Nei giorni scorsi il Dott. Perfetto ha cercato di rispondere, senza effettuare calcoli, ad un nostro lettore sul vantaggio o meno della pensione anticipata a 64 anni con calcolo da misto a contributivo, nello specifico la domanda posto era: ‘Di quanto verrebbe ridotta la pensione di un lavoratore che rientrerebbe nel sistema di calcolo misto e che andasse in pensione a 64 anni di età con 20 anni di contribuzione con il sistema di calcolo interamente contributivo?. Poi il Dott. Perfetto ha cercato di rispondere con dovizia di particolari sull’eventuale perdita facendo riferimento al proprio caso tipo, riportando, dunque, con assoluta trasparenza la propria testimonianza. Riportiamo il suo lungo commento nella speranza che possa servire alle persone per comprendere meglio i calcoli che vengono effettuati per determinare gli assegni pensionistici e magari per poter fare le giuste valutazioni in termini di calcolo contributivo o misto, al fine di scegliere con maggior certezza la propria sorte previdenziale, una scelta spesso dovuta a tanti fattori, economici e personali in primis.
Pensioni anticipate, quanto può pesare in termini di assegno ultimo?
Provo a rispondere in maniera quantitativa alla domanda del sig. Francesco.
Per poter rispondere adeguatamente, occorrerebbe: • Conoscere la storia contributiva del lavoratore ed effettuare simulazioni con strumenti adeguati: ciò può essere fatto consultando un Patronato, oppure utilizzando il simulatore “Pensami – Simulatore scenari pensionistici” dell’INPS al seguente link: (nota: il Servizio si rivolge a tutti gli utenti che, senza autenticazione, possono facilmente verificare i possibili scenari pensionistici); oppure, in alternativa: • Riportare la propria esperienza personale
Per rispondere, riporterò la mia esperienza personale. Correva l’anno 2019 quando entrò in vigore la Pensione anticipata Quota 100 (requisiti minimi: 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di contribuzione).
Nel 2019 avevo 63 anni si età anagrafica, 31 anni di contribuzione da lavoro dipendente, dal 1980 al 2010 estremi inclusi (FPLD: Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti – INPS), e 9 anni di contribuzione da lavoratore autonomo, dal 2011 al 2019 estremi inclusi (Gestione Separata – INPS). Avendo quindi nel 2019 63 anni di età anagrafica e 31+9=40 anni di contribuzione, avevo i requisiti per accedere alla pensione anticipata Quota 100.
Avendo iniziato a versare contributi prima del 1° gennaio 1996 (precisamente, in gennaio 1980), avevo maturato meno di 18 anni di contribuzione (precisamente, 16 anni di contribuzione), e quindi ricadevo nel sistema di calcolo dei “misti puri”.
Per chi avesse aderito a Quota 100 sarebbe stato applicato il sistema di calcolo misto. Il 5 settembre 2019 mi recai al patronato INAS CISL per verificare le mie possibilità di scelta per andare in pensione.Avevo due possibilità di scelta:
1. Aderire subito alla pensione anticipata Quota 100 oppure
2. Attendere 5 mesi per il compimento di 64 anni e andare in pensione anticipata con “Opzione 64 anni Computo Gestione Separata”: in tal caso i 16 anni di contribuzione in FLPD sarebbero confluiti in Gestione Separata e, di conseguenza, quei 16 anni sarebbero stati calcolati non più in riferimento al mio stipendio ma in riferimento alla quantità di contributi versati. Quindi, il sistema di calcolo che mi sarebbe stato applicato sarebbe stato interamente contributivo, e non più il calcolo misto
Il Patronato INAS CISL mi fece due simulazioni per il calcolo dell’importo pensionistico:
A) “PENSIONE QUOTA 100” (CALCOLO MISTO):
o Lordo mensile su 13 mensilità: 3.390 euro
o Netto mensile su tredici mensilità: 2.390 euro
B) “OPZIONE 64 ANNI COMPUTO GESTIONE SEPARATA” (CALCOLO INTERAMENTE CONTRIBUTIVO:
o Lordo mensile su 13 mensilità: 3.195 euro
o Netto mensile su tredici mensilità: 2.280 euro
CONCLUSIONI. Avrei potuto scegliere una delle due opzioni di pensione anticipata. Ho scelto QUOTA 100 (con calcolo misto), in quanto, rispetto alla “Opzione 64 anni Computo Gestione Separata” (con calcolo interamente contributivo) avrei guadagnato:
• 3.390 – 3.195 = 195 euro LORDI mensili su 13 mensilità
• 2.390 – 2.280 = 110 euro NETTI mensili su 13 mensilità
OSSERVAZIONE: con Quota 100 non avrei potuto continuare a lavorare stando in pensione (avrei potuto continuare a lavorare solo se avessi fatturato al massimo 5.000 euro l’anno, pena la sospensione della pensione). Se avessi voluto continuare a lavorare pur stando in pensione, sarebbe stato più vantaggioso optare per “Opzione 64 anni con Computo Gestione Separata”. Ho scelto Quota 100 perché non avevo intenzione di continuare a lavorare.
SINTESI
Sono andato in pensione il 1° gennaio 2021 con Quota 100 con 65 anni di età anagrafica e 41 anni di contribuzione (senza attendere la finestra di 3 mesi in quanto l’avevo abbondantemente superata nel 2021 da quando avevo maturato i requisiti nel 2019).
Ho inoltrato la domanda almeno DUE MESI prima da quando mi sarebbe stata erogata la pensione (è importante inoltrare la domanda quanto prima, per non attendere il tempo di smaltimento della pratica prima di ricevere l’importo pensionistico).
Il primo importo pensionistico l’ho ricevuto il 1° febbraio 2021 (con l’arretrato di gennaio 2021).
L’importo pensionistico a regime è stato pari a 3.646 LORDI al mese, ovvero 2.564 euro NETTI al mese. In Luglio 2026 il mio importo pensionistico è pari a 4.059 euro LORDI ovvero 2.800 euro NETTI, aumenti (rispetto al 2021) dovuti all’allineamento all’inflazione, anche se non al 100% ma al 47% perché il mio lordo mensile si colloca tra 6 e 8 volte il trattamento minimo (nota: il cedolino di Luglio 2026 è già disponibile sul sito INPS).
NOTA: trattenute sulla pensione = (4059 – 2.800) / 4059 = 1259 / 4059 = 31%.
NOTA FINALE: COSA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTO È AVERE LA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE SE ANDARE IN PENSIONE O CONTINUARE A LAVORARE (come è accaduto a me)“
Ringraziamo come sempre il Dott. Perfetto per aver riportato la sua testimonianza, e speriamo che sia tornata utile al Signor Francesco e a tutti coloro che stanno cercando di comprendere quanto si potrebbe perdere sulla pensione finale accettando il calcolo interamente contributivo. Credo che su tutto abbia ragione in Dott. Perfetto quando dice, a conti fatti, la vera fortuna risiede nella possibilità di scelta tra andare in pensione o continuare a lavorare, per alcuni purtroppo, talvolta, accettare un assegno che non soddifsta diventa anche l’unica soluzione possibile, pensiamo anche alle donne, che spesso non hanno alternative o a tutti quegli uomini che facendo lavori usuranti o comunque pesanti non hanno più le forze per farli e preferiscono dunque, seppur a malincuore, a rinunciare a un centinaio di euro sull’assegno ultimo pensionistico pur di poterla raggiungere quella pensione. Se vi va riportateci le vostre testionianze, utili certamente a quanti stanno cercando di decidere.
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Credo che avendo potuto percepire una Pensione netta di 2800€ non c’era neanche da pensarci, il problema è …….anche andandoci con 43 anni di contributi quante persone Normali avranno una tale Pensione visto che la maggior parte arriva di poco sopra i 1000€? Con questo meglio per lei, ci mancherebbe altro, ma la nuda realtà della maggior parte delle persone è ben diversa purtroppo
Buongiorno,
Credo sia eccessivo per un pensionato pagare il 23% di IRPEF sul reddito lordo dopo aver pagato una vita . Una riforma potrebbe essere quella di detrarre dal computo annuo, almeno fino ai 50 K , la soglia di reddito da pensione esente da IRPEF (No Tax Area) , pari a 8.500 euro lordi annui.
ES. reddito lordo – 8500 = area tassabile IRPEF
Saluti Fabio
Rispondo al commento della sig.ra Teodora Moira in data 22 Giugno 2026 alle 17:13 la quale domanda:
“Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un contratto di lavoro a tempo determinato, per chi percepisce mensilmente un assegno di invalidità civile parziale?”
Ricordiamo innanzitutto che L’assegno di invalidità civile parziale (che equivale a invalidità dal 74% al 99%) spetta a invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 67 anni ed è pari a 340 euro netti mensili per 13 mensilità (mia nota: l’assegno di invalidità è una prestazione di tipo assistenziale e quindi i valori sono al netto e non al lordo come per le prestazioni previdenziali).
Per ricevere l’assegno di invalidità civile parziale, il reddito non deve superare la soglia stabilita ogni anno per legge (per il 2026: 5.852,21 euro lordi) (FONTE: https://www.inps.it/it/it/dettaglio-approfondimento.schede-informative.assegno-mensile-di-assistenza.html).
Principali VANTAGGI del contratto a tempo determinato:
• Si riceve uno stipendio assieme all’assegno di invalidità: ciò significa poter versare contributi per una futura pensione di vecchiaia quando si arriva a 67 anni di età (momento in cui cessa l’erogazione dell’assegno di invalidità civile)
• Essendo un contratto di lavoro a TEMPO DETERMINATO, qualora il reddito dovesse superare la soglia stabilita per legge (per il 2026 la soglia è, come abbiamo detto, 5.852,21 euro lordi all’anno) la perdita dell’assegno sarebbe limitata solo al periodo di durata del contratto
Principali SVANTAGGI del contratto a tempo determinato:
• Rischio di superare la soglia di reddito stabilita per legge: essendo tale soglia pari a 5.852,21 euro lordi all’anno (per il 2026), e poiché l’assegno di invalidità erogato per 13 mesi è pari a 340 x 13 = 4.420 euro netti all’anno, potrebbe essere molto facile superare la soglia di 5.852,21 euro lordi, anche magari con un lavoro part-time di pochi mesi
• Rischio di rimanere senza soldi per un determinato periodo di tempo: se si supera il limite di reddito massimo, l’assegno di invalidità viene sospeso. Essendo un lavoro a tempo determinato, quando si cessa di lavorare si rimane senza reddito e senza assegno. Occorrerà quindi riavviare le pratiche per ricevere nuovamente l’assegno. Il tempo di elaborazione della pratica è “di 45 giorni decorrenti dalla data di presentazione della domanda di pagamento, completa di tutti i dati obbligatori”. (FONTE: https://www.inps.it/it/it/dettaglio-approfondimento.schede-informative.assegno-mensile-di-assistenza.html).
Come già detto in altre occasioni, mi corre l’obbligo di informare i lettori che le risposte corrette alle loro domande potranno essere fornite solo da un Patronato (la cui prestazione è erogata in maniera gratuita) in quanto il Patronato conosce la situazione completa del lavoratore/lavoratrice ed è in possesso di strumenti aggiornati alla legislazione vigente e, pertanto, è in grado di indirizzare le scelte del lavoratore/lavoratrice nella direzione percorribile più favorevole.
Buonasera! Desidererei ringraziare, infinitamente, il Dottore Perfetto, per la SUA brillante e lungimirante risposta, la Redazione di ” Pensioni Per Tutti” e tutti i lettori.
Buon pomeriggio! Desidererei porre, gentilmente, la seguente domanda all’ Illustrissimo Dottor Perfetto: ” Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un contratto di lavoro a tempo determinato, per chi percepisce mensilmente un assegno di invalidità civile parziale?”. Ringrazio tutti immensamente.