Pensioni anticipate 2021: resta solo la Fornero? Quota 41 e uscita dai 62 utopia?

Riforma pensioni ultimissime al 15 dicembre

Ieri abbiamo resa pubblica la lettera aperta che il Prof Angrisani ha scritto al Presidente del Consiglio relativamente alla sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico italiano, la lettera ha suscitato molto dibattito tra i nostri lettori, come era prevedibile dato il periodo, imminente fine di quota 100, e date le prossime manifestazioni in programma per il 24 giugno a Roma, sit-in dei lavoratori che chiedono quota 41 e l’uscita flessibile dai 62 anni e il 26 giugno dove i sindacati, Cgil, Cisl e Uil, manifesteranno a Torino, Bari e Firenze per chiedere al Governo un incontro imminente per esplicitare il loro programma che tra i vari punti vede collimarne due con i lavoratori: appunto la quota 41 e l’uscita dai 62 anni.

Chiaro che una lettera di questo calibro, quella del Prof Angrisani, in cui si parla di mancata sostenibilità finanziaria e della necessità da parte del Governo di fare bene i conti prima di approvare qualsiasi misura che ‘scavalli’ la Riforma Fornero, non poteva che essere vista con distacco e criticità dai lavoratori, che desiderano più che mai, oggi, poter andare in quiescenza dopo 1 vita di lavoro. A dire la sua tra gli altri, il Dott Claudio Maria Perfetto con cui abbiamo avuto il piacere di interfacciarci nella giornata di ieri e che spesso ha scritto editoriali per noi, e un lavoratore Franco Giuseppe che ci rilascia sempre molti commenti ad uno dei quali oggi vogliamo dare spazio. Le loro considerazioni sul post quota 100 e sulla lettera a Draghi.

Pensioni anticipate 2021: quale ricetta da applicare per pensioni e lavoro?

Il Dott Claudio Maria Perfetto, autore del libro ‘L’Economista in camice’ e esperto previdenziale, ha commentato dopo aver letto la lunga lettera che il Prof Angrisani ha scritto al Presidente del Consiglio Draghi: “ Credo che Draghi non risponderà al prof. Angrisani. Lo so per esperienza diretta. Anch’io, quando scrissi la mia lettera aperta al Presidente del Consiglio Conte l’11 ottobre 2020 (con in copia conoscenza anche Fornero, Cottarelli, Boeri e Tridico) in merito alla ricetta da applicare per pensioni e lavoro non ebbi alcuna risposta.   

Non ho nulla da eccepire sulle conclusioni cui perviene il prof. Angrisani. Ma sono le premesse da cui il prof. Angrisani parte per arrivare alle sue conclusioni che sono errate.

Il punto sul quale discutere non è la sostenibilità del sistema previdenziale, che, tenendo conto dei tre fattori demografici di cui parla il prof. Angrisani (le premesse), per essere appunto sostenibile necessita che l’età di pensionamento si sposti sempre più in là nel tempo: 67, 71, 75, 80 anni. 

Il punto sul quale discutere è come riattivare quel “flusso generazionale” (sul quale è basato il meccanismo a ripartizione del nostro sistema previdenziale) che si è pressoché arrestato, a causa del fatto che essendo i giovani senza lavoro (o comunque con lavoro precario), non generano figli, e quindi i lavoratori sono costretti a restare al lavoro per un tempo sempre più lungo (ma questo pensiero è di una tale ovvietà che non varrebbe nemmeno la pena di essere espresso).

Il solo modo per riattivare il “flusso generazionale” è sostituire i lavoratori anziani con i lavoratori giovani. E’ su questo punto che occorre trovare il modo per rendere finanziariamente sostenibile il sistema previdenziale. A tal proposito credo di essermi già abbondantemente espresso per cui credo proprio di non avere più nulla da aggiungere”.

Riforma pensioni 2021: Quota 100 demolita, ma oltre alla Legge Fornero cosa si può fare?

Così invece esordisce post lettura dell’articolo il nostro lettore Franco Giuseppe: “E con questa lettera la quota 100 è stata completamente demolita !! Infatti senza equità e senza logica ogni legge è una grandissima pagliacciata. Nulla da dire caro Salvini e caro Durigon? Come ho sempre sostenuto da due anni a questa parte su questo stesso sito, la legge Fornero era si una legge dura, durissima, emanata in un contesto economico di emergenza, ma almeno conteneva una sua logica, che non era solo quella di fare cassa, ma di smetterla di inseguire ad ogni nuovo governo, una nuova riforma delle pensioni cosi come accaduto dai primi anni 90. La Fornero si poteva certamente migliorare tenendola comunque in equilibrio e rendendola meno dura.

Sin dalla riforma Dini, ad ogni riforma, si diceva : “Abbiamo messo i conti in equilibrio”, ma non era vero. Stiamo ancora pagando le baby pensioni e le varie compravendite di voti. Tu mi dai il voto e io ti mando in pensione prima. In quest’ultima ottica si inserisce perfettamente anche la quota 100, un favore a pochi senza aver risolto nulla. Dopo tre anni siamo al punto di partenza, la Fornero. Solo che stavolta abbiamo Draghi Pdc e non un Conte succube delle promesse gialloverdi. Abbiamo speso miliardi e non c’era assolutamente bisogno nè della quota 100 che è stata una forma di prepensionamento per alcuni, nè del RdC visto che esisteva già il REI familiare e bastava solo incrementarlo. Il RdC è stato aggirato con finte separazioni e nuove residenze fittizie. Oggi sappiamo che la GdF ha scoperto 7000 furbetti per un danno di 50 milioni di euro che non saranno mai più recuperati. Mi domando: “Ma i Navigator, queste 7000 persone le avrà chiamate almeno una volta in due anni per proporgli un lavoro ?”
Sono altresì sicuro che, se si controllassero i fruitori della quota 100, scopriremmo che molti non hanno minimamente lasciato il lavoro e magari nemmeno la stessa ditta e oggi fruiscono di una doppia entrata, pensione e lavoro in nero, alla faccia di chi ancora si sta sorbendo la Fornero fino in fondo“.

Dunque post quota 100 sarebbe meglio, ci chiediamo e vi chiediamo, per mantenere la sostenibilità del sistema pensionistico e soprattutto per far sì che le scelte di oggi non danneggino le generazioni future, ritornare in toto alla Fornero e dunque le richieste quota 41 e l’uscita flessibile resteranno pura utopia o vi è ancora qualche speranza? Dalla nostra ci vien da dire, se solo il Ministro Orlando si decidesse, scusate il tono un po’ marcato, a convocare il tavolo di confronto con i sindacati tutti questi se e ma sarebbero spazzati via e finalmente sarebbe più facile anche per noi dare informazioni più concrete ai lavoratori, che pensiamo meritino di sapere quale sarà la loro sorte, relativamente all’ambito previdenziale, dal 1 gennaio 2022.

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12 commenti su “Pensioni anticipate 2021: resta solo la Fornero? Quota 41 e uscita dai 62 utopia?

  1. Come dicevo ieri e sono pienamente d’ accordo con Franco se sbagliano sarà una bomba sociale fatta di violenza rabbia e cattiveria e non da parte di giovani teppistelli o black bloc ma da ultra50enni padri di figli e figlie e curatori dei nostri genitori quasi 80enni.

    OCCHIO OCCHIO

  2. sono d’accordo anch’io che la quota 100 è stata ingiusta, doveva essere pura ; io praticamente sarei in pensione, invece con il minimo ai 62 è stata una mezza carognata; adesso pure la tolgono; vediamo con queste 2 manifestazioni cosa si ricava ma la vedo dura; tanta salute a chi ci comanda

  3. Buongiorno,
    sono del 1960 e all’età di 62 anni sarei a quota 102 ma andrei in pensione a 65 anni e 3 mesi con una quota 108, in continuità lavorativa, altrimenti la proiezione Inps per la vecchiaia è 67 anni e 8 mesi.
    Già da soli questi numeri a mio avviso rappresentano la “follia” di questo sistema. Personalmente abbasserei le soglie di accesso alla pensione (62 anni proposti dai sindacati, un numero minimo di contributi 30/35 anni, il ricalcolo contributivo per chi ricade ancora nel sistema misto per far contenti gli esperti) e poi libera scelta al lavoratore che deciderà se quella pensione gli è sufficiente, in alternativa quota 41 che mi sembrano un numero sufficiente di anni di lavoro (anche questi al contributivo), lasciando invariate le regole della Fornero per l’anticipata e la vecchiaia a 67 anni bloccata, è terribile vedere alzarsi sempre più l’asticella!
    Infine vorrei fare una considerazione sulle pensioni dei giovani, una regola esiste ed è 64 anni e 20 di contribuzione ma vale qui e ora, chissà quante ne cambieranno in futuro! Più che delle pensioni mi preoccuperei di metterli nelle condizioni di avere un mercato del lavoro dove anche se con una maggiore mobilità possano trovare un lavoro facilmente, che abbiano paghe e quindi contributi adeguati e non sfruttati e sottopagati, quando va bene! Allora vedremo che il problema pensione diventerà marginale.

  4. I DIRITTI PER GLI INVALIDI CIVILI PARZIALI DAI 18 AI 67 ANNI DI ETA OSSIA DI INVALIDI NON ANCORA ANZIANI DOBBIAMO CONTINUARE A FARE LA FAME CON LE BRICIOLE DELLO STATO DI 287 EURO AL MESE? IN CONTINUO AUMENTO LE VOCE POST PANDEMIA TUTTO VERSO IL BENESSERE VERSO LA RIPRESA MA GLI INVALIDI CIVILI PARZIALI COME ME COSTRETTI A VIVERE A CASA COI GENITORI…E UN ISEE CHE NON TI PERMETTE DI AVERE IL RDC COSTRETTI A VIVERE A CASA ANCHE PERCHE SE ANDIAMO AD ABITARE ALTROVE (AMMESSO CHE SI TROVI ) X I DISABILI PARZIALI CHE VIVONO CON GENITORI ANZIANI ULTRA 80 ENNI CON EPISODI IN PASSATO DI SVENIMENTI…CRISI EPILETTICHE SE VADO AD ABITARE ALTROVE X AVERE IL RDC SE DOVESSERO ESSERCI DELLE EMERGENZE PER I MIEI GENITORI…CHI LI ASSISTEREBBE????CHI CHIAMEREBBE ANCHE SOLO UN AMBULANZA???? E SENZA CHE NESSUNO CI DA UN LAVORO DOBBIAMO PORTARE LA CROCE SINO A 67 ANNI CON 287 EURO FACENDO LA FAME SENZA INDIPENDENZA E INCLUSIONE SOCIALE COSTRETTI A MENDICARE NELLE PERIFERIE SOCIALI?????????

  5. Mi dispiace vedere che molti non si rendono conto del disagio e dell’esasperazione che sta montando tra i lavoratori. Questa volta “si sta scherzando veramente col fuoco”!!!
    Si deve lasciare la possibilità a lavoratori che hanno maturato contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, di poter scegliere la pensione anticipata senza alcun tipo di penalizzazione.

  6. Sono perfettamente d’accordo con il Dott. Perfetto, il punto cruciale è il “flusso generazionale” che avverrà solo in coincidenza o a seguire con il ” ricambio generazionale”. Via i lavoratori anziani e spazio ai giovani disoccupati che avranno finalmente un reddito da lavoro ( non RdC ), una famiglia e quindi dei figli. Anche i non più giovanissimi 50enni, oggi disoccupati e con pochi contributi, avrebbero qualche speranza in più di trovare qualcosa e si limiterebbe di molto la pratica dell’ assistenza, della cassa integrazione, del RdC e aiuti vari. Anche l’economia ne trarrebbe beneficio perchè i nuovi pensionati avrebbero il loro assegno da spendere per i loro interessi ( viaggi, cene, balera ), non per mantenere i figli se questi avessero il loro stipendio. Tutto denaro che entrerebbe in circolo.
    Lo so Sig. Perfetto, non sempre sono stato d’accordo con Lei, ma proprio per quanto da me esposto qui sopra e con la sua idea di ricambio generazionale, non ho mai capito perchè approvasse la quota 100. E’ più anziano un lavoratore di 65-66 anni o uno di 62-63 ?
    Ha più diritto alla pensione uno con 41-42 anni di lavoro o uno con 38-39 ?
    Da chi si doveva iniziare a fare questo benedetto ricambio generazionale ? Perchè si è iniziato dalla parte sbagliata del tabellone ?

  7. Ma scusate un attimo, parlate sempre di “flusso generazionale” che dovrebbe coprire le future pensioni ma non parlate mai di recuperare i soldi dai ricchi, dagli evasori, dalle grande aziende che non pagano tasse in Italia. Non parlate di stipendi uguali in Europa, tasse uguali per tutti …. finchè non ci sarà equità fiscale non si riuscirà mai ad andare in pensione in benessere.

    1. Sig. Antonio, lei solleva giuste obiezioni.

      Nel mondo in cui viviamo ci sono i “fatti” e i “giudizi” sui fatti. L’economia si occupa di entrambi.

      L’economia che si propone di descrivere i fatti e le relazioni tra i fatti si chiama “economia positiva”. Si pone domande del tipo: “qual è oggi il tasso di disoccupazione?”, “come varia il tasso di inflazione al variare del tasso di disoccupazione?”, “quale sarà l’influenza di un’imposta sulla benzina sul consumo della benzina?”, “quale deve essere il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati in modo che il sistema previdenziale sia sostenibile dal punto di vista finanziario?”.

      L’economia che “giudica” i fatti, che implica l’etica e i giudizi di valore si chiama “economia normativa”. Si pone domande del tipo “quanta inflazione si dovrebbe tollerare e quanta disoccupazione si dovrebbe tollerare?”, “l’imposizione fiscale dovrebbe tartassare i ricchi per aiutare i poveri?”, “è giusto spendere in aerei F35 quando ci sono migliaia di famiglie in povertà?”.

      Gli economisti (in qualità di “scienziati”) si occupano prevalentemente di economia positiva sulla quale si fondano le “ricette” dell’economia normativa di cui si occupano invece i politici.

      Fatta questa doverosa premessa, sig. Antonio, veniamo alle sue osservazioni. A tali osservazioni non potranno risponderle gli economisti, ma potranno invece risponderle i politici. Ebbene, per quanto riguarda “recuperare i soldi dai ricchi, dagli evasori, dalle grande aziende che non pagano tasse in Italia” (sue parole) i politici le risponderanno: “è obiettivo di questo Governo rimodulare le aliquote fiscali in modo da rendere più equa la tassazione, che oggi favorisce di gran lunga i ricchi mentre penalizza coloro che hanno redditi più bassi. Per quanto riguarda gli evasori, stiamo già provvedendo con l’attuazione della fatturazione elettronica. Sulle aziende che non pagano le tasse in Italia ci stiamo muovendo in sintonia con i nostri Partner europei al fine di approdare quanto prima ad una Politica Fiscale comune. Tale Politica Fiscale comune ci consentirà di conseguire una maggiore equità distributiva tra i Paesi europei, e si avvicina sempre più il giorno in cui avremo in Europa tasse uguali per tutti e stipendi in linea tra loro in tutti i Paesi della Comunità europea”.

      Infine, il Governo avrà modo di proseguire dicendo: “proprio per consentirci di raggiungere questi obiettivi ambiziosi, l’Ocse e il Consiglio europeo raccomandano all’Italia di tenere sotto stretta sorveglianza i conti pubblici, a cominciare dalla spesa pensionistica che è superiore alla media europea”.

      Sia l’Italia che l’Europa riconoscono che (parafrasando la sua frase, sig. Antonio) “finché non ci sarà equità fiscale non si riuscirà a raggiungere il benessere comune”.

      Sig. Antonio, le interessa ricevere un mio consiglio che credo lei forse stia già seguendo? Ascolti economisti e politici in maniera distaccata. Ma diffidi di quegli economisti che non cambiano idea quando cambiano i fatti; e diffidi di quei politici che volendo cambiare i fatti delegano i tecnici per non cambiare nulla.

    2. Le tasse le pagano i lavoratori ed i pensionati. I ricchi prendono il reddito di cittadinanza per mantenere la Ferrari. Sono stata moderata

  8. Non posso che concordare con il Dott. Perfetto, che è uno dei pochi esperti in circolazione che partono NON da un’ottica “ragioneristica” (categoria alla quale vedo di dover ora aggiungere anche il Prof. Angrisani, e vabbè, uno più uno meno …) ma da un’ottica di INDISPENSABILE CAMBIAMENTO, se non si vuole arrivare alla conclusione, temo anche prima di vent’anni, che “l’operazione (tagli ragioneristici ed età minima pensionabile ultrasettantenne) è riuscita, il paziente (l’Italia e soprattutto le sue nuove generazioni) è morto”.

    Ma io temo che l’approccio ragioneristico, molto più FACILE nel breve termine per quanto dannoso nel lungo, sarà quello che verrà adottato.
    Anche perchè è la stessa “Europa” che continuamente “ce lo chiede” e più “ragioniera” della UE forse non c’è nessuno.

    Con altro governo forse si sarebbe potuto prendere, pur parzialmente e timidamente, un’altra strada, ma con questo governo “europeista ed atlantista” guidato da un ex Banchiere Centrale legatissimo a Bruxelles credo che si tornerà (anzi si rimarrà) alla Fornero, fatto salve alcune opzioni pro-donne, pro-fragili, pro-usurati e forse pro-qualcos’altro che verranno o rinnovate o istituite ex-novo semplicemente perchè COSTERANNO POCO, avendo una platea potenziale molto RIDOTTA.
    Così potranno dire: “Nooo, non è vero che siamo tornati alla ‘pura’ Fornero! Non vedete? C’è la nuova opzione 2022 “carrellista Rai”, dopo 38 anni di contributi, passati a spingere il pesante carrello della telecamera, gli concediamo di andare in pensione, beninteso solo dopo i 62 anni e con il contributivo puro”.

    Spero di sbagliarmi, ma sono pessimista.

    Nota: preferisco invece non commentare troppo l’ACCANIMENTO pervicace (e direi a questo punto quasi “perverso”) contro Quota 100, provvedimento a fine vita senza se e senza ma (e di fatto lo si sa da un anno), perchè al di là di ogni giudizio di merito su quella norma (il mio personale non è del tutto negativo, quantomeno ha smosso le acque della “palude Fornero”) mi ricorda due modi di dire: “Battere un cavallo morto” e “Vile, tu uccidi un uomo morto”.
    Che, nessuno dei due, mi pare nè molto bello nè, soprattutto, particolarmente utile.
    Io direi: passiamo oltre, anche se sia chiaro che rispetto le posizioni diverse.

    Carlo Q.

    1. Gentile Carlo Q. ,io su questo sito, a obiettare negativamente sulla quota 100, ci sono da più di due anni, cioè da quando è nata quota 100 e non vedo perchè mi accusa di uccidere un uomo morto. Il mio commento, riferito alla lettera del Prof. Angrisani infatti era un’accusa CONTRO LA NASCITA di quota 100. Il fatto che arrivi alla sua morte naturale non mi rallegra visto che ritengo dovesse essere abortita sin da subito, cioè proprio non doveva nascere. Quota 100 è stata e rimarrà una norma iniqua, ingiusta, inutile e costosa che non ha risolto nulla. Oddio, per chi ne ha usufruito è stata una manna dal cielo, come una vincita alla lotteria, ma qui si è trattato di vincere senza nemmeno comprare il biglietto. Il biglietto lo avevano comprato quelli che ancora oggi e in questi tre anni di sperimentazione si stanno sobbarcando appieno la legge Fornero solo che il loro biglietto non ha partecipato all’estrazione.

  9. Buongiorno

    sono pienamente d’accordo sul fatto che sono stati spesi e si stanno spendendo un sacco di soldi inutilmente e che molti di questi soldi stiano finendo nelle tasche di chi non ne ha diritto. Sarebbe ora di controllare e di far pagare con qualsiasi mezzo chi fa il furbetto e soprattutto chi gli ha pemesso di farlo.

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