Pensioni anticipate 2021 ultim’ora: Baretta su quota 100 e cassa integrazione

Pensioni 2020

Nell’edizione locale veneta del Corriere della Sera, sono stati discussi diversi temi interessanti da Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’economia del Governo Conte 2 (e anche nei Governi Gentiloni, Renzi e Letta). Nell’intervista rilasciata Baretta ha parlato di quota 100, ma anche del blocco dei licenziamenti e della cassa integrazione, e di come sia necessario un nuovo patto sociale per uscire da questa crisi pandemica. Ecco le sue parole, con particolare attenzione a quanto detto sulle pensioni anticipate.

Ultime novità Pensioni anticipate 2021: Baretta su quota 100

Pier Paolo Baretta, veneziano, più volte al governo con deleghe economiche e per due legislature deputato del Pd, dopo una vita intera nel sindacato Cisl, lancia il suo monito: “Ci attende un ciclo molto forte di ristrutturazioni aziendali, tra chi sarà costretto a chiudere e chi, invece, progetterà un nuovo rilancio. Tutto questo provocherà delle conseguenze sul piano sociale, poiché le diseguaglianze sono inevitabilmente destinate ad aumentare. Per questo insisto sul fatto che il lavoro dovrà essere al centro dell’azione”.

Sulla quota 100, in scadenza alla fine dell’anno, Baretta non ha dubbi, dovrà esserci una soluzione all’interno del patto sociale: “Senza dubbio, sì. Dentro il nuovo Patto sociale ci dovrà essere anche un capitolo dedicato alla costruzione di una forte flessibilità in uscita dal lavoro, modulata sulle diverse esigenze dei singoli casi“. Poi continua: “Mi sembra evidente che le future politiche del lavoro dovranno distinguere tra le diverse generazioni. Lo dico soprattutto perché si presenta un rischio concreto, quello che le fasce sopra i 50-55 anni si ritrovino particolarmente indebolite davanti ai mutamenti in corso“.

Pensioni anticipate 2021 e patto sociale: Baretta su cassa integrazione e blocco licenziamenti

Per quanto concerne invece gli ammortizzatori sociali, Baretta parla della cassa integrazione e di come possa esser rivista: “Io non abbandonerei lo strumento della cassa integrazione, che si è rivelato essenziale, però proverei a mettere in collegamento più stretto le situazioni di difficoltà occupazionale con i nuovi lavori e le opportunità che si presenteranno. Questo significa fare autentica formazione, non astratta ma finalizzata all’obiettivo. Stiamo entrando in una nuova fase, in cui bisogna essere pronti alla ripartenza, passando da un approccio con cui si sono giustamente privilegiate le forme di tutela (cassa integrazione e blocco dei licenziamenti) a un altro, che preveda un rilancio della dinamica del lavoro e del relativo mercato”.

Poi a proposito del termine del divieto di licenziamento che scadrà il 30 giugno 2021 spiega: Serve una riforma degli ammortizzatori sociali e bisogna operare una valutazione approfondita di quanto è accaduto negli ultimi 15 mesi: non possiamo prescindere dal fatto che, in questo tempo, sono cambiati i mestieri, le professioni e che la spinta delle tecnologie ha modificato radicalmente anche il modo di lavorare, introducendo una pratica come lo smart working che è destinata a rimanere a lungo.

Quanto alla fine del blocco dei licenziamenti, io resto convinto che la cosa migliore da fare sia quella di non agire in maniera indiscriminata e generalizzata, bensì introducendo criteri selettivi, settore per settore, poiché mai come oggi il lavoro non è tutto uguale”. Voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con Baretta? Fatecelo sapere nei commenti a fondo articolo!

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9 commenti su “Pensioni anticipate 2021 ultim’ora: Baretta su quota 100 e cassa integrazione

  1. Buongiorno a tutti.
    Se certe cose in Italia non funzionano bene, la colpa non è del Presidente del Consiglio, ne dei vari Ministri, Senatori e Deputati, ma di voi ITALIANI popolo di “ORGOGLIONI” che non sapete far bene il vostro “Lavoro”. A buon intenditor poche parole.

  2. tante belle parole ma non va al nocciolo della questione: quota 100 per 1 altro anno (i soldi ci sono); 62 anni bastano e avanzano; 40 anni bastano e avanzano; sistema misto nel calcolo della pensione; avevo diritto ad andarci quest’anno con quota 100 pura o minimo a 61 anni; hanno deciso il minimo ai 62 anni per fottere la gente; da pochi giorni ho compiuto 61 anni; bastaaaaaaaaaaaa capito!

  3. Mandare più gente possibile in pensione per far si che i licenziati possono essere assunti, almeno una buona parte di loro, questa rappresenterebbe una buona soluzione.
    Per far questo è necessario mettere in campo una riforma che in primis , non alza l’età anagrafica e mettere in condizione di far scegliere il lavoratore se lasciare l’attività lavorativa o se continuare a lavorare; cioè il lavoratore diciamo anche dopo i 60 anni, apre il suo cassetto previdenziale e fatti alcuni conticini, deve essere in grado di capire e decidere se può lasciare o continuare a lavorare in relazione al suo ammontare contributivo.
    Qui l’età anagrafica c’entra poco, allora mi domando perchè si ostinano ad elevarla?

  4. il’ex sottosegretario baretta ha fatto un bel discorso ma non è entrato nel nocciolo della questione; quota 100 per 1 altro anno (i soldi ci sono); 62 anni bastano e avanzano; 40 anni di lavoro bastano e avanzano; le future generazioni; mi ricordo nel 1996 che i sindacati tutelarono coloro con più di 18 anni di contributi buttandoci a mare noi che allora avevamo meno di 18 anni; svegliamoci

  5. Il blocco dei licenziamenti sarà prorogato, su questo non ci sono dubbi perché i politici non vogliono rovinarsi le ferie. Imposteranno la nuova data: 30 Settembre e poi si vedrà.
    Per il resto mi sembra che tizio abbia detto abbastanza poco se non le solite frasi fatte condite di retorica.
    “Nuovo patto sociale” … cosa significa?

  6. Non sono d’accordo sui “criteri selettivi, settore per settore, poiché mai come oggi il lavoro non è tutto uguale”, perché è vero che il lavoro non è tutto uguale, ma i lavoratori sono esseri umani UGUALI nel fatto che, superata la soglia dei sessant’anni, invecchiano e non ce la fanno più a lavorare, se hanno lavorano seriamente e con dedizione, come non sempre accade a coloro che devono decidere delle loro vite perchè legiferano su di loro.
    Semmai per i cosiddetti lavori gravosi si può parlare di anticipi sotto i 60 anni.
    Ma non mettiamoci la coscienza a posto tutelando solo poche fasce di lavoratori e creando discriminazioni tra coloro che hanno GIUSTAMENTE fruito di quota 100 e coloro che, per aver superato “Quota dicembre 2021” dovranno lavorare per almeno altri 5 anni o vivere con una pensione, già bassa in partenza, e poi dimezzata dal fatto di “offrire gentilmente” la scappatoia-contributivo!

  7. Si parla sempre di “patto sociale”. Il punto è che poi quando a distanza di anni si arriva al dunque, cambiate sempre le carte in tavola e a sfavore di chi lavora, mai di chi cala dall’alto i “patti”.
    Imparate a rispettare gli accordi! In fatto di pensioni, sono curioso di vedere se riuscirete a fare qualcosa di peggiorativo di quanto fatto dal governo Monti nel 2011; intendo chiaramente nei riguardi del contributivo misto.
    Ricordo quando si rinnovavano i contratti di lavoro che lo si faceva nel rapporto 100/200. Di cui 100 alle categorie più “umili” e 200 ai livelli più elevati.
    Ora noi dovremmo pretendere di applicare una riduzione agli alti emolumenti (a politici ex sindacalisti) e a chi formulerà i “nuovi sfavorevoli patti” che tenga conto, per giustizia umana, almeno del rispetto della proporzione succitata.

  8. Non ho mai capito il criterio dei lavori usuranti. Ho fatto per circa 30 anni l’autista di direzione non avendo mai orari e non capisco perché un autista di mezzi pesanti è considerato usurante avendo delle regole di pausa e tempi di guida definiti mentre un autista di mezzi leggeri no avendo comunque orari molto più lunghi di guida non essendo disciplinati. Si dovrebbe riflettere e prendere provvedimenti.

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