Pensioni anticipate 2020, ultime Ragni: 41 anni di contributi bastano senza coefficienti

Le ultime novità in campo previdenziale ruotano intorno ai contenuti della Manovra 2020, la quota 41 anche questa volta pare non essere tra le misure scelte dal Governo per anticipare l’uscita pensionistica. Sebbene la partita, unica nota positiva per i precoci, non paia chiusa definitivamente per il futuro, tant’é che nei giorni scorsi il tema é tornato alla ribalta dopo alcune affermazioni del Presidente Inps Tridico che affermava che la quota 41 potrebbe essere un’ opzione di uscita anticipata a patto che, però, questa venga associata a dei coefficienti di gravosità atti a tenere conto del lavoro svolto dal richiedente.

A detta del Presidente Inps anche la quota 41 potrebbe essere una misura eccessivamente rigida se generalizzata. Di parere opposto sia i sindacalisti che abbiamo intervistato, per Proietti e Ghiselli 41 anni di contributi sono sufficienti per accedere alla quiescenza senza penalizzazioni legate all’età e indipendentemente dal mestiere svolto, quanto Fabrizio Ragni, di Forza Italia. Il coordinatore comunale del partito di Berlusconi, intervenuto nel corso di un convegno a Forlì ha trattato i tema della riforma pensioni e della quota 41, eccovi le sue parole, come riportate dal sito forlitoday.

Pensioni 2020: ultime su adv e vuoti contributivi

Fabrizio Ragni intervenuto durante il convegno “Difendere le pensioni attuali e future; un impegno per le famiglie” tenutosi venerdì scorso nella sala Nassirya, al Palazzo della Provincia, dalla componente Seniores di Forza Italia ha parlato di aspettativa di vita che condiziona l’età di accesso alla pensione, spostando sempre più in avanti l’asticella anagrafica per accedervi, e della difficoltà che avranno i giovani, con carriere discontinue e conseguenti buchi contributivi, a raggiungere la pensione un domani. Eccovi le sue parole.

Così Ragni: “Dal 2013, con le ultime manovre economiche si è introdotto un meccanismo applicabile a tutti con il quale viene incrementata automaticamente l’età pensionabile in relazione all’aumento della speranza di vita. Risultato? In Italia l’età per accedere alla pensione (67 anni) è tra le più alte in Europa. Inoltre, per far risparmiare le finanze pubbliche , nel nostro Paese vengono corrisposti assegni previdenziali più bassi che nel resto d’Europa”. Poi ha aggiunto: “In più, sopportiamo un problema grave , che incombe sulle giovani generazioni. I ragazzi, i nostri figli, iniziano a lavorare sempre più tardi e in maniera spesso discontinua, così accumulando “vuoti” contributivi. Con il risultato che non soltanto andranno in pensione a un’età più avanzata ma soprattutto percepiranno assegni previdenziali più bassi“. Infine il riferimento é andato ai precoci ed alla quota 41.

Pensioni 2020, 41 anni più che sufficienti

Oggi si parla di quota 41, ovvero si propone per andare in pensione un totale di 41 anni di contributi. Ma anche questa volta c’è chi, come per esempio il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, ritiene che vi siano persone che possono uscire più tardi e altre prima dal mondo del lavoro, in base a non meglio precisati coefficienti di gravosità e distinte categorie professionali.

Noi siamo tra quelli , invece, che riteniamo che 41 anni di contributi siano più che sufficienti per tutti a prescindere dall’età e dal lavoro svolto. Tutti i mestieri sono ugualmente usuranti dopo 41 anni. Non vi pare?“.

Cosa ne pensate delle parole di Ragni, le condividete oppure sarebbe corretto dare una priorità, in caso di mancanza di risorse, a quanti hanno 41 anni di servizio e svolgono altresì un mestiere più pesante?

6 commenti su “Pensioni anticipate 2020, ultime Ragni: 41 anni di contributi bastano senza coefficienti

  1. Ma si può chiedere a persone che hanno lavorato e versato contributi per 41 anni di andare in pensione dopo chi ne ha versati 38? Non basta aver iniziato a lavorare in giovane età.. bisogna essere pure penalizzati ? BASTA!!! Fateci almeno godere questi anni visto che non li abbiamo goduti da giovani.. Piuttosto amministrate bene i nostri soldi sudati!

  2. Fermamente ritengo opportuno che 41 anni di contributi siano più che sufficienti per tutti a prescindere dall’ età e dal lavoro svolto e senza dover subire ulteriori penalizzazioni, in particolare quando si parla di donne!. Io ho 57 anni con 35 anni di contributi regolarmente versati. Ho iniziato a lavorare dopo aver conseguito il diploma e in un periodo in cui ero disoccupata ho conseguito il titolo di laurea breve. Ho avuto un marito, impegnato, che non ha mai potuto aiutarmi in casa, una figlia e ora una madre da gestire. Ho sempre lavorato, non mi sono mai assentata dal lavoro (tranne in un breve periodo per un intervento chirurgico) ho cercato di recuperare il lavoro casalingo, durante i periodi delle festività e nelle ore notturne perché non ho avuto la possibilità economica di poter pagare una colf. E ve lo assicuro non è stato per niente facile!. Sacrifici su sacrifici: per comprarsi una casa con tutti i problemi annessi e connessi, senza potersi permettere una vacanza ecc.., ma ho sempre pagato le tasse!. Non mi ha mai regalato niente nessuno! Non sono mai stata di peso a nessuno e tanto meno alla società. Tutto questo grazie a Dio che mi ha dato la salute e il coraggio di affrontare le tante difficoltà. Credo di aver dato parecchio. Inoltre, un lavoratore, dopo aver versato all’INPS contributi per 41 anni (attualmente la mia azienda ne versa più di 1.000 euro solo x me) E’ DOVEROSO GLI VENGA RICONOSCIUTO IL DIRITTO AD UNA PENSIONE MINIMA (che x me si aggirerà, purtroppo, intorno ai 1.000 euro, salvo ulteriori prossime decurtazioni) e LA PRETENDO all’eta’ di 63 anni. Sinceramente dopo non saprei che farmene…… poi, con i tempi che corrono e le malattie in agguato, figuriamoci! LARGO AI GIOVANI. Diversamente SAREBBE UNA VERGOGNA OLTRE AD UNA BEFFA E, COME AL SOLITO, SEMPRE A DISCAPITO DELLE PERSONE ONESTE!

  3. Massimo. Ma ci rendiamo conto che 41anni di lavoro sono una VITA, UNA VITA. MA FACCIAMO LAVORARE I GIOVANI E NOI DOPO 41ANNI ABBIAMO IL DIRITTO DI RIPOSARCI. NON POSSIAMO PAGARE NOI QUELLO CHE È STATO FATTO IN PASSATO DOVE SI POTEVA ANDARE IN PENSIONE ADDIRITTURA DOPO 15ANNI.ADESSO BASTA VOGLIAMO LA LEGGE 41ANNI PER TUTTI SENZA ETÀ. SALUTI FACCIAMOCI VALERE.

  4. Condivido pienamente le parole di Ragni.
    41, BASTA e AVANZA per andare in pensione senza paletti .
    È stato fatto quota 100 che con 38 anni di contributi BASTANO invece
    41 no !!!!
    Bisogna fare subito come in FRANCIA.

  5. Quest’anno per me é il 41mo di lavoro e vi assicuro che sono molto stanca! Dopo tutti questi anni di lavoro ritengo di aver diritto al riposo e alla pensione. Inoltre ritengo che aver pagato i contributi per 41 anni non mi rende un peso per la società: ho pagato! Quando ho iniziato a lavorare andavano in pensione prima con 15 anni 6 mesi e un giorno, poi con 20 anni, dopo 35, infine 40…ora non basta mai! Ricordo che in Francia, dove sindacati e lavoratori hanno gli attributi..non toccano il sistema da 25 anni!

    1. 41 anni bastano e avanzano e molto probabilmente se facciamo qualche considerazione convengono anche allo stato e alle aziende.
      Gli argomenti su cui riflettere sono :
      1) aumento degli incidenti sul lavoro la famosa sicurezza sul lavoro obiettivo fondamentale per un paese civile tiene conto anche dell’età di chi lavora andate a vedere il rapporto incidenti età del lavoratore e vi accorgerete come aumentano in forma esponenziale con aumento età lavoratore.
      Ciò comporta maggiori spese per lo stato ma anche per le imprese
      2) Aumento delle assenze sul posto di lavoro per malattie e sottolineare i per malattie lunghe andate a vedere i report dei medici che mettono in relazione patologie invalidanti quali Ipertensione diabete malattie apparato osseo per non parlare di tumori e mi fermo qui con età dei lavoratori,
      3) Rendimento dei lavoratori sulle attività che svolgono anche qui esperienza non va di pari passo con efficienza come molti continuano a sostenere sopratutto dopo 35 anni di lavoro
      4) Carriera dei lavoratori nelle aziende relazione tra età del lavoratore e carriera che superati determinati anni portano a risultati quali demansonamenti con relative conseguenze per azienda e lavoratore,
      5) welfare tanto citato dai governi e tanto bistrattato se le persone rimangono in azienda oltr i 60 anni di età no possono aiutare i figli svolgendo la funzione di nonni tanto salutare per entrambi figli nonni e nipoti non parliamo poi di cura dei genitori anziani e malati costretti a passare gli ultimi anni di vita in ricoveri spesso poco dignitosi visti i prezzi di queste strutture e i contributi che lo stato deve mettere per sostenere le tariffe,
      6) Ricambio generazionale tanto salutare e conveniente per Aziende e sopratutto per far si che i giovani trovino un posto libero nelle aziende e non occupato da cariatidi costrette a rimanerci fino alla morte fisica e intellettiva,

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