Pensioni anticipate 2026: confermato il Bonus Giorgetti, come funziona e quanto vale?

Il Governo Meloni conferma la linea già tracciata: favorire la permanenza dei lavoratori in azienda e contenere la pressione sul sistema previdenziale. In questa logica si inserisce la proroga del cosiddetto Bonus Giorgetti, misura introdotta per incentivare chi ha raggiunto i requisiti per la pensione anticipata a rimanere ancora in attività. La conferma arriva con la Legge di Bilancio 2026, già bollinata e ora attesa al vaglio del Parlamento, che estende la validità del beneficio fino al 31 dicembre 2026.

Pensioni anticipate ultime news: Cos’è e come funziona il Bonus Giorgetti

Il Bonus Giorgetti, conosciuto in passato come “Bonus Maroni”, rappresenta un incentivo economico rivolto ai lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) o a fondi sostitutivi ed esclusivi. La misura si applica a coloro che hanno già maturato i requisiti per la pensione anticipata, fissati a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Chi sceglie di restare al lavoro può presentare domanda all’Inps per ricevere in busta paga la parte dei contributi previdenziali a proprio carico, pari al 9,19% dello stipendio lordo per i lavoratori del settore privato e all’8,89% circa per quelli del pubblico impiego.

In pratica, questi contributi non vengono più versati all’Inps ma si trasformano in un aumento netto dello stipendio mensile. La quota resta esentasse, poiché la legge prevede che non concorra alla formazione del reddito imponibile. Il datore di lavoro, invece, continuerà a versare la propria parte contributiva (pari al 23,81%) regolarmente all’Inps. Il vantaggio è quindi tangibile: i lavoratori che decidono di rimanere in servizio, pur avendo diritto alla pensione anticipata, ottengono un incremento del proprio salario mensile senza alcuna tassazione aggiuntiva.

Va ricordato che il beneficio non è accessibile a chi già percepisce una pensione diretta, né a chi ha presentato domanda di pensionamento. Restano inoltre valide le regole legate alle finestre di decorrenza e alle modalità di accesso alle diverse formule di pensione anticipata, che possono incidere sulla possibilità di richiedere e ottenere il bonus.

Pensioni anticipate 2026: Novità e importi in manovra

La principale novità introdotta dalla Manovra 2026 riguarda la proroga dell’incentivo fino alla fine del prossimo anno. Il testo della Legge di Bilancio estende infatti la validità del Bonus Giorgetti a tutti i lavoratori che matureranno i requisiti per il pensionamento anticipato entro il 31 dicembre 2026, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 1, comma 161, della Legge 207/2024 (Legge di Bilancio 2025). Tale disposizione aveva già ampliato la platea dei beneficiari, includendo anche coloro che accedono alla pensione flessibile.

Dal punto di vista economico, il vantaggio resta invariato: un lavoratore con uno stipendio lordo di 2.000 euro mensili potrà contare su un aumento netto di circa 184 euro al mese, pari a oltre 2.000 euro l’anno, con variazioni legate al contratto collettivo di riferimento e alla base imponibile. L’importo, come chiarito da Inps con il parere favorevole del Mef e dell’Agenzia delle Entrate, è interamente esentasse ai sensi dell’articolo 51, comma 2, i-bis del Tuir.

33 commenti su “Pensioni anticipate 2026: confermato il Bonus Giorgetti, come funziona e quanto vale?”

  1. Bella Giorg … non mi deludere … dopo baby pensioni, parlamentari, opzione donna, usuranti, iso pensione, scivolo 5 anni, quota 100, 102, 103, tutto contributivo, 64+25, anticipata, vecchiaia, ecc. … ora abbiamo il bonus Giorgetti !!!! … ah ah ah ah … salutami Durigon e chiedigli che fine ha fatto il riformon !!!!

    Rispondi
    • Pio, non essere choosy … lo vuoi capire che Giorg ne sa ?? … lui ne sa veramente e infatti propone il bonus … tu invece Pio cosa proponi ?? … una riforma strutturale UGUALE per TUTTI ?? … ancora?? … Pio, sono anni che lo dici … ah ah ah ah !!!! … la tua proposta e’ troppo choosy … Giorg (che ne sa) preferisce riforme piu’ articolate … quota 100, 102, 103, tutto contributivo, parlamentari, anticipata, vecchiaia, io pensione, opzione donna, usuranti, ecc. … eddai Pio, tu sei troppo choosy per comprendere … ah ah ah ah !!!!

      Rispondi
      • E’ vero Pio … io sono troppo choosy e non riesco a capire tante cose … per esempio i 44 anni (circa) del popolino e i 4 anni (circa) dei parlamentari … pero’ nessuno me lo spiega … cioe’ … io non capisco se i soldi ci sono o non ci sono … boh … ah ah ah ah !!!!

        Rispondi
        • Si, fagli fare pure 44 anni di lavoro in parlamento a ‘sti politici italiani (di qualsiasi colore) e poi vedi che fine facciamo! Magari mi sbaglio, la riforma la farebbero anche subito! Ahahahahahah

          Rispondi
  2. Buongiorno Nicola.

    Vero è che molto, se non tutto, è legato al peso del rapporto lavoratori pensionati, sia esso ad ora 1,5 o 1,6.
    Ma se, qualunque esso sia e se fintanto che restasse inferiore almeno a 2 il risultato è che il sistema potrebbe collassare; allora qualcosa di “drastico” o di “antipatico” bisognerebbe pur fare ma non solo, come di regola succede, nei confronti del lavoratore o al pensionato.

    Andrebbero decise, una volta per tutte, da parte di chi governa sia la durata minima di contribuzione sia quelle di età minima e massima da porre in relazione alla storia contributiva REALE del singolo lavoratore.

    Si potrebbe, ad esempio, prestare maggior attenzione alle ragioni per le quali la “vita lavorativa italiana” risulti essere quella che il link sotto riportato spiega.

    https://www.money.it/pensioni-italia-lavora-meno-anni-rispetto-resto-europa

    Trovare le cause ed eliminale siano esse tra le elencate o altre:
    – Non trovare lavoro sotto casa o quasi.
    – Rifiutarlo con varie motivazioni.
    – Non avere la preparazione sufficiente per quanto disponibile.
    – Preferire il lavoro a nero e in seguito lamentarsi.
    – Perché ormai non è disponibile lavoro esiste a sufficienza.
    – Ecc. Ecc.

    Un insieme di ragioni e di colpe personali e di sistema che forse riflettono il modello di società che accettiamo o di cultura che possediamo.

    E se uscendo di casa la mattina, guardandoci un poco attorno, non credo si possa dire che i problemi siano solo riguardo alle pensioni.
    Qualunque sia chi ci governi qualche decisione, oltre agli automatismi della speranza di vita, la dovrà pur prendere considerato che, almeno in linea di principio, qualche giustificazione chi a lungo ha lavorato e versato di tasca propria la possiede più di altri.

    Saluti

    Rispondi
    • Saluti Wal e grazie sempre per le tue puntuali analisi e mi trovo d’accordo.Scrivevo della demografia per sottolineare le difficoltà che qualsiasi governo avrebbe nella situazione sociale attuale e vengo additato come esponente del governo attuale.Poi leggo commenti che con la scusa delle pensioni mettono la frase ” ricordatevi chi dovete votare alle prossime elezioni”, quindi siamo alle solite, si butta tutto in politica.Hai proprio ragione, siamo un modello di società malata, ridotta in fazioni, dove qualsiasi analisi indipendente viene ricondotta a valutazioni di partito politico.Basta vedere la farsa dell’ autorità della privacy di questi giorni, dove un soggetto nominato da un partito, come per magia del mago Merlino diventa esponente del partito opposto a causa di un provvedimento non gradito.Come hai detto tu, i problemi sono talmente tanti che non si sa nemmeno da dove cominciare.Saluti.

      Rispondi
    • Ho letto, sig. Nicola T., ad oggi 7.000 lavoratori hanno aderito al Bonus Giorgetti.

      Grazie a lei, ho avuto modo di approfondire l’argomento ed ho scoperto che Il bonus si rivolge ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati (cosa, peraltro, esplicitata già nell’articolo di Stefano Rodinò e che, non so come, mi è sfuggito). Quindi, sono esclusi i lavoratori autonomi a Partita IVA che io, invece, erroneamente consideravo inclusi.

      Ora mi interesserebbe sapere come reagiranno le Aziende.

      Rispondi
    • Mi auguro che quei 7.000 lavoratori si siano fatti fare i conti bene da un Caf. Per posticipare 2 anni in caso di maschi ( da una 103 alla anticipata Fornero) è vero che ricevi di più in busta paga ma per tutta la tua vita che ti rimane riceverai meno di pensione.
      Un 10% di contributi circa in meno per due anni mi sarebbero costati caro in pensione.
      Nel mio caso ci avrei perso 10.000 euro ipotizzando 15 anni di pensione.

      Lo Stato non ti regala nulla in fatto di pensione !

      Rispondi
      • Mi risulta difficile capire la sua analisi. Il bonus Giorgetti è riservato ai lavoratori dipendenti pubblici e privati che raggiungono gli anni di contribuzione necessari alla pensione anticipata ordinaria secondo la legge Fornero ( 42 anni e 10 mesi ed un anno in meno per le donne).Dopo aver raggiunto i requisiti dell’ anticipata ordinaria, si può continuare a lavorare con il bonus a stipendio maggiorato . Anche se nei due anni successivi lavorati con il bonus non si versano contributi ( arrivando ad esempio a 44 anni e dieci mesi), si andrà in pensione ad un età più alta e quindi con un coefficiente di trasformazione della pensione più alto ( le ricordo che i coefficienti di trasformazione sono più favorevoli al crescere dell’ età anagrafica).Quindi, quota 103 non c’entra nulla.

        Rispondi
        • Scusami Nicola,
          Sebbene personalmente non mi interessi e se ho ben capito, quel circa 10% che viene posto loro in busta, nulla vieta che poi possano girarlo nel fondo pensione di categoria o privato nel quale (guardandolo, anche, dal tuo punto di vista) ormai va riposta maggior fiducia … o mi sbaglio.
          Saluti.

          Rispondi
          • Ma certo e questo è un altro punto a favore oltre ai coefficienti di trasformazione. Non lo avevo citato, perchè rimane comunque nella volontà del sottoscrittore del bonus Giorgetti.
            Ogni tanto quando leggo qualche commento in questo sito, mi viene in mente una locuzione latina ” caput imperare non pedes”.Invece è l’ impulsività e non la ragionevolezza che prevale. Saluti.

      • E’ una cosa che non mi riguarda ma parlano di persone che hanno già i requisiti Fornero; potrebbero andare in pensione tranquillamente e decidono di lavorare e con il bonus incamerano più soldi; chiaro che il loro riferimento non sarà, in termini di pensione, rapportato a 2 anni dopo, ma al momento del bonus; ma come ripeto non mi riguarda per cui……….; tu parli di quota 103; credo che il bonus si riferisca no a quota 103, ma requisiti Fornero

        Rispondi
    • Sig.ra Delfina, il lavoro, inteso nel suo significato più nobile, è “servizio”.

      Il lavoro dei nostri governanti, perché sia nobile, dovrebbe essere al servizio della nazione e dei cittadini.

      Sembra un paradosso che un servizio, l’atto del servire, spesso associato a persone di uno strato sociale umile, possa condurre alla nobiltà.

      Eppure è così. Il lavoro rende nobili.

      Chi ce l’ha!

      Rispondi
  3. L’azienda dove ho lavorato io, negli ultimi anni, di prassi, faceva incentivi all’esodo di default per gli over 60, volontari per carità, ma eri, diciamo, consigliato nel farlo. Io stesso sono uscito con quel incentivo e con un anno e mezzo di naspi sono da pochi giorni in pensione con Fornero anticipata… altroché bonus Giorgetti!

    Rispondi
  4. Rispondo al commento del sig. Walter in data 4 novembre 2025 alle 16:06.

    Sig. Walter, delle tre possibilità che lei ha elencato, solo la numero 1 si può realizzare: “andare allegramente in pensione”.

    La possibilità n° 3 (“trattare per andarsene”) si può realizzare solo se c’è “l’incentivazione all’esodo”: HR propone la somma di 30.000 euro, mentre il lavoratore ne vuole 40.000; HR propone 32.000 euro mentre il lavoratore si accontenta di 38.000; HR propone 35.000 e il lavoratore accetta.

    Nel caso del pensionamento anticipato non sussiste la condizione di “incentivo all’esodo” e quindi il lavoratore non ha la possibilità di contrattare.

    La possibilità n° 2 (“rimanere con un incremento della retribuzione”) è irrealizzabile. E spiego il mio punto di vista.

    A tutti noi è noto che i salari non crescono.

    I salari non crescono perché la produttività dei lavoratori è bassa (ricordo che in economia i salari sono strettamente collegati alla produttività. I salari aumentano se la produttività del lavoro aumenta, ovvero se il lavoratore produce più output per unità di tempo, ovvero se il lavoratore fa più cose in un mese).

    La produttività dei lavoratori è bassa perché nel novero dei 24 milioni e 221 mila lavoratori (FONTE: ISTAT- Settembre 2025 https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/CS_Occupati-e-disoccupati_SETTEMBRE_2025.pdf, pag. 4) ci sono migliaia di lavoratori che producono pochissimo e che quindi nell’insieme riducono, per così dire, la produttività di chi produce correttamente (QUESTA È UNA MIA CONGETTURA che andrebbe provata).

    Le aziende sono piene zeppe di lavoratori in esubero (altra mia congettura), soprattutto ultrasessantenni. La presenza di molti ultrasessantenni al lavoro è causata dalla Riforma Monti-Fornero, che, a cascata, è anche la causa di bassa crescita economica (basso PIL, rasente anno dopo anno lo zero virgola per cento) e di elevato rapporto debito pubblico/PIL.

    Appena possono, le aziende tendono a dismettere personale in esubero, e cioè proprio gli ultrasessantenni che sono vicini alla pensione anticipata 42 anni e 10 mesi (ovvero 1 anno in meno per le donne).

    Questa è la ragione per la quale chi ha raggiunto i requisiti della pensione anticipata non rimarrà al lavoro con il Bonus Giorgetti.

    Le Aziende non lo permetteranno.

    Nel caso in cui il lavoratore venisse sottoposto a mobbing, e avesse l’intenzione di adire per vie legali, verrebbe avvicinato dal rappresentante sindacale che lo convincerebbe ad evitare di avviare questa azione perché non avrebbe senso: ci si rivolge all’autorità giudiziaria per far valere i propri diritti. Ma quali diritti deve far valere un lavoratore che ha già maturato i requisiti della pensione anticipata Fornero? Il diritto di continuare a lavorare utilizzando il Bonus Giorgetti? Il diritto di non essere soggetto a mobbing? Sono motivazioni davvero molto deboli per avviare un procedimento di natura legale.

    In sostanza, sig. Walter, il lavoratore dipendente che abbia maturato i requisiti dell’anticipata Fornero (come pure i requisiti della pensione di vecchiaia) non ha alcuna possibilità di scelta.

    Può solo “andare allegramente in pensione”.

    Rispondi
  5. Forza Giorg … non mi deludere … inventa la tua che c’e’ ancora spazio … baby pensioni, parlamentari, opzione donna, usuranti, iso pensione, scivolo 5 anni, quota 100, 102, 103, tutto contributivo, 64+25, anticipata, vecchiaia, ecc. … ah ah ah ah ah ah ah ah !!!! … bonus Giorgetti … ah ah ah ah … salutami Durigon e chiedigli che fine ha fatto il riformon !!!!

    Rispondi
    • Pio non essere choosy … vedrai che Giorg eliminera’ tutti i privilegi … lui tiene i conti in ordine … infatti per il popolino 44 anni (circa) … mentre per i parlamentari ???? … ah ah ah ah !!!!

      Rispondi
  6. Rispondo al commento del sig. Walter in data 4 Novembre 2025 alle 13:51.

    Sig. Walter, le mi induce a dire cose sulle quali avrei preferito tacere.

    Il lavoratore dipendente non ci guadagna mai, eccetto in un caso: quando l’Azienda apre all’incentivazione all’esodo (o “buona uscita”, come lei la vuole chiamare, ma sto parlando di “incentivazione all’esodo” e non di TFR) e il lavoratore si propone di accettare l’esodo avendo già trovato un’altra Azienda che lo assume (proprio come ho fatto io per ben 2 volte da lavoratore dipendente).

    Io ho dovuto sempre forzare un po’ la mano nei confronti dei miei Responsabili per intascarmi l’incentivazione all’esodo in quanto essi mi ritenevano un “key people”, una persona chiave e quindi non davano l’ok al mio rilascio.

    Ma, come è noto, alla Direzione HR (l’Ufficio del Personale, per intenderci) interessa ben poco se sei o no un “key people”. La Direzione HR è incentivata a sua volta nel mandare via un determinato numero di persone per poter guadagnare il suo “bonus” di fine anno (a tal riguardo consiglio vivamente la visione del film interpretato da Giorgio Pasotti e da Cristiana Capotondi dal titolo “Volevo solo dormirle addosso” la cui trama è leggibile al seguente link https://it.wikipedia.org/wiki/Volevo_solo_dormirle_addosso).

    Il lavoratore o la lavoratrice che viene chiamato dalla Direzione HR per lasciare l’Azienda dietro incentivazione all’esodo si troverebbe in gravissime difficoltà qualora non accettasse l’invito a lasciare l’Azienda con le buone.

    Io sono stato testimone oculare di cosa è in grado di fare un’Azienda pur di dismettere lavoratori dipendenti.

    Si comincia col parlare di riorganizzazione interna e poi di cessione di ramo d’azienda.

    È facile riorganizzare internamente una unità di 13-14 persone per poi cederla ad un Fornitore che lavora con tale Azienda. Il Fornitore, per non perdere il contratto, si assume l’onere di accogliere le 14 persone, formando a sua volta un’altra società. Dopo qualche tempo licenzia le 14 persone (se non erro, quando si è solo in 14 lavoratori non c’è rappresentanza sindacale).

    L’Azienda che vuole ridurre personale prende di mira le persone più vulnerabili, il più delle volte le lavoratrici, quelle, per esempio, che sono separate dal marito e che hanno figli, oppure coloro che hanno bisogno di soldi per potersi curare. Il film che ho citato prima dal titolo “Volevo solo dormirle addosso” descrive molto bene questa situazione. È un film, è vero, ma descrive la vera realtà aziendale .

    Se non accetti con le buone, cominciano a metterti sotto torchio. Ti mettono, per esempio, con la scrivania in corridoio, in un posto isolato, e ti isolano dai tuoi colleghi, ledendo persino la tua dignità di lavoratore o di lavoratrice (e poi dicono alla stampa che le persone sono il vero capitale dell’azienda. Non è proprio vero!)

    Io mi recavo spesso da una mia collega per portarle un minimo di consolazione. Quando io ho ricevuto il mio bonus di fine anno ho preferito darlo a lei brevi manu tramite una lettera chiusa. L’indomani, la mia collega mi ha portato una piccola statua raffigurante un angelo. La conservo ancora quella statuetta, anche se mi ricorda momenti molti tristi.

    Desidero fermarmi qui, perché non ho più voglia di descrivere le nefandezze che le Aziende sono capaci di porre in atto. Certamente esistono Aziende che si comportano in modo diverso da quello da me descritto. Ma io non le ho conosciute.

    Quando all’età di 65 anni e con 41 anni di contributi ho potuto accedere alla pensione anticipata Quota 100 sono riuscito finalmente a tornare in superficie e a respirare aria pulita dopo una prolungata apnea.

    Rispondi
    • Cortese Sig. Perfetto,
      Conosco perfettamente i “ricatti” (questa fu la parola che mi disse il direttore del personale se non avessi accettato la loro proposta) che i dipendenti, che sono la parte debole nel contratto di lavoro, posso subire.

      Io mi sto riferendo al bonus Giorgetti, che si rivolge al lavoratore che ha finalmente il coltello dalla parte del manico in quando ha raggiunto i requisiti di pensionamento.

      questa persona ha di fronte 3 possibilità
      1) andare allegramente in pensione
      2) rimanere con un incremento della retribuzione
      3) trattare per andarsene

      Nel caso venisse sottoposto a mobbing, oltre che avviare azioni legali, può andarsene in qualunque momento, come avrebbe fatto in assenza della normativa sul bonus. in sostanza ha una possibilità di scelta

      Rispondi
  7. Il Bonus Giorgetti, purtroppo, non servirà ai lavoratori. Ma potrebbe, invece, fare gola ai datori di lavoro.

    Chi è prossimo alla pensione anticipata (42 anni e 10 mesi per i lavoratori, oppure 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici) andrà certamente in pensione. Per almeno due motivi:

    1. Troppe incertezze pesano sul futuro. Tuttavia, l’ultimo baluardo di certezza rimasto è la cristallizzazione del diritto acquisito: chiunque abbia maturato i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2025 sarà al riparo da eventuali modifiche che nel 2026 il Governo potrebbe apportare con la Legge di Bilancio per il 2027 alla pensione anticipata

    2. Anche se il lavoratore o la lavoratrice desiderasse rimanere al lavoro, pur avendo maturato i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata, l’Azienda indurrà (“forzando”) il lavoratore o la lavoratrice ad andare in pensione. Le aziende hanno bisogno di manodopera giovanile, più produttiva e più orientata all’adozione di nuove tecnologie digitali

    Il lavoratore autonomo a Partiva IVA, essendo più assuefatto ad accettare l’incertezza sul futuro, potrebbe essere propenso a continuare l’attività lavorativa incentivato dal Bonus Giorgetti. Per l’Azienda il lavoratore autonomo è una voce di costo che può essere azzerata in qualsiasi momento. Tuttavia, l’Azienda potrebbe essere lei interessata ad incassare il Bonus Giorgetti, pagando il lavoratore a Partita IVA come prima, decurtando la sua fattura del valore uguale al Bonus Giorgetti.

    CONCLUSIONE.

    Il Bonus Giorgetti non favorisce i lavoratori, ma favorisce le Aziende.

    Rispondi
    • il lavoratore dipendente fino a prima del bonus sarebbe andato in pensione, adesso può richiedere una buona uscita per andarsene, alla peggio non ottiene niente in più: chi ci guadagna è il lavoratore.

      Concordo con il ragionamento sulle partite IVA (categoria alla quale io appertengo), ma tutto dipende dalla professionalità del singolo e quindi dalla sua forza contrattuale.

      Rispondi
    • Vero, verissimo quello che Lei sostiene … lo abbiamo provato in una forma diversa che definirei il: “bonus di Stato”.

      Le Aziende, in non pochi casi, (forzano) il lavoratore prossimo alla “pensione anticipata” attraverso il mezzo della – cassa integrazione a zero ore – ancor prima che il lavoratore raggiunga i contributi necessari per il diritto alla pensione … (altro che Bonus Giorgetti).
      Saluti

      Rispondi
    • Sono più che d’accordo con Lei. Rilevo che siamo passati dal mandare in pensione lavoratori con soli 38 anni di contributi alla volontà di trattenere le persone al lavoro il più a lungo possibile e il tutto in soli 6 anni. Siamo in piena confusione mentale e pensare che questi sono quelli che dirigendo una nazione dovrebbero essere le menti più eccelse del panorama italiano. Una tragedia.

      Rispondi
  8. Vergogna invece di incentivare le uscite incentivano per restare al lavoro. Un Governo senza dignità altro che abbiamo fatto per i poveri e il ceto medio, tantissimi hanno solo voglia di lasciar spazio ai giovani e di godersi una meritata pensione per gli ultimi anni, invece voi volete solo far pagare gli errori passati a noi lavoratori che già ci siamo beccati la legge Fornero che ha portato i contributi minimi da 35 a 42 anni, un salto di 7 anni rispetto ad alcuni nostri colleghi. Senza contare che lavoreremo di più con pensioni più basse visto che ogni 2 anni modificate i coefficienti per il calcolo della pensione, in conclusione cornuti e mazziati. Non ci sono parole per descrivervi, specie i politicanti della Lega solo chiacchere e distintivo visto che non hanno rispettato nessuna promessa. Attenti alle prossime elezione del 2027 spero che la genti vi castighi ampiamente nelle urne.

    Rispondi
    • Sarebbe interessante che la redazione riuscisse a intervistare Salvini in tema di pensioni, ma scommetterei che non ne parlerà più per anni …neanche per rispondere a video sarcastici come quello di Crozza o agli interventi sarcastici della Fornero in TV

      Rispondi
    • Vedi Stefano, esistono persone particolari che alla sola idea di smettere di lavorare stanno male; loro completano la loro vita con il lavoro; finchè hai, e dico una cifra a caso, 64 anni, ci può anche stare; ma se ne hai 68 è un altro discorso; figurati se poi hanno anche gli incentivi…….; saluti a te e ai gestori del sito

      Rispondi
      • Scusa Paolo Prof.,ma non si può demonizzare chi vuole continuare a lavorare, è una libera scelta.Io stesso pur essendo in pensione sono ancora in attività anche se non a tempo pieno.Ci sono persone che non hanno figli o nipoti e quindi il lavoro è una ragione di vita, non si può mettere tutti sullo stesso piano.

        Rispondi
        • Caro Nicola, io parto dal principio che quando sei in pensione, salvo esigenze particolari per le quali anche le , dico una cifra a caso, le 200 euro al mese sono fondamentali per la tua vita, stai in pensione; ti dedichi ad altre attività, scopri nuovi impegni non lavorativi, etc; altra considerazione: se hai sofferto nel lavoro non vedi l’ora di terminare; ti dico l’ultima: questa è la fase più bella in quanto non lavori, hai il tuo tempo a disposizione e non sei particolarmente anziano; poi verranno fasi molto più dure; questo è il mio pensiero; saluti a te e ai gestori del sito

          Rispondi
          • Certo Paolo Prof. dipende sempre da tante cose, la situazione economica, il tipo di lavoro, se ti piaceva o meno e possiamo citare tante altre casistiche. Ogni soggetto ha il suo DNA. Nel mio caso, io faccio formazione e per me insegnare ai giovani è appagante.
            Saluti a te.

    • Quali giovani scusi?? Il rapporto attuale è 1,6 tra lavoratori e pensionati, il sistema a ripartizione funziona con almeno 2 lavoratori per ogni pensionato, lo sa questo? Chi paga le pensioni sono i lavoratori, non entità astratte. Fra 10 anni salta il banco, altro che pensioni anticipate. Ci sarò spazio solo per pensioni integrative e private, per chi se lo può permettere.

      Rispondi

Lascia un commento