Pensioni anticipate 2020 ultime novità: il flop di quota 100

Le ultime novità sulle pensioni di oggi 9 ottobre 2020 riguardano ancora una volta la quota 100 e cosa succederà una volta terminata questa sperimentazione. I risultati di quota 100 probabilmente non sono stati quelli sperati, come ricorda la Confapi di Padova che la definisce un flop. Anche in un articolo sul Foglio a cura di Luciano Capone possiamo leggere come quota 100 non sia la soluzione giusta, e come secondo il giornalista quota 101 o simili non devono esser soluzioni prese in considerazione per il futuro.

Ultime novità Pensioni anticipate oggi 9 ottobre: Confapi, ‘Quota 100 flop’

Nel primo semestre del 2020 da gennaio a giugno 2020 sono state avanzate 47.810 domande per uscire tramite quota 100, a fronte delle 228.829 presentate nel 2019, di cui 150.768 accolte. In pratica, meno di un terzo rispetto all’anno scorso. Alla luce dei seguenti numeri il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio spiega: “La principale ragione del disinteresse verso questi ammortizzatori sociali è probabilmente la penalizzazione sull’assegno finale, che in alcuni casi arriva a sfiorare il 15% della pensione. Una decurtazione percepita come particolarmente pesante in questo momento storico di profonda incertezza. Il punto è che Quota 100 fa il paio col reddito di cittadinanza: è una misura nata per motivi squisitamente elettorali. È stata la risposta ideologica a un problema che comunque c’era e andava affrontato, ma non in questo modo”.

Poi prosegue spiegando questa tendenza: “La principale ragione del disinteresse verso questi ammortizzatori sociali è probabilmente la penalizzazione sull’assegno finale, che in alcuni casi arriva a sfiorare il 15% della pensione. Una decurtazione percepita come particolarmente pesante in questo momento storico di profonda incertezza. Il punto è che Quota 100 fa il paio col reddito di cittadinanza: è una misura nata per motivi squisitamente elettorali. È stata la risposta ideologica a un problema che comunque c’era e andava affrontato, ma non in questo modo”.

Pensioni anticipate oggi: ultime novità sul post quota 100

Padova continua la sua analisi su quota 100 e sulle pensioni: “La riforma Fornero era indispensabile, ma conteneva un baco, ovvero l’aver lasciato per strada moltissime persone che avevano un’età critica e che il giorno prima sarebbero potute andare in pensione e il giorno dopo rimanevano escluse. Quelle persone avevano il diritto di ricevere risposte. Il problema è che la risposta è stata sbagliata: c’era il caso degli “esodati”? Dovevamo affrontarlo direttamente, senza fomentare le aspettative che sono state create con questa misura“.

Poi dice: “Oggi è giusto che Quota 100 vada alla sua naturale scadenza, ma almeno che se ne riconosca il fallimento e si cerchino soluzioni diverse, anche perché esiste un altro dato di cui tener conto: nel 2020 la spesa per le pensioni toccherà il 17% del Pil, nuovo record di sempre. Lo ha attestato la Ragioneria generale dello Stato nel consueto Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo, evidenziando come la spesa correrà sopra il 16% fino alla vigilia del 2050. Il Bollettino economico della Banca Centrale Europea pubblicato lo scorso mese di luglio, non per niente, dal canto suo ha sottolineato i rischi per un eventuale nuovo abbassamento dei limiti della pensione da parte dei legislatori dell’Eurozona“.

Proprio su questo aumento di spesa pensionistica ha scritto sul Foglio Luciano Capone, che dice: “In pratica per mantenere una spesa pensionistica  livelli molto elevati, tra i più alti al mondo, all’improvviso in Italia tutto dovrà funzionare meglio: accoglieremo immigrati, faremo più figli, diminuirà la disoccupazione, cresceranno la produttività e il Pil. Se invece le cose continueranno a funzionare come ora, la spesa pensionistica diventerà insostenibile per i giovani di oggi e di domani. Se Conte e Gualtieri vogliono davvero pensare alla Next generation, dopo Quota 100 non dovranno introdurre una Quota 101“.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

33 pensieri riguardo “Pensioni anticipate 2020 ultime novità: il flop di quota 100

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    10 Ottobre 2020 in 22:29
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    Mi ero quasi ripromessa di non collegarmi più al sito per non farmi montare la rabbia, sono molto delusa e temo veramente perché la nostra vita futura è nelle mani di un manipolo di privilegiati che nulla sa della nostra quotidiana fatica (non mi resta che pregare che un raggio divino illumini le loro menti). Ma quando scorro i vostri commenti, mi sento vicina a ognuno di voi e vi ringrazio per le vostre condivisioni, a volte molto belle, toccanti e anche ironiche!

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      11 Ottobre 2020 in 8:24
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      Mercoledi prossimo incontro tra la Catalfo e le parti sociali. Spero che il sindacato non abbandoni l’idea di quota 41 per tutti, considerando che 41 anni di contributi sono veramente tanti e la gente è veramente stufa !!!

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      11 Ottobre 2020 in 8:57
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      Grazie Veronica, mi trovi concorde al tuo commento, dalla prima all’ultima parola. Anch’io pensavo di chiudere perchè a volte fa veramente male leggere certe cose, ma alla fine ho pensato che è proprio questo è il momento di non mollare, e anch’io ringrazio le persone che tengono duro e continuano a portare le loro belle testimonianze e a proporre delle idee di cui non potranno non tenere conto. E se questo non basterà, perchè la speranza che ho nell’intervento divino sulle menti di persone ottuse diventa sempre più flebile, magari potremo, insieme, pensare ad altre soluzioni. Io spero vivamente che continuerai a commentare, perchè qui c’è veramente bisogno di persone come te!

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    10 Ottobre 2020 in 19:23
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    Ma quale flop, nel mio posto di lavoro 3 anziani sono andati in pensione con quota 100 e 3 giovani ventenni sono stati assunti.
    Basta propaganda!
    Quota 100 non si tocca!

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    10 Ottobre 2020 in 17:20
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    SIg.Mistri,
    Io sono del 1960 ,complimenti per il Suo intervento ineccepibile,

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    10 Ottobre 2020 in 7:10
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    Buongiorno, sono un dipendente del settore metalmeccanico privato da oltre 36 anni e da qualche anno sono diventato caregiver! Conciliare l’attività lavorativa con quella di assistenza ai miei familiari invalidi diventa ogni anno sempre più difficile e, visto che non potrò beneficiare di Quota 100 perchè scadrà a fine 2021, sono in attesa di questa rifoma pensioni sperando che venga tenuta in considerazione la situazione dei caregivers e che ci permettano di avere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro il prima possibile.

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    10 Ottobre 2020 in 0:34
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    Ma dovrebbe essere naturale,normale ,dentro a Qualsiasi norma
    Il famoso ricambio generazionale ma per qualche motivo ignoto in questo Paese è un tabù I giovani i nostri giovani sono loro i protagonisti il futuro di questo paese che si guardino bene i signori politici che la Storia li sta guardando…..

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    9 Ottobre 2020 in 21:22
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    Volevo far notare aĺla Confapi di Padova quanto segue:
    Nel 2019 hanno fatto domanda tutti quelli che avevano compiuto gli anni 62, ovvero i nati nel 1957, 1956, 1955, 1954, 1953.
    Nel 2020 SOLO quelli nati nel 1958.

    Non e’ comunque il 2020 meno di un terzo del 2019 se si parla di situazione al 30 giugno, solo meta’ anno.

    Se quota 100 e’ un FLOP, cosa sara’ la quota 102 prospettata con un minimo di 64 anni?

    Quota 100 penalizzata del 15%, come mai dicono il falso, quota 100 paga tutto quanto versato in 38 o 39 o 40 o 41 o 42 anni, senza penalizzazioni.
    Allora anche la Fornero penalizza in quanto si va in pensione anticipatamente a 42 anni e 10 mesi, avendo dai 57 ai 62 anni e si potrebbe lavorare fino a 67 anni prendendo molto di piu’ .

    Da un lato l’avere avuto meno domande del previsto non ha fatto risparmiare qualcosa allo stato? O anche questo e’ un FLOP?

    Sarei grato di un riscontro da parte della Confapi, anche per imparare qualcosa di cui non sono a conoscenza.

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    9 Ottobre 2020 in 21:05
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    Spett. Sig. Rodino’,
    mi pregio di comunicarle che l’anno scorso Quota 100 interessava una platea di persone sai 62 ai 66 anni, mentre quest’anno ed il prossimo per forza di cose interessera’ solo persone di 62 anni. Ecco spiegato il calo di domande.
    I conti li sappiamo fare molto bene (perdoni il plurale maiestatis).

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      11 Ottobre 2020 in 20:18
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      Sig. Zanuso, sono alquanto perplesso riguardo al suo ragionamento. Lei dice che la platea interessata dalla quota 100 lo scorso anno era composta dai 62 fino ai 66 anni e che il prossimo anno per forza di cose sarà composto “solo” dai 62enni. Provo a fare il mio di ragionamento:
      Lo scorso anno con la quota 100 si sono pensionate persone con un minimo di 62-38. Chi rientrava in questa quota ?
      1) 62enni disoccupati, senza assegno e senza prospettiva futura.
      2) Chi un lavoro lo aveva ancora, ma stava già bene economicamente di suo e una riduzione di assegno non era per lui una grande perdita.
      3) Chi un lavoro lo aveva ancora, ha deciso di pensionarsi, ma di continuare a lavorare in nero percependo così un doppio assegno a fine mese.
      Resta comunque il fatto che quest’anno e anche il prossimo continueranno a pensionarsi lavoratori con più di 62 anni, avendo fatto una scelta personale di continuare a lavorare pur avendo già raggiunto i requisiti, ma volendo incamerare qualche contributo in più per non avere un assegno troppo basso per le loro esigenze. Quindi continueranno a pensionarsi anche 63enni, 64enni, 65enni.
      A questi si aggiungeranno chi entro il 31.12.2021 raggiunge la quota con entrambi i paletti e che oggi hanno solo 37 anni di contributi o solo 61 anni di età.
      La quota 100 è la causa dello scalone che si creerà, avendo offerto solo a qualcuno la possibilità di risparmiarsi fino a 5 anni di lavoro e di versamenti, mentre il resto dei lavoratori sono tuttora soggetti alla legge Fornero e obbligati a pensionarsi con la vecchiaia o con l’anticipata.
      Scusate il gioco di parole ma la soluzione è di difficile soluzione, perchè le aspettative, le esigenze e le diversissime situazioni lavorative attraversate durante la propria carriera sono molteplici e la quota 100 con la sua temporaneità ha solo creato un blocco triennale di una vera riforma. Insomma ha creato un guaio spostandolo solo in avanti.

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    9 Ottobre 2020 in 20:59
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    Bruno, hai perfettamente ragione, e’ proprio cosi’, ma molti non lo capiscono ancora!

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      10 Ottobre 2020 in 19:27
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      Fanno finta di non capire.
      Ipocriti, banditi e truffaldini.
      Quota 100 va prorogata.

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    9 Ottobre 2020 in 18:32
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    Caro Paolo
    Sono Mario
    Io sono nato il 21/11/1959 e condivido il tuo pensiero
    Il mattino quando vado al lavoro incontro tanti ragazzi giovani disperati che non trovano lavoro
    e mi chiedono se hai una sigaretta, io dovrei dirgli non ti preoccupare tanto camperai fino a 120 anni
    con la speranza di vita, di darò il mio posto quando avrò 80 anni.
    Nel frattempo nel 2022 finisce quota 100 senza penalizzazioni, già si sente parlare se vuoi andare
    tutto contributivo.
    Insomma sarà sempre peggio
    Un saluto
    Mario

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    9 Ottobre 2020 in 17:35
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    Mi fanno ridere i grandi “soloni” dell’economia quando ripetono che “quota 100 è stata un fallimento visto che è stata adottata da molte meno persone del previsto” ! Ma come ? Non erano proprio loro a sostenere che i costi di questa operazione sarebbero stati insostenibili per lo stato ? E allora perchè si lamentano se, alla fine, la spesa è stata nettamente inferiore di quella prevista ???

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    9 Ottobre 2020 in 16:25
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    Concordo con Bruno quando dice che è improprio parlare di penalizzazione di quota 100. Rispetto a che cosa? E’ ovvio che con un sistema di prestazione pensionistica che tratta i contributi versati dal 2012 in poi con il calcolo contributivo in ogni momento in cui si va in pensione si prende meno rispetto ad andarci successivamente ma non è una penalizzazione è la logica del calcolo contributivo.
    Inoltre non capisco che cosa significa etichettare come “flop” il fatto che alcune dedine di migliaia di persone abbiano potuto scegliere di andare in pensione per i più svariati motivi personali ed altre invece che pur avendo maturato il requisito abbiano optato per rimanere (tra l’altro conservando la possibilità di ritirarsi in qualsiasi momento anche dopo il 31.12.2021, proprio in virtu del fatto di aver maturato quel requisito dei 62 anni e 38 di contributi nel 2021) al lavoro.
    Non vedrei (non ho dati per capire se sia stato effettivamente così) neanche un flop il fatto che il ricambio generazionale conseguente ai pensionamenti non sia stato di 1:1, vorrà dire che le esigenze del mondo produttivo sono quelle e non per questo si devono tenere in ostaggio i lavoratori anziani ed esausti sul posto di lavoro.
    Non sono quindi d’accordo con la Confapi di Padova, ma con ciò non voglio dire di essere a favore di quota 100 fatta in questo modo cioè a mo’ di lotteria, credo invece che i requisiti pensionistici debbano essere fissati in modo certo e debbano considerare in primo luogo gli anni di contributi raggiunti e in secondo luogo per chi non matura quel numero di anni contributivi fissare una scalettatura libera da paletti di somma tra età e contributi.
    Chiudo esprimendo anche un’opinione strettamente personale sull fatto che 40 anni di contributi è un numero di anni più che sufficiente per poter avere la facoltà di andare in pensione.

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    9 Ottobre 2020 in 15:29
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    Occorre un minimo di onestà e non solo intellettuale, smettere di sostenere che il peso delle pensioni è pari al 17% del PIL. Sono informazioni false, serve distinguere il costo delle pensioni dal costo dell’assistenza (pensioni sociali di cittadinanza ecc). Lo sanno anche loro che il sistema pensionistico italiano è in linea se non migliore di quello del resto d’Europa.
    Vogliono solamente far pagare la crisi e il debito pubblico ai lavoratori e di conseguenza ai disoccupati che non troveranno mai un impiego.
    Si continua a tutelare i diritti acquisiti, spesso insostenibili ed ingiusti, per non parlare del recupero dell’evasione fiscale.
    Il dramma è la totale sudditanza dei sindacati.

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    9 Ottobre 2020 in 15:29
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    scusa paolo. sono anch’io messo più o meno come te. il prossimo anno te ne vai in pensione con quota 100.
    io ho fatto 4 calcoli, con quasi 40 anni di di contributi ( sono infermiere e purtroppo non ho riscattato gli anni di scuola. altrimenti ci andrei con la elsa) prenderò intorno a 1300 euro al mese.
    se decidessi di lavorare altri 3 anni prenderei più o meno 110 euro di pensione in più.
    sinceramente io tre anni di vita dai 62 ai 65 preferisco viverli da pensionato. sono anno pesanti.
    lascio volentieri il posto a chi ha voglia di lavorare. io la mia parte credo di averla fatta e non credo di portar via nulla a nessuno.

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    9 Ottobre 2020 in 15:28
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    Dubito che sia vero quello che dice il presidente di Confapi, ovvero che la ragione del cosiddetto “flop di Quota 100” sia “la penalizzazione sull’assegno finale, che in alcuni casi arriva a sfiorare il 15% della pensione”.
    Ricordo che Quota 100 in sè non prevede alcuna penalizzazione, per esempio non obbliga al ricalcolo tutto a contributivo. C’è una “penalizzazione” indiretta sul divieto di ricominciare a lavorare fino al raggiungimento dei 67 anni, ma nulla di più.
    Poi, certo, c’è la “penalizzazione” indiretta che prima vai in pensione e meno contributi versi e pertanto minor assegno avrai.
    Ma Quota 100 è fatta per “chi non ce la fa più” (e sono tanti!), non per chi vuole “tenere duro” per guadagnare ancora (spesso pochi euro in più al mese per ogni anno del “tenere duro”).

    Il vero motivo, secondo me, è che i 38 anni di contributi minimi a 62 anni di età sono TROPPI.
    Conosco uno che, non facendocela più, a 65 anni ha riscattato (a prezzo pieno, quindi molto esoso) due anni di università pur di raggiungere i 38 minimi di Quota 100. Ed è uno con una carriera decisamente “regolare”, post-laurea, ciò nonostante non ce la faceva a raggiungere i 38 senza riscatto.
    Figuriamoci quelli che hanno carriere molto discontinue.

    Irricevibile poi l’ennesima sparata colpevolizzante del Foglio, che continua a identificare il problema nel fatto che la spesa pensionistica italiana sarebbe “una delle più alte del mondo”, quando in realtà il vero problema è che il nostro PIL post-crisi del 2008 è andato in contrazione, mentre le pensioni già erogate non hanno potuto (ovviamente e fortunatamente) essere tagliate e di conseguenza il rapporto spesa/PIL è aumentato .

    Da dati Eurostat, nel 2007 la Germania spendeva in pensioni il 12.1% del suo PIL mentre l’Italia il 13.9%: una certa differenza ma non abissale.
    Passando al 2016, l’Italia spende allora il 16.0% del PIL e la Germania l’11.9% (sempre dati Eurostat), ed ecco la differenza rilevante (dove però va sempre tenuta presente la non separazione in Italia tra previdenza ed assistenza).
    Ma se si va a vedere il PIL 2007-2016, quello dell’Italia è calato del 16% nel periodo mentre quello dei tedeschi (molto più bravi di noi a rispondere alla crisi) è addirittura aumentato del 1%!
    C’è da sorprendersi che il rapporto spesa/PIL italiano sia aumentato, con il denominatore che è diminuito?
    E di chi è la colpa se il PIL italiano, calcolato a prezzi costanti, è addirittura FERMO DA VENT’ANNI?
    Dei lavoratori, dei pensionati o, come ha finalmente detto il Governatore di Bankitalia, delle scelte delle aziende che invece di puntare su innovazione e formazione hanno puntato solo sul taglio dei costi, perdendo in competitività?

    Ciò detto, se si va su una flessibilità con ragionevoli penalizzazioni si può affermare (come faceva anche lo stesso Boeri, ex presidente INPS) che il sistema pensionistico reggerà e che chi vuole può andare in pensione ben prima dei 67.
    Perchè è vero che dal 2021 non ci vuole una Quota 101 e neanche una Quota 102, con la loro rigidità.
    Ma non bisogna neppure tornare alla Fornero e al suo demenziale e disumano limite dei 67 anni.

    Carlo Q.

    Rispondi
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      11 Ottobre 2020 in 11:20
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      Carlo ha tutta la mia approvazione! Potrebbe proprio inviare i suoi interventi fatti fino ad ora al tavolo di lavoro in una busta rossa …chissà possano solo far meditare su quanto si stanno allontanando da ogni buon senso nel loro proporre riforme che ci porteranno al massacro generazionale.

      Rispondi
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          11 Ottobre 2020 in 11:47
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          Ogni tanto dimentico di mettere il nome e il commento “si perde”…
          Quoto Alessandro!

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    9 Ottobre 2020 in 15:27
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    Infatti! La penalizzazione(furto) è solo per opzione donna. !!!!

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    9 Ottobre 2020 in 14:54
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    Salve
    mi chiamo Paolo Mistri, sono nato il 16 novembre del 1959. Ovvero nella coda degli anni 50 del secolo scorso. Sembra di parlare di momenti subito dopo la seconda guerra mondiale. Invece, per voi più o meno giovani che legiferate oggi, ricordo che erano gli anni ruggenti, quelli del boom economico, si potevano fare figli perché il futuro era roseo. Io sono uno di quelli, non è colpa mia, se nacqui allora. Mio papà era un operaio tutto casa e lavoro e mia mamma casalinga badava a me (le badanti non esistevano ma anche non servivano), rammendava i calzini e coltivava la terra e tutto ciò ci aiutò a farmi studiare (erano tempi strani, ove un mono reddito se aiutato in casa, poteva anche comprarsi una casa) . Grave errore l’avere studiato. Dopo la terza media, conscio dei sacrifici dei miei genitori, mi applicai sui libri di ragioneria con ottimi risultati… vedevo dalle finestre i miei coetanei dopo le 17 e il lavoro, schiamazzare felici nella via mentre io studiavo, e li vedevo il sabato e domenica quando per loro era festa ed io preparavo la interrogazione del lunedì. Non sapevo però, che nel frattempo, molti di loro ponevano le basi, per quanto esigue, della loro futura pensione e io no. Infatti oggi sono felici pensionati, che sempre dalla famosa finestra vedo salutarmi, mentre io mi preparo per andare nel solito posto, e molto fortunato di poterlo fare, ci mancherebbe. Alla fine riuscii ad essere in regola per un lavoro molto importante, tecnico navale nel giugno 1980. Mi fecero firmare tra diritti e doveri, per 35 anni e 6 mesi di contributi il traguardo era la pensione… Per cui prima dei 56 anni sarei stato un pensionato, chissà.. felice. Ma per motivi personali, 6 anni dopo mi licenziai (anche se era un posto prestigioso) e fui assunto immediatamente nella Azienda ex Municipalizza dei Trasporti del Comune di Genova, in qualità di autista (per poi passare impiegato tramite concorso,) … solita trafila e solito contratto… unilaterale.. Lei firmi qui senza se e senza ma… trattenute per arrivare a 35 anni e 6 mesi per la agognata pensione, e nota bene con il metodo retributivo. Tralascio tutto il penoso film di cambi imposti che mi hanno accompagnato dal 1995 sino ad oggi… 7 variazioni relativi alla pensione, versamenti maggiorati da autoferro svaniti nel nulla, da 35 anni a 40, poi 41, poi le finestre , poi la Fornero 42 e 10 mesi più la finestra (ma cosa sono diventati, serramentisti??) inoltre basta retributivo ora contributivo. SIGNORI!!!! Umanamente! …Io mi ero creato delle aspettative, dei progetti, tutti demoliti di anno in anno quasi… ma è giusto tutto questo? Io sono disponibile ad aiutare lo Stato ma soprattutto le nuove generazioni (che magari qualche battaglia democratica potrebbero anche farla come le feci io) ma spostarmi il giusto riposo di 9 anni per prendere meno… è costituzionalmente, democraticamente e infine… umanamente… giusto??? Eh si! Perché leggo che il Governo attuale vuole introdurre dal 1 gennaio 2022 quota 102… ovvero 36 anni di contributi metodo contributivo (assegni da fame, ma questo non frega alla dirigenza?) ma importante per loro, almeno 64 anni minimi per la pensione. Scherziamo? Ma qualcuno ci vuole ragionare sopra? Ma i vecchi degli anni 50 del secolo scorso, quanto ancora devono rincorrere? Se si vuole mandare i giovani che secondo “loro” vivranno sino a 120 anni in ottime condizioni, in pensione a 80 anni, lasciamolo decidere ai “politici” di allora e alle ire dei lavoratori sempre di allora, invece i giovani ORA! hanno bisognissimo di posti buoni freschi immediati!!!! Posti che invece occupiano noi delusi, anziani e un po’ rinco… vero che la vita media oggi 2020 si è allungata, ma datevi una calmata, a noi vecchi date almeno un sine qua non, e non fateci rincorrere per tutta la vita quello che ci spetta, sperando nella nostra dipartita anticipata.

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      9 Ottobre 2020 in 15:42
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      Paolo, grazie del suo bel commento e della bella condivisione di pezzi della sua vita. Mi ha strappato una risata con la battuta sulle finestre, in un momento in cui la voglia di ridere mi è stata tolta, perchè come Lei ben dice, tutti ci eravamo fatti delle aspettative, chi con più, chi con meno anni di contribuzione, alla nostra età ci vedevamo in pensione ed ora la nostra rabbia e frustrazione sta arrivando ai massimi livelli.
      Allo stato che lei si dice disposto ad aiutare, abbiamo già dato, ma come vede è molto avaro nel contraccambiare, in compenso è molto generoso nel togliere in continuazione…
      Quindi la capisco perfettamente…
      buona vita.

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      9 Ottobre 2020 in 15:47
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      Paolo, concordo.
      Io sono del 1957 e mi rendo conto perfettamente di aver vissuto la mia gioventù in un mondo che aveva i suoi problemi ma che era (secondo me) decisamente migliore (intellettualmente, politicamente, moralmente …) di quello attuale.
      Non invidio i giovani di adesso e per questo qualche volta perdono loro anche evidenti immaturità.
      Per noi era praticamente impossibile dubitare che noi saremmo stati meglio dei nostri padri.
      Ed è stato così, tranne che per una cosa: la pensione.
      I nostri padri ci andavano prima e a condizioni migliori.

      Ora, considerando che anche noi abbiamo “tirato la carretta” senza sosta per decenni, facendo crescere l’Italia nell’ultima parte del precedente secolo, prima di arrivare a questi disastrosi primi vent’anni del XXI secolo (io li chiamo “la Crètin Epoque”, tanto per dire quanto li considero …) dove la globalizzazione e scelte assurde da parte dell’imprenditoria italiana (appoggiata da una politica complice) ci hanno penalizzato, stoppando la nostra crescita, non vedo perchè dovrei sentirmi “colpevole” di qualcosa e accettare di non andare in pensione ad età decente prima di lasciare questa valle di lacrime.
      In più, tenendo occupato il posto che dovrebbe andare a dei giovani, che così si farebbero finalmente esperienza, potrebbero dimostrare le loro capacità e, avendo uno stipendio, farebbero girare l’economia.

      Rispondi
    • Avatar
      9 Ottobre 2020 in 17:59
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      Bravo Paolo! Io ho 2 anni e mezzo meno di te e più di 38 anni di contributi e sono sfinito! 41 anni di contributi e nessun tipo di penalizzazione! Non oltre..

      Rispondi
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      9 Ottobre 2020 in 22:47
      Permalink

      Bravissimo é quello che dico classe 59 non ne anno abbastanza siamo generazione a cui hanno rubato la gioventù e a noi donne di stare accanto ai ns figli cosa ci facciamo con le briciole di tempo che ci hanno concesso … abbiamo solo lavorato una vita e i ns figli 26 anni neanche un giorno vergogna….dite a chi vuole altre quote di ragionare é vero sicuramente tutti liceo scientifico ecco perché non ragionano tutto pappa pronta e non hanno vissuto il ns tempo…….basta co ste quoteeeeee40 anni dovrebbero bastare e senza penalizzazioni le finestre chiudetele bastaaaa

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    9 Ottobre 2020 in 14:03
    Permalink

    Quota 100 è stata l’unica norma a favore di chi lavora ed è stata accolta con entusiasmo dai lavoratori anziani e dai giovani che hanno trovato un lavoro.
    La Fornero è una legge criminale.

    Rispondi
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    9 Ottobre 2020 in 13:41
    Permalink

    Perché continuate impropriamente a parlare di penalizzazione con quota 100?
    Non esiste alcuna penalizzazione con quota 100.
    Trattasi di assegno minore rispetto a quello che si percepirebbe andando in pensione con più anni di contributi.
    Se poi uno ritiene non sufficiente l’assegno con quota 100, non deve fare altro che lavorare ancora per qualche anno.

    Rispondi
    • Avatar
      9 Ottobre 2020 in 19:43
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      attenzione Bruno non commettere imprecisioni, con Q100 l’assegno è minore non solo per i meno contributi, ma sopratutto per la meno età, infatti con 62 anni sei distante 5 anni dall’età per la pensione di vecchiaia che è 67 anni di conseguenza prendi un indice di trasformazione della parte contributiva più basso che ti porta una riduzione che in totale può arrivare veramente al 15%, Ovviamente percepisci l’assegno 5 anni prima. La colpa è la riforma del 95 in primis (contributivo dal 1996 per chi al 31/12/95 non aveva 18 anni di contributi) e poi la Fornero con gli indici di trasformazione che variano con l’età e si abbassano anche con l’adeguamento alla speranza di vita.

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      9 Ottobre 2020 in 20:04
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      ti faccio un esempio pratico: facciamo per ipotesi che con 38 anni di contributi hai accumulato un montante di contributi rivalutati di 350000 euro(è un importo medio che accumula un lavoratore in 38 anni). Nel 2020 l’indice di trasformazione di questo montante in pensione è 4,79% per un’età di 62 anni, mentre è 5,604% per un’età di 67 anni. tradotti in pensione annua quindi sarà: a 62 anni 350000*4,79%=16765 euro di quota contributiva, a 67 annni invece 350000*5,604%=19614 euro di quota contributiva. la differenza è 19614-16765=2849 euro in meno di pensione annua. quindi 2849/19614*100 è esattamente il 14.52% in meno di pensione solo per la quota contributiva, aggiungendo anche 5 anni di contributi in meno che porterebbero il montante ad un importo superiore e qualche aumento di stipendio che farebbe alzare anche la quota retributiva vedi che a volte si supera anche il 15% di pensione in meno.

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      10 Ottobre 2020 in 9:00
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      Giusto se uno è stanco e non riesce più a lavorare deve poter decidere di andare in pensione con ciò che ha versato, se in salute e magari fa un lavoro leggero allora può continuare fino a 80anni. Libertà di scelta, questo è ciò che dovrebbero attuare ma, fa comodo alle casse dell’inps Perdere qualcuno per strada.

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    9 Ottobre 2020 in 13:10
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    Sapete come si vince la battaglia pensioni e non solo. Vi assicuro che se SOLO cancellate la vostra iscrizione ad un qualsiasi sindacato e NON HANNO PIÙ ENTRATE dai tesserati. Oh come si muovono oh come ascoltano. In Breda ne stracciammo più di 1000 in un attimo. Ciao ciao soldini….

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