In questi giorni si fa un gran parlare in vista della prossima Legge di Bilancio delle ultime proposte circa il blocco dell’aumento dell’età pensionabile che pare potrebbe non riguardare tutti, come inizialmente promesso, ma al massimo solo coloro che hanno più di 64 anni, su questo fronte vi sono pareri contrastanti e si ‘litiga’ sull’utilità di una misura fatta solo per pochi. Taluni sostengono che il blocco dell’età pensionabile abbia senso solo se fatto per tutti, altri sostengono che al più sia meglio una riduzione ma per tutti, aumento graduale di 1 solo mese dal 2027, altri ancora sposano la causa del blocco per talune categorie, sempre meglio che per nessuno. Ma mentre si discute su una misura che comunque riguarderebbe pochi se fosse concessa con queste limitazioni, vi é chi si chiede, ma che fine hanno fatto Opzione donna e la Quota 41 nel dibattito politico, sono usciti dall’agenda politica pur essendo argomenti cari a molti?
Pensioni 2026, Quota 41 e opzione donna misure dimenticate?
Sono moltissimi i lavoratori che ci chiedono le sorti di queste due misure, anche perché nelle settimane scorse sembrava esserci uno spiraglio per i quarantunisti, si stava nuovamente parlando di una Quota 41 flessibile che avrebbe dovuto sostituire la Quota 103. Si ipotizzava, infatti, un’uscita per chi aveva alle spalle 41 anni di contributi versati ed era disponibile ad accettare un taglio sull’assegno ultimo del 2% circa su ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni richiesti attualmente. Moltissimi lavoratori si erano detti anche disponibili a questa sorta di ‘compromesso’ pur di uscire prima e certamente meglio dell’attuale Quota 103 che prevede 62 anni e 41 di contributi col ricalcolo dell’assegno interamente col sistema contributivo. Però ora che il quadro si sta facendo più chiaro pare che non si faccia più menzione di questa misura. Stessa sorte per opzione donna.
Opzione donna é l’altra misura che le lavoratrici speravano potesse essere riportata ai caratteri originari, dal momento che una semplice proroga di quella attuale rischierebbe, dati i tanti paletti imposti nell’ultime revisione della misura stessa, di ridurre sempre più la platea delle possibili beneficiarie. Ma la cosa che ancor più preoccupa le lavoratrici é il silenzio quasi assordante su quella che sarà la loro sorte previdenziale, infatti, nonostante manchino pochi mesi allo scadere del 2025, non si é capito cosa capiterà.
Il dubbio resta non é che dopo tanto parlare Quota 41 e Opzione donna siano usciti dai radar definitivamente?
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Rispondo al commento del sig. Giorgio in data 11 Ottobre 2025 alle 17:50.
Mi preme innanzitutto fare osservare che l’attenzione viene posta non tanto sul LIVELLO del debito pubblico di uno Stato (che comunque va tenuto in debita considerazione perché sul debito si pagano gli interessi che potrebbero invece essere destinati in primis a Sanità e Istruzione).
L’attenzione viene posta invece sulla CAPACITÀ di uno Stato di saper far fronte alla restituzione dei prestiti che ha ricevuto.
Tale capacità è valutata considerando il rapporto debito pubblico/PIL.
Per quanto riguarda gli USA, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), in data 7 febbraio 2025, scrive testualmente: “oggi il debito federale detenuto dal pubblico ammonta a circa 28,3mila miliardi di dollari” (FONTE: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/debito-pubblico-usa-chi-ferma-il-treno-199391#:~:text=Per%20collocare%20temporalmente%20l%27entit%C3%A0,di%20interessi%20sulle%20obbligazioni%20sottoscritte.&text=Il%20rapporto%20debito%20su%20PIL,percentuali%20del%20PIL%20in%20pi%C3%B9).
Sempre riguardo agli USA, l’articolo dell’ISPI aggiunge: “Il rapporto debito su PIL è oggi al 97,8%, ma, secondo le ultime previsioni del Congressional Budget Office sulla base della legislazione vigente, arriverà al 118% nei prossimi dieci anni”.
DOMANDA: il rapporto debito pubblico/PIL al 97,8% degli USA è “accettabile”?
Per formarci un’idea se il valore 97,8% è buono oppure no, vediamo come la vede l’Unione europea.
Come è noto, i Paesi della UE hanno stretto l’accordo di onorare due parametri importanti: rapporto deficit/PIL al 3% e rapporto debito pubblico/PIL al 60%. È il Cosiddetto Patto di Stabilità e di Crescita.
In un comunicato su EUR-Lex, pubblicato in data 9.11.2022 si legge testualmente:
“I valori di riferimento del trattato, ovvero un disavanzo del 3 % del PIL e un rapporto debito/PIL del 60 %, rimangono invariati. Questi valori sono stabiliti in un protocollo del trattato; l’obiettivo della revisione è piuttosto quello di assicurare che siano rispettati in maniera più efficace, in particolare grazie al fulcro posto su un percorso adeguato e credibile di riduzione del debito verso il 60 % del PIL, garantendo nel contempo che il quadro di governance economica sia favorevole a una crescita sostenibile e inclusiva.” (FONTE: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52022DC0583).
RISPOSTA alla domanda precedente sugli USA: se l’Europa ha stabilito che un buon rapporto debito pubblico/PIL è il 60%, possiamo RAGIONEVOLMENTE sostenere che il rapporto debito pubblico/PIL degli USA pari al 97,8% (pur non essendo tanto vicino al 60%, ma neppure così distante) sia sostenibile, ovvero possiamo RAGIONEVOLMENTE sostenere che gli USA possono onorare la restituzione dei prestiti ricevuti.
RISPOSTA ALLA PRIMA DOMANDA DEL SIG. GIORGIO:
gli USA potranno essere in grado di sopportare un debito pubblico che supera i 36.000 miliardi.
Per quanto riguarda l’Italia, nel documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze dal titolo “Rapporto sul Debito Pubblico 2024”, a pag. 39 viene riportato che il rapporto debito pubblico/PIL nel 2024 è stato di 135,3% (FONTE: https://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/presentazioni_studi_relazioni/Rapporto-sul-Debito-Pubblico-2024.pdf).
Il valore d 135,3% del rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia è di poco più del doppio del 60% stabilito dal Patto di Stabilità e di Crescita.
DOMANDA: il rapporto debito pubblico/PIL al 135,3% dell’Italia è “accettabile”?
Per rispondere alla domanda, occorre considerare cosa pensano i mercati, gli investitori, coloro che prestano i soldi (tra questi ci sono anche le famiglie italiane).
Lo Spread Italia-Germania si è attestato a 85,5 (FONTE. https://www.spreadoggi.it/, pagina consultata il 11/10/2025 alle ore 22:44).
Quando lo Spread Italia-Germania è relativamente basso, significa che i mercati ripongono fiducia nello Stato, ritengono che lo Stato sia in grado di restituire i prestiti, ritengono che lo Stato non andrà (come si dice) in “default”, in bancarotta.
Ricordiamo che il Governo Berlusconi IV fu costretto a rassegnare le dimissioni il 12 novembre 2011 allorquando lo Spread Italia-Germania arrivò a 552 punti base (FONTE: https://www.repubblica.it/economia/finanza/2011/11/09/news/effetto_berlusconi_sulle_borse_ue_ma_lo_spread_resta_a_495_punti-24701103/).
Come è noto, al Governo Berlusconi IV subentrò il Governo Monti.
RISPOSTA alla domanda precedente sull’ITALIA: nonostante il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia sia piuttosto alto, pari al 135,3% (il doppio di quanto stabilito da Patto di Stabilità e di Crescita), tuttavia lo Spread Italia-Germania testimonia che i mercati hanno fiducia nella capacità dell’Italia di onorare la restituzione dei prestiti contratti.
RISPOSTA ALLA SECONDA DOMANDA DEL SIG. GIORGIO:
indipendentemente da come l’Italia riuscirà a sostenere una spesa di 1.000 miliardi in 10 anni (ovvero di 100 miliardi all’anno per 10 anni), uno dei problemi prioritari da affrontare è ridurre il rapporto debito pubblico/PIL al di sotto del 135,3%, per poter ridurre la spesa per interessi maturati sul debito pubblico, che nel 2024 sono ammontati a 100 miliardi di euro (FONTE: https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-editoriali-spesa-a-100-miliardi-nel-2024-gli-interessi-azzerano-la-manovra).
In assenza di una NUOVA VISIONE dell’economia, per ridurre il debito pubblico, e di conseguenza la spesa per interessi sul debito pubblico, si potrebbe essere indotti ad attuare misure di contenimento tra cui aumento delle tasse, oppure riduzione della spesa pubblica (principalmente Sanità e Istruzione), senza, tuttavia, riuscire (a mio avviso) nello scopo di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, perché il PIL diminuirebbe a causa della contrazione della domanda di consumi interni e quindi della produzione (ovvero, del PIL).
Chiedo se ancora sara’ confermata la proposta di 64 anni.di eta’+ 25 contributi almeno e eventuale utilizzo tfr.
Grazie
Nel 2026 crolleranno gli Stati Uniti e ci trascineranno nel baratro. Addio pensioni.
Strano, dall’elenco delle profezie di Nostradamus questa notizia non risulta…
No la fonte è tua sorella…..
Egregio sig. giorgio, la sua maleducazione ha oltrepassato i limiti, spero che gli amministratori del sito prendano provvedimenti, anche se credo che il suo sia un caso senza speranza…
Sig. Giorgio,
lei afferma che “Nel 2026 crolleranno gli Stati Uniti e ci trascineranno nel baratro. Addio pensioni.”
Mi spiace prendere posizione diversa dalla sua, ma io affermo che nel 2026 NON crolleranno gli Stati Uniti e NON ci trascineranno nel baratro. Benvenute pensioni.
Sig. Franco, la prego di controllare meglio!
Nell’elenco delle profezie di Nostradamus ci DEVE per forza essere una delle due posizioni: o quella del sig. Giorgio, o quella mia. Controlli meglio, per cortesia (accidenti: la solita rima mia!).
Tutto il mondo sa che le profezie di Nostradamus sono vere (quando accadono).
Io non leggo Nostradamus perchè sono analfabeta e non so neanche leggere. Mi affido quindi a Lei che ha una cultura superiore alla mia.
Mi spiega gentilmente
1) come gli USA potranno essere in grado di sopportare un debito pubblico che supera i 36.000 miliardi;
2) come potrà l’Italia sostenere una spesa di MILLE MILLE MILLE miliardi in 10 anni senza intaccare sanità, pensioni e scuola?
una risposta con i numeri, quelli anche se sono analfabeta li capisco.
Grazie.
Certamente Dott. Perfetto, non mancherò di controllare di nuovo, ma nutro seri dubbi sulla posizione diversa dalla sua. 🤣🤣🤣🤣🤣
Se la politica fosse una cosa seria, articoli e dibattiti come questi non dovrebbero nemmeno esistere (lo dico con dispiacere, perché ho la massima stima per questo sito e per i suoi redattori), e spiego il perché.
Se nel 2011 si ritenne (a torto o a ragione), che i conti pubblici dello Stato italiano avessero bisogno di una legge sulla previdenza allora considerata “dura”, come la legge Fornero, da quel momento in poi la previdenza avrebbe dovuto essere messa nel cassetto. Invece, dal 2012 fino ad oggi, assistiamo (da parte di tutto il panorama politico, sindacati inclusi) a continue proposte alternative, deroghe, proroghe, eccetera.
Ma i conti pubblici italiani non sono certo migliorati dal 2011, anzi. Quello che è peggiorato è il panorama politico italiano, dove siamo tornati ai tempi di Don Camillo e Peppone. E quando le ideologie prendono il comando, è la fine della politica.
Faccio un semplice esempio: sono mesi ormai che il dibattito televisivo e giornalistico parla solo di Gaza, mentre i problemi italiani vengono riposti nel cassetto. Per carità, massimo rispetto per le morti di donne e bambini e per il genocidio in corso. Il genocidio in Ruanda, nel 1994, causò la morte di 800.000 persone (ottocentomila, non ho sbagliato), e non ricordo uno straccio di manifestazione contro chi era complice o appoggiava quel genocidio. Questo per dire che le ideologie hanno ripreso il comando, come detto sopra, e a mio parere ciò è solo negativo.
Ritornando all’argomento principale, cioè la previdenza: mettere la previdenza nel cassetto non significa non fare nulla per chi ha bisogno e resta senza lavoro in età non più spendibile sul mercato. Come?
– Riformando i centri per l’impiego.
– Riqualificando chi ha perso il lavoro a 60 anni, con percorsi formativi anche per impieghi diversi dalla mansione principale.
– Prevedendo, nei casi più gravi, l’inserimento in lavori statali non impegnativi dal punto di vista fisico.
– Potenziando i periodi di disoccupazione con contributi figurativi, che prevedano però un percorso di reinserimento (non il reddito di cittadinanza eterno).
Tantissime cose si possono fare, con intelligenza.
E invece siamo sempre qui, ogni anno, a discutere sulla legge di bilancio, tra novità e delusioni sulla previdenza.
Non ho capito se l’opzione ” 64 anni + almeno 25 contributi+eventuale utilizzo del TFR” resterà oppure se è secondo voi abbandonata.
Grazie per l’attenzione
Carlo
Per Wal: Ma lei è un burlone ! Simpatica la battuta sulla Vuvuzela ( trombetta sudafricana ), ho sorriso perchè mi immagino così e perchè non sono affatto permaloso. Ho una dote rara, l’autoironia, mi prendo spesso in giro da solo e molti mi apprezzano. Esperto di economia ? Non mi fregio di conoscenze su materie che non conosco, ma insomma, almeno il minimo sindacale. Non mangio pane ed economia, ma mi aspetto che un politico, che ormai da anni frequenta i gangli vitali dello Stato, conosca in maniera dettagliata lo stato economico del momento in cui è chiamato a decidere sulla sorte di un paese intero di 58 milioni di cittadini. Non solo me lo aspetto, ma lo pretendo. Quando per interessi di partito (voti ), o peggio ancora per interessi personali ( mazzette ), viene meno il bene comune, non c’è più futuro. Si vive e si gode del momento. Mors tua vita mea. Non è questo il mondo che voglio e che vorrei lasciare ai posteri. Cordiali saluti.
Va bene, prendo atto che non è permaloso.
Buona serata.
Ieri , caro Wal, c’è stato il famoso incontro tra governo e sindacati sulla manovra; il governo illustrava i provvedimenti ai sindacati; il giornalista notava una cosa strana; alla riunione c’erano diversi rappresentanti e ha notato varie persone tra cui una (non faccio nomi) che nella riunione dell’anno scorso era rappresentante sindacale, ora rappresentante del governo; la domanda sorge spontanea, ma l’anno scorso faceva gli interessi dei lavoratori o……..; ai posteri l’ardua sentenza; consoliamoci con la Paolini, tennista, che ieri ha fatto una partita straordinaria contro la n° 2 al mondo; saluti a te e ai gestori del sito
Q.41 Flessibile, opzione donna smontaggio Legge Fornero e quant’altro ci hanno preso per i fondelli per l’ennesima volta ma noi Italiani ma ci vogliono svegliare oppure continuiamo sempre a prendere pesci in faccia wiva i cugini francesi almeno loro sanno protestare giustamente noi Italiani massa di pecoroni.
In piazza si scende solo per la Palestina. Si scordi di avere la stessa risonanza per le pensioni. Siamo italiani!!!
Dal sito Money.it. Il costo del blocco di tre mesi costerebbe allo Stato 3,3 miliardi nel 2027 e 4,7 nel 2028. Quindi per lo Stato sarebbe meglio non bloccare e continuare con l’aumento di tre mesi che porterebbe ad un risparmio di 8 miliardi in due anni.
Se così fosse la spesa è troppo onerosa e non perseguibile. Opzione donna non interessa quasi più a nessuna e la quota 41 pur con la penalità del 2% avrebbe vita solo fino alle prossime elezioni, il tempo di acchiappare qualche voto ma con la crescita del debito pubblico in vistoso aumento. Rimane il contentino del blocco dei tre mesi solo per i 64enni, ma per quanto ? Prima o poi anche i 61enni-62enni-63enni arriveranno a 64 e a quel punto dovranno essere bloccati anche a loro altrimenti si continua con figli e figliastri, una ruota della fortuna versione Durigon. Ma basta !!! Ogni anno è un delirio di ipotesi, suspence da film dell’orrore. Non se ne può più.
Diciamo la verità. La previdenza è l’ultimo dei pensieri dei governi.
Io sono già in pensione e loro sperano ch’io passi rapidamente a miglior vita.
Già il fatto che noi pensionati siamo tassati come dipendenti, è una roba che capita solo dalle nostre parti. In più ogni anno perdiamo potere d’acquisto. Tranne rare eccezioni abbiamo sempre avuto una cattiva politica. Non andare a votare vuol dire accettare lo status quo
Chi manca agli impegni presi non è più degno di fiducia…
Da un articolo di oggi su TODAY, la sterilizzazione dell’ aumento di tre mesi su pensione di vecchiaia e usuranti come prevede la legge Fornero nel 2027, sarà fatto per i lavoratori precoci e per gli usuranti.
errata corrige su pensione di vecchiaia e anticipata.Scusate.
👍
Se così fosse allora sarebbe per tutti e questo è impossibile. Dal sito Money.it si parla di una spesa di 3,3 miliardi per il 2027 e di 4,7 per il 2028, totale 8 miliardi in due anni. È più facile che facciano qualcosina con la finanziaria del 2026 in prossimità delle elezioni, giusto per fare vedere che qualcosa avranno fatto, ma l’ennesima promessa di cancellare la Fornero entro fine legislatura sarà mancata. Altri 5 anni di balle ma che hanno reso parecchi voti. Continuiamo pure così a farci del male.
Come già detto nel precedente commento, parlare di voci su 41 flessibile senza citare fonti e’ uguale a chiacchere da bar. Non faranno nulla Confindustria ha parlato molto chiaro.
Concordo con Mario e aggiungo la seguente considerazione: in Francia si rischia una crisi di governo con al centro la legge che ha portato l’eta’ minima per poter andare in pensione da 62 a 64 anni. Quì in Italia in occasione dell’approvazione della Legge Fornero, molto piu’ rigida di quella francese, 2 ore di sciopero e tutti zitti. Siamo proprio un popolo strano. Non voglio aggiungere altro
Che da noi si siano fatte solo poche ore di sciopero è vero; ma qui il problema appare più complesso, tanto che è l’intera Europa ad avere la “tramerella”.
https://www.politico.eu/article/brussels-european-union-nato-france-national-rally/
Scustate: “tremarella”.
Ma magari venisse giù tutto! Questa sovrastruttura mostruosa, l’UE, questo peccato contro Natura, è già durata fin troppo. L’ inganno è smascherato da tempo, basta aprire gli occhi ! Purtroppo faranno ancora danni prima che questo, inevitabilmente, accada. Basterebbe che, con un po’ di coraggio, i nostri “prodi ” governanti seguissero i segnali, importanti, che stanno arrivando a livello globale, ma, mi rendo conto, è più comodo fare i Don Abbondio del caso, con il culo al caldo, che rischiare del proprio. Avremmo potuto e dovuto fare cadere l’UE anni fa, ma, forse i tempi non erano maturi, e uomini e coraggio ci sono sempre mancati, ora che Francia e Germania “soffrono” chissà che sia la volta buona. Noi , però, non faremo niente. Come sempre, opportunisticamente, staremo alla finestra e ci affideremo allo Stellone.