Pensioni 2026, Perfetto risponde a Fava su ‘senza stipendi più alti futuro pensioni a rischio’

Nei giorni scorsi avevamo pubblicato le dichiarazioni del Presidente Inps, Gabriele Fava, che intervistato da La Stampa aveva lanciato un messaggio chiaro: senza stipendi più alti specie per i giovani lavoratori il futuro delle pensioni é a rischio. Su questa affermazione é intervenuto per ben due volte il nostro esperto previdenziale il Dott. Claudio Maria Perfetto che ha risposto al Presidente Fava facendo notare come la soluzione ci sia, sia stata inoltrata alla sua attenzione, ma al momento non sia stata affatto presa in considerazione.

Pensioni 2025, Il Dott. Perfetto risponde al Presidnete Inps Fava

“Trovo che ci siano gravi lacune nel pensiero del Presidente INPS Gabriele Fava. Ne cito solo una per una questione di spazio di scrittura: “Garantire stipendi più elevati”.

Tutti, lavoratori, sindacalisti, imprese e Governo sarebbero ben felici di garantire stipendi più elevati.

Per quanto riguarda lavoratori e sindacalisti, l’affermazione “garantire stipendi più elevati” è talmente scontata che non occorre nemmeno dare spiegazioni.

Per quanto riguarda le imprese, “garantire stipendi più elevati” è già in atto, con il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, ovvero con la decontribuzione, e anzi si potrebbe fare anche di più con il taglio del cuneo fiscale ANCHE a favore delle imprese.

Per quanto riguarda il Governo, la sua parte l’ha già fatta, proprio con la decontribuzione, e sarebbe ancora più felice se Sindacati e imprese si mettessero d’accordo per aumentare ancora di più gli stipendi, in modo che possano aumentare anche le entrate erariali tramite l’IRPEF.

“Garantire stipendi più elevati” è un’affermazione più che scontata, che rasenta il banale, se non si specifica anche COME garantire stipendi più elevati.

Il solo modo che le teorie economiche indicano per avere stipendi più elevati è aumentare la produttività del lavoro.

Ci sono segnali discordanti tra aumento dell’occupazione e aumento del PIL: il PIL non è cresciuto proporzionalmente come è cresciuta l’occupazione. Questo significa che la produttività del lavoro è diminuita.

Sig. Presidente Fava: saprebbe spiegare COME “garantire stipendi più elevati” se la produttività del lavoro diminuisce?

Colgo l’occasione per informare che in data 19 dicembre 2024 ho inviato via PEC la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin al Presidente INPS Avv. Gabriele Fava, al Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS Dott. Roberto Ghiselli e al Direttore Generale INPS Avv. Valeria Vittimberga.

Ho il vago sospetto che, leggendo la mia mail, in cuor loro, non uditi da alcuno, si siano detti: “Ma questo cretino che vuole tassare robot e AI che va dicendo?” (il “cretino” che vuole tassare robot e AI, sarei io, ovviamente”. Il Dott. Perfetto oltre alla domanda, nel commento successivo, ha deciso di fornire al Presidente Inps la risposta alla questione ‘come garantire stipendi più alti’, di seguito le sue dichiarazioni frutto di uno studio accurato che sta facendo arrivare alle varie istituzioni e centri di ricerca, confidando che prima o poi qualcuno intenda considerare la voce di quel ‘cretino’, come ironicamente si definisce lo stesso Dott. Perfetto e che qualcuno sia disposto a guardare il problema lavoro, previdenza, stipendi a 360° gradi tenendo in debita considerazione il contesto socio economico attuale e lo sviluppo dell’IA.

Pensioni 2025, Perfetto: ‘ecco come garantire stipendi più elevati’

“Vorrei suggerire al Presidente INPS Gabriele Fava la seguente risposta alla mia obiezione riguardo al suo suggerimento di: “Garantire stipendi più elevati”.

Considerando robot e AI lavoratori digitali equiparabili a tutti gli effetti ai lavoratori umani, si raggiungerebbero almeno due obiettivi:

1. Si potrebbero mandare in pensione i lavoratori anziani coprendo le loro pensioni con i contributi previdenziali versati da robot e AI

2. Si potrebbero aumentare gli stipendi dei lavoratori umani in quanto la produttività del lavoro (umana e digitale) aumenterebbe (poiché robot e AI hanno, come è noto, una produttività maggiore di quella umana)

Nella crescita del PIL l’ISTAT avrà tenuto conto senz’altro anche dell’attività robotica, e quindi la forza lavoro occupata sarebbe data da lavoratori giovani + lavoratori anziani + lavoratori digitali (robot e AI).

Abbiamo osservato che la crescita del PIL non è proporzionale alla crescita dell’occupazione. Ma se ora lasciassimo andare in pensione i lavoratori anziani, la forza lavoro occupata risulterebbe data da lavoratori giovani + lavoratori digitali e le statistiche (che ovviamente considerano come forza lavoro solo la forza lavoro umana) darebbero come risultato che il PIL cresce più che proporzionalmente (suppongo) rispetto alla occupazione (lavoratori giovani e lavoratori digitali).

CONCLUSIONE.

In economia digitale occorre rivedere il concetto di “fattore di produzione lavoro” e adottare nuovi concetti, nuove idee, nuove misure tra cui:

a. Annoverare i lavoratori digitali (robot e AI) come forza lavoro (e non come “macchine”, ovvero come fattore di produzione capitale)
b. Equiparare la forza lavoro digitale alla forza lavoro umana
c. Assegnare una “personalità” ai lavoratori digitali (es. “personalità elettronica” o “personalità digitale”)
d. Assegnare un salario ipotetico anche ai lavoratori digitali (robot e AI) commisurato alla loro produttività
e. Far versare i contributi previdenziali anche ai lavoratori digitali
f. Consentire alle imprese di “appropriarsi” del salario della forza lavoro digitale
g. Elevare gli stipendi dei lavoratori che collaborano con i lavoratori digitali in quanto la “produttività marginale del lavoro” aumenta grazie ai lavoratori digitali
h. Le imprese saranno soddisfatte in quanto con salari più elevati si comprano più prodotti e servizi
i. Lo Stato sarà soddisfatto in quanto le entrate erariali aumenteranno grazie all’IVA sui consumi e alle imposte sulla ricchezza prodotta dalle imprese

Ci sono ancora altri vantaggi. Ma mi sono limitato al “Garantire stipendi più elevati” espresso dal Presidente INPS Avv. Gabriele Fava”

Dal canto nostro ringraziamo sempre il Dott. Perfetto per fornire spunti interessarti al dibattito e per aver preso a cuore la questione che riguarda tutti dedicando anni e tempo allo studio di qualcosa di cui magari sentiremo parlare nei prossimi anni, le innovazioni non hanno mai vita facile e spesso spaventano, lo sanno bene scienziati e grandi geni del passato.

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13 commenti su “Pensioni 2026, Perfetto risponde a Fava su ‘senza stipendi più alti futuro pensioni a rischio’”

  1. E’ surreale che il Presidente dell ‘ Inps pronunci una frase generica ” dobbiamo alzare gli stipendi pena la tenuta del sistema pensionistico” scadendo quindi nella banalità più assoluta. Per fortuna il Dott. Perfetto ha risposto a tono a questa boutade.
    Aggiungo oltre a quello sottolineato dal Dott.Perfetto, che le aziende non sono associazioni senza fine di lucro e si muovono in un contesto internazionale e altamente concorrenziale. Gli stipendi sono appunto legati alla produttività e solo questo parametro consente di alzarli effettivamente. Un provvedimento che va nella direzione di un alleanza imprese-lavoratori è la legge promossa dalla CISL ( unico sindacato serio rimasto in questo paese), che finalmente attua un articolo della Costituzione Italiana sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’ impresa. Ricordo che questo articolo della Costituzione Italiana è rimasto non applicato finora. Se l’ impresa va bene e fa profitti, la condivisione con i lavoratori, va proprio nella direzione di mettere più soldi nelle tasche dei lavoratori.

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  2. Affluenza referendum 29%. Affluenza alle politiche bassa. Ogni volta che dobbiamo esprimere un parere ci asteniamo. Allora stiamo zitti e non critichiamo più chi ci governa o ci amministra.

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    • Ricordo che non andare a votare ai referendum è un atto previsto dalla Costituzione e si esprime un parere contro, pertanto anch’io ho fatto il mio dovere.

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      • Votare certo non è un obbligo. Io penso però che sia un dovere civico.
        Politiche, amministrative o referendum, credo sia meglio votare.
        Esprimiamo un parere. E’ uno dei pochi diritti che abbiamo.

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        • Sulle elezioni di qualsiasi tipo ti do ragione, sui referendum no perché anche l’astensione ragionata perché contrari ai quesiti posti e come esprimere un voto d’altronde è previsto dalla costituzione con il quorum.

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      • vero Stefano che non siamo obbligati a votare per i referendum ma……. e adesso ti spiego il ma…… noi come cittadini abbiamo pochissime occasioni di far sapere le nostre opinioni; anche alle politiche , con le liste bloccate, il margine è minimo; in caso di referendum è chiaro che con il discorso del quorum più che esprimere la propria opinione preferiscono non votare così salta il quorum; tattica lecita ma…… ; saluti a te e ai gestori del sito

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        • Scusa Paolo, in questo caso, non ti sembra quantomeno strano che: partiti che hanno prodotto quelle Leggi indicano poi referendum per abrogarle.
          Saluti

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          • non sono entrato nel dettaglio dei referendum per cui non mi pronuncio; credo che molti quesiti siano stati proposti dalla CGIL; sulla cittadinanza alcuni partiti hanno dato liberta di scelta e alla fine lì ci sono stati tanti no rispetto agli altri quesiti; rimango dell’idea che è sempre meglio votare che non andare a votare; saluti a te e ai gestori del sito

  3. Prima o poi verrà presa in considerazione la proposta di Perfetto o comunque una proposta simile, e’ una strada obbligata, non ho dubbi, speriamo il più presto possibile.
    Grazie dott. Perfetto per il tempo dedicato su questo argomento che ci riguarda tutti da vicino.

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    • Sono d’accordo con te al 1000%; grazie al dott. Perfetto; non demorda mai, prima o poi le daranno ragione; speriamo prima che poi; a proposito di referendum io il mio dovere di andare a votare l’ho fatto; peccato; saluti ai gestori del sito

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    • Vede, sig. Don, anch’io sono certo che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (o un’altra molto simile) prima o poi verrà attuata. Ciò di cui non sono certo è quando.

      Oggi l’applicazione di una tassa sui robot e sull’intelligenza artificiale verrebbe percepita dalle imprese come una doppia tassazione, in quanto la ricchezza da esse prodotta viene già tassata con l’IRES (Imposta sui Redditi delle Società).

      Ma robot e intelligenza artificiale sono qualcosa di più delle “macchine”: sono “lavoratori digitali” in grado di eseguire lavori in autonomia proprio come i lavoratori umani.

      Pertanto, se le imprese pagano l’IRES e versano il 23% del salario lordo dei propri dipendenti umani in contributi previdenziali, rientra nella logica economica che le imprese paghino l’IRES e versino il 23% dell’ipotetico salario lordo riconosciuto ai propri dipendenti digitali (robot e intelligenza artificiale) in contributi previdenziali.

      Rimane ancora un punto da chiarire sotto il profilo fiscale: la personalità da attribuire a robot e intelligenza artificiale. Su tale fronte si sono già espressi esperti tributaristi a livello internazionale: è possibile definire la “personalità elettronica” (o qualcosa di similare) come soggetto passivo di imposta (abilitato quindi al versamento di imposta).

      Per quanto riguarda, invece, il discorso che una tassa su robot e intelligenza artificiale debba essere applicata a livello europeo e non solo a livello nazionale, ebbene trovo che questa condizione non sia necessaria; ogni nazione è autonoma nell’applicare o meno una specifica tassa, proprio come è autonoma nel definire le aliquote fiscali.

      Vedo invece come falso problema che l’applicazione di una tassa su robot e intelligenza artificiale possa indurre le imprese a delocalizzare i propri impianti di produzione al di fuori del territorio italiano. Qui l’elemento chiave è saper convincere le imprese che la tassa su robot e intelligenza artificiale va anche a loro favore, perché sono i giovani lavoratori umani che hanno un lavoro (grazie al pensionamento di lavoratori anziani finanziato con i contributi previdenziali di robot e intelligenza artificiale) che comprano i loro prodotti e servizi, e non già i robot o l’intelligenza artificiale che invece non consumano i loro prodotti e servizi (eccetto l’energia elettrica).

      La tassa (l’imposta) su robot e intelligenza artificiale tende a garantire un’equa sostituzione tra lavoratore umano e lavoratore digitale laddove il lavoratore digitale è in grado di sostituire il lavoratore umano.

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      • Egregio dott Perfetto, purtroppo, a mio avviso, la lodevole proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin verrà presa in considerazione quando tutti noi , ma proprio tutti , a partire dai politici, ci troveremo a fare la spesa in supermercati senza alcun impiegato, casse totalmente automatiche, sistemi automatici di caricamento dei prodotti a scaffale, quando per fare un qualsiasi documento non ci sarà nessun impiegato negli uffici, non ci saranno neppure gli uffici, tutto online, quando le auto non si porteranno più in nessuna officina perchè andranno in automatico chiamata dalla sede tramite rete wifi al service centralizzato e sostituita con un ‘altra , quando vedremo i muri delle nuove abitazioni crescere con le stampanti 3d alimentate in automatico e sui ponteggi saltellare i robot di ultima generazione già operativi in alcuni Paesi, quando per asfaltare intere autostrade ci sarà solo un tecnico che controlla l’intero sistema di carico, gettata e rifinitura dell’asfalto, quando si andrà dall’avvocato e ci sarà un totem che prende in carico la pratica e in pochi secondi elabora migliaia sentenze facendo il lavoro di centinaia di avvocati, quando in agricoltura non esisterà più un lavoratore umano ma solo macchine con IA evoluta per tutto il ciclo, quando migliaia di anziani saranno gestiti da badanti robot, e si può andare avanti così in quasi tutti i settori della nostra quotidianeità.

        Non credo manchi tanto tempo per assaporare questa realtà di progresso.

        Ecco, quando arriveremo alla saturazione di persone, ora non lo siamo di certo, che si gireranno gli indici a bighellonare per le strade o sdraiate h24 sui divani delle case dei genitori, senza alcune occupazione a meno di una minima cerchia di iper specializzati e altamente formati , forse e ormai tardi, quelli che dovrebbero prendere SUBITO in esame quella proposta si toglieranno le fette di salame che hanno sopra i loro occhi e non rimarrà che osservare la distruzione fatta dalla loro stessa cecità.

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        • Sig. Alessandro, lo scenario prossimo venturo che ci ha descritto è verosimile.

          Mi ricorda la mia esperienza lavorativa vissuta in Centri di Elaborazione Dati di grandi dimensioni quando ho assistito:

          a) Alla scomparsa degli addetti alla perforazione delle schede sulle quali riportare i programmi scritti dai programmatori applicativi, perché le schede venivano “perforate” dai programmatori stessi grazie a particolari tecniche di virtualizzazione dei lettori di schede

          b) Alla scomparsa degli operatori addetti al montaggio e smontaggjo dei nastri, perché tali operazioni venivano prese in carico da nastroteche robotizzate

          c) Alla scomparsa degli schedulatori addetti alla supervisione dei lavori in orari notturni, perché tale supervisione veniva presa in carico da schedulatori automatici

          d) Alla scomparsa dei sistemisti che dicono ai computer COME raggiungere gli obiettivi di produzione, perché il Sistema Operativo (che gestisce il computer) è lui che decide COME produrre, facendo lavorare gli utenti in base all’utilizzo delle risorse elaborative e nel rispetto di determinati livelli di servizio

          Ebbene sì, sig. Alessandro, concordo con lei sullo scenario prossimo venturo (in parte già attuale) che ci ha descritto.

          Sempre attingendo alla mia esperienza lavorativa vissuta in Centri di Elaborazione Dati di grandi dimensioni ho assistito:

          e) Alla comparsa di nuove architetture informatiche costituite da server dipartimentali che richiedono specifiche figure professionali oltre a quelle esistenti relative ai sistemi centrali (i cosiddetti “mainframe”)

          f) Alla comparsa di nuovi linguaggi di programmazione (come html) e di nuove professioni come webmaster

          g) Alla comparsa di altre nuove figure professionali come i SEO (Search Engine Optimizer) che si occupano di ottimizzare un sito web per ottenere un posizionamento migliore nei risultati di ricerca dei motori di ricerca

          h) Alla comparsa di ulteriori figure professionali come quella del IT Service Manager, che si occupa di garantire la qualità e l’efficienza dei servizi IT offerti all’organizzazione

          Il punto cruciale, sig. Alessandro, è il seguente: regolare il flusso della SCOMPARSA delle VECCHIE professioni (perché non più svolte, o perché svolte dai robot e automi), con il flusso della COMPARSA di NUOVE professioni (svolte dai lavoratori umani e non da robot e automi).

          La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (relativa alle pensioni e al lavoro) e il Progetto Economia Informatica (relativo all’istruzione, formazione e avviamento al lavoro) hanno come obiettivo proprio la regolazione del flusso di professioni che scompaiono e del flusso di professioni che compaiono. In particolare, uno degli obiettivi del Progetto Economia Informatica è quello di ridurre l’abbandono scolastico ed evitare di vedere “bighellonare per le strade o sdraiate h24 sui divani delle case dei genitori” (sue parole, sig. Alessandro) i giovani NEET (coloro che non lavorano, non studiano e non sono in formazione professionale).

          Lo sforzo notevole che stiamo facendo è quello di portare all’attenzione di tutti, Governo, Sindacati, Istituzioni, Università, Banche le nostre idee profondamente radicate nel digitale, perché nascono dal digitale, su come mantenere l’equilibrio socio-economico di una nazione digitale e di una economia digitale.

          Noi non possiamo fare altro che indicare la ricetta. Ma la ricetta non potranno che essere loro ad applicarla.

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