Pensioni anticipate 2021, ultime su utilità quota 92: L’intervista a Cazzola

Intervista esclusiva a Giuliano Cazzola

In questi giorni ha fatto a lungo discutere la proposta di DelRio, esponente Dem, che prevedrebbe una quota 92 post scadenza a fine 2021 della quota 100. La misura sarebbe però a vantaggio delle categorie più fragili, donne e usuranti, e consetirebbe l’accesso alla quiescenza con 62 anni d’età e 30 di contributi, abbiamo deciso di interfacciarci col Professor Cazzola, Giusvalorista ed esperto di tematiche previdenziali, per comprendere eventuali limite e/o benefici della proposta, qualora mia venisse presa in considerazione dal Governo. Ringraziamo Giuliano Cazzola per la solita disponibilità al confronto e la gentilezza che lo contraddistinguono. Ecco cosa é emerso dall’intervista che ci ha rilasciato in esclusiva.

Pensioni anticipate 2021, Quota 92 equa o penalizzante?

Pensionipertutti: DelRio nei giorni scorsi ha proposto la quota 92 che andrebbe a sostituire  la quota 100 alla sua naturale scadenza. La misura, pensata per le categorie più vulnerabili, donne e lavoratori che svolgono mestieri usuranti, prevederebbe l’ uscita con 62 anni d età ma soli 30 anni di contributi con una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo.  Pensa potrebbe essere una soluzione per evitare lo ‘scalone’ almeno per le categorie più deboli o ritiene che una proposta di questo tipo sarebbe vissuta come iniqua da quanti non vi rientrerebbero? 

Prof Giuliano Cazzola: Bisognerà prima o poi mettersi d’accordo anche con noi stessi, perché non possiamo – l’8 marzo – dire che le donne non possono rinunciare alla carriera per il doppio lavoro a cui sono costrette e poi pochi giorni dopo fare sconti sulla pensione col pretesto che le donne così possono occuparsi dei nipoti, dei genitori anziani e così via.

La proposta di Delrio fa solo confusione, ‘’porta vasi a Samo e nottole ad Ateme’’ perché questa materia è già regolata dall’Ape sociale pensata apposta per rispondere alle stesse esigenze indicate dal capogruppo del Pd, per uomini e donne (varie fragilità, lavori gravosi, caregivers, disoccupazione, ecc). L’Ape è un anticipo a fondo perduto del trattamento pensionistico perché gli interessati non devono restituire nulla quando riscuoteranno a suo tempo la pensione. E la riscuoteranno intera, senza quella penalizzazione del 3% per ogni anno, proposta da Delrio, che comporterebbe un taglio che può arrivare al 15%.

La conosce la storiella del pulcino abbandonato nella steppa? O quella del boy scout che costringe la vecchietta ad attraversare la strada per aiutarla ? Poi parliamoci chiaro: il pensionamento delle donne può diventare una tombola? Facciamo l’elenco delle possibili via d’uscita: opzione donna, 58 + 35 anni con calcolo interamante contributivo; pensione di anzianità ordinaria che prescinde dall’età anagrafica: 41 anni e 10 mesi; pensione ordinaria di vecchiaia: 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Evito di citare le casistiche (sono ben tre come per gli uomini) previste per le donne che, avendo iniziato a lavorare prima del 1996, sono interamente in regime contributivo; a ciò si aggiungerebbe anche un’eventuale quota Delrio.


Pensioni 2021, quale la misura più idonea: ne parliamo con il Professor Cazzola

Pensionipertutti: A suo dire quale soluzione potrebbe essere maggiormente idonea allo scadere della quota 100, dato anche il contesto pandemico attuale? 

Prof. Giuliano Cazzola: A porre rimedio agli errori è tutt’altro che semplice. Alberto Brambilla nelle accurate pubblicazioni di Itinerari previdenziali ha avanzato delle proposte interessanti. Io credo che alla fine si arriverà ad una forma di anticipo impostata su di una revisione di quota 100, innalzando gradualmente l’età magari a 64 anni con 38 di contributi, ma con un 102 più flessibile che contempli anche una variabile negli addendi lasciando fissa la somma, sottoponendo però interamente la prestazione al calcolo contributivo.

Mi chiedo però quale convenienza avrebbero i lavoratori, visto che alla fine non ci sarebbe molta differenza, soprattutto per le donne, tra questi requisiti e quelli del trattamento anticipato ordinario /41 anni e 10 mesi), che non chiede alcun requisito anagrafico. Chi ha una lunga storia lavorativa iniziata precocemente è in grado di arrivare al requisito contributivo richiesto per la pensione di anzianità (42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne) prima di compiere non solo 64 anni, ma anche gli attuali 62. Lo dimostrano i dati.

Riforma pensioni 2021: quale consiglio al Governo?

Pensionipertutti: Se dovesse dare un suggerimento al nuovo Governo quali aspetti /fattori  inviterebbe a tenere in considerazione per modificare l’attuale disciplina della riforma Fornero?

Prof Giuliano Cazzola: Probabilmente la soluzione migliore potrebbe essere quella di lasciare come sono le regole per il pensionamento di vecchiaia ordinaria e di quello anticipato (che fare però dell’aggancio automatico alle attese di vita?) inserendo una via di uscita ulteriormente anticipata che incorpori anche opzione donna, che sia sottoposta interamente al calcolo contributivo e con requisiti di accesso più rigorosi (di quelli ora previsti per opzione donna). Ovviamente implementando la via d’uscita del pacchetto Ape.

Ringraziamo il Prof Cazzola e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte delle dichiarazioni qui riportate che é tenuto a citare la fonte.

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8 commenti su “Pensioni anticipate 2021, ultime su utilità quota 92: L’intervista a Cazzola

  1. Siamo alle solite. Se ogni volta che prendete in esame la Riforma pensioni ve ne uscite con una pessima proposta peggiorativa rispetto alla Fornero è evidente che non si va da nessuna parte.
    E’ tanto difficile proporre 40 anni per tutti e verificare la sostenibilità. Se non fosse sostenibile è tanto difficile controllare le pensioni che superano i 2500 euro e verificare se sono state elargite con 40 anni di contributi e ricalcolarle, se non altro per fare un po’ di giustizia e togliere gli innumerevoli privilegi che la classe politica si è distribuita negli anni.
    Ripeto 40 anni per tutti son gia troppi
    Infine mi piacerebbe che quando qualcuno se ne esce con una proposta sulla pensioni, a fianco del nome del propoente ci fossero 2 dati:
    eta, anni di contributi, e se già percepisce la pensione.
    Grazie

    1. Classe 62, d’accordo con te 40 sono il max.
      Se ne riparla però quando sarai nella mia posizione e ancora più disilluso di . NON lasciarti fregare dai tanti pifferai magici… mi firmo:
      Paolo (60,5 anni + 41,5 di contributi e ancora al lavoro)…ma con uno spirito più situazionistico: mi
      Volete? Sì, ma quando lo dico io!

  2. Non capisco perchè quasi tutti si ostinano a considerare unilateralmente le possibilità di uscita dal mondo del lavoro quando queste devono essere necessariamente due: una legata all’anzianità di servizio e l’altra all’anzianità anagrafica! Se ho cominciato a lavorare a 30 anni che cavolo me ne frega della possibilità di lasciare ila lavoro dopo 41 anni di contribuzione a quel punto ho 71 anni di età! Quindi per favore scindiamo le due possibilità. Giusto per un lavoratore andare in pensione senza penalizzazioni dopo 41 anni di servizio ma lasciamo anche una flessibilità in uscita anche a coloro che pur avendo iniziato a lavorare tardi sentono l’esigenza di lasciare il mondo del lavoro prima dei fatitici 67 anni.

  3. Implementando la via d’uscita del pacchetto APE riprendendo in considerazione L’Ape Volontaria senza esborso dallo stato,sarebbe una buona soluzione ,perchè non è preso in considerazione?

  4. Caro CAZZOLA è inutile che volete farci dire che la migliore legge è la Fornero perchè non è così, certamente se proponete sempre delle leggi peggiori non ne usciamo.
    RIBADISCO QUOTA 41 PER TUTTI, POSSIBILITA’ DI ANDARE PRIMA PER TUTTI CON PENALIZZAZIONE
    COSI’ E’ UNA LEGGE UGUALE PER TUTTI E NON LE VS. PROPOSTE CON PALETTI A 62 -64 -99 ANNI DI ETA’

    1. Caro Lastrucci, quello che in alcuni post hai asserito: pensione per tutti con 41 anni ma totalmente contributiva, potrebbe essere accettabile se già non avessero tagliato le pensioni attraverso i coefficienti di trasformazione.
      Il signor Cazzola non ama parlare della o delle sue pensioni totalmente retributive anzi, quando discute in TV si incavola se qualcuno ipotizza di tagliarle un pochino.
      I suoi ex colleghi della CGIL, negli anni novanta, in fabbrica ci raccontavano la barzelletta che la pensione contributiva avrebbe comportato una esigua riduzione di pensione ai lavoratori con carriera piatta ( leggi operai e impiegati di 5 livello). Mi pare che le cose siano andate in modo notevolmente diverso.
      Vogliamo un paese ancora più di morti di fame, continuiamo a tagliare le pensioni a chi ha realmente versato contributi e diamo soldi a go-go a chi rifiuta posti di lavoro, ben inteso, giustamente retribuiti.

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