Pensioni anticipate 2021: post quota 100 serve legge previdenziale e assistenziale

Nella giornata di ieri qui sul nostro sito si è intavolata una importante discussione su come rendere più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro e come strutturare le pensioni anticipate per il 2021. Grazie al nostro articolo sono arrivate diverse proposte dai lavoratori che cercano un’uscita post quota 100. Continuiamo allora la discussione con la risposta del lavoratore e nostro assiduo lettore Emilio.

Ultime novità Pensioni anticipate 2021: l’opinione dei lavoratori

Vi invitiamo prima di proseguire a leggere il nostro articolo con le proposte dei lavoratori, al quale Emilio risponde punto a punto. “Cara Erica ci chiedi con quale lavoratore siamo più in linea di pensiero, in realtà ti rispondo che tutti hanno espresso considerazioni interessanti. Infatti Giuseppe S. pone l’accento sul fatto che continue modifiche delle regole comportino seri problemi alle persone di poter pianificare la loro vita, come ad esempio il fatto dell’innalzamento dell’età della pensione. In origine il sig. Giuseppe riteneva che 60 anni era il traguardo giusto per pensionarsi e quindi tutto sommato non era importante per lui il riscatto della laurea, ora però che l’età ha raggiunto l’orripilante traguardo dei 67 anni poter riprendersi qualche anno di vita è diventato essenziale ma ora il prezzo da pagare è altissimo, 100.000€.

E’ interessante anche il commento di Don che vorrebbe che con 40 anni di contributi e 60 anni di età la gente debba poter essere libera di andare in pensione. Raniero pone la questione delle mansioni gravose che noi tutti lavoratori sappiamo essere una distinzione troppo soggettiva e che sarebbe più opportuno basarsi su un criterio oggettivamente misurabile come gli anni di lavoro. E a ragione da vendere quando afferma che “non vedo il perché non mi sia data la possibilità di andare in pensione visto che non ci regala niente nessuno in quanto col metodo contributivo abbiamo quello versato.” Rita invece sottolinea il fatto che troppi vincoli impediscono di usufruire della cosiddetta quota 100. E tornando al commento del sig. Giuseppe è condivisibile anche il discorso che un paese con lavoratori troppo vecchi, stanchi e demotivati non abbia la sufficiente competitività nei confronti degli altri paesi. Per ovviare a questi giusti problemi bisogna secondo il mio parere:

  • 1) Abolire per sempre l’aspettativa di vita.
  • 2) Quando si è raggiunto il requisito viene erogata la pensione, punto, non dopo 3 mesi, non dopo 6 mesi, dopo la finestra e compagnia bella.
  • 3) Separare previdenza dall’assistenza
  • 4) Stabilire una volta per tutte quanti siano gli anni massimi lavorabili, visto che 40 anni sono 2080 settimane (52×40) e 41 anni sono 2132 settimane, io sono per quota 2100. In questo caso ovviamente il calcolo dell’assegno resta “misto” per chi ne ha oggi il diritto.
  • 5) Chi aderisce al calcolo contributivo, può scegliere liberamente quando pensionarsi, come requisiti base io propenderei per i limiti già stabiliti dalla riforma Dini, ovvero tra i 57 e i 65 anni, non farei una guerra di religione se fossero tra i 58 e i 67, ma non sono disposto ad accettare un entry level superiore ai 58 anni.

Pensioni anticipate 2021 ultime news: proposte post quota 100

Posti questi punti come base acquisita di una riforma previdenziale seria, si può poi discutere di altri aspetti molto importanti 1) Sappiamo che in tutti i sistemi previdenziali ci vogliono dei correttivi “assistenziali” ad esempio al lavoratore che a 67 anni può vantare solo qualche anno di contribuzione in più dei 20 minimi, non arriverà certo ad un assegno di importo dignitoso (calcolato col contributivo ancorché correttissimo da un punto di vista puramente previdenziale) per vivere e quindi al puro calcolo previdenziale va aggiunto un quid che certamente non trova riscontro nei contributi versati ed è “assistenza” ma che socialmente va considerato, quindi stabilire che chi non arriva coi propri contributi ad almeno 900/1000€ gli sia comunque garantito questo importo. 2) Dare incentivi a chi vuole fermarsi più a lungo al lavoro. Ad esempio dare un 2/3% in più per ogni anno di lavoro oltre ai 62 oppure per ogni anno oltre le 2100 settimane previste per la pensione di anzianità o come si chiama ora anticipata. 3) Dare agevolazioni agli invalidi o a chi accudisce genitori anziani.

Ci sarebbero tantissimi aspetti che andrebbero approfonditi ma per poterlo fare sono convinto che in un primo tempo, che deve essere breve, diciamo entro i primi sei mesi del 2021, debbano diventare legge i primi 5 punti, perché una volta tolto dal tavolo questo problema “previdenziale” si possa intavolare la discussione “assistenziale” che fa da corollario ad una legge completa ed equa.

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

Un pensiero su “Pensioni anticipate 2021: post quota 100 serve legge previdenziale e assistenziale

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    9 Gennaio 2021 in 21:59
    Permalink

    Il punto 5 credo sia la cosa che più fa aberrare politici ed Europa.
    E’ come un virus parlare di quel tipo di flessibilità.
    Sono talmente offuscati o costretti nella loro visione che neppure se scegliessimo di andare con 400 euro al mese dopo 35 anni accetterebbero una flessibilità che parte da 58 anni.
    Quella età pensionabile esiste solo come scelta per i militari.
    Io credo ci sia alla base una precisa volontà, da parte di alcuni per ragioni che non voglio conoscere, a pagare le pensioni della maggior parte dei lavoratori, in un prossimo futuro, SOLO per una manciata di anni, credo massimo 10.
    E se quella pensione sarà di soli 400 euro..ci si dovrà arrangiare in privato, chi potrà farlo . Il resto rimarrà povero.
    Andando a 75 anni ( limite dettato dalla Fornero, e vivendo fino a 85 in media, il traguardo è già
    raggiunto.
    Quindi tutto si spinge verso quella direzione. Allungare ad ogni riforma l’età !!!!!!!!

    Flessibilità non è certo RIMANERE al LAVORO FINO a 64 anni di una assurda quota 102 !

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