Pensioni anticipate 2020, ultime Cazzola: Quota 100 col Covid non convince più

Se già molto si era detto circa la bontà o meno della quota 100, misura considerata caposaldo della riforma pensioni del Governo giallo-verde, oggi sulla questione si é tornati a parlare. Ad affrontare la tematica nei minimi dettagli, partendo dall’ultimo rapporto fornito dall’Inps, é il Professor Giuliano Cazzola, che mai ha negato la sua contrarietà alla misura. Dalle sue parole, che si basano sull’andamento delle richieste di uscita anticipata avvenute attraverso la quota 100, domande in forte descrescita rispetto al boom inziale del 2019, si evince come la Quota 100 stia perdendo appeal ai tempi del Covid 19. A farla da padrone, forse in questa scelta, hanno inciso anche la CIG e lo smart working che stanno caratterizzando questo particolare periodo storico. Eccovi le sue considerazioni.

Pensioni anticipate 2020, ultime Cazzola: Quota 100 perde appeal, si resta a lavoro

A seguito di una forte richieste di domande di pensionamento anticipato attraverso la quota 100 nei primi mesi del 2019, la cui media giornaliera di richieste é passata da 4.000 degli ultimi giorni del mese di gennaio, alle 3.100 del mese di febbraio, per poi via via decrescere fino ad arrivare a sole 288 nel mese di Agosto, si evince come l’interesse verso una misura pensionistica a parametri fissi, ambo secco é stato definito da molti, ossia 62 anni d’età e 38 di contributi, sia scemata nel tempo. Il boom iniziale rispetto all’entrata in vigore del decreto n°4 del 2019 fu, potremmo dire, un ‘fuoco di paglia’, oggi, infatti, sempre meno la quota 100 risulta appetibile per accedere anticipatamente alla previdenza. Il dato risulta ampiamente confermato dallo stesso Inps, che nel XIX Rapporto annuale 2019 inzia a fare valutazioni sulla misura stessa anche rispetto ai primi mesi del 2020, sostenendo che il Covid19 non abbia affatto spinto le persone ad uscire prima dal mondo del lavoro, optando per quota 100. Anzi pare proprio che le dinamiche messe in atto dalla pandemia per salvaguardare i lavoratori, la CIG da un lato per le aziende che sono rimaste a corto di lavoro, e lo smartworking per quanti hanno potuto optare per il lavoro agile, hanno spinto le persone a rimandare la data del pensionamento. Ecco cosa cita il rapporto:

Considerando infine le domande di pensione “Quota 100” pervenute, al netto delle respinte, nel 2020 da gennaio ad agosto si sottolinea che la crisi epidemiologica di inizio anno non ha evidenziato una scelta dei lavoratori più anziani ad anticipare l’uscita dal mondo del lavoro; infatti in questi mesi di crisi non si registrano variazioni sostanziali del trend delle domande di pensioni “Quota 100”.

Pensioni anticipate 2020, quota 100 sempre meno scelta

Il rapporto specifica che a seguito dei primi mesi del 2019 ove le richieste effettivamente sono state molte, il boom fu dovuto sopratutto alla presenza di varie generazioni che maturavano i due requisiti richiesti, in seguito le domande di uscita anticipata con quota 100 sono risultate stabili così come nei primi mesi del 2020, la misura é stata utilizzata, dunque, solo in modo parziale rispetto a quanti ne avrebbero effettivamente avuto diritto.

Tale scelta, fa notare Cazzola, che sulla fallacia e sull’inefficienza di quota 100 ha a lungo parlato già alle origine della misura stessa, non rispecchia le aspettative del policy maker, esattamente come ‘malignamente’ , osserva il Professore, fa notare il Rapporto stesso: “ la scelta non rispecchia le aspettative di quelle forze politiche che hanno preteso la norma, e potrebbe essere dettata dalle condizioni di lavoro in smart working, soprattutto nella pubblica amministrazione e dall’utilizzo della cassa integrazione nel settore privato“.

Quota 100 nonostante la curva epidemiologica in atto non risulta aver attratto i lavoratori più anziani verso l’anticipo della pensione, non si evidenzia, stando ai dati diffusi da gennaio 2020 ad agosto, nessuna impennata nei confronti delle domande di pensioni per l’uscita anticipata. Pare secondo l’INPS, che in tale situazione lavorativa, l’ incremento dell’uso della CIG e dello smartworking abbiano reso meno conveniente la quota 100 e anzi più opportuna e maggiormente conveniente la permanenza dei lavoratori più anziani nel mondo del lavoro, lo scopo, chiaramente, quello di poter ottenere, con il ‘minimo’ sforzo, una futura pensione con importo più elevato.

Cosa ne pensate delle considerazioni del Prof Cazzola, siete tra coloro che stanno attendendo con impazienza di raggiungere i requisiti, entro il 2021, per poter optare per quota 100 a prescindere dall’assegno ultimo, o siete tra quanti, pur avendo già i requisiti, continuerete a lavorare, nonostante la crisi pandemica in atto, per poter avere una pensione più elevata? A vostro avviso quanto hanno inciso lo smart working e la CIG nella scelta dei lavoratori più anziani di rimandare il pensionamento? Fatecelo sapere, se vi va, nella sezione commenti, saremo lieti di leggere le vostre considerazioni.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

19 pensieri riguardo “Pensioni anticipate 2020, ultime Cazzola: Quota 100 col Covid non convince più

  • Pingback: Riforma pensioni, ultime oggi: Quota 41 post quota 100, intervista esclusiva a Durigon | Pensioni Per Tutti

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    13 Novembre 2020 in 14:37
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    ben detto. Ma se quota 100 non ha appeal e, oltretutto proprio per questo, comporta grosse penalizzazioni di importo, che ca..o dice Cazzola? Lo Stato non ci perde in nessun caso
    Parla da neoliberista di m.da che vuole tutti schiavizzati.

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    12 Novembre 2020 in 14:21
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    Per togliere qualsiasi dubbio a Cazzola, consiglio di aprire una finestra di quota 100 libera (anni di lavoro + età=100) e aggiungo anche con penalizzazioni..
    Vediamo poi dove si arrampica, anche questa volta, per dire che perde appeal !
    Cazzola si metta l’animo in pace: se vuole gli anziani a lavoro oltre i 60 anni o chi ha 41 anni di contributi alle spalle accetti anche, in ITALIA, il pacchetto completo : quello di avere anche il 40 % e più di trentenni a casa e provi a rifare i conti, come si dice per far quadrare il cerchio.

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      12 Novembre 2020 in 23:09
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      Fai una quota 100 senza paletti di età e vedi tu se non ci vado. Lavoro da 41 anni quasi e ne ho solo 60. Non mi resta che piangere!

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    12 Novembre 2020 in 14:16
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    Io spero di poter andare via a fine 2021 con quota 100: Lavoratrice ASSL dal 1986, Infermiere, avevo già riscattato due anni di studi, ora ho fatto domanda per riscattare il 3°, seppure a caro prezzo, proprio per poter andare a casa; Invalidità riconosciuta al 67%, proprio non potrei farcela ad aspettare fino ai 67 anni, e le promesse di tenere conto del lavoro di cura dei figli per le lavoratrici non sono mai state mantenute (io ho due figlie), quindi si, apprezzo Quota 100, rimane la mia unica ancora di salvezza.

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    12 Novembre 2020 in 10:34
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    Sicuramente il Covid ha messo in condizioni difficile tutti quelli che devono prendere decisioni importanti per la propria vita. Negare che quota 100 è stata una boccata di ossigeno per molti, nella mia azienda molti hanno aderito e io che ho già quota 102 e che per 3 mesi non potrò usufruirne prego il Signore che venga prorogata (attualmente quasi 61 anni e 41 anni di “bollini” certificati), è una bugia.
    La verità, e i numeri della pandemia sono li a dimostrarlo, i numeri vengono utilizzati parzialmente, interpretati e a volte sono pure FALSI !! Dobbiamo smettere di ascoltare questi commentatori da strapazzo dopo che sono stati politici inefficienti e la situazione attuale è lì a dimostrarlo. Inutili, ladri e incapaci.

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    12 Novembre 2020 in 9:42
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    Ma quale perdere fascino , le aziende non fanno assunzioni e fanno in modo tra incentivi ed altro di tenere gli anziani nel mondo del lavoro ,altro che patto generazionale Se non si incentiva la fuori uscita dal mondo del lavoro dei lavoratori avanti con l’età nei prossimi anni vremo l’incremento della disoccupazione giovanile.

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    12 Novembre 2020 in 5:53
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    a settembre ho compiuto 61 anni, lavoro da febbraio 77 nel settore privato, con 86 settimane di lavoro prescritto, nonostante date riportate sul libretto di lavoro.
    rientro nella quota 100, ma la scelta di aderire è molto sofferta, visto il tasso di trasferimento pari a circa il 72% dell’ultimo stipendio. Mi tocca continuare a lavorare!!!!

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    11 Novembre 2020 in 22:21
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    Nel 2021, 1 secondo dopo aver maturato i requisiti aderirò a Quota 100. Il lavoro non puó essere un ergastolo. E Cazzola cambia idea ogni settimana.

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    11 Novembre 2020 in 20:58
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    Capisco che la situazione sia grave, tutti i settori sono in sofferenza e mi rendo conto che le decisioni da prendere siano difficili. Sanità in sofferenza, salute da difendere, aziende in difficoltà, lavoratori che rischiano di essere licenziati, cassa integrazione da implementare, commercianti che chiudono, artigiani in sofferenza e sicuro dimentico qualcuno. Tutti chiedono aiuto allo Stato. Solo un appunto polemico, fino allo scorso anno quando il Covid non si era ancora manifestato o era solo una notizia da relegare nelle pagine interne dei giornali, uno stuolo di fenomeni, politici, economisti, influencer che impartivano il loro verbo dal web, Confindustrie de noantri e associazioni imprenditoriali ci insegnavano come noi tutti poveri derelitti disoccupati, lavoratori che perdevano il lavoro non dovevamo appellarci all’aiuto dello Stato perché noi eravamo gli unici artefici di noi stessi e dovevamo rimetterci in gioco e reinventarci. Ora, che la crisi è ampia e investe tutti i settori produttivi tutti chiedono soldi allo stato, chi per pagare i dividendi o gli stipendi ai propri dirigenti, chi per recuperare qualcosa a causa del negozio chiuso o chi, è notizia di pochi giorni fa, per salvare il calcio professionistico (fra l’altro la richiesta viene fatta dagli stessi personaggi che hanno già avuto ingenti somme a fondo perduto per le loro aziende con sede all’estero) Come vedete quando i problemi sono reali tutti vogliono più Stato anche i fenomeni che potrebbero reiventarsi….In tutto questo marasma ci sono i nostri problemi di lavoratori anziani che vorrebbero andare in pensione da vivi e mi rendo conto che per qualcuno questo nostro problema sia di poco conto oppure, per altri, dobbiamo sentirci felici di poter lavorare fino a 67 anni e oltre perché abbiamo un’aspettativa di vita oltre ogni limite quasi fossimo degli Highlander, il problema però sussiste ed è reale. Quello che più dispiace è che, anche i sindacati che su queste pagine continuano a recitare il loro mantra…41 anni di contributi devono bastare, flessibilità diffusa “intorno” ai 62 anni, le decisioni devono essere prese adesso….ecco, anche per loro, questi discorsi poi si scontrano con la realtà di quello che viene detto nelle sedi ufficiali dove si svolgono i colloqui con il Governo …..zero!!! Anche ieri nei colloqui con il Ministro Catalfo grandi progetti, ricostruzione dell’Italia ma di pensioni nessuno ha parlato. La brutta sensazione è che del nostro problema ne parleranno seriamente solo se la questione verrà sollevata da Confindustria o dai loro sodali in Parlamento solo perché tutti questi vecchi al lavoro non sono più produttivi, costano troppo e dobbiamo toglierceli di torno per assumere giovani malpagati e facilmente ricattabili…..e poi incolpano noi di essere in guerra con le generazioni più giovani.

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    11 Novembre 2020 in 19:07
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    Che non tutti i possessori dei requisiti per accedere a quota 100 avessero optato per utilizzare questa possibilità di anticipo( almeno non sfruttando il massimo dell’anticipo possibile9 era facilmente preventivabile e ancor più oggi, per il semplice motivo che chi accede ora alla pensione ci va con il sistema misto a partire dal 1996, quindi con una quota contributiva ampiamente maggioritaria rispetto
    alla quota retributiva. Questo vuol dire che le persone preferiscono lavorare ancora qualche anno per non avere un assegno pensionistico troppo basso, ma non significa che rinunceranno del tutto alla quota 100, molto più probabilmente non sfrutteranno tutto l’anticipo possibile.

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    11 Novembre 2020 in 19:04
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    Va bene che solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma cazzola frulla come una banderuola: solo pochi mesi fa definiva quota 100 utile come mitigazione dei problemi generati dal covid.

    Poi, delle due l’una: o quota 100 “costa moltissimo”, come dicono falsamente i suoi detrattori (in realtà costa meno della fornero, sulla durata di vita attesa di un sessantaduenne), oppure non ha molti estimatori (quindi dov’è lo “scalone” e l’alto costo) ?

    cazzola potrebbe fare un’ottima cosa tacendo.

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    11 Novembre 2020 in 17:41
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    Il sign. Cazzola farebbe bene a risparmiare le sue cazzole a chi ogni giorno fatica e lo mantiene con il suo lavoro.

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      11 Novembre 2020 in 20:54
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      Sig. Totuccio condivido pienamente quanto scritto!

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    11 Novembre 2020 in 16:47
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    Reperita iuvant…
    Avendo 60 anni e iniziando il 42esimo di contributi (per un totale ad oggi di quota 101) che me ne faccio di quota 100? (Intanto ho lavorato 3 anni in più di molti di loro…)
    Avendo poi fatto l’universita lavorando (perché per i poveri non c’è altra strada) cosa riscatto?
    Niente.
    A proposito: Sig. Prof Cazzola quanto ha lavorato lei e/o anche la prof. Fornero?
    Quanto poco o per niente o molto vi sentite responsabili della situazione attuale (covid escludendo)?
    La creazione degli esodati non vi sembra un dramma sociale? Uno studente avrebbe passato un esame universitario di economia politica, statistica attuariale, economia del lavoro , scienza delle finanze con un errore simile? Io l’avrei bocciato immediatamente per poca attenzione ai drammatici risvolti sociali causati da certe scelte.
    Ora, venendo al dunque personale:
    Quota 100 out! Per età e ingiustizia sociale, non mi resterebbe che lottare per quota 42 libera. Ma non mi va di ripetere le sconfitte.
    Da buon situazionista (ogni tanto leggetevi Debord , invece di autocompiacervi con le vostre teorie presunte verità) non voglio essere accusato dai giovani di essere andato in pensione troppo presto e aver dissanguato cosi loro e lo Stato.
    Andrò fra 7 anni , a 67, con ben 48 di lavoro …
    Pari a quota 115!!! (Morte permettendo)
    Che si rendano conto loro (i giovani) di dove andremo a finire: ogni 6 come me ,un posto
    di lavoro in meno, più gli altri persi per nuove tecnologie, delocalizzazioni…
    Che la rabbia monti in loro…
    Ce ne sarà da vedere delle belle…

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      11 Novembre 2020 in 17:03
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      Considerazioni perfette sia nei temi che nei confronti della Sig.ra Fornero e del Sig. Cazzola. Complimenti, dott. Paolo Ceccherelli. Il sistema previdenziale messo in piedi dal famoso “governo tecnico” del 2011 è stata una pugnalata a milioni di cittadini, altro che come recita la Sig.ra Fornero, abbiamo dovuto salvare il paese…. VERGOGNA ITALIANA!!!!

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      11 Novembre 2020 in 19:01
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      Non pianga: tra 10 mesi avrà l’anticipata Fornero.
      quindi lasci stare la quota 100, e il resto degli sproloqui, please.

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    11 Novembre 2020 in 16:43
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    La fornero e cazzolino cambino paese

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