Pensioni anticipate 2021, Sindacati: ‘Scalone insostenibile, serve riforma post quota 100’

Cambiare le pensioni, adesso’ questo l’impegno che la CGIL intende portare avanti, come ribadito nell’ordine del giorno votato dal Comitato direttivo nazionale la settimana scorsa. Per la Confederazione, infatti, la previdenza deve tornare ad occupare l’agenda politica del Governo è urgente la convocazione di un tavolo da parte del Ministro del Lavoro per avviare concretamente il confronto dopo l’incontro interlocutorio dello scorso 27 luglio. L’obiettivo deve essere quello di una riforma strutturale del sistema, sulla base dei contenuti indicati nella piattaforma sindacale unitaria. Per far conoscere le proposte unitarie alle lavoratrici e ai lavoratori, alle pensionate e ai pensionati e renderli partecipi delle rivendicazioni messe in campo, Cgil, Cisl e Uil hanno predisposto un volantino da distribuire nei luoghi di lavoro su tutto il territorio nazionale e da diffondere sul web. Vediamo i punti fondamentali chiesti dai sindacati per favorire le pensioni anticipate e le parole di Luigi Sbarra Segretario generale della Cisl.

Pensioni anticipate 2021 ultime novità dai sindacati: Il Volantino

Ecco il testo integrale del volantino prodotto dalle sigle sindacali: “Cgil, Cisl e Uil hanno presentato al Governo una piattaforma unitaria che ha l’obiettivo di migliorare e riformare il sistema pensionistico, in continuità con l’iniziativa condotta nei confronti dei precedenti Governi e che ha permesso di conseguire in questi anni importanti risultati. Il tema delle pensioni rimane aperto. Sono tanti i problemi urgenti da affrontare. A pochi mesi dal rischio di un nuovo pesante scalone il Governo ancora non si è espresso. Per questo CGIL CISL e UIL chiedono con forza che un confronto celere e realmente produttivo sia avviato perché dare risposte concrete è più che mai urgente e importante per riportare EQUITÀ SOCIALE nel sistema, attraverso una riforma strutturale. Alcune delle richieste contenute nella piattaforma sindacale sono:

  • la possibilità di andare in pensione:
    •a partire dai 62 anni di età;
    •con 41 anni di contributi a prescindere dall’età;
  • il riconoscimento pensionistico della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura e delle donne e dei disoccupati;
  • l’introduzione di una pensione di garanzia per i più giovani e per chi svolge lavori poveri e discontinui;
  • la tutela del potere di acquisto delle pensioni, il rafforzamento della 14a mensilità e l’allargamento della platea dei percettori;
  • il rilancio della previdenza complementare.

Pensioni anticipate 2021, ultime notizie: le parole di Sbarra (CISL)

Luigi Sbarra della CISL spiega l’urgenza di una riforma: “Mancano meno di quattro mesi alla scadenza della pensione con Quota 100 e, tuttavia, il Governo sembra non considerare prioritaria, insieme altre importanti riforme in cantiere in questo periodo, una revisione del nostro sistema previdenziale nell’ottica di una maggiore equità. Un passaggio brusco dai requisiti previsti da Quota 100, alle regole generali della legge Monti-Fornero comporterebbe per molti lavoratori e lavoratrici uno scalone di 5 anni e sarebbe socialmente insostenibile. Tanto più alla luce del definitivo superamento del blocco dei licenziamenti e delle numerose crisi aziendali in atto che non potranno essere superate nell’arco di qualche mese, nonostante le positive previsioni economiche che si stanno delineando per il prossimo anno, né gestite con la sola riforma degli ammortizzatori sociali”.

Sbarra spiega poi il piano dei sindacati: “La riforma del sistema previdenziale che Cisl Cgil e Uil propongono nella piattaforma sindacale unitaria, non si limita all’introduzione di una maggiore flessibilità in uscita, – aggiunge – ma guarda anche alla necessità di correggere gli aspetti più iniqui del sistema contributivo, all’urgenza di sostenere la previdenza delle donne, particolarmente penalizzate dalle riforme pensionistiche di questi decenni, all’esigenza di assicurare un futuro previdenziale dignitoso ai giovani con l’introduzione di una pensione di garanzia, al bisogno di tutelare chi svolge lavori usuranti, lavori di cura e i lavoratori fragili. Inoltre, è importante rilanciare la previdenza complementare, che rischia di essere messa in discussione e preservare il potere di acquisto delle pensioni sostenendo in particolare i pensionati con redditi più bassi attraverso l’ampliamento della quattordicesima e la rivalutazione delle pensioni”. Voi cosa ne pensate di queste proposte? Fatecelo sapere nei commenti qui di seguito, vi aspettiamo!

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77 commenti su “Pensioni anticipate 2021, Sindacati: ‘Scalone insostenibile, serve riforma post quota 100’

  1. Mi sento braccata!
    Io non ho speranze!…
    Ho 59 anni e sfortunatamente ho solo 21 anni di contributi…
    Non ho nessunissima possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni e quando arriverò, se arriverò a quell’età, sicuramente si andrà in pensione a 68!
    Sono invalida al 67%, ma non posso nemmeno usufruire dell’APE SOCIAL a 62 anni, perché ci vuole 62 anni e 30 di contributi!
    Idem per opzione donna!
    È colpa mia se ho avuto la sfortuna di non trovare lavoro prima???
    Avrei voluto eccome cominciare a guadagnare da giovane!!!
    Io sono stanca, malata e per il lavoro che faccio, sono tecnico informatico nella scuola, non faccio in tempo ad imparare aggiornamenti, che ne escono di nuovi, perché la tecnologia corre velocemente e mi ritrovo sempre a dover studiare e la mia mente non è più tanto elastica come quella di un giovane!!!
    Mi si farà diventare inevitabilmente lo zimbello degli studenti!…
    MA NESSUNO PARLA DI QUESTE SITUAZIONI!!!…

    1. Spero che questa volta si faccia sul serio e i sindacati uniti vadano fino in fondo con il sostegno del popolo e che, come in Francia, si riescano ad ottenere diritti legittimi, perché a 62 anni, dopo una vita di lavoro, è giusto andare in pensione!!!

  2. Ogni popolo merita quello che ha ed in fondo lo meritiamo: siamo delle pecore, dei sudditi pronti ad ubbidire abbassandoci anche le brache all’occorrenza.
    Chissà quando ci sveglieremo.
    Forse sarà troppo tardi.

  3. la regola del minimo d’età è una vita che la fanno; una volta era 35-57; prima ancora erano i famosi 14 anni 6 mesi 1 giorno per andare in pensione; poi con le quote 35 e 58 , 59etc; poi è arrivata la legge fornero; e di botto dai 40 max si è passati ai 42 anni e 5 mesi se non ricordo male; senza la quota 100 che ha bloccato l’aspettativa a 42 e 10 mesi adesso avremmo 43 e 6 mesi; tutto questo per inculare la gente, consumarti , farti morire appena andato in pensione o meglio anche prima così risparmiano; e allora alla fine? 17 e 18 uniti e compatti; i sindacati? stendiamo un velo pietoso……………………… e poi? almeno avremo tentato e avremo la coscienza pulita…

  4. ragazzi, concentriamoci sul 17 e 18 settembre, date importanti; vediamo di essere in tantissimi , chi a Venezia e chi in altre città; e poi vedremo cosa ne verrà fuori ma la vedo dura anche perchè DRAGHI è stato abbastanza chiaro: non stravolgimenti, noi del 1960 inculati per la seconda volta, solo le opzioni esistenti, minimo 63-64 anni, magari la proposta tridico , l’europa contenta, arriveranno tanti soldi , andranno non per riformare le pensioni ma per arricchire chi è già ricco, magari disonestamente saluti ai gestori del sito

  5. Su questa base, il rapporto chiede la fine sia di Quota 100 che di Opzione donna, e di ripristinare subito l’aggancio automatico dei requisiti previdenziali alla speranza di vita, come prevedeva la legge Fornero, bloccata poi dalle regole del Conte-1 fino al 2026.
    Questo stralcio è preso dal SOLE 24 ORE.
    Come scritto pochi giorni fà è una vergogna togliere OPZIONE DONNA e qui mi fermo.
    Quello che mi piace di questo articolo dettato dall OCSE e che si torni alla Fornero però, siccome i 42,10 erano il risultato di più contributi lavorativi e e alla speranza di vita bene visto il crollo che la pandemia ha portato (se non ricordo male si parla di 1 ,4 mesi di vita media in meno) il buon Draghi a la soluzione in mano offerta dai suoi amici.
    42,10 ANNI/MESI DI CONTRIBUTI –
    01,04 ANNI/MESI SPERANZA DI VITA =
    41 ANNI E 6 MESI DI CONTRIBUTI PER ANDARE IN PENSIONE .PER LE DONNE DIVENTA 40 ANNI E 6 MESI DI CONTRIBUTI.
    Scusi Sig. Draghi la volgarità ma che buco di culo che ha avuto ad avere questa soluzione.
    Spero la voglia seguire altrimenti ci vuole fregare anche questa volta

  6. Buongiorno, dopo 40 anni di contributi a qualsiasi età si deve andare in Pensione …questo deve essere il principio cardine .

  7. C’è qualcosa che non quadra nelle ipotesi che circolano sulla sostituzione di quota 100 con quota 102 fissando i requisiti a 63 + 39.
    Io lavoro dal 1979, a gennaio 2022 compirò 62 anni e con 42 anni di contributi e quindi starò a quota 104 ma ancora non potrò andare in pensione. Quando compirò 63 anni avrò 43 anni di contributi, quindi secondo loro per andar via dovrei arrivare A QUOTA 1O6!!
    Ma stiamo scherzando???
    Diamo valore all’anzianità di contribuzione come è giusto che sia e quindi non dico 41 ma almeno con 42 anni di contributi (non 42 e 10 m si + 3 di finestra come intende la beneamata Fornero) mandateci in pensione!!

  8. Si parla solo di pensioni, ma per il TRF dei dipendenti della PA non viene detto nulla… Non mi preoccupa più di tanto lavorare un anno in più, quello che veramente mi fa incazzare è il fatto che percepirò il TFR, non tutto tra l’altro, ma solo una parte, non prima di 2 anni / 2 anni e mezzo dopo la quiescenza.
    I sindacati, quelli nostri, quelli della PA, perchè non fanno nulla a riguardo? Vi sembra giusto che dopo 43 anni di lavoro e oltre 62 anni di età (purtroppo il prossimo anno), uno non si possa godere una piccola somma, ma deve sperare di rimanere in salute per altri 2/3 anni prima di poter godere del TFR?
    Inoltre: perchè noi non abbiamo le stesse possibilità di sgravi fiscali risiedendo in Grecia, Canarie ecc. come i lavoratori privati?
    Si parla sempre di equiparare i doveri del pubblico a quelli del privato, e vi assicuro, almeno per quanto mi riguarda, ma anche per tantissimi colleghi di altri enti locali che si lavora, e anche sodo.
    Perchè solo i doveri come il privato e non i diritti come il privato?
    Cosa dite voi sindacati? Mi piacerebbe tanto avere una risposta seria…

  9. Premesso che sono del 60, 61 anni suonati, a dicembre 42 anni di contributi interamente versati.
    devo ancora lavorare per altri 10 mesi del 2022 per arrivare a quota 42,10 mesi per la famigerata legge Fornero.
    Non mi bastano ancora, devo ancora lavorare per altri 3 mesi per avere la pensione.
    Non capisco perché dicono con la legge Fornero bisogna lavorare 42,10 mesi per andare in pensione, perché se maturo il diritto alla pensione devo lavorare per altri 3 mesi? chi mi sa rispondere?
    durante la mia carriera ho notato una cosa, il sindacato non mi è mai servito, ho pagato tessera solo per i primi 8 anni di lavoro.
    Ogni volta che mi sono rivolto al sindacato per qualsiasi cosa ho avuto sempre buca fino a quando ho smesso di spendere inutilmente la quota della tessera.
    Adesso che ho 61 anni, e 42 anni di contributi invito tutti i lavoratori a non buttare quei 4 soldi per il sindacato, meglio bere una birra al giorno che pagare la tessera a questi nullafacenti.
    tanto, se il governo decide di inasprire la legge Fornero, loro saranno sempre li a dire che non si può fare nulla.
    Se dal 2011 fino a oggi non sono riusciti a modificare la Legge Fornero, figuriamoci se riescono ad ottenere qualcosa in altri 2 mesi e mezzo che manca per chiudere il 2021.
    Io spero solo in una cosa, che non peggiorino la legge Fornero.
    Comunque la cosa sta per finire male, da noi un detto dice la brocca va alla fonte fino a quando non si rompe.

  10. Non è possibile che si parli sempre e solo di eta anagrafica.
    Ritengo doveroso anteporre l’eta contributiva a quella anagrafica e mi spiego meglio. Bisogna partire da chi ha già dato per lungo tempo, chi ha contributi per 40 anni deve poter andare in pensione. Se hai iniziato a lavorare a 15 anni te ne potrai andare a 55 (15+40) non è giusto porre il vincolo dei 62 anni significa che in questo caso lo si fa lavorare 47 anni!.- ripeto 47 anni!!!! vi sembra possibile?.
    Cari professori, politici, sindacalisti, vogliamo capirla o no…
    Non possiamo pretendere di martirizzare questi lavoratori precoci.
    Hai iniziato a lavorare a 19 anni, bene 19+40 a 59 puoi andare in pensione…
    Puoi vantare meno di 40 anni di contributi, peccato, questo è il caso in cui bisogna trovare una soluzione diversa e quindi qui entra in gioco l’eta anagrafica. e qui inizia un nuovo capitolo a salvaguardia di questi lavoratori.

    1. spero che con il termine professori non ti rivolgi a me; forse ti sfugge il problema: chi comanda vuole farci soffrire fino all’ultimo; possibilmente farci morire appena andati in pensione o meglio prima; per gli imprenditori tu dovresti lavorare 45 anni; alla fine se gli servi ti tengono altrimenti delocalizzano e dicono: mi dispiace, è colpa della crisi, della pandemia etc. io ho già 101 e sono del 1960; ieri un mio alunno mi ha detto: perchè tra 1 anno va in pensione con la RITA? mi dispiacerà da un lato andare in pensione per il rapporto buono con le mie classi ma se mi danno 1 possibilità di andare io la colgo; se devo consumare pensione integrativa io lo faccio; c’è chi non ha sofferto a sufficienza, io credo di avere sofferto abbastanza; e ancora mi faranno soffrire; per i loro porci comodi siamo carne da macello e il 17-18 uniti e compatti

  11. IO SAREI FRA QUELLI CHE A TUO DIRE HANNO AVUTO LA FORTUNA DI ANDARE A LAVORARE GIA’ A 15 ANNI (TORNASSI INDIETRO CI ANDREI A 40),NON PENSI CHE 41ADDIRITTURA 40 ANNI DI CONTRIBUTI POSSANO BASTARE? QUANTO CAZZO CI VUOI FAR LAVORARE

  12. Lo dico da ex sindacalista ma ancora parte attiva nel sociale.
    Basta con queste prassi nocive e perditempo che criticate sempre da me che scrivo.
    No a giri di parole che hanno poi tempi biblici ma fatti concreti e subito.
    Brutto vezzo da federazioni sindacati nel non stile risolutivo che sono in farsesco- comico alla Rabalais o Molière.
    Da subito battaglia per aumentare pensioni minime che al palo come rendite per infortunio e pensioni invalidi a 280 mensili.
    No bla bla perche si muore senza risorse; lo stesso dire a chi chiede pane di aspettare si risolvino prima le direttive del volantino di cui si parla all’ oggetto.
    Fare la spesa o pagare le utenze è impresa non assolvibile con pensioni da morti di fame!
    Come accendere in inverno il riscaldamento che poi arrivano bollette oltre il percepito?Troppo comodo parlare per coloro hanno entrate ottimali..
    O si cambia sistema o si muore per mano di persone che non vogliono capire le differenze altrui

  13. Dopo 40 anni di lavoro le energie calano ed il lavoratore perde in competitività… E’ fisiologico e questo è un problema sia per la persona che per l’azienda. Con il tanto auspicato ricambio generazionale ne guadagnano tutti. Anche lo Stato, che sarà trainato dalla ‘fame’ persone giovani, dinamiche ed animate dalla voglia di costruirsi un futuro…

  14. Siamo all’ultima chiamata ma non solo per le pensioni !
    Il governo di oligarchi utilizza molto bene il DIVIDI ET IMPERA.
    A noi non rimane che provare ad utilizzare IL NUMERO E’ POTENZA.
    Vedo come unica soluzione uno sciopero ad oltranza alla francese ma senza violenze di nessun tipo.
    Altrimenti oltre a non ottenere nulla per quanto riguarda le pensioni ci sono i seguenti regalini che ci aspettano dietro l’angolo:
    1) Aggiornamento delle rendite catastali con conseguente aumento dell’Imu. Per il momento solo sulle seconde case, poi chissà…
    2) Taglio o cancellazione totale della pensione di reversibilità
    3) Aumento della tassazione sulle pensioni integrative personali o comuni (fonchim, faschim, espero).
    4) Utilizzo dell’ obbligatorietà del Green Pass per mettere in aspettativa non retribuita un po’ di persone. Magari non saranno tantissime ma sempre pensioni più basse da pagare alla fine.
    5) E poi i soliti aumenti di stipendio e di Tfr dei politici che vengono sempre approvati all’unanimità da loro stessi.
    6) Ritorno dei vitalizi sotto altre forme perché la pensione dopo una legislatura è di fatto un vitalizio.
    7) Tentativo di dividere i lavoratori e gli studenti tra di loro con l’ utilizzo del Green Pass
    Purtroppo per ottenere qualcosa bisognerà essere veramente in tanti. Cercheranno di regalare qualcosa ad alcuni come al solito per dividerci.
    7) Tentativo di eliminazione della piccola imprenditorialità per cui i lavoratori sono collaboratori preziosi e smaccati favoritismi per le grandi multinazionali per cui i lavoratori sono numeri
    8) Continuazione nell’opera di impoverimento dei lavoratori in modo di avere a disposizione sempre più persone da sfruttare con retribuzioni sempre più basse.
    Non facciamo niente ma poi non lamentiamoci quando tutti o alcuni dei punti sopra descritti si avverranno !!!

  15. Paola mi spiace dirlo ma non solo al governo ci sono persone che non sanno cosa voglia dire lavorare.Aime anche tra il popolo

  16. I progetti fanno parte della nostra vita. Li facciamo in base alle nostre capacità, alle nostre disponibilità e alle regole vigenti. Ancora 30 anni fa dopo neanche due decenni di lavoro si poteva andare in pensione. In base a questi criteri tante donne hanno potuto mettere la famiglia al primo posto preferendo far nascere, crescere ed educare i propri figli per poi eventualmente dedicarsi anche al lavoro fuori casa. Ormai stava tramontando la mentalità che solo i maschi potevano studiare e lavorare, mentre il posto delle donne era a casa con i figli.

    Oggi invece, in sole 2 generazioni, sono stati stravolti completamente i requisiti per andare in pensione. Il primo passo è stato quello di uguagliare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini (la differenza di prima di 5 anni riconosceva l’impegno della donna nella famiglia e la sua fragilità rispetto all’uomo) per poi aumentare ancora per tutti di altri 2 anni i requisiti necessari. Alla fine gli uomini devono lavorare 2 anni di più, mentre le donne 7.

    Quindi a una persona di 50, 60 anni la vita lavorativa è stata più che raddoppiata rispetto all’inizio della sua attività, cosa impensabile allora, e i progetti di vita stravolti.

    Pretendere oggi da una donna 50 o 60-enne, che ha dei figli, di aver anche più di 40 anni di lavoro è inaccettabile. Come è stato detto prima, quando queste donne erano giovani hanno potuto ancora dedicare la propria vita al matrimonio, ai figli e alla famiglia e la carriera era al secondo posto. Una volta svolto il suo ruolo di mamma non era facile trovare lavoro. Non per colpa loro, per pigrizia o mancanza di volontà, ma perché il lavoro scarseggiava e da allora non è cambiato nulla. Bisognava cercarlo, aver pazienza, fortuna e grande spirito di adattamento. E ora le mamme vengono punite. Difatti tra chi ha potuto andare in pensione con Quota100 oltre il 75% sono maschi.

    In poco tempo alla donna, sposa, madre che mette al mondo figli e che li fa crescere ed educare, caregiver in caso di bisogno, è stato imposto di assomigliare all’uomo maschio. La maternità, la cura dei cari non hanno più nessun valore positivo, anzi diventano un peso, un ostacolo perché essa deve occuparsi della sua carriera lavorativa per evitare il rischio di non poter avere una sua pensione o almeno una pensione dignitosa.

    Per le donne, però, è stata creata un’uscita chiamata “Opzione Donna”: quando le mancano 6 anni di contributi, con 35 anni di lavoro già fatti su 41 richiesti (cioè il 15% in meno) ed è spesso costretta dalla situazione familiare (genitori non autosufficienti, nipoti) o per motivi di salute a lasciare il posto di lavoro, viene offerta questa possibilità che la penalizza fortemente. E’ stato deciso che tutto il periodo lavorativo sarà calcolato in forma contributiva: ma non solo, i periodi di malattia o di congedo per maternità sarebbero considerati inutili per il calcolo delle pensione. In questo modo le donne perdono circa il 35% del suo valore contro il 15% di anni che mancano loro. E’ un vero furto legalizzato. Non per niente questo tipo di uscita dal mondo del lavoro non hanno avuto il coraggio di proporlo agli uomini. Si ritorna al vecchio modello, che pareva andato nel dimenticatoio, della sposa che per ragioni economiche deve sottomettersi al marito e non può essere economicamente indipendente.

    Ultimamente si parla tanto di pensare alle generazioni future, ma ci si dimentica di aiutare le donne oggi, quelle non più giovani alle quali la vita e i principi sono stati stravolti in poco tempo, che si vedono adesso dover lavorare fino alla vecchiaia per raggiungere quei famosi 41 anni di lavoro o 68 anni di età. Le violenze fisiche che le donne italiane subiscono indignano tutti, ma questo tipo di violenza passa nel silenzio assoluto. Ma se non ci fosse stato il loro sacrificio i giovani non sarebbero nemmeno nati.

    In realtà, in Italia, esiste un’altra finestra d’uscita a 63 anni (Ape Sociale) e mentre gli altri paesi lasciano uscire le donne a 60 anni (Polonia) o tutti a 62 (Francia), in Italia occorre avere a casa “la fortuna”, come si era espresso qualche giornalista, di un invalido al 100% del quale bisogna occuparsi 24 ore su 24. E’ veramente scandaloso!!!

    A queste condizioni alle donne italiane non conviene né sposarsi né tantomeno fare figli, perché sono costrette a fare la carriera alla pari dei maschi. Con le leggi pensionistiche in vigore, voler avere una famiglia tradizionale è pressoché impossibile. Se la donna viene uguagliata al maschio nella vita lavorativa, si comporterà da maschio. Non si sa però chi farà nascere i bambini e si occuperà di loro, perché anche i nonni sono costretti a lavorare. A questo punto forse anche le competizioni sportive, tipo calcio, sollevamento pesi ecc., non dovrebbero essere più nemmeno quelle divise fra i generi!

    Riassumendo, queste riforme distruggono le famiglie, provocano l’azzeramento delle natalità e il risultato già si vede.

    Prolungare la vita lavorativa che aumenta il livello della disoccupazione in modo sensibile significa anche tener lontani dal mondo di lavoro i giovani, che non possono nemmeno fare progetti e invece di guadagnare i propri soldi con dignità si vedono arrivare il reddito di cittadinanza senza far nulla, pagato con i soldi risparmiati con la legge Fornero.

    Nei mass media si sentono le voci di alcune persone famose ipocrite che appoggiano queste riforme e poi si scopre che esse hanno lasciato il mondo di lavoro a 50 anni.

    Come disse già nel 1980 un protagonista del film “Vizietto II” non conviene essere donna in questo Paese.

  17. Dati INPS di oggi: “Pensioni quota 100 sono 341.000 per un costo di 11,6 miliardi di euro”. Non c’è altro da aggiungere.

  18. Per tutte le donne che in questi anni sono state penalizzate non tenendo conto che anno la gestione e cura della famiglia devono poter uscire dal mondo del lavoro a 62 anni con i contributi che anno maturato

  19. Buonasera,
    Esistono i soldi per pagare i vitalizi? Pare di si, oramai è divenuto un diritto acquisito. Quindi perché queste ingiustizie verso cittadini/lavoratori di ogni sorta? Perché 41 anni di duro lavoro non dovrebbero esserci sufficienti per accedere alla pensione?
    Mi rivolgono a tutti, qui occorre farci sentire, compatti e incazzati. I sindacati e la politica vanno a braccetto…giocando con la nostra vita.

  20. Poveri noi del 1960! Draghi è uno scoglio duro e vuol farci lavorare almeno 43 anni e un mese. Per lui che lavora ancora noi siamo ragazzini, ma dimentica che un anno dei nostri magari vale 3-4 dei suoi che avrà iniziato forse a lavorare a cavallo dei 30 e non ha calli a tormentarlo.

  21. Mi associo a pieffe64 Si parla di equità; solo mandandando in pensione chi ha lavorato e pagato i giusti contributi si ha equità… si può ragionare ad una quota uguale x tutti ma sentire tu vai in pensione se hai 62 o 63 anni con x contributi e tu no anche se hai pagato più contributi ma sei più giovane non è equità… io proporrei anche una quota 101 + 6 mesi visto che le finestre sono di moda in questi governi

  22. FLESSIBILITÀ .. ELASTICITÀ .. BASTAAAA !!! DA SEMPRE TUTTI, POLITICI E SINDACATI SONO D’ACCORDO E DICONO: “ASSOLUTAMENTE BISOGNA EVITARE LO SCALONE DI 5 ANNI” !!!
    RICORDO CHE LA PENSIONE “ANTICIPATA – FORNERO” OGGI PER GLI UOMINI VIENE CONCESSA DOPO 43 ANNI E UN MESE !!!!!!!!!
    RIPETO 43 E UN MESEEEEEEEEE !!!!!!!!
    OVVERO 5 ANNI E UN MESE IN PIÙ RISPETTO AI 38 ANNI DI QUOTA 100 !
    ALLORA COSA VOGLIAMO FARE ?

    VOGLIAMO AGGIUNGERE 1 ANNO ?
    OK : 38 + 1 = 39 ANNI

    VOGLIAMO AGGIUNGERE 2 ANNI ?
    OK : 38 + 2 = 40 ANNI

    VOGLIAMO AGGIUNGERE 3 ANNI ?
    OK : 38 + 3 = 41 ANNI

    VOGLIAMO AGGIUNGERE 4 ANNI ?
    OK : 38 + 4 = 42 ANNI

    FINITO !!! FINITOOOOO !!!

    QUALSIASI ALTRA PROPOSTA LASCEREBBE TUTTO INVARIATO AI 43 E UN MESE DELLA PENSIONE ANTIPATA DELLA FORNERO !!!
    SINDACATI ATTENZIONE !!!
    SIAMO STANCHI, STUFI, ESASPERATI !!! NON NE POSSIAMO PIÙ DI FALSITÀ DI PRESE IN GIRO, DI SLOGAN, DI CHIACCHERE INCONCLUDENTI !!!
    QUESTA VOLTA RISCHIATE VERAMENTE UNA RIVOLTA SOCIALE !!!

  23. Torno con piacere sul sito dopo diverso tempo stimolato soprattutto dall’incredibile polverone che si sta sollevando sulla vicenda dello “scalone” che in verità altro non è che un mero abbaglio ottico.
    Facciamola breve: tu hai uno “scalone” , un vero scalone, nel momento in cui fino a oggi tutti vanno in pensione a 62 anni, e da domani tutti a 67 anni, ok? Ma è questa la situazione attuale? No, assolutamente NO!!
    Ricordo a tutti che la legge che prevede il pensionamento ordinario a 67 anni (c.d. Fornero) non è mai stata ne annullata ne modificata in alcun modo. Con tanta prosopopea è stato semplicemente attivato uno scivolo pensionistico a favore di coloro che dispongono negli anni 2019/2021 dell’abbinata 62+38
    e quindi se nel periodo maturi i 38 anni di contributi ma non hai i 62 anni (o viceversa) tutto ciò non ti tocca e già lo sapevi nel 2019 che la tua età di pensionamento era e rimaneva a 67 anni: stop! Lo scivolo è stata una cosa giusta? una costa sbagliata? Tutto quello che volete ma per favore non facciamo commedie per lo “scalone”!!!!

    1. Ma certo! Se una cosa non la vedi non esiste ! Se c’è un’enorme crepa nel soffitto, con un po di stucco e pittura che fan bella figura, non ti cade in testa niente ! Ma che stupidi a non averci pensato ! Tutti questi politici, esperti, sindacalisti, semplici commentatori, han preso tutti un abbaglio finchè non è arrivato il nostro Gian a spiegarci che la differenza tra 62 e 67 ( ed io aggiungo dai 38 ai 43,1 ) non è uno scalone di anni di differenza lavorativa ma uno scivolo pensionistico, che non vuol dire che lavori meno anni e vai in pensione prima di tutti gli altri, ma lo scivolo è quello che vediamo di solito nei giardinetti dei bambini e se hai la fortuna di avere 62 anni e 38 di contributi lo puoi usare, altrimenti no e devi aspettare i 67 anni. Quindi per il Sig. Gian, se ci sono due lavoratori nello stesso posto di lavoro con la stessa mansione, se il secondo è stato assunto qualche anno dopo il primo ma va in pensione qualche anno prima, e il collega assunto prima deve andare qualche anno dopo, tutto questo si chiama ” commedia “. Quindi adesso sappiamo che, scivolo pensionistico o prepensionamento non sono uno scalone. Ora siamo tutti felici noi che dobbiamo lavorare e abbiamo lavorato fino a 5 anni di più. L’abbiamo scampata bella. Che fortuna e che culo che abbiamo avuto.

      1. Scusi Franco Giuseppe, ma non lo sapevate già 3 anni fa che chi non rientrava in Quota100 sarebbe sempre e comunque andato in pensione a 67 anni? Non è che fino a ieri tutti potevano andare a 62 anni e da domani tutti solo a 67 anni! Perchè non è stato fatto niente in questi tre anni per chi è rimasto fuori e sono invece adesso tutti ad agitarsi (a parole), con tante chiacchiere ed ancora niente fatti? Lo “scalone” era già nei fatti tre anni fa

        1. Guardi che fino a tre anni fa tutti dovevano andare a 67 o con i 43,1 e lo sapevamo tutti, anche quelli che in seguito hanno beneficiato della quota. Ed infatti, su questo stesso sito, è già da tre anni che moltissimi criticano quota 100 per l’iniquità della misura, mica da ieri. Tutti noi ci siamo accorti già da tre anni che la quota favoriva chi ha lavorato meno e versato meno, mica da ieri. E’ da quando è nata quota 100 che sapevamo dello scalone mica da ieri. Gli unici che forse non se ne sono accorti sono quelli che hanno inventata la quota e Lei. Forse fino ad adesso non han potuto fare niente perchè quando una legge viene firmata ed approvata va a toccare la vita di chi ha fatto affidamento su quella legge, anche se fosse una legge profondamente sbagliata che favorisce qualcuno a discapito di tanti. Già la quota 100, iniqua ed ingiusta, ha sperperato una decina di miliardi, cosa si poteva fare per equilibrare la norma, spendere altri miliardi che non c’erano ? Dati INPS di ieri: Quota 100 usufruita da 341.000 lavoratori, costo attuale al 31 agosto 11,6 miliardi di euro. Quando sarà entrata a regime totalmente la previsione di spesa saranno 21 miliardi. Ecco cosa è costata una norma sperimentale che dopo solo tre anni riporta tutto al punto di partenza. Una somma che ha innalzato il debito pubblico che purtroppo dovrò pagare anche io che ne sono stato penalizzato oltre che umiliato.

  24. Condivido le tue proposte di flessibilità , ma le loro proposte di flessibilità che si leggono sono 63 o 64 anni di età e 36 o 38 di contributi in sostanza il più tardi possibile

  25. Buongiorno sarebbe anche ora penso che si muovano anche per chi ha già 40 anni a prescindere dalla età di contributi versati
    ce gente che a 15 anni era già in Fabbrica Metalmeccanica Pesante un po’ di uguaglianza …..

    1. Salve
      Penso che la politica la smetti di torchiare le politiche pensione
      Come sé tutta la spesa pubblica dipendenti dalle pensione futuri
      Ma per favore smettetela
      date a Cesare quello che di Cesare è date ai lavoratori la l’ora merita pensione

  26. Buonasera, ribadisco per l’ennesima volta che i sindacati ed i politici sono la stessa cosa, davanti alle televisioni oppure alla gente dicono una cosa mentre quando sono a cena insieme si mettono d’accordo su come fregarci.
    Questo è un’esempio lampante, non hanno fatto niente fino ad adesso e così dopo che il Governo avrà detto che è troppo tardi per fare qualche riforma loro diranno che ce l’hanno messa tutta ed il teatrino continua,
    Arrivare al 13 Settembre senza neanche aver fatto una riunione e discusso almeno su qualcosa è chiaro che erano d’accordo

  27. Scusate se insisto.. ma dopo 40 anni di lavoro ci si è guadagnati la pensione, e il lavoratore deve poter decidere di ritirarsi senza alcuna penalizzazione indipendentemente dall’eta anagrafica. Questa deve essere la principale richiesta dei sindacati. L’alternativa è che l’inps restituisca tutti i soldi e il lavoratore decide come gestirseli. Il ministro Orlando and Company se ne devono fare una ragione e devono capire che 40 anni di lavoro sono una vita. Comprendo che loro (ministro Orlando, Tridico, Boeri, Fornero, and Company) non hanno mai lavorato da un privato e che quindi non percepiscono a pieno cosa significa lavorare x 40 anni – alzarsi alle 6 ogni giorno e restare lontani dalla famiglia x 12 ore), ma che facciano uno sforzo diamine…

  28. Aprire la pace contributiva anche per gli anni prima del 1996, con la libertà di pagare per gli anni non coperti oppure continuare a lavorare. Per lo stato non cambierebbe nulla anzi ha solo da guadagnare visto che il valore dei contributi è attuale. E magari anche conteggiare solo il contributivo fino ai 67 anni

  29. E’ come rivedere un film… Stiamo rivivendo la stessa situazione del governo Monti, un governo tecnico al quale viene affidato l’onere di cambiare le regole pensionistiche in peggio. Oggi, come allora, nessun partito si prenderà la briga di schierarsi a favore di lavoratori. Stessa cosa da parte dei sindacati. Indovinate un po’ chi colpiranno nuovamente?. L’unico modo per invertire la rotta è copiare dai francesi, scendere in piazza tutti insieme (con le sigle sindacali al nostro fianco) e chiedere a gran voce le leggittime richieste sopra esposte. Se non facciamo nulla, rivedremo lo stesso film, con gli stessi risultati.

  30. Si dice che la miglior difesa è l ‘attacco.
    Bene cosa vuol dire mettersi a distribuire volantini quando tra stampare inviare e altro passano altre 2 settimane.E’ ORA CHE TRA L ‘OGGI E IL DOMANI IL SINDACATO ORGANIZZI UNO SCIOPERO GENERALE DI 8 ORE ( UNO SCIOPERO VECCHIO STAMPO, COME SCRIVO SPESSO FATTO DAI VECCHI FONDATORI DI QUESTO PAESE )Altrimenti e spero che questo mio post venga pubblicato ( non sto offendendo nessuno non sto incitando violenza o altro) prendo il giorno dei morti 02/11 per disdire in massa le tessere sindacali.
    Perchè ora detesto di più il sindacato che il governo ladro che ci gestisce

  31. paolo, stai dicendo grandi ca……..ate; i medici sono quelli che, molto spesso, restano a lavorare anche fino a 70 anni (il loro limite); un mio amico veterinario a 67 anni ancora non si decide e dice che gli piace il lavoro; anche nel pubblico il lavoro può pesare e dipende quanto hai sofferto nel corso della tua vita lavorativa; una volta un collega disse: mi costringono ad andare in pensione; il limite era 66 anni e lui viveva per la scuola; io, costretto a cambiare lavoro per una legge del 1988, ho sofferto a sufficienza; per questo, se riesco, l’anno prossimo vado in pensione con la RITA; ce la farò? non lo so, ma non ne posso più;

  32. Continuano ad apparire notizie su possibili ipotesi di flessibilità, ma resto ancora sconcertato… si parla di quota 102, 103 e può anche andar bene, ma con i parametri che sono trapelati (ad esempio 63+39) io – e quelli come me – che a gennaio 2022 sarò già a QUOTA 104 (62 anni + 42 anni di contributi di cui 30 da pendolare e turnista, sabato e domeniche comprese) ancora non potrò andar via…
    Spero che tra quelli che leggeranno ci sia anche chi abbia facoltà di proposta nelle sedi opportune per evitare sperequazioni e disuguaglianze madornali…

  33. Buongiorno, su questi argomenti il governo ( non votato da nessuno) non ci sente, bisogna scendere in piazza per queste cose ( dovevamo farlo già nel 2011) , questa è la vera dittatura, credo che dopo 40 anni di lavoro una persona debba avere la facoltà di decidere se uscire o no dal lavoro, e comunque di poter uscire a 62 anni e godersi quello che resta degli anni della propria vita.

  34. La possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni, se troppo costoso per lo stato andare col sistema contributivo e a 67 anni integrazione bell’assegno anche dell’importo del sistema retributivo

  35. La più grande fregatura è la flessibilità in uscita. L’altra è i lavori gravosi. Nel lavoro privato il lavoro è tutto gravoso. Invece di continuare ad essere vigliacchi bisogna prendere coraggio è mandare in pensione il comparto privato con le regole preDini e tenere al lavoro il comparto pubblico di più, salvo qualche mansioni come per esempio gli infermieri,medici/chirurghi, os, forze dell’ordine e armate ma solo gli operativi, quelli che rischiano contro le mafie. Naturalmente tagliare le pensioni e vitalizi d’oro dei politici e pensionati pubblici.

    1. “Mantenere” i sessantenni di oggi nel pubblico con la richiesta di competenze digitali, flessibilità mentale, resilienza e dinamicità richieste per stare al passo con i cambiamenti che la società impone?

      Poi un privato che lavora in ufficio o un dipendente pubblico che lavora in un front office al pubblico non hanno alcuna differenza in carichi di lavoro..
      L’età che rimane per una vita post lavoro è per tutti uguale, forse 10,15 anni in salute, come uguali sono gli anni che si pagano di contributi.
      Occorre un sistema che dia A TUTTI la possibilità di SCELTA di lasciare il lavoro ad una età che NON è certo quella dei 63 o 64, a maggior ragione per chi è su un ponteggio !
      E poi si deve TENER CONTO anche di chi ha alle spalle 40 anni di lavoro indipendentemente dall’età, perchè ha pagato tanto in lavoro e contributi ! Sicuramente di più di chi magari ha lavorato 25 anni e ha 63 anni di età. Se non si comprendono questi due fattori NON si farà mai a mio parere una riforma equa ma saranno toppe saltuarie, mantenimenti di qualche casta con privilegi e sicuramente una mera forte azione di cassa per far pagare i devastanti danni fatti da qualche politico nel passato ai tanti lavoratori.

      1. Perfettamente d’accordo che sia pubblico o privato un lavoratore sessantenne dovrebbe sostenere corsi di aggiornamento e corsi di formazione per stare al passo con il digitale, ma quanto costa allo stato e alle imprese? E con quali risultati? Consideriamo anche dopo pochi anni questi lavoratori se ne vanno comunque in pensione
        IL GIOCO VALE LA CANDELA
        41 ANNI DI CONTRIBUTI
        PER TUTTI SONO IL GIUSTO RAPPORTO TRA LAVORO E PENSIONE

  36. Finalmente qualcosa (di positivo ndr) si muove, 41 di contribuzione, per tutti i maturandi, è non è un beneficio, ma un sacrificio che i suddetti hanno avuto o hanno sul groppone, ben venga pure la differenziazione del lavoro che uno svolge, non si può certo paragonare chi è costretto dalle circostanze a svolgere mansioni gravose in una fonderia con chi ha la fortuna di lavorare sotto l’egida dello stato, vedasi dipendenti di qualsivoglia ente pubblico, scuola, ministeri, enti locali, militari, poste, ecc, queste categorie di privilegiati possono rimanere al lavoro qualche anno in più, garantendo ai meno fortunati di poter accedere ad una sacrosanta pensione alle persone che si fanno un mazzo così nel privato.

    1. Damasco,; metti in un fascio tutti quelli che lavorano sotto lo stato; ora è tutto cambiato; anche noi prof. adesso dobbiamo avere oltre alle varie competenze, anche competenze informatiche che mutano in continuazione; ricordo quando io facevo le superiori (fine anni 70) pochissime riunioni, la scuola iniziava a ottobre; ora noi già al 23 agosto dobbiamo già andare a scuola; e non dite dei 3 mesi di ferie perchè non è assolutamente vero; morale: io, se Dio vuole , l’anno prossimo vado in pensione mangiandomi la pensione integrativa (RITA) e ho già 101; ricordo quando qualche collega è andata in pensione a 40 anni di età; beata lei; dimenticavo: abbiamo a che fare con i ragazzi di oggi (io insegno alle superiori); ce ne sono di eccezionali, e altri che devono ancora crescere; credimi , è molto faticoso; oltretutto mi girano le palle che persone con quota 100 sono già in pensione, io con 101, nato nel 1960, devo fare 1 altro anno e come detto prima mangiarmi la pensione integrativa; il tuo lavoro è duro, meriteresti , con 35 di contributi, di andare in pensione; peccato che non decido nè io e nemmeno tu ma gente che ora prende la pensione con 1 legislatura, una volta anche con 1 giorno ti saluto

  37. Bisogna agire con decisione se il governo resta sordo, si sta perdendo tempo prezioso, per poi sentirci dire che è troppo tardi per fare qualsiasi cosa!
    Sveglia!

  38. Ma è mai possibile che i sindacati continuino ad insistere su quota 41? E’ una cosa ingiusta e stupida: quanti sono i lavoratori che sono riusciti ad impiegarsi giovani (in modo da poter avere 41 anni di servizio)? Che significa 62 anni minimo? …comunque si deve avere cominciato a lavorare a 21 anni! E hanno avuto questa fortuna? La smettano di prendere in giro e dicano che alla fine non hanno alcuna voce in capitolo!

    1. Gentile Paola, non era difficile alla fine degli anni 70, primi anni 80, trovare un lavoro in regola. Di norma inoltre, erano giovani di scarsa cultura nell’ambito familiare ma famiglie oneste e lavoratrici. Ecco, mi sono descritto. Non li chiamerei proprio fortunati, altri alla loro età erano in piazza a giocare a pallone o ad inseguire le prime coetanee. Erano altri tempi non descrivibili con la mentalità di oggi. E mi dica : “dopo quota 100 che ha permesso a qualcuno la pensione con 38 anni di lavoro, quanti anni in più sarebbe giusto secondo Lei che andassero in pensione i 41 di oggi ?

      1. Signor Franco
        È offensivo dire che alcuni stavano in piazza a giocare a pallone od ad inseguire le coetanee. Alcuni studiavano, per fortuna, altri non trovavano un lavoro regolare. Sminuire e ridicolizzare il vissuto di chi ha avuto un percorso diverso è assurdo. Chi ha studiato difficilmente può vantare 41 anni di contributi prima dei 62 di età. Ma vi assicuro che studiare, magari ingegneria o medicina, o comunque altre facoltà
        Impegnative, richiede sacrifici ed impegno, anche più che fare alcuni lavori.( Non mi riferisco certo ai lavori più faticosi). Andare in pensione a prescindere dall’età con un conteggio retributivo non è equità, è un ulteriore discriminazione a favore di alcuni.

        1. Mi dispiace sig. Alessandro se Lei si sia sentito offeso, ma se vuole può riscattare gli anni di università. Con uno stipendio da medico o da ingegnere, non da operaio, credo che se lo possa permettere dopo aver lavorato i 38 anni della quota. Discorso diverso quello di chi non trovava un lavoro regolare: Non lo trovava proprio ( negli anni 70 ? ) o non era in regola ? Se non era in regola, per l’INPS era una persona che non lavorava visto che non versava contributi. Chi può saperlo cosa faceva e come viveva, magari rubava nelle case dei lavoratori in regola; Non per questo dobbiamo premiarlo con anni in meno di lavoro. Come dice Lei, del vissuto di ognuno di noi non sappiamo niente, ma gli estratti contributivi negli uffici INPS non mentono. Con quota 100, chi ha lavorato di meno è andato in pensione prima.

    2. Quota 41 di contributi e 62 anni di età sono in alternativa.
      Per chi ha iniziato a lavorare da giovane, può andar bene andare con 41 anni di contributi, per gli altri 62 anni di età con contribuzione minima 20 anni.
      Queste sono le richieste, poi tra il dire ed il fare…. Vedremo!

    3. Buon pomeriggio …..io sono uno di quei lavoratori e le posso assicurare che non siamo in pochi, se le può interessare su Facebook c’è un gruppo 41 per tutti lavoratori uniti .

    4. Buonasera Paola forse non hai capito bene, si stà parlando di 41 anni di contributi oppure in alternativa 62 anni di età, quindi se prima dei 62 anni di età hai già 41 anni di contributi puoi andare in pensione, in alternativa a 62 anni di età puoi comunque andare in pensione anche se non hai 41 anni di contributi.
      Mi sembrerebbe una proposta abbastanza giusta non come la quota 100 oppure le altre quote dove è richiesta un’età minima dove persone con 62 anni e 38 di contributi sono andate in pensione mentre persone con 61 anni di età e 41 anni di contributi devono aspettare altri 2 anni

    5. Intanto pensiamo a chi i 41 anni li ha versati che mi creda sono già tanti anni, e se dicono che non ci sono i soldi pochi non devono essere.
      Mi indigna sentire che mandano chi ha pochi anni di contributi ma una certa età è non chi ha raggiunto una considerevole età contributiva. La iensione non è altro che una assicurazione per la vecchiaia… tanto ho pagato tanto prima posso uscire

    6. siamo in tanti Paola.
      Personalmente ho iniziato a lavorare a 18 anni e 9 mesi , nel gennaio 1980 , e mi sono pure diplomato : fai un pò tu il conto di quanti anni di contribuzione ho oggi, a 60 anni di età. (41)

    7. Non capisco cosa ci sia di ingiusto e soprattutto stupido nel aver iniziato a lavorare a 18 anni e di conseguenza adesso ci si trova ad avere meno di 60 anni di età, ma piu’ di 40 anni di contributi VERSATI. Forse l’unica vera INGIUSTIZIA è che i contributi versati da queste persone, vengano utilizzati per altri scopi, e adesso CI dicono che non ci sono le coperture……. Poi a maggior ragione se come dici siamo in pochi “fortunati” NON vedo perchè non ci mandano in pensione dopo 40 anni di CONTRIBUTI VERSATI !

  39. Buongiorno a tutti ,ho partecipato già a qualche commento dei quali qualcuno non è stato pubblicato ,ma a prescindere da tutto ,qua si parla di numeri come se fossero bazzecole ma 41 anni di lavoro proprio non si capisce il peso che comporta alla persona che li ha fatti ?Non aggiungo altro .

  40. “ANTICIPATA” rispetto a cosa?? Se metto un “sottotetto” al tetto dei “67/68 anni” attuali … o al tetto dei “43,1 anni” attuali, cosa succedera’?
    MOLTO SEMPLICE: Dopo decenni di versamenti di importi pari al 33 – 37% dello stipendio -lordo- (indicatemi un altro paese che fa versare contributi cosi’ alti) ci si ritrovera’ – applicando i nuovi coefficenti – con delle pensioni da fame!!!
    Detta in SOLDONI: Il neo pensionato andra’ a percepire un assegno che sara’ (mediamente) del 40% inferiore rispetto a quello (che anni fa) e’ stato attribuito al collega che e’ andato via con 35 anni di contributi “calcolati col sistema retributivo”!!!
    Questa sarebbe la nuova EQUITA’???
    Una congrua RIFORMA delle PENSIONI dovrebbe essere REIMPOSTATA da zero!! Per NON essere il catastrofico “BONSAI” della RIFORMA Fornero!!
    Saluti

  41. Ma vi rendete conto? Siamo al 13 settembre e ancora non si sa niente. Solo poco più di 3 mesi prima che torni la Fornero e ancora siamo in altomare. Le cose sono due, o governo e sindacati hanno già pianificato tutto per continuare a massacrare i lavoratori oppure sono veramente una manica di incapaci e dovremmo restituire tutte le tessere dei sindacati e non votare mai più alle elezioni.
    Il ministro dice che dato che mancano i soldi, prima va lo spazio ai lavori gravosi, così con quattro spiccioli se la cavano e possono continuare tutti a mangiare alle nostre spalle indisturbati.

  42. Ancora non è chiaro nella proposta dei sindacati, che comunque il Governo userà per asciugarsi il c..o, se l’uscita dai 62-63 è per tutti o solo per i lavori gravosi, in quest’ultimo caso vorrei ricordare ai sindacati che si fa attività sindacale per il 100% dei lavoratori e non per il 5%.

  43. Non ho assolutamente idea di quanto possa costare ma tra le tante proposte di flessibilità da poter mettere in piedi all’interno dei limiti fissati dalla legge Fornero si potrebbe pensare anche soluzione di compromesso come una quota 102 incrementale dai 60 anni di età, quale ad esempio: 60+42, 61+41,5, 62+41, 63+40,5, 64+40, 65+39,5, 66+39, 67+38,5.
    Di fatto questa proposta consentirebbe flessibilità per gran parte di lavoratori ad eccezione di chi ha iniziato a lavorare prima dei 18 anni (che andrebbero con l’anticipata Fornero) e a chi ha maturato pochi contributi durante la vita lavorativa (che andrebbero in pensione con la vecchiaia Fornero).
    Penso possa essere uno spunto di riflessione, magari anche con una diversa modulazione di età + contributi. Mi piacerebbe sapere che ne pensate.

    1. Condivido le tue proposte di flessibilità ma le loro proposte di flessibilità che si leggono sono 63 o 64 di età 36 o 38 di contributi , in sostanza il più tardi possibile

    2. Ho fatto in post molto simile io sono x una 101 + finestra 6 mesi visto che sembra che senza l INPS NON RIESCE A GESTIRE L USCITA. che porterebbe un 60 enne in pensione dopo 41.6 e a scalare un 64 enne dopo 37.6 di contributi

    3. il calcolo è accurato; il problema è che l’europa ha già detto a Draghi: se vuoi i soldi del ricovery found non toccare le pensioni; ritorna la legge fornero e basta; altrimenti le forme attualmente in vigore: ape sociale, rita, precoci, io usufruirò della RITA ma è rischiosa; (tutte cose per pochissimi); dimenticavo: proposta tridico ma dai 63 anni con il contributivo, retributivo dai 67 anni; morale di tutto: vogliono risparmiare il più possibile sulle pensioni magari anche facendo morire la gente sul posto di lavoro, sono molto pessimista

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