Pensioni anticipate 2018/19, ultim’ora: regole univoche per tutti: 40+60?

Le ultime novità sulle pensioni anticipate al 17 aprile 2018  giungono dal web, in attesa che la fase di stallo politica si sblocchi e si comprenda a chi Mattarella affiderà l’incarico per guidare il Paese, procediamo col seguito dell’analisi dei risultati emersi dal sondaggio lanciato da Mauro D’Achille, amministratore del gruppo Pensioni e lavoro: problemi e soluzioni. Ieri vi avevamo detto che tra le richieste fatte al futuro Governo emergevano tra le priorità: lo stop dell’adv, lo stop dei privilegi dei parlamentari, e l’uscita a 60 anni. Oggi completiamo il quadro dicendo che le persone, da quanto emerso sui commenti rilasciati sul nostro sito, vorrebbero in realtà delle regole semplici ed univoche per tutti, il continuare a dividere i mestieri in più o meno gravosi, per molti, non farebbe che ampliare le differenze tra i cittadini ed il senso di ingiustizia.

Riforma pensioni 2019: occorrono regole semplici, univoche per tutti

Claudio, scrive: “please, regole per andare in pensione semplici, chiare, dirette, univoche per tutti” Poi prosegue, lanciando un appello al Governo che verrà e che dovrà metter emano alla riforma pensioni, come da promessa elettorale: “di questo abbiamo bisogno non arzigogolamenti che nascondono trappole truffaldine come l’A.D.V. e l’A.P.E.”

Ida aggiunge, seguendo in parte il parere di Claudio, servirebbe modificare l’attuale sistema previdenziale puntando su almeno 3 modifiche base: “ 1. Dividere assistenza da previdenza 2. Abolire i contributi figurativi dei parlamentari come ha detto Boeri 3. Rendere chiara la legge – qualsiasi sia – eliminando tutti i vari distinguo che le circolari dell’ INPS provocano : ad esempio Opzione Donna la legge diceva 57 o 58 anni e 35 di contributi ( non diceva che chi ne ha una parte nella Gestione Separata non può accedervi), Autorizzazione ai CV prima del 2007: mai abrogata ma non accettata dall’INPS.  Lo scopo delle modifiche dovrebbe, e si torna alla richiesta di Claudio, semplificare le attuali regole: “Un ginepraio di regolette, che fanno sì che nessuno capisca nulla della propria situazione”.

Pensioni anticipate 2018/19: nessuna distinzione tra gravosi

Luigi Metassi, amministratore del Comitato esodati licenziati e cessati, che ringraziamo per il lungo commento sul sito, scrive parlando dei lavori gravosi, che nessuna soluzione, riferendosi alla nuova commissione che sarà chiamata a studiare l’ampliamento dei gravosi, potrà mai venirne a capo. “Si possono migliorare forse le cose, magari valutando quei lavori che, da un punto di vista di stress e dispendio di energie appaiono più gravosi. Questo però non risolve il problema, perché c’è differenza tra lavoro dipendente e passione e non è così automatico attribuire coefficienti anche tra gli stessi lavori”. Poi spiega che il rischio sarebbe sempre quello di accontentare solo alcune persone, mettendo in sostanza solo ‘toppe’ .  “ La casistica- spiega- è talmente ampia che, la stessa istituzione di una commissione di studio apparirebbe come il piú classico dei classici metodi per non approdare a nulla o per dare soluzioni raffazzonate che soddisferebbero alcuni e scontenterebbero molti”. Poi conclude, se si agisse sulle regole del lavoro, molti problemi non si porrebbero sulla necessità di anticipate le uscite: In realtá, sono l’assenza di sicurezza e tutele sul lavoro il problema di fondo. In un ambiente di lavoro sano e tutelato, le cose cambierebbero radicalmente per molti lavoratori”.

Giovanni , tra le righe, con la sua testimonianza avvalora il ragionamento di Luigi Metassi a proposito di lavori usuranti. “il mio lavoro non è usurante– ci spiega affranto-  però abito a Genova e lavoro a La Spezia ( non per scelta mia ). Esco di casa alle 6.15 e se tutto funziona ( 4 treni e 2 oppure 4 autobus ) rientro alle 19.30  Ho 61 anni e in casa non c’è nessuno a prepararmi la cena o a provvedere alle faccende domestiche e ho un papà di 93 anni, Ho i miei problemi a deambulare maturati nel mio passato ma alla sera se non affretto il passo ( non posso correre ) perdo il treno” Poi conclude, come a dire: chi può stabilire chi fa un lavoro usurante e chi no? : “ Insomma, il mio non è un lavoro usurante però dopo 11 anni di questa vita”

Per i disoccupati 60 anni e 20 di contributi

Mimmo spiega che esiste una categoria di lavoratori che spesso vengono scordati, gli attuali disoccupati: “E’ inutile negare che il punto più dolente è negare la pensione a chi è disoccupato per qualsiasi motivo senza ammortizzatori sociali”. Poi spiega per questi soggetti ogni regola e/o miglioria resta vana, non si riescono a raggiungere gli anni contributivi richiesti: “ A 60 anni questa categoria di ex lavoratori dipendenti (pubblici e privata), in deroga ad ogni riforma, deve aver diritto alla pensione in quanto rimanendo senza lavoro (e, con la situazione economica attuale, non avendo alcuna possibilità di trovare occupazione a quell’età) non maturerà mai né i 30, né i 40, né i 41, né i 42 anni di contributi” .

Si  permetta dunque loro di andare a 60 anni d’età, chiede, con un monte contributivo più basso. Ecco la sua proposta: “ DISOCCUPAZIONE, 60 ANNI E 20 DI CONTRIBUTI devono essere nuovi requisiti per aver diritto a trattamento pensionistico. In più occorre riconoscere il periodo trascorso in stato di disoccupazione senza NASPI come periodo utile PER IL DIRITTO (E NON PER LA MISURA) ALLA PENSIONE.”

Pensioni anticipate 2018/19: 40 anni di contributi e 60 d’età per tutti

Tutti concordano sul fatto che dopo 40 anni di lavoro si debba poter andare in pensione indipendentemente dall’età del richiedente, 40 anni di lavoro sono tanti, dicono in molti. Mimmo scrive: “ Sarebbe cosa buona e giusta eliminare completamente i vitalizi e concedere la reversibilità solo a vedova/a del politico defunto e non tramandarlo per alcune generazioni. Fissare un’età per andare in pensione è una cosa sacrosanta soprattutto dopo aver lavorato 40 e più anni (abolizione dell’ADV)”

Pasquale scrive: “QUARANTA ANNI DI CONTRIBUTI SONO TANTI. ETA’ ANAGRAFICA MINIMA DI 60 ANNI UNITAMENTE A 40 ANNI DI ANZIANITA’ CONTRIBUTIVA”. Questa proposta trova concordi molti, che ritengono un diritto la quiescenza dopo così tanti anni di contributi versati alle spalle.

Pensioni anticipate donne: ok 60 anni, ma indipendentemente dai contributi

Le fa eco Concetta che rilancia, si potrebbe perfino ipotizzare, : Uscita a 60 anni indipendentemente dai contributi” Poi spiega bene il senso della sua proposta “ se voglio avere una pensione in base a quello che ho versato è affare mio non degli altri”. Questa soluzione è scritta da una donna, forse una delle tante che ambirebbe al proseguo dell’opzione donna.

Le donne, spesso non riescono ad avere un montante contributivo molto elevato, avendo avuto nell’arco della propria vita carriere discontinue. Molte di loro hanno ‘sacrificato’ la loro carriera, per sopperire ad un welfare scarso, e si sono spese per la cura dei figli prima e dei genitori anziani dopo. Ragione per cui chiedono o di poter uscire prima, seppur con assegno decurtato e calcolato su base contributiva, o almeno il riconoscimento del lavoro di cura e dunque uno sconto sugli anni contributivi necessari al raggiungimento della quiescenza.

Poi certo bisognerebbe, prima di andare verso regole univoche per tutti, che il Governo non scordasse, di porre rimedio al dramma di quelle 6000 persone, gli esodati, escluse dalle precedenti salvaguardie, che oggi si trovano senza reddito e senza pensione. Cosa ne pensate di quanto emerso? Una riforma pensione che vada in questa direzione, di semplificazione, potrebbe funzionare per tutti e ridare equità?

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