Pensioni anticipate 2021, novità oggi 6/1 su flessibilità post quota 100: le proposte

Si continua a discutere sui social di uscita flessibile e pensione anticipata 2021, sebbene nella legge di bilancio 2021 si sia optato solo per correttivi dunque proroga ape social e opzione donna per tutto il 2021 a cui si é aggiunta la nona salvaguardia degli esodati per 2400 persone, in molti ancora confidano, dopo le ultime parole della Catalfo, pronunciate in un’ intervista a Repubblica, che entro giugno 2021 si riesca ad arrivare ad una riforma pensioni che tenga maggiormente in conto delle richieste di uscita anticipata voluta dai lavoratori. Da tempo ormai questi stanno chiedendo di poter avere una possibilità di scelta, ossia chiedono al Governo di pensare a forme di uscita dal mondo del lavoro che possano avere come punto cardine la parola flessibilità. I lavoratori sarebbero anche disposti a piccole penalizzazioni sull’assegno ultimo pur di poter decidere quando ritirarsi, sperano dunque vengano meno quote con parametri fissi alla fine del 2021, e che si possa optare per uscire, dato un certo numero minimo di anni contributivi, gradualmente dal mondo del lavoro. In molti si sono anche detti stufi delle mere propagande politiche, il riferimento é a Salvini ed al suo voler lottare per non permettere post 2021 il ritorno della Riforma Fornero, giacché la riforma Fornero, dicono, é ‘viva e vegeta’ e per molti, si pensi ai quarantunisti, allo stato attuale l’unica via di fuga prima dei 67 anni. Ecco alcune proposte che vanno verso la riduzione di alcuni limiti, la presa di conscienza di alcuni aspetti che andrebbero mutati al fine di poter arrivare nel tempo a quella flessibilità in uscita ambita dai più. Vi é anche chi tutto sommato si dice ancora pro Salvini e spera la quota 100 possa vedere una proroga, dato il contesto pandemico ed economico in atto. La parola ai nostri lettori, che cogliamo l’occasione di ringraziare per gli spunti interessanti che ci propongono quotidianemente.

Pensioni anticipate 2021: necessaria la flessibilità in uscita

Giuseppe S, scrive: “La necessita’ di flessibilita’ in uscita e’ ineluttabile. Ecco su cosa si dovrebbe puntare al fine di rendere maggiormente struttuarale e più equa qualsiasi riforma delle pensioni:

  • Certezza nel tempo: il continuo innalzamento dell’eta’ pensionabile favorisce l’evasione contributiva: io, giovane, saro’ piu’ portato ad accettare salario (totale o almeno parizale) in nero, in quanto non so quando e come potro’ riprendermi quanto versato. La continua incertezza normativa fa si che leggi temporanee (vds quota 100) vengono colte al volo intasando le uscite che diversamente sarebbero piu’ scaglionate nel tempo :se ho 62 anni e 38 di contributi ma ho ancora voglia di lavorare , avendo l’opportunita’ di uscire oltre che a 62,anche a 63 a 64 , etc. magari qualche anno in piu’ resto ma se non “approfitto “ di quota 100 e poi devo aspettare 68 anni (se mi va bene ….aspettativa di vita….) ?!?!
  • Riparazione nei confronti dei Diritti acquisiti: io che nel 1989 ho effettuato il mio primo versamento ho fatto un contratto con l’INPS che recitava che a 60 anni sarei potuto andare in pensione. A quell’epoca non avevo quindi interesse a riscattare la laurea (a 60 anni in pensione mi andava piu’ che bene) ora se voglio riscattare la laurea occorrono 100.000 euro.
  • Competitivita’ del sistema Paese: vogliamo fare la guerra (economica) ai paesi emergenti con un esercito (di lavoratori) dall’eta’ media di 50,4 anni??? Non solo piu’ alta rispetto ai paesi emergenti ma anche rispetto a tutti i paesi occidentali!!!! Con il tasso di occupazione degli under 30 piu’ basso d’Europa. Ma dove vogliamo andare…? E si dice: non e’ vero che ogni pensionato in piu’ crei 1 posto di lavoro. E dobbiamo gioirne? Vuol dire che c’e’ forza di lavoro in esubero nelle aziende (che non rimpiazzano il lavoratore che va in pensione) ergo diseconomia aziendale e minore competitivita’ ; e di questo passo che fine pensiamo possano fare le nostre aziende nel medio termine? Allora il dogma: il nuovo pensionato non crea posto di lavoro, crea costo per lo stato, e quindi innalziamo l’eta’ pensionabile. Giusto ragionamento se rivolto al semplice calcolo ragionieristico del breve periodo. Purtroppo esiste anche il medio periodo ( nel lungo, come diceva Keynes, saremo tutti morti…) dove con questo dogma l’esercito sara’ sempre piu’ vecchio, le nostre aziende sempre meno competitive, ergo meno crescita, meno occupazione e piu’ insostenibile il carico pensionistico ( ameno di portare l’eta’ pensionabile a 83 anni -eta’ di vita media-!!). Una rincorsa al suicidio. E’ del tutto ovvio che la crescita economica e la competitivita’ poggiano anche su altri fattori importanti (ricerca, sburocratizzazione, infrastrutture fisiche e digitali, formazione, chiara e precisa politica industriale, perfetto funzionamento della giustizia fiscale , penale e civile, etc. ), ma questi possono essere piu’ efficaci se si dispone di un esercito giovane , in forze e ottimo pilota nelle autostrade digitali.
  • Sostenibilita’: 16 mln sono i pensionati, 23 mln gli occupati, preoccupante si dira’… preoccupanti sono questi altri due dati: 2,5 mln di disoccupati, e ,,!! 13 milioni di inattivi (tra i 15 ei 64 anni)!!!! Altri dati preoccupanti , molto preoccupanti: la meta’ degli italiani non paga Irpef (il 98% dell’Irpef viene versata dal 48%) , l’evasione fiscale e contributiva stimata dal Ministero delle Finanze assomma a piu’ di 100 miliardi di euro l’anno. Il costo di quota 100 stimato per quest’anno= poco piu’ di 5 mld. Fate due conti…. Non si possono avanzare calcoli sui costi pensionistici totali in quanto sono drogati dalla spesa assistenziale che vi viene cumulata.
  • Si dovrebbe parlare anche di opportunita’ di uscita oltre che flessibili anche morbide (part-time, lavori socialmente utili nella fase di pensione”.

Pensioni anticipate 2021: 40 anni devono bastare, serve maggiore flessibilità in uscita, stop propaganda

Massimo, dalla sua, stufo della mera propoganda politica, scrive :”Innanzitutto la legge Fornero non è mai stata cancellata. E queste mi sembrano parole di pura propaganda. Le coperture mancano , Quota 100 senza paletti e o prolungare APE social più strutturata e comunque introdurre una flessibilità in uscita . Ho versato Tot contributi me li corrispondi per gli anni versati , ma retributivi e poi , se sono ancora vivo scatta la sociale . Altrimenti togliere il versamento dei contributi all INPS , tutti a casa e fare assicurazioni private e io decido “.

Bruno, non sa più cosa aspettarsi e quale potrebbe essere il male minore, a livello previdenziale, per l’Italia e dice, quasi provocatoriamente: “Dobbiamo aspettare il prossimo governo per il diritto alla pensione in età ragionevole?

Don: “Con 40 anni di contributi e 60 anni di età la gente deve poter essere libera di andare in pensione…. La nuova legge pensionistica deve essere flessibile in uscita e non creare ulteriori gravi problemi sociali!!”

Rita, sottolinea alcuni limiti della quota 100: “Il problema della quota 100 è che non tutti possono usufruirne per il limite d’età. Ma scusate, chi ha già dato, lavorato per 38/ 40 anni potrebbe finalmente riposarsi e dare spazio ai giovani, indipendentemente dall’età anagrafica?”

Raniero, aggiunge dicendosi contro la distinzione, troppo soggettiva a suo dire, tra mestieri gravosi, meritevoli di andare via prima dal mondo del lavoro, e lavori non gravosi:Io credo che ciò che deve essere la base della riforma siano gli anni contributivi almeno n.38 anni e non la diversità delle mansioni gravose svolte che sono del tutto opinabili”. L’unica cosa che per Raniero andrebbero tenuti in conto sono gli anni di contributi realmete fissati: “ Il numero di anni lavorati deve essere la base di ogni riforma seria. Non e’ possibile che abbiamo visto andare in pensione con 16 anni di contributi col metodo retributivo milioni di persone a 45 anni di età e chi invece è disoccupato e con 40 anni di contribuiti deve essere portato sul lastrico senza un futuro. Poi ci lascia la sua testimonianza: “Io ho 60 anni, 40 anni di contributi e visto che sono disoccupato non vedo il perchè non mi sia data la possibilità di andare in pensione visto che non ci regala niente nessuno in quanto col metodo contributivo abbiamo quello versato. Darò sempre ragione a chi vuole fare con equità una riforma giusta” . POi in conclusione si rivolge ai sindacato: “Credo che i sindacati debbano puntare su questo per ritornare dalla parte del popolo “. Vi é anche chi, come dicevamo in apertura, tutto sommato non disdegna l’operato di Salvini.

Pensoni anticipate 2021: Quota 100 va mantenuta ha ragione Salvini

Mimma pro Salvini, scrive: “Salvini ha ragioni da vendere e l’eliminazione di quota 100 è soltanto una scelta politica, la misura potrebbe continuare benissimo, visto che non l’hanno utilizzata nemmeno tutti quelli che erano stati preventivati. Con la crisi del lavoro che ci sarà sarebbe vitale occupare i giovani e liberare finalmente gli anziani, che oltretutto non rendono nemmeno più molto sul lavoro. Questi mostri della “classe dirigente” andrebbero condannati fino ai 67 anni “ad metalla” invece che in poltrona a pontificare sulla pelle degli altri”.

Calogero aggiunge: “Salve, da diverso tempo si continua a dire che quota 100 ha deluso le aspettative per quanto si riteneva ottenere in termini di adesioni. Stante che vi sono stati. Circa 400.000 lavoratori che sono andati in quiescenza con quota 100, in controparte, sono stati realizzati 400.000 nuovi posti/opportunità di lavoro ? Se così non è stato bisognerebbe chiedersi il perché tutto ciò non è accaduto. È impensabile pensare di dover lavorare fino a 67 anni in quanto non vi è un cambio generazionale tale che garantisca il pagamento delle pensioni future”. Poi conclude: “Siamo in comunità europea? Bene, adeguiamo il nostro sistema pensionistico a quello degli altri Stati europei……..in Francia in pensione a 62 anni indipendentemente dai contributi versati”.

Siete favorevoli o contrari a considerazioni, con quale lavoratore, scriveteci anche il nome, vi sentite maggiormente in liena di pensiero? Scriveteco nall’apposita sezione ‘commenti’ del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

11 pensieri riguardo “Pensioni anticipate 2021, novità oggi 6/1 su flessibilità post quota 100: le proposte

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    7 Gennaio 2021 in 18:50
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    Si parla di voler evitare il famoso scalone: niente di più falso.
    A 64 anni di età anagrafica molti saranno ben oltre la quota 102; probabilmente, per contro, ci saranno tanti che anche a 70 anni non avranno raggiunto neanche quota 100!
    Serve una flessibilità seria e che dia una reale possibilità di scelta: dai 62 anni o dai 38 anni di contributi deve esserci la possibilità di poter scegliere se lasciare o continuare e senza penalizzazioni ma in base a quanto versato nel corso della propria vita lavorativa.
    Poi si può ragionare su aggiustamenti e limature, ma serve una base sulla quale fondare un discorso concreto sulle pensioni.
    Non voglio sembrare cinico ma in questi mesi di aumentati decessi di anziani, quindi la maggior parte pensionati, nessuno fa i conti in tasca all’INPS per capire quale sia il risparmio sulla spesa pensionistica?

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    6 Gennaio 2021 in 22:03
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    Concordo con tutto quello che è stato evidenziato e aggiungo, tra le varie ingiustizie, quella di non dare la possibilità a tutti i lavoratori di utilizzare il decreto denominato “Pace contributiva” per coloro che sono stati assunti prima del 1996.
    Anche trasformando versamenti retributivi in contributivi la legge non dà la possibilità di versare i contributi da riscatto, solo se hai ottenuto un contratto co.co.co…….è assurdo.
    Troppe leggi e paletti, troppi cambiamenti di anno in anno, il lavoratore deve sapere con precisione quando deve andare in pensione e l’età di 62 anni è quella giusta.
    C’è una proposta di legge ferma in Senato, si chiama quota 92, con 30 anni contributi e 62 anni di età si è in pensione.
    Legge giusta…..è da qui che bisogna partire.

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    6 Gennaio 2021 in 19:43
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    Bisognerebbe poter andare in pensione a 62 anni di età e minimo 20 anni di contributi. Ovviamente con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo ai 67 anni di vecchiaia

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      7 Gennaio 2021 in 17:46
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      Giustissimo a 62 anni con minimo 20 anni di contributi. I sindacati dovrebbero affrontare questo problema perché ci sono milioni di lavoratori che hanno perso il lavoro intorno ai 50 anni e sono pochi quelli che riescono a ritrovare un lavoro. Come fanno ad aspettare l’età pensionabile senza un lavoro o una pensione?

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    6 Gennaio 2021 in 18:16
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    d’accordissimo con Calogero…. 62 anni pensione a prescindere dai contributi versati …. e 1 decide se continuare oppure no a seconda dell’ammontare della pensione …. ma 62 anni mi sembrano equi

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    6 Gennaio 2021 in 18:10
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    Basta.
    Troppe parole inutili.
    Il precedente francese dovrebbe da solo già fare da esempio.
    Di ragionevolezza, oltre che di buon senso.
    62 anni di età sono più che sufficienti per andare in pensione.
    Quota 100 dovrebbe essere misura strutturale.
    L’Inps dovrebbe organizzare un po’ meglio la gestione dei propri conti.
    Non si può proprio scaricare tutto sempre sui lavoratori.
    Troppo facile.
    Basta.

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    6 Gennaio 2021 in 16:41
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    Cara Erica ci chiedi con quale lavoratore siamo più in linea di pensiero, in realtà ti rispondo che tutti hanno espresso considerazioni interessanti.
    Infatti Giuseppe S. pone l’accento sul fatto che continue modifiche delle regole comportino seri problemi alle persone di poter pianificare la loro vita, come ad esempio il fatto dell’innalzamento dell’età della pensione. In origine il sig. Giuseppe riteneva che 60 anni era il traguardo giusto per pensionarsi e quindi tutto sommato non era importante per lui il riscatto della laurea, ora però che l’età ha raggiunto l’orripilante traguardo dei 67 anni poter riprendersi qualche anno di vita è diventato essenziale ma ora il prezzo da pagare è altissimo, 100.000€.
    E’ interessante anche il commento di Don che vorrebbe che con 40 anni di contributi e 60 anni di età la gente debba poter essere libera di andare in pensione.
    Raniero pone la questione delle mansioni gravose che noi tutti lavoratori sappiamo essere una distinzione troppo soggettiva e che sarebbe più opportuno basarsi su un criterio oggettivamente misurabile come gli anni di lavoro. E a ragione da vendere quando afferma che “non vedo il perché non mi sia data la possibilità di andare in pensione visto che non ci regala niente nessuno in quanto col metodo contributivo abbiamo quello versato.”
    Rita invece sottolinea il fatto che troppi vincoli impediscono di usufruire della cosiddetta quota 100. E tornando al commento del sig. Giuseppe è condivisibile anche il discorso che un paese con lavoratori troppo vecchi, stanchi e demotivati non abbia la sufficiente competitività nei confronti degli altri paesi.
    Per ovviare a questi giusti problemi bisogna secondo il mio parere:
    1) Abolire per sempre l’aspettativa di vita.
    2) Quando si è raggiunto il requisito viene erogata la pensione, punto, non dopo 3 mesi, non dopo 6 mesi, dopo la finestra e compagnia bella.
    3) Separare previdenza dall’assistenza
    4) Stabilire una volta per tutte quanti siano gli anni massimi lavorabili, visto che 40 anni sono 2080 settimane (52×40) e 41 anni sono 2132 settimane, io sono per quota 2100. In questo caso ovviamente il calcolo dell’assegno resta “misto” per chi ne ha oggi il diritto.
    5) Chi aderisce al calcolo contributivo, può scegliere liberamente quando pensionarsi, come requisiti base io propenderei per i limiti già stabiliti dalla riforma Dini, ovvero tra i 57 e i 65 anni, non farei una guerra di religione se fossero tra i 58 e i 67, ma non sono disposto ad accettare un entry level superiore ai 58 anni.
    Posti questi punti come base acquisita di una riforma previdenziale seria, si può poi discutere di altri aspetti molto importanti
    1) Sappiamo che in tutti i sistemi previdenziali ci vogliono dei correttivi “assistenziali” ad esempio al lavoratore che a 67 anni può vantare solo qualche anno di contribuzione in più dei 20 minimi, non arriverà certo ad un assegno di importo dignitoso (calcolato col contributivo ancorché correttissimo da un punto di vista puramente previdenziale) per vivere e quindi al puro calcolo previdenziale va aggiunto un quid che certamente non trova riscontro nei contributi versati ed è “assistenza” ma che socialmente va considerato, quindi stabilire che chi non arriva coi propri contributi ad almeno 900/1000€ gli sia comunque garantito questo importo.
    2) Dare incentivi a chi vuole fermarsi più a lungo al lavoro. Ad esempio dare un 2/3% in più per ogni anno di lavoro oltre ai 62 oppure per ogni anno oltre le 2100 settimane previste per la pensione di anzianità o come si chiama ora anticipata.
    3) Dare agevolazioni agli invalidi o a chi accudisce genitori anziani

    Ci sarebbero tantissimi aspetti che andrebbero approfonditi ma per poterlo fare sono convinto che in un primo tempo, che deve essere breve, diciamo entro i primi sei mesi del 2021, debbano diventare legge i primi 5 punti, perché una volta tolto dal tavolo questo problema “previdenziale” si possa intavolare la discussione “assistenziale” che fa da corollario ad una legge completa ed equa.

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    6 Gennaio 2021 in 16:09
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    A dicembre faccio i miei 43 anni di lavoro e poi grazie a tutti i nostri politici sindacalisti ecc ecc….devo pure aspettare il 1aprile 2022 per avere la pensione…..ma chi ci crede più a sta gente?io a dicembre smetto di lavorare così non pago i contributi dei tre mesi di finestra e poi quando sei vecchio cosa te ne fai dei soldi…se poi non hai la salute..ecco auguro a tutti i lavoratori onesti tanta salute. E buona vita a lei dottoressa Venditti

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    6 Gennaio 2021 in 14:54
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    Proposta allucinante.
    Cara Catalfo, cari sindacati fate festa!
    Tanto siete senza idee oppure le poche che vi passano per la testa sono solo miopi e peggiorative.
    Ora quota 102 e 64 anni!.
    Ma cosa state studiando? Il declino più rapido possibile per l’Italia ?
    Ha ragione Giancarlo Moiraghi: mandateci in pensione dopo i 90 anni: Inps risanata!…Italia morta.
    A 60,5 anni e 41,5 di età io, e tanti come me, saremo già a quota 102… aspettare i 64 anni ci porterà a quota 107/108, anche 109 , e senza essere precoci .
    Il trionfo per voi dell’incompetenza, per noi dell’ingiustizia.

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    6 Gennaio 2021 in 13:32
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    Buongiorno,ma scusate ma se io e gia da 40 Anni di contributi ma perché non posso lasciare il posto ad un Giovane ma perché in questo Paese non lasciamo che siamo i giovani i Veri protagonisti ma dov’è il ricambio generazionale, non ha bastato la Famigerata Legge Fornero ha Devastare Generazioni di Lavoratori non ci vorrà mica un Genio Perché Capiscono..

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