Pensioni anticipate 2019, novità: 6 le modifiche necessarie alla riforma Fornero?

Pensioni anticipate 2019, novità: 6 le modifiche necessarie alla riforma Fornero?

Ieri vi abbiamo riproposto un’intervista interessante che l’onorevole Cesare Damiano ha fatto, nel suo programma ‘L’Approfondimento’ su Retesole, al vicepresidente della Cgil Colla, che interrogato su quale potrebbe essere la migliore modifica attuabile alla riforma pensioni post quota 100 ha risposto che a suo avviso la soluzione migliore potrebbe essere rispolverare il Ddl 857 di Damiano -Baretta-Gnecchi, che ha in sé anche l’importante considerazione che non tutti i lavori sono uguali.

Detto ciò al termine dell’articolo abbiamo chiesto ai nostri lettori se fossero o meno d’accordo sulla proposta di Colla di riprendere in mano il Ddl 857 depositato nel 2013 che ancora risulta essere in standby. Molti i lettori che hanno gentilmente lasciato il loro commento a tal riguardo, quello che qui vi riportiamo potrebbe essere definito la ‘panacea’ previdenziale, infatti il nostro lettore, magari non tenendo in considerazione le risorse che tali provvedimenti richiederebbero, ha tentato di mettere insieme tutte quelle misure che, a suo dire, potrebbero portare verso una giusta ed equa riforma previdenziale. Almeno 6 le modifiche al sistema previdenziale che il Governo dovrebbe approvare, eccovele nel dettaglio.

Pensioni 2020, Il Ddl 857 va bene, ma non del tutto

Ecco allora la proposta articolata di Antonio, che ringraziamo per aver aperto ad un dibattito costruttivo: “L’articolo si conclude con “il Ddl 857 potrebbe essere la proposta più giusta per una più equa flessibilità in uscita post quota 100”, secondo me la risposta è: non del tutto. Sono più che d’accordo con la parte che dice che con 41 anni di contributi si può lasciare il lavoro indipendentemente dall’età e senza nessuna penalizzazione, mentre per quanto riguarda le varie combinazioni di età e contributi con relative percentuali di penalizzazione non mi convincono. Ad esempio oggi con la quota “62+38” si può lasciare il lavoro senza penalizzazione con la proposta Damiano ci sarebbe un taglio dell’assegno del 6,9%, o ancora con la proposta Damiano a 64 anni e 36 di contributi si avrebbe un taglio del 3,7%, sinceramente non capisco la logica.

Io credo che la quota “62+38” al suo naturale scadere ovvero al 31/12/2021 debba essere sostituita con le seguenti misure:
1) Abolizione per sempre dell’aspettativa di vita (la si tiene solamente per calcolare il coefficiente di trasformazione del montante contributivo)
2) Abolizione delle finestre di 3/6 mesi, quando una PERSONA raggiunge il requisito richiesto HA DIRITTO A VEDERSI RICONOSCIUTO DETTO DIRITTO
3) Quota 41 per tutti, peraltro questa opzione è contemplata nel suddetto DL 857
4) Quota 100 vera ossia tutte le combinazioni che danno come somma 100 tra età anagrafica e contributi versati senza nessuna penalizzazione dell’assegno
5) Quota 93 CONTRIBUTIVA con un minimo di 58 anni (che assorbirebbe di fatto l’opzione donna), per coloro che accettano il calcolo contributivo dell’assegno.
6) Penalizzazione proporzionale per chi si trova in situazioni intermedie tra la proposta 4 e 5, ad esempio poniamo un lavoratore che ha 60 anni e 37 di contributi, ovviamente non può aderire a quota 100 perché non ha i requisiti ma ha superato i requisiti per quota 93 contributiva (60+37=97), quindi ipotizzando che col calcolo contributivo abbia un assegno pensionistico di 1300€ mentre col sistema misto di 1370€. La differenza 70€ divisa per la differenza delle quote (100-93=7) farebbe si che ogni punto di quota vale 70€/7=10€ e avendo raggiunto quota 97 cioè 4 punti in più del minimo (93) avrebbe comunque la possibilità di pensionarsi con un assegno di 4*10€+1300=1340€

Vi é poi chi come Enzo che sostiene che il problema principale sia in realtà il fatto che si continui a parlare di Quote per modificare la legge Fornero, molto meglio, a suo dire, sarebbe al più fissare un’età perché non tutti riescono ad arrivare ai 40 anni di contributi seppur si sia iniziato a lavorare da giovani, la ragione? All’epoca non tutti i lavoratori hanno versato i contributi.

Pensioni 2020, le quote non servono :accontentano alcuni e scontentano altri

Così Enzo: Le quote non servono, accontentano alcuni e scontentano altri, ci sono un sacco di precoci che fanno fatica ad arrivare a 40 anni di contributi…proprio perché precoci alcuni datori furbetti non hanno versato i contributi e molti si ritrovano con buchi previdenziali, la strada giusta per tutti è fissare un’età…facciamo 63 massimo 64 anni e poi uno va in pensione con quanti contributi versati…molto semplice, chi ha versato e lavorato di piu’ prendera assegno piu’ alto. Non dimenticate poi chi a 55/56/57 anni ha perso il lavoro…fa fatica a trovare occupazione perché troppo “anziano” e fuori mercato e non riesce piu’ a maturare contributi… ci sono diverse variabili che compongono un’attività lavorativa e proprio queste variabili devono contribuire ad andare in pensione ad un’età precisa lasciano perdere le varie quote dove per accedervi devi essere “nel posto giusto al momento giusto”.

In realtà nelle sei modifiche indicate da Antonio rientrebbe anche Enzo, il problema é che per poterlo realizzare, essendo un ‘minestrone’ , seppur ‘saporito’ di provvedimenti, occorrerebbero molte risorse. Chissà se almeno alcuni dei 6 punti indicati siano finiti nei 4550 emendamenti depositati, che ora il Governo sta vagliando, sarà nostra cura darvene conto nei prossimi giorni, sebbene molti, come l’esecutivo ha già annunciato, andranno incontro alla tagliola dell’inammissibilità.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

8 pensieri su “Pensioni anticipate 2019, novità: 6 le modifiche necessarie alla riforma Fornero?

  1. Bisognerebbe ripristinare la pensione contributiva Dini ovvero 64 anni di età, minimo 20 anni di contributi e una pensione minima lorda di 2,8 volte l’assegno sociale (circa € 1.300 al mese) che attualmente la possono richiedere soltanto chi ha iniziato a lavorare dal 01/01/1996 oppure chi ha almeno 1 mese di contribuzione EFFETTIVA nella Gestione Separata, tutto questo casino perchè la Fornero ha abolito la possibilità di poter optare per le regole della pensione contributiva.

  2. Per non scontentare tutti sul tema delle pensioni, e per dare flessibilita’ in uscita
    Per superare l ‘odiosa riforma fornero,il
    Sistema delle quote non va bene, si accontenta qualcuno a scapito di altri.
    Invece si stabilisce un’ eta’ 63 o 64
    E si conteggiano I contributi che il lavoratore
    Ha fino a quel momento, ma e’ cosi difficile
    Farlo!!!!!

  3. Io ho 64 anni e non arrivo a 36 anni di contributi..non pensate che alla mia età (operatore sociosanitario)sia ora che vada in pensione?pensate anche alle donne che fanno figli e a casa hanno altre ore di lavoro..

    1. Sarebbe giustissimo ma la Sig.ra Fornero le ha impedito di poter optare per le regole della pensione contributiva Dini

  4. Salve sono un lavoratore usurante con 55 anni di età e 35 di contributi di 31 usuranti, si parla di tanti numeri quata 41 per tutti quota 100 , 63 o 64 per il diritto alla sacrosanta pensione,io come usurante con la norma attuale andrei in pensione con 61,7 anni e ha quell età ho maturato oltre 41 anni anni di contributi e quasi 38 di solo usurante, ma non credete che sia ingiusto?

  5. La cosa più giusta è 41 da gennaio 2020, non si può aspettare dicembre 2021 che scada la quota 100 , ma i lavoratori che anno già più di 41 anni di contributi devono lavorare ancora per 2 anni, è veramente vergognoso.

  6. Sono Giovanni mi inserisco in questo programma per chiedere spiegazioni anche se non riguarda l’argomento. Mia moglio 60 anni non lavora, risulta con quasi 18 anni di contributi + 16 mesi nella gestione separata (lavorava in un call center e aveva la partita iva ). Mi dicono che i 16 mesi non possono essere aggiunti ai 18 anni per raggiungere i 20 anni per il minino della pensione anche se ci vogliono altri 7-8 anni per averla è vero? vi chiedo aiuto cosa posso fare?
    Saluti Govanni

  7. “Chissà se almeno alcuni dei 6 punti indicati siano finiti nei 4550 emendamenti depositati, che ora il Governo sta vagliando,…”, osserva Erica Venditti con quel “Chissà” ad effetto che apre la frase e rafforzato da quel “almeno” che apre alla Speranza (“e tu, dolce Speranza, con ali d’argento sul mio capo, spargimi d’azzurro”).
    No.
    I 6 punti indicati non sono finiti nei 4550 emendamenti.
    Possono portarci via tutto, il lavoro e la pensione. La Speranza giammai.

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