Pensionipertutti: Oggi si è tenuta l’audizione alla Commissione lavoro della Camera di Cgil, Cisl e Uil sulle 9 proposte di legge sulle pensioni. Vi è sintonia con la piattaforma unitaria che contiene le vostre indicazioni di merito al Governo sulla tematica previdenziale?
Roberto Ghiselli: Solo in parte e non con tutte le proposte. Il nostro approccio è quello di arrivare ad una riforma organica della previdenza, auspichiamo che il lavoro avviato porti ad un intervento normativo organico e non a semplici interventi sperimentali o su singoli aspetti parziali, come previsto da alcune proposte di legge, perché il sistema ha bisogno di certezze e le misure introdotte in questi anni hanno invece avuto prevalentemente il carattere della provvisorietà.
Vi sono per giunta già delle novità strutturali che dovrebbero indurre ad una rivisitazione complessiva del sistema, tra questi: il cambio di paradigma che il passaggio da un sistema retributivo ad uno prevalentemente contributivo sta determinando. Questo determina una sempre minore incidenza sui costi dell’età di pensionamento, considerando l’effetto attuariale determinato dai coefficienti di trasformazione.
Pensionipertutti: Dunque la flessibilità in uscita che voi auspicate è più sostenibile se considerata da questa prospettiva?
Roberto Ghiselli: Esattamente difatti la flessibilità in uscita, intesa come la possibilità di scegliere liberamente quando andare in pensione all’interno di un range di condizioni definite, sul modello della Riforma Dini, è più che mai attuale ed estensibile a tutta la popolazione, superando quindi i limiti dell’attuale uscita flessibile nel sistema contributivo, previsto dalla riforma Fornero con 64 anni di età, 20 anni di contributi e una pensione superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Questo significa un approccio completamente nuovo al tema, considerando il requisito maturato per il possibile pensionamento non più come il momento dell’uscita ma come l’inizio di un intervallo di tempo entro il quale le persone sceglieranno quando uscire dal lavoro, sulla base delle diverse condizioni soggettive, professionali, famigliari, di salute, economiche.
Pensionipertutti: Un pò questo aspetto è già emerso con quota 100 non tutti quelli che avrebbero potuto andare in pensione, avendo centrato i requisiti, ci sono poi effettivamente andati..
Roberto Ghiselli: Infatti Quota 100 ha visto al momento l’adesione di poco più di un terzo gli aventi diritto alla prestazione e molti stanno comunque posticipando l’uscita rispetto al diritto.
Quindi, l’introduzione di un sistema di flessibilità in uscita per la pensione, che noi proponiamo a partire dai 62 anni, o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, di per sé non contrasterebbe con l’obiettivo di un innalzamento tendenziale dell’età media di pensionamento, e quindi con la stabilità prospettica del sistema a fronte delle trasformazioni demografiche in corso e quelle previste.
Pensioni anticipate 2021: 9 le proposte, cosa non convince relativamente alla flessibilità in uscita?
Pensionipertutti: Tra le 9 proposte di legge sulle pensioni che vi sono state sottoposte, ve ne sono diverse che prevedono la flessibilità in uscita, in cosa peccano per non incontrare in toto il vostro consenso come piattaforma sindacale?
Roberto Ghiselli: Diverse sono le proposte di legge che prevedono una flessibilità in uscita, la maggior parte delle quali però prevedono un elevato numero di anni di contributi, superiori a 35, per potervi accedere. Limiti così elevati sono comprensibili se associati ad una possibile uscita con una età più bassa, come opzione donna o come la pensione anticipata, ma non possono a nostro avviso essere la condizione di anticipo per un’età superiore ai 62 anni, e in questo caso pensiamo vada assunto come riferimento il requisito contributivo della pensione di vecchiaia che è di 20 anni.
Diversamente si precluderebbe la possibilità di una uscita flessibile alle fasce più deboli del mercato del lavoro, come le donne o chi svolge lavori discontinui.
Siamo consapevoli che sia necessario mantenere una soglia minima di pensione da raggiungere per poter anticipare il pensionamento. La legge Dini prevedeva l’1,2 volte l’assegno sociale. L’attuale 2,8 è decisamente discriminante e andrebbe drasticamente ridotto.
Pensionipertutti: Per le donne invece, ci chiedono tante lavoratrici che non hanno aderito ad opzione donna, cosa proponete?
Roberto Ghiselli: Per le donne e per chi fa lavori di cura pensiamo ad un rafforzamento della tutela, naturalmente considerando centrale l’impegnò per la parità di genere sul lavoro e nella società e la redistribuzione del lavoro di cura. La legge Dini già prevede nel contributivo 4 mesi di riconoscimento per ogni figlio, per massimo di un anno totale, da poter valorizzare o come anticipo pensionistico o come maggiorazione del trattamento. Ora bisognerebbe estendere questo beneficio al sistema misto e retributivo e di innalzare a 1 anno il periodo riconosciuto per ogni figlio.
Proponiamo inoltre un sistema analogo per chi ha svolto lavori di cura, soprattutto al di fuori del proprio periodo di lavoro, riconoscendo 1 anno ogni 5 dedicati alla cura.
Pensioni anticipate 2021: sarà sufficiente la super ape sociale post quota 100?
Pensionipertutti: Per quanto concerne i lavori gravosi, è sufficiente il lavoro svolto dalla commissione Gravosi e dunque la direzione giusta è quella della super ape sociale?
Roberto Ghiselli: Crediamo sia necessario rafforzare le misure a favore di altre categorie meritevoli di una particolare attenzione presenti nel mercato del lavoro, ad iniziare da quello attualmente ricomprese nell’Ape sociale. In particolare il lavoro della Commissione sulle attività gravose, con tutti i suoi limiti e con le diverse incongruenze che si possono rilevare, rappresenta una base per individuare altre mansioni da considerare gravose, sulla base di indicatori il più possibile oggettivi. Andrebbe inoltre estesa la possibilità di un intervento a favore dei disoccupati di lunga durata o di chi beneficia degli ammortizzatori sociali senza la prospettiva di una ripresa lavorativa. O chi è considerato lavoratore fragile o ha avuto il riconoscimento di una malattia professionale da parte dell’Inail.
Pensionipertutti: Per i giovani invece la pensione di garanzia resta un vostro cavallo di battaglia?
Roberto Ghiselli: Argomento altrettanto decisivo in prospettiva è quello relativo ai giovani e a chi fa lavori discontinui o poveri. Su questo abbiamo riproposto una pensione contributiva di garanzia che possa garantire una pensione dignitosa a coloro che sono destinatari del sistema contributivo, che non hanno alcuna integrazione del trattamento pensionistico. Una pensione di garanzia che, per le persone che al termine del loro percorso lavorativo non sono stati in grado di costruirsi una pensione dignitosa, valorizzi tutti quei periodi che hanno avuto una scarsa o nessuna copertura contributiva, come i periodi di lavoro part time, di formazione, di studio, di inoccupazione legati a politiche attive, che venga calcolata in maniera crescente sulla base degli anni di contribuzione e di età di accesso al pensionamento.
Pensionipertutti: Vi sono strumenti che potrebbero spingere verso il ricambio generazionale nel mondo del lavoro?
Roberto Ghiselli: Certo, ed è per questo che riteniamo inoltre opportuno rafforzare, rendere più accessibili ed estendere gli strumenti che possono accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, per favorire il ricambio generazionale o per gestire processi di crisi o ristrutturazioni, come Isopensione, Contratti di espansione e Rita.
Pensioni anticipate 2021, resta il nodo risorse o risolvibile?
Pensionipertutti: Tanti potrebbero dire ‘belle parole’, ma poi il nodo critico resta quello delle ‘scarse risorse’ come potrebbe venir meno questo ostacolo?
Roberto Ghiselli: Ha centrato un aspetto spinoso, ma proprio sul tema della sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale mi permetto di fare alcune considerazioni, che devono tenere conto di 4 elementi:
- A fronte di un anticipo pensionistico la quota di pensione erogata sulla base del calcolo contributivo non costituisce una spesa aggiuntiva ma solo una anticipazione di spesa (una maggiore spesa iniziale si compensa con una minore spesa futura). Le persone che effettivamente utilizzano le opportunità di uscita anticipata, come già detto, sono una parte minoritaria rispetto alla platea di coloro in possesso dei requisiti. Cosi è stato sino ad ora (da ultimo Quota 100) e lo sarà ancora di più da qui in avanti per l’effetto incentivante alla permanenza al lavoro proprio del calcolo contributivo.
- Sono già emerse ed emergeranno anche nelle prossime annualità di bilancio le economie derivanti dalla minore spesa di Quota 100 e delle altre misure contenute nel decreto 4. Possono costituire un buon supporto per gli interventi che si potrebbero adottare, se opportunamente venissero ridestinate al capitolo previdenza. Nel contabilizzare l’incidenza della spesa pensionistica sul Pil, in rapporto agli altri paesi europei, sulla base dei criteri Sespros, sarebbe opportuno far rilevare che esistono delle voci di spesa attualmente contabilizzate come spesa pensionistica, che non lo sono affatto, come ad esempio il TFR dei pubblici dipendenti .Sempre in termini comparativi in ambito comunitario andrebbe considerato il differenziale della componente fiscale che esiste tra l’Italia e la media degli altri paesi, a nostro svantaggio.
Pensionipertutti: Quando si avvierà il confronto col Governo?
Roberto Ghiselli: Sono mesi che lo sollecitiamo e un tale atteggiamento è ingiustificabile. Ci auguriamo che un confronto possa comunque avviarsi al più presto, nei tempi ristretti che le prossime scadenze di bilancio impongono, diversamente non staremo con le mani in mano.
Ringraziamo il Segretario confederale della CGIL Roberto Ghiselli per questa lunga ed articolata intervista e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dei contenuti che trattandosi di esclusiva é tenuto a citare la fonte.
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MOBILITAZIONI PER LA RIFORMA PENSIONI.
Scusate non capisco per quale motivo il sindacato si mobilità per diverse questioni ma per le pensioni non si fa mai nulla.
Sono anni che da questo orecchio non ci sente.
E’ vero che sulla carta ci sono state molte richieste, ma in concreto nulla e nessuna mobilitazione atta a farsi ascoltare. Non è forse il momento di darsi una mossa. O vogliamo aspettare nuovamente la solita risposta del governo, “non abbiamo tempo per una riforma organica” e intanto gli anni passano….
anno di nascita 1962
anni di contributi ad oggi 40 e 7 mesi (30.09.2021)
a 62 anni 43 e 9 mesi (30.11.2024)
a 67 anni 48 e 9 mesi (30.11.2029)
ho visto andare colleghi con 38 anni di contributi senza penalizzazioni (quota 100), alcuni con 41 (precoci usuranti che facevano il mio stesso lavoro ma inquadrati diversamente) e ne vedrò secondo questa logica andare altri prima di me con meno contributi. MA CHE ITALIA E’ QUESTA.
Pienamente d’accordo, condivido tutto quello che hai scritto.
Buon pomeriggio a tutti .Da qualche parte ho letto che si fa strada una proposta di uscita anticipata con quota 41 a prescindere da l’eta’ o 62 anni .Fino a questo va benissimo ,ma dal momento in cui si pensa solo con il contributivo ,dico ma stiamo scherzando?
Ricapitoliamo ,qua si parla di importi finali di pensione nella maggioranza delle persone ,se tutto va bene, di 1300/1500 euro al mese ,vogliamo ancora tagliare?Quindi il contributivo va considerato per le persone che già hanno iniziato con questo sistema ,ma non con le persone che provengono da un sistema retributivo/misto.Diversamente ,secondo me per carità ,e preferibile lasciare le cose come stanno.
e’ nooooooooooo. Non è accettabile 41 anni col contributivo! Assolutamente.
Dopo 41 anni devi poterti ritirare senza se senza ma, caschi il governo e quant’altro… Su via siamo seri.
Credo che questa sia forse l’ultima occasione di riscatto per il sindacato. Per troppi anni sono stati a guardare in silenzio vedendosi sfumare le varie richieste dei lavoratori. Per troppi hanni si son fatti calpestare. E’ giunta il tempo del riscatto, è l’ora di battere i pugni sul tavolo, di dimostrare che il Sindacato esiste ancora e che si è riappropriato del suo ruolo originario. Bisogna Insistere e ritrovare lo spirito che ci ha guidato nei decenni precedenti. Solo così ci sarà un futuro per il sindacato, non i soliti bla bla bla.
Ciò detto avanti tutta, i lavoratori sono con voi. Portiamo a casa le sacrosante richieste e nel giusto ordine:
1) 41 anni di contributi si va in pensione senza penalizzazioni.
2) cancellazione delle finestre.
3) dai 63 anni puoi uscire con almeno 30 anni di contributi.
4) Riduzione degli stipendi dei politici
5) Riduzione della pensione dei politici.
6) Riduzione stipendio Tridico e compagnia cantante.
7) Tutti andranno in pensioni con le stesse condizioni (politici compresi)
8) Cancellazione reddito di cittadinanza
9) Eliminazione Navigator
10) Cancellazione dei partiti con meno del 20%
Tutto giusto!
Per i parlamentari vale il principio del diritto acquisito e ciò godere del beneficio pensionistico a pieno regime senza lavorare, a differenza dei comuni mortali , che dopo aver svolto più di 41 anni di lavoro, si vedono applicata una normativa quale il sistema misto , entrato in vigore almeno dieci anni dopo la loro assunzione, e non contenti ,ancora ,vorreste applicarci il sistema contributivo. Io,in qualità di dipendente di un ente locale ho uno stipendio da fame, ma a quanto pare dovrò accontentarmi di una pensione di me…….Se avete voglia di riempire le casse dell’INPS non fatelo sulla mia pelle e su quella dei disgraziati come me, cercate altrove.
Pienamente d’accordo, condivido tutto quello che hai scritto.
Condivido pienamente.
Ero quasi estasiato da questa intervista.Mi sentivo isolato ed estraneo alla realtà poi a un tratto leggo
Pensionipertutti: Quando si avvierà il confronto col Governo?
Roberto Ghiselli: Sono mesi che lo sollecitiamo e un tale atteggiamento è ingiustificabile.
Magari fare qualche mese fà una mobilitazione anni 80 noooooo.
Ma è inutile alzare la voce quando d’ avanti ti ritrovi un sordo o aprire l ‘ombrello quando ormai a smesso di piovere
Sono veramente stufo svogliato incazzato con questo paese.
Non capisco perché non avete pubblicato il mio commento del 5 o il 6.10.2021.
Forse anche voi siete d’accordo con i sindacati e politici.
Non mi sembrava di avere detto niente di offensivo ma soltanto la verità.
41 o 62 ci vuole molto per farla?nel 2011 la fornero ci quanto tempo ha impiegato?vergognatevi politici e sindacati non giocate sulle vite altrui.
Non dovrà esserci penalizzazioni nei vari casi in uscita , seno tanto vale già adesso chi va in pensione sono da fame .Non ho capito bene questo Governo mi sembra che vuole fare cassa con i più Deboli.
La verità offende è!!!
Sono un Coltivatore Diretto e quindi, secondo la legge, direttamente e manualmente conduttore del mio fondo.
Non capisco perché quindi, quando si parla di lavori usuranti, viene inserito solo il lavoratore dipendente e non l’autonomo.
Così ad esempio, pur facendo lo stesso lavoro, il bracciante si usura ed il contadino no; oppure il muratore dipendente ed il muratore con partita iva o ancora il camionista dipendente ed il camionista proprietario del suo camion e si potrebbe continuare.
Qualcuno potrebbe spiegarmi perché tutto ciò accade?
Sono dacorto con tutti io sono italiano lavorato 23ani in Albania e 16 ani in Italia, tenore di vita adeso in Italia hai perso 2.2 ani di vita io quando ushire in pensione forse 71 meno 2 uscire 69 ani
Come mai la signora fornero vuole spremere come dei limoni e invece si vocifera che sua figlia sia già in pensione prematuramente ma allora predica bene ma razzola male, poi si dice che l’ imps non a i soldi, mi risulta che l’ente sia in possesso di molti immobili, terreni, capannoni, palazzi, case, bene che lì venda non dovrebbe interessarsi solo di previdenza sociale perché non si fa chiarezza ma soprattutto giustizia?
Buongiorno a tutti, leggo ” diversamente non staremo con le mani in mano” , tutto il rispetto per i sindacati , ma con questa latitanza del governo come la mettiamo?
Un commento sull’intervista del Sig. Ghiselli: DICE: “Le persone che effettivamente utilizzano le opportunità di uscita anticipata, come già detto, sono una parte minoritaria rispetto alla platea di coloro in possesso dei requisiti. Cosi è stato sino ad ora (da ultimo Quota 100) e lo sarà ancora di più da qui in avanti per l’effetto incentivante alla permanenza al lavoro proprio del calcolo contributivo.” PER FORZA, NEL TEMPO LE PENSIONI SONO DIVENTATE ELEMOSINE, E VOI COSA AVETE FATTO PER EVITARLO????
AGGIUNGE: “sarebbe opportuno far rilevare che esistono delle voci di spesa attualmente contabilizzate come spesa pensionistica, che non lo sono affatto, come ad esempio il TFR dei pubblici dipendenti” ANCHE IN QUESTO CASO CHI DOVEVA OPPORSI, FACENDO SI CHE TALI RISORSE FOSSERO RUBATE ALTROVE, DAI RIVOLI CHE SGORGANO NELLE CASTE?
Esattamente come nella politica, maniche di incompetenti che se le dicono di tutti i colori pur di darsi torto e alla fine chiamano il super tecnico che li mette tutti d’accordo. Ma chi cavolo vota la gente, ancora quasi il 50% di persone che vota, valli a capire….
Facciano pure una manovra organica ma senza penalizzazioni per chi ha un alto numero di contributi.
La platea degli scarsamente dotati dal punto di vista contributivo è fatto di persone sfortunate certo, a loro tutta la mia comprensione, ma anche di molti che per convenienza personale o per vessazione datoriale hanno lavorato con pochi o senza contributi per molti anni.
Vediamo quindi, in virtù di una generalizzata retorica piagnona/solidaristica, di non far pagare il conto del danno e di una scarsa vigilanza sui vari fenomeni deliberatamente anticontributivi a chi ha fatto il suo dovere. Dopo 40 anni di contribuzione decurtazioni, o penalizzazioni et similia sono fuori luogo soprattutto se guardiamo alle regole pensionistiche di chi ha legiferato e legifera in materia.
Le pensioni in Germania
In Germania le pensioni (deutsche rentenversicherung) sono mediamente più basse che in Italia, ma solo perché la percentuale dei contributi versati ammonta nella quasi generalità dei casi al 19,5% dello stipendio contro il 33% circa da noi. Al momento in Germania si va in pensione a 65 anni e 6 mesi anni (dal 2021 a 66 e per i nati dopo il 1963 a 67 anni) e vige un modello a tre pilastri. Il primo di questi pilastri è costituito dalla pensione statale, il secondo è costituito da pensioni integrative alle quali cui lo Stato contribuisce con un supporto economico ed è rivolto ai lavoratori dipendenti. Il terzo pilastro è invece costituito dalle pensioni private, a libera scelta del lavoratore. A differenza che in Italia, la pensione in Germania è da sempre legata ai contributi versati, metà a carico del lavoratore metà a carico del datore di lavoro e il sistema di calcolo è sempre stato quello contributivo, il che porta a concludere che l’importo della pensione è mediamente più basso che in Italia, meno del 50% della retribuzione.
L’età della pensione in Germania
In Germania, come detto, si va oggi in pensione a 65 anni e 6 mesi (l’età è in aumento) o, in alternativa, con 45 anni di contributi. Ma si può uscire anche in anticipo, con le dovute eccezioni per chi svolge lavori usuranti o nelle forze armate o di polizia.
Io vorrei andare in pensioni il più presto possibile che vivo disagiata.
Con tutto il rispetto per il sindacalista, nel contenuto dell’articolo vi trovo molti richiami a situazioni concrete e qualche altro a formule esistenti rivelatesi solo propagandistiche.
Partendo dalla necessità di tutelare le uscite dal mondo del lavoro presenti e future per pensioni che si dimostrassero largamente insufficienti, sia a causa di esigui versamenti contributivi, sia per i rapporti esistenti con le basse retribuzioni di un elevato numero di persone, mi domando: come si potrà sostenere nella vecchiaia la sopravvivenza di coloro che dovessero accedere alla quiescenza, ad esempio, con soli 20 anni contributivi?
Voilà, il magico 62 è sempre tra noi, quantunque martoriato nella sua nota combinazione di quota 100, esso persiste ed io apprezzo la sua presenza nel pensiero del dottor Ghiselli in quanto ne fa un presupposto a sostegno del ragionamento che: dare una opzione non significa che tutti la sfrutteranno, come avvenuto nel caso di quota 100 a cui hanno aderito solo 1/3 degli aventi diritto.
Il sottinteso, nel concreto, sta nel sostenere che molti hanno preferito o preferiranno comunque, mantenendone il diritto, pensionarsi ad una età più avanzata.
Tralasciata quota 100, ricordo che vigendo l’abitudine decennale di non rivalutare all’inflazione la totalità degli assegni pensionistici; Baby pensioni come, seppur più contenute, le logiche attuali porteranno nel tempo, sempre alla necessità di rivalutare assegni coperti da pochi contributi a discapito di altri più elevati ma frutto di una storia contributiva più sostenuta.
Se siamo tutti concordi nell’asserire che il passaggio dal sistema misto al tutto contributivo, in un mondo che non garantisce sufficienti e continui posti di lavoro, creerà sempre pensionati a sopravvivenza non garantita.
A poco ritengo possa servire il pensare di creare una: “pensione contributiva di garanzia” per giovani o per i lavori intermittenti. Non sarebbe più semplice e più collaudato, ad esempio: dati 40 o 41 anni di contributi assegnare ai soli primi 15 di lavoro, per tutti e per sempre, valore retributivo al versamento, lasciando ai restanti 25 o 26 per chi li raggiungesse l’aggiunta della formula contributiva?
Evviva il sistema misto, direi a questo punto! Oppure non sarebbe necessario pagare da subito e di più il lavoro?
Chiaro e oggettivo a tutti è che la legge Dini, ormai vigente dal 95, ha posto ad ora una grande massa di lavoratori nella situazione di vedersi assegnato un rapporto di sostituzione sull’ultimo stipendio ridottosi dall’ 80% di fine 2011, a circa il 60% attuale che, si prevede, in futuro sarà pari o inferiore al 50%.
Mentre, al contrario, alcuni studi assegnano come tutelante del tenore di vita vissuta, la necessità di raggiungere un importo pensionistico sostitutivo sull’ultimo stipendio pari al 70%. Mi sovviene il dire: fatta la legge è ormai evidente a tutti l’inganno.
Da queste, mi auguro corrette, considerazioni mi appare manifesto concludere che il 50% dello stipendio di un operaio o il 50% di un quadro o di un dirigente portano a condizioni di vita da anziani diverse. Tali per cui, per assicurare un assegno ancorché inadeguato, si renderanno necessari alle masse o almeno 40 anni di contributi o il ritardare al massimo l’età del pensionamento quantunque venga loro concesso di farlo se raggiunti i 62 anni di età.
Età avanzata e congruo montante resteranno sempre presupposti indispensabili.
Il differenziale fiscale tra Stati diversi è evidente, mentre pare scomparsa dall’orizzonte l’idea di separazione tra previdenza e assistenza e in molti ormai criticano le soluzioni pensate e inapplicate di Isopensione e Contratti di Espansione.
Ricordando che una schiera di nuovi proletari immigrati è ormai pronta a sostituirci a condizioni economiche peggiori, in un mondo dove la finanza supera di almeno di una dozzina di volte l’economia dovuta lavoro; non resta che augurarvi un “in bocca al Lupo” per la mole di proposte elencate nell’articolo e per questa “dura trattativa” a lungo ritardata da condursi, non con politici eletti, ma con un potente rappresentante d’Europa.
Purtroppo ci dobbiamo affidare al Sindacato. Dico purtroppo perchè da molti anni non svolge interamente la funzione per cui è stato creato e troppe volte non si è schierato e non ha difeso i diritti dei lavoratori, con la dovuta durezza. Ciò nonostante ad oggi non abbiamo altri a cui affidarci se non a noi stessi.
Cio’ premesso ribadisco che bisogna lottare duramente per raggiungere questi obiettivi (sono finiti i tempi per restare alla finestra ad aspettare):
1)- Con 41 anni di contributi si va in pensione.
2 )– Eliminazione delle finestre ;
3) – Oltre i 62 anni si va con 62+39; 63+38; 64+35; 65+36
4) – per le donne 1 anno in meno + un altro anno per ogni figlio.
5)- Eliminazione degli sprechi e immediata riduzione degli stipendi e pensioni dei politici almeno del 50%. fissando un tetto massimo di 5000 euro mese.
Con 41 di contributi usurante con 25 anni di notte è precoce quando mi tocca andare i pensione
Più che un commento, la mia è una riflessione sull’opzione donna e domando agli esperti: visto che viene utilizzato il metodo contributivo per il calcolo, per quale motivo se ho versato 10 anni di contributi in gestione separata non mi vengono calcolati al fine dei 35 anni?
Non capisco la penalizzazione si è i contributi versati no?
Bla bla bla… solo parole aspettiamo i fatti visto i precedenti …il sindacato non conta più nulla purtroppo …
Adriano. Io proporrei 42 anni x gli uomini, e 41 x le donne. Parlano di spesa inproponibile x i costi. Ecco unico modo x venirli incontro, e questo metodo.
Manca una legge per i disoccupati over 55 e con malattie oncologiche , sembra che il governo ed i sindacati se ne diano dimenticati
Si leggono continue notizie su possibili nuove modalità di accesso a pensione. La cosa che lascia straniti è che un gruppo di lavoratori verserà un numero di contributi maggiori degli altri e questa cosa non è acqua. Penso che si dovrebbe definire un numero di contributi utili al pensionamento che non sia quello della riforma Fornero. Meno degli attuali 42 anni e 10 mesi…….
e SE invece ti tante discussion si arrivasse a 42 Anni per tutti senza finestra di 3 mesi ? non sarebbe Cosi male!!
Mi sa tanto che hai 41 anni e 6 mesi di contributi… OGNUNO CONTINUA A FARSI I CAZZI PROPRI!
Sono stufa di sentire mille opzioni per mandare in pensione prima chi ha versato meno contributi tipo 35 anni 20 anni ecc. Ecc. E chi ha fatto come me 41 anni… Deve lavorare anche i 10 mesi in più… Oltre le finestre…. Sono una donna e ne ho le palle piene… Che vanno in pensione prima quelli che v hanno versato meno di me.!!! Quota 41 per le donne è più che ragionevole… Porca miseria!!!!
Sarà utopie ma credo che ci sarà un ottima riforma pensioni.
Sarà ….ma credo nella confederazione sindacale che vorrà raggiungere un ottimo risultato . Credo nelle dichiarazioni di Roberto Ghiselli che le sue dichiarazioni sono proposte ragionevoli ed raggiungibile.
Distinti saluti
Francesco Leone
Essendo un’ insegnante di scuola primaria con 38 anni di contributi( lavoro ritenuto gravoso dalla commissione Damiano) nonche’ moglie e madre, sono pienamente daccordo con le proposte di Ghiselli. Pero’ non mi e’ ancora chiaro come incidera’ sulle pensioni di anzianita’ visto che tutte le proposte di riforma riguardano le pensioni di vecchiaia con anticipo a 62 / 63 anni di eta’
Attenzione politici e sindacalisti a non tirare troppo la corda ,siamo stufi 41 anni sono perfino troppi è l’ultima spiaggia anche per voi. Anche le persone più pacate hanno le p…e piene perciò ATTENZIONE.
Smettiamola di prenderci in giro,penso che quarant’anni di lavoro per un essere umano siano più che sufficienti e arrivato il momento che tutte ripeto tutte le tre sigle sindacali abbiano in comune un obbiettivo unico finiamola di scherzare e giocare sulla pelle dei lavoratori. QUARANT’ANNI DI CONTRIBUTI PER TUTTI BASTA CHIACCHIERE
Mi sono recato da un sindacato x la domanda x la pensione bè mi è stato detto che prenderò 900 euro al mese perché con il s sistema misto e contributivo verrò penalizzato vi sembra normale che uno che ha lavorato 43 anni prenda una pensione da fame spero che rivedano la legge Fornero
Io proporrei uscita 42 x gli uomini! E 41 x le donne senza la solita finestra di tre mesi
Bisogna rinnovare quota Cento e togliere il reddito di cittadinanza e inserire i giovani
Sono fuori per sei mesi e nn ho alcuna intenzione di arrivare a 67 anni !! Ho 38 anni e tre mesi di lavoro al 31/12/2021 . Non capisco chi e dove in Europa ci han vietato di continuare quota 100 visto che quasi tutti gli altri paesi della UE vanno in pensione a 62 anni. È un vero schifo ma mi regolerò di conseguenza… Politici e sindacati siete una vergogna!!! Non tutelate chi ha sgobbato per anni in modo onesto
Ci sono i precoci che se hanno lavorato a 19 anni 1 anno e hanno 41 anni contributi e sono STATI LICENZIATI vanno in pensione,ma per chi arriva a 41 anni e ha finito un contratto DETERMINATO NON PUÒ ANDARE PERCHÉ È UN FINE CONTRATTO……DISCRIMINATORIO UNA VERGOGNA ITALIANA
però prevedono almeno 35 anni; che ca….o di discorso è? qua si discute di gente che ha 61-62 anni e che come minimo hanno 40-41 -42 anni di contributi; pensate alle pensioni dei giovani, o di quelli che adesso hanno 50 anni? prima tocca a noi; c’è gente che non ne può più, che hanno superato quota 100 e solo perchè sono nati nel 1960 dobbiamo ancora lavorare (l’errore è voluto perchè anch’io sono tra questi); poi fra qualche anno per non dire decennio penserete a chi ha 50 anni e poi ai giovani; siete fuori dalla realtà e mandate in bestia la gente
Devi pensare che dal 1 gennaio ti agganci al nuovo contratto e che tra un anno te ne vai in pensione!
Io l’ho già chiesto giorno fa ed altre volte ma non è mai stata fatta chiarezza su quanti sono questi benedetti anni per i disoccupati di lunga durata? C’è qualcuno che c’è li può quantificare per favore? Grazie.
Purtroppo temo che siamo troppo in ritardo…
Ci metteranno davanti al fatto compiuto…
Qualche sistematina qua e la, ape sociale allargata, opzione donna, uscita dai 62 anni penalizzate…
A proposito di penalizzazione, non ho capito se questa, nelle varie proposte, riguarda una percentuale in meno in confronto a ciò che si percepirebbe a 67 anni o di quella che si percepirebbe a 62…. In quest’ultimo caso la penalizzazione sarebbe doppia!
Non so se Erica ne sa qualcosa in più.
Che amarezza!
notizia dell’ultima ora. in pensione solo 4 gatti: 67 anni, 42 anni e 10 mesi, opzione donna, ape sociale, rita ; e le domande per la scuola per settembre 2022 scadono 31 ottobre 2021 ( non è mai esistito così tanto anticipo , di solito si facevano a dicembre); speriamo che per tutti gli altri sia diverso ma credo proprio di no ; dimenticavo: quota 100 (requisiti entro il 31 dicembre : noi del 1960 inculati) proposta tridico? non se ne parla
Leggo “però prevedono un elevato numero di anni di contributi, superiori a 35, per potervi accedere”, ma uno che ne ha 42 cosa deve pensare ?
Ecco, proprio quello che dico anche io: se uno, come me, e come tanti, dei primi anni 60, scartati da q 100, ha 42 anni già prima dei 62?
Come va trattato?
Che vuol dire un considerevole numero di anni?
Chi ne ha più di noi?
Perché ci devono passare tutti avanti?
Basta!
Quota 41/42 o 62 anni per uscita libera con misto e senza penalizzazioni!
Troppe elucubrazioni altrimenti, sembra che il sindacato svicoli, quasi per non disturbare troppo il manovratore “fratel-drago” e tutti i partiti che lo sostengono.
anno di nascita 1962
anni di contributi ad oggi 41 (30.09.2021)
a 62 anni 44 (30.11.2024)
a 67 anni 49 (30.11.2029)
ho visto andare colleghi con 38 anni di contributi senza penalizzazioni (quota 100), alcuni con 41 (precoci usuranti che facevano il mio stesso lavoro ma inquadrati diversamente) e ne vedrò secondo questa logica andare altri prima di me con meno contributi. NON HO PAROLE.
Hai ragione! Con tanti contributi cosi girano le balle!