisamente nel ns continente ed hanno un sistema ad alto tasso di capitalizzazione, anche se viene chiamato ” misto”. Perchè c’è una componente a ripartizione sulle pensioni minime di garanzia coperte dallo Stato, guarda caso quello che ho scritto io.
        E parliamo di due paesi guarda caso tra i più virtuosi anche sul debito pubblico. Ma ogni tanto non sarebbe meglio copiare? Saluti.

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        • caro Nicola T, il riferimento era sui tempi per dire che ci impiegherebbero 20 anni e oltre; parli di Svezia e Finlandia: ma quanti abitanti hanno? molto meno di noi, ma di molto; parlane a qualche politico, vediamo cosa ti dice; ma sperare non costa nulla; saluti a te e ai gestori del sito

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  8. Io penso che in merito alle misure pensionistiche da adottare ci sia ampia convergenza di vedute da parte di tutti su cosa occorrerebbe fare, su cosa sarebbe giusto fare dal punto di vista sociale.

    Una convergenza di vedute a partire dalla veduta della Lega, alla quale si aggiungono la veduta del Gruppo Facebook CODS (Comitato Opzione Donna Social, di cui è promotrice Orietta Armiliato) e la veduta del Gruppo Facebook UTP (Uniti per la Tutela del Diritto alla Pensione, di cui è promotore Mauro Marino).

    A tali vedute si aggiungono anche quella della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (che, tra l’altro, fa proprie, ovvero ingloba, le istanze di CODS e di UTP), e quella di molti lavoratori e lavoratrici, di lettori e di lettrici di Pensionipertutti.

    Ho specificato “di molti” e don “di tutti” in quanto il sig. Francesco, per esempio, uno dei lettori di Pensionipertutti, si è detto contrario ad Opzione Donna, per diversi motivi tra cui per il fatto che violerebbe la “parità di genere” in quanto Opzione Donna non si applicherebbe anche all’uomo. Ma questa “disparità di genere” viene risolta nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin in quanto la “Opzione Donna” verrebbe estesa anche all’uomo in una sorta di “Opzione Uomo”.

    Sono certamente tutte vedute buone, e sono buone anche perché nel corso degli anni non vengono lasciate cadere, e vengono invece riproposte di continuo.

    Dov’è, allora, l’elemento critico che impedisce la realizzazione di questa convergenza di vedute?

    L’elemento critico sono le risorse.

    In questo suo editoriale, Mauro Marino avanza suggerimenti su come reperire le risorse per attuare la convergenza di tali vedute.

    Egli suggerisce una “flessibilità in uscita mediante penalizzazioni ed incentivazioni dai 67 anni. Si potrebbe ipotizzare un aumento ed una diminuzione del 2% annuo”, aggiungendo che “Il mancato introito dello Stato di chi volesse uscire prima dal mondo del lavoro, che sarebbe comunque penalizzante, sarebbe compensato, almeno in parte, da chi invece volesse autonomamente per motivi personali rimanere un po’ di più pagando dei contributi aggiuntivi.”

    Inoltre, Mauro Marino indica anche una soluzione “riguardo alla possibile obiezione di una carenza di fondi per supportare tale necessaria scelta pensionistica”.

    In questo editoriale ci sono dunque i contenuti (pienamente condivisibili) e vengono indicati i mezzi, le risorse con cui attuare i contenuti.

    Pertanto, da parte mia, non posso sollevare obiezioni a quanto espresso da Mauro Marino. Eccetto una!

    Anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha valutato le risorse disponibili per attuare le uscite anticipate. E non le trova.

    Ora io mi domando: se i risultati del MEF divergono da quelli di Mauro Marino, come si potrebbe fare per farli convergere? In altre parole, come si può dar modo al MEF di trovare le risorse per attuare i contenuti esposti nell’editoriale di Mauro Marino?

    Per rispondere alla domanda mi piacerebbe riportare un estratto da un articolo che ho trovato per caso sul web scritto da un sistema di intelligenza artificiale.

    “Le Critiche alla Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin

    [omissis] c’è preoccupazione per l’efficacia dei modelli macroeconomici utilizzati per valutare le misure alternative di politica economica nell’epoca dell’economia digitale.

    Il modello IGEM (Italian General Equilibrium Model) utilizzato dal Dipartimento del Tesoro, ad esempio, non tiene conto dei lavoratori digitali, rendendo difficile valutare l’impatto delle riforme previdenziali in un contesto economico in continua evoluzione.” (FONTE: https://www.pop-bullet.it/invecchiamento-e-cura/riforma-pensioni-2025-perche-la-proposta-perfetto-armiliato-gibbin-e-cruciale-e-chi-ne-beneficera-di-piu/).

    Ecco, dunque, il punto di contatto, il punto di convergenza tra il MEF e Mauro Marino: introdurre nelle rispettive considerazioni il contributo apportato dalla forza lavoro digitale (robot e AI).

    Ma c’è ancora un altro aspetto di fondamentale importanza da affrontare e risolvere: la denatalità.

    Una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale che non indichi in modo chiaro come risolvere il problema della denatalità incontrerà ostacoli insormontabili per potere essere attuata.

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è attualmente l’unica proposta che indichi chiaramente il modo per rimuovere a monte il problema della denatalità: ed è colmando con la forza lavoro della generazione robotica (Robot e AI) il vuoto della forza lavoro umana che si viene a creare con sempre meno nascite di bambini, futuri lavoratori.

    E allora: non sarebbe forse opportuno che lo Stato costituisse assieme ad aziende private un’azienda a partecipazione statale per espandere la produzione di robot e AI dal momento che nascono sempre meno bambini e quindi sempre meno lavoratori?

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  9. Come sempre, sono d’accordo con il Dott. Marino. Abbiamo una classe politica che ragiona solo ed esclusivamente con la calcolatrice in mano. Lei, giustamente, ha fatto una proposta intelligente: alimentare con un 15-20% la massa di soldi proveniente dai contributi in investimenti prudenziali. Per quanto riguarda Opzione Donna e Quota 103, dovrebbero essere ripristinate; sono almeno una via d’uscita per chi veramente non ce la fa più.

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    • Ma qualcuno metta i numeri sul tavolo … se i contributi versati pagano le pensioni attuali con cosa si fanno gli investimenti?
      Oppure ci siamo raccontati storielle fino a ieri!

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      • Aggiungo tratto da AI:

        Lo Stato italiano interviene a sostegno dell’INPS con 164,8 miliardi di euro all’anno prelevati dalla fiscalità generale per coprire il “gap” previdenziale. Questa cifra, relativa al 2024, compensa il deficit tra le entrate contributive e la spesa totale per pensioni, che ammonta a circa 400 miliardi di euro. La spesa pensionistica complessiva è sostenuta non solo dai contributi versati, ma anche da queste risorse statali, evidenziando un disavanzo che necessita di copertura.

        Dimmi tu DON oppure mi sfugge qualcosa.

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          • Buongiono Marino.

            Tralasciamo pure, per un attimo, la AI o la interpretazione delle cifre.

            Sono anni che ci viene DETTO E RIPETUTO che le pensioni o meglio il welfare italiano pesa per non meno del 15% sul PIL italiano (quindi senza l’uso di AI sarebbe sufficiente fare il conto della serva).

            Ora Lei, tra le varie idee a sostegno della sua proposta sommariamente indicata nell’articolo, se ho ben compreso, propone anche il contenuto del suo virgolettato sotto riportato a chi sostenesse la carenza di fondi.

            “Riguardo alla possibile obiezione di una carenza di fondi per supportare tale necessaria scelta pensionistica si potrebbe pensare ad una valorizzazione parziale dei versamenti previdenziali (15/20%) mediante implementazione dell’enorme massa di denaro proveniente dai versamenti contributivi perché è impensabile nel 2025 non sfruttare tale opportunità mediante investimenti prudenziali, solidi, sicuri e garantiti dallo Stato risultando ormai anacronistico destinare la totalità di quanto versato solamente a remunerare le pensioni di chi è già in pensione.”

            Credo sia necessario, oltre al consiglio di non guardare troppo alla AI (alla quale non guardano certamente gli imprenditori per una possibile riforma) renderci una sua spiegazione dettagliata, PAROLA PER PAROLA, e possibimente con NUMERI di quanto riportato nel virgolettato (a me poco chiaro).

            Saluti a lei e a tutti.

        • L’. IA si inventa i numeri, è palese. La spesa previdenziale in Italia non è assolutamente di 400 miliardi. La fiscalità generale non interviene con 164 miliardi all’anno, quando mai!

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          • Potrebbe essere che la domanda e la risposta vadano approfondite non vorrei che la risposta ad una domanda secca si riferisse al welfare (sanità compresa).
            Saluti

          • Confermo, spesso e volentieri Copilot, ChatGPT, Gemini e pure Deepshark che uso regolarmente spesso sbagliano alla grande, verificato più volte, non prendiamo sempre le risposte di questi programmi come verità assolute… anzi.

        • Direi sugli interessi degli importi investiti in prima battuta, poi è chiaro che la parte assistenziale deve essere gestita dalla fiscalità generale e non dall’INPS.

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  10. Wal, contenuto stantio? Idee superate?
    Evidentemente non mi conosce e non conosce quanto affermo da anni. Le pare non innovativa l’amplissima flessibilità che propongo dai 63 ai 70 anni mettendo il cittadino al centro delle proprie scelte previdenziali, l’abbattimento per accedere alla pensione dimezzando da tre volte (come è attualmente) ad una volta e mezza il trattamento minimo, e soprattutto la valorizzazione con investimenti mirati del 15/20% dei versamenti contributivi per implementare l’enorme massa di denaro e disporre di somme inimmaginabili?
    Forse sono idee troppo moderne per la classe politica attuale.
    Se poi lei ritiene di non appoggiare istituti come Opzione Donna, Quota 103 o una pensione di garanzia per giovani abbandonando queste persone a loro stesse questo è un suo problema. Ho sempre affermato, poi, che è il lavoro, pagato in maniera giusta, la vera ed unica riforma previdenziale.
    Riguardo, infine alla proposta Perfetto, Armiliato, Gibbin che io da subito ho appoggiato, ritengo che all’attualità poiché comporta il coinvolgimento diretto e sostanziale delle aziende che anzi vorrebbero pagare meno tasse e chiedono continuamente aiuti allo Stato non sia possibile con questo esecutivo ma necessita di ulteriori approfondimenti.

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  11. Buongiorno.

    Mi aspetterei un commento al suo editoriale da parte del dottor Perfetto.
    Le chiedo venia in anticipo ma, a mio parere, almeno in parte il contenuto sa un tantino di stantio.

    Stantio perché sono ormai trascorsi 30 anni di metodo contributivo, il solo immaginare quanto descritto come “parte di una riforma pensionistica definitiva” quando ad oggi e che io sappia gli italiani faticano o non raggiungono neppure quei 35 anni di versamenti pensionistici “pieni di fatica” che un tempo permettevano ai nostri padri di pensionarsi, lascia il tempo che trova.

    Immagino pertanto dal contenuto che lei resti ancorato a idee superate (tralascio l’eterna “necessità” di separare assistenza da previdenza), ma soprattutto presumo che ritenga improbabile, se non impossibile, il perseguire della proposta di tassazione della robotica e della AI.

    Carenza di fondi!
    Ma dove è finito il lavoro? Questo è il primo problema.
    Quanta gente è rimasta disponibile a svolgerlo per – non meno e non oltre – di quanto ora richiesto dall’anticipata? Questo è il secondo dei problemi.

    Evito di aggiungerne altri e solo quale “provocazione”, considerati i tempi in cui viviamo: in altre parti del mondo i bambini restano tuttora sfruttati da chi ha il potere di “dispensare il lavoro”, per cui propongo un link che porti a qualche ulteriore riflessione.

    https://electomagazine.it/il-futuro-sara-di-bambini-sintetici-creati-per-pagare-le-pensioni-e-crepare-in-guerra/

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