Pensioni anticipate 2023: Quota 41+62, Opzione donna, Ape sociale: si poteva fare di più?

Sui contenuti previdenziali inseriti in Legge di Bilancio 20230 ci siamo voluti confrontare con il nostro esperto di previdenza il Dott Claudio Maria Perfetto, a cui abbiamo chiesto se, a suo dire, si sarebbe potuto fare di più per i lavoratori rispetto all’attuale proposta di una quota 41 con limite anagrafico dai 62 anni, di una proroga opzione donna, anche se di opzione donna vi é rimasto poco o nulla, e della proroga dell’Ape sociale.

Pensioni anticipate 2023, Perfetto: legge di bilancio? Non si poteva fare di più

Il Dott Perfetto precisissimo come sempre ha strutturato l’elaborato seguendo un filone logico, ossia In merito alla Quota 103, Opzione Donna, Ape sociale ha riportato le specifiche descritte nella Legge di Bilancio per il 2023 (Disegno di Legge 643) che Giorgetti ha presentato alla Camera dei Deputati il 29 novembre 2022. Ha poi presentato le disposizioni in materia pensionistica così come vengono descritte. Tali disposizioni potrebbero, lo ricordiamo, venire modificate quando il Ddl 643 verrà discusso in Parlamento (Camera e Senato). Modifiche che le donne sempre più si augurano dopo il pressing fatto in questi ultimi giorni. Ha poi fatto emergere le differenze tra la “pensione anticipata flessibile” (Quota 103) e la “pensione anticipata” Fornero; evidenziando i requisiti più stringenti che caratterizzano Opzione Donna. Poi alla domanda si poteva fare di più in materia previdenziale?

La risposta é stata piuttosto lapidaria: “No”: non si poteva fare di più. Il Governo si trova, aggiunge il Dott. Perfetto riassumendoci il suo pensiero, a dover raschiare il barile (come si dice). Qualche milione di euro, aggiunge speranzoso, il Governo potrebbe forse riuscire a trovarlo per sistemare Opzione Donna, che per come viene presentata nel Ddl 643 assume i connotati di una misura lasciata cadere lì quasi come provocazione giusto per vedere l’effetto che fa. Mancano le premesse per attuare una Riforma Previdenziale per rendere flessibile la Riforma Fornero. Tale flessibilità non la si ottiene con una semplice “pensione anticipata flessibile”. Senza nuove idee non si arriverà nemmeno nel 2023 a formulare una nuova Riforma Previdenziale da poter attuare nel 2024. Eccovi le sue considerazioni dettagliate nell’elaborato che ha prodotto in esclusiva pe ril nostro sito.

Pensioni anticipate 2023, Quota 103, opzione donna e ape sociale: sufficienti?

Il Disegno di Legge n° 643 dal titolo “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025” presentato alla Camera dei Deputati il 29 novembre 2022 dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti introduce una nuova forma pensionistica, la pensione anticipata flessibile (Art. 53) e proroga per il 2023 APE sociale (Art. 55) e Opzione Donna (Art. 56).

In via sperimentale e solo per il 2023, potranno accedere alla pensione anticipata flessibile i lavoratori e le lavoratrici che hanno maturato entro il 31 dicembre 2023 i seguenti requisiti: età anagrafica di almeno 62 anni, e anzianità contributiva minima di 41 anni (“Quota 103”). Il trattamento di pensione anticipata flessibile è riconosciuto per un valore lordo mensile massimo non superiore a cinque volte il trattamento minimo previsto a legislazione vigente (525,38 euro nel 2022) per le mensilità di anticipo del pensionamento rispetto ai 67 anni di età. In altre parole, da 62 anni fino al compimento di 67 anni di età l’importo pensionistico non potrà superare i 2.626,90 euro lordi mensili; a 67 anni si percepirà la pensione senza decurtazioni.      

La pensione anticipata flessibile abbassa l’anzianità contributiva da 42 anni e 10 mesi (1 anno in meno per le donne) a 41 anni (per gli uomini e per le donne), ma al tempo stesso fissa il requisito minimo di 62 anni di età anagrafica: da questo punto di vista, la pensione anticipata “flessibile” del Governo Meloni (legata all’età anagrafica) è più rigida dell’attuale pensione anticipata Fornero (slegata dall’età anagrafica).

Per quanto riguarda Opzione Donna, l’Art. 56 stabilisce che potranno andare in pensione le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2022 hanno maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età anagrafica di 60 anni se senza figli, o un’età di 59 anni se con 1 figlio, o un’età di 58 anni se con 2 figli, a condizione che siano caregiver (ovvero che assistano, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap); oppure che abbiano una ridotta capacità lavorativa con invalidità civile superiore o uguale al 74 per cento; oppure che siano lavoratrici licenziate (le quali potranno andare in pensione anche a 58 anni di età, a prescindere che abbiano figli o meno). Con tali caratteristiche stringenti, il Governo Meloni irrigidisce i requisiti dell’attuale Opzione Donna.

Per quanto riguarda invece APE sociale, l’Art. 55 la proroga al 31 dicembre 2023 senza introdurre modifiche alla normativa vigente. Ci si potrà pensionare con 63 anni di età e 30 anni di contributi, qualora ci si trovi in una delle seguenti condizioni: disoccupato, oppure invalido con capacità lavorativa ridotta di almeno il 74%, oppure caregiver da almeno 6 mesi di familiari disabili, oppure lavoratore che svolge lavoro gravoso.

La Legge di Bilancio 2023 (Ddl 643) verrà discussa in Parlamento e dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2022 per evitare l’esercizio provvisorio. Durante la discussione in Parlamento (Camera e Senato) potrebbero essere introdotte modifiche riguardanti la pensione anticipata flessibile e Opzione Donna.

In definitiva, le disposizioni per il trattamento delle pensioni presenti nella Legge di Bilancio 2023 sono temporanee e non strutturali, e non costituiscono pertanto una vera “Riforma Previdenziale”. Inoltre, lasciano del tutto invariata la Riforma Fornero, la quale continua ad essere la Riforma Previdenziale di riferimento (come da raccomandazioni della Commissione Europea, che trovano conferma nel PNRR).

Si poteva fare di più in materia previdenziale? Proprio no. A seguito dell’adeguamento automatico delle pensioni all’inflazione, nel prossimo triennio 2023-2025 ci sarà un significativo esborso di svariati miliardi di euro per pagare le pensioni. Se la copertura non proviene dai versamenti contributivi dei lavoratori attivi, lo Stato deve attingere o alla fiscalità generale o ai prestiti. Il Governo non ha intenzione di aumentare le tasse, e quindi dovrebbe ricorrere ai prestiti, che fanno aumentare il debito pubblico. Il debito pubblico può aumentare solo a fronte di investimenti, non per sostenere la spesa pubblica, quindi è giocoforza contenere la spesa per le pensioni. Per realizzare una Riforma Previdenziale “giusta” occorrono misure che favoriscano il ricambio generazionale, opposte a quelle dell’Art. 54 “Incentivi al trattenimento in servizio dei lavoratori”.   

Dalla frase di chiusura del Dott. Perfetto si comprende che il Governo Meloni pensando agli incentivi per trattenere in servizio i lavoratori fa l’esatto opposto di quanto servirebbe per permettere il ricambio generazionale e dunque ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. Non resta che sperare che qualcosa possa ancora cambiare, perché inutile pensare alla pensione di garanzia per i giovani, molto meglio sarebbe pensare a delle politiche per inserire i giovani oggi nel mondo del lavoro affinché la pensione possano costruirsela con le proprie mani essendo integrati nel mondo del lavoro.    

Ringraziamo il Dott, Perfetto del tempo dedicatoci e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’elaborato che é tenuto a citare la fonte.

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48 commenti su “Pensioni anticipate 2023: Quota 41+62, Opzione donna, Ape sociale: si poteva fare di più?”

  1. Occorre favorire il ricambio generazionale. Sacrosanto. Serve non solo al sistema pensionistico ma alla salute di tutti gli aspetti del sistema economico e quindi anche alla sostenibilità del sistema pensionistico. Sono decenni che si rema contro la valorizzazione delle competenze giovanili, i baroni non lasciano e la baronalità in Italia è forte nel privato come nel pubblico come nel volontariato. Poi occorre favorire anche la natalità, la genitorioalità, l’istuzione, la legalità del rapporto di lavoro ecc. Negli stati dove si fa politica in questo senso i fondamentali sono molto migliori.

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  2. Altro che se si poteva fare di più! La verità nascosta e di cui poco si parla è che con quota 100 e 102 , sono stati risparmiati fior di miliardi, come pure con le vittime Covid che hanno fatto risparmiare 12 miliardi in pensioni- e allora? Vogliamo parlare anche delle decine di miliardi per la guerra in Ucraina ? La verità è questa e questo governo con la g minuscola è peggio del precedente e non dà scampo, schiacciando i vecchi ultra sessantenni che non arriveranno mai ai 41 anni ed i precoci che invece ci arrivano, costringendoci a giocare a tombola , prima con la ridicola quota 100, poi con la perfida quota 102 ed ora, boiata delle boiate, con la sporca quota 103 che è molto più sporca e malevola della Fornero- ed il sindacato che fa? Invece di essere unito per tentare di stanare questi diavoli al governo, si presenta diviso alle manifestazioni ed allo sciopero, perché quel falso di Sbarra dice che va tutto bene….. madama la marchesa…… roba da matti! e che dicono gli iscritti cisl? niente di niente- ultima cosa ….. si sta dando tantissimo spazio a quota donna per sensibilizzare il governicchio a cambiarla…. ed è cosa giusta, ma vedo che ormai della sporca 103 se ne parla poco e niente e le speranze si affievoliscono sempre più- dico solo Vergogna a questo governicchio e vergogna alle forze sindacali che hanno aspettato che la frittata fosse fatte , per farsi sentire….. e direi a bassa voce, giusto per far fessi gli iscritti- ormai non crediamo più a nessuno e siccome non siamo francesi, non ci resta, almeno per me, che non votare mai più e stracciare la tessera sindacale ……. e dire ai nostri figli di alzare i tacchi e scappare quanto più lontano da questa nazione…… ridotta ad un colabrodo, per colpa di mestieranti politici e sindacali della peggiore risma .

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  3. Buongiorno a tutti , per caso c’è qualche anticipazione riguardante la futura riforme “spero definitiva” che dovrebbe vedere la luce nel 2023 x entrare in vigore col 2024 ?

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    • Carissimo Luca: ti faccio io alcune domande: dopo quota 100 hanno chiuso i battenti; hanno tenuta alta l’età e relativamente bassi i contributi; quest’anno l’incontrario. 2 anni in meno l’età, in compenso 3 anni in più i contributi; risultato 4 gatti in pensione; secondo me la perla sarà l’anno prossimo: o legge fornero o tutto contributivo alla faccia di chi ha 10-12-14 anni nel retributivo; spero di sbagliarmi ma vista l’aria che tira………………………………..; dimenticavo di farti la domanda: ho torto o ho ragione? spero tantissimo di sbagliarmi ma …………………………………………………; saluti a te e ai gestori del sito

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  4. grazie delle delucidazioni in merito; speriamo in cambiamenti quando arriverà in parla mento ma la vedo come una missione impossibile; saluti al dott. Perfetto e ai gestori del sito

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  5. Buongiorno volevo porre questo quesito al dott.Perfetto del quale ho molta stima e ammirazione per le sue sempre precise risposte ai lavoratori e futuri pensionandi..

    I coefficienti di trasformazione per il 2023 2024 verranno aggiornati? Non ho più sentito niente a riguardo, o rimarranno secondo lei dottore,invariati o addirittura si terranno in considerazione quelli del 2013 causa pandemia(aspettativa di vita diminuita di circa due anni)che a mio avviso sarebbe solo la cosa più giusta.
    Chiedo questo perché finalmente a luglio 2023 riuscirò ad accedere alla pensione precoci
    In attesa di un’eventuale risposta le porgo i miei più cordiali saluti,un saluto naturalmente anche alla redazione di pensione per tutti che ci permette di interloquire çon persone così autorevoli come lei.

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      • Grazie 1000 dott.Perfetto della sua precisa e tempestiva risposta riguardo al mio precedente quesito
        Finalmente se pur minima una bella notizia per noi futuri pensionati,che coi chiari di luna che ci sono, secondo me è un’ottima notizia Saluti a lei Dott. E naturalmente saluti al sito ,grazie per il servizio e la voce che ci date.

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    • Sig. Bruno, i coefficienti di trasformazione per il 2023-2024 sono stati aggiornati (Decreto Ministeriale datato 30/11/2022 in relazione alla “Revisione Biennale dei Coefficienti di Trasformazione”).

      Dal 1° gennaio 2023 i coefficienti di trasformazione per il biennio 2023-2024 verranno innalzati rispetto a quelli vigenti.

      A titolo informativo, riporto solo le variazioni relative all’età di pensionamento 62, 63, 64.

      Età di pensionamento 62 – coefficiente attuale: 4,770%; dal 1° gennaio 2023: 4,882%
      Età di pensionamento 63 – coefficiente attuale: 4,910%; dal 1° gennaio 2023: 5,028%
      Età di pensionamento 64 – coefficiente attuale: 5,060%; dal 1° gennaio 2023: 5,184%

      Quanto maggiore è il coefficiente di trasformazione, tanto maggiore sarà l’importo pensionistico.

      Pertanto, più tardi si va in pensione, più alto sarà il coefficiente di trasformazione, maggiore sarà l’importo della pensione.

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  6. Già nello “slogan” pre elettorale legaiolo Quota41 per tutti senza se e senza ma ……… si capiva che era una squallida promessa, pari alle “minime” a 1.000,00 euro …. di altra provenienza, ma almeno si poneva attenzione sull’aspetto tempo-quantità dei contributi versati all’Inps per ottenere una pensione …… e non solo sull’età anagrafica.
    Aggiungo, per un sistema previdenziale, purtroppo a ripartizione e non a capitalizzazione, per pensioni calcolate, sempre più in base ai contributi versati ………. mi sembrerebbe logico e non più eludibile evidenziare i versamenti contributivi (anche extra inps) …….. ed invece si insiste unicamente sull’età anagrafica…….
    Poi, la forzata Quota103 “post-elezioni” ….. per inserire la bandierina “41”……. come si dice in veneto e non solo …….. pegio el tacon ch’el buso….. suona come una presa per i fondelli…. ambo secco 62+41…..
    Forse sarebbe stato più onesto ammettere l’impossibilità di realizzare Quota41 per tutti senza se e senza ed invece proporre una riduzione, per quanto possibile, dei requisiti contributivi (di 3 o 6 mesi) per le pensioni raggiunte per anzianità contributiva che ad oggi sono:
    41 anni e 10 mesi per le donne + 3 mesi di finestra
    42 anni e 10 mesi per gli uomini + 3 mesi di finestra
    LIMITI CONTRIBUTIVI EX-LEGGE FORNERO n. 214/2011 – CHE RIMANE …….e meno male.
    Unico ambito previdenziale dove c’è differenza di trattamento in base al sesso.
    Inoltre chi riesce ad andare in pensione con i requisiti di cui sopra ……sono coloro che mediamente più hanno versato contributi all’Inps …..e più contribuito al sistema previdenziale a ripartizione ……. ben oltre i 41 anni …..
    Osservo inoltre …..che spesso nei media ……. si sottolinea l’età anagrafica media ….. di pensionamento e non l’anzianità contributiva media (Anni e Mesi di contributi versati) di cui non trovo traccia …….. nemmeno in rete.
    LIMITI CONTRIBUTIVI EX-LEGGE FORNERO n. 214/2011 – CHE RIMANE …….e meno male.
    Aggiungo che la legge cosi detta fornero …… è stata letta da pochi ed ancora meno la precedente legge sacconi….applicata posteriormente ed in modo ultrà estensivo (….per fare cassa) ed è stata approvata in 15 giorni ad occhi ed orecchie chiusi con maggioranza plebiscitaria dei parlamentari del 2011 (in particolare PD e PDL) e da un governicchio tecnico……. in particolare per quanto riguarda i suoi aspetti “dinamici” “automatici” e “rateizzati” e solo in aumento dei requisiti minimi, di cui molti “sedicenti e presuntuosi pensionandi” ….si sono accorti quando si sono rivolti ad un patronato.
    UNICO PROVVEDIMENTO GOVERNATIVO QUASI ERGA-OMNES E’ STATO IL SEGUENTE:
    I suddetti requisiti sono stati parzialmente modificati e congelati nel 2019, fino al 31/12/2026, dal governo conte1, con provvedimento ministeriale (lavoro ed a interim sviluppo economico) di di maio, che ha anche modificato l’applicazione futura della correlazione, ai requisiti pensionistici contributivi e/o anagrafici, della speranza di vita …… risultante all’ Istat.
    Dal 2013 al 2018, durante i governi piddini letta, renzi, gentiloni, invece i suddetti requisiti sono aumentati “automaticamente” di 25 mesi …….a rate, nel silenzio, nell’omertà e nel disinteresse quasi assoluti dei parlamentari, dei sindacati, dei partiti …… forse se i già citati governi piddini …. fossero intervenuti prima come il governo conte1….. 4-6-8 mesi su 41 o 42 anni e 10 mesi …. ai suddetti pensionandi gli avremmo risparmiati……e non saremo ancora a parlare di riforma delle pensioni, che in realtà è una modifica dei limiti minimi di accesso alle pensioni per anzianità contributiva, solo per chi azzecca l’ambo secco legaiolo…… con la fissa dei 62enni.
    L’ATTEGGIAMENTO DEI TRE GOVERNI PIDDINI A ME PARE ANCORA PIU’ SQUALLIDO-DISONESTO, DIVISIVO ED IN PIU’ OMERTOSO, DELLE PROMESSE LEGAIOLE NON MANTENUTE, PERALTRO RIPETUTAMENTE DISATTESE, SQUALLIDAMENTE e PERVICACEMENTE DIVISIVE……. rese possibili dall’omertà, dalla cecità e dallo sprezzante ed insistito disinteresse dei tre governi piddini precedenti già citati…….che hanno lasciato aumentare dal 2013 al 2018 i requisiti minimi per andare in pensione di 25 mesi ……..senza se e senza ma …..magari ironizzando ……. se intervistati sull’argomento da qualche “insistente giornalista”.
    Che i nominati politici in parlamento ci ritengano degli smemorati idioti ….. poco propensi alla lettura …… extra-gazzetta dello sport?
    Fuochino…….fuochino.
    Che ci sia un fondamento ………? Mah…..
    Aggiungo che le leggi previdenziali adottate dal 1994 in poi comprese le deroghe parziali ed a tempo determinato con quote e ambi ……sembrano adottate in base al principio “divide et impera” e quindi: io, speriamo che me la cavo!

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    • Gentile Kartesio, una semplice domanda: Perchè è arrivata la Fornero nel 2011 ? La risposta è una sola: Si è troppo sperperato nei decenni passati anche guardando i soli conti INPS. Baby pensioni, prepensionamenti industriali e bancari, militari, portuali in pensione a 50 anni. Molte di queste pensioni erano vere e proprie compravendita di voti con appoggio incondizionato di confindustria, atta a scaricare sullo Stato le proprie crisi. Oggi con la Lega non è cambiato poi molto, si fa propaganda con i soldi dello Stato tanto a pagare saranno tutti i cittadini mica gli eletti della Lega. Quello che però non condivido con Lei è questa generalizzazione tra i partiti. Io da parte mia, preferisco chi non promette nulla sapendo di non poter mantenere le promesse elettorali rispetto a chi promette tanto e puntualmente non mantiene. Almeno non faccio la figura del boccalone, perchè se lo sei in politica …… lo sei anche nella vita. E’ una questione di autostima.

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      • Il problema è che queste persone hanno sperperato sempre i soldi versati da noi contribuenti e quando è arrivato il giorno in cui si cominciava a vedere il fondo del barile, se la sono fatta addosso e hanno cominciato a legiferare come poteva fare il mio cane, facendo pagare gli errori a noi che ci troviamo in una situazione sbagliata nel momento sbagliato.
        La lega ci ha ingannati con quota 41 e con questa pessima presentazione per quel che mi riguarda, hanno chiuso. Qualsiasi altra proposta abbiano in mente per il futuro devono raccontarla in qualche altro film.
        Non è questione di essere un boccalone, il fatto è che se devi dare un voto lo dai a chi forse ti prospetta qualcosa di meglio della situazione di oggi, gli altri partiti non hanno proposto niente ed io, come altri lavoratori del niente non abbiamo bisogno.

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  7. Ma secondo voi uno che sta ad un anno dalla anticipata fornero, perché dovrebbe attivare la quota 103 perdendo più del 30% della pensione ? Ma che riforma e’ ?

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    • caro Alfonso te lo spiego io: è un modo per scoraggiare la gente ad andare in pensione: poi esistono le persone che dicono: a me va bene così; qualcuno che dice: mi alzo alle 5 di mattino, vedo l’ora e mi ributto a letto invece di alzarmi e dover prepararmi per andare a lavorare; chiaro il concetto? saluti a te e ai gestori del sito

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    • secondo lei, di quelle poche decine di migliaia di persone (si leggono cifre che vanno dai 48.000 a meno di 20.000),
      in quanti potranno di godere di un assegno superiore ai 2626 € mensili lordi ?

      Ecco, quando avrà la risposta a questa domanda, avrà la risposta anche alla sua …

      per essere più chiaro, le porto il mio esempio personale:
      io ho già totalizzato più di 42 anni di contributi e a fine marzo compirò 62 anni di età: senza quota 103 andrei in pensione a fine settembre 2023, con quota 103 ci andrò, sperabilmente, entro giugno 2023, a parità di assegno , dal momento che non sarò tanto fortunato da percepire più di 2626 e lordi mensili.
      Un anticipo di ben tre mesi, se tutto va bene. E, credo, nelle mie stesse condizioni si trovino la stragrande maggioranza delle persone che avranno i requisiti per Q.103.

      Sul fatto poi che non sia una riforma ma l’ennesima presa in giro, siamo d’accordo.

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  8. È uno schifo penalizzare opzione donna è fare una riforma 103.Opzione donna e già penalizzante perciò presumo meno costosa Quante promesse prima delle votazioni .Alle prossime non crederò a nessuno,e non andrò a votare..Ho 63 anni ho fatto 35 anni di contributi a Settembre con questo sistema che vuole fare la Meloni dovrei stare fino a 67 anni sono stanca fisicamente e psicologicamente Operaia forestale.Lasciamo spazio ai giovani

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  9. Buongiorno! Spero che il Governo Italiano, realizzi una Riforma delle pensioni, che non penalizzi né i lavoratori e né le lavoratrici e che, inoltre, favorisca il ricambio generazionale. Auspico, infine, che l’Esecutivo ” incrementi al milione” le pensioni di invalidità civile parziale. Grazie a tutti di vero cuore!

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  10. Buon giorno
    Dopo 62anni di contribuzione il governo mi lascia andare in pensione con una decurtazione dell’ importo.
    Allo stesso tempo regala un reddito di cittadinanza a chi non ha mai versato un solo euro di contributi.
    Nessun rispetto e considerazione di chi per una vita ha contribuito per il sociale e all’evoluzione di questa povera Italia.
    I politici di questa situazione se ne fregano vergogna!!!

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    • Gianpaolo, è tutto relativo; io dico che sei fortunato e adesso ti spiego il perchè: Draghi , oltre 1 anno fa, disse: come andare in pensione a 62 anni; il termine si chiama RITA e non c’entra la Hayworth; elencò una serie di condizioni tra le quali i 62 anni, una pensione integrativa e come regola aver terminato il lavoro; la pensione te la do o ai 42 anni e 10 mesi o ai 67 anni; ma la prima non la raggiungo quindi l’unica sono i 67 anni; che cosa fai a quel punto? ti fai i tuoi calcoli e dici: posso o non posso? ce la faccio o non ce la faccio? poi è chiaro che se una persona comincia a sbarellare allora…………………………….; magari dicessero: a 64-65 anni una parte della pensione, vedi proposta tridico, te la do, altrimenti aspetti; tutto chiaro, Gianpaolo? saluti a te e ai gestori del sito

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  11. Ma è mai possibile che comunque uno se non riesce a fare un’ambo secco oppure avendo 63 anni e mezzo e 40 anni di contributi quaranta undici mesi e 18 giorni a fine 2023 debba aspettare il 2025 lavorando in ospedale da circa 41 anni fatela con questo ambo secco

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    • in questi anni stanno facendo, caro Italo, cose che non stanno ne in cielo nè in terra ma l’unico scopo è di non far andare in pensione la gente o solo 4 gatti; prima alta l’età e meno contributi, ora 2 anni in meno l’età e 3 in più di contributi; che cosa fare allora? l’unica è farsene una ragione e sperare in meglio; saluti a te e ai gestori del sito

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  12. QUOTA 103 È UNA VERGOGNA , altro che “No”: non si poteva fare di più ! RUBARE a chi ha sempre pagato contributi alti e sta pagando fino all’ultima goccia da più di 41 anni , imponendo paletti come la “soglia furto” di 5 volte la pensione minima è una cosa infame ! Chi ha pagato sempre tutto e in più svenandosi anche CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO di contributi volontari .. ora vedersi SCIPPARE i propri soldi appena si saranno raggiunti i requisiti, è un FURTO DI STATO è un’azione disgustosa mai praticata e vista in nessun paese civile. 41 anni di lavoro sono tantissimi e sono ben 3 anni in più lavorati e pagati allo Stato , rispetto ai 38 richiesti fino a oggi con Quota 102 !!! Altro che “Flessibile” , Quota 103 se scriteriatamente mantenesse questa indecenza , di fatto è una PATRIMONIALE ed essendo tutto ciò “incostituzionale” , vedrà le azioni del caso pronte a partire.

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  13. Vorrei fare la seguente riflessione: l’istituto della pensione nasce con l’intento di sostenere dignitosamente il lavoratore una volta pensionato, non di arricchirlo.

    Partendo da questa considerazione, è ancora giusto e sostenibile pagare alte e altissime pensioni a chi ha avuto alti, altissimi stipendi?
    Secondo me no!

    Ci ispiriamo tanto al sistema di vita americano (nel bene e nel male) ma negli Usa ho letto che esiste un tetto per l’assegno pensionistico, che non è parametrato ai forti guadagni che si sono avuti durante la carriera lavorativa.

    L’importo massimo erogabile dalla Social Security è infatti di 35 mila dollari ANNUI, motivo per il quale, se si ritiene insufficiente, serve il supporto della previdenza integrativa.

    Adottare questo principio anche da noi, riporterebbe immediatamente i bilanci Inps in equilibrio.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa il Dr. Perfetto in merito a quanto sopra.

    Inoltre vorrei sapere perché la normativa non permette al lavoratore di sanare i buchi contributivi antecedenti il 1996 e se secondo lui ci possa essere margine d’intervento in tal senso.

    La ringrazio in anticipo per la gentile risposta e ringrazio i gestori del sito per lo spazio concesso.

    Rispondi
    • Buongiorno Veronica.

      Non serve andare così lontano.
      Sarebbe sufficiente guardale alla Germania per vedere dei limiti pensionistici imposti anche, se credo, che da noi qualcosa ormai si è mosso.
      Attenzione a parlare dei bilanci INPS … perché dietro l’angolo, per molti pensionati a venire, c’è la fame e dunque: si espande l’assistenza e si contrae la previdenza.
      Meglio sarebbe concentrarsi e cercare di comprendere il sistema economico, il neoliberismo occidentale, e allora certamente lascerebbe perdere USA e economisti alla Milton Friedman o Chicago Boys!
      Saluti.

      Rispondi
    • Sig.ra Veronica, la sua affermazione che “l’istituto della pensione nasce con l’intento di sostenere dignitosamente il lavoratore una volta pensionato” è corretta.

      Per esempio, uno dei motivi per cui, in alcuni casi, si fissa come requisito che l’assegno pensionistico sia maggiore o uguale a 1,2 volte il trattamento minimo (come nella Proposta Tridico “anticipo della quota contributiva della pensione da 63 anni” avente come requisito almeno 20 anni di contribuzione e un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale) serve proprio a garantire al futuro pensionato un tenore di vita dignitoso, corrispondente all’incirca a quello che aveva durante l’attività lavorativa. Non solo. Serve anche allo Stato per evitare di intervenire con la fiscalità generale al fine di portare la pensione proprio a un livello “dignitoso” (c’è anche da aggiungere, però, che la pensione minima di 525,38 euro nel 2022 non è affatto ad un livello dignitoso, ed avrebbe ragione Berlusconi nel portare le minime a 1.000 euro. Ma questa è un’altra storia).

      Poi lei, sig.ra Veronica, si domanda: “è ancora giusto e sostenibile pagare alte e altissime pensioni a chi ha avuto alti, altissimi stipendi?”. Ebbene, chi aveva altissimi stipendi conduceva un tenore di vita anche altissimo, e quindi, in base al principio sancito prima (che la pensione serve a garantire lo stesso tenore di vita che si aveva prima) allora è giustificato avere una pensione altrettanto alta (premesso, però, che siano stati versati i dovuti contributi). Occorre aggiungere, inoltre, che chi ha una pensione alta ha anche un’aliquota IRPEF alta. Inoltre, a volte si chiede ai percettori di pensioni con alti importi un “contributo di solidarietà” (come è avvenuto con l’introduzione della Riforma Fornero nel 2012).

      Fissare un tetto massimo per le pensioni? Personalmente non fisserei un tetto massimo, ma interverrei con misure di politica fiscale, innalzando, per esempio, in maniera progressiva le aliquote fiscali tali da poter aumentare i trattamenti minimi pensionistici a 1.000 euro.

      Lei, sig.ra Veronica, mi porta l’esempio degli USA in cui “esiste un tetto per l’assegno pensionistico, che non è parametrato ai forti guadagni che si sono avuti durante la carriera lavorativa”. Per mio conto, ho la propensione a procedere sempre con estrema cautela nel confrontare un Paese con un altro (persino col confronto fra l’Italia e la Germania dove vivo spesso). Ogni Paese ha una propria cultura, tradizione, conoscenze, esperienze, risorse, tecnologie. In altre parole, ogni Paese ha una propria identità, che è difficile (forse addirittura impossibile) da emulare.

      Per quanto riguarda, invece, il perché la normativa non permetta al lavoratore di sanare i buchi contributivi antecedenti il 1996 (so che la questione la riguarda da vicino, in quanto aveva scritto in un suo post del 2020 che ha tre anni di buchi prima del 1996), non mi riesce di trovare una spiegazione soddisfacente.

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  14. Scusi signora Erica ma nell’Ape Sociale non è obbligatorio anche il fatto di aver lavorato per 18 degli ultimi 36 mesi? Che peraltro è un controsenso perché se una persona è disoccupata come può, essendo peraltro dentro agli ultimi 36 mesi anche il 2020 cioè in piena Pandemia dove praticamente non lavorava quasi nessuno? Attendo una sua risposta o del dottor Perfetto che come lei peraltro stimo moltissimo per la sua precisione è correttezza nelle sue analisi riguardo alla materia Pensioni che la maggior parte di questi pseudo politicanti non conosce perché secondo me non hanno proprio la più pallida idea di cosa sia veramente lavorare. Grazie

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    • Sig. Mog, riguardo all’APE sociale, rispondo alla sua domanda se sia “obbligatorio anche il fatto di aver lavorato per 18 degli ultimi 36 mesi” rimandandola al sito INPS che potrà raggiungere tramite il seguente link: https://www.inps.it/prestazioni-servizi/ape-sociale-anticipo-pensionistico.

      All’APE sociale possono aderire lavoratori che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che siano: o disoccupati, o caregiver, o invalidi civili con un’invalidità superiore o uguale al 74%, o lavoratori che svolgono mansioni gravose.

      Il suo riferimento ai “18 mesi degli ultimi 36 mesi” ricade nella casistica dei lavoratori che (riporto le parole dell’INPS) “si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, ovvero per scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato a condizione che abbiano avuto, nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto, periodi di lavoro dipendente per almeno 18 mesi hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante e sono in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni”.

      La sua domanda se sia “obbligatorio anche il fatto di aver lavorato per 18 degli ultimi 36 mesi” andrebbe riformulata nel modo seguente: “è obbligatorio avere svolto lavoro dipendente per almeno 18 mesi nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di lavoro a causa di licenziamento?”. La risposta è: sì, per potere accedere all’APE sociale, se si è disoccupati a causa di licenziamento, occorre:
      – avere 63 anni di età anagrafica
      – avere maturato un’anzianità contributiva di almeno 30 anni
      – avere svolto almeno 18 mesi da dipendente nei 36 mesi che precedono il licenziamento.

      Avendo meglio precisato la sua domanda, ed avendo esposto i requisiti per l’APE sociale riguardo ai disoccupati, il “controsenso” che lei aveva evidenziato sparisce.

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  15. Buon pomeriggio! Spero che il Governo Italiano realizzi una Riforma delle pensioni, che non penalizzi né i lavoratori e né le lavoratrici e che, inoltre, favorisca il ricambio generazionale. Auspico, infine, che l’Esecutivo ” incrementi al milione” le pensioni di invalidità civile parziale. Grazie a tutti di vero cuore!

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  16. Certo che si poteva fare di più l onle Meloni vada a spiegare a quei lavoratori che nel 2023 avranno 63 anni di età e che per pochi giorni o un mese dovranno rimanere a lavorare perché non raggiungono i 41 tutto ciò è assurdo bastavauna flessibilità in uscita libera tutto ciò crea un mslcontento diffuso tra classe lavoratrice diffivile da msndare giu

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    • certo Renzo che era la soluzione ideale; la spiegazione è che chi ha fatto la legge aveva amici che con una legge 63-40 venivano fregati dato che non avevano 63 anni; così hanno fregato quelli del 60 cioè noi, che non raggiungiamo i 41 anni di contributi; cosa fare perciò?……. tirare a campare, tirargli qualche accidente; saluti a te e ai gestori del sito

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  17. Buongiorno Dott. Perfetto, pare che la sua opinione sia in netto contrasto con il parere del Dott. Marino. Riporto esattamente quanto da voi dichiarato: ” Dottor Perfetto si poteva fare di più ?” Risposta: ” No, non si poteva fare di più”. Invece nell’editoriale di tre sabati fa, il Dott. Marino riportava nel titolo: ” Che delusione”, sottintendendo che si poteva fare di più. Sono del parere che abbia ragione Lei. Una volta avviato scientemente il sistema quote tutto è saltato. E’ saltata l’equità, la giustizia sociale ma soprattutto sono saltati i conti pensionistici, nel senso che dopo aver sperperato tanto 4 anni fa ( 23,2 miliardi di euro ), oggi fare altro debito pubblico per sovvenzionare promesse inattuabili sarebbe un suicidio economico per il paese che costringerebbe qualsiasi governo, di qualsiasi colore, a tagli di spesa in ogni settore, sanità in primis ma anche scuole, trasporti, servizi sociali. Lei sa che sono stato un acerrimo nemico delle quote sin dalla loro nascita e sapevo che avrebbe portato a un tutti contro tutti, dividi et impera. Le confesso che mi rattrista e sconforta aver avuto sempre ragione. Sinceri saluti a Lei e al Dott. Marino, anche se quest’ultimo si è sentito offeso solo per aver ricordato che, lui pensionato con la quota 100, oggi prova delusione. Si figuri come sono delusi quelli che saranno fregati per la terza volta con la quota 103 peggiorativa. Sono più quelli che, in quattro anni, hanno continuato obbligatoriamente a pensionarsi con la legge Fornero, smontando quindi la teoria di alcuni politici, che a parole avrebbero abolito la pensione di vecchiaia e ridotto gli anni di contributi necessari. E’ rimasto tutto uguale, tranne che per pochi esultanti fortunati, menefreghisti della sorte degli altri. Ve la ricordate FRANCESCATUTTOMAIUSCOLO che ci ha bombardato per mesi sulla bontà della quota 100 ? Oggi non scrive più sul sito, scomparsa. Sarà in vacanza mentre qualcuno con più anni o più contributi continua a lavorare.

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    • Sig. Franco Giuseppe, due opinioni poste a confronto possono apparire opposte tra loro perché magari le cose vengono viste da prospettive differenti. Una scala vista dall’alto assomiglia ad una discesa; vista dal basso assomiglia a una salita.

      Una opinione, in quanto tale, vale poco se non attrae consensi. La ricerca del consenso è basilare in campagna elettorale, al punto che ci si spinge ben oltre la frontiera dell’attuabile.

      Quota 100, Quota 102, Quota 103: un tentativo progressivo di “cancellare” la Riforma Fornero piuttosto ingenuo (mi verrebbe da dire).

      Un’idea la si vince con un’altra idea. Una Riforma la si sostituisce con un’altra Riforma.

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  18. Buongiorno, tra le tante ingiustizie e discriminazioni, vorrei chiedere al Dott Perfetto:
    Dal momento che le pensioni miste, Inps e casse private obbligatorie, vengono pagate pro-quota, non si capisce per quale motivo anche la pensione anticipata o ape sociale, non possano essere pagate ugualmente pro-quota? La verità è che c’è sempre che è agevolato e chi è penalizzato.

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    • Sig. Brillo, ci sono molte cose che sembrano ragionevoli da attuare, ma che all’atto pratico sembrano irrealizzabili.

      Senza dubbio ci sono dei razionali su cui si fondano le attività governative. Tali razionali ci sono in parte sconosciuti e pertanto sfuggono alla nostra comprensione.

      Ma di una cosa possiamo essere certi: per la maggior parte delle volte c’è sempre chi è agevolato e chi invece viene penalizzato (come peraltro lei giustamente osserva).

      La Riforma Fornero è quella che tratta tutti in maniera equa. Ma è un’equità che sta compromettendo la funzione stessa per la quale la Riforma Fornero è stata concepita: l’equità intergenerazionale. Giovani a casa e anziani al lavoro.

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      • Chiedo umilmente scusa del ritardo nella pubblicazione delle risposte del Dott. Perfetto, che é sempre così gennitle nel dare seguito alle richieste dei nostri lettori, purtroppo siamo stati oberati dai commenti in questi giorni e molti sono effettivamente rimasti pandign col passare dei giorni. Mi é facile vederli non appena viene pubblicato l’articolo…l’8 dicembre me li evidenzia, poi col passare dei giorni restano in primo piano i commenti relativi all’articolo del giorno, e devono essermi sfuggiti. Grazie Dott. Perfetto per avermelo fatto notare, ho fatto una ricerca specifica col suo nome ed ho notato i 5 in sospeso di cui parlava. Le chiedo davvero scusa, scuse che rivolgo chiaramente anche agli altri lettori se qualcosa mi é sfuggito. Buone feste Dott. Perfetto e grazie sempre !

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  19. Buongiorno.

    Leggendo i commenti di questi giorni, ho constatato il persistere, umanamente comprensibile, del sentirsi discriminati dalle modalità d’accesso alla pensione e dunque il tifo di chi intravvede nelle ultime proposte del governo un piccolo vantaggio e chi, viceversa, lamentandone le decisioni nutre un rancore che nel futuro intende manifestare nell’occasione del voto.
    Niente di nuovo sotto il cielo dei nostri comportamenti; un cielo, purtroppo, orami funestato dai problemi di una inflazione galoppante al pari di quella degli anni 70/80 che riguarda tutto il globo e da venti di guerra.
    Qualsiasi cosa accadrà con la discussione parlamentare sulle ipotesi ponte, data la loro vita, supposta breve, si resterà nell’attesa della riforma, ma la discussione avverrà in un periodo di bassa crescita (stagflazione).
    Chi può ora dire qualcosa a riguardo!
    Quando nel frattempo il pensiero di un noto economista, il solo, si dice, che aveva previsto la crisi del 2008 ha: “rimarcato l’outlook di una recessione lunga e violenta, parlando anche di stop ‘cartucce fiscali‘ nei paesi con troppi debiti”.
    Forse su questo il dottor Perfetto potrebbe aggiungere qualcosa?
    Di questo: “mondo finanziario globale affollato da zombie insolventi”… Vedasi: Finanza.com, Nouriel Roubini presenta il Crash inevitabile.

    Saluti

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  20. Salvini, Durigon… Dopo tanti vistri bla bla sconfessati dai fatti dovreste come minimo ammettere che avete preso in giro gli elettori. Ma immagino che preferirete vantare di aver introdotto quota 41 e iniziato a superare la riforma Fornero. Palle, cari politicanti di professione che avevate promesso in malafede una quota 41 senza penalizzazioni. Il tetto imposto a quita 103 è una penalizzazione! L’anticipata Fornero è più onesta, chiara, svincolata dal paletto dell’età. Altro che superarla! E non permettetevi di toccarla, che rischiereste di far danni. Caro Salvini, quando ka sentirò ancora parlare di superare la riforma Fornero, mi verranno i brividi. Si astenga, la prego, dal pigliarci ancora in giro.

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  21. “Per realizzare una Riforma Previdenziale “giusta” occorrono misure che favoriscano il ricambio generazionale, opposte a quelle dell’Art. 54 “Incentivi al trattenimento in servizio dei lavoratori”: queste parole del Dr Perfetto c’entrano esattamente il problema! Peccato che chi governa abbia unicamente lo scopo di portare (nemmeno serenamente) i lavoratori alla morte, senza passare dalla riscossione di una giusta, DOVUTA è meritata pensione, per obbedire ai criminali diktat imposti dalla ancor più criminale ue (minuscolo ): non s’è mai vista una volpe prendersi cura del pollaio!
    Le mie benedizioni li accompagnano sempre!

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  22. EGR. Dott. Perfetto, coma fa a dire che non si poteva fare di più? Il problema è che si poteva fare meglio. E uguale per tutti. Le quote sono inique e incostituzionali. Come si fa a dire in campagna elettorale “prima gli italiani” per poi spendere 45O milioni per armi all’Ucraina? La riforma Tridico, per esempio, costava poco. Dal momento che penso che lei sia in buona fede, penso che analizzi la questione da un punto di vista sbagliato. I milioni di poveri italiani, in costante aumento, non possono sentire dire che non ci sono i soldi. I soldi ci sono e basta guardare gli estratti conto INPS e casse varie, pagati dagli italiani. E gli sprechi? Per la Rai, Ministeriali, Banche, Alitalia e l’elenco sarebbe infinito. La spending review che ha consentito al Belgio, tanti per dirne una, di rimettere a posto i loro conti, in Italia non è nemmeno cominciata. Totò direbbe: ma mi faccia il piacere?

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    • Caro Giò, dire ad un pensionato con le quote, che queste sono inique e incostituzionali fa un po’ sorridere, oltre che al Dott. Perfetto chieda anche al Sig. Marino, entrambi pensionati con quota 100. Sono d’accordo con Lei sulla iniquità, ma anticostituzionali proprio no. Infatti, in caso avverso, sarebbe intervenuta la Corte Costituzionale.

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    • Sig. Gio’, le mi domanda come faccio a dire che non si poteva fare di più? Lo dico sulla base della mia esperienza diretta.

      Vede, sig. Giò, nella mia vita lavorativa ho sempre (o quasi sempre) dovuto trovare soluzioni a problemi che non avevano soluzione. Mi spiego meglio.

      Quando un Cliente mi chiamava per migliorare le performance elaborative del Centro di Elaborazione Dati, non potevo di certo dire che occorreva migliorare il codice dei programmi, in quanto dovevo partire dal principio che i programmatori del Cliente erano bravi abbastanza da scrivere programmi già performanti (se avessi affermato il contrario, mi sarei attirato le antipatie del responsabile della programmazione applicativa).

      Non potevo di certo dire che si dovevano ottimizzare i processi informatici (riguardanti, per esempio, la schedulazione dei lavori), perché i tecnici (operatori, schedulatori, sistemisti) sono bravi abbastanza da svolgere bene il loro lavoro (se avessi affermato il contrario, mi sarei attirato le antipatie dei vari responsabili dei vari settori operativi).

      Insomma, per farla breve, non potevo sollevare obiezioni sull’operatività del Cliente, perché già conoscevo cosa il Cliente mi avrebbe risposto: “lo stiamo già facendo”, oppure “ci abbiamo già pensato”.

      Dovevo quindi trovare una soluzione migliorativa che apportasse le migliorie richieste (ottimizzazione delle prestazioni e riduzione dei costi di gestione) tenendo presente che il Cliente stava già operando con la soluzione ottimale. Avrei dovuto, in altre parole, mostrare che ci sarebbero stati ulteriori miglioramenti qualora fossero state introdotti nuovi prodotti software, nuovi modi di lavorare.

      Tornando ora al Governo, non crede, sig. Giò, che il Governo sia pienamente cosciente del fatto che ci sono: sprechi nella PA, evasione fiscale, lavoro nero, corruzione, finti nullatenenti, ecc., ecc.?

      Se tutto ciò lo sa lei, e lo so io, e lo sappiamo tutti, stia certo che lo sa anche il Governo!

      E allora? Allora, se si andasse a dire al Governo che occorrerebbe: eliminare gli sprechi nella PA, contrastare l’evasione fiscale, fare emergere il lavoro sommerso, rimuovere i corrotti, scovare i finti nullatenenti, ecc., ecc., ebbene, sa cosa il Governo le direbbe? Le direbbe: “lo stiamo già facendo”.

      Quindi, io parto dall’ipotesi, dal presupposto, che il Governo stia già facendo il meglio che può fare. Perciò, di più il Governo non può fare; di meglio il Governo non può fare. A meno che non emergano idee nuove che consentano di ottenere di più e di meglio, nonostante gli sprechi nella PA, nonostante l’evasione fiscale, nonostante il lavoro nero, nonostante la corruzione, nonostante i finti nullatenenti, nonostante tutto.

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  23. Dottor Perfetto (mi complimento con lei per il look) la sua analisi è come sempre corretta quindi tradotto in pratica nulla è stato fatto in quanto sia quota 103 e opzione donna non sono metodi per accedere alla pensioni in quanto subiscono troppe decurtazioni. E’ vero che soldi in cassa ce ne sono pochi ma è anche vero che lo spreco di risorse pubbliche mi riferisco alla spesa per rifornire l’Ucraina, l’evasione fiscale da trent’anni sempre teorizzata ma mai messa in atto (troppi interessi politici ovvio) il reddito di cittadinanza mal distribuito, e tanto se si fossero prese misure più soddisfacenti avrebbero consentito dopo quarant’anni di lavoro soddisfare tanti lavoratori creando un turn-over per i giovani. In tv tutti economisti saccenti ma l’altro quesito che porrei a questi signori è: ma se siete così bravi perchè si è creato un debito pubblico abnorme quanto con le vostre menti da 110 e lode aggiunte a pubblicazioni avreste potuto porvi rimedio? Tutte domande che tra i politici di turno non troverebbero mai risposte corrette ma solo evasive in quanto da tanti anni a questa parte chi si è seduto sulle poltrone di Palazzo Chigi in tutti i dicasteri non ne ha avuto merito, i poteri forti rimarranno tali, ormai persone come lei e il sottoscritto presumo lo abbiano capito da tempo. Auguri di un sereno Natale a tutta la redazione di “Pensioni per tutti.”

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  24. Veramente più che dire “si poteva fare di più”, si può affermare che non hanno fatto niente. Vorrei elogiare chi con parole colte e leggi, ha confermato i miei pensieri. Vale a dire che molte norme sono incostituzionali, doprattutto nel fisco e nella Previdenza. Mattarella pare sia in letargo a tempo indeterminato. A Milano, alla prima della Scala, è stato lungamente applaudito. Curioso perché non fa il suo mestiere. E continua a godere di vasto consenso e ammirazione perché fa dei bei discorsi. È educato e gentile. Peccato che non fa quello che deve fare e NOI PAGHIAMO LE CONSEGUENZE. La maggior parte degli italiani non si rende conto della gravità della situazione.

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    • Mi dispiace Sig. Giovanni, ma Mattarella fa esattamente quello che gli consente la costituzione. Le cose stanno così: Le camere approvano leggi a maggioranza che vengono inviate al Capo dello Stato per essere firmate. Se il presidente rileva qualche palese incostituzionalità non firma e rimanda la legge alle camere facendo notare errori ( per esempio una norma inserita nel contesto sbagliato ). A quel punto le camere possono rimandare una seconda volta quella legge uguale uguale al presidente che a quel punto è costretto a firmare. Sarà in seguito la corte costituzionale ad abrogare quella legge per manifesta incostituzionalità. Non averla corretta nelle camere resta solo come uno sgarbo istituzionale.

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      • Mi scusi allora che senso ha che il Parlamento di fatto possa legiferare anche in maniera incostituzionale?
        Quando allora può intervenire la corte costituzionale? Ci sono tante leggi nella previdenza e nel fisco che sono manifestamente incostituzionali.
        La corte costituzionale non dovrebbe forse intervenire immediatamente?
        Solo per fare un esempio la flat tax è incostituzionale. Se la costituzione è sacra soprattutto nei principi fondamentali mi sembra che sull’argomento ci sia un cortocircuito.

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