Pensioni anticipate 2021, ultime: ripartire da Ape sociale e Ape volontario

Riforma Pensioni, l'editoriale di Cazzola

Alberto Brambilla lo ha sottolineato in diverse occasioni; e io condivido la sua opinione: è stato un errore bandire dalle opzioni di flessibilità del pensionamento (che fossero insieme sostenibili e aperte alle esigenze delle persone), misure come l’Ape volontario. Sarebbe il caso, allora, di tornare sull’argomento quando si dovranno adottare soluzioni di ‘’uscita’’ da quota 100. Per quanto mi riguarda credo che gran parte dello spazio riservato a ‘’quota 100’’ potrebbe essere occupato – sia pure con le differenti caratteristiche – dall’Ape sociale , uno strumento in grado di consentire un trattamento assistenziale a carico dello Stato a quanti hanno delle reali motivazioni per uscire anticipatamente dal mercato del lavoro. In sostanza, questa tipologia di anticipo presenta – secondo taluni discutibili punti di vista che non condivido – il limite di essere riconosciuta a fronte di precise condizioni, in particolare, di disoccupazione, lavori disagiati, assistenza a famigliari invalidi.

Per  rispondere a questi limiti l’Ape volontario risponderebbe, invece, a esigenze soggettive incondizionate. Ricordiamo che l’APE consiste in un prestito concesso da un soggetto finanziatore e coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza corrisposto, a quote mensili per dodici mensilità, a un soggetto in possesso di specifici requisiti, da restituire a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni.

Riforma pensioni 2021: quali requisiti per l’Ape volontario?

A suo tempo vennero fatti diversi esempi per dimostrarne la convenienza. Non a caso le maggiori difficoltà ebbero riscontro quando l’INPS cercò di stipulare le convenzioni con gli istituti di credito (un’esperienza di cui tenere conto se venisse ripristinato l’Ape volontario). Ci fu un fuggi fuggi generale, smentendo così quei critici che sostenevano che si volesse fare un favore alle banche. Solo un paio di importanti banche aderì all’operazione più per dovere che convinzione. 

Ovviamente gli esempi tenevano conto delle regole vigenti nei due anni di sperimentazione (2017-2018) che poi sarebbero le stesse una volta che le deroghe giallo-verdi (quota 100 e dintorni) dovessero scadere. Si supponeva, nei casi portati come esempio,  che un lavoratore di 65 anni volesse anticipare di due anni il pensionamento (previsto a 67 anni) e avesse una pensione maturata (ma percepibile solo tra due anni) di 2mila euro al mese; che il lavoratore chiedesse un Ape mensile di 1600 euro (pari all’80% della pensione).

Requisiti per APE volontario

Riforma pensioni, Ape volontario: facciamo due conti per capire meglio

Nel complesso nei 24 mesi avrebbe ricevuto 38.400 euro di Ape. Quando fosse andato in pensione, l’ Inps avrebbe detratto la rata per rimborsare il prestito e aggiunto la detrazione fiscale spettante e quindi la pensione avrebbe subito una riduzione di 227 euro. Il pensionato avrebbe percepito effettivamente 1.773 euro di pensione per 12 mesi e 2000 euro di 13^ mensilità (la rata non sarebbe stata detratta dalla 13^).  La rata mediamente nei venti anni avrebbe contenuto  67 euro di costi (interessi premio di assicurazione e commissione del fondo di garanzia al netto del bonus fiscale) mentre i restanti 160 euro avrebbero costituito la restituzione della parte di pensione percepita anticipatamente (e non un costo del prestito).  Quindi per avere un Ape di 2 anni , i costi complessivi ed effettivi del prestito sarebbero stati 15.966 euro corrispondenti al 3,08% della pensione (spettante in 20 anni). Per avere un Ape di 3 anni il costo sarebbe stato  del 4,49% della pensione. L’ anticipo per un anno avrebbe avuto  costi pari all’1,57% della pensione.    

In definitiva il lavoratore senza accedere Ape avrebbe avuto una pensione complessiva di 520.000 euro in 20 anni; chiedendo l’Ape  il lavoratore riceverebbe per due anni un anticipo di 38.400 euro, e per venti anni una pensione al netto della rata di 465.634 euro, per un totale di 504.034 euro, e cioè 15.966 euro in meno, pari al 3,08% della pensione spettante.  In definitiva il costo effettivo (interessi + assicurazione + fondo) per utilizzare due anni prima una parte della pensione maturata, sarebbe stato del 3,1% e di circa 67 euro al mese, su una pensione di 2mila euro.

Considerando nel tempo l’andamento della rata e della pensione (che sarebbe cresciuta per gli adeguamenti al costo della vita,  mentre la rata non sarebbe aumentata nel tempo anche in presenza di inflazione) la rata netta da pagare di 227 euro al mese (54.480 euro complessivi) avrebbe rappresentato l’8,61% della pensione futura.

10 commenti su “Pensioni anticipate 2021, ultime: ripartire da Ape sociale e Ape volontario

  1. I sindacati si disinteressano, i politici vogliono risparmiare e…..qualcuno parla di APE VOLONTARIA.
    Io definirei l’ape volontaria una AUTENTICO BAGNO DI SANGUE !!
    Pensione ridotta al lumicino e debito bancario da pagare per 20 anni !

  2. rispondo ad attilio; erano 14 anni 6 mesi e 1 giorno; rendiamoci conto che ci vogliono far morire sul posto di lavoro; parlano di pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi, non sanno cosa vuol dire lavorare questi economisti, politici; i sindacati poi lasciamoli perdere, vogliono mantenere la loro poltrona; 62 anni bastano e avanzano, 40 anni bastano e avanzano;

  3. Io credo che sia giunta l’ora che il sindacato faccia il suo lavoro. Che chieda al Ministro Orlando un incontro entro il 15 maggio. Se ciò non accadesse bisogna iniziare una marcia su Roma atta a Sostituire il ministro perchè non adatto a ricoprire questo ruolo.
    All’ incontro si devono chiedere ed ottenere ciò che ci spetta e piu’ precisamente:
    1) Mandare subito in pensione tutti i lavoratori che possono far valere 40 anni di contributi così da lasciare il posto ai giovani. Questo vale per tutte le categorie POLITICI COMPRESI. Se decidono di restare al lavoro li penalizzo del 60% dello stipendio.
    2) Fissare un tetto massimo della pensione che nel pubblico non può superare i 3500 euro mensili netti.
    (vale anche per gli ex politici, ministri in pensione ex menager pubblici ecc). Stessa cosa per qualsiasi dipendente di aziende e/o enti che ricevono consistenti fondi pubblici. In pratica non è ammissibile che una persona vada in pensione con una cifra superiore ai 3500 euro netti mese se quei versamenti sono stati fatti con soldi pubblici (ossia attraverso le tasse).
    3) dividere l’assistenza dalla previdenza.
    4) Dare la possibilità a chi lo chiede di ritirarsi dal lavoro al raggiungimento dei 60 anni indipendentemente da quanto versato. Ovviamente riceverà una pensione proporzionale ai versamenti. Nel caso in cui la cifra della pensione così determinata non gli consenta di raggiungere una cifra sufficinete per vivere potrà essere integrata attingendo ad un fondo di solidarietà costituito con il 15% dello stipendio dei politici.
    5)

  4. Basta parlare di età anagrafica. Oltretutto 63 o 64 anni di età sono troppi per chi avrà anche 44 anni di lavoro!!
    E’ così difficile da comprendere che dovete pensare agli anni di lavoro PRIMA , fissando un limite in questi anni di lavoro che non è certo 43 o 44 .
    Potrebbe essere 35? Un giovane quanto pensate riesca a lavorare ? Non più di 35 se va bene. Iniziando a 30 anni, se avrà fortuna, arriverebbe a 65 anni di età. Non credo siano numeri di fantasia per come è e andrà l’Italia nei prossimi decenni.

  5. Prima di pensare all’ape sociale e ad altre forme di agevolazioni riservate a talune categorie o volte a sanare alcune anomalie, direi che dobbiamo mandare in pensione chi ha già versato per 40 anni. Partiamo da qui.
    Qualora questi lavoratori volessero continuare a alvorare dobbiamo penalizzarli introducendo una forte tassazione poichè occupano un posto riservato ai giovani.
    Iniziamo da qui…. hai versato 40 anni bene te ne vai in pensione…….

  6. Quota 100 e basta.
    Perché dobbiamo rassegnarci con soluzioni peggiorative.
    Quota 100 e la sua proroga rappresenta l’unica strada da percorrere.
    Mi rivolgo ai lettori: non facciamo discorsi di rassegnazione per l’abolizione di quota 100.
    Imitiamo i nostri amici francesi una buona volta.
    Non siamo pecoroni e lo dobbiamo dimostrare con i fatti e non con le chiacchiere.

    1. Purtroppo io penso che anche per ragionamenti di radice politica, pur comprendendo che molte persone hanno iniziato presto a lavorare col risultato di avere molti contributi, si sia sparacchiato in molti su quota cento.
      Perdendo di vista la parte buona di quella “riforma”, ovvero che nella addizione si associano due addendi, nel nostro caso 62 e 38 la cui somma è 100.
      Ora, il governo e l’Europa che di aritmetica se ne intendono, nella migliore delle ipotesi e qualora accettassero di cambiarne uno dei due addendi, quale pensate potrà essere tra i due per dare come somma 102?

  7. Buonasera, tutti questi esperti e i loro calcoli dov’erano quando una classe politica di inetti mandava in pensione gli statali con 16anni e 6 mesi (senza vincolo di età poi)poi con 20 anni,poi con 30/35 nella grande industria. Adesso si definisce anticipata l’uscita con 42 e 10 mesi e insostenibile l’uscita con 41 anni di contributi. Trovo il tutto incredibile e sinceramente non capisco proprio i sindacati e il loro modo di dire le cose quasi senza voler disturbare,ma da che parte stanno ?

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