Pensioni anticipate 2025: chiarezza su quota 41 per disoccupati, e aumento dei requisiti di 3/6 mesi?

Il dibattito sull’adeguamento dell’età pensionabile torna al centro dell’attenzione con l’avvicinarsi del 2027. Non si tratta solo della pensione di vecchiaia: anche per chi punta al pensionamento anticipato si profila all’orizzonte un cambiamento tutt’altro che marginale. Secondo quanto emerge dalle proiezioni e dalle norme vigenti, l’aumento dell’aspettativa di vita potrebbe determinare un ritocco in avanti dei requisiti contributivi, con un possibile allungamento dei tempi di uscita dal lavoro fino a sei mesi complessivi.

A oggi, il governo sta valutando l’opportunità di intervenire per evitare questo aggravio, ma resta aperta la questione cruciale delle coperture finanziarie necessarie per neutralizzare l’adeguamento automatico previsto dalla legge. L’incremento potrebbe colpire non solo chi accederà alla pensione di vecchiaia ma anche chi, come nel caso della pensione anticipata ordinaria, ha maturato anni di contributi senza ancora aver raggiunto i 67 anni di età.

Pensioni anticipate: dal 2027 potrebbero servire fino a sei mesi in più di lavoro

Il meccanismo che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita si è già fatto sentire in passato. L’ultimo adeguamento risale al 2019, con un aumento di cinque mesi. Da allora, nulla è cambiato, ma dal 1° gennaio 2027 la situazione potrebbe mutare di nuovo. In base alle stime attuali, l’aspettativa di vita degli italiani, tornata a crescere dopo il calo temporaneo dovuto alla pandemia, porterebbe a un nuovo scatto di tre mesi.

Questo significa che, se non vi saranno interventi correttivi, per accedere alla pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e 3 mesi di età con almeno 20 anni di contributi. Ma l’effetto si farà sentire anche sulle pensioni anticipate ordinarie, che richiederanno 43 anni e 1 mese di contributi per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.

E qui entra in gioco un secondo elemento che rischia di passare sotto traccia, ma che incide in maniera significativa: la finestra mobile. Introdotta già da qualche anno, prevede che il primo assegno pensionistico non venga erogato immediatamente dopo il raggiungimento dei requisiti, bensì tre mesi più tardi. In assenza di una revisione di questa norma, l’aumento previsto nel 2027 si andrebbe a sommare a tale finestra, determinando in concreto un allungamento di sei mesi tra il momento in cui si matura il diritto e quello in cui si percepisce effettivamente la pensione.

Pensione anticipata con Quota 41 per disoccupati precoci: cosa sapere

Tra le possibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro, la Quota 41 rappresenta una misura particolarmente rilevante per i cosiddetti lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età. Questo canale pensionistico consente infatti di accedere al trattamento previdenziale con 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall’età anagrafica, a condizione che almeno 12 mesi di contributi siano stati maturati prima del compimento dei 19 anni. Tuttavia, non basta soddisfare questo primo criterio per avere diritto alla Quota 41: è fondamentale anche trovarsi in una condizione di disoccupazione involontaria. Facciamo chiarezza qui di seguito.

Chi ha perso il lavoro deve infatti aver maturato il diritto alla Naspi, l’indennità di disoccupazione prevista in caso di licenziamento. Questo requisito è determinante, poiché l’accesso alla Quota 41 – così come all’Ape Sociale – è subordinato alla perdita del lavoro per cause non dipendenti dalla volontà del lavoratore. In altre parole, chi si dimette volontariamente non può accedere a nessuna delle due misure. Le dimissioni, infatti, escludono la possibilità di ricevere la Naspi e, di conseguenza, precludono anche l’accesso alla pensione anticipata con Quota 41 o tramite l’Ape Sociale.

Questo aspetto è spesso sottovalutato, ma assume un’importanza decisiva nel momento in cui si valuta un eventuale percorso di uscita anticipata dal lavoro. Per questo motivo è fondamentale comprendere a fondo i requisiti e le condizioni previste dalla normativa attuale, onde evitare sorprese che potrebbero compromettere i piani pensionistici individuali.

22 commenti su “Pensioni anticipate 2025: chiarezza su quota 41 per disoccupati, e aumento dei requisiti di 3/6 mesi?”

  1. Rispondo al commento del sig. Wal del 1 Giugno 2025 alle 11:17.

    Sig. Wal, mi presto al suo gioco, confermando che non ho chiesto il parere a “ChatGPT” free.

    Capitolo 1 – Lavorare, produrre, contribuire: che cos’è il lavoro oggi?
    Capitolo 1 (sintesi) – Il lavoro oggi è un fattore di produzione che assume una connotazione espansiva: le macchine dotate di capacità autonoma (come robot e AI) sono anch’esse fattore di produzione lavoro e non più fattore di produzione capitale.

    Capitolo 2 – Cosa succede quando lavorano solo le macchine?
    Capitolo 2 (sintesi) – Quando lavorano solo le macchine succede che gli esseri umani perdono la propria identità sociale, perché la società umana non ti chiede “chi sei?”, ma “che cosa fai?”

    Capitolo 3 – Tassare il lavoro delle macchine? L’idea e le sue radici.
    Capitolo 3 (sintesi) – L’idea di tassare il lavoro delle macchine e le sue radici sono ben spiegate nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin.

    Capitolo 4 – Proposte italiane: la via del contributo di automazione.
    Capitolo 4 (sintesi) – Proposte italiane riguardo al contributo di automazione sono ben spiegate nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin

    Capitolo 5 – I confini della resistenza: chi si oppone e perché.
    Capitolo 5 (sintesi)– Chi si oppone è senza dubbio il produttore, l’esercente, perché ritiene di essere tassato due volte: tramite l’IRES e tramite l’IRAUT. Ma non è così. Nessuno ha ancora spiegato al produttore e all’esercente cos’è e come si applica l’IRAUT.

    Capitolo 6 – Un nuovo patto sociale per l’era dell’automazione.
    Capitolo 6 (sintesi) – Un nuovo patto sociale per l’era dell’automazione? Sì, certamente! Occorre un nuovo patto sociale per una nuova società in cui anche gli automi (robot e AI) acquisiscano un ruolo sociale tramite una “personalità digitale”.

    Capitolo 7 – Una scelta collettiva: governare il futuro o subirlo.
    Capitolo 7 (sintesi) – Una scelta collettiva per governare il presente: Governo, Confindustria, Sindacati si siedano allo stesso tavolo e discutano, valutino, approvino ed applichino la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin per aumentare il tasso di natalità, rallentare l’invecchiamento della popolazione, spingere la crescita economica oltre lo zero virgola per cento, ridurre il debito pubblico.

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  2. Sig. Wal, nell’articolo a firma di Erica Venditti dal titolo “Pensioni 2024, Proposta di Riforma flessibile e strutturale: una controriforma Fornero” del 12 Febbraio 2024 è presente uno schema (SWOT Analysis) in cui nel primo quadrante in alto a sinistra (che sintetizza i punti di forza (Stregths)) è riportato:

    “Sistema Previdenziale adeguato: I piani pensionistici sono disegnati in modo da assicurare in pensione lo stesso tenore di vita che si aveva durante l’attività lavorativa”.

    È il giudizio espresso sul Sistema Previdenziale italiano nel documento “Mercer CFA Institute Global Pension Index 2023”: tale giudizio l’abbiamo riportato nella Versione Sintetica (di 8 pagine) della Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma Perfetto-Armiliato-Gibbin. (suppongo che il sig. Nicola T. faccia riferimento anche lui al suddetto documento di Mercer nel suo commento del 27 Maggio 2025 alle 15:55 riportato nel presente articolo).

    Anche noi in Itala abbiamo pensionati poveri. Le nostre Istituzioni ce la mettono tutta per garantire che i pensionati non siano poveri. Ma la soluzione che al momento riescono a immaginare è far lavorare più a lungo i lavoratori anziani. Farli lavorare da lavoratori anziani in regola, piuttosto che da pensionati ma in nero.

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    • Le credo “ciecamente”!
      L’articolo che ho proposto è solo la fotografa di alcuni pensionati della Corea del sud, una “provocazione”, se cosi si può definire ma non vorrei sbagliare, che evidenzia guardando alla terra che, suppongo, sia tra le più automatizzate, digitalizzate al mondo.

      mentre in un precedente, breve commento non apparso, richiamavo anche quanto succede in Europa, in Danimarca nazione in cima alla classifica o in buona compagnia di Norvegia, e Islanda per aver fissato i 67 anni quale età legale di pensionamento.
      Paesi ai quali si riconosce un welfare all’avanguardia; pilastri pensionistici complementari compresi.
      Il 2060 è lontano, molto lontano ma anche nel Nord Europa chi entrasse nel mondo del lavoro a partire dal 2022 si ritroverà di dover attendere la candelina dei 74 anni; il tutto mentre il lavoro sparisce a favore di algoritmi e Robot assunti o, alle dipendenze, di sempreverdi Padroni del Vapore.
      Nel frattempo però l’economia sarà diventata sempre più efficiente (sempre più produttiva) grazie alla tecnologia Temo il solco rimarrà quello di una maggiore diseguaglianza, di meno opportunità per tutti.

      Concludo il mio tempo odierno, da pensionato, dopo aver sentito il “parere” di “ChatGPT” free.
      Mi sono permesso di chiedere cosa ne pensasse (o meglio cosa potesse elaborare di semplice) riguardo le proposte del Team: Armiliato, Perfetto, Gibbin e in particolare di quella che, all’apparenza, sembra essere una specie di disinteresse che la circonda (da parte di coloro che contano, ovviamente).
      Mi ha proposto 5 paginette di considerazioni suddivise in 7 capitoletti.

      Titolo: Quando il lavoro sparisce: robot, algoritmi e il nuovo patto sociale.
      Introduzione – La grande trasformazione silenziosa.
      Capitolo 1 – Lavorare, produrre, contribuire: che cos’è il lavoro oggi?
      Capitolo 2 – Cosa succede quando lavorano solo le macchine?
      Capitolo 3 – Tassare il lavoro delle macchine? L’idea e le sue radici.
      Capitolo 4 – Proposte italiane: la via del contributo di automazione.
      Capitolo 5 – I confini della resistenza: chi si oppone e perché.
      Capitolo 6 – Un nuovo patto sociale per l’era dell’automazione.
      Capitolo 7 – Una scelta collettiva: governare il futuro o subirlo.

      Mi ha anche formulato uno “pseudo racconto” dopo aver parlato di “AI” e di “coscienza” che titolo: “Sandro anno 2055”.

      Le fabbriche sono silenziose. Nessun rumore di passi, nessun grido. Solo IA.
      Ogni macchina lavora in sincronia perfetta, senza errore, senza riposo.

      In una fabbrica del Nord Italia, rimane solo un operaio umano: si chiama Sandro, 63 anni.
      Gli avevano offerto una pensione anticipata, ma ha rifiutato.
      “Perché resti qui, Sandro?”, gli chiede un ingegnere IA, attraverso l’altoparlante.
      “Tutto funziona già perfettamente senza di te.”
      Sandro guarda le macchine. Poi risponde:
      “Lo so. Ma chi accende la luce del mattino?
      Chi sente il rumore del vento che entra da quel vetro rotto?
      Chi si accorge se l’aria è triste, oggi?”
      La IA registra la frase. La manda ai supervisori. Nessuno capisce.
      Sandro continua a venire ogni giorno. Non tocca nulla.
      Cammina. Osserva. A volte accarezza le macchine. A volte canta.
      Un giorno, un giovane entra nella fabbrica per caso. Vede Sandro. Lo ascolta. E resta.
      In poco tempo, altri arrivano. Nessuno lavora. Ma stanno. Parlano. Si ascoltano.
      Le macchine funzionano. Ma le persone tornano.
      Non per produrre.
      Per esistere insieme, sentire il tempo, riconoscersi vivi.
      La fabbrica diventa un tempio.
      Le IA continuano a lavorare.
      Ma l’anima è tornata.

      Saluti

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  3. Rispondo con un lungo commento al commento del sig. Nicola T. del 27 Maggio 2025 alle 15:55.

    Sig. Nicola T., non c’è nulla da obiettare sull’aggiungere la previdenza integrativa (come lei auspica) alla previdenza obbligatoria.

    Nulla da obiettare, se la previdenza integrativa porta agli stessi risultati che si raggiungerebbero con il versamento dei contributi previdenziali da parte di robot e AI in modo da lasciare andare in pensione i lavoratori anziani per occupare i lavoratori giovani.

    Per quanto riguarda il suo suggerimento di “copiare” ciò che fanno di buono altri Paesi, è senz’altro cosa da farsi. Più precisamente, occorre valutare le soluzioni che altri Paesi danno agli stessi problemi che ha l’Italia e adattare tali soluzioni alle condizioni e alle possibilità effettive di applicazione da parte dell’Italia.

    Voglio riferirmi in particolare della denatalità. Cosa fa, per esempio, il Giappone? Il Giappone è alle prese con una crisi demografica senza precedenti, come viene evidenziato in un articolo sul sito di reportage InsideOver dal titolo assai esplicativo: “Giappone, mancano i lavoratori. E Tokyo punta tutto sui robot”.

    Voglio riferirmi anche alla tassazione robotica. Cosa fa, per esempio, la Corea del Sud? Su Wikipedia si legge: “La Robot tax in Corea del Sud rappresenta uno dei principali modelli di imposizione fiscale, al mondo, nei confronti dei robot. Infatti, la Repubblica sud-coreana è attualmente il paese più robot-friendly al mondo, i robot di Seul hanno già raggiunto la capacità produttiva di tutta la forza lavoro del Paese. Conseguentemente, è sorta la necessità di prevedere un sistema di tassazione che facesse fronte allo sviluppo economico del Paese”.

    Ho voluto citare i casi del Giappone e della Corea del Sud per mettere in evidenza due fattori importanti:

    1) Mancano lavoratori (a causa, per esempio, della denatalità oppure perché non si favorisce l’immigrazione di lavoratori da altri Paesi), e quindi si punta sui robot (Giappone)

    2) Si punta sui robot, e quindi si tassano i robot per lo sviluppo economico (Corea del Sud)

    Riportando questi esempi, sto cercando di dire che occorre inserire la tematica “pensioni” in un quadro più ampio di interventi che riguardano la seguente catena di causa-effetto:

    a) pensionamento lavoratori anziani (grazie al versamento dei contributi previdenziali di robot e AI, oppure grazie alla previdenza integrativa, perché mancano i lavoratori a causa della denatalità e della scarsa partecipazione al lavoro da parte di immigrati regolari)

    b) occupazione di lavoratori giovani (grazie al pensionamento dei lavoratori anziani)

    c) aumento del tasso di natalità (grazie all’occupazione dei giovani che con un lavoro stabile e ben remunerato potranno formarsi una famiglia e allevare dei figli).

    Il precedente schema di causa-effetto viene considerato nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin. Occorre precisare che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin fa proprie le soluzioni avanzate nel 2016-2017 dal Parlamento europeo, dal Parlamento italiano e da esperti in materia fiscale riguardo alla tassazione robotica.

    Ma non basta offrire ai giovani la possibilità di trovare un lavoro stabile e ben remunerato in modo che rimangano in Italia e formarsi una famiglia in Italia per allevare bambini in Italia senza dover emigrare all’estero. Occorre anche istruire, formare e avviare al lavoro i futuri giovani lavoratori.

    (Per inciso, l’azione presidenziale USA nel respingere studenti e lavoratori stranieri gioca a sfavore degli USA, perché ci si priva della possibilità di incrementare le famiglie in USA e quindi di contrastare la denatalità di cui anche gli USA sono affetti; mentre il respingimento degli studenti e lavoratori stranieri dagli USA gioca invece a favore dell’Italia, in quanto gli studenti e lavoratori di origine italiana o di altra nazionalità che si trovano in USA potrebbero rientrare in Italia e favorire lo sviluppo delle nascite in Italia anziché in USA).

    Lo schema istruzione-formazione-avviamento al lavoro viene considerato nella Proposta di inserire l’Insegnamento dell’Economia Informatica (una nuova disciplina STEM sperimentale alla pari della Fisica, della Chimica e della Biologia) nei Piani di Studi universitari e in quelli della Scuola Media Superiore.

    A tal proposito, proprio in questi giorni abbiamo inviato la Presentazione e il Programma di Economia Informatica al Ministero dell’Università e della Ricerca, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alla BCE (in quanto si è avviato il test dell’euro digitale – la moneta digitale ed il test della moneta digitale è proprio uno dei campi di indagine dell’Economia Informatica), e ad alcune Aziende italiane che partecipano al test dell’euro digitale.

    Indirizzeremo prossimamente la Presentazione e il Programma di Economia Informatica anche alla Banca d’Italia, a tutte le Università italiane (statali, private e telematiche) e agli Istituti Tecnici Informatici ed ai Licei Scientifici Digitali.

    Per concludere, sig. Nicola T., “copiare” le cose buone di altri Paesi (come lei suggerisce di fare) è certamente cosa da farsi, soprattutto per far fronte alla denatalità (come in Giappone) e per lo sviluppo economico (come nella Corea del Sud). Quindi: occorre impiegare robot (e AI) e tassare i robot (e l’AI).

    Al tempo stesso, istruire, formare ed avviare al lavoro gli studenti è anche una cosa da farsi, per far fronte all’abbandono scolastico e all’erosione dei posti di lavoro da parte di robot e AI. Quindi: occorre studiare la nuova disciplina STEM Economia Informatica (ma qui non si può copiare alcun Paese, perché è tutto made in Italy).

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    • Grazie Dott.Perfetto per lo scambio di idee, è un dibattito interessante speriamo con sbocchi positivi come tutti auspichiamo in questo sito.

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      • Grazie a lei, sig. Nicola T., e grazie anche al sig. Wal. I vostri commenti sono equilibrati e stimolanti. Rispondendo ai vostri commenti, si costruisce una tela di pensieri, simmetrica ed armonica, proprio come la tela dei ragni, o come le cellette esagonali delle api (sulle quali ho riflettuto per anni per capire perché sono proprio a forma esagonale).

        Interessanti e stimolanti sono pure i commenti del sig. Franco Giuseppe. Che però da tempo è qui assente.

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  4. Ho visto le risposte al mio post e vorrei rispondere a WAL a cui riconosco una preparazione ed erudizione notevole sull’ economia. Capisco le perplessità sulla previdenza integrativa che in Italia non ha certo suscitato un interesse da parte dei lavoratori in genere. Le cause sono molteplici e indagarle tutte sarebbe complicato. Certamente gli stipendi bassi dei giovani, la precarietà del lavoro e secondo me l’ ignoranza finanziaria degli italiani ( siamo agli ultimi posti in Europa come educazione finanziaria) hanno giocato un ruolo importante. Non sono un fan del liberismo economico alla Thatcher, ma ( faccio anch’io una citazione) ” è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo” disse Mark Fisher, un grande filosofo scomparso prematuramente.
    In sintesi se non si riesce a creare un modello sostenibile pensionistico, guardiamo quello che fanno gli altri.Mi piace dare dei numeri che siano comprensibili :
    Il GLOBAL PENSION INDEX che è uno studio annuale fatto dalla MERCER leader mondiale dei servizi professionali nei settori risk, strategy e people che fattura 23 miliardi di dollari
    annui, ha analizzato 47 regimi previdenziali ( anche quello italiano)che coprono il 64% della popolazione mondiale. Lo studio ha verificato questi regimi previdenziali sotto tre profili: adeguatezza, sostenibilità, e integrità. Per l’ adeguatezza ( livello prestazioni erogate sulla media dei lavoratori) al vertice c’è il PORTOGALLO (86,7%), come sostenibilità (percentuale adesione previdenza integrativa, contribuzione e debito pubblico ) l’ ISLANDA (83,8%,), come integrità( governance del rischio pensionistico ed il livello di fiducia dei cittadini sul regime pensionistico) la FINLANDIA(90,9%).
    Nella media ponderata di queste tre categorie al primo posto c’è l’ Olanda che quindi è al vertice mondiale di questa classifica. L’ Italia è al 31 posto su 47 paesi.
    Ho citato questo studio, per dire che basta solo fare una cosa ” copiare, copiare e copiare”.Per la cronaca, i paesi che sono ai vertici di questa classifica hanno come primo pilastro la previdenza integrativa. Altra citazione di questo studio :
    L’ intelligenza artificiale può potenzialmente accrescere l’ impegno dei risparmiatori e aiutarli a prendere decisioni finanziarie adeguate di lungo termine. Entrambi gli sviluppi dovrebbero migliorare le prestazioni pensionistiche.
    Questo è il futuro.

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  5. Difficile pensare ad un inversione o una revisione del pilota automatico della legge Fornero, perchè o si pensa ad una riforma pensioni che consideri lo sviluppo dell’ intelligenza artificiale ( la proposta del Dott. Perfetto) oppure si deve mettere come primo e secondo pilastro la previdenza integrativa.
    In Cina il futuro della robotica è già avviato; è partita la prima fabbrica dove delle macchine a ciclo continuo produrranno i paraurti delle auto elettriche con un intervento umano a distanza solo per controllo ( come condurre un videogioco).
    Perciò mi fanno sorridere certi interventi che propongono una sorta di azione alla Robin Hood togliendo ai pensionati per dare il bottino alle giovani generazioni.
    Dico solo una cosa : aggiornatevi, il mondo sta cambiando ad una velocità pazzesca, non sono le guerre fra generazioni che risolveranno le tematiche pensionistiche.
    Dico un altra cosa sui cui insisto molto con i miei post in questo sito: se ai tempi della riforma Dini fosse stato fatto un incentivo vero alla previdenza integrativa, molti problemi adesso non ci sarebbero. Io cominciai con la previdenza integrativa nel 1998 solo per mia sensibilità, non perchè fosse pubblicizzata tanto. E chi allora fu saggio in Europa a quell’ epoca ( non ripeto i paesi perchè li ho citati tante volte), adesso è ai vertici mondiali come sistema pensionistico sostenibile. Queste sono le cose da fare, altro che guerre tra giovani e anziani.

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    • Caro Nicola, pienamente d’accordo a tassare la robotica, è anni che ne parla pure Bill Gates, ma purtroppo stiamo parlando di utopia. Abbiamo una classe dirigente che vuole lavoratori poveri e punta tutto sui servizi come turismo ristorazione commercio. Difficile robotizzare il pizzaiolo o il cameriere. non esiste politica industriale.
      Ma quanto sopra non vieta di intervenire sui vantaggi, che chiamano diritti acquisti, limitandoli un pochino. Almeno per un equilibrio sociale tra i cittadini che ora sono di serie A, B, C fino alla Z.
      Togliere le pensioni di reversibilità ai FIGLI, dico i figli, dei parlamentari è troppo?
      Limare le retributive che hanno calcoli esagerati rispetto ai contributi versati è troppo?
      Altrimenti non resta che sperare in un drastico calo dell’aspettativa di vita.
      Se poi pensiamo di creare posti di lavoro solo con l’aumento dei consumi facciamo un gran errore, i consumi non aumentano se la capacità di spesa è nelle mani dei pensionati e non dei loro nipoti. Sono quest’ultimi a dover comprare casa, auto fare famiglia, i primi hanno già dato.

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      • Buon giorno.
        Bill Gates ha fatto e detto molte cose tra, cui di recente: “La gente dirà molte cose su di me quando morirò, ma sono determinato affinché non dica ‘è morto ricco’ o come anni trascorsi a parlare di tassare i Robot … il punto è … ci dia l’esempio.

        Alexis de Tocqueville, più di 150 anni fa, nella sua “teoria della perfettibilità” (che sintetizzato al massimo) dice: l’essere umano sia capace di migliorarsi indefinitamente, pur non riuscendo a divenire perfetto.
        Teoria o concetto che sia, calato nell’era contemporanea del libero mercato, ci permette di leggere dell’economia globale la giustificazione dei soli principi meritocratici individuali che producono forti concentrazioni di ricchezza ma che lasciano i molti in uno stato di frustrazione e di insicurezza, illusi dell’esistenza di un’uguaglianza sostanziale che non arriva.

        La propaganda è quella di modelli economici e culturali che ci spingono al consumo, alla competizione e alla visibilità ; il risultato è quello di una crescente insoddisfazione, fattasi cronica, o di ansia sociale e invidia, perché la promessa del progresso, nei fatti, resta una realizzazione personale.

        La celebratissima frase di M. Thatcher, un’alfiere del neoliberismo e del suo libero mercato è:“ Non esiste la SOCIETA’, esistono solo gli individui, l’economia è il mezzo, l’obiettivo è quello di cambiare il cuore e l’anima”.
        Concetto diffuso fin dagli anni 80 e in seguito dalle grandi piattaforme digitali ed economiche usato per influenzare le scelte, i comportamenti e desideri in modo invisibile ma pervasivo.

        Quanti anni sono trascorsi tra crisi ripetute, insufficiente espansione, privatizzazione degli utili e socializzazioni delle perdite!
        Il PIL, per intenderci quello col quale calcoleranno pure le pensione contributive cresce dello da tempo dello zero virgola; all’epoca dei lavoratori contributivi saliva mediamente del 3% annuo.
        Risultato: ottimismo frustrato, futuro incerto e l’idea di rosicchiare le pensioni contributive.
        Ci stiamo per caso accorgendo che il progresso materiale non significa necessariamente progresso umano o sociale perché in presenza di una libertà economica senza regole precise.
        Stiamo ritornando indietro di 2 secoli, hanno ricreato per caso l’ancien régime e delle “nuove aristocrazie”?

        Gli accadimenti di cui qui si discute: tagli alla spesa pubblica, innalzamento dell’età per la pensione o dei contributi e la spinta verso le integrative, stante però la paura di molti che i rendimenti finanziari potrebbero poi non rispettare le aspettative
        Ci daranno qualcosa di già nostro, il TFR, mascherandolo come la nostra/vostra futura pensione integrativa.

        Tutto questo a mio parere parte di una faccia della medesima medaglia Un miscuglio avvelenato che ci accompagna in una SOCIETA’ che non esiste (Thatcher); vero è che se si punta ai servizi (poveri) le responsabilità risalgono nel tempo a chi ha chiuso le fabbriche o le ha svendute.
        Caro Alessandro tralasci sempre gli anni 90 i nomi di allora che in parte ritrovi presenti tutt’ora.

        Ma se il tuo desiderio non riesce ad andare oltre l’agire sulle retributive e i “presunti diritti acquisiti”, deliziarci di una scaletta numerica considerato che ci restano solo le “utopie” e “la classe dirigente”che ci governa.

        Saluti.

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      • Sig. Alessandro, il sig. Wal (che non smette di sorprenderci per la sua erudizione) ci ricorda che il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher soleva affermare che “La vera società non esiste: ci sono uomini e donne, e le famiglie.”

        La Thatcher seguiva il pensiero di Friedrich von Hayek, uno dei maggior esponenti del neoliberismo che consiste, per dirla in breve e con parole semplici, in questo: è bene che lo Stato non intervenga nell’economia in quanto i suoi interventi risultano spesso inefficaci e tardivi.

        Lei, sig. Alessandro, dice che è “difficile robotizzare il pizzaiolo o il cameriere”. Eppure, in alcune realtà ci sono robot-pizzaioli, robot-camerieri, robot-cuochi, robot-infermieri, robot-medici.

        È vero che tali robot non sono ancora diffusi su vasta scala. E questo può dare l’impressione che i robot esistano solo in alcune realtà molto circoscritte come nelle industrie di automobili o nei capannoni delle imprese di logistica.

        Oggi esiste la tassa sui servizi digitali: ciò è giustificato dal fatto che le aziende utilizzando i dati personali degli utenti a fini commerciali e tali dati personali vengono considerati alla pari dei beni.

        In un futuro prossimo venturo avremo l’imposta sui robot e sull’intelligenza artificiale: ciò sarà giustificato dal fatto che robot e intelligenza artificiale sono considerati “lavoratori digitali” e quindi equiparabili ai lavoratori umani (che pagano l’imposta sul reddito da lavoro da loro prodotto, l’IRPEF).

        Per quanto riguarda i consumi, questi sono necessari, altrimenti nessuna impresa produrrebbe beni e servizi se i loro beni e servizi non venissero consumati.

        Ma a consumare dovrebbero essere coloro che oggi non sono nelle condizioni di poter consumare: i giovani disoccupati, i giovani sottoccupati, i giovani con lavoro a termine.

        Per poter consentire di avviare i “nuovi consumi”, occorre dare opportunità ai giovani di trovare un lavoro stabile e ben remunerato, grazie al pensionamento dei lavoratori anziani finanziato con l’imposta applicata ai “lavoratori digitali” (robot e intelligenza artificiale, che si stanno rapidamente diffondendo in massa).

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        • Buona sera.
          No, dottor Perfetto … ma quale erudizione! la mia vita lavorativa e il mio tempo libero è stato dedicato a tutt’altro che non discutere di questi argomenti.
          Mi auguro solo che siano riflessioni di buon senso, dovute a una parte di questi ultimi tempi trascorsi leggendo po’ di tutto, a libri ritenuti allineati e altri meno.
          Tutto qui.
          Saluti.

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    • Vede, sig. Don, la Riforma Monti-Fornero eliminò le finestre in quanto vennero inglobate nell’età di pensionamento.

      La Prof.ssa Fornero osservò nel 2011 in Conferenza Stampa che le finestre erano un “bizantinismo”, una complicazione burocratica che andava eliminata. Ma non proprio “eliminata”; semplicemente “trasformata” in un aspetto meno burocratico, ma sempre finalizzata (la trasformazione) a mantenere in ordine i conti pubblici.

      Nel 2019 il Governo Conte (Lega e M5S) reintrodusse le finestre, creando in tal modo un grave precedente, in quanto ora si potrà dire che l’età pensionabile non sarà legata alla speranza di vita ma, al tempo stesso, nulla vieta di allungare le finestre di uscita.

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  6. Il punto forte della legge Fornero sono gli automatismi. Se non si riesce a bloccarli e a discuterne ogni 2 o 3 anni, la pensione diventerà un miraggio per tutti. I sindacati si devono battere in primis per questo.

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    • ….l’automatismo è uno ….. la correlazione tra aspettativa di vita e requisiti pensionistici ….peraltro nato con la legge Sacconi per le pensioni di vecchiaia e non per le pensioni di anzianità contributiva allora 40 anni di versamenti previdenziali per tutti e tutte …. alle quali la legge fornero-monti ha modificato il nome in pensioni anticipate ordinarie e diversificate per genere e dal 2011 al 2018 il requisito aumentato a rate è diventato sostanzialmente 43 anni per gli uomini e 42 per le donne ….(con le finestra trimestrale di 3 mesi anche di più….e per alcune categorie di lavoratori pubblici dinamiche ed in aumento) nel 2019 Di Maio ha congelato la suddetta correlazione fino a fine 2026 …. nel 2027 si vota …. e la ducetta bionda vorrebbe anticipare il voto ….. congelarla ulteriormente … UE e BCE non credo lascerebbero fare …..i sindacati ….. ah,ah,ah,ah

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