Riforma Pensioni 2021: l’Intervista a Marino sulla situazione previdenziale

Smart working intervista esclusiva ad Orietta Armiliato

Abbiamo raggiunto telefonicamente Mauro Marino che si trova in vacanza in Sardegna e lo risentiamo volentieri a distanza di qualche mese per parlare della situazione della Riforma Pensioni in Italia. Ricordiamo che Mauro Marino esperto di economia e pensioni gestisce un suo sito https://mauromarinoeconomiaepensioni.com e collabora con diverse testate on line tra cui anche Pensioni Per Tutti.

PENSIONI PER TUTTI: Caro Mauro, cosa è cambiato in questi mesi in ambito previdenziale in Italia dall’ultima intervista che ci hai gentilmente concesso alla fine di febbraio 2021?

MAURO MARINO: A quell’epoca si era appena insediato il Governo Draghi e non si poteva ancora dare un giudizio, ora dopo circa sette mesi che l’esecutivo è al lavoro posso affermare che sul fronte pensioni ancora non si e mossa foglia. Intendiamoci i primi due/tre mesi di insediamento di un nuovo governo sono di studio dei dossier e di comprensione per poi intervenire ma, dopo, bisogna cominciare a muoversi. E in questo devo dire che il nuovo Ministro Orlando non ha assolutamente brillato per quanto riguarda la nuova riforma previdenziale al termine di “quota 100”. Orlando si è occupato esclusivamente di tematiche riguardanti il lavoro e della situazione terribile che si è creata sul fronte occupazionale a causa della pandemia, ma come ho già avuto modo di affermare in altre occasioni il Ministro non e solo, ci sono i vice ministri, i sottosegretari, i consulenti, i vertici apicali della P.A., insomma voglio dire che avrebbe perlomeno potuto iniziare con le parti sociali un dialogo per portarsi avanti nella discussione di questo problema e questo obiettivamente non è stato fatto.

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PENSIONI PER TUTTI: E cosa ti sembra di Draghi in particolare?

MAURO MARINO: Draghi in questo momento è fondamentale perché è l’unico che può fare arrivare in Italia i famosi 191,5 miliardi di € del Recovery ed è l’unico in quanto tecnico e non politico che può portare a casa quelle riforme che l’Europa ci chiede e che sono propedeutiche all’arrivo dei fondi europei fino all’anno 2026. E parlo della riforma della giustizia, del fisco e della digitalizzazione della P.A.. L’unica riforma che l’Europa non ci chiede è proprio quella previdenziale perché l’Europa sa che alla scadenza di quota 100 alla fine dell’anno ritorna in quanto mai eliminata la legge Fornero.

PENSIONI PER TUTTI: A proposito della Fornero cosa pensi di questo ritorno come consulente nel Governo Draghi?

MAURO MARINO: E’ una azione quella compiuta da Draghi che proprio non capisco. Far rientrare al governo anche se a detta del Sottosegretario Tabacci non si occuperà di previdenza ed anche se a titolo gratuito non la considero una mossa azzeccata. Gli italiani hanno già sofferto abbastanza per questa professoressa piangente ed ormai una volta che stava fuori dal palcoscenico politico non l’avrei fatta rientrare dopo 10 anni. Mah, e qui ritorniamo al famoso anno 2011 quando a detta di molti osservatori politici dell’epoca fu proprio il potente Draghi allora presidente della BCE che impose a Monti come Ministro del Lavoro proprio la Fornero per far fare il lavoro sporco di preparare una legge durissima sulle pensioni che l’Europa chiedeva e che i partiti non erano i grado di fare. Draghi probabilmente con la nomina della Fornero vuole mettere le mani avanti a voler dire “ non aspettatevi niente di stravolgente sul capitolo previdenziale”. Comunque ripeto io non l’avrei richiamata.

PENSIONI PER TUTTI: E dei sindacati e della loro bella proposta di 41 anni per tutti uomini e donne oppure i 62 anni per uscire dal mondo del lavoro cosa ne pensi?

MAURO MARINO I sindacati confederali, gli altri sono stati molto defilati e appena in questi giorni stanno preparando le loro proposte, già da quattro mesi hanno presentato la loro bellissima proposta. Che oltre ai 41 anni di contributi per tutti e una flessibilità a partire dai 62 anni contempla anche il riconoscimento delle diverse gravosità dei lavori nonché del lavoro di cura e delle donne, l’introduzione di una pensione di garanzia a favore di giovani che hanno carriere molto discontinue, la tutela del potere d’acquisto dei pensionati e il rilancio della previdenza complementare attraverso un altro semestre di silenzio assenso. Il problema è che i sindacati e l’ho detto più volte non hanno più la forza che avevano una trentina danni fa. Ormai i nuovi assunti sia nel pubblico che nel privato non si iscrivono più al sindacato e loro hanno sempre meno iscritti. Si devono rifugiare nei pensionati per mantenere i numeri di vent’anni fa. Poi per mantenere l’immane organizzazione che hanno con diverse centinaia di persone da gestire e per mantenere le decine di strutture che detengono in tutt’Italia si sono giocoforza dovuti inventare delle fonti di reddito. Ed ecco formarsi i patronati che sono gratuiti per i cittadini ma che ricevono, anche giustamente, un contributo dallo stato per ogni pratica e soprattutto sono entrati con forza nella gestione dei CAAF dove per ogni pratica espletata ricevono una quota dal cittadino ed una quota dallo Stato. Hanno in sostanza preferito essere interlocutori privilegiati con il governo ed essere attori nella vita politica piuttosto che continuare ad essere organizzazione di lotta.

Ultime notizie Pensioni anticipate 2021: pessimismo sul futuro previdenziale?

PENSIONI PER TUTTI: Ed il popolo, e i gruppi facebook?

MAURO MARINO: Questa è la vera novità, questo è qualcosa di nuovo nel panorama previdenziale. Ma anche loro hanno dei problemi. Dopo la manifestazione del 24 giugno a Roma che ha avuto un buon successo ma che in parte è stata boicottata da alcuni gruppi, spero vivamente che ritrovino compattezza, lasciando da parte personalismi e piccoli spazi di visibilità. Adesso stanno organizzando manifestazioni in varie città italiane per il giorno 18 settembre. Sicuramente sarà un successo e tutti dovranno necessariamente dare attenzione a questi gruppi, che poi ricordiamolo sempre, non sono altro che il popolo.

PENSIONI PER TUTTI: Allora sei piuttosto pessimista riguardo il futuro previdenziale in Italia?

MAURO MARINO: Più che pessimista mi dispiacerebbe moltissimo perdere una grande occasione, perché si e creata una situazione di governo di emergenza con tutti i partiti nell’esecutivo, a parte F.lli d’Italia, e questa a parer mio potrebbe essere una grandissima possibilità per varare quella riforma di ampio respiro, strutturale, che tenga conto di tutte le situazioni problematiche che ci sono all’attualità come i giovani, le donne, chi svolge lavori gravosi e usuranti e di chi dopo 40 anni di lavoro non ce la fa più e vuole godersi il meritato riposo.

Ma i partiti politici sono troppo attaccati al consenso elettorale e alle loro poltrone, se invece si andasse tutti nella stessa direzione si potrebbe ottenere veramente un qualcosa che poi servirebbe a tutti. Perché i problemi sono tantissimi, non solamente andare in pensione ma anche con quale importo andarci. Bisogna intervenire assolutamente sugli assegni altrimenti nei prossimi anni i pensionati saranno i futuri poveri del domani. Quindi l’autunno sarà molto importantissimo, sperando che la pandemia non riprenda vigore e ci sia quell’aumento del PIL che tutti auspicano.

Ringraziamo molto Mauro Marino per la sua disponibilità e per la chiarezza delle sue esposizioni e speriamo di averlo ancora con noi in un futuro prossimo.

8 commenti su “Riforma Pensioni 2021: l’Intervista a Marino sulla situazione previdenziale

  1. L”opzione migliore sarebbe risarcire i lavoratori con i loro soldi che hanno versato in questo qualsiasi momento lo desiderino senza limiti di età”

  2. Apprezzo la coraggiosa franchezza del Signor Marino e non dimentichiamo che:
    Verso la fine degli anni ’90 (come i sindacalisti ben sanno) fu trovata una “intesa” di “NON belligeranza” – in materia di previdenza – tra PARTI SOCIALI e VERTICI della PIRAMIDE ITALIA …
    Dubito che le cose siano cambiate (o possano cambiare “oggi”)
    Saluti.

  3. ANALISI PERFETTA MA PER I GIA’ DISOCCUPATI ULTRASESSANTENNI CHE PROSPETTIVE CI POSSONO ESSERE PER UN EVENTIALE PENSIONE ANTICIPATA A 63 ANNI CON IL MINIMO DI 20 ANNI DI CONTRIBUTI ? PURTROPPO IL LAVORO NON SI TROVA E NON POSSIAMO ASPETTARE I 67 ANNI .

  4. la vedo brutta sul fronte pensioni; e questo non è giusto per noi del 1960 più volte inculati da questo presidente del consiglio; non può esistere che chi ha il culo di nascere in un anno va in pensione, chi nasce 10 giorni dopo deve aspettare anni; non può esistere in un paese civile; ha capito, Presidente draghi, si vergogni e si dimetta, 18 settembre? era il giorno che nacque mio padre 104 anni fa; anche allora qualcuno disse: armiamoci e partite e li mandò in Albania; e poi molti di loro li mandarono in Russia a combattere e morire (su 100000 ne tornarono 10.000) ; noi siamo nelle mani di persone……………………………… è meglio che non dico la parola

  5. Il punto centrale di questa condivisibile intervista, che riporto in coda al presente commento, rende chiare le ragioni perché nel nostro Paese, i lavoratori di qualsivoglia tipologia o settore, dopo LAMA-CARNITI-BENVENUTO, sono rimasti del tutto senza vere tutele sindacali, nella contrattazione collettiva, nel lavoro e soprattutto nella previdenza.
    ….” Ormai i nuovi assunti sia nel pubblico che nel privato non si iscrivono più al sindacato e loro hanno sempre meno iscritti. Si devono rifugiare nei pensionati per mantenere i numeri di vent’anni fa. Poi per mantenere l’immane organizzazione che hanno con diverse centinaia di persone da gestire e per mantenere le decine di strutture che detengono in tutt’Italia si sono giocoforza dovuti inventare delle fonti di reddito. Ed ecco formarsi i patronati che sono gratuiti per i cittadini ma che ricevono, anche giustamente, un contributo dallo stato per ogni pratica e soprattutto sono entrati con forza nella gestione dei CAAF dove per ogni pratica espletata ricevono una quota dal cittadino ed una quota dallo Stato. Hanno in sostanza preferito essere interlocutori privilegiati con il governo ed essere attori nella vita politica piuttosto che continuare ad essere organizzazione di lotta.

  6. Al rientro dalle vacanze mancheranno quattro mesi alla fine di quota 100.
    Questi stanno facendo di tutto per non cambiare niente.
    Neanche l’immorale finestra d’uscita.
    Maledetti!

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