Pensioni anticipate 2021, Cazzola: quota 42+10 batte quota 100

Pensioni anticipate 2021, anzianità ordinaria supera la quota 100

Le ultime novità sulle pensioni anticipate al 9 dicembre 2021 giungono da alcune considerazioni interessanti elaborate dal Professor Giuliano Cazzola in un suo editoriale su Start Magazine, in cui si evidenzia, dati alla mano, quanto nel 2020 peseranno le uscite anticipate non tanto con quota 100, ma con l’anzianità ordinaria, ossia l’uscita a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni ei 10 mesi per le donne. Questo tipo di uscita anticipata pare aver ‘messo il turbo’ ed aver superato abbondantemente, già solo nei primi nove mesi del 2020, la quota 100 , effettivamente, trattandosi di un ‘ambo secco’, più difficile da raggiungere.

Pensioni anticipate 2020, ultime oggi: l’anzianità ordinaria supera quota 100

Giuliano Cazzola, partendo da alcune considerazioni sul pensionamento anticipato fatte da Alberto Barmbilla, presidente di Itinerari previdenziali, conferma quanto da lui sostenuto, ossia che osservando i dati raccolti nei primi 3 trimestri del 2020 si evince un aumento dei pensionati, come se il Covid, sostiene Brambilla, “avesse appunto messo il turbo alle varie misure di pensionamento anticipato”.

La tabella sopra riportata, contenuta in un recente articolo del Presidente di Itinerari previdenziali, illustra il confronto tra il consuntivo del 2019 circa i pensionamenti effettuati con Quota 100, pensione anticipata e opzione donna e le proiezoni al 31/12/2020 dell’uscita con le mesedime misure. Si evince come la pensione anticipata rispetto all’uscita con la quota 100 abbia davvero ‘messo il turbo‘. Un distacco di 60 mila unità a favore della prima. Già solo osservando i dati relativi ai primi 9 mesi, tabella colorata di arancione, si evince un incremento notevole delle pensioni anticipate, ossia uscita con anzianità ordinaria a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, rispetto alla misura in via sperimentale ed a scadenza al 31/12/2021, che prevede di centrare 2 paletti fissi: l’età, pari almeno a 62 anni, e i contributi, che devono esser almeno pari a 38 anni. Sulla quota 100 a lungo hanno discusso anche i precoci, che hanno effettivamente confermato la non efficacia, per loro s’intende, della misura, in quanto possiedono più anni contributivi, anche 40/41, ma non hanno l’altro requisito indispensabile sono under 62. Vi riportiamo le considerazioni di Cazzola in tal senso e la lucida analisi dei dati che confermano le intuizioni del Prof Brambilla, ossia che la quota 100 abbia già lasciato il passo all’anzianità ordinaria, ancora oggi più usata.

Pensioni, ultimissime: Quota 100 lascia il passo all’uscita con 42 anni e 10 mesi, ecco perché

Così Cazzola su Start Magazine: “A occhio nudo si direbbe che quota 100 sia più conveniente della pensione ordinaria anticipata. I requisiti richiesi sono 62 anni di età e 38 anni di versamenti, mentre, per conseguire il diritto all’altra prestazione un lavoratore (sono i maschi i maggiori utilizzatori di tale opzione) deve far valere 42 anni e 10 mesi. La realtà ha smentito questa rappresentazione a tavolino, perché si dà il caso che le attuali coorti di pensionati – in considerazione della loro storia lavorativa, iniziata presto, proseguita a lungo e in modo continuativo e stabile – sono spesso in grado di varcare il traguardo del solo requisito contributivo (l’unico richiesto a prescindere dall’anagrafe) a un’età inferiore a 62 anni.

Dunque queste coorti sono rimaste in automatico fuori dalla quota 100, che anzi, ed é qui che monta la protesta di molti quarantunisti, hanno dovuto continuare a lavorare perché troppo giovani, rispetto a quanti avendo 62 anni d’età e meno contirbuti, bastano 38 anni, sono riusciti paradossalmente ad accedere alla quiescenza. Come ricorda Cazzola per accedere alla quota 100 é ” obbligatorio azzeccare l’ambo e centrare ambedue i requisiti”

Il Professore riporta l’attenzione sull’impatto che ha il blocco dell’anzianità ordinaria fino al 2026 i cui requisiti restano 42 anni e 10 mesi per gli uomi e 41 anni e 10 mesi per le donne. “È questa la tipologia che, per dirlo con Brambilla, “mette il turbo”. Se nel 2019 il numero di questi trattamenti (106.777) era minore di quello da quota 100 (150.768), già nei primi nove mesi di quest’anno il numero dei pensionamenti anticipati (coi requisiti bloccati) è superiore di quelli riguardanti l’intero 2019: 135.043 contro 106.777. Il distanziamento (ormai questo termine è divenuto di uso comune) si amplia se si considera la proiezione per il 2020 (180mila trattamenti).” Il dato si spiega e forse nemmeno stupisce considerando che effettivamente ” la media dell’età effettiva alla decorrenza della pensione dei “quotacentisti” è intorno ai 64 anni, mentre il requisito contributivo medio si aggira intorno ai 41 anni. È la conferma di quanto diceva il Principe Amleto all’amico Orazio: “Ci sono più cose tra il cielo e la terra che in tutta la tua filosofia”.

Voi cosa ne pensate delle considerazioni di Giuliano Cazzola, vi stupiscono i dati o avevate già intuito che l’uscita con quota 100 sta progressivamente perdendo appeal e che dunque la scadenza al 2021 sarà provvidenziale per lasciare spazio ad altre misure che maggiormente corrispondano alle reali esigenze dei lavoratori?

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11 commenti su “Pensioni anticipate 2021, Cazzola: quota 42+10 batte quota 100

  1. Sono veramente stanco di sentire sempre e solo parlare dei numeri di pensionati e pensionadi e in particolare della solita sola dell’aumento della vita come scusante dei pensionamenti sempre piu lunghi e con coefficienti sempre piu vergognosi, Vorrei tanto che si parlasse della realta’ dei fatti indicando e approfondendo del come mai l’inpdap con un buco di anni di contributi non pagati dallo stato sia stato butttato nel pentolone inps e quale impatto cio’ ha avuto su chi ha sempre contribuito veramente e se adesso lo stato li paga i contributi inps ai dipendenti pubblici? Anche vorrei sentir parlare di tutte quelle pensioni e quei pensionati che ricevono fino a 100 volte il versato? baby pensionati, ministeriali forze dell’ordine ecc e quanto tutto cio’ influisca su chi i contributi li versa tutti e riceve in base a quello?Ecco se si approfondisse l’argomento pensioni evidenziando questi aspetti forse non parleremmo piu di quisquiglie tipo l’aspettativa di vita e la diminuzione demografica e magari parleremmo di come equilibrare il sistema tra chi ha dato poco e riceve tanto e chi deve dare tanto per prendere poco per regallare ai primi.

  2. Sono un’insegnante alla scuola primaria, dovrò stare in servizio fino a 65 anni. Vi assicuro stare con i bambini di oggi e affrontare tutte le nuove modalità della DAD. .. DID ecc è fortemente. USURANTE.
    A 60 anni si DEVE andare in pensione, quando basta basta.
    È anche umiliante sentirsi chiamare nonna
    Sindacati, ministri fate qualcosa, grazie

  3. Mi pare che – con riferimento a quota 100 – Cazzola, invece di parlare di “ambo secco” o di “furbetti”, come ha fatto in altro articolo, dovrebbe riflettere su due fattori:
    – lasciando il lavoro a 62 + 38, l’assegno è sensibilmente più basso che a 67 (fino al 27%:28%), sia per effetto dei coefficienti di trasformazione (età più bassa) sul contributivo che per quello dell’anzianità
    inferiore sul retributivo. Si restringe così la platea per cui la misura è interessante: non a caso, in media, chi accede alla misura ha 64 anni di età e 41 di contributi. Val la pena di notare, “en passant” che la riduzione dell’assegno rende il costo totale di questa firma di pensione sulla durata di vita inferiore a quello della Fornero.
    – l’alto numero di desioni iniziale dipende fa uno “smaltimento dello stock”, spesso di casi difficili: conosco personalmente ex colleghi ultrasessantenni che, perso il lavoro e con fior di contributi versati, erano rimasti “in braghe di tela” e hanno trovato “ristoro” solo con Quota 100.

    Esaurito lo stock, la bassa convenienza limita automaticamente l’accesso alla misura, tanto che trovo improprio parlare di “scalone”: si tratta piuttosto di un pendio, anche se ripido

  4. NON sono d’accordo con quanto detto dal superprofessore, fermo restando i numeri, il buon senso vorrebbe che si capisca che le persone oltre una certa soglia di anni di vita o di attività lavorativa andrebbero lasciate LIBERE DI DECIDERE di cosa fare del loro “Breve” futuro che gli rimane, e non costringerli al lavoro fino a 70 anni, perché oggi si è a questo. Il parallelo che il superprof. fa tra l’anticipata e quota 100 è esattamente come mischiare le mele con le banane, (non le pere che sarebbe più accettabile) a mio avviso sono strumenti utilizzati da platee diverse, che hanno come unico denominatore l’obiettivo di “Smettere di lavorare perché questi hanno già dato tutto al paese e vivere gli ultimi anni in un’armonia diversa, magari godendosi i loro nipoti” Infine voglio fare un cenno alle carriere continue, senza buchi contributivi come dice il superproff. è evidente che lui viva in un’altra realtà, è evidente che lui abbia avuto una strada tutta asfaltata e non dico in discesa, ma quantomeno pianeggiante, e non conosca minimamente la realtà del mondo, della vita quotidiana, queste cose le vada a dire agli esodati della sua amica Elsa, o alla stragrande maggioranza delle donne che non possono nemmeno usufruire di quella fregatura che è “Opzione donna” perché di questo si tratta, anche se la paventano come chissà quale concessione che gli viene elargita perché per i buchi contributivi che hanno mettere insieme anche 35 anni non è facile. E poi ….. basta oggi avevo deciso di restare calmo, ma sentire questi superfrofessoroni che ci hanno condotto nel baratro darci lezioni di vita e consigliarci la retta via per il nostro futuro, mi sembra di risentire il “Maestro Do Nascimento”

  5. Nel leggere queste dichiarazioni rabbrividisco, praticamente il soggetto in questione vorrebbe farci credere che un minatore del Sulcis Iglesiente preferisce lavorare 42 e 10 mesi quindi non andare in pensione a 62 anni ma lavorare 4 anni e dieci mesi in più, (fino a 66 anni e 10 mesi) prima di uscire dall’inferno … Facendo invece un’analisi su chi usufruisce di quota 100 e chi insiste nel chiedere quota 41 si evidenziano due distinte categorie: coloro che hanno iniziato il lavoro a 19 anni (magari prima ma hanno periodi di vuoti contributivi) e quelli che con 62 e 38 di contributi hanno iniziato a lavorare a 24 anni, (appena finita l’università) e/o hanno iniziato a 29, riscattando poi il corso di laurea. Ora non è un segreto che di quota 100 nel 2019 ne hanno usufruito in maggior misura gli statali, quegli stessi statali che, in buona parte, nel 2020 da 9 mesi lavorano da casa (e non è finita) e che per tale motivo non trovano necessario congedarsi, rinunciando così ad anzianità e contributi comodamente acquisiti. In futuro bisognerà pretendere per LEGGE che un rappresentante sindacale o dello Stato, prima di assumere i’incarico dovrà svolgere il lavoro di minatore per almeno due anni pretendendo il raggiunto di un tonnellaggio minimo di materiale estratto!

  6. “Ci sono più cose tra il cielo e la terra che in tutta la tua filosofia”, soprattutto quando invece di fare una legge equa e onnicomprensiva si prosegue a fare provvedimenti ad hoc per questa o quella categoria, i quali, invariabilmente, laddove accolgono le istanze di una categoria quasi sempre si rivelano sperequative e discriminanti per le altre.

    E’ ora di fare un riordino complessivo del sistema, che non sia più in senso penalizzante, come sempre stato fatto dal 1994 in poi, partendo dal presupposto che

    41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!

  7. Ma..io non capiscono cosa vogliono a tutti i costi dimostrare con quelle dichiarazioni.
    Da quella tabella si legge che in 9 mesi 91.593 persone hanno potuto accedere a quota 100 e USCIRE dal lavoro a 38 anni di lavoro FATTI. 135.053 persone invece sono uscite a 41 anni e 10 mesi ( 40% circa essendo donne) e a 42 e 10 mesi ( circa un 60 % essendo uomini).
    Il dato di fatto è che quasi 92.000 lavoratori avrebbero dovuto lavorare altri 5 anni per andare in pensione. Certo che hanno fatto l’ambo, come tutti quelli che aggrappati alla legge hanno i loro diritti acquisiti intoccabili. E’ poi vero che di quei 135.000 molti sarebbero potuti andare 2 anni prima se non fosse stata fatta la regola dell’ambo.
    Mi chiedo dove eravate al tempo della stipula di quota 100 ..nessuno mi sembra si sia fatto sentire per avvisare, informare, descrivere cosa realmente avesse portato nei numeri questo meccanismo degli ambi..
    E ora che molti sembra lo vedano e ne colgano la stranezza cosa si fa?
    Si programma a gran voce un ‘altro ambo 64 35 o 63 35..
    Complimenti.

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