Pensioni anticipate 2021, l’editoriale: sistema contributivo troppo penalizzante

Dai dati comunicati dall’Osservatorio dell’INPS pochi giorni fa relativamente alle pensioni erogate nell’anno 2020 emerge un dato molto interessante ma anche molto negativo per i pensionati. L’importo medio delle pensioni dell’anno 2020 è sceso rispetto all’importo medio delle pensioni dell’anno 2019. Infatti se nel 2019 l’importo medio delle pensioni erogate era di 1.299 € al mese nell’anno 2020 questo importo medio è sceso a 1.240 € al mese. Abbiamo cioè invertito il trend sempre in aumento dell’importo pensionistico medio che si registrava negli ultimi anni cominciando una discesa progressiva che porterà l’assegno pensionistico sempre più in basso.

Questo per diversi motivi, ma principalmente per la scelta scellerata per i pensionati operata dal governo Dini nell’anno 1995 e che ha cominciato a produrre i suoi effetti dal 1 gennaio 1996 di passare al calcolo contributivo. Quindi da quella data e poi con gli interventi operati nel 2012 dalla legge Fornero gli effetti negativi si stanno cominciando a sentire in maniera consistente.

Pensioni 2021 ultime notizie: sistema misto e sistema contributivo puro

Quando nell’anno 1995 si è pensò di affidare ad un tecnico (ex Direttore Generale della Banca d’Italia ed ex Ministro del Tesoro) la carica di Presidente del Consiglio si poteva immaginare che dovendo ridurre le spese per i soliti motivi di bilancio costui sarebbe andato ad incidere su quella che ormai purtroppo si può definire il bancomat dello Stato: la spesa previdenziale. Fece cioè qualcosa che sul momento non sembrò niente di particolare ma che avrebbe avuto i suoi devastanti effetti molti anni dopo. Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Questo se in teoria può anche essere giusto, percepisci cioè di pensione quanto effettivamente hai versato non lo è nella pratica. In quanto i versamenti seppure cospicui vanno a proiettarsi molti anni dopo in assegni molto magri. Il calcolo misto contributivo fino al 31/12/1995 e retributivo dopo aveva in qualche modo mantenuto l’assegno con un importo decoroso.

Ma diminuendo progressivamente in proporzione gli anni conteggiati col calcolo retributivo ed aumentando sempre più gli altri il sistema comincia a fare acqua. Prendiamo ad esempio un soggetto che per andare in pensione debba fare 43 anni di lavoro con le attuali regole della legge Fornero. Se fosse stato assunto nell’anno 1978 costui può far valere 17 anni di calcolo retributivo (molto più favorevole) e 26 di calcolo contributivo. Invece un soggetto che ha cominciato l’attività lavorativa nell’anno 1987 potrà far valere solamente 8 anni di conteggio retributivo e 35 di contributivo. Infine un soggetto assunto nel 1996 dovrà far valere tutti i 43 anni col sistema con il calcolo contributivo. E’ del tutto evidente che le differenze per questi tre soggetti sono notevoli.

Pensioni anticipate 2021: come saranno gli importi in futuro?

Tutto questo discorso per affermare che se fino a pochi anni fa gli assegni pensionistici erano soddisfacenti già da ora lo sono molto meno e lo saranno sempre meno negli anni successivi. Gli stessi istituti di Opzione Donna, dove le donne pur di uscire del mondo del lavoro devono sottostare alla totalità di calcolo conteggiato col sistema contributivo, anche se avrebbero diritto ad una parte di retributivo, e lo stesso Ape sociale sono penalizzanti. Quello che voglio dire è che negli anni si è sempre guardato all’età per poter andare in pensione e agli anni di lavoro da svolgere ma non si è mai guardato al conteggio economico di questi anni. Tutti giustamente vogliamo andare in pensione il più presto possibile, (Opzione Donna, Ape Sociale, Quota 100) e ne abbiamo perfettamente ragione, ma quasi nessuno si è preoccupato di verificare l’importo che si percepirà. Quindi io non dico, come dicono alcuni economisti o importanti dirigenti dell’INPS restate più anni, lavorate di più e prenderete più soldi. Io dico che è necessario stabilire dei coefficienti diversi per far sì che le pensioni siano decorose. Altro che coefficienti di distribuzione in diminuzione. Casomai coefficienti di distribuzione in aumento. Quasi nessuno ne parla ma facendo una semplice proiezione con 40 anni di lavoro le pensioni col sistema contributivo tra una decina d’anni scenderanno di media ben sotto i 1.000 € al mese e per un giovane che comincia adesso si può tranquillamente affermare che al termine della carriera lavorativa il suo assegno pensionistico arriverà a malapena a 500/600 € al mese.

Basta vedere appunto quello che è successo in Italia in un solo anno. L’importo medio delle pensioni è calato di quasi 50 €. Non ci vuole molto a capire che se non si interviene immediatamente in un prossimo futuro avremo 16 milioni di persone (perché tanti sono i pensionati) sempre più povere. Stiamo impoverendo un quarto della popolazione italiana e nessuno fa nulla. Stando a discutere, anche giustamente, di anni di contribuzione, legge Fornero, quota 100, pensione anticipata si è perso di vista un elemento altrettanto importante vale a dire l’importo della retribuzione per cui è necessario e urgente modificare completamente il sistema di calcolo.

Oppure in alternativa, ed è quello che sostengo da anni, si deve intervenire sulla tassazione dell’assegno pensionistico. Operando delle consistenti riduzioni sull’IRPEF e portando immediatamente una esenzione delle imposte almeno fino a 12.000 € l’anno. Non si può più tollerare che dopo una vita di lavoro milioni di persone si trovino al completamento del loro impegno lavorativo con un pugno di mosche in mano.

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