Pensioni anticipate 2019, novità: quota 100 slitta a giugno per gli statali

L’arrivo della quota 100 da febbraio/ marzo 2019, primo passo per lo smantellamento della Riforma Fornero, dovrebbe avvenire, al fine di risparmiare sui costi e rendere gestibile le uscite, a cadenza trimestrale, con 4 finestre. Le ultime novità al 23 ottobre 2018 però arrivano da ‘Il Messaggero’ che fa notare come purtroppo la misura non sarà fruibile subito per tutti, per gli statali, ad esempio, slitterà di altri tre mesi. I dettagli

Pensioni anticipate 2019, ultime novità: Per gli statali slitta la quota 100

I dipendenti statali non solo dovranno rispettare i due vincoli imposti dalla misura, ossia raggiungere il minimo anagrafico dei 62 anni d’età e il minimo contributivo dei 38 di contributi, ma dovranno anche attendere ulteriori tre mesi per potervi accedere. A conti fatti per loro, dice Il Messaggero, la quota 100 slitterà a giungo 2019.

Gli statali che vorranno optare per l’uscita con la nuova misura, dovranno dare un preavviso di tre mesi all’ente per il quale prestano servizio,  periodo che sommato agli altri tre mesi della prima finestra, porteranno il tempo di attesa per le prime pensioni anticipate a giugno 2019.  Da un lato questo permetterà un ricercato risparmio da parte del Governo, che ha in mente l’approvazione di molte misure, ma pochissime risorse a diposizione, dall’altra, come spiega Il Sole 24 Ore, verrebbe soddisfatta anche una richiesta avanzata dalla ministra della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che punterebbe ad avere più tempo per poter organizzare i concorsi per sostituire subito chi va in pensione, in nome del principio della continuità amministrativa.

Considerando che le prime stime indicano come buona parte di coloro che opteranno per quota 100 saranno proprio dipendenti statali, oltre 170 mila su una platea al di sotto dei 400 mila, va da sé che la strategia dello ‘slittamento’ potrebbe tradursi in un risparmio considerevole per lo Stato. Ma non è l’unica novità che farà discutere. L’altra riguarda il Tfs.

Pensioni 2019, Trs solo a 67 anni

Il Quotidiano scrive che con la quota 100 potrebbe esplodere una vera  e propria bomba ad orologeria considerando che se si dovesse corrispondere a tutti i 170 mila lavoratori statali uscenti nell’immediato il Tfs, trattamento di fine servizio, la cifra totale si aggirerebbe su 3 miliardi di euro.

Per ovviare a tale salasso, Salvini e Di Maio, dice l’indiscrezione di Repubblica, starebbero pensando di versare la liquidazione solo alla maturazione della pensione di vecchiaia, ossia al raggiungimento dai 67 anni. In sintesi, i lavoratori statali che andranno in pensione con quota 100 dai 62 anni  per poter riscuotere il Tfs dovranno attendere ben cinque anni. Vi è da chiedersi quanti accetteranno.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

21 pensieri riguardo “Pensioni anticipate 2019, novità: quota 100 slitta a giugno per gli statali

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    24 Ottobre 2018 in 22:45
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    IO NON CAPISCO PERCHE’ CI SI ACCANISCA A DIRE CHE OGNI ITALIANO ABBIA UN DEBITO (PUBBLICO) DI 37.000 EURO! COME IL POLLO DI TRILUSSA? SEMMAI, COME DA COSTITUZIONE, IL DEBITO SAREBBE SECONDO “LE PROPRIE POSSIBILITA’ A CONTRIBUIRE” (NONCHE’, AGGIUNGO IO, SECONDO QUANTO NE ABBIA USUFRUITO); ANCHE PERCHE’, SE UNO HA ZERO, DEL DEBITO, EVENTUALMENTE, PER ZERO HA USUFRUITO. SE UNO HA MILIONI DI EURO, DEL DEBITO, EVENTUALMENTE, AVRA’ USUFRUITO PER MILIONI DI EURO!
    QUINDI PARLARE DI 37.000 ERO A ITALIANO E’ UNA STUPIDAGGINE ENORME!
    PERSONALMENTE, POI, IO NON HO NESSUN DEBITO, A PARTE UN MUTUO CHE ONORO PUNTUALMENTE.
    COMUNQUE SIA, SE VOGLIAMO, SI POTREBBE METTERE UNA TASSA ANNUA DI SCOPO SUL DEBITO PUBBLICO E POI NON AVERE PIU’ ROTTURE DI SCATOLE CON BRUXELLES E RITORNARE AL TENORE DI VITA PRE EURO, SENZA LITANIE ASCOLTATE IN GINOCCHIO SUI CECI, PER MAGGIORE CONTRIZIONE, DA PARTE DI ALCUNI TALK SHOWS E ALCUNI MEDIA.
    NATURALMENTE SI DOVREBBE CONTRIBUIRE A QUESTA IMPOSTA DI SCOPO SUL DEBITO PUBBLICO COME DA COSTITUZIONE, CHE PREVEDE CHE OGNUNO PAGHI SECONDO LE PROPRIE POSSIBILITA’, E, AGGIUNGO IO, SECONDO QUANTO SI SIA ARRICCHITO GRAZIE ALL’EVENTUALE DEBITO; QUINDI TALE IMPOSTA DOVREBBE ESSERE ALTAMENTE PROGRESSIVA: DA ZERO EURO IN SU!

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    24 Ottobre 2018 in 18:28
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    GIUSEPPE. C scusa, ma sono 2 mesi ogni tuo commento è basato sul TFS, abbiamo tutti capito, ma non è la sede giusta per ricriminarlo. Prendi il forcone e vai a rompere a chi di dovere. Forse qualche risultato in più l’avrai

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      25 Ottobre 2018 in 12:50
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      Caro S. Antonio, sono più vote che mi dice quello che posso, o non posso, e come scriverlo: perché non si fa gli affari Suoi? io scrivo, educatamente, quello che mi pare; se non Le piace non lo legga. A, EVENTUALMENTE, GIUDICARE IL FUORI TOPIC DEI COMMENTI E, EVENTUALMENTE TOGLIERLI, NON E’ LEI MA LA REDAZIONE. QUINDI NON MI INFASTIDISCA PIU’ CON LE SUE LAMENTELE NEI MIEI RIGUARDI E PENSI A QUELLO CHE SCRIVE LEI. Inoltre LEI SBAGLIA NEL DIRE, E’ LA SECONDA VOLTA CHE GLIELO SCRIVO, CHE IL TFS NON C’ENTRA NIENTE CON LA LEGGE FORNERO SULLE PENSIONI, IN QUANTO E’ STATA PROPRIO QUESTA LEGGE A CONGELARLO.
      DETTO QUESTO PREGHEREI I SIGNORI GESTORI DEL SITO DI MODERARE I RAPPORTI TRA GLI UTENTI.

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      25 Ottobre 2018 in 12:56
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      La sede giusta e’ proprio questa; il forcone lo prenda Lei… Per quel che riguarda i risultati, su “Il sole 24 ore” e su “Il Messaggero”c’è una intervista all’Onorevole Durigon che DICHIARA CHE STANNO PRENDENDO IN ESAME DI RIDURRE IL PERIODO PER IL PERCEPIMENTO DEL TFR DEGLI STATALI; mentre prima si parlava di portare a cinque anni il suo percepimento con quota 100! Qualcosa si muove… Lei pensa che nessuno venga a spulciare i commenti in questo ed altri siti di Previdenza per vedere che aria tiri?

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    • Erica Venditti
      25 Ottobre 2018 in 13:51
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      Moderiamoci Antonio….grazie

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    24 Ottobre 2018 in 16:27
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    Non vorrei che, prima i poi, nonostante costituirebbe un assurdo o, proprio perché, in questo panorama di assurdi, sarebbe un assurdo, prima o poi anche il TFR TFS scomparisse dalle nostre disponibilità, dichiarato “non diritto” nel Paese dove qualche politico (a disposizione per il nome) ha dichiarato che “non esistono diritti” (non diritti quesiti, proprio “diritti” e basta!) e, ricalcolato assurdamente in base ad assurde argomentazioni dell’ormai “quasi Paese dell’assurdo”, se mi posso permettere di esprimere la mia impressione che, sbagliata o giusta, percepisco, dichiarato equivalere ad euro zero.

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    24 Ottobre 2018 in 16:27
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    Ragazzi, si fa per dire, io questa UE non la digerisco più. Nel 2011 impone la riforma pensionistica. Ora che vi è il modo di rivederla non ne vuole sapere, anche se la commissione dice che non mette il naso nelle riforme dello stato italiano. Comunque ci stanno facendo morire tutti aziende, privati ecc… Con lo spread stanno massacrando banche, risparmi degli italiani. A questo punto l’unica alternativa è uscire dall’europa così crolla l’unione e si ritorna come prima che sicuramente si stava maglio

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      24 Ottobre 2018 in 22:31
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      D’accordissimo, Antonio; prima dell’euro, da non confondere con l’Europa, si stava mille volte meglio e, se ci fossero problemi, uno si stampa valuta, come fanno U.S.A., Giappone e altri Stati, e lo paga; inflazione? E allora? Una volta c’era la scala mobile, tolta con pressioni sul sindacalista Trentin negli anni ’90, se ben ricordo. La scala mobile che, al contrario dell’ADV era un meccanismo automatico a favore dei lavoratori, adeguava automaticamente, oltre ai contratti, lo stipendio al costo della vita quando aumentava. Ricordo che compravo CCT al 17% di interesse! Praticamente uno stipendio; ora direbbero che è negativo perché lo spread era salito anche lui…
      Però una casa costava, in proporzione ad oggi, quindici volte meno e gli stipendi, grazie alle lotte sindacali, quelle di allora, erano ben pingui e non esanimi come ora!
      Bei tempi, prima dell’euro!
      POI LA PENSATA GENTIALE E, IL GIORNO DOPO L’INRTODUZIONE DELL’EURO, TUTTO COSTAVA ALMENO IL DOPPIO (GLI APPARTAMENTI MOLTO DI PIU’) CON L’EQUAZIONE UN EURO UGUALE MILLE LITE. RISULTATO: STIPENDI, RISPARMI E PENSIONI DIMEZZATE, COME NELLA GRECIA , CASTIGATA DA BRUXELLES! E CI DICONO CHE, SE USCISSIMO DALL’EURO, CI SAREBBE UNA SVALUTAZIONE DEL 30%? E ALLORA? SAREBBE UNA PACCHIA, DOPO ESSERE PASSATI PER UNA SVALUTAZIONE DEI NOSTRI RISPARMI, STIPENDI E PENSIONI DEL 100% ENTRANDOCI!
      DOVE SI FIRMA PER USCIRE? PERCHE’, RAMMENTIAMOLO, NESSUNO CI HA CHIESTO IL PARERE CON UN REFERENDUM; HANNO DECISO ALTRI E BASTA!
      QUANTO DETTO, SENZA NULLA VOLER RICONOSCERE ALL’ATTUALE GOVERNO!

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    24 Ottobre 2018 in 13:15
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    Il TFR, nello specifico TFS, è costituito dagli stipendi accantonati di proprietà del lavoratore, uno l’anno, accantonati per essere RESTITUITI il giorno del licenziamento o pensionamento. E’, il TFR, un istituto nato per sopperire alle necessità economiche del proprietario dello stessi fintantoché trovasse o un altro lavoro o iniziasse a percepire la pensione. Quindi ritengo improprio qualsiasi congelamento, come quello attuale che si protrae dal 2011 e eventuali futuri congelamenti. Peraltro se si promette di”abolire” la legge Fornero si dovrebbe, al contrario, scongelare il TFS, congelamento da questa voluto, e non congelarlo ulteriormente,
    Allibisco quando leggo che: “… potrebbe esplodere una vera e propria bomba ad orologeria considerando che se si dovesse corrispondere a tutti i 170 mila lavoratori statali uscenti nell’immediato il Tfs, trattamento di fine servizio, la cifra totale si aggirerebbe su 3 miliardi di euro…”.
    NON SAPEVA, CHI DI DOVERE, CHE NON ERANO SOLDI SUOI MA DEI LAVORATORI E DA TENERE SEMPRE A LORO DISPOSIZIONE NEI CASI PREVISTI?
    MA PERCHE’ SAREBBE UN PROBLEMA? QUALCUNO FA UN USO “DIVERSO” DI SOLDI DI PROPRIETA’ ALTRUI, CHE DOVREBBERO ESSERE ACCANTONATI E RESTITUITI AL LICENZIAMENTO O AL PENSIONAMENTO?
    DA DOVE ASCE TANTO STUPORE E TIMORE?
    IO I SOLDI NON MIEI, SE ME LI DANNO IN CUSTODIA, LI LASCIO SEMPRE A DISPOSIZIONE DEL PROPRIETARIO, MICA ME LI USO IO!

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    24 Ottobre 2018 in 12:58
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    Per quanto riguarda la mia famiglia, fa niente, fatela slittare quanto volete; tanto se penalizza rispetto alla legge Fornero aspetteremo quest’ultima.

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    24 Ottobre 2018 in 11:36
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    L’ulteriore dilazione nel pagamento del TFS per i dipendenti pubblici a partire dalla presunta data di pensionamento per vecchiaia, comporterebbe lo spostamento del “DOVUTO PER LEGGE” di altri due anni. Detto periodo si andrebbe ad aggiungere all’attuale disciplina di erogazione (forse non tutti sanno o ricordano che è ancora in vigore il regime della liquidazione di quelle spettanze, in comode rate annuali a partire da 24 mesi + 90 giorni dalla data di pensionamento, per poi proseguire -con la seconda rata- a distanza di un anno, e per i “più fortunati”, -quelli che superano i 100.000 €.- anche la terza rata, dopo un ulteriore anno). Ovviamente, per liquidazioni superiori, un anno in più per ogni frazione da 50.000€, fino ad esaurimento (e non si capisce se riguarda il denaro o il lavoratore/pensionato). Non paghi del fatto che la presunta riforma fornero ha colpito principalmente i dipendenti pubblici (che rappresentano circa il 75% dei “FORNERIZZATI”), sono sempre i soli ad essere il capro espiatorio di tutti i mali di questo paese. Una volta si diceva, a proposito dei rinnovi contrattuali, “POCHI MALEDETTI E SUBITO”, ma questa volta si può dire, CON CALMA, IN CASO DI SOPRAVVIVENZA DEL PENSIONATO, E SE E’ IL TFS SI PAGA IN EREDITA’ E’ ANCORA MEGLIO. Meditate lavoratori, meditate……

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    24 Ottobre 2018 in 10:28
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    Ogni giorno leggiamo una novità, ora è la volta dello slittamento a giugno per gli statali, sarà vero? Non se ne può più di questo continuo tira e molla, si sta giocando sulla pelle di chi ha già dato tanto e non vede l’ora di accedere alla meritata pensione dopo oltre 40 anni di lavoro…… ogni commento è superfluo

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    24 Ottobre 2018 in 10:02
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    A mio avviso non ci stanno capendo niente, ero tanto fiducioso su questo Governo, ma ora a giudicare dalla confusione che si sta generando nutro seri dubbi anche sulle competenze. Non è una novità che bisogna aspettare 3 mesi per la Pubblica Amministrazione come non lo è che se vai in pensione prima di aver versato 40 anni (diventati 41 con il Governo Berlusconi modificati poi dal Governo Monti con l’ADV agli attuali 42 e 10 mesi) dove ottieni l’81% ovvero il massimo che puoi percepire (salvo alcune eccezioni) prenderai una pensione in base ai contributi versati, non è una penalizzazione è un semplice calcolo contributivo….comunque ” bando alle ciance ” semplificando, se tornavano indietro di un solo step a quota 100 tra età e contributi per la pensione anticipata, età massima 65 anni per quella di vecchiaia sarebbe tutto più semplice..così facendo ormai a giugno 2019 saranno estinte le categorie dei Precoci, Lavori Usuranti, Esodati ecc..per mancanza di interpreti..avranno tutti o quasi tutti superato quota 41…

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    24 Ottobre 2018 in 6:56
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    I dipendenti pubblici non hanno più diritti…siamo carne da macello!!!

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    23 Ottobre 2018 in 18:45
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    D’altra parte una limatina ai requisiti Fornero sarebbero stati accettati anche dall’Europa visto che è diventata una riforma tra le più rigide del continente

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    23 Ottobre 2018 in 18:37
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    Per risolvere l’ingiustizia della quota 100 ( era più giusto fare quota 42/ 42,6 mesi ) basterebbe per l’ann prossimo bloccare l’ADV per le pensioni di anzianità o scendere proprio di 4 mesi. Sarebbe veramente il primo passo per nuovi requisiti

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    23 Ottobre 2018 in 18:26
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    Se si va avanti di questo passo in pensione ci mandano tutti a 70 anni . Ma il rospo più indigesto per l’Europa è senza dubbio il reddito di cittadinanza , bastava integrare il il reddito di inclusione e l’avrebbero digerito tutti

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