Pensioni anticipate 2021, Cgil, Cisl e Uil in pressing: via dai 62 anni o 41 per tutti

Le ultime novità sulle pensioni anticipate giungono da Cgil, Cisl e Uil che tornano in pressing nei confronti del Governo per chiedere una maggiore flessibilità in uscita post quota 100. Ormai tutti sono a conoscenza del fatto che l’opzione che consente l’uscita con 38 anni di contributi e 62 anni d’età é in scadenza alla fine del 2021 e con sempre maggiore probabilità non verrà rinnovata.

Ragione per cui é sempre più importante, giacché mancano ormai solo 9 mesi al termine della scadenza della Quota 100, riprendere in mano in cantiere previdenziale, dicono i sindacati, affinché non si giunga impreparati dal 2022 in poi, anche perché lo scotto da pagare sarebbe troppo alto, per chi dovesse raggiungere i requisiti dal 1 gennaio 2022, ossia uno ‘scalone’ di ben 5 anni, che farebbe tornare di colpo dal ‘giorno’ alla ‘notte’ alle regole previste dalla legge Fornero. Ecco perché pochi giorni fa Ghiselli, segretario confederale della Cgil, Proietti, segretario confederale Uil, e Ganga, Segretario confederale Cisl, sono tornati a esplicitare le loro richieste al Ministro Orlando, scrivendogli direttamente chiedendo di riaprire al più prestp il confronto con le parti sociali. Quali le misure prioritarie?

Pensioni anticipate 2021: serve maggiore flessibilità in uscita

Non sono certo una novità le richieste che i segretari confederali hanno nuovamente esplicitato al Governo e nello specifico al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, i problemi maggiori sono almeno due da un lato il contesto che, a causa della pandemia in atto, sta rallentando e di molto la discussione sulle tematiche, pare infatti che per il ministro Orlando le priorità siano altre ossia il lavoro e gli ammortizzatori sociali, dall’altro resta sempre il nodo risorse, anche qualora si riaprisse il tavolo di confronto.

Tra le misure che maggiormente potrebbero consentire una vera riforma delle pensioni che non passi solo per misure ‘spot’ e a tempo, a detta dei sindacati, ve ne sarebbero diverse, tra queste almeno due le principali: l’accesso anticipato alla pensione a partire dai 62 anni d’età che tenga in conto dei contributi effettivamente versati oppure l’uscita con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. Questa misura é quella a cui ambiscono ormai da anni i lavoratori precoci ed i quarantunisti, che pur avendo alle spalle molti anni di contributi si sono visti tagliati fuori dalal quota 100 che impone un limite, per il raggiungimento della quota, anagrafico. Chiaramente quei lavoratori che hanno alle spalle già moltissimi anni di lavoro, sono gli stessi che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi, ragion per qui, spesso, sono under 60. La quota 41 oggi possibile solo per quanti sono effettivamente precoci, almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni, e impiegati in mansioni gravose, potrebbe essere estesa a tutti coloro che hanno, precoci o meno, effettivamente già versato 41 anni di contributi. Questo sarebbe un bel passo avanti, dicono all’unisono i quarantunisti, per la loro categoria ed inoltre sarebbe anche un bel modo per permettere ai tanti giovani di accedere al mercato del lavoro, specie oggi un periodo in cui il lavoro é sempre più una chimera. Ma vi sono anche altre proposte che potrebbero dare il via ad una revisione completa del sistema previdenziale, eccole nello specifico.

Riforma pensioni 2022: quali le proproste dei sindacati oltre quota 41 e la flessibilità in uscita?

La piattaforma unitaria chiede altresì di avviare una pensione di garanzia per i giovani che potrebbe aiutare a sostenere il potere d’acquisto dei futuri pensionati considerando che per loro la pensione sarà interamente contributiva ed il mondo del lavoro ha spesso creato buchi contributivi determinati dai lavori intermittenti. Per la Fornero, invece, intervenuta recentemente sulle pensioni, bisognerebbe cambiare prospettiva pensare al lavoro piuttosto che al prepensionamento futuro, solo così sarebbe più facile garantire pensioni migliori un domani, il welfare dovrebbe basarsi sui giovani e non sugli anziani.

Per Cgil, Cisl e Uil é altresì importante puntare alla valorizzazione anche ai fini previdenziali del lavoro di cura delle donne e riconoscere una maggiore flessibilità in uscita per chi svolge mestieri gravosi o usuranti.

Non resta che sperare che il Governo riprenda, quanto prima, il confronto con le parti sociali, affinché per i sindacati sia più semplice discutere con il ministro Orlando al fine di trovare una ‘quadra’ in questi mesi per poter garantire una qualche forma di flessibilità dal 2022, a scadenza della quota 100.

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21 commenti su “Pensioni anticipate 2021, Cgil, Cisl e Uil in pressing: via dai 62 anni o 41 per tutti

  1. Pare che il ministro orlando sia troppo indaffarato e non abbia tempo per occuparsi della riforma pensioni hei questa è la sinistra credo di aver sbagliato per anni.

    1. Aspettiamo qualche mese, poi vedremo il ministro di “corrente sinistra-sinistra” come si comporterà e a quel punto potrà sciogliere il dubbio.

  2. Visto il risparmio che lo stato e l’ INPS anno avuto che a causa della pandemia più di 100 mila persone decedute in Italia e altrettante pensioni risparmiate non si dovrebbe nemmeno discutere sui 41 anni senza se e senza ma a tutti.
    E non mi si venga a dire che mancano i soldi sia da sinistra che da destra .

  3. Spero che i sindacati non accettino cose strane tipo quota 102 con vincoli anagrafici, ecc. Si devono rendere conto che cosa significa aver lavorato 41 anni. Non ne hai più, diventa gravoso x tutti. Si deve dare più spazio ai giovani con un cambio generazionale coraggioso

  4. per le donne che hanno subito interventi al cervello eppure sbagliato dovrebbe andare in pensione a 60 anni io adesso ne ho 65 tra meno di un mese non lavoro da 11 anni sarebbe giustissimo darmi la mia pensione ero un’ agente di commercio
    e vivo da sola avrei bisogno di sostegni perche l’intervento mi ha fatto venire la fibromialgia PENSATECI

  5. Buongiorno, credo che 41 anni di contributi siano sufficienti per lasciare il mondo del lavoro, considerando che in 41 anni di contributi il lavoratore Fortunato riuscirà a percepire neanche la metà dei soldi versati a questo Stato sciagurato………

    1. GIUSTISSIMO MA I NOSTRI GOVERNANTI PENSANO SOLO A LORO PURTROPPO SPERIAMO CHE QUALCUNO SI RAVVEDA E CI MANDANO IN PENSIONE CON 41 ANNI DI SERVIZIO

  6. Buongiorno
    Speriamo nella flessibilità ,41 anni a qualsiasi età e un diritto e un atto di giustizia
    stiamo dando tantissimo a questo Paese.

  7. 41 anni E flessibilità anagrafica: strade parallele e non alternative. C’è gente, è sarà una platea sempre più numerosa, che entra nel mondo del lavoro a circa trenta anni, lo volete capire che della possibilità di lasciare il lavoro dopo 41 anni di contributi non se ne fa niente!

  8. E dalle con questa Fornero.
    Basta, non nominatela più.
    Avete dimenticato forse quante persone ha buttato in strada?
    Come si possono dimenticare queste cose.

  9. Considerando che dal 95 in poi si ragiona solo sul contributivo l’uscita con 41 anni riguarderebbe i lavoratori che hanno iniziato a 20 anni negli anni 80 e quindi una platea circoscritta che poi andrebbe a diminuire progressivamente,anche perché se inizi a 30 anni farne 41 non è poi tanto semplice. Quindi perché tanto ostracismo? Proprio non capisco.

  10. Anche io faccio parte dei molti che hanno iniziato a lavorare a 20 anni. Ho sempre lavorato, quindi ho 38 anni di contributi,ma non rientro tra i precoci,troppo giovane per tutte le quote di cui parlano. Ma a noi non pensa nessuno? 41 non possono bastare?

  11. Commentare non serve politici sempre più ottusi non recepiscono .fare una riforma si può in due ore lo ha dimostrato la fornero nel 2011

  12. Per il ministro del lavoro le priorità sono il lavoro e gli ammortizzatori sociali. Pensare contemporaneamente a un terzo problema non gli è possibile! Essendo egli della corrente sinistra-sinistra… si è ritrovato a destra.
    Non si capisce che emergenza lavoro, ricambio generazionale, ammortizzatori, previdenza e assistenza vanno ripensati tutti (nell’interesse di disoccupati, lavoratori e pensionandi).
    Se non si è in grado si può sempre andare a pescare e guardare la propria lenza e basta.
    Sempre più ammiro la lucidità e la quasi genialità della Fornero.
    Tra i lillipuziani anche Gulliver era in gigante…

    1. Infatti penso che dopo 41 anni di lavoro uno abbia dato abbastanza, ma ci pensiamo quanto sono 41 anni di lavoro ?

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