Pensioni anticipate 2021, ultime al 7 dicembre: Damiano in esclusiva

Riforma Pensioni intervista Damiano

L’argomento riforma pensioni post quota 100 resta il più discusso sui social, i lavoratori stanno cercando di comprendere, seguendo da vicino anche gli esiti degli incontri tra Governo e sindacati, quali potrebbero essere le misure che sostituiranno, a naturale scadenza nel 2021, l’attuale misura vigente, affinché non torni in auge solo la riforma Fornero. Mai realmente abolita e dunque il famoso ‘scalone’ dei 5 anni, che porterebbe l’uscita per accedere alla pensione dagli attuali 62 anni ai 67. Le richieste delle varie categorie sono diverse: I precoci, dal canto loro, confidano nella quota 41 indipendentemente dall’età anagrafica, mentre le donne sperano nella proroga dell’opzione donna fino al 2023 e nel riconoscimento dei lavori di cura anche ai fini previdenziali, altri ancora confidano il sistema possa divenire maggiormente flessibile, ossia che venga concessa la possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, fissando un minimo contributivo più basso rispetto ai 38 anni della quota 100, con 62/63 anni d’età. La quota 100 é stata certamente una possibilità per alcuni ma ha tagliato fuori molte categorie come le donne e quanti hanno avuto lavori discontinui che difficilmente raggiungeranno i 38 anni richiesti. Abbiamo deciso di confrontarci con l’Onorevole Cesare Damiano, già ministro del Lavoro e consigliere amminitrazione Inail, per comprendere quali, a suo avviso, potrebbero essere le misure prioritarie da mettere in atto per dare vita ad una riforma pensioni maggiormente equa e flessibile.

Riforma pensioni 2021, l’intervista a Cesare Damiano

Pensionipertutti: Gentile Onorevole, la tematica della previdenza resta sembre al centro del dibattito pubblico, vi é grande fermento, sui social, tra i lavoratori che si domandano sempre più frequentemente cosa avverrà post quota 100. Sappiamo che nei giorni scorsi si é tenuto un interessante convegno dal titolo ‘La previdenza come strumento di prevenzione’, mai titolo poteva essere, a nostro avviso, più mirato. Dato che lo scopo della pensione dovrebbe proprio essere quello di permettere una vita dignitosa alle persone quando si ritirano dal lavoro. Può dirci a suo avviso, pensando ad una futura riforma pensioni, quali provvedimenti dovrebbero vedere la luce per primi, al fine di garantire, dato anche il contesto pandemico in atto, una maggiore flessibilità in uscita per le categorie più fragili, che più di tutte stanno accusando gli effetti del virus?

Cesare Damiano: Come ben sa l’ultima modifica al sistema pensionistico è stata quella che ha introdotto Quota 100 (almeno 62 anni di età e 38 di contributi). Si è trattato, però, di un intervento congiunturale di durata triennale, di una “finestra” pensionistica piuttosto che di una Quota. Questa misura scade come previsto il 31 dicembre 2021. L’età pensionabile non è mai stata modificata ed è ancora a 67 anni, fatta la debita eccezione per chi potrà applicare la normativa dei lavori usuranti e dell’APE sociale. Ci auguriamo che dal confronto tra Governo e sindacati emerga finalmente una proposta di flessibilità strutturale. Si tratta di partire, a nostro avviso, da chi svolge lavori usuranti, gravosi ed esposti (al rischio pandemie) e dai disoccupati, che rappresentano platee di lavoratori particolarmente fragili. La nostra proposta è quella di allargare la platea dell’APE sociale per garantire a questi lavoratori un’uscita flessibile a partire dai 63 anni, con un numero di anni di contributi compreso tra i 30 e i 36. Mentre per questa platea non si devono prevedere penalizzazioni, per tutti gli altri lavoratori si può immaginare una riduzione sulla quota retributiva del 2% per ogni anno di anticipo (proposta di legge 857 del 2013 di Damiano, Gnecchi, Baretta).

Pensioni anticipate 2021, cosa identifica un mestiere come ‘gravoso’?

Pensionipertutti:Tanti lavoratori ci hanno scritto, commentando l’avvio della Commissione istituzionale che avrà il compito di mettere il focus sulle mansioni gravose identificandone altre rispetto alle attuali, chiedendoci chi deciderà se un lavoro é più usurante di un altro e soprattutto con quali criteri una professione potrà essere inserita nell’elenco, mentre un’altra potrebbe restare nuovamente fuori? In tanti si domandano, ma dopo tanti anni, 40/41 ogni lavoro non diviene di per sé usurante? Che contributo potrebbe dare l’INAIL con il suo ufficio statistico?

Cesare Damiano: Effettivamente le rimostranze hanno un certo fondamento, ed é per questo che i dati Inail potrebbero davvero essere molto indicativi in tal senso per non commettere errori. I dati avranno proprio il compito di individuare le mansioni più colpite dal Coronavirus con il maggior dettaglio possibile, con la relativa indicazione dell’età media per ciascuna figura professionale. Su questa base si può proporre al Governo e al Parlamento, insieme all’INPS, una misura di allargamento della platea dei fruitori dell’APE sociale che sia fondata su dati statistici oggettivi e che costituisca il fondamento di una riforma che faccia diventare strutturale il criterio della flessibilità. In questo modo si può consolidare un principio: quello di utilizzare la previdenza come strumento di prevenzione, favorendo l’uscita flessibile dal lavoro alle categorie più esposte.

Pensioni anticipate, quali misure all’interno di una riforma più generale?

Pensionipertutti: L’individuazione delle mansioni gravose é certamente un aspetto importante che potrebbe tutelare, come lei diceva, le categorie più esposte al coronavirus, ma a suo avviso quali misure potrebbero inserirsi all’interno di una riforma pensionistica più generale, che possa tenere in conto anche che il progressivo passaggio dal retributivo a contributivo potrebbe danneggiare non solo le categorie più deboli ma anche i giovani?

Cesare Damiano: Lei ha ragione ed ha centrato il punto, La misura di flessibilità si inscrive in effetti in una riforma più generale che, nel progressivo passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, preveda una pensione di garanzia per i giovani che contempli una continuità nella erogazione dei contributi previdenziali a fronte della discontinuità del lavoro, oltre ai noti problemi relativi a precoci, Opzione Donna e ultimi esodati.

Ringraziamo l’onorevole Cesare Damiano, già ministro del Lavoro, per il tempo dedicatoci e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che é tenuto, trattandosi di esclusiva per il sito, a citare la fonte.

23 commenti su “Pensioni anticipate 2021, ultime al 7 dicembre: Damiano in esclusiva

  1. La prima cosa da fare e’ separare la previdenza dalla assistenza levandola proprio dalla competenza dell’INPS altrimenti la politica continuera’ a sfruttare i soldi versati dai lavoratori.
    Poi visto che l’INPS lavora in regime di monopolio, se non sono capaci a far fruttare i capitali versati si deve poter riscattare quanto versato.
    Qualcuno ha mai fatto un calcolo sui coefficienti di rivalutazione del capitale versato?

  2. Pensione a partire dai 62 anni. Fino a 67 anni pensione erogare solo per per la quota contributiva. Dai 67 si aggiunge anche la quota retributiva. Vera ed equa flessibilità. Tutto il resto sono parole al vento. 41 anni di contributi sono sempre in meno ad averli e per quanto riguarda il lavoro gravoso questo è legato a condizioni soggettive.

  3. Ancora? Dobbiamo sentire ancora queste proposte vecchie e fuori da ogni logica che si chiami vera flessibilità ?
    A tutte queste persone che si inventano proposte sempre più peggiorative dico di lasciare stare e di offrirci invece qualche proposta seria affinchè i giovani trovino un lavoro a 25 anni e non a 40 se va bene.
    Magari in quel contesto potrebbe uscire qualche idea capace di dare più speranza al nostro Paese rispetto alla speranza di avere il 90% di persone ultresessantenni , nate negli anni 60 con oltre 40 anni di contributi, ancora al lavoro nell’era digitale!

  4. Inps non ha piú ragione di esistere ha finito la sua ragione di esistere.serve solo ad arricchore chi vi lavora tipo governo.

    1. Carissimo nino60, è proprio come pensi e fra l’altro molti di questi “difensori dei lavoratori” fanno un doppio lavoro, magari si fanno anche eleggere perché con il PD hanno un feeling del tutto particolare e perciò ricevono anche vitalizi e prebende varie partecipando a fantomatiche commissioni che non servono a nulla, se non appunto per distribuire poltrone e prebende.

    2. Non pensa male i sindacalisti di carriera prendono più pensioni, sono pronti ad appoggiare qualsiasi accordo con gli industriali pur di mantenere il posticino fregandosene dei lavoratori.

  5. Buonasera Paolo, capisco il tuo sfogo (legittimo e sempre rispettoso delle regole e mai infamante nei confronti di altri).
    Per quello che può valere, sappi che ero uno dei commentatori fin quando è stata data la possibilità (sito chiuso ai commenti per eccesso di espressioni non compatibili o addirittura ingiuriose) sul blog dell’ex ministro Damiano. Ogni volta, ai tempi, rimproveravo lo stesso del perchè la sua proposta (ormai mitica 857) non fosse stata presa in considerazione già nel suo partito. Si parlava di flessibilità dai 62 anni con penalizzazione massima del 2% per ogni anno mancante ai 67 di età.
    Adesso il nostro parla genericamente di 63 con annessa penalizzazione.
    Ora, per rispetto verso la persona (sono felicissimo che abbia superato il Covid), mi piacerebbe chiedergli come mai ha rivisto le sue convinzioni (anzi non solo sue, anche della Gnecchi ad esempio) riproponendo la stessa ricetta solo peggiorandola di un anno in più per l’uscita e comunque con annesse penalizzazioni.
    Di nuovo, credendo nella buona fede della persona ci mancherebbe, mi chiedo (e gli chiedo se fosse possibile): perchè continuare con questo finto coinvolgimento nelle problematiche che ci segnano (noi degli anni ’60) quando è ben chiaro che una soluzione che ci coinvolga per superare la Fornero non sarà mai presa in considerazione? Non è stato ai tempi neanche ascoltato dal suo partito, adesso su chi potrebbe far presa? Oltretutto con una confusa proposta oltretutto peggiorativa? Mi spiace ripeterlo ma è un teatrino. La montagna (che siamo noi baby boomers) deve essere “spianata”, non hanno il coraggio di dirlo apertamente.
    Con il cuore in pace (?):
    – spero si mettano una mano sulla coscienza e risolvano il problema degli esodati
    – facciano qualcosa di “vero” per i giovani in proiezione futura, invece di alimentare uno scontro finto tra generazioni. Ci mancava solo lo scontro tra “vecchi” e “giovani”, come se il mercato del lavoro attuale (precario per chi ce l’ha) l’avessimo creato noi!
    – si inventassero qualcosa per le donne (altro rispetto all’usuraia OPZIONE DONNA)
    – per me, e non pretendo l’adesione di nessuno, spero solo che non tocchino (mantenendo il lavoro e rimanendo in vita spero) la possibilità di andar via con 43 anni e 1 mese di anzianità
    Un caro saluto Paolo, con grande stima

    1. Sull’aumento da 62 a 63 le rispondo io…l’aspettativa di vita é aumentata da 66 a 67 anni ecco la ragione della proposta ricalibrata al periodo attuale.

      1. L’ aspettativa di vita in salute( elemento importante per poter lavorare) e’ tra i 58-60 anni…. poi cominciano le classiche patologie, pressione alta, diabete, ecc…
        Ma ovviamente di questo evitano di tenerne conto, come la peste…

      2. Corretto Dottoressa, lo sapevo. La paura è che sia più facile alzare l’aspettativa di vita a 68 anni e quindi portare a 64 per ricalibrare sempre. La vedo difficile che possa mai avvenire l’inverso. Se anche il Presidente Damiano si trincera dietro questi automatismi….
        Non è una critica, ma una constatazione. Non si vuole parlar chiaro.
        Ripeto, non parlo per me sono abbastanza rassegnato, ma facessero almeno il minimo:
        esodati, precoci, donne, giovani. Ma temo che non lo faranno
        Saluti a tutti

      3. Non credo che il commento sia corretto. L’aspettativa di vita è di circa 85 anni per gli uomini e qualche anno di più per le donne.

    2. Chi sa quante di noi hanno lavorato senza aver pagato dei contributi…a me quasi 4 anni il datore di lavoro ha preso in giro venti anni fa approfittando dela poca conoscenza della lingua italiana😭 Così io oggi non vado in pensione, 60 anni ,33 contributi… Infermiere, con le malattie…sapete cosà vuoldire 4 anni…???

  6. ormai siamo completamente stufi di inutili parole ! C’è bisogno di una riforma strutturale migliorativa rispetto alla Fornero legata al numero di contributi versati . Si deve passare dai 42+ 10 (41+10 donne) ai 41 per tutti senza limiti di età, senza decurtazioni, senza finestre

  7. Buonasera. Allora facciamo un po’ un riassunto che mi pare simile ad una famosa barzelletta: quelli più vecchi hanno avuto molto; i giovani, dato che avranno di meno, devono essere garantiti ed aiutati. Ma quelli in mezzo come me (1960, 38 anni di contributi) perché, dopo aver perso per poco i vantaggi (quota 100 ad esempio), ora devono prendersi TUTTI gli svantaggi e risolvere il deficit passato e quello futuro ? Ma a noi chi ci pensa, oltre a chi ci vuole penalizzare ? Grazie di cuore a tutti: chi ha fatto il buco e chi chiede a noi di riempirlo per non lasciarlo ai giovani !!! Ma i politici non pagano mai per i loro errori ?????? … !!!!!

    1. Doppiamo pagare per gli errori passati??
      Troppo comodo..
      Io rivoglio indietro i contributi versati…
      E poi perche l Ape dovrebbe partire dai 63 anni???
      Tanto qua se perdi il lavoro anche a 55 anni ti stracciano il curriculum….

  8. Non mi pare che il governo sia intenzionato a risolvere il problema pensioni creatosi nel 2011 penso ci voglia una forte risposta sindacale il prima possibile con manifestazioni di piazza.inutile parlarne senza fare mai niente

  9. Sono sempre io visto che il dibattito si va spegnendo.Non vorrei fossero solo parole. Come si sente cantare modernamente : “sono solo parole” e detto meglio da Shakespeare : “parole, parole parole”.
    Quota 41: rassegnatevi. Da strenuo sostenitore che ero, visto che il tempo passa (passa !!! Caro sindacato), sono già in quota 42.
    62 anni per l’uscita: e che progresso è? Avrò 43 di contributi…
    Per cosa dovrei lottare? Dopo 40 anni di iscrizione al sindacato e tante battaglie in piazza, le più importanti le ricordo critiche proprio nei confronti del sindacato.
    Poco incisivo con la destra al potere, non disturbante con la sinistra.
    Mi ripeto: fate voi , io ho dato da tutti i punti di vista.
    Per una riforma futura efficace io abolirei l’inps, e i geni dei suoi vertici, il reddito di cittadinanza e tutti i bonus possibili immaginabili.
    Stabilirei un reddito minimo di esistenza in vita per tutti. Un piccolo stimolo in più a chi lo affianca a lavori socialmente utili e a tutti i portatori di handicap. Chi vuole arricchirsi esce da questo giro, ma guai a evadere.
    Istruzione e sanità gratis e uguale per tutti, e diritto alla casa. Fine. Poi potremmo fare a meno di molti mestieranti politici, sindacali ecc.

  10. No basta!
    Anche Damiano! Parole che mi avrebbero fatto arrabbiare se dette da Cazzola, Fornero , ora stanno in bocca a Damiano.
    La pensione come “prevenzione”? La pensione, è sì prevenzione (come lo stipendio previene la miseria, anche se sempre meno) ma la pensione è prima di tutto un DIRITTO!
    A 72 anni il nostro ragioniere avrebbe il diritto ma prima ancora il dovere di pensionarsi da tutto. Lo stare troppo in Parlamento allontana dalla realtà. E da mediocre ragioniere si dimentica una lettura completa della legge Fornero. Esiste l’uscita a 67 anni, ma anche quella anticipata (42/43,1 a seconda del sesso).
    La si dimentica per leggerezza o perché freudianamente la si considera già superata, o da penalizzare?
    Basta! E questa è la sinistra?
    Ormai lo dico da una vita: decidete quello che volete ma lasciate l’anticipata Fornero senza penalizzazioni. Devo rivalutare la profondità di analisi della professoressa, che non mi risulta abbia mai goduto dei miraggi a cui sono soggetti i nostri politici. Ai quali dico: svegliatevi! Tornate a contatto con la vita comune e reale, provate il lavoro vero e a vivere tre mesi con uno stipendio normale.
    Comunque complimenti per i 72 portati così bene. Difficilmente chi ha 41/41/42 anni di lavoro può mostrarsi così…

    1. L’uscita “anticipata” è un ossimero ingannevole. In realtà è anticipata solo rispetto alla vecchiaia che è appunto di 66 o 67 anni, ma quando uno ha pagato 43 anni e rotti di contributi hai voglia a chiamarla “anticipata”!
      Comunque si tratta di un meccanismo che va esaurendosi perché fra ingresso posticipato al lavoro e precariato, saranno sempre meno le persone che raggiungeranno la quota prima dei 67 anni (che fra l’altro è un limite in aumento).

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