Pensioni anticipate 2023, ultime Perfetto: come finanziarle? Ecco il modo

Come abbiamo anticipato ieri nella prima parte dell’elaborato, oggi vi presenteremo la nuova modalità che, a detta del nostro esperto previdenziale Il Dott. Claudio Maria Perfetto, permetterebbe di finanziare le pensioni e dunque sarebbe sostenibile per il Governo e manterrebbe in equilibrio i conti. 

Eccovi il seguito delle sue considerazioni, per chi si fosse perso la prima parte, fondamentale alla comprensione della seconda qui esposta, vi invitiamo a leggerla al seguente link al fine di essere guidati dal Dott. Perfetto nel suo lucido e meticoloso ragionamento.

Pensioni anticipate 2023, ecco il modo per finanziare le nuove pensioni

Così Perfetto:L’automazione e la disintermediazione fisica (le tecnologie digitali in generale) consentono di risparmiare sul costo del lavoro e quindi di vendere beni e servizi a prezzi più bassi. A vantaggio di tutti, produttori e consumatori.

Ma se la digitalizzazione procede con un tasso di crescita maggiore di quello con cui nascono le nuove professioni, se l’automazione e la disintermediazione occupano un numero sempre maggiore di posti di lavoro a scapito dei lavoratori stessi, ci saranno sempre meno lavoratori in grado di consumare i beni e i servizi (anche se questi vengono prodotti a prezzi più bassi). A un certo punto le aziende, non vendendo i loro prodotti, riducono la produzione, riducendo quindi anche il personale, con l’effetto che sempre meno prodotti vengono venduti e sempre più lavoratori perdono il lavoro.

Si potrebbe evitare questa spirale recessiva sostenendo in maniera adeguata la domanda dei beni di consumo, che incentiverà le aziende a produrre e quindi a evitare che i lavoratori perdano il lavoro.

I maggiori consumatori potenziali sono i giovani in cerca di lavoro, di un buon lavoro, non a tempo, ma stabile, non sottopagato, ma ben retribuito. Potendo contare su un reddito da lavoro ben remunerato, i giovani potranno formarsi una famiglia, chiedere un mutuo per costruirsi una casa, o un prestito per comprare un’automobile, elettrodomestici e mobili per arredare la casa. Potranno pianificare di allevare dei figli. I giovani potranno consumare più dei loro genitori, i quali hanno già tutto ciò di cui hanno bisogno.

Occorre quindi favorire il pensionamento dei lavoratori anziani in modo da poter consentire ai giovani di entrare nel mondo del lavoro e avviare nuovi consumi.

Pensioni anticipate 2022-2023: tassare le macchine per permettere agli anziani di ritirarsi

Le macchine sono responsabili della perdita di posti di lavoro: nelle macchine va quindi ricercata la soluzione per permettere ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. Poiché le macchine (siano esse robot o applicazioni software) svolgono lo stesso lavoro che svolgerebbe un lavoratore umano, dovrebbero essere trattate alla stregua di un lavoratore umano, e quindi dovrebbero “percepire un reddito da lavoro” sul quale far gravare un’imposta.

L’idea di tassare i robot fu espressa per la prima volta da Bill Gates (co-fondatore di Microsoft) nel 2017, e in Italia fu ripresa dai deputati Oreste Pastorelli, Pia Locatelli e Michela Marzano che il 3 agosto 2017 presentarono alla Camera dei Deputati la Proposta di Legge intitolata “Agevolazioni fiscali per l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale nella produzione di beni” in cui si propone di aumentare “di un punto percentuale l’aliquota [di imposta sul reddito della società (IRES)] qualora l’attività produttiva sia realizzata e gestita direttamente da macchine intelligenti […] Tale aumento della tassazione non scatta, però, se l’impresa investe lo 0,5 per cento dei propri ricavi (cioè la metà dell’importo dell’IRES che avrebbe pagato con l’aliquota aumentata) in progetti di riqualificazione professionale dei propri lavoratori dipendenti ovvero in strumenti di welfare aziendale”. A livello europeo la tassazione sui robot è ancora argomento di dibattito, soprattutto in ambito di diritto tributario, dove emergono dubbi ancora irrisolti, come quello, per esempio, sulla possibilità di creare una terza personalità (la “personalità elettronica”, accanto a quelle delle persone fisiche e delle persone giuridiche) dotata di un’autonoma capacità contributiva.

Pur consapevoli della complessità della tematica riguardo all’applicazione di un’imposta alle macchine capaci di perseguire specifici obiettivi lavorando in autonomia (in questa categoria non rientrerebbe, per esempio, il trattore guidato dal contadino per arare un campo di grano, mentre vi rientrerebbero metro, treni e taxi a conduzione autonoma e casse automatiche nelle banche e nei supermercati), è nostro intento insistere sulla capacità contributiva delle macchine al fine di permettere di finanziare le pensioni dei lavoratori anziani e farli accedere quanto prima alla quiescenza in modo da consentire ai giovani di potersi inserire quanto prima nel mondo del lavoro. Inoltre, i contributi previdenziali versati dai robot e dalle macchine intelligenti serviranno a colmare i vuoti contributivi di giovani con carriere discontinue.  

Un passo iniziale nella direzione che auspichiamo è stato fatto istituendo con la Legge di Bilancio 2019 la “imposta sui servizi digitali” (o “web tax”) con l’obiettivo principale di contrastare l’evasione fiscale tipica delle transazioni online. Il passo successivo potrebbe essere l’istituzione di una “imposta sul reddito da lavoro prodotto dall’automa” (hardware o software che sia) – simile all’Irpef – con l’obiettivo di contrastare la disoccupazione causata (direttamente o indirettamente) dall’impiego massivo delle tecnologie digitali.  

Pensioni anticipate 2023: proposta complementare, la sintesi dell’evoluzione previdenziale

Sintetizziamo in due punti la nostra “proposta complementare” riguardo alla necessità di accelerare il ricambio generazionale, una necessità da soddisfare tanto più velocemente quanto più velocemente si diffonde l’uso delle tecnologie digitali:

  1. le macchine (robot/app), al pari dei lavoratori umani, andrebbero assoggettate a imposta sul reddito da lavoro e quindi al versamento di contributi con cui finanziare nuove pensioni;
  2. i lavoratori anziani, potendo accedere liberamente alla pensione, libererebbero posti di lavoro a favore dei giovani, innescando un circolo virtuoso: meno anziani al lavoro, più giovani al lavoro, più nascite, più futuri lavoratori, meno anziani al lavoro, più giovani al lavoro, più nascite, più futuri lavoratori,… più alti livelli di consumo, più alti livelli di crescita economica.

Cosa ne pensate delle considerazioni del Dott. Perfetto che porterebbero a sostituire il circolo vizioso con quello virtuoso, collocando dunque i giovani al lavoro e gli anziani a ‘riposo’? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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22 commenti su “Pensioni anticipate 2023, ultime Perfetto: come finanziarle? Ecco il modo”

  1. Io penso che sarebbe interessante che il governo punti a 41 massimo 42 anni di contributi, senza eta’ .E dare finalmente lavoro e sicurezza del futuro ai giovani E se il resto d’ Europa vogliono arrivare sino allo stremo delle forze lo facciano pure.

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  2. Il dott. Perfetto, a mio parere, ha centrato il motivo principale che potrebbe guidare l’intera società verso circuiti virtuosi in grado di migliorare la qualità della vita.
    Coloro che occupano posti chiave dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità di promuovere e valorizzare questo modo di pensare: creare circoli virtuosi dove ognuno ha qualcosa da vincere. Non è banale. È chiaro ed é semplicemente funzionale.

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  3. È semplicemente fantastica l’idea della tassazione dei robot ma ritengo di difficile attuazione soprattutto per le “menti” che ci governano !!!
    Io ho scritto ben due volte, ma non ho visto le mie considerazioni pubblicate mah!!
    Io penso che sia necessario anche pensare non solo all’anzianita’ anagrafica e MAI AGLI ANNI DI CONTRIBUTI : 40 O 41 ANNI DI CONTRIBUTI E DURO LAVORO SONO TANTI indipendentemente dall’età quindi bisognerebbe premiare anche donne come me che hanno cominciato a lavorare a 20 anni e ora sono pronte per la pensione meritata e dignitosa : non si considerano forse i figli, il menage familiare e ora anche l’assistenza a genitori anziani di 91 e 92 anni da accudire, aiutare e coccolare!!!
    Ci vuole tempo anche per queste semplici azioni quotidiane che si fa fatica a conciliare con un lavoro che dura da 40 anni e il fisico che non risponde più come un tempo !!
    Complimenti per gli interventi che sono molto interessanti e che dovrebbero essere considerati da quegli ottusi e ciechi che ci governano.
    Auguri a tutti in questo mondo così difficile !!!

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  4. Il dott. Perfetto ha elaborato una proposta eccellente e condivisibile da tutti, tranne forse dalle aziende che dovrebbero versare così i contributi o tasse per le loro macchine o applicazioni. Ma il suo ragionamento è corretto e le sue sintesi perfettamente veritiere. Lo capisce anche un bambino che con il trend attuale, cioè più tardi si va in pensione meno giovani iniziano a lavorare, meno acquistano, meno si formano una famiglia ecc. , e più intelligenza artificiale si impiega, ci saranno sempre di più scarse risorse per le pensioni. Ma, come dice il dott. Perfetto, a chi venderanno i loro prodotti le aziende che impiegano sempre più macchine, robot e intelligenza artificiale? Finiranno per dover dare uno stipendio alle persone anche senza lavorare, pur di farle spendere!
    Perché dott. Perfetto non va anche lei ai tavoli di discussione insieme ai sindacati e al governo? Con le sue considerazioni e proposte metterebbe a tacere anche Cazzola e la Fornero!
    Grazie a lei e alla dott.ssa Venditti, siete una speranza.

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  5. Basterebbe applicare adesso il sistema contributivo per tutti ma RETROATTIVO, strano come la sinistra abbia gettato la maschera difendendo i diritti acquisiti e fregandosene dei lavoratori. Sveglia gente sveglia

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    • E Lei quindi sostiene meglio stare male tutti che pensare di lottare per stare meglio tutti.
      Si ponga la domanda da dove provengono quelli che Lei chiama diritti acquisiti (almeno quelli dei lavoratori) e dove era la sinistra sindacale nel 95.
      Dormiva!

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  6. Quando vogliono i tempi sono corti e non lunghi nell’approvare quello che a loro interessa approvare e dico di più si mettono persino a piangere, vedi Fornero 2012 in 48 ore hanno fatto quello che volevano, altro che tempi lunghi!!!!! Il Dott.Perfetto ha lanciato un’ottima idea ma ricordiamo che qua’tocchiamo i padroni e non i poveracci xche’ appunto quando toccano i poveracci ripeto sono tutti d’accordo e le leggi vengono approvate all’unanimità in 24 al massimo 48 ore!!!
    Saluti ai gestori del sito che ci informano sempre in modo preciso e ci tengono sempre informati, complimenti x l’ottimo servizio.

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  7. In pensione a 62 anni, indipendentemente dai contributi, poi ognuno e’ libero di lavorare di piiu’, se sta bene, io non sto bene e non c’è la faccio piu’.

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  8. perfetto, dott. perfetto; è molto innovativa; peccato che i nostri politici pare che abbiano come si dice il prosciutto negli occhi; no, capiscono ma se ne fregano; per non parlare dei sindacalisti; pazienza; saluti a lei e ai gestori del sito

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  9. Congratulazioni al Dott. Perfetto. Ma la riforma è già possibile con le risorse attuali, se finanziamo pensioni baby e d’oro con l’Erario, e se introduciamo pensioni flessibili e facoltative interamente contributive. Ognuno ha il suo capitale e con quello si finanzia.
    Mugugni e borbotti ma così l’INPS si salva e tutti hanno la loro pensioncina. Meno povertà e tutti possono andare in pensione anticipata.
    Pensioni basse? Intanto il sistema è facoltativo. E sono forse tanti i 500 EUR. del RDC? Lasciamo che ognuno decida cosa fare del proprio capitale accumulato. Anche chi ha sistemi misti discriminati. Sistemiamo i disoccupati e i poveri che devono avere la precedenza.

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  10. Analisi perfetta, il problema è come applicare la nuova tassazione e se questa verrà recepita dal nostro sistema Italia molto poco propenso in generale a pagare le tasse…Comunque condivido la sintesi del dott Perfetto che indica una via innovativa, sostenibile, compensativa ,giusta ed equilibrata…

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  11. Sembra il libro dei sogni, e come tale così rimarrà. Purtroppo chi decide di queste cose è così ottuso che sicuramente neanche proverà ad approfondire questa proposta. Attendo di essere clamorosamente smentito, ma sicuramente potrei giocarmi qualcosa di prezioso senza rischiare praticamente nulla. A 2 anni di distanza ancora non sono state caricate le contrribuzioni di FSBA sugli estratti contributivi dell’INPS relativi alla cassa integrazione COVID (mettendo di conseguenza in grossa difficoltà chi dovrebbe essere in prossimità della pensione e costringendolo ad allungare i termini di accesso, sempre ammesso che non sia invece in NASPI) e vogliamo che elaborino qualcosa di così innovativo?
    come diceva il buon vecchio TOTO’… “ma mi faccia il piacere….”
    saluti ai gestori del sito, penso siate gli unici che hanno a cuore un tema così sensibile

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    • Sig. Vincenzo, l’innovazione richiede un modo di pensare nuovo.

      Andare in pensione con 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica; oppure, andare in pensione con 62 anni di età anagrafica senza penalizzazione; in altre parole, andare in pensione così come vorrebbero i lavoratori e i Sindacati potrebbe essere possibile (anzi, per la verità, è necessario), ma ad un condizione: che i Sindacati riescano a pensare in modo nuovo, in termini innovativi, e che riescano a indicare (e a convincere) come finanziare le loro proposte.

      A questo punto, anche i più “ottusi” potranno divenire “acuti” nell’accettare l’innovazione.

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      • Buongiorno dottore.

        Chiederei però di spiegare a riguardo di quanto esposto come stanno le cose in Europa, più che in Italia.
        In particolare di raccontarci la risoluzione della lussemburghese Mady Delvaux e la sua evoluzione riguardo l’idea di tassazione dei robot autonomi più sofisticati e dello status di “persone elettroniche” che già originariamente prevedeva l’introduzione della “TASSA SUI ROBOT” in carico alle aziende da utilizzarsi NON PER LE PENSIONI ma per la disoccupazione in senso più generale da essi generata fino a farne mezzo per sostenere un reddito di cittadinanza Europeo.

        Sarebbe bene che il popolo EUROPEO fosse meglio informato di cosa avviene nella stanza dei bottoni.

        Grazie se vorrà rispondermi.

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        • Sig. Wal52, desidero innanzitutto dirle che ho trovato molto interessante l’articolo “La tassazione dei robot” a firma di Fabio Ghiselli che lei ha segnalato nel suo commento del 20 Aprile 2022 alle 16:48 in risposta al commento del sig. Giovanni.

          Per quanto riguarda, invece, Mady Delvaux cui lei accenna, l’allora membro del Parlamento europeo presentò al Parlamento europeo in maggio 2016 un documento in cui invitava il Parlamento europeo stesso a prendere (cito testualmente traducendo dall’inglese) “in considerazione l’eventuale necessità di introdurre obblighi di rendicontazione aziendale sull’entità e la proporzione del contributo della robotica e dell’Intelligenza Artificiale ai risultati economici di un’azienda ai fini della fiscalità e contributi previdenziali”.

          Ad oggi il dibattito parlamentare a livello europeo sembrerebbe concluso, in quanto il Parlamento europeo avrebbe bocciato la tassa sui robot. Tuttavia, non si potrebbe ancora dire l’ultima parola. Il dibattito potrebbe essere ripreso approfondendo alcuni concetti espressi nel documento “Robot, soggettività passiva e presupposti d’imposta” (sottotitolo “Una nuova categoria di lavoratori soggetti ad imposta sul reddito?”) scritto in agosto 2020 da Laura Allevi, Cultore della materia in International & EU Tax Law presso l’Università di Bergamo.

          Per quanto riguarda le idee espresse nel presente articolo, invece, mi sono attenuto esclusivamente alle mie esperienze lavorative e, soprattutto, ho inserito l’argomento “pensioni” in un contesto economico più ampio di quello che esperti previdenziali, giuslavoristi, tributaristi, Governo e Sindacati normalmente considerano.

          Sono perfettamente consapevole dell’impatto che la digitalizzazione ha sul lavoro. Ne sono consapevole per il semplice fatto che dal 1980 al 2020 (cioè per 40 anni esatti) mi sono dedicato a far fare alle macchine (principalmente computer particolarmente sofisticati chiamati “mainframe”) il lavoro degli umani in modo che le aziende potessero produrre di più e meglio riducendo i costi diminuendo il fabbisogno di risorse umane.

          Durante la mia ricerca economica trentennale (dal 1991 al 2020) ho rivisto l’intera disciplina economica alla luce della digitalizzazione, e sono approdato alla “economia digitale” intesa in un senso differente da come la intendono gli economisti “tradizionali”. L’economia digitale (la “digital economics”) così come la intendo io si basa principalmente sulla moneta digitale, sul lavoro digitale (umano e robotico) sulle tecnologie digitali e sui beni digitali (dati, informazioni, e-book, ecc.).

          Considero i robot e le macchine autonome (automi, treni a conduzione autonoma, ecc.) non più come macchine, ovvero come “capitale fisico”, ma come “forza lavoro” equiparata alla forza lavoro umana. Ne deriva come naturale conseguenza che anche i robot e le macchine autonome dovrebbero versare una imposta sul reddito da lavoro.

          Il Governo italiano ha già creato la “web tax”: ci vorrebbe quindi molto poco per passare dalla “web tax” alla “digital tax”, ovvero alla “imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi” (robot o macchine intelligenti che siano).

          Tuttavia, non desidero affatto banalizzare la questione, che andrebbe adeguatamente valutata in sede di Parlamento italiano e Parlamento europeo soprattutto per quanto riguarda la definizione di “personalità elettronica” da attribuire ai robot e macchine intelligenti (o comunque in grado di sostituire l’uomo nell’adempimento di lavori in modalità autonoma e in funzione di uno scopo da raggiungere).

          La mia opinione è che la “digital tax”, la imposta sugli automi, potrebbe entrare in vigore già dal 2023, qualora venisse sostenuta dal Governo Draghi con la stessa determinazione con cui si vuole investire il 2% del PIL italiano per la spesa in armamenti.

          Con la “digital tax” si finanzierebbero nuove pensioni, si incrementerebbe il tasso di occupazione giovanile e si realizzerebbe una vera crescita economica (nonostante la pandemia, la guerra e l’inflazione).

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  12. Secondo me il ragionamento del Dott. Perfetto è semplicemente straordinario, non fa una piega e ricalca in un certo senso quello che avveniva anni or sono con il turn-over. L’unico problema sono, come al solito, i tempi eccessivamente lunghi per realizzare ciò che dovrebbe essere una lungimiranza di questa razza di politici, e anche di sindacalisti, che ci ritroviamo. Noi lavoratori anziani abbiamo un’irrefrenabile bisogno psico-fisico di uscire dal mondo del lavoro e goderci il frutto dei nostri sacrifici, mentre i giovani che attendono fuori dalla porta hanno un altrettanto irrefrenabile necessità di entrare nel mondo del lavoro, per tutti quei motivi che ha spiegato il Dott. Perfetto. Basta con i vari Brunetta, Fornero, Cazzola e company, questi personaggi sono un freno allo sviluppo del nostro Paese. Largo ai giovani ma subito. Il prossimo anno ci saranno le elezioni e mi auguro che sia i lavoratori anziani che gli aspiranti lavoratori giovani ne tengano conto!!!

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