Nel dibattito sempre più acceso sulla previdenza, la voce di Elsa Fornero torna a far rumore. L’ex ministra del Lavoro, protagonista della riforma del 2011, interviene sulle ultime mosse del governo e della maggioranza, definendo l’attuale situazione un intreccio complesso di scelte politiche, vincoli demografici e realismo economico. Lo fa in una intervista a Repubblicacon lucidità, ma anche con un velo di amarezza, ricordando che il tema pensionistico non può essere affrontato con slogan o improvvisazioni.
Riforma Pensioni 2026: parla l’ex Ministro Elsa Fornero
Fin dall’inizio Fornero chiarisce il suo stato d’animo di fronte all’evoluzione degli eventi. “Sono più amareggiata che soddisfatta” afferma, spiegando come gli attacchi subiti nel tempo non abbiano mai scalfito la convinzione che quella riforma fosse necessaria. E, oggi che il governo si trova di fronte ai limiti strutturali del sistema, l’ex ministra osserva che la realtà sta imponendo ciò che molti non hanno voluto vedere. “La mia riforma non fu contrastata nemmeno da uno sciopero generale, gli italiani accettarono di fare sacrifici”, ricorda, sottolineando come il Paese, in quel momento, seppe comprendere la gravità della situazione economica.
Il confronto con la Lega, storica oppositrice della riforma, è inevitabile. L’intervistatore le ricorda le contestazioni, i picchetti sotto casa dei suoi genitori e le battaglie politiche di quegli anni. Oggi, però, quella stessa Lega, al governo, si trova costretta ad adottare misure che vanno nella direzione opposta rispetto alle promesse. Fornero accoglie la domanda con un’analisi diretta: “Ecco, anche se ormai sono molti meno quelli che la votano, mi confronto con tanti di loro e sono sempre discussioni pacate. Ma per l’appunto sono leghisti, non sono salviniani. E anche alla luce del calo di consensi per la Lega non capisco perché loro continuino a tenerselo come segretario e la Meloni come vicepremier”.
L’aspetto tecnico è però il cuore del suo intervento. Secondo Fornero, l’esecutivo ha dovuto prendere atto che un ritorno al passato o una controriforma non è sostenibile. “Questo governo ha preso atto che una controriforma della mia riforma non si può fare. Non si può fare per la forza dei numeri che sono essenzialmente quelli della demografia, e che conosciamo tutti, ma anche per i numeri dell’economia”. L’ex ministra richiama l’attenzione sul tasso di occupazione italiano, ancora fermo al 63%, e sui salari stagnanti da un quarto di secolo, elementi che rendono impossibile immaginare un sistema previdenziale più generoso. “È difficile capire come possa tenersi in piedi un sistema nel quale ci saranno a un certo punto più pensionati che lavoratori”.
Pensioni 2026, Fornero: “nessuna Manina da parte del Governo”
Nelle ultime settimane non sono mancate polemiche su presunte “manine” interne al governo in merito a modifiche inserite nel maxiemendamento. Fornero respinge questa ipotesi. “Il ministro Giorgetti ha capito molto bene la situazione e quindi non credo a ‘manine’ di alcun genere. Figuriamoci se un emendamento di quella portata arriva all’insaputa del governo”. A suo avviso, alcune misure erano palesemente poco meditate, come quella sul riscatto degli anni di laurea, definita senza mezzi termini “una vera follia”, perché finirebbe per disincentivare i giovani dall’investire sulle proprie pensioni future.
Resta aperta la questione delle finestre temporali più lunghe per il pensionamento. Fornero non contesta l’obiettivo di posticipare l’uscita dal lavoro, ma il modo scelto dal governo. “Se il governo vuole posticipare l’età di pensionamento, lo faccia a viso aperto e non con questo meccanismo”. Ricorda inoltre di aver abolito lei stessa le finestre durante il suo mandato, considerandole “un meccanismo subdolo che non rendeva chiara alle persone la loro situazione”.
Interrogata sulla tenuta della riforma nel lungo periodo, l’ex ministra non dubita che il sistema possa reggere, ma pone una condizione fondamentale. “Reggerà se si rivitalizza il mercato del lavoro. Oggi donne e anziani hanno tassi di occupazione troppo bassi”. Un aumento significativo del tasso di occupazione, secondo Fornero, sarebbe la vera chiave per affrontare le transizioni future. E proprio su questo insiste nel suo messaggio finale: “Prima di tutto aumentare il numero dei lavoratori e le loro retribuzioni, in modo che i contributi che versano siano maggiori, sennò non sapremo come pagare le loro pensioni. E invece qui si parla di ridurre l’imposizione fiscale”.

E’ vero! La riforma pensioni targata Fornero è intoccabile e Salvini ci ha perso la faccia, troppi vantaggi economici per le casse dello Stato per potervi rinunciare, ma cara professoressa Lei non può essere assolta dal grave “reato” di avere perseguito l’obiettivivo riuscito di considerare i pensionati come bancomat al servizio all’occorrenza (e quella finanziaria ci sarà sempre) dei vari governi sia di destra che di sinistra!
Negli anni Sessanta il mio babbo comprò per me e per i miei fratelli l’enciclopedia Conoscere. Era una presenza solenne in casa: volumi ordinati, pesanti, da sfogliare con rispetto. In quel tempo la conoscenza aveva un luogo preciso e riconoscibile. Stava nei libri, nelle biblioteche, e soprattutto nella preparazione dei professori che ciascuno di noi incontrava lungo il proprio percorso di studi. Sapere significava cercare, attendere, studiare con pazienza;ogni risposta aveva un costo in termini di tempo e impegno, e proprio per questo aveva valore.
Oggi il mondo è radicalmente cambiato. La conoscenza non è più racchiusa in scaffali, ma diffusa ovunque, accessibile in pochi istanti. L’Intelligenza Artificialeche abbiamo a disposizione rappresenta una nuova enciclopedia, immateriale e in continuo aggiornamento. Non sostituisce i libri né i maestri, ma ne amplia la portata: risponde, suggerisce collegamenti, stimola nuove domande. Se allora il sapere era qualcosa da conquistare passo dopo passo, oggi è un dialogo continuo, aperto, dinamico.
Eppure il filo che unisce quei volumi di Conoscere all’AI di oggi è lo stesso: <il desiderio umano di capire il mondo. Cambiano gli strumenti, non la responsabilità. Come ieri servivano spirito critico e curiosità per leggere un’enciclopedia, così oggi servono consapevolezza e discernimento per usare l’intelligenza artificiale. La conoscenza resta un viaggio personale: la tecnologia accelera il cammino, ma il senso della direzione spetta ancora a noi.
Gigi Stock – Machine Learning Engineer
La riflessione che il sig. Wal ha espresso nel suo commento in data 22 Dicembre 2025 alle 6:55 confesso che è sorta anche a me: quanto uso, se lo fa, di intelligenza artificiale è presente nella comunicazione di Gigi Stock?
Io non ho sollevato la questione, perché Gigi Stock, in fondo, mi permette di sviluppare argomentazioni anche di natura differente dalle pensioni, ponendomi al riparo da eventuali critiche come quella, per esempio, “Questo è un sito in cui si parla di pensioni e non di altro”.
Come sempre, apprezzo i commenti del sig. Franco Giuseppe, che considero una sorta di “Grillo Parlante” e che sotto voce mi dice “mi suggerisce il nome anche di un solo senatore o deputato italiano che potrebbe dare uno scossone all’Italia e a tutta l’Europa?”
Ebbene, no: non conosco nessun Senatore, o Deputato, o Ministro, o Presidente, o Papa che possa dare uno scossone all’Italia e a tutta l’Europa. In nessuno di loro io riscontro lo spirito di sacrificio. In nessuno di loro ritrovo la forza d’animo, la forza spirituale, la capacità di riconoscere se stesso negli altri e gli altri in se stesso al punto da riuscire a considerarsi l’ultimo tra gli ultimi.
E veniamo a Gigi Stock e a me.
Gigi Stock afferma che la mia impostazione ideologica si rivela profondamente utopica quando confrontata con la realtà storica e politica delle società complesse.
A questa affermazione di Gigi Stock rispondo che se anche le mie idee sono utopiche le sostengo senza alcuna riserva, poiché chi non sostiene con tutte le proprie forze la propria idea, o non vale nulla la sua idea, o non vale nulla egli stesso. Per il fatto che io sostengo alcune mie idee da oltre 35 anni a questa parte, ed altre idee da 6 anni a questa parte (quando è stato pubblicato il mio libro “L’economista in camice”) vuol dire che le mie idee hanno valore, ma che questo valore non viene ancora riconosciuto dal sistema politico e accademico, e in un certo senso mi fa sentire intellettualmente solo.
È qui che mi tornano in mente alcune parole riportate nel libro “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico” di Giuliano Cazzola:
• “Non basta avere ragione, bisogna essere capaci di farsela dare” (Luciano Lama, pag. 22)
• “Loro son in tanti e io sono qui solo. Ma loro hanno torto e io ho ragione” (Helmut Kohl, assistendo dal suo studio ad una manifestazione pacifista durante la vicenda di installazione degli euromissili, pag. 164)
Gigi Stock sostiene che “giuridicizzare i robot come soggetti di imposizione contributiva equivale a immaginare che la semplice attribuzione di obblighi fiscali a macchine possa ripristinare equilibri sociali profondi.”
A questa affermazione di Gigi Stock rispondo che è dal 2016-2027 che si pensa di applicare l’imposta sui robot e ciò è documentato in atti parlamentari sia europei che italiani. Inoltre, se ne torna a parlare in maniera attiva anche nel 2025, come si evince dall’articolo dell’ANSA pubblicato in data 26 settembre 2025 dal titolo “Commercialisti, riforma delle pensioni non rinviabile. ‘’Tassare le aziende che ricorrono ai robot’” ()FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2025/09/26/commercialisti-riforma-delle-pensioni-non-rinviabile_f03efb5f-111f-4da3-902b-0953407f441b.html).
Desidero precisare che ciò che affermo non è affatto nuovo. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin non dice alcunché di nuovo. NUOVO è il modo in cui lo dice, il modo in cui mette assieme tutte le parti che prese singolarmente sembrerebbero sconnesse dalla realtà. NUOVO è l’inserimento della Istruzione, Formazione e Avviamento al lavoro dei giovani in una Proposta che tratta di Pensioni. NUOVO è il ricorso alla moneta digitale di Stato ancora prima che alla BCE venisse in mente di creare l’euro digitale.
Ma NUOVO è soprattutto questo: la Politica non ha alcun effetto sulle idee racchiuse nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin, in quanto tali idee non hanno affatto bisogno della Politica per essere sostenute, dal momento che vengono sostenute dagli EVENTI.
Tutti pensano che la Legge di Bilancio venga elaborata dal Governo e discussa e approvata dal Parlamento (Camera e Senato).
NON È COSÌ!
Il Governo scrive la Legge di Bilancio sotto dettatura degli eventi, ovvero sotto dettatura delle forze in campo (politiche, economiche, imprenditoriali, sociali e quant’altro). Ne siamo diretti testimoni in questi giorni in cui il Governo è in corsa per presentare la Legge di Bilancio 2026 al Parlamento che senz’altro l’approverà entro il 31 dicembre 2025 senza troppi “se” e troppi “ma” per evitare di incorrere nell’esercizio provvisorio.
Se il Governo agisce perché l’evento accada, è anche vero che l’evento retroagisce sul Governo per confermare la decisione del Governo o per modificarla.
Sto sostenendo, in pratica, che l’ultima parola spetta agli eventi, e non al Governo.
Questa mia affermazione neutralizza tutte le obiezioni che Gigi Stock muove alla mia posizione ideologica.
Questo significa che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin verrà attuata perché è la sola Proposta seria, praticabile, lungimirante, coerente con l’economia digitale e la società digitale che il Governo potrà prendere in considerazione per risollevare le debilitate condizioni economiche e sociali di cui è responsabile diretta la Riforma Monti-Fornero.
Per quanto riguarda il finanziamento delle pensioni, se l’imposta su Robot e AI può disturbare, facciamo allora riferimento alla nostra soluzione indicata nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin di attingere ai contributi previdenziali dall’IRES, dal momento che il guadagno delle imprese deriva in parte anche dall’automazione (robot) e dall’intermediazione digitale (AI, Servizi digitali fai-da-te, casse automatiche, ecc.).
Il Governo si ritroverebbe, però con mancanze di risorse da impiegare per i servizi pubblici (Sanità e Istruzione in primis).
Ebbene, il Governo potrà recuperare le risorse eliminando i bonus che incentivano le famiglie a fare più figli (non sono i bonus a incentivare le famiglie a fare figli, ma asili nido in prossimità dei luoghi di lavoro e, soprattutto, sostegno alle donne che lavorano, soprattutto alle giovani madri, che devono accudire non solo la famiglia ma assistere anche genitori e suoceri pur se non sono autosufficienti).
il Governo potrà recuperare le risorse eliminando gli incentivi alle imprese, che sono sempre disponibili a porgere la mano da mendicante pur di intascare (per proprio tornaconto e non per sostenere l’economia) i soldi dello Stato.
il Governo potrà recuperare le risorse cancellando definitivamente il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, che, tra l’altro, collegherebbe la terra ferma con un deserto. Riporto quanto espresso da Christan Mulder, Professore di Ecologia presso l’Università di Catania: “Al governo di Roma non importa nulla della tutela ambientale. Se non cambia nulla, entro il 2030 un terzo della Sicilia sarà deserto, come la Tunisia o la Libia. (FONTE: Der Spiegel Nr. 30 / 20.7.2024, tradotto dal tedesco da me utilizzando Google traduttore).
CONCLUSIONI
Questo continuo dibattito tra Gigi Stock e me, per quanto mi aiuti a chiarire sempre di più la mia posizione di deciso sostenitore della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin e della nuova disciplina STEM Economia Informatica, tuttavia mi sta assorbendo più tempo di quanto possa dedicarvi.
Sono impegnato da Agosto 2025, giorno e notte, in un Progetto a carattere sperimentale che un Istituto di scuole medie (studenti tra 11 e 14 anni) ha accolto di implementare.
Il Progetto riguarda l’insegnamento di Economia Informatica a studenti della scuola media.
È a questo Progetto che ora desidero dedicarmi a tempo pieno.
E molto positivo di questo progetto per la scuola media; è triste che non ce ne sia uno per la superiore e magari uno per l’università; non demorda mai; saluti a lei e ai gestori del sito
Quanti uso di IA in molti commenti..sigh
che spettacolo … ormai abbiamo gli intellettuali da una parte e il popolino ( Pio massimo rappresentante ) dall’altra ma la legge di bilancio evidentemente è stata scritta da chi se ne frega altamente delle due parti e anche da chi ci sta in mezzo. A mio semplicistico parere i nostri politici non sono all’altezza di capire le proposte descritte, figuriamoci di applicarle. E’ molto più facile finanziare un ponte da 13 miliardi ! che ne costerà alla fine 26 e sperando che alla fine stia su visto dov’è . Comunque bello e interessante leggere tutti questi commenti , avanti così
Gentile Dottor Perfetto,
la Sua replica, pur avendo la fragranza dell’entusiasmo teorico, finisce per muoversi in un terreno che — al di là della gradevole costruzione retorica — si rivela profondamente utopico quando confrontato con la realtà storica e politica delle società complesse.
Innanzitutto, l’assunto fondamentale di equiparare robot e intelligenze artificiali a “lavoratori digitali” dotati di una personalità fiscale e contributiva propriamente equivalente a quella umana (come nell’IRAUT proposto nella Sua riforma) non affronta i nodi concreti della struttura sociale e del potere politico: che cos’è un robot in termini giuridici e politico-sociali? e soprattutto chi è titolato a determinare questa personalità e con quali mandati democratici? La difficoltà di definire i robot ai fini fiscali non è un mero “problema tecnico”, ma un problema politico e culturale di enorme portata, proprio perché tocca il modo in cui la società decide cosa e chi conta come soggetto politico e fiscale. In questo senso la Sua proposta richiama un sogno tipico della “razionalità strumentale”: assumere che sistemi automatici e modelli matematici possano risolvere nodi sociali decisivi come la sostenibilità pensionistica o la denatalità. Ma questa è una forma di razionalismo scientifico che dimentica una lezione fondamentale della storia politica: gli strumenti di produzione — siano essi schiavi, macchine o software — non riscrivono le regole del potere; le esprimono e le consolidano.
In altri termini, la tecnologia modifica la forma del lavoro, ma non cancella le relazioni di potere che costituiscono una società.
Proviamo a guardare a un esempio paradigmatico: l’Impero Romano. La sua straordinaria potenza economica e militare non sarebbe mai esistita senza lo sfruttamento schiavistico di vaste popolazioni e risorse. Lo schiavo per Roma non era “una variabile economica astratta”, ma un elemento concreto di una struttura sociale basata sul dominio e sulla dipendenza. Pur nella sua incredibile efficienza di economia schiavistica, questo sistema produceva disuguaglianze strutturali, conflitti interni e una polarizzazione sociale che alla lunga indebolì l’ordine stesso dell’Impero. L’efficienza produttiva degli schiavi non neutralizzò mai i rapporti di potere: li rinforzò. La grandezza tecnologica non risolse la questione sociale; la aggravò. Il parallelo è illuminante perché mostra come non sia la tecnologia in sé a determinare la giustizia sociale, ma la maniera in cui viene incorporata nei rapporti di potere.
Allo stesso modo, giuridicizzare i robot come soggetti di imposizione contributiva equivale a immaginare che la semplice attribuzione di obblighi fiscali a macchine possa ripristinare equilibri sociali profondi. Ma chi decide il livello contributivo? Chi decide il salario “ipotetico” di un robot? Chi decide, prima di tutto, il valore politico del lavoro umano rispetto a quello digitale? Queste non sono questioni tecniche: sono decisioni politiche fondamentali. Senza un governo politico della trasformazione, ogni formula, per quanto ardita, resta nella sfera del desiderio teorico.
Inoltre, la Sua proposta sembra presupporre che una razionalità tecnica applicata alle macchine possa eliminare conflitti e resistenze sociali. Storicamente sappiamo che non è così: ogni riforma razionale genera sempre vincitori e vinti, e chi perde raramente accetta la sconfitta come un fatto meramente tecnico. La politica non nasce dall’efficienza delle formule, ma dal fatto che gli interessi divergenti entrano in collisione e devono essere mediati dentro istituzioni e rapporti di forza. Questo è vero tanto nelle società premoderne quanto nelle tecnologie più avanzate. La storia delle trasformazioni sociali dimostra poi che i costi delle transizioni cadono sempre, in misura sproporzionata, sui soggetti più fragili della società — i giovani precari, i lavoratori marginali, le donne, i territori svantaggiati — e questo indipendentemente dal carattere più o meno innovativo della tecnologia in gioco.
Infine, pronunciare una teoria in cui la tecnologia «salverebbe» la società dal problema della denatalità o della sostenibilità delle pensioni non è altro che una forma di utopia tecnologica: essa assume implicitamente che basta cambiare il soggetto economico (il lavoratore, il robot, la moneta) per cambiare la struttura profonda dei rapporti sociali. In realtà, la tecnologia non è mai neutra: veicola interessi, potenzia certi gruppi e ne esclude altri, e le decisioni su come distribuirne i frutti sono sempre politiche prima che tecniche.
Perciò, al di là della simpatia per l’intuizione e della sua originalità, la Sua teoria rischia di essere un’altra forma di tecnocrazia idealizzata, che ignora come — nella pratica — i processi sociali restituiscono sempre valore soprattutto a chi già detiene potere e risorse, generando nuove asimmetrie. Senza un robusto governo politico del conflitto e della distribuzione, restano i deboli a pagare il prezzo delle transizioni, proprio come accade — e lo vediamo oggi in Italia con l’aumento dell’età pensionabile deciso dai governi, che ricade in modo più pesante su chi è già vulnerabile.
Mi permetta una domanda.
Quanto uso, se lo fa, di intelligenza artificiale é presente nella sua comunicazione.
A differenza di Gigi Stock, che evidenzia ciò che non si può fare, io mi concentro su ciò che invece si può fare.
In pratica, io mi getto alle spalle tutti i problemi sui quali insistono esperti previdenziali, demografi, politici di ogni partito e rango, e tanti altri che non sto qui a citare, e mi concentro invece su ciò che si potrebbe fare e su ciò che ampiamente sfugge a esperti previdenziali, demografi, politici di ogni partito e rango, e tanti altri che non sto qui a citare.
PRINCIPIO DI MACHIAVELLI: Il fine giustifica i mezzi
Cosa diceva Machiavelli? Il fine giustifica i mezzi? Che il male talvolta è necessario per raggiungere il bene? Che la militarizzazione dell’Europa è necessaria e quindi giustificabile per raggiungere la pace? Va bene, non pongo in discussione il principio di Machiavelli, e i Governi facciano ciò che credono si debba fare.
PRINCIPIO DI UN ANONIMO: I mezzi giustificano il fine
È il principio sul quale si regge la “Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale” a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin. IRAUT (imposta applicata a robot e Ai per il versamento dei contribuiti previdenziali) e “Moneta digitale di Stato” (LID: Lira Italiana Digitale, complementare all’euro e circolante parallelamente all’euro solo in Italia) sono i mezzi che giustificano il Ricambio Generazionale (che si ottiene finanziando le pensioni dei lavoratori anziani e avviando al lavoro giovani disoccupati e inoccupati).
DENATALITÀ. È un problema? No! Abbiamo robot e AI che colmano egregiamente il vuoto lasciato dai lavoratori umani a causa del calo delle nascite.
LAVORATORI DIGITALI: Robot e AI equiparati ai lavoratori umani
Se il lavoratore umano versa l’IRPEF, perché mai Robot e AI non dovrebbero anch’essi avere “diritto” ad un salario e quindi versare l’IRAUT (l’Imposta sul Reddito da lavoro prodotto dagli AUTomi)? Forse perché robot e AI non hanno una “personalità”? Semplice: diamo a robot e AI la “personalità digitale”, proprio come abbiamo dato alle imprese la “personalità giuridica”. È forse un problema? Parliamone! Se n’è già parlato nel 2017 e alcuni tributaristi erano d’accordo nel dare una personalità ai robot (“personalità elettronica”).
IPOTESI: non si può applicare l’IRAUT
Nessun problema. Abbiamo pensato anche a questo: nella “Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale” a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin abbiamo pensato di attingere i contributi “virtuali” di robot e Ai dall’IRES, in base al livello di automazione dell’Azienda.
NON SI CONOSCE IL LIVELLO DI AUTOMAZIONE DELLE IMPRESE?
Nessun problema: lo si costruisce così come è stato costruito l’indice DESI (Digital Economy and Society Index).
ATTINGENDO ALL’IRES SI TOLGONO RISORSE AL GOVERNO?
Nessun problema: il Governo può ricorrere alla moneta digitale di Stato (il suo funzionamento è descritto al seguente link: https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2023/01/Proposta-Individuale-su-misure-pensioni-e-lavoro.x27125.pdf).
CONCLUSIONI
Il Governo italiano potrebbe davvero dare uno scossone non solo all’Europa, ma a tutto il mondo, a tutte quelle Nazioni che come l’Italia sono affetti da denatalità e invecchiamento della popolazione (USA, CINA, Giappone, solo per citarne alcune).
Tutto il “sottofondo musicale” alle idee che ho appena esposto viene fornito dall’Economia Informatica, la quale rende la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin inattaccabile e insuperabile, e fondata su basi strettamente scientifiche e sperimentali.
Signore e signori del Governo: l’oro, quello vero, sono le idee nelle teste delle persone, non il metallo giallo nel caveau di Banca d’Italia o di Fort Knox!
Si vede che le idee delle signore e signori dei vari governi non collimano con quelle del Dott. Perfetto. Anzi, Perfetto ci potrebbe suggerire il nome anche di una solo senatore o deputato italiano che potrebbe dare uno scossone all’Italia e a tutta l’Europa. Personalmente da 67 anni non ne conosco. Negli ultimi 35 anni poi ho solo conosciuto eletti che passano più tempo a trattare affari personali con il ruolo ricoperto che fare gli interessi del paese. Come già in passato, la ringrazio e la stimo per il suo impegno, ma l’animo umano è quello che è da millenni e nessun Dott. Perfetto lo potrà cambiare. Dott. Perfetto, vada Lei a Cernobbio a spiegare agli imprenditori Italiani la sua riforma. Si proprio quegli imprenditori che piangono miseria ad ogni governo e poi con le loro Lamborghini vanno a Saint Moritz a prendere l’aperitivo da 300 euro a bicchiere. Un governo di dx che emana la proposta Perfetto-Armiliato- Gibbin, che eresia.
Dopo attenta analisi, rispondo al commento di Claudio Maria Perfetto
20 Dicembre 2025 alle 19:11
Il punto centrale resta quello dei modelli teorici. Essi non sono mai la realtà, ma una sua astrazione selettiva. Funzionano finché chiariscono relazioni, falliscono quando pretendono di sostituirsi ai processi storici. La forza del Suo impianto — che assimila la Nazione digitale a un CED su scala più ampia — è anche la sua fragilità: l’ipotesi che la coerenza funzionale basti a neutralizzare il conflitto politico. Ma il conflitto non è un rumore di fondo eliminabile; è una variabile strutturale.
Qui è utile richiamare Il Principe di Machiavelli, che resta uno dei testi più lucidi sul rapporto tra ordine teorico e potere reale. Machiavelli distingue nettamente tra gli “Stati immaginati” e gli Stati effettivamente esistenti. Non perché disprezzi i modelli, ma perché sa che il potere si esercita su uomini concreti, mossi da interessi, paure, ambizioni e rapporti di forza. Il buon governante, per Machiavelli, non è colui che applica il modello più razionale, ma colui che sa governare la distanza tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è. La virtù non coincide con la perfezione del disegno, ma con la capacità di agire dentro la fortuna, cioè dentro l’incertezza e il conflitto.
Applicando questa lezione al Suo ragionamento, il nodo emerge con chiarezza: anche ammesso che una Nazione digitale possa funzionare come un CED dal punto di vista economico-contabile, essa non cessa di essere una comunità politica. Le raccomandazioni europee, le agenzie di rating, lo spread non sono semplici variabili tecniche eliminabili con un cambio di paradigma: sono rapporti di potere istituzionalizzati. Pensare che la razionalità del sistema basti a disinnescarli significa confondere la neutralità del calcolo con la neutralità del potere.
Lo stesso vale per il richiamo all’universalità dei modelli matematici. Newton, Einstein e Maxwell descrivono leggi fisiche che non negoziano, non votano e non resistono. Le società, invece, resistono. Possono rifiutare soluzioni efficienti, rallentarle, deformarle, o usarle in modo asimmetrico. Non perché siano irrazionali, ma perché sono attraversate da interessi divergenti. La politica nasce esattamente da qui, non come errore del sistema, ma come sua condizione di esistenza.
Anche Machiavelli lo direbbe senza esitazioni: ogni riforma razionale produce vincitori e vinti. E chi perde non accetta mai la sconfitta come un fatto tecnico. Per questo le grandi trasformazioni non falliscono tanto per errori teorici, quanto per la sottovalutazione delle resistenze che generano. La storia economica è piena di riforme “giuste” sulla carta e socialmente distruttive nella pratica.
Arriviamo così al punto conclusivo, forse il più scomodo ma anche il più reale. Quando il passaggio dal modello alla realtà avviene senza un governo politico del conflitto, il prezzo non viene pagato in modo neutrale. Non lo pagano i modelli, non lo pagano le élite che li progettano, non lo pagano i centri decisionali che possono adattarsi. Lo pagano sempre gli stessi: lavoratori marginali, giovani precari, anziani senza tutele, territori deboli.
In ogni transizione — digitale, monetaria, economica — se manca una gestione politica consapevole del potere e delle diseguaglianze, il risultato è storicamente costante: saranno sempre i più deboli a pagare. Non per destino, ma perché la razionalità senza politica non elimina le asimmetrie; le rende soltanto più opache.
Rispondo al commento di Gigi Stock in data 20 Dicembre 2025 alle 14:54 nel tentativo di sciogliere le sue riserve.
Le influenze esercitate su una Nazione sono maggiori di quelle esercitate su di un CED. Lo vediamo dalle Raccomandazioni della Commissione europea riguardo al rapporto deficit/PIL e debito/PIL; lo vediamo dal giudizio espresso dalle Agenzie di rating in merito all’andamento economico di una Nazione; lo vediamo dallo Spread che quanto più è basso tanto meno interessi si pagano sul debito pubblico (oggi lo Spread è 65,5 alle 17:31 (Fonte https://www.spreadoggi.it/); al tempo del Governo Berlusconi IV lo Spread arrivò a 500 e quindi il Governo Berlusconi cadde). Tali influenze non esercitano, invece, alcuna influenza sul CED. E questo è molto interessante.
È molto interessante perché se un CED si comporta come una Nazione digitale su scala ridotta, è anche vero che una Nazione digitale si comporterà come un CED su scala più ampia, e quindi anche una Nazione digitale che adotti le indicazioni dell’Economia Informatica (che descrive il comportamento del CED) potrà non essere soggetta alle influenze della Commissione europea, ai giudizi delle Agenzie di rating, alle dinamiche dello Spread. Invece, una Nazione digitale che adotti le indicazioni dell’Economia Informatica si ritroverà con tutti i giudizi positivi in maniera del tutto naturale, in quanto vedrà la crescita del PIL oltre lo zero virgola per cento, il rapporto deficit/PIL e debito/PIL entro i valori del Patto di Stabilità e di Crescita, avrà meno necessità di ricorrere a prestiti e quindi vedrà scendere anche il debito pubblico.
Per quanto riguarda il riferimento all’impianto ideologico di Tommaso Campanella, tale impianto si fonda sulla religione, sul Cristianesimo. Qualunque impianto ideologico che si fondi sulla religione è fallimentare in quanto la religione, a dispetto della sua origine dal latino “religare” che significa “legare”, invece separa (separa innanzitutto i credenti dagli atei). Un impianto ideologico dovrebbe fondarsi sulla spiritualità, sulla ricerca interiore che consente di sviluppare quella visione tramite la quale si vede se stessi negli altri e gli altri in se stessi. L’impianto che sorregge la mia ideologia che contempla soluzioni a lavoro, pensioni, istruzione, società si fonda invece sulla Economia Informatica, e quindi su modelli matematici di carattere universale, come universale è la Teoria Gravitazionale di Newton, la Teoria della Relatività di Einstein, la teoria dell’elettromagnetismo di Maxwell.
Sono d’accordo che prima di accettare una nuova Teoria, una nuova visone della Economia, una nuova visione del mondo, occorra procedere con i piedi di piombo. Ciò che semplicemente suggerisco al mondo accademico e politico è di prendere i documenti che ho loro inviato sulla Economia Informatica, recarsi presso il CED di Intesa Sanpaolo o di Unicredit e di vedere come operano i sistemisti di base (quelli che conoscono bene il sistema operativo IBM z/OS) e analizzare assieme a loro i report del Resource Measurement Facility (RMF) relativo alle performance del CED.
Per quanto riguarda l’adozione di una moneta digitale di Stato italiana complementare all’euro (che nei CED si chiama da 50 anni a questa parte “service unit”), circolante solo in Italia (come la moneta complementare Sardex che da 10 anni viene utilizzata in Sardegna; o come il Tibex, altra moneta complementare circolante da due anni nel Lazio; oppure ancora Venetex per il Veneto, Piemontex per il Piemonte, Mountex per l’Alto Adige) si è su una strada completamente in discesa e si arriverebbe ad averla ancora prima dell’emissione dell’euro digitale prevista per il 2029 e che sin d’ora si dimostra essere divisiva tra BCE e banche commerciali europee.
VENGO AL PUNTO FINALE: IL PIÙ IMPORTANTE DI TUTTI
Adottando la visione tradizionale, sia a livello economico che a livello politico (e mi riferisco in particolare alla contrapposizione tra maggioranza e opposizione molto più simili a beghe di quartiere che a confronti politici) il Governo non ha alcun modo di schiodarsi dai problemi che lo assillano: crescita del PIL dello zero virgola per cento anno dopo anno, salari fermi a causa di bassa produttività, aumento del debito pubblico, aumento dei lavoratori anziani (che in fondo sono già vecchi), aumento della disoccupazione giovanile (dovuto anche in parte alla fine dell’erogazione dei fondi del PNRR).
Le soluzioni a tutti i problemi che ho elencato ci sono!
Al Governo la decisione di attuarle.
Rispondo al commento di Claudio Maria Perfetto
20 Dicembre 2025 alle 13:10
Gentile Dottor Perfetto,
La ringrazio per la risposta ampia e articolata, che conferma la solidità interna del Suo impianto concettuale e la coerenza del percorso teorico che Lei propone. Non vi è dubbio che il parallelismo tra CED e sistemi economico-sociali nazionali costituisca un esercizio intellettuale raffinato e, sotto il profilo didattico e modellistico, fecondo. I modelli, del resto, servono proprio a questo: comprendere, isolare variabili, esplorare scenari possibili.
È tuttavia su un punto decisivo che permane la mia riserva. Ciò che Lei presenta come dimostrazione — anche matematica — non scioglie il nodo politico, ma lo elide metodologicamente. Il fatto che un CED possa essere formalizzato come una “nazione in scala ridotta” non implica che una nazione possa essere governata come un CED. L’analogia funzionale, per quanto suggestiva, non equivale a una equivalenza storica, istituzionale e politica.
Qui il Suo impianto teorico richiama alla mente un precedente illustre: La Città del Sole di Tommaso Campanella. Anche lì troviamo un sistema perfettamente razionale, integralmente pianificato, fondato su un ordine coerente tra produzione, distribuzione, sapere e potere. Eppure, proprio la forza logica di quell’utopia ne segna il limite storico: la sua realizzabilità presuppone un’unità di fini, valori e comportamenti che non emerge spontaneamente nelle società reali, ma richiede un livello di consenso e di disciplina che eccede la dinamica politica ordinaria.
Le identità matematiche, per definizione vere, operano in spazi chiusi e normati; le società politiche, invece, operano in spazi aperti, segnati da conflitto, legittimazione, consenso mutevole, asimmetrie di potere e vincoli sovranazionali. È qui che la distanza tra modello e realtà non si colma con maggiore formalizzazione, ma si manifesta nella sua irriducibilità. Non perché la teoria sia errata, ma perché la politica non è un sottosistema dell’ingegneria.
Quando Lei osserva che anche nei CED esiste un “campo di forze”, coglie un’analogia reale ma parziale. Nei CED il conflitto resta interno a finalità condivise e non negoziabili; nella polis, invece, la finalità stessa del sistema è oggetto di contesa. In altri termini, nel CED si discute come allocare risorse; nello Stato si discute perché, per chi e a quale costo politico. Questa differenza è qualitativa, non scalare.
Lo stesso vale per la rifondazione della disciplina economica che Lei auspica, includendo robot e AI come fattori di lavoro. L’argomento è teoricamente stimolante e merita piena attenzione accademica. Tuttavia, il fatto che i modelli di MEF e Banca d’Italia non li includano non segnala semplicemente arretratezza concettuale: riflette piuttosto il carattere cumulativo, istituzionale e prudenziale dell’economia politica reale, che procede per compromessi e gradualità, non per rivoluzioni paradigmatiche istantanee. Anche molte utopie ben fondate — da Campanella in poi — si sono infrante non per incoerenza interna, ma per incompatibilità politica.
Analogo discorso vale per la moneta digitale di Stato e per il richiamo alla Modern Monetary Theory. Anche ammettendo la possibilità tecnica e la coerenza teorica, resta irrisolto il problema decisivo della sostenibilità politica: chi sostiene tali scelte, chi ne assorbe i costi nel breve periodo, e con quali strumenti di legittimazione democratica. Senza queste risposte, la proposta resta una costruzione teorica avanzata, non una strategia storicamente praticabile.
Infine, quando Lei contrappone “soluzioni” ai “problemi”, temo si produca un equivoco. In politica economica, individuare correttamente i vincoli non è un esercizio di rinuncia, ma una condizione preliminare dell’azione. Le soluzioni che ignorano i vincoli politici non sono più audaci: sono semplicemente incomplete. La razionalità sistemica, da sola, non genera razionalità politica.
In conclusione, la Sua proposta ha indubbio valore come programma di ricerca, come laboratorio concettuale e come provocazione intellettuale. Ma proprio perché la considero una teoria forte, ritengo necessario ribadire che la sua eleganza non è una garanzia di attuabilità storica. Come insegna La Città del Sole, tra ordine perfetto del modello e disordine fecondo della politica permane uno scarto che nessuna identità matematica può eliminare, ma solo riconoscere e governare.
Con stima e spirito di confronto.
Quando qualcuno cerca di toccare i privilegi salta fuori l’avvocato dei diritti acquisiti … mentre distruggere le pensioni di milioni di persone, che da 35 anni si sono visti spostare il limite a (circa) 44, questo va bene … qui non parlano piu’ di diritti acquisiti … ah ah ah ah !!!! … grande Elsa … tu e Mario ne sapevate … urca se ne sapevate … sacrifici per tutti !!!! … ma poi come e’ andata coi privilegi ?? … ah ah ah ah !!!!
Rispondo alle osservazioni di Gigi Stock esposte nel suo commento in data 19 Dicembre 2025 alle 23:45 riguardo al parallelismo tra Centri di Elaborazione Dati e sistemi economico-sociali nazionali.
Ho dimostrato matematicamente che un Centro di Elaborazione Dati si comporta proprio come una nazione (gli utenti si comportano come le famiglie nel consumo; i computer mainframe si comportano come le imprese nella produzione; il management del CED si comporta come il Governo nella distribuzione della ricchezza). Il CED è una riproduzione della Nazione su scala ridotta, ed è il prototipo di Nazione digitale: utilizza robot e automi software in qualità di lavoratori digitali, e utilizza la moneta digitale come mezzo di scambio tra utenti e computer nei processi di consumo e produzione di transazioni (equivalenti ai beni).
Studiando il funzionamento del CED, anche uno studente di 11 anni sarà in grado di comprendere i fondamenti dell’economia.
Il CED è un sistema aperto, proprio come lo è una Nazione. Il CED si relaziona con altri CED (altre “Nazioni”) nella trasmissione e ricezione dati tra CED.
A differenza di molte Nazioni le cui economie sono caratterizzate dal capitalismo privato, il CED è simile ad una Nazione caratterizzata da “capitalismo statale” (come la Cina, per esempio): i capitali come computer (equivalenti alle imprese) appartengono al CED (allo Stato) e non agli utenti (privati). L’economia dei CED è a tutti gli effetti una “economia pianificata” dallo Stato.
Personalmente sono favorevole all’economia mista, nella quale lo Stato partecipa attivamente allo sviluppo economico attraverso partecipazioni col privato, in maniera paritetica in attività economiche. Sto affermando che sono favorevole ad un sistema a “partecipazione statale” tramite la costituzione dell’I.R.I (Istituto per la Ricostruzione dell’Italia, qualcosa di molto più robusto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR – che terminerà nel 2026 e che per questo si vedranno molti contratti di lavoro non rinnovati).
Ritengo privo di efficacia il ricorso da parte dello Stato all’erogazione di bonus alle famiglie e di incentivi alle imprese. Presso le aziende è in uso il principio “profitti privati e debiti pubblici” e per la verità non sta né in cielo e né in terra che lo Stato non debba intervenire in attività private se non quando occorre elargire sussidi e incentivi a fondo perduto.
L’economia dei CED (così come viene descritta dalla nuova disciplina STEM Economia Informatica) è indirizzata prevalentemente all’economia reale (produzione e consumo di beni reali, di transazioni) e non all’economica finanziaria (compravendita di titoli di Stato, mercati valutari, accumulo di denaro a mezzo di denaro).
Come nella Nazione è presente un “campo di forze, dove interessi divergenti, vincoli elettorali, contenziosi giuridici e dinamiche sovranazionali interferiscono costantemente con qualsiasi disegno razionale”, così nei CED è presente un campo di forze, dove interessi divergenti di varie linee di produzione (Sicurezza e Operations, per esempio, riguardo alla composizione dei rispettivi budget); vincoli legali (verifiche periodiche da parte di Certificatori esterni in diversi ambiti, per esempio riguardo alla Sicurezza, riguardo alla Business Continuity di cui sono stato anche Responsabile nel ruolo di Business Continuity Manager); dinamiche sovranazionali (indicazioni da parte della casa Madre ubicata in Germania riguardo alla necessità di adeguare il Piano di Continuità Operativa Aziendale alla pandemia che nel 2006 aveva il nome di “Aviaria”, in altre parole, oltre alla indisponibilità di edifici a causa di terremoti e alluvioni, occorreva predisporre procedure operative in caso di mancanza del personale).
Ma queste considerazioni che ho appena espresso, sono poste semplicemente a latere dell’elemento che considero, invece, cruciale, fondamentale per lo sviluppo di una Nazione: la disciplina economica tradizionale, o analogica, va rifondata, in quanto non è in linea con le caratteristiche dell’economia digitale, non considera robot e Ai come “fattori di produzione lavoro (ovvero come “lavoratori digitali”) ma come “fattori di produzione capitale fisico” (e questo è solo un punto che evidenzio. Un altro punto è la moneta digitale, sulla quale la BCE si sta ancora scervellando).
Una nota che vale per tutto: i modelli macroeconomici del Ministero dell’Economia e delle Finanze e i modelli macroeconomici di Banca d’Italia non annoverano robot e AI tra la forza lavoro. Quindi: che previsioni possono mai fare tali modelli macroeconomici? Inoltre, i demografi ancora trattano la denatalità in termini tali da indurre a prolungare la permanenza al lavoro dei lavoratori anziani. Occorre uno svecchiamento del modo di pensare al MEF, in Banca d’Italia e tra i demografi. Occorrono nuove idee, un nuovo modo di pensare.
La nuova disciplina STEM Economia Informatica è il cuore della economia digitale e – cosa non affatto trascurabile – consente di eseguire esperimenti di economia in condizioni controllate e vicine a quelle del mondo reale utilizzando il CED come laboratorio reale (a differenza dell’Economia Sperimentale, che esegue esperimenti di economia, prevalentemente di microeconomia, tramite role-play, giochi di ruolo). Gli esperimenti condotti col CED possono consentire il test delle teorie economiche e l’elaborazione di nuove ricette economiche in linea con l’economia digitale.
IN SINTESI
L’Economia Informatica, in quanto fonde due discipline differenti tra loro, ingloba i modelli, gli approcci, le metodologie di due discipline (Economia e Informatica), e in questo è una Disciplina Superiore a qualsiasi altra disciplina singola (Economia, o Informatica, per esempio).
L’Economia Informatica poggia su IDENTITÀ matematiche (che sono vere per definizione) da cui discendono le LEGGI informatiche (equivalenti a modelli economici) che sono il Santo Graal tanto atteso dagli economisti: impostare la disciplina Economia su basi solide di matematica, facendola discendere da teoremi (era il sogno dell’economista francese Léon Walras, considerato il padre della microeconomia).
Il Governo è in una strada senza via di uscita. Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà che il Governo ha nel manovrare la Manovra finanziaria (oggi chiamata “Legge di Bilancio”). Questo elemosinare da Banche ed Assicurazione il contributo e l’oro di Banca d’Italia è espressione di chi si trova con l’acqua alla gola. Queste continue correzioni alla Manovra finanziaria (pur legittime nella sostanza) denotano disorientamento, timore, incertezza tra ciò che si vorrebbe fare e ciò che non si riesce a fare. Non saprei dire cosa provo per il Governo: provo forse un sentimento di pietà, perché vedo che ce la mette tutta per fare le cose che vorrebbe fare, ma poi riceve schiaffi da tutte le parti, persino dai commentatori di pensionipertutti.
Ci sarebbero ancora tantissime cose da dire, riguardo alla moneta digitale, ai grossi difetti dell’attuale disciplina economica che utilizza in maniera errata la matematica, a come ottenere la sovranità monetaria per poter applicare la Teoria Monetaria Moderna (in cui lo Stato assume dignità di Stato e non striscia come una famiglia che non ce la fa ad arrivare a fine mese), a come gestire con la Politica Fiscale anche l’inflazione (che attualmente viene gestita con la Politica Monetaria della BCE).
A Gigi Stock, che nelle sue osservazioni ha espresso problemi e difficoltà (cosa del tutto legittima dinanzi a nuove impostazioni ideologiche come la mia), rispondo: affronto le mie analisi con l’approccio che ho maturato durante la mia esperienza lavorativa quando mi si diceva “Perfetto, non è il caso che ci riporti i problemi che già conosciamo. L’abbiamo chiamata per avere da lei Soluzioni”. E così, mi concentro sulle soluzioni, soprattutto sulle soluzioni nuove e innovative, in quanto do per scontato che già altri al Governo hanno tentato di applicare soluzioni già esplorate e consolidate senza riuscire però ad ottenere i risultati che avrebbero voluto ottenere.
E qui mi rivolgo ai lettori di pensionipertutti: oltre a dire ciò che sarebbe giusto ed equo che il Governo facesse, c’è qualcuno che ha da suggerire soluzioni al Governo che non rientrino nel solito ritornello di pescare dall’evasione e dall’elusione fiscale (cosa a cui il Governo ci ha già pensato), o di non investire in armi (cosa che dipende dalla UE su cui il Governo non può intervenire)? Queste cose non hanno nulla a che vedere con le pensioni.
Solo il LAVORO ha a che vedere con le PENSIONI. Quindi, le soluzioni da offrire al Governo devono basarsi unicamente sul LAVORO.
👏👏👏
Rispondo al Sig. Pio … caro Pio … non ci sono soldi … quindi chi ha regolarmente pagato oltre 40 anni di contributi puo’ scordarsi di andare in pensione … deve lavorare per pagare baby pensioni, parlamentari, quota 100, ecc. … e lascia perdere la questione dei privilegi … quelli sono una goccia nel mare … ah ah ah ah !!!! … non pensare ai 4 anni (circa) dei parlamentari contro i 44 anni (circa) del popolino … pensa invece alle lacrime di Elsa … lei ne sapeva … ah ah ah ah … lei lottava per azzerare i privilegi … lei non era choosy come te … ah ah ah ah !!!!
Elsa … eddai non piangere … la vita puo’ darti ancora delle belle soddisfazioni … tieni duro … ah ah ah ah !!!! … piuttosto ascolta … parliamo dei sacrifici per tutti … tu e spocchia Mario siete poi riusciti ad azzerare i privilegi ?? … o vi siete solo concentrati sulla distruzione delle pensioni di milioni di persone ?? … ah ah ah ah !!!! … grande Elsa … voi ne sapevate … urca come ne sapevate … pero’ non piangere eh !! … perche’ se piangi mi preoccupi … ti voglio serena … ah ah ah ah !!!!
Eddai Pio … non essere choosy … ah ah ah ah !!!!
Rispondo al commento di Gigi Stock in data 19 Dicembre 2025 alle 15:24 riguardo a Teoria e Realtà.
PRIMA OSSERVAZIONE
Gigi Stock afferma che “un conto è costruire modelli e proposte su carta, un altro è dare loro forma concreta dentro un sistema reale, fatto di vincoli politici, istituzionali, giuridici e temporali”.
GIUSTISSIMO! È PROPRIO QUELLO CHE ABBIAMO FATTO CON LA PROPOSTA PERFETTO-ARMILIATO-GIBBIN.
PERCHÉ I MODELLI SU CARTA
Innanzitutto è importante costruire modelli, partire proprio dai modelli, perché, pur essendo astrazioni della realtà, permettono di studiare correlazioni tra due variabili di primaria importanza.
Prendiamo, per esempio la cosiddetta “legge della domanda e dell’offerta”. Le uniche variabili che entrano in gioco in tale modello sono il prezzo e la quantità. Per giunta relative ad un solo bene. In pratica, stiamo trascurando i prezzi e le quantità di tutte le altre migliaia di beni, e stiamo trascurando i redditi delle persone che acquistano i beni, come pure i loro gusti, e altre cose ancora. Se non trascurassimo tutto ciò, sarebbe impossibile studiare come varia la quantità domandata di un bene al variare del suo prezzo.
I modelli economico-informatici da me elaborati riguardano il funzionamento del Centro di Elaborazione Dati, dove lavorano umani, robot, automi software, dove si usa come moneta di scambio la moneta digitale (che si chiama “service unit”), e dove gli utenti producono e consumano transazioni (beni digitali, come dati e informazioni) e servizi digitali (prevalentemente fai-da-te) proprio come le famiglie di una nazione producono e consumano beni e servizi.
PERCHÉ PROPOSTE SU CARTA
Occorre fare il punto della situazione. Innanzitutto, di cosa stiamo parlando? Parliamo di Pensioni? E allora mettiamo insieme i vari punti cominciando ad individuare quale risultato si vuole raggiungere e cosa è stato fatto fino ad oggi per raggiungere quel risultato.
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è una “Proposta su carta” (è stata indirizzata anche ai Parlamentari di Camera e Senato perché venga presa in considerazione e discussa) che mira a realizzare gli obiettivi della Lega (superamento della legge Fornero) e affonda le proprie radici in atti Parlamentari italiani a cominciare dalla PdL 857 di Damiano-Baretta-Gnecchi (2013), la Pdl 1170 di Rizzetto (2018), la PdL 2855 di Durigon (2021), la PdL 376 di Serracchiani (2022) e attingendo anche ai contenuti proposti dal Comitato Opzione Donna Social come pure del Gruppo UTP (Uniti per la tutela delle pensioni).
COME DARE FORMA CONCRETA A MODELLI E PROPOSTE DENTRO UN SISTEMA REALE
La prima cosa da fare è determinare i vincoli. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin ha affrontato ciò con la SWOT Analysis, ed ha individuato i seguenti vincoli (che vengono esposti come “Threats”, “Minacce”) in particolare riguardo a VINCOLI GIURIDICI E TEMPORALI. Nella SWOT Analysis si precisa: ‘Possibili tempi lunghi per l’approvazione dell’IRAUT: Non ancora definita giuridicamente la “personalità” elettronica da attribuire al Robot’. Il primo punto da smarcare è stato il problema della denatalità: LA DENATALITÀ NON È UN PROBLEMA, in quanto la carenza di futuri lavoratori che potranno pagare le pensioni sarà compensata da “lavoratori digitali” quali Robot e AI. È stato necessario rimuovere a monte il problema perché è su questo punto che insistono altri esperti di pensioni. Rimane da risolvere il COME finanziare le pensioni in attesa che si arrivi a far versare le imposte sul lavoro anche ai lavoratori digitali (Robot e AI). Abbiano proposto l’utilizzo della moneta digitale di Stato italiana (NO CRIPTOVALUTA), ancorata al patrimonio dello Stato, gestita a livello centrale, emessa dalla banca governativa Cassa Depositi e Prestiti, distribuita da Poste italiane, utilizzata dai cittadini tramite carta elettronica (tipo Postepay) o tramite portafoglio digitale su smartphone, circolante solo in Italia e parallelamente all’euro. Trattandosi di una “pratica nazionale” non si entra in conflitto con alcuna ISTITUZIONE europea, nemmeno con la BCE (questo l’ho studiato per bene quando ho scritto il libro “L’economista in camice” nel 2019). Sulla doppia circolazione della moneta è d’accordo anche il Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena.
Per quanto riguarda il VINCOLO POLITICO, non ne vedo alcuno, in quanto le PdL sulle quali poggia la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin sono state avanzate da rappresentati di Partito Democratico, Fratelli d’Italia, Lega (quindi da maggioranza ed opposizione).
Riguardo all’utilizzo della moneta digitale di Stato la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si basa su modelli economico-informatici pienamente testati in Centri di Elaborazione Dati di grandi dimensioni da almeno 35 anni a questa parte. QUI LA TEORIA INCONTRA LA REALTÀ
SECONDA OSSERVAZIONE
Gigi Stock: “la distanza tra teoria e implementazione è molto più grande di quanto tu riconosca.”
TEORIA E REALTÀ
A volte viene prima la Realtà e poi la Teoria che la descrive. È il caso, per esempio del chimico e fisico Faraday. Egli scoprì l’induzione magnetica: variando un campo magnetico è possibile il passaggio di elettricità in un circuito (è il caso della dinamo che noi tutti conosciamo nella nostra automobile). La scoperta costituisce il presupposto che porterà il fisico Maxwell a elaborare la teoria dell’elettromagnetismo.
Ma può accadere anche il contrario, e cioè avviene prima la Teoria e poi la Realtà. È il caso, per esempio, della Teoria della Relatività Generale: in prossimità di un imponente campo gravitazionale, la traiettoria seguita dalla luce si incurva. Durante un’eclissi di sole, la predizione di Einstein venne confermata.
La mia teoria, l’Economia Informatica, la nuova disciplina STEM unica al mondo, nasce proprio dagli esperimenti condotti “in vivo” (e ciò con gli utenti che lavorano al computer in Centri di Elaborazione Dati) nasce proprio da dati reali, da formule che mettono insieme grandezze economiche (es. PIL, salario, livello di occupazione) e le omologhe grandezze informatiche (es. throughput, service rate, livello di multiprogrammazione). Inoltre, le mie formule seguono il metodo che il fisico Dirac descrive nel suo libro “La bellezza come metodo”. Chi mi diceva, per esempio, che le mie formule erano quelle giuste? Certamente il fatto che erano in accordo con i dati sperimentali. Ma non mi bastava: le mie formule, per essere vere, dovevano possedere requisiti come semplicità, simmetria, eleganza. In altre parole, le mie formule, per essere vere, dovevano essere anche belle.
CONCLUSIONE
La nuova disciplina STEM Economia Informatica predice che le nazioni ad alta vocazione digitale si trasformeranno in Centri di Elaborazione Dati di gigantesche dimensioni, utilizzeranno lavoratori digitali (robot e automi) e la moneta digitale. Mi pare che tali predizioni si siano avverate (l’euro digitale ci sarà nel 2029).
Dovremmo assistere ad altre PREDIZIONI:
• l’ITALIA UTILIZZERÀ UNA PROPRIA MONETA DIGITALE DI STATO
• IL PARLAMENTO ITALIANO APPROVERÀ LA PROPOSTA PERFETTO-ARMILIATO-GIBBIN, che è l’unica proposta valida per il ricambio generazionale, l’occupazione giovanile, l’aumento dei salari, la formazione di famiglie, l’aumento delle nascite, la crescita economica (aumento del PIL pro capite), l’aumento del benessere economico (BES, riduzione della povertà sia assoluta che relativa), la riduzione del debito pubblico
Ma le 2 cose di primaria, assoluta importanza sono:
• SOCIALIZZAZIONE DEGLI INVESTIMENTI: LO STATO DEVE ASSUMERE IL RUOLO DI DATORE DI LAVORO DI ULTIMA ISTANZA
• SOVRANITÀ MONETARIA: LO STATO DEVE ESSERE MENO FAMIGLIA (e quindi non già “utente” di moneta) E PIÙ STATO (e quindi divenire “emittente” di moneta), DOTANDOSI DI UNA PROPRIA MONETA DIGITALE ED APPLICARE LA TEORIA MONETARIA MODERNA (MMT)
Apprezzo la ricchezza argomentativa e l’ampiezza del quadro teorico che Lei propone; tuttavia, continuo a ritenere che il punto critico non venga pienamente sciolto. Il problema non è la legittimità dei modelli teorici né l’utilità delle astrazioni — su questo siamo perfettamente allineati — bensì il salto qualitativo tra sistemi chiusi, tecnicamente controllabili, e sistemi politico-istituzionali aperti, intrinsecamente conflittuali.
Il parallelismo tra Centri di Elaborazione Dati e sistemi economico-sociali nazionali, per quanto suggestivo e fondato su analogie funzionali reali, rischia di sottovalutare una differenza essenziale: nei CED le regole operative sono definite ex ante, l’obiettivo è univoco (efficienza del sistema) e gli attori non possiedono autonomia politica. Uno Stato, invece, non è un sistema ottimizzabile in senso tecnico, ma un campo di forze, dove interessi divergenti, vincoli elettorali, contenziosi giuridici e dinamiche sovranazionali interferiscono costantemente con qualsiasi disegno razionale.
Quando Lei afferma che il vincolo politico “non si vede”, perché le PdL di riferimento provengono da schieramenti diversi, a mio avviso trascura un aspetto decisivo: la trasversalità storica delle proposte non equivale alla loro implementabilità. La storia recente dimostra che molte riforme condivise in astratto naufragano nella fase attuativa, non per carenza di fondamento teorico, ma per l’assenza di coalizioni politiche stabili disposte a sostenerne i costi nel breve periodo.
Analogamente, la questione della moneta digitale di Stato, pur presentata come tecnicamente compatibile con l’ordinamento europeo, non può essere ridotta a un problema di architettura monetaria. La distinzione formale tra “pratica nazionale” ed eurozona non elimina il nodo dei rapporti di potere: l’accettabilità politica di una moneta parallela dipende non solo dalla sua legalità, ma dalla percezione che ne avrebbero mercati, istituzioni europee e opinione pubblica. Qui la distanza tra modello e realtà non è tecnica, ma eminentemente politica.
Quanto al riferimento alla Modern Monetary Theory, esso rafforza la coerenza interna della proposta, ma ne aumenta anche la controversia. La MMT, al di là delle semplificazioni mediatiche, è tutt’altro che un paradigma condiviso: applicarla richiede una capacità di governo della spesa pubblica e dell’inflazione che pochi Stati, anche sovrani, hanno dimostrato di possedere senza derive o instabilità.
In sintesi, non contesto che la Sua teoria sia elegante, coerente e persino corroborata da dati sperimentali in contesti specifici. Contesto l’idea che tali caratteristiche siano sufficienti a colmare la distanza tra possibilità teorica e attuazione storica. La bellezza di una teoria — per usare Dirac — è una condizione potente, ma non una garanzia politica.
È qui che, a mio avviso, permane lo scarto: non tra teoria e realtà in senso epistemologico, ma tra razionalità sistemica e razionalità politica, che obbediscono a logiche diverse e spesso incompatibili.
Saluti e Buone Feste
Caro Gigi Stock, ho visto che il dott. Perfetto ti ha già risposto e devo ancora leggere la sua risposta; mi limito a poche cose: si, certo, è una questione politica e non c’è dubbio; lo evidenziai in un altro commento dicendo: dimmi quale imprenditore sarebbe contento se dovesse pagare un’imposta in più per mandare in pensione un vecchio; pochissimi; un imprenditore saggio la pagherebbe perchè comunque avrebbe più vantaggi; mandando in pensione un vecchio libererebbe un posto; il suo posto farebbe star meglio una persona di mezza età che a sua volta liberebbe un posto per un giovane; parliamo di consumi; un 60 enne quanto consuma? ormai ha quasi tutto; un 30 enne invece consuma molto di più; l’ho molto banalizzata; la riforma Perfetto è già tardi adesso, figuriamoci tra 2 anni; ma meglio tra 2 anni che mai; saluti a te e ai gestori del sito
veda, dott.ssa Fornero, sono sicuro che lei non leggerà questi commenti che la riguardano ma non si sa mai; il dott. Perfetto, nella sua saggezza e competenza, le ha spiegato per filo e per segno dove lei sbaglia; io, semplice prof di ginnastica e quindi incompetente, le dico poche cose ma rifletta bene su queste: la sua riforma aveva un senso nel 2011, adesso come adesso è obsoleta; per modificarla servono poche cose: idee nuove e vengono messe su un piatto d’argento dalla riforma Perfetto e c; la cosa più importante però è un’altra: bisogna, una mattina, alzarsi, guardarsi allo specchio, essere onesti e dire: sto facendo bene o sbaglio? capirebbe che sta sbagliando, come capirebbero che stanno sbagliando chi ci comanda; un saluto a lei e ai gestori del sito
Vorrei rispondere a Don, che, assolutamente in buona fede, condizionato da decenni di propaganda a senso unico, non vede le enormi storture che sono parte integrante di questa Unione Europea. UE, sottolineo, e non Europa (dei popoli), perché l’UE è una struttura sovranazionale per nulla democratica (il Parlamento, unico organo eletto, non conta nulla), dove una Commissione, pressoché autoreferenziale, fa il bello e il cattivo tempo fra compromessi ed equilibrismi di ogni genere. Come si fa a giustificare l’esistenza di questo indegno carrozzone, per di più infangato da ricorrenti episodi di (presunta ?): corruzione. Il nostro Paese non ha nulla ha guadagnare dalla permanenza in seno a questa sovrastruttura non democratica. Oltre l’orizzonte europeo, parecchio offuscato, il mondo va avanti, occorre prenderne atto.
Purtroppo e’ cosi’.
E’ mancato il coraggio di dare potere decisionale al parlamento europeo, lasciando intatto quello della commissione, espressione diretta dei vari governi.
Se non e’ una presa in giro, poco ci manca.
Quest’ ha rovinato la vita a milioni di persone e ancora ha il coraggio di parlare.vada in mezzo alla gente e vede cosa pensano di lei
Anche a me non piace, ma gli argomenti della Fornero non fanno una piega.
E si scontrano con chi vuole fare il fenomeno/a con il fondoschiena degli altri.
Questo mio commento è rivolto a smontare una per una le affermazioni della Prof.ssa Fornero.
PRIMA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: “Il governo ha preso atto che la mia riforma non si cambia”.
Perfetto: Il Governo non ha preso atto che la Riforma Monti-Fornero non si cambia. Il Governo NON SA come cambiare la Riforma Monti-Fornero.
SECONDA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: “La mia riforma non fu contrastata nemmeno da uno sciopero generale, gli italiani accettarono di fare sacrifici”.
Perfetto: Gli italiani non accettarono di fare sacrifici. Gli italiani semplicemente si adattarono alle circostanze. Gli italiani non sono in grado di modificare le circostanze con gli scioperi. Ma potrebbero cambiare le circostanze con i Referendum (qualora il Governo concedesse loro tale possibilità).
TERZA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: “Questo governo ha preso atto che una controriforma della mia riforma non si può fare. Non si può fare per la forza dei numeri che sono essenzialmente quelli della demografia, e che conosciamo tutti, ma anche per i numeri dell’economia”.
Perfetto: Se il Governo ha preso atto che una controriforma della Riforma Monti-Fornero non si può fare, è solo perché non sa come impostare la controriforma. La Controriforma alla Riforma Monti-Fornero c’è già (rimando all’articolo a firma di Erica Venditti pubblicato su pensionipertutti in data 12 Febbraio 2024 dal titolo “Pensioni 2024, Proposta di Riforma flessibile e strutturale: una controriforma Fornero”: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2024-proposta-di-riforma-flessibile-e-strutturale-una-controriforma-fornero/). La Controriforma, la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin, prende in considerazione proprio i numeri della demografia e dell’economia, che non è l’economia tradizionale come la conoscono la Prof.ssa Fornero e tutti i suoi colleghi docenti di economia; ma è l’Economia Informatica, che la Prof.ssa Fornero e tutti i suoi colleghi docenti di economia non conoscono affatto (nonostante i miei ripetuti sforzi nel richiedere loro feedback – mai ricevuti – a fronte di molte presentazioni che ho loro inviato).
QUARTA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: “È difficile capire come possa tenersi in piedi un sistema nel quale ci saranno a un certo punto più pensionati che lavoratori”.
Perfetto: È facile invece capire come possa tenersi in piedi un sistema nel quale ci saranno a un certo punto più pensionati che lavoratori, annoverando tra i lavoratori anche i “lavoratori digitali” (Robot e AI). Una volta compresa la necessità di applicare l’imposta sull’automazione anche a robot e AI (chiamata IRAUT), grazie alla loro enorme produttività sarà possibile pagare le pensioni anche qualora dovessero esserci più pensionati che lavoratori. La Prof.ssa Fornero cade in errore, perché applica all’economia digitale e alla società digitale gli stessi criteri che ella conosce quando nel 2011 ha firmato la Riforma Monti-Fornero. La Prof.ssa Fornero non ancora si è resa conto che l’economia e la società di oggi non sono più le stesse di quelle del 2011. È proprio per questo che si rende necessaria una Controriforma alla Riforma Monti-Fornero.
QUINTA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: la Riforma Monti-Fornero “Reggerà se si rivitalizza il mercato del lavoro. Oggi donne e anziani hanno tassi di occupazione troppo bassi”.
Perfetto: la Riforma Monti-Fornero è destina a cedere il passo ad una Controriforma. Con la Riforma Monti-Fornero non è proprio possibile rivitalizzare il mercato del lavoro che, al contrario, proprio a causa della Riforma Monti-Fornero, tenderà ad impoverirsi sempre più. Non è vero che oggi donne e anziani hanno tassi di occupazione troppo bassi. È il contrario; è vero invece che oggi donne e anziani hanno tassi di occupazione alti. Le donne lavorano il doppio degli uomini, in quanto lo Stato ha scaricato l’assistenza di genitori e suoceri anziani non autosufficienti sulle spalle delle lavoratrici donne. I lavoratori anziani hanno tassi di occupazione alti: sono un peso per le aziende, sono di ostacolo all’innovazione, sono di inciampo ai giovani. Affermo tutto ciò con cognizione di causa, in quanto sono testimone diretto, in almeno due occasioni (in due aziende differenti), come lavorano i lavoratori di età intorno a 58 anni (che spesso ricoprono ruoli di capo-ufficio).
SESTA AFFERMAZIONE DA SMONTARE
Fornero: “Prima di tutto aumentare il numero dei lavoratori e le loro retribuzioni, in modo che i contributi che versano siano maggiori, sennò non sapremo come pagare le loro pensioni. E invece qui si parla di ridurre l’imposizione fiscale”.
Perfetto: francamente quest’ultima affermazione, per la sua incoerenza, mi disorienta non poco. Già oggi il numero di lavoratori è alquanto alto, e innalzarlo ancora significherebbe aumentare gli effetti della legge dei rendimenti decrescenti, e quindi ridurre la produttività marginale del lavoratore e quindi ridurre ulteriormente i salari (il fatto che le da anni la crescita del PIL si sia assestata intorno allo 0,7 per cento deve fare riflettere). Le retribuzioni vanno correlate in maniera diretta alla produttività. Inoltre, la maggiore produttività, a fronte di un elevato numero di lavoratori, comporta anche una maggiore produzione di beni e servizi che, a sua volta, deve trovare riflesso in una maggiore quantità di consumo. Ma chi è che consuma? Gli anziani che hanno già tutto? I giovani occupati precari e con bassi salari? I disoccupati? Per quanto riguarda, invece, la riduzione dell’imposizione fiscale, non c’è da preoccuparsi. Al Governo abbiano sempre avuto scarsi economisti (non hanno quasi mai pensato a investimenti statali e a lavori stabili e non precari di giovani che sono costretti a trovare condizioni di vita e di lavoro migliori all’estero); ma abbiamo sempre avuto, invece, eccellenti contabili (lo si rileva dalle Leggi di Bilancio che hanno sempre mirato alla salvaguardia e sostenibilità dei conti pubblici. Cosa, per carità! giustissima). E, da eccellenti contabili quali al Governo sono, a fronte di quanto viene dato con la riduzione dell’imposizione fiscale da una parte, viene preso da qualche altra parte. Basti pensare, per esempio, alla riduzione del cuneo fiscale a favore del lavoratore, ovvero alla decontribuzione, la cui formula è la seguente: ti do più soldi oggi, ma ti faccio andare in pensione più tardi. Risultato: i lavoratori sono contenti, perché ricevono più soldi oggi (ma poi si lamentano perché vengono a conoscenza che andranno in pensione più tardi – non hanno ancora compreso che il Governo con una mano ti dà e con l’altra ti toglie), e la Prof.ssa Fornero è pure contenta, perché pensa che il Governo stia applicando la Riforma Monti-Fornero!
Egregio Claudio Maria Perfetto, il tuo intervento è articolato e coerente sul piano teorico, ma continua a ignorare il nodo centrale: un conto è costruire modelli e proposte su carta, un altro è dare loro forma concreta dentro un sistema reale, fatto di vincoli politici, istituzionali, giuridici e temporali.
Affermare ripetutamente che “il Governo non sa come fare” non dimostra che la soluzione sia praticabile: dimostra solo che la distanza tra teoria e implementazione è molto più grande di quanto tu riconosca. È facile dire che una controriforma “esiste già”; è molto più complicato trasformarla in una riforma sostenibile, applicabile, compatibile con i conti pubblici, con il diritto europeo e con la transizione graduale di milioni di persone che hanno pianificato la propria vita su regole esistenti.
Anche l’idea di fondare il sistema pensionistico su robot, AI e una tassazione dell’automazione resta, allo stato attuale, un’ipotesi concettuale, non una base fiscale stabile, misurabile e immediatamente esigibile. Prima di sostenere le pensioni, quelle basi imponibili dovrebbero essere definite, accettate politicamente, armonizzate a livello internazionale e soprattutto rese prevedibili nel tempo. È proprio qui che la teoria si scontra con la realtà.
In sintesi: non è che manchino le idee, manca – ed è questo il punto più difficile – il percorso realistico per trasformarle in politiche operative senza creare squilibri peggiori di quelli che si vorrebbero correggere. Ed è su questo terreno, quello dell’attuazione concreta, che le proposte vanno misurate, non solo sulla loro eleganza teorica.
Saluti e Buone Feste
Mi dispiace, ma anche tu sei ancorato a schemi e paradigmi obsoleti. Il dr Perfetto ha Straragione, tenere conto della realtà e proporre soluzioni adeguate ai problemi non significa essere visionari, ma avere una marcia in più. Non forniamo ulteriori alibi a quelli che governano per la loro inazione (oltretutto questi mica fanno gli interessi nostri, quanto piuttosto quelli dei potentati che lì li hanno issati).
la redazione a mio modestissimo avviso ora dovrebbe intervistare Salvini, dopo la sig.ra Fornero
Con tutto il bene e rispetto che posso nutrire per la redazione di: Pensioni per Tutti; il chiedere un confronto tra la dottoressa Fornero, intervistata da Repubblica, e in risposta che la redazione ne contrapponga una con Salvini … mi fa sorridere.
Troverei viceversa interessante, se mai avvenisse, un suo confronto con Perfetto.
Per il momento restiamo nella attesa di quello tra due esperti del mondo digitale: Perfetto e Gigi S.
Saluti e Buone feste a entrambi.
Buongiorno.
Concordo con quanto hai puntualizzato.
Chiaro é anche il: “richiamo politico” contenuto nell’articolo (non guardo la TV italiana e dunque le interviste di parte) che suppongo essere un tentativo di sostiure la “attuale Lega” in un eventuale governo futuro.
Si prende lo spunto delle pensioni, della loro sostenibilità, che ovviamente è da garantirsi negli anni a venire, ma si tralascia tutto il resto e in particolare … dove intende portarci questa Ue alquanto … litigiosa a dir poco.
Saluti
Riferito al commento di Mariano.
L’UE prima affonda, meglio è, lo sappiamo. Ci vorrebbe Spartaco per spezzare queste maledette catene!
Lo ‘sappiamo’? Non sono d’accordo. L’UE è uno strumento imperfetto, ma abbandonarla significherebbe tornare a essere piccoli stati in balia di potenze più grandi. Il problema non è l’idea di Europa, ma come è gestita. Lottiamo per un’Europa più sociale e democratica, non per affondarla.
Caro Don.
Ho sempre ammirato la UE, fin dai tempi Erasmus dei figli, senza il quale, forse, lavorerebbero in un call center in Italia.
Compendo bene la resistenza dei “falchi” e anche quella delle “colombe”.
Ma la diversità dei debiti pubblici tra Stati comanda perchè viviamo in un mondo economico basato sul debito.
Capisco anche chi si fa o si è fatto 42 o 43 di versamenti per la anticipata e poi lentamente se la vede salire.
Capisco un pò meno chi non li raggiunge nemmeno lontanamente: (la media dei versamenti italiana pare non raggiunga i 34 anni, Nel nord Europa si superano i 40), anche se le ragioni sono molte e diverse.
Ma qualcosa chi comanda la baracca deve pur farlo,
Ovviamente, poichè qui si parla di pensioni, si continua a richiamare alla mente solo le promesse mancate e non la attuale realtà.
E’ un po come se guardassimo la politica in tutto o in parte col “paraocchi” della sola pensione … (tu e io la abbiamo in saccoccia) ma forse non vale il: “tutto sbagliato tutto da rifare”.
Forse, si dovrebbe guardare anche un poco oltre.
https://www.politico.eu/article/european-council-summit-eu-agrees-e90b-ukraine-loan-russian-assets-plan-fails/
Saluti
L’Europa dimostra che governare significa trovare compromessi concreti: mentre a dicembre 2025 si discute di un nuovo prestito da 90 miliardi all’Ucraina, il sistema pensionistico italiano si adatta alla realtà demografica, aumentando l’età media di pensionamento. Sono due facce della stessa medaglia: gestire risorse limitate bilanciando solidarietà, sostenibilità e promesse diverse, spesso in contesti di regole flessibili come quelle sul debito pubblico.
Il compromesso sarebbe l’unione fiscale ma se hai letto l’articolo, il succo politico che ne ricavi, come diceva il Manzoni … ” questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”.
E intanto guardiamo col paraocchi alle sole nostre pensioni.
Rivoluzione digitale con gli over 60? Disastro annunciato. Da un lato li si vuole far restare al lavoro, dall’altro le aziende non li vogliono. Esistono soluzioni serie (come quelle di Perfetto, Armiliato, Gibbin) ma vengono ignorate. Ma dove vogliamo andare? È pura follia.
So dove vorrei andassero, loro…
E la Fornero parla ancora. Siamo in un contesto dove si sprecano un sacco di soldi e prosperano mafia, corruzione e evasione fiscale. Ma come si fa ad insistere sulla insostenibilità della spesa previdenziale? Quando, invece di investire sul innovazione, istruzione e sanità, si prospettano spese folli per un inutile armamento. Ieri vedevo un video del Prof. Cacciari che, tra i tanti, sostiene che è scomparsa la politica a favore di pochi enti economici e finanziari che la fanno da padrone. Anche l’Europa è ormai un ente inutile, dove le decisioni vengono prese da funzionari e burocrati che non sono nemmeno in grado, né è il loro lavoro, di suggerire una buona politica, cioè delle scelte intelligenti. Cacciari si augura che il popolo, tramite le associazioni di categoria e i sindacati, tornino a svolgere quel ruolo fondamentale che avevano. Cioè di stimolare i politici a fare scelte giuste e coerenti. Per concludere vorrei anche dire che chi si macchia di reati come concussione e corruzione, dovrebbero pagare un prezzo adeguato per le loro malefatte. Parliamoci chiaro, al 90% non vanno nemmeno in galera. Gaber diceva che libertà è partecipazione. Invece gli italiani hanno mollato il colpo e si fanno i fatti loro. Non parlano più di politica, cioè di ciò che serve, e non vanno nemmeno a votare. This is the end.
La sig.ra Fornero sostiene che il governo ha preso atto che la sua riforma non possa essere cambiata. Non sono d’accordo, ritengo invece che il governo non abbia avuto il coraggio di modificarla. Sarebbe stato sufficiente anche abbassare di un anno il periodo di contribuzione per dare un segnale. Invece nulla. Tra le varie proposte sbandierate per mesi e mesi ( vedi revisione opzione donna e soprattutto quota 41 flessibile ) nessuna e’ stata presa in considerazione. Stamane il sole 24 ore titolava in prima pagina: la lega contro il governo al che mi sono chiesto, ma Giorgetti e’ della lega?
non mi stupirebbe se questa domanda se la ponesse anche Salvini …
L’ultimo passaggio dell’intervista, assolutamente condivisibile nella sostanza, dimostra ancora una volta, con certezza, che questi signori non ce la fanno proprio a fare il salto quantico richiesto dal mondo attuale. Ricette obsolete, inattuabili, che non tengono minimamente conto della realtà: il lavoro, il buon lavoro, ben remunerato, manca e mancherà sempre più ( se non si arresta il “progresso” tecnologico), ma, loro, dall’alto della loro supponenza e ignoranza, proposte come quella del dr Perfetto (e soci), manco le prendono in considerazione e, supposto che le conoscano, dubito siano in grado di comprenderle.