Pensioni anticipate 2025, Proposta Riforma Perfetto-Armiliato-Gibbin: nuovi scenari

Riportiamo un elaborato scritto a cura del Dott. Maurizio Gibbin, autore e firmatario della proposta pensioni Perfetto-Armiliato-Gibbin che in questi mesi abbiamo presentato sul portale enunciandone i contenuti primari e che é stata inviata a Governo, Corte dei Conti, Confindutria e molti altri enti. Al momento il Governo impeganto nella Legge di Bilancio 2025 non pare aver colto le possibilità insite nella riforma a triplice firma che attraverso l’IA e la tassazione dei robot potrebbe risolvere differenti problemi di sostenibilità economica e di demografia/invecchiamento della popolazione. Vi lasciamo all’elaborato del Dott. Gibbin che riprende due interessanti Rapporti rilasciati a ottobre da Banca D’Italia e Ambrosetti, nei quali vengono analizzati alcuni argomenti sui quali si basano le proposte di Perfetto-Armiliato-Gibbin ed in particolare gli impatti sociali ed economici dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo lavorativo in Italia. Vi lasciamo alle sue parole.

Pensioni 2025, le considerazioni di Gibbin su Banca d’Italia e proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin

Introduzione:

Nell’articolo di oggi non tratteremo direttamente di pensioni, ma vogliamo offrire ai nostri lettori un articolo che tratta di un argomento affine, che potrebbe cambiare gli scenari futuri e le prospettive su cui oggi si basano le scelte del Governo in tema di previdenza sociale.

Daremo infatti un aggiornamento sui rapidi cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo, con il progressivo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale (IA), che potrebbero nei prossimi anni cambiare radicalmente il mondo del lavoro, ma che al contempo potrebbero anche drammaticamente accelerare l’attuazione di una nuova legge previdenziale, che potrebbe prendere spunto proprio dalla riforma proposta dal Dott. Perfetto e gli altri proponenti.

Con riferimento alla “Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin” pubblicata sul sito ‘Pensionepertutti.it’ lo scorso febbraio e che ha suscitato un ampio interesse e consenso da parte dei nostri lettori,

vogliamo riprendere oggi due interessanti Rapporti rilasciati a ottobre da Banca D’Italia e Ambrosetti, nei quali vengono analizzati alcuni argomenti sui quali si basano le proposte di Perfetto-Armiliato-Gibbin ed in particolare gli impatti sociali ed economici dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nel mondo lavorativo in Italia.

Per tranquillizzare i nostri lettori, soprattutto quelli in procinto del sospirato pensionamento, diciamo subito che gli scenari che presentiamo in questo articolo, sono stati elaborati da Banca D’Italia e Ambrosetti, e pur basandosi su dati del 2023 che includono anche le dinamiche attuali, avranno un’incidenza sull’Italia non nell’immediato, ma con una proiezione che potrebbe riguardare un orizzonte a 4-5 anni.  

Credo che tutti noi abbiamo a cuore che possa essere un giorno approvata una riforma previdenziale più giusta ed equa, per far sì che i nostri figli o nipoti e le future generazioni, non si trovino un giorno nella nostra paradossale situazione di ingiustizia.

Contenuti:

Il Rapporto di Banca D’Italia (source link: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2024-0878/QEF_878_24.pdf) esamina l’esposizione del mercato del lavoro in Italia rispetto all’introduzione dell’AI con l’obiettivo di comprendere la distribuzione e gli impatti delle occupazioni esposte all’AI in Italia, basandosi sui dati del Labour Force Survey (LFS) del 2023.

Circa 15 milioni dei 22 milioni di lavoratori in Italia saranno esposti a vari livelli d’impatto dall’introduzione di tecnologie di AI;

di questi, 9 milioni di lavoratori saranno soggetti ad un’alta esposizione al cambiamento delle loro mansioni e/o professioni.

Di questi 9 milioni, circa la metà (4,75 milioni) dei lavoratori saranno ‘sostituibili’ dall’IA, mentre gli altri 4 milioni circa, saranno “complementari”, ovvero che pur potendo essere sostituiti nelle mansioni dall’AI, potranno riconvertire le proprie attività a ricoprire funzioni complementari o di controllo. 

Nelle rivoluzioni industriali del recente passato, con l’introduzione delle macchine ad alta automazione e robotica, sono stati soprattutto i lavoratori di basso livello a subire i maggiori impatti (tipicamente operai definiti i ‘colletti blu’), e in settori specifici quali l’agricoltura, la meccanica industriale e l’automotive.

Invece, nel rapporto di BI saranno soprattutto impiegati e dirigenti (‘colletti bianchi’) a subire la maggior esposizione all’introduzione dell’IA, soprattutto nei settori dei trasporti, finanza, media e Pubblica Amministrazione.

L’analisi mostra che i lavoratori con livelli di istruzione più alti (come i laureati) con ruoli cognitivi e decisionali, saranno maggiormente esposti all’AI, ma, grazie soprattutto ad una età media più bassa, ed una maggior facilità di adattamento, tendono a rientrare più tra i “complementari” che tra i “sostituibili”.

Meno impattati risulteranno i settori a basso valore aggiunto come il commercio al dettaglio, il settore turistico, ristorazione e ospitalità.

Il settore pubblico della Sanità e Istruzione saranno meno esposti, ma probabilmente vedranno cambiare in modo significativo i loro modo di lavorare grazie all’utilizzo di tecnologie e strumenti molto più potenti.

Le buone notizie (soprattutto per lo Stato) arrivano invece dal rapporto Ambrosetti. (source link: https://www.astrid-online.it/static/upload/2135/21351—.pdf)

La ricerca condotta da Ambrosetti presenta i risultati del positivo impatto che AI avrà sul mondo economico, mettendo in luce il potenziale effetto della diffusione dell’IA Generativa sull’economia italiana con particolare riguardo alle PMI e al Made in Italy.

Secondo questo modello, le PMI italiane, insieme al Made in Italy emergono come i principali beneficiari di questa rivoluzione tecnologica, poiché essa, se ben utilizzata potrà amplificare la creatività tipica delle PMI italiane.

A livello complessivo, l’adozione dell’IA potrebbe portare a un incremento fino a 321 miliardi di euro nel valore aggiunto dell’economia italiana, pari ad un aumento fino al 18,2% del PIL, con un aumento significativo di competitività e produzione a costi minori.

Infatti, l’adozione diffusa dell’IA potrebbe avere un impatto significativo sulle esportazioni italiane, con un possibile aumento dei volumi fino al 14% o un miglioramento in termini di margini di profitto fino al 19,5%.

Per sfruttare appieno questa opportunità, l’Italia deve adottare con urgenza e decisione l’IA all’interno del proprio contesto economico, consolidando e difendendo la propria posizione internazionale.

La vera sfida risiede nell’export e nella rapidità di adozione della nuova tecnologia.

Considerazioni e riflessioni:

Le fonti di questi due studi sono senza dubbio autorevoli ed affidabili, e ci inducono a trarre alcune considerazioni e riflessioni:

  1. Un aspetto che emerge dai dati è che ad oggi in Italia, le occupazioni fortemente esposte, non stanno già affrontando gli effetti dell’introduzione di tecnologie AI, anche se, da altri rapporti emerge che il tasso di sperimentazione e adozione dell’AI nelle aziende italiane è in forte crescita in crescita. L’esposizione di alcune occupazioni aumenterà progressivamente già nel corso del 2024 ed esponenzialmente nei prossimi anni.
  • Un motivo del ritardato e limitato effetto, è il grave ritardo con cui l’Italia sta approcciando e investendo in progetti di trasformazione alle tecnologie di AI. Questo ritardo non è un problema esclusivo del mondo industriale, ma è l’intero sistema Paese Italia che rispetto agli investimenti e progetti di cambiamento in atto a livello mondiale, siamo agli ultimi posti a livello europeo e mondiale insieme ai paesi mediamente sottosviluppati.
  • Una volta tanto però questo ritardo dell’Italia potrebbe essere un possibile vantaggio da sfruttare.

Dato che questi scenari sono già in corso negli altri paesi industrializzati, e i dati previsti non lasciano scampo a interpretazioni, sarebbe opportuno che il Governo si svegliasse e intraprendesse un piano progettuale atto a mitigare i problemi e gli impatti dell’AI sul mondo del lavoro e a sfruttare questa opportunità per accompagnare la crescita industriale ed economica del Paese cavalcando l’onda della rivoluzione digitale dell’Intelligenza Artificiale.     

Una delle chiavi vincenti sarà la velocità di questo cambiamento, che sarà strettamente correlata al ringiovanimento della base lavorativa attraverso il prepensionamento dei lavoratori più anziani e la crescita delle competenze professionali dei lavoratori più giovani.

Quanto più sarà veloce la transizione e quanto più profittevole economicamente sarà il ritorno per lo Stato.

  • Molti scettici avevano sollevato motivi di perplessità sulla Proposta di Riforma Perfetto-Armiliato-Gibbin; alcuni sostenevano che avessimo rappresentato scenari apocalittici o fantascientifici, o quantomeno futuristici che eventualmente sarebbero potuti accadere solo fra qualche decina di anni.

In realtà, non solo le autorevoli fonti italiane da noi citate, ma moltissime agenzie internazionali stanno pubblicando relazioni tutte convergenti su una stessa previsione che si attuerà nel brevissimo termine e in molti casi è già attiva.

Quindi, mentre è in arrivo la ‘tempesta perfetta digitale’, il nostro Governo (e in genere le principali forze politiche, sociali, industriali e sindacali) ignorano completamente la realtà ed i ‘campanelli’ d’allarme che da più fonti gli stanno arrivando.

  • Un’altra osservazione critica fatta alla proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin era riferita alla sostenibilità economica per attuarla.

Ebbene, mi sembra evidente che le stime di crescita fatta dallo studio di Ambrosetti siano veramente straordinarie, alle quali sarebbero da aggiungere le entrate per le minime imposte derivanti dalla IRAUT, tassazione sui robot, automazione e Intelligenza artificiale, che di fronte a queste percentuali di aumentata profittabilità, sarebbero veramente irrilevanti sui bilanci delle Aziende.

Se celere e ben organizzata la transizione all’Intelligenza digitale genererebbe un aumento del PIL italiano e profitti per centinaia di miliardi di euro all’anno.

Con essa sarebbe possibile dare coperture finanziarie al prepensionamento dei lavoratori a 62 anni, favorendo il riciclo dei lavoratori più anziani con l’inserimento dei giovani, più adatti e motivati ai nuovi processi industriali. Inoltre, come esposto nella nostra proposta della riforma, sarebbe possibile creare situazioni sociali atte alla costituzione e stabilità delle giovani famiglie, all’aumento delle nascite e all’estensione di periodi di maternità.  

Quindi il problema delle coperture finanziarie sarebbe un problema superato; non solo per una riforma strutturale della previdenza sociale, ma anche per finanziare di riforme per un nuovo equilibrio e benessere sociale che potrebbe essere definitivamente risolto.  

Conclusioni:

I tempi per prepararsi ed attuare adeguati piani di trasformazione all’intelligenza artificiale sono strettissimi.

Non tanto perché essi siano complessi da attuare, ma perché non vi è ancora né la consapevolezza, né la presa di coscienza nella politica e nelle componenti economiche-industriali del nostro Paese.

A mio avviso abbiamo 16-24 mesi per pianificare e attuare azioni di mitigazione ai rischi sociali e sostegni dello Stato alla transizione all’IA.

Dopo questo periodo saremo fortemente esposti internazionalmente a subire pesanti effetti economici e perdita di competitività per le nostre imprese, con conseguente crisi e licenziamenti per tutte le classi sociali esposte.

Sarà sempre più evidente il divario tra paesi che si troveranno in una posizione di vantaggio strategico, culturale, tecnologico e con uno strapotere economico, perché avranno saputo cogliere e cavalcare le opportunità che offre l’AI, e nazioni con fragilità strutturali e sociali, costrette a subire poiché avranno perso il treno della modernità, come temo accadrà all’Italia. 

Dato che le componenti sindacali, dalle quali ci aspettavamo perlomeno un certo interesse per la Proposta di riforma Perfetto-Armillato-Gibbin, non ci hanno dato alcun riscontro, ci rivolgiamo a confederazioni e associazioni datoriali, perché almeno loro, sfruttino questa opportunità, facendo pressione sul Governo affinché attui un Piano Nazionale di transizione culturale, sociale, economica all’Intelligenza Artificiale.

Chiedo ai nostri gentili lettori di Pensionipertutti.it di farci sapere cosa ne pensano, quali scenari futuri immaginino potranno realizzarsi e quali suggerimenti potrebbero darci per aiutare la transizione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Italia? “

Ringraziamo Maurizio Gibbin per il suo elaborato e vi chiediamo di rispondere, nella sezione commenti, alla sua domanda.

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16 commenti su “Pensioni anticipate 2025, Proposta Riforma Perfetto-Armiliato-Gibbin: nuovi scenari”

  1. Pensiero eccellente e sicuramente condivisibile soprattutto perchè chi lavora da oltre 40 anni quei cambiamenti li vede già in atto sulla propria pelle.
    Purtroppo non c’è speranza che sia preso in considerazione dai politici e sindacalisti.

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  2. Esposizione di pensiero ed articolo davvero … Sontuosi.
    Grazie veramente per le meditate e approfondite analisi, il tempo e le energie dedicate, lo studio e il lavoro, in una parola: la passione che emerge. Complimenti, sotto molti versi anche una piacevole e per certi versi necessaria iniezione collettiva di fiducia. Ancora sinceri complimenti, e grazie

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    • Approfitto delle belle parole di Antonello per ringraziare lui, e gli altri lettori Alessandro, Don, Marco Fac59, Matteo, Andrea e Paolo Prof, che hanno avuto la pazienza di leggere il mio lungo articolo e lasciare un loro apprezzato commento.

      Un ringraziamento speciale anche al bel commento del Dott. Perfetto e ad Erica Venditti e tutti i redattori del sito per lo spazio che mi hanno concesso.

      Maurizio G.

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  3. Proposta lungimirante e di gran spessore ma in Italia non verrà mai attuata.Mi dispiace per i firmatari della proposta ma dovremmo retrocedere almeno di 50 anni e ritrovare politici di spessore nonché sindacalisti di spessore perché sia quantomeno presa in considerazione.Fac59

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  4. Gli attuali partiti politici e sindacati difendono con i denti lo status e le loro rendite di posizione e osteggeranno in tutti i modi qualsiasi cambiamento. Bisognerebbe fondare dal basso un nuovo movimento o partito di lavoratori che abbia come obbiettivo l’attuazione della lungimirante e innovativa riforma proposta.

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  5. Se ce lo dicevate prima, evitavamo di illuderci Quindi era già chiaro anche a voi che questa ipotesi non sarebbe stata presa in considerazione da questo governo!

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  6. Il Governo italiano si trova a dover gestire una situazione socialmente penalizzante (calo delle nascite, e invecchiamento della popolazione) ed economicamente devastante (bassa crescita economica, e alto debito pubblico).

    Il Governo italiano fa quello che può, fa quello che sa fare, quello che hanno sempre fatto tutti gli altri Governi precedenti: riduzione della spesa pubblica (in primis, pensioni, sanità, istruzione), vendita del patrimonio statale (in primis, azioni di società controllate dallo Stato).

    È inutile criticare il Governo in carica, di qualunque colore esso sia. In particolare, il Governo Meloni non può contare su nessun apporto da parte di consulenti economici, da parte di docenti universitari di economia e di scienza delle finanze, da parte dei Sindacati.

    Nessuno, ad oggi, conosce l’economia digitale, che offre le linee guida per risolvere i problemi che oggi ha l’Italia.

    La sola soluzione ad oggi disponibile che si fonda sulla economia digitale è la Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin.

    Se ne vuole una dimostrazione concreta? Ebbene, eccola!

    Nella bozza della Legge di Bilancio 2025 si estende la Service Digital Tax (che viene chiamata popolarmente “Web Tax”) dalle grandi imprese alle piccole e medie imprese (PMI). https://www.agendadigitale.eu/documenti/digital-service-tax-come-cambia-nel-2025-la-web-tax-italiana-obblighi-sanzioni-e-scadenze/

    La Service Digital Tax è una IMPOSTA (non è una “tassa”) applicabile alle grandi imprese (come Amazon, Google, Facebook/Meta, Twitter/X) e vale a livello di Unione Europea.

    Che a me risulti, l’estensione della Service Digital Tax dalle grandi imprese alle piccole e medie imprese sarebbe una iniziativa peculiare italiana.

    Non è ancora detto che tale iniziativa passerà. Occorrerà discutere la questione in Parlamento; occorrerà capire la pressione che verrà esercitata dalle varie lobby editoriali e quant’altro. Per quanto riguarda, invece, la posizione che potrebbe assumere la UE, ritengo che non ci sia nulla da discutere, in quanto l’estensione della Service Digital Tax alle PMI risulterebbe una misura applicabile a livello nazionale, una questione interna all’Italia.

    Il Governo Meloni ha un disperato bisogno di fare cassa. Farà cassa con le pensioni (mandando i lavoratori e le lavoratrici più tardi in pensione), con la sanità (evitando di aumentare gli organici statali), con l’istruzione (mantenendo il corpo docente in continuo stato di precarietà), ed ora anche estendendo la Service Digital Tax dalle grandi imprese alle piccole e medie imprese.

    Il passo successivo? Sarà l’applicazione della IMPOSTA su Robot e AI (come previsto dalla Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin), dal momento che il calo celle nascite continuerà a scendere (nonostante incentivi finanziari alle famiglie con figli), dal momento che la crescita economica continuerà a rasentare lo zero virgola per cento (a causa del mancato ricambio generazionale), dal momento che il debito pubblico continuerà ad aumentare (a causa di minori entrate dal gettito fiscale dovuto a minori consumi, minori investimenti, minore crescita economica, e a maggiori esborsi di indennità di disoccupazione).

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  7. E’ innegabile che in un prossimo futuro anche più vicino di quello che i nostri politici pensano, una proposta simile a quella di Perfetto, Armiliato e Gibbin debba essere giocoforza presa in considerazione ed attuata, io ringrazio gli autori della proposta per il loro tempo e le energie spese per un lavoro davvero notevole, grazie.

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    • Buongiorno Giuseppe, purtroppo non abbiamo 20 anni di tempo.

      Abbiamo ancora circa 24 mesi per reagire. O saliamo sul treno subito o diventeremo un paese schiavo e sottosviluppato.

      Concordo con Lei che secondo i ‘tempi’ della burocrazia italiana, forse 20 anni potrebbero anche non essere sufficienti ……

      Cordialmente

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        • Buongiorno Paolo Prof, Paolo Prof, la ringrazio per la domanda, cercherò di risponderle semplificando la risposta.

          24 mesi è la stima del tempo medio necessario per introdurre IA e per cambiare i processi all’interno alle aziende per renderli profittevoli.

          Attualmente siamo intorno al 27 posto nella classifica delle nazioni in rapporto agli investimenti AI, (e per fortuna che ultimamente siamo risaliti in classifica grazie ai fondi PNRR), quindi partendo da una posizione di partenza molto più arretrata rispetto alla maggior parte dei paesi industrializzati, la mia previsione è che se non si parte subito recuperando il gap attuale, fra un paio anni avremo accumulato un ritardo tale nell’industria rispetto alla competitività export dei nostri prodotti, che non riusciremo più a recuperare, e c’è il serio rischio che si inneschi una spirale negativa, peggiorativa che non ci consentirà più di rimanere tra le nazioni più industrialmente evolute e avanzate tecnologicamente.

          Non vorrei essere considerato troppo ‘pessimista’, ma ci sono elementi che confermano che questa sia l’ipotesi più probabile.

          Ovviamente possiamo sempre sperare nella nostra ‘creatività italiana’ e nella nostra abilità di tirare fuori all’ultimo istante, il coniglio bianco dal ‘cilindro’.

          Viste le precedenti dimostrazioni di limitate capacità e possibilità di chi ci governa, francamente stavolta non ci scommetterei ……

          grazie, a presto

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          • Grazie mille della risposta ; speriamo in bene; grazie del lavoro che lei, il dott. Perfetto e la dott.ssa Armiliato fate; saluti a voi tutti e ai gestori del sito

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