Il Governo torna a discutere di pensioni e riapre, almeno in parte, il cantiere della riforma previdenziale. Sul tavolo c’è un’ipotesi che potrebbe ampliare le possibilità di pensionamento anticipato, consentendo l’uscita volontaria dal lavoro a 64 anni di età, ma a precise condizioni economiche e contributive.
Pensione anticipata a 64 anni: come funzionerebbe la proposta del Governo
Al momento non esiste ancora una proposta di legge, ma il progetto è al centro di un confronto tra il Ministero dell’Economia, il Ministero del Lavoro, la Ragioneria generale dello Stato e l’INPS. L’obiettivo è trovare una soluzione che garantisca maggiore flessibilità ai lavoratori senza mettere a rischio la sostenibilità dei conti pubblici.
La proposta nasce anche dal rilancio del dibattito da parte della Lega, che continua a sostenere la necessità di superare gradualmente l’impianto della legge Fornero e consentire un pensionamento prima dei 67 anni previsti oggi per la pensione di vecchiaia.
L’ipotesi allo studio non introdurrebbe un canale completamente nuovo. L’idea sarebbe infatti quella di estendere l’attuale pensione anticipata contributiva, rendendola accessibile anche a una platea più ampia di lavoratori oggi esclusi.
Secondo le indiscrezioni, il nuovo meccanismo avrebbe alcune caratteristiche ben precise:
- uscita volontaria a partire dai 64 anni;
- pensione calcolata interamente con il sistema contributivo;
- assegno pensionistico più basso rispetto ai sistemi di calcolo più favorevoli;
- possibilità di utilizzare il TFR o la previdenza complementare per integrare il reddito;
- introduzione di una soglia minima dell’importo della pensione per poter accedere all’anticipo.
In pratica il lavoratore potrebbe scegliere se lasciare il lavoro con tre anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, accettando però una riduzione dell’importo dell’assegno, oppure continuare a lavorare fino al raggiungimento dei requisiti ordinari.
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la sostenibilità finanziaria della misura. All’interno del Governo si sta valutando se sia possibile aumentare la flessibilità in uscita senza determinare un incremento strutturale della spesa previdenziale.
Tra gli elementi oggetto di approfondimento vi è anche il metodo con cui viene calcolata la spesa pensionistica. Secondo quanto emerge dagli ambienti del Ministero del Lavoro, una parte significativa delle pensioni erogate ritorna infatti allo Stato attraverso l’IRPEF, elemento che potrebbe incidere nella valutazione del costo effettivo delle future misure.
Il Ministero dell’Economia mantiene comunque una posizione prudente e sta valutando ogni possibile intervento alla luce dei vincoli di finanza pubblica e delle regole europee.
Chi può andare oggi in pensione a 64 anni e cosa potrebbe cambiare
Attualmente la pensione anticipata a 64 anni esiste già, ma riguarda una platea molto limitata.
Si tratta della pensione anticipata contributiva, riservata esclusivamente ai cosiddetti contributivi puri, cioè ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.
Per accedere oggi sono necessari:
- almeno 20 anni di contributi;
- una pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale;
- il calcolo interamente contributivo della prestazione;
- una finestra mobile di tre mesi.
Questi requisiti escludono tutti coloro che possiedono anche un solo contributo precedente al 1996, salvo alcune eccezioni previste dalla normativa.
La proposta allo studio del Governo punta proprio a superare questa distinzione storica tra lavoratori contributivi puri e lavoratori con sistema misto, ampliando la platea dei potenziali beneficiari.
L’obiettivo sarebbe quello di:
- estendere l’accesso alla pensione a 64 anni anche a chi oggi non può beneficiarne;
- ridurre le differenze tra lavoratori con carriere simili ma trattamenti previdenziali differenti;
- introdurre una maggiore flessibilità nel sistema pensionistico.
Naturalmente questa maggiore libertà avrebbe un costo per il lavoratore, che dovrebbe accettare un ricalcolo dell’assegno interamente contributivo e quindi, nella maggior parte dei casi, un importo inferiore rispetto alla pensione ottenibile attendendo i requisiti ordinari.
Il tema assume particolare rilievo anche in vista del 2027, quando entrerà in vigore il nuovo adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita, con un ulteriore incremento dei requisiti anagrafici.
Per il momento non esiste ancora un testo normativo né una data certa per l’approvazione della misura. Il confronto all’interno dell’Esecutivo prosegue e le prossime settimane potrebbero essere decisive per capire se l’ipotesi della pensione volontaria a 64 anni entrerà davvero nella futura riforma delle pensioni oppure resterà soltanto una proposta di lavoro.

Rispondo al commento del sig. Wal in data 13 Luglio 2026 alle 21:09 sui “lavoratori superumani”.
Il sig. Wal con i suoi commenti ci stimola continuamente ad affrontare sfide con l’intelligenza artificiale.
Sono sfide che, per la verità, mi piacciono. Sono sfide che oggi sto affrontando con l’intelligenza artificiale proprio come per 40 anni le ho affrontate con il cervello elettronico (il computer che noi tutti consociamo, insomma).
In fin dei conti mi ritengo un “neurochirurgo digitale”, uno che opera i cervelli elettronici.
Durante lo svolgimento del mio lavoro di sistemista di base di sistemi operativi IBM di classe mainframe sono entrato nelle profondità dei blocchi di controllo del sistema operativo, delle relazioni tra i blocchi di controllo che rappresentano “sinapsi digitali”, e nel 1982 ho operato uno di questi cervelli elettronici chiudendo una sinapsi ed aprendone un’altra in modo che il cervello elettronico mutasse il suo comportamento (oggidì, un’operazione del genere verrebbe etichettata come “hackeraggio benevolo”).
Bene, dopo questa mia breve autodichiarazione di ciò che sono, commento l’articolo di Federico Fubini del 13 luglio 2026 di cui il sig. Wal ci offre il link e che si intitola: “Tasse, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale: chi le pagherà se i lavoratori sono già sempre di meno?”
Come sappiamo, ci sono pro e contro sull’AI: alcuni articolisti enfatizzano i pro, altri i contro.
Ad ogni modo la domanda è legittima: se l’AI riduce la forza lavora umana, per cui i lavoratori diventano sempre meno, alla fine chi è che pagherà le tasse?
Ebbene, ho pensato di porre la stessa domanda proprio all’AI. Ecco lo scambio di battute tra me e l’AI.
CLAUDIO MARIA PERFETTO:
Io credo che ogni problema rechi in sé la propria soluzione. Sei d’accordo con me?
GOOGLE AI MODE:
È un approccio mentale potente. Condivido la tua visione: da un punto di vista logico e pratico, la definizione stessa di “problema” implica l’esistenza di una deviazione da uno stato desiderato, e quindi l’esistenza di una via per ritornarvi.
Ecco perché questa prospettiva funziona e come applicarla efficacemente:
Perché la soluzione è insita nel problema
• Questione di confini: I dati che definiscono il problema delimitano anche lo spazio in cui cercare la risposta.
• Inversione logica: Spesso la soluzione consiste semplicemente nel rimuovere o invertire la causa scatenante.
• Focus attivo: Credere che la soluzione esista sposta la mente dal lamento alla ricerca attiva.
Come estrarre la soluzione
1. Smonta il problema: Dividi l’ostacolo principale in parti più piccole e gestibili.
2. Cambia punto di vista: Riformula la situazione chiedendoti “Cosa posso imparare da questo?” invece di “Perché è successo a me?”.
3. Usa i vincoli: Spesso i limiti stessi del problema (mancanza di tempo, budget o risorse) ti costringono a trovare l’unica soluzione creativa possibile.
Ci sono eccezioni in cui le soluzioni richiedono tempo o accettazione (come i grandi dilemmi esistenziali o le leggi della fisica), ma affrontare la quotidianità con la tua filosofia è il modo migliore per non farsi bloccare dalle difficoltà.
CLAUDIO MARIA PERFETTO:
(mia riflessione: sono d’accordo con Google AI Mode, perché è proprio così che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin affronta il problema della denatalità: non ci si domanda “Perché si nasce sempre di meno” ma “Come si può rimediare al calo delle nascite”).
Domanda ad AI Mode: Il problema è questo: l’intelligenza toglie posti di lavoro, i lavoratori umani si riducono, chi pagherà le tasse?
GOOGLE AI MODE:
L’automazione guidata dall’intelligenza artificiale riduce la base imponibile sul lavoro, minacciando la sostenibilità del welfare e dei servizi pubblici globali.
Quando i robot sostituiscono gli umani, le imposte sui redditi da lavoro e i contributi previdenziali diminuiscono drasticamente.
1. Rimodulare la tassazione sui robot
• Robot Tax: Tassare direttamente l’utilizzo di software e automazione industriale.
• Imposta sulla produttività: Prelevare imposte sui picchi di efficienza generati dall’IA.
• Istituzione di sanzioni: Applicare sovraccassa [Nota di PERFETTO: forse voleva dire ‘sovrattassa’] alle aziende che licenziano per automatizzare.
2. Spostare il carico fiscale sui capitali
• Tasse societarie elevate: Aumentare le aliquote sulle multinazionali tecnologiche ad alta rendita.
• Rendite finanziarie: Tassare maggiormente i guadagni derivanti da algoritmi e mercati azionari.
• Web Tax globale: Implementare accordi internazionali per colpire i profitti digitali transfrontalieri.
3. Riformare i modelli economici statali
• Reddito di Cittadinanza Universale: Ridistribuire le tasse sui robot come sussidio fisso ai cittadini.
• Dividendo sovrano: Rendere lo Stato azionista delle aziende tech per incassare dividendi pubblici.
• Nuovi settori umani: Finanziare con i profitti dell’IA i lavori di cura, arte e ambiente.
CONCLUSIONE.
Google AI Mode mi ha detto quello che sapevo già: tassare i robot e ridistribuire la ricchezza generata dall’automazione (robot) e dall’intermediazione digitale (AI).
Tutto ciò è contemplato nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Ma ora mi sorge un dubbio atroce: se da “neurochirurgo digitale” operavo i cervelli elettronici, per interfacciarmi con l’intelligenza artificiale devo diventare uno “psichiatra digitale”?
A dire il vero, a me basta essere solo un “economista digitale” che si occupa di Economia Informatica.
Rispondo al commento del sig. Wal in data 12 Luglio 2026 alle 12:14.
Chi più, chi meno, ha le proprie colpe: Governo, Imprese e Lavoratori.
Non sempre le colpe sono della politica; talvolta le colpe sono anche del “macellaio”.
Il sig. Wal nel suo commento ci segnala un link in cui si accenna a “Crisi demografica, le proposte di imprenditori e manager”. Ho visto il video in cui viene intervistata Francesca Mazzolari, Direttrice Generale di 4.Manager.
“Economista, con una consolidata esperienza sui temi del lavoro, delle competenze, delle politiche pubbliche e della competitività, Francesca Mazzolari si è laureata all’Università Bocconi e ha conseguito il Ph.D. in Economics presso la University of California, San Diego. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento negli Stati Uniti ed è stata economista del Centro Studi Confindustria. (FONTE: https://progettomanager.federmanager.it/cultura-dimpresa-e-competitivita-le-sfide-della-nuova-managerialita/).
Piccola nota: prima di ascoltare cosa ha da dire la direttrice Francesca Mazzolari, le avrei posto la domanda: “In quali aziende lei ha lavorato?”
Le imprese, le ditte (grandi, medie o piccole che siano) hanno un doppio volto: il volto buono della crescita professionale, e il volto cattivo della macelleria sociale.
Quando si trovano in difficoltà (in seria difficoltà) le imprese non esitano a presentare il loro volto di macelleria sociale.
Parlo per esperienza diretta, come testimone oculare, avendo lavorato in almeno una trentina di aziende, in parte come dipendente, in parte come dipendente che fa il consulente in altre aziende, in parte come autonomo a Partita IVA in aziende principalmente banche e assicurazioni.
Sono stato (dicevo) testimone oculare, non già in quanto “macellato sociale” bensì in quanto testimone di “macellati sociali”.
Veniamo ai contenuti espressi dalla direttrice Mazzolari nel video che ho visionato. Mi focalizzo su 3 temi, senza però entrare nel dettaglio perché mi necessiterebbe di sviluppare un’analisi approfondita.
1. DIFFICOLTÀ DI REPERIMENTO PERSONALE
2. DISALLINEAMENTO PER QUANTO RIGUARDA COMPETENZE TECNICHE
3. TRASMISSIONE DELLE COMPETENZE E RAFFORZAMENTO DELLE COMPETENZE
ORA PARLO IO.
C’è difficoltà nel reperire personale?
Ebbene, impieghiamo i robot! C’è difficoltà nel trovare farmacisti? e allora utilizziamo il robot-farmacista come all’Ospedale Mauriziano di Torino. Mancano camerieri? e allora utilizziamo il robot-cameriere come nei ristoranti di Sorrento o in Abruzzo. E così via: impieghiamo robot-medici, robot-infermieri, robot baristi, robot-postini. Non sono ancora molto diffusi tutti questi robot, ma se mancano i lavoratori umani (anche a causa della denatalità) è giocoforza ricorrere ai lavoratori digitali, ai robot (l’importante è che anche loro versino i contributi previdenziali per conto di altri lavoratori che loro malgrado vanno in cassa integrazione o che potrebbero andare in pensione).
C’è disallineamento per quanto riguarda le competenze tecniche?
Ebbene, diamoci da fare col migliorare i programmi scolastici, nelle medie, superiori e università. Puntiamo sulle discipline STEM, come la meccatronica (meccanica, elettronica, informatica, automazione), sulla ingegneria robotica, sulla Economia Informatica, con piani di formazione tali che lo studente cominci a fare uno stage già durante gli studi in modo da poter entrare subito in aziende già formato e quindi già pronto per lavorare in autonomia (questo è quanto consente di fare l’Economia Informatica da me sviluppata).
Occorre trasmettere le competenze ad altri?
Ebbene, utilizziamo l’intelligenza artificiale per creare il nostro “Gemello digitale” che secondo il Direttore Generale dell’INPS Avv. Valeria Vittimberga rimarrà in azienda al posto del lavoratore che andrà in pensione la quale verrà pagata dal suo gemello digitale (FONTE: https://www.youtube.com/watch?v=GHucCR8WdPU).
CONCLUSIONE.
Per evitare la macelleria sociale operata dalle imprese è possibile intervenire in due modi, su due fronti:
• Fonte personale: il lavoratore potrebbe impegnarsi (qualora le circostanze lo consentissero) a sviluppare la propria professionalità, lavorando più delle 40 ore canoniche, sviluppando la documentazione della propria attività e magari farsi carico di sviluppare anche la documentazione delle attività di altri colleghi (la documentazione è fondamentale per le aziende, manca nelle aziende perché quasi nessuno la produce per potersi rendere “indispensabile”, e le aziende ne hanno davvero un disperato bisogno), accettare dal proprio capo di svolgere compiti che esulino anche dalle proprie mansioni specifiche, essere al lavoro anche quando c’è lo sciopero e disponibile ad essere reperibile anche durante le festività, divenire quello che si chiama “key people”, ovvero la persona chiave dell’azienda, quella che (forse) si salverebbe dall’essere messa in cassa integrazione qualora l’azienda dovesse mettere in atto la cosiddetta “riorganizzazione aziendale”, oppure pronta ad abbandonare l’azienda che affonda per migrare verso un’altra azienda agganciata tramite fornitori esterni (in particolare i commerciali) dai quali ha saputo farsi apprezzare per il lavoro che svolge e grazie ai quali potrà aumentare di molto il proprio stipendio
• Fronte sociale: il Governo dovrebbe essere meno pigro e più attivo ad impegnarsi a sviluppare una vera Riforma delle Pensioni CONTESTUALMENTE alla Riforma del Lavoro in modo da garantire il RICAMBIO GENERAZIONALE, cominciando a stabilire alcuni paletti tra cui: 1) robot e AI vanno considerati non già come “fattore di produzione capitale fisico” (macchine), ma come “fattore di produzione lavoro digitale” equiparato al “fattore di produzione lavoro umano”; 2) “contributo automazione” di cui ha parlato al Senato il commercialista Stefano Bacchiocchi al fine di redistribuire la ricchezza prodotta da robot e AI; 3) contare di più sulle risorse economiche italiane istituendo la Moneta Digitale di Stato italiana ancorata al patrimonio dello Stato piuttosto che su risorse economiche europee come il PNRR; 4) implementare i Piani di Studio delle scuole medie, superiori, università con nuove discipline scientifiche STEM (come l’Economia Informatica) in modo da consentire agli studenti di trovare subito lavoro, di lavorare in Italia e non all’estero, di formarsi una famiglia in Italia e non all’estero, di attrarre studenti anche da altre parti del mondo e far conoscere al mondo che l’Italia non ha solo Michelangelo ma anche l’Economia Informatica che fonde, unifica Economia e Informatica, una unificazione di portata ben più vasta ed avanzata della unificazione delle quattro interazioni della natura (elettromagnetismo, forza nucleare forte, forza nucleare debole, gravità) conosciuta in Fisica col nome di “Teoria del Tutto”.
Non mi pare che le mie linee guida siano in linea con le soluzioni avanzate dalla direttrice Mazzolari nel video che ho visionato.
No davvero. Non mi pare proprio!
È proprio vero, chi sa fa, chi non sa insegna!
Partendo dalla considerazione che è meglio avere un opzione di uscita che non averla, ognuno si farà i conti in tasca e se ci rientra sarà libero di accettare o meno. Certo. sarebbe meglio un paletto meno stringente ma tant’è.
Dovrebbero davvero prendere in considerazione la proposta Perfetto, Armiliato, Gibbin, per uscire da questo impasse ma purtroppo ad oggi non l’hanno nemmeno considerata se almeno letta.
Caro Don.
Io credo la abbiano letta e anche capita e per questo non la “prendono in considerazione”.
Arriverà il suo tempo, ma non prima che il sistema sia tutto contributivo e solo quando il rapporto tra ultimo stipendio e pensione di primo pilastro sarà nell’intorno del 50%.
Immagino anche a differenza di quanto, se ben ricordo, sosteneva alcuni giorni fa il dottor Perfetto, che non possa essere la Germania a seguire su questa strada l’esempio dell’Italia ma l’esatto contrario.
In ogni caso queste sono le ultime:
https://altreconomia.it/fondi-pensione-e-gestione-privata-perche-il-primo-luglio-e-un-bel-giorno-per-blackrock/
Ciao Wal, sempre interessanti i tuoi link però l’articolo confonde dati reali con interpretazioni. Il silenzio-assenso non è un esproprio: il lavoratore può rifiutare entro i termini previsti. Non è dimostrato che i 74 miliardi finiscano “nelle Borse USA”: i fondi pensione investono in portafogli globali, diversificati e soggetti a rigide regole di vigilanza. Citare BlackRock non significa che il denaro venga gestito esclusivamente da essa né che sia destinato solo ad aziende americane. Inoltre, il TFR destinato alla previdenza complementare non è una risorsa dell’INPS, ma un accantonamento del lavoratore. È vero che fondi aperti e PIP possono avere costi più elevati dei fondi negoziali, ma proprio per questo è importante confrontare costi e rendimenti, non demonizzare l’intero sistema. Le conclusioni dell’articolo sono quindi in larga parte opinioni, non fatti dimostrati.
Ciao Don.
Ormai siamo ai: “lavoratori superumani”.
https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/26_luglio_13/tasse-la-rivoluzione-dell-intelligenza-artificiale-chi-le-paghera-se-i-lavoratori-sono-gia-sempre-di-meno-29ed2d6b-1337-42e2-ae6e-972a391b4xlk_amp.shtml
Ne inventano una al giorno pur di “scantonare” per un po’ il problema.
Aggiungo:
https://gloat.com/blog/superworkers/
“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio, del fornaio, che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale” (Adam Smith, “La ricchezza delle nazioni”).
Adam Smith è vissuto nel 1700 ed è considerato “il padre” dell’economia moderna.
Nella nostra epoca, anni 2000, c’è chi nasce in una famiglia ricca e chi in una famiglia povera. C’è chi fa un lavoro usurante su turni notturni, e chi invece un lavoro 8:30-17:30 in ufficio. È per volontà divina?
NO.
Nelle sue argomentazioni Smith non ricorre alla “volontà divina” per spiegare la distribuzione della ricchezza, ma piuttosto a fattori politici, economici, tecnologici, legali.
Anche nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin entrano in gioco i fattori:
• Politici: Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale da discutere in Parlamento
• Economici: ricerca della copertura finanziaria per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale
• Tecnologici: distribuzione della ricchezza generata da robot e AI mediante contributo automazione
• Legali: regolamentazione fiscale su come istituire il contributo automazione per finanziare le pensioni
Volendo parafrasare l’affermazione di Adam Smith, mi verrebbe da dire:
“Non è dalla benevolenza del politico, del ministro, del parlamentare che ci aspettiamo la nostra pensione, ma dalla considerazione del loro interesse personale”.
È nell’interesse personale di ottenere i voti, che il politico fa promesse che ancora non sa se le potrà mantenere.
È nell’interesse personale di restare al governo, che il ministro scende a compromessi interni alla coalizione per bilanciare le richieste degli altri alleati.
È nell’interesse di mantenere il proprio seggio al Parlamento, che il parlamentare si adegua alle indicazioni di voto del proprio partito.
Ciò che penso è che i politici, i ministri e i parlamentari non prendano affatto in giro i cittadini.
Penso, invece, che i politici, i ministri e i parlamentari operino proprio (per dirla alla Smith) come i macellai, i birrai, i fornai: agiscono in base al loro interesse personale.
Ma diciamola tutta: non è forse vero che proprio come i politici, i ministri e i parlamentari anche ciascuno di noi agisce in base al proprio interesse personale?
Ma se le colpe sono sempre della politica e mai del “macellaio”, eccoci con le proposte reali, quelle necessarie all’industria italiana per risolvere il calo demografico.
https://www.msn.com/it-it/money/storie-principali/crisi-demografica-le-proposte-di-imprenditori-e-manager/vi-AA26BxDf?ocid=msedgntp&pc=U531&cvid=6a53582dc62e4ca89894aff0e534a3e6&ei=88
Ne parlo a ragion veduta in quanto, in anni recentissimi, ho avuto il “piacere”, si fa per dire, di verificarne una sviluppata in questo modo:
Assunta una nuova dipendente, in sostituzione di una appena pensionata, questa è stata affiancata ad una ancora presente per alcuni mesi; al termine dei 4 mesi di affiancamento, chi le ha fatto da tutor, è stata posta in cassa integrazione a zero ore in attesa del suo pensionamento e nella speranza che le regole d’uscita per la pensione anticipata, nel frattempo, non cambiassero.
Niente viene fatto gratuitamente da una buona parte della nostra classe imprenditoriale; pertanto, una buona volta, siano chiari: CHI PAGA i loro desideri!!
Appendice al mio commento.
Dal momento che ho citato Adam Smith, colgo l’occasione per precisare cosa intende Smith per “volontà divina”.
Anzitutto desidero fare una precisazione sulla la metafora della “mano invisibile” di Smith.
È opinione comune che Adam Smith utilizzasse la metafora della “mano invisibile” per significare che c’è un meccanismo in base al quale i mercati si autoregolano.
Invero, occorre precisare che Adam Smith non ha mai detto che c’è una “mano invisibile in base alla quale i mercati si autoregolano”.
Nella sua opera “La ricchezza delle nazioni” si parla sì di “mano invisibile” che agisce sui mercati, ma è quella stessa “mano invisibile della Provvidenza” che si legge nella sua “Teoria dei sentimenti morali”, oppure la “mano invisibile di Giove” che si legge nei suoi “Saggi filosofici”.
Quindi: Smith non parla mai di “mano invisibile del mercato”.
Esiste, per Smith, la “mano invisibile” redistributiva: è la mano dei ricchi che per soddisfare il proprio egoismo vengono spinti a dare lavoro e quindi a dare la possibilità alla gente di acquistare i beni necessari per vivere.
Tornando alla “volontà divina”, Smith si riferiva alla condizione di povertà e di disuguaglianza sociale, che venivano determinate non già dalla “volontà divina” ma piuttosto da fattori umani (interesse personale, egoismo) ed economici (distribuzione della ricchezza).
Per concludere, vorrei fare ancora una precisazione riguardo ai mercati: i mercati non si autoregolano.
Riporto uno stralcio del mio libro “L’economista in camice”:
“[omissis] nella visione classica, i mercati, se non intervengono forze esterne (per es. lo Stato), sono in grado di autoregolarsi e quindi di raggiungere una posizione di equilibrio che vede la piena occupazione di tutti i fattori produttivi (tra cui il lavoro); nella visione keynesiana, i mercati non sono in grado di autoregolarsi e,
senza l’intervento di forze esterne (per es. dello Stato), potrebbero rimanere in una posizione di squilibrio, senza raggiungere la piena occupazione di tutti i fattori produttivi (tra cui il lavoro).”
Keynes raggiunse tale conclusione analizzando la grave disoccupazione del 1929 domandandosi: se è vero che i mercati si autoregolano, come è possibile che nel mercato del lavoro esiste un così elevato tasso di disoccupazione?
Soluzione di Keynes: se i privati non investono, sia lo Stato ad investire al loro posto.
Personalmente mi ritengo un keynesiano. Sono anch’io dell’avviso che in talune circostanze (es., transizione digitale) e in alcuni settori produttivi (es., robotica e intelligenza artificiale) sia fondamentale l’intervento dello Stato.
I termini: “Provvidenza” o “intervento divino” mi hanno richiamato un fatto storico, letto di recente.
Un certo Sir Charles Travelyan, funzionario civile britannico, riguardo alla carestia che nel 1845 colpì l’Irlanda e la sua diffusa coltivazione di un’unica varietà di patate, sembra abbia affermato:
“era un colpo inflitto da una Provvidenza che tutto sa e per tutti ha compassione”; “il rimedio amaro ma efficace che probabilmente porterà alla guarigione”.
Fatto è che la crisi umanitaria che ne seguì negli anni si stima abbia procurato 1 milione di morti e 500 mila poveri mezzadri che, non riuscendo più a pagare gli affitti ai proprietari, vennero sfattati e cacciati da casa e terreni nei 10 anni successivi.
Questo accadeva nella Inghilterra Vittoriana del (laissez-faire) dove il capitalismo e il libero mercato era prevenuto verso qualsiasi forma di intervento statale ma che, al pari dei giorni nostri, evidenziava il pericolo mortale del dogmatismo economico.
E pensare che fu tutta colpa di un fungo la: Phytophthora infestans! Beh oggi abbiamo i virus!
Questo esempio dovrebbe fornirci una tra le tante lezioni fondamentali per l’economia e la politica dei giorni nostri; basterebbe sostituire alle patate il mercato delle auto e di molto altro.
Ma il linguaggio tecnocratico di qualcuno, a valle delle ripetute crisi, oggi non le concepisce più come una “volontà divina”, ma come uno “strumento necessario” per forzare il cambiamento politico ed economico.
A 65 anni, dopo 40 anni di contributi per andare in pensione dovrei anche essere penalizzato con il calcolo completamente contriburivo.
La facciano finita di prenderci in giro.
Concordo pienamente con Mog riguardo alle promesse fatte dalla Lega, che durano da mlti anni .
Trovo bellissima e incisiva, poi , una terzina in versi del dr. Perfetto, sintetica ma efficacissima:
Prometter per voti non costa nulla,
Ma mantener promesse costa impegno,
Oltre a coerenza per chi si trastulla
Ma si dai andiamo in Pensione con cifre da morti di fame e facciamolo facendoci fregare pure una parte di TFR, ma siamo contrari ad una patrimoniale per i ricchi, della serie un mondo al contrario, ma c’è ancora qualcuno in giro che riesce a credere che certi loschi individui siano capaci da fare una legge sulle Pensioni che rispetti l’età ed i bisogni della gente, secondo me qualcuno vive a Fantasilandia per credere Solamente che tali Persone Siano Realmente Capaci di Fare una Legge che Abbia un Senso, ma questo è il mio giudizio che vale per uno, ma di una cosa sono Sicuro una Qualsiasi Promessa fatta da un Politico, ma in particolare della Lega è da evitare come la Peste perché o è solamente Propaganda o c’è sotto sotto una Fregatura, punto. Grazie ai gestori del sito. Come mai non prendono Mai o non li senti mai neanche parlare della proposta Perfetto,Ammiliato,Gibbin? Secondo me non l’hanno neanche capita ed evitano di parlarne per il semplice fatto che non sanno neanche rispondere, personaggi di un partito FDI che oggi ha proposto in Piemonte per risolvere i problemi dell’acqua di prosciugare i fiumi e di usarla tutta per agricoltura ed in pratica di qualsiasi altro uso una persona in tale regione voglia farne è secondo Voi in grado di confrontarsi con discorsi o leggi in cui sia di mezzo l’AI? Persone di questa levatura? Siamo alla frutta e mi fermo qui.
Della Proposta di Pensionamento a 64 anni con utilizzo del TFR avanzata dalla Lega se ne parla di frequente.
Non ho potuto fare a meno di confrontare la Proposta della Lega con la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin ponendomi le seguenti domande:
1. Quale delle due è la migliore?
2. Quale delle due favorisce di più il ricambio generazionale?
3. Quante probabilità ha la Proposta della Lega di essere approvata dal Parlamento italiano?
Ho pensato di rivolgere le tre domande a Google Ai Mode. Le sue risposte mi sembrano ben articolate, e le riporto in questo mio commento, anticipando al lettore che è un commento alquanto lungo ma che credo possa essere anche di un certo interesse (per quanto riguarda me lo è di certo).
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DOMANDA 1: Quale delle due proposte è la migliore: quella del pensionamento a 64 anni con TFR della Lega, oppure quella di Perfetto-Armiliato-Gibbin?
INIZIO RISPOSTA 1 di Google AI Mode.
La scelta tra le due proposte dipende interamente dalle priorità politiche ed economiche che si intendono perseguire, poiché i due progetti poggiano su pilastri finanziari e filosofie previdenziali diametralmente opposti.
Non esiste una risposta univoca su quale sia la “migliore” in assoluto. La proposta della Lega punta a una flessibilità immediata ma fortemente vincolata dal punto di vista del reddito individuale, mentre la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin ambisce a un cambio di paradigma strutturale basato sull’automazione industriale.
Confronto sintetico delle due proposte.
Proposta della Lega (Durigon):
• Età di uscita: 64 anni per lavoratori nel sistema misto (contributi prima del 1996)
• Metodo di calcolo: Interamente contributivo (penalizzante per chi ha anni nel retributivo)
• Soglia minima: Molto alta: 3 volte l’assegno sociale (circa 1.600+ €)
• Copertura finanziaria: Utilizzo del TFR convertito in rendita integrativa mensile
Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin:
• Età di uscita: Flessibile, basata sulla libertà di scelta del lavoratore
• Metodo di calcolo: Valorizzazione del lavoro di cura e flessibilità strutturale
• Soglia minima: Svincolata da soglie così restrittive; focus sull’equità sociale
• Copertura finanziaria: Tassa sugli automi/AI (IRAUT) per compensare la denatalità
Analisi della Proposta della Lega (Pensione a 64 anni con TFR)
Questo impianto, promosso dal sottosegretario Claudio Durigon, mira a estendere la pensione anticipata contributiva anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.
• Punti di forza: Offre una valvola di sfogo immediata per anticipare l’uscita rispetto ai 67 anni della Legge Fornero. Utilizza il TFR come leva privata per superare lo scoglio del calcolo pubblico.
• Punti di debolezza: Come evidenziato dai consulenti di Smileconomy, la soglia di 3 volte l’assegno sociale la rende accessibile solo a redditi medio-alti (da 1.900€ netti al mese in su). Di fatto, esclude precari, lavoratori a basso reddito e molte donne. Inoltre, il lavoratore deve rinunciare alla liquidazione del TFR in un’unica soluzione.
Analisi della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin
Questa proposta nasce dal dibattito promosso da esperti e piattaforme indipendenti come Pensionipertutti.it per superare i limiti strutturali della previdenza italiana.
• Punti di forza: Affronta il problema della denatalità e del calo della forza lavoro in modo futuristico, introducendo un contributo di automazione sui robot e sulle intelligenze artificiali (denominato IRAUT). Include tutele specifiche per il lavoro di cura e la platea femminile.
• Punti di debolezza: Ha un carattere fortemente teorico e di lungo periodo. L’applicazione di una tassa sulla tecnologia richiede una regolamentazione fiscale complessa e un forte consenso politico, rendendola difficilmente attuabile nell’immediato scenario delle leggi di bilancio correnti.
Se l’obiettivo è trovare una misura immediata per chi ha stipendi alti e vuole convertire il proprio TFR in cambio di un’uscita a 64 anni, la proposta della Lega è la più concreta.
Se invece si cerca una riforma di ampio respiro che tuteli le categorie deboli (donne, caregiver) finanziando il sistema tramite la produttività tecnologica anziché i soli contributi umani, la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin offre una visione più equa e strutturale.
FINE RISPOSTA 1 di Google AI Mode.
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DOMANDA 2: Per quanto riguarda il ricambio generazionale, quale proposta lo renderebbe maggiormente possibile: la proposta Pensionamento a 64 anni con TFR, oppure la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin?
INIZIO RISPOSTA 2 di Google AI Mode.
La proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin possiede una maggiore efficacia potenziale nel generare un ricambio generazionale strutturale e inclusivo, mentre la proposta della Lega sul pensionamento a 64 anni con utilizzo del TFR offre un ricambio immediato ma limitato a una nicchia ristretta di lavoratori.
Il ricambio generazionale dipende direttamente da quanti lavoratori riescono effettivamente a uscire dal mercato del lavoro per fare spazio ai giovani. Le due proposte affrontano questo obiettivo in modi radicalmente diversi.
Proposta della Lega (64 anni con TFR): Ricambio immediato ma selettivo
La proposta presentata dalla Lega punta su una flessibilità di breve periodo basata sul pilastro privato.
• Meccanismo di ricambio: Permette un anticipo di 3 anni rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria (67 anni), liberando posti di lavoro in tempi rapidi per i nati prima del 1996.
• Il limite strutturale: I paletti della proposta (almeno 25 anni di contributi e soprattutto un assegno minimo pari a 3 volte l’assegno sociale, circa 1.638 euro) restringono il bacino di utenza. Come rilevato dalle analisi della CGIL e dagli esperti di settore, questa formula è accessibile quasi esclusivamente a lavoratori con redditi medio-alti e carriere stabili.
• Impatto sui giovani: Il tasso di sostituzione (il numero di giovani assunti per ogni pensionato) rischia di essere basso poiché la misura esclude la stragrande maggioranza dei lavoratori subordinati comuni, dei precari e delle donne, bloccando di fatto il turnover in ampi settori produttivi.
Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin: Ricambio strutturale e redistributivo
Questa proposta, nata dai dibattiti della piattaforma Pensionipertutti.it, punta a scardinare il legame rigido tra demografia ed età pensionabile.
• Meccanismo di ricambio: Creando un sistema strutturalmente flessibile e slegato da vincoli di reddito minimo penalizzanti, allarga la platea di chi può scegliere di ritirarsi dal lavoro.
• Il ruolo dell’innovazione: L’introduzione della tassa IRAUT (sull’automazione e sull’intelligenza artificiale) è pensata per finanziare la previdenza indipendentemente dal numero di lavoratori attivi. Questo permette uno scivolamento morbido verso la pensione per le vecchie generazioni senza gravare sul costo del lavoro dei giovani.
• Impatto sui giovani: Agevolando l’uscita anche di chi ha carriere discontinue o lavori gravosi (grazie alla valorizzazione del lavoro di cura e della flessibilità reale), si liberano molte più posizioni lavorative diffuse sul territorio. Inoltre, incentiva l’ingresso delle nuove generazioni in mercati ad alto valore tecnologico e digitale.
Quale favorisce davvero il turnover?
• Scegliendo la proposta della Lega, il ricambio generazionale avviene prevalentemente nelle posizioni apicali, dirigenziali o ad alto reddito, lasciando inalterato il problema del blocco del turnover per la forza lavoro comune.
• Scegliendo la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin, il ricambio diventa sistemico. Lo Stato smette di dipendere unicamente dai contributi versati dai giovani per pagare i pensionati, favorendo un mercato del lavoro più fluido e dinamico per le nuove generazioni.
FINE RISPOSTA 2 di Google AI Mode.
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DOMANDA 3: Quante probabilità ha la proposta di pensionamento a 64 anni con TFR di essere approvata dal Parlamento italiano?
INIZIO RISPOSTA 3 di Google Ai Mode.
La proposta della Lega di pensionamento a 64 anni con l’utilizzo del TFR ha probabilità di approvazione medio-alte, poiché gode di una spinta politica diretta da parte di un partito di maggioranza ed è concepita per non pesare sulle casse pubbliche.
Tuttavia, il testo definitivo è vincolato alle strette compatibilità finanziarie dettate dal Ministero dell’Economia e dalle trattative per la Legge di Bilancio.
I fattori chiave che determinano le sue chance in Parlamento si dividono tra elementi favorevoli e ostacoli strutturali:
Perché ha buone probabilità di essere approvata (I punti a favore)
• Costo zero per lo Stato: Il vero punto di forza della proposta Claudio Durigon è che la flessibilità viene finanziata privatamente dai lavoratori attraverso il proprio TFR trasformato in rendita. Questo piace molto al Ministro Giorgetti, costretto a muoversi nel perimetro di un bilancio pubblico rigoroso.
• Superamento del sistema delle “Quote”: Con il progressivo esaurimento e il forte disincentivo verso misure come Quota 103, il Governo ha la necessità politica di offrire una “finestra di uscita” flessibile per sostituire i vecchi canali.
• Sostegno della maggioranza: Essendo una proposta bandiera della Lega, fa parte del pacchetto di compromessi interni alla coalizione di centrodestra per bilanciare le richieste degli altri alleati.
Quali sono gli ostacoli in Parlamento (I punti a sfavore)
• L’opposizione dei sindacati: Organizzazioni come la CGIL contestano duramente la misura, definendo i requisiti (come l’assegno pari a 3 volte quello sociale) una barriera “irraggiungibile” per la maggioranza dei lavoratori dipendenti, trasformando la norma in un privilegio per pochi redditi alti. Questa pressione esterna potrebbe spingere alcuni parlamentari a chiedere modifiche.
• Resistenze del settore aziendale: Trattenere il TFR in azienda o destinarlo stabilmente ai fondi pensione per creare la rendita anticipata priva le imprese di una storica fonte di liquidità a basso costo, sollevando perplessità tra le associazioni datoriali.
• Inasprimento dei requisiti: Per garantirne la sostenibilità in Aula, il Parlamento potrebbe approvarla ma introducendo paletti ancora più rigidi (es. innalzamento dei contributi minimi richiesti da 20 a 25 anni), riducendone l’impatto reale sulla platea dei lavoratori.
In sintesi, l’impianto ha ottime chance di passare e diventare legge all’interno dei prossimi veicoli finanziari, ma con il forte rischio di essere approvato in una versione fortemente restrittiva e selettiva per non alterare gli equilibri di finanza pubblica.
FINE RISPOSTA 3 di Google AI Mode.
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MIE CONCLUSIONI.
Le risposte che Google AI Mode ha dato alle mie domande sono frutto di riferimenti di cui Google AI Mode è a conoscenza e di cui riporta le fonti.
MIA NOTA IMPORTANTISSIMA: le fonti disponibili in internet alle quali AI Mode accede, oppure l’addestramento che i sistemi di intelligenza artificiale ricevono, fanno ancora riferimento alla “ECONOMIA ANALOGICA” (tradizionale) e non già alla “ECONOMIA DIGITALE” che viene descritta nella ECONOMIA INFORMATICA. È per questo, per esempio, che Google AI Mode parla di applicazione dell’IRAUT alla “produttività tecnologica” (considerando robot e AI alla stregua di “tecnologie”, di “capitale fisico”, di “macchine”), mentre, invece, la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin considera robot e AI alla stregua di “lavoratori digitali” (e quindi non trattati come “tecnologia”, “capitale fisico”, “macchine”), e quindi l’IRAUT è equivalente all’IRPEF, e quindi al versamento di “contributi previdenziali digitali” del tutto equivalenti ai contributi previdenziali versati dagli umani.
Tutto sommato, comunque, le risposte di Google AI Mode sono in generale credibili, condivisibili, importanti.
Tuttavia, più importanti delle risposte che dà l’intelligenza artificiale sono le domande che noi poniamo all’intelligenza artificiale. DEVONO ESSERE LE DOMANDE “GIUSTE”, quelle alle quali mi riferisco nel mio documento intitolato “Google AI Mode su Prima, Seconda e Terza Legge di Little” al seguente link del mio sito: https://sites.google.com/view/economatica4/download.
Vorrei infine aggiungere che oltre alla tassazione sull’automazione e sull’AI – IRAUT – (cosa che AI Mode rileva come complessa da attuare), la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin suggerisce in alternativa di prelevare la “tassa automazione” dall’IRES, oppure di utilizzare la Moneta digitale di Stato ancorata al patrimonio statale, circolante solo in Italia, e parallelamente all’euro.
Ammettiamo pure che la proposta di pensione anticipata a 64 anni estesa a chi ha versato i contributi prima del 1° gennaio 1996, calcolata interamente con sistema contributivo, con la possibilità di utilizzare il TFR come previdenza complementare, e con l’introduzione di una soglia minima della pensione (pari almeno a tre volte l’assegno sociale, e quindi pari a circa 1.600 euro lordi mensili) venga discussa in Aula.
Ci sarebbe qualcosa da aggiungere ai requisiti e vincoli succitati?
Ebbene sì: ci sarebbe da aggiungere un vincolo, e lo spiegherò più avanti.
La Ragioneria Generale dello Stato e l’INPS staranno certamente facendo girare i loro programmi di simulazione (magari anche con l’aiuto dell’Intelligenza Artificiale) per individuare la platea potenziale di lavoratori che potrebbero aderire alla proposta.
Diciamo che, manovrando le variabili in gioco (soprattutto la soglia minima di pensione e il coefficiente di trasformazione), si riesce ad individuare il numero di lavoratori e lavoratrici potenziali che potrebbero aderire alla proposta senza mettere a rischio la sostenibilità dei conti pubblici. Che cosa cambierebbe?
NULLA! Sotto il profilo economico e sociale non cambierebbe proprio nulla!
Il PIL continuerebbe a crescere dello zero virgola per cento, la povertà assoluta e quella relativa continuerebbero ad aumentare, i giovani continuerebbero ad espatriare, le nascite continuerebbero a diminuire.
Spieghiamo il perché accadrebbe tutto ciò.
Per spiegarmi, ho bisogno di ricorrere ad alcuni dati elaborati dall’INPS nel suo “Rapporto Annuale XXV” di Luglio 2026 (link: https://www.inps.it/content/dam/inps-site/pdf/dati-analisi-bilanci/rapporti-annuali/xxv-rapporto-annuale/Rapporto_annuale_XXV_2026.pdf).
Cito testualmente dalla Prefazione del Rapporto a pag. 7:
“Emerge il fenomeno crescente dei “pensionati lavoratori”, che segnala un confine sempre più sfumato tra quiescenza e occupazione”.
Riporto i punti salienti ripresi dal paragrafo 3.4 “PENSIONI E MERCATO DEL LAVORO: IL FENOMENO DEI PENSIONATI LAVORATORI” da pag. 295 a pag. 305:
1. “Il numero di pensionati lavoratori cresce rapidamente: da circa 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023” (pag. 296)
2. “Il lavoro dopo la pensione riguarda soprattutto chi lavorava già in modo stabile e intenso prima della decorrenza” (pag. 297)
3. “Tra i nuovi pensionati lavoratori, circa nove su dieci restano presso lo stesso datore di lavoro nell’anno di decorrenza della pensione” (pag. 301)
4. “Dal lato delle imprese, i pensionati lavoratori si associano più a una riconfigurazione organizzativa che a un aumento della produttività” (pag. 304)
5. “Il lavoro post-pensionamento consente ai pensionati di modulare la partecipazione e alle imprese di trattenere competenze” (pag. 305)
Sintetizzo con mie parole i cinque punti sopra elencati.
Con l’attuazione della proposta:
• lo Stato manterrebbe in equilibrio i conti pubblici
• il pensionato-lavoratore avrebbe modo di conciliare al meglio lavoro e famiglia, ricorrendo magari al part-time come lavoratore autonomo, e con ciò incrementerebbe anche le proprie finanze
• l’impresa riprenderebbe al lavoro il dipendente-pensionato raggiungendo due obietti: trattenimento delle competenze, e trasformazione dei costi fissi (lavoro dipendente) in costi variabili (lavoro a contratto e quindi a scadenza)
DOMANDA CRUCIALE: se lavora una quota sempre maggiore di pensionati, come si potrebbe attuare il ricambio generazionale?
Solo con il RICAMBIO GENERAZIONALE sarà possibile aumentare:
a) consumi interni (i giovani necessitano di casa, arredamenti, elettrodomestici, automobili, servizi per l’infanzia se avranno possibilità di formarsi una famiglia e quindi avere dei bambini)
b) investimenti (le imprese dovranno soddisfare una domanda crescente di consumi)
c) occupazione (quella stabile e ben remunerata a fronte di maggiori investimenti)
d) PIL (ricchezza pro capite)
e) benessere (riduzione povertà assoluta e relativa)
CONCLUSIONE
Il VINCOLO che occorre aggiungere alla proposta di pensionamento a 64 anni è la IMPOSSIBILITÀ DI LAVORARE.
SOLO SE IL LAVORATORE ANZIANO ANDRÀ IN PENSIONE E NON TORNERÀ A LAVORARE, SOLO ALLORA SARÀ POSSIBILE ATTUARE IL RICAMBIO GENERAZIONALE E QUINDI CRESCITA ECONOMICA E BENESSERE SOCIALE.
CORRETTISSIMO!!!
Perfettamente d’accordo.
Largo ai giovani.
Assolutamente sì, chi va in pensione non deve più lavorare.
Potrebbe essere un’opzione sante elezioni! Non capisco come potrebbe funzionare l’integrazione del tfr per il raggiungimento del reddito minimo. Qualcuno me lo sa spiegare?
Da quanto ho capito la proposta dovrebbe consentire la possibilità di computare nel calcolo della soglia minima (3 volte l’assegno sociale) anche la rendita derivante dai fondi pensione integrativi o dal TFR trasformato in rendita, facilitando il raggiungimento del requisito economico richiesto per l’uscita.
La proposta appare equilibrata: consente di anticipare l’età pensionabile, purché sia garantita la possibilità di percepire un assegno sufficiente a mantenere un tenore di vita dignitoso.
Per quanto riguarda la penalizzazione derivante dal calcolo contributivo, va ricordato che questo sistema è in vigore dal 1996, quindi da circa trent’anni. Di conseguenza, i contribuenti con carriere “miste” sono ormai una minoranza e, nella maggior parte dei casi, dispongono di una quota retributiva limitata a pochi anni.
Del resto, non appare ragionevole che chi ha iniziato a lavorare il 1° gennaio 1996, rientrando integralmente nel sistema contributivo, possa accedere alla pensione a 64 anni (se in possesso dei requisiti previsti), mentre chi ha iniziato anche solo un mese prima perda questa possibilità. Conosco personalmente casi concreti che evidenziano tale disparità se non “discriminazione”.
A mio parere, questa proposta è particolarmente interessante perché tutela la libertà di ciascuno di scegliere consapevolmente come pianificare e gestire il proprio futuro previdenziale.
Caro Marco non sono d’accordo sulla tua osservazione di proposta equilibrata nella quale sostieni che l’assegno pensionistico debba garantire un tenore di vita dignitoso. Come tu sai in Italia ci sono tantissime pensioni calcolate al minimo che rasentano lo stato di sopravvivenza. Ora improvvisamente lo stato si preoccupa di garantire pensioni dignitose.
Non prendiamoci in giro, il solo motivo per il quale si vuole mettere un importo minimo e’ dato dal fatto che cosi’ facendo moltissimi futuri pensionandi non ragiungerebbero i requisiti con grande felicita’ per le casse dello stato. Permettimi un’altra osservazione del tutto personale; nella remota ipotesi che non venga preso in considerazione il requisito dell’importo minimo non pensi che siano c….i miei se decidere di andare in pensione con un assegno modesto? Un caro saluto
Caro Massimo, credo che qualsiasi proposta migliorativa dell’esistente meriti di essere valutata: d’altronde, al meglio non mettiamo limiti. Parliamoci chiaro: le pensioni minime sono misure assistenziali e non devono essere confuse con i trattamenti frutto di anni di versamenti contributivi. Ti do pienamente ragione sul fatto che chiunque dovrebbe avere il diritto di andare in pensione a un’età decente, indipendentemente dalla cifra che percepirà.
Il principio del contributivo, d’altronde, era semplice: si ottiene in base all’età di uscita e al capitale accumulato. La proposta, comunque, prevede la possibilità di raggiungere l’obiettivo per mezzo del TFR o di un fondo pensione. Resta il nodo di chi ha già attinto a queste risorse in passato: in quel caso, inevitabilmente, si torna alla metafora della cicala e della formica. Che ne pensi?
rientrando nel misto, con 13 anni di retributivo, mi hanno scippato di 400 euro circa rispetto allo stipendio da operaio…
Bene che si valuti la possibilita’ di poter andare in pensione al compimento dei 64 anni di eta’. Ma che ci sia tra le condizioni l’importo minimo assolutamente no!
Solito niente di concreto
Vorrei sapere se, aderendo a quota 64, al raggiungimento dei 67 anni la decurtazione dell’assegno pensionistico finisce
Il problema è sempre lo stesso. Ottima cosa la pensione di vecchiaia interamente contributiva a 64 anni: è giusto che sia il lavoratore a scegliere se andare in pensione tre anni prima, accontentandosi di una pensione più bassa, o se aspettare fino ai 67 anni di età venendo premiato con una pensione più alta. In fin dei conti, ciascuno di noi sa perfettamente se un determinato importo pensionistico può bastargli oppure no. Anche perchè, moltissime persone hanno rendite aggiuntive di vario tipo (un appartamento messo a reddito, una pensione privata integrativa, un gruzzolo in banca, ecc…ecc..).
Il punto dirimente, tuttavia, è sempre lo stesso: per quale motivo, per poter andare in pensione a 64 anni, sono costretto a maturare un importo ben tre volte la pensione sociale? non è giusto! Chiunque deve essere libero di scegliere, indipendentemente da quanto sia l’importo della pensione che gli spetterà! Sono affari suoi se la pensione gli basta oppure no, non un affare del governo!
Sig. Francesco a prescindere se uno può o non può vivere con l’assegno e giusto che vengano erogati assegni giusti per vivere dignitosamente a prescindere se uno ha o non ha il gruzzoletto in banca o un appartamento a reddito se uno ha maturato un importo deve essere quello a mio avviso non di meno.
Giusto o sbagliato che sia, in questa ipotetica formulazione, io ci vedo una logica precisa. Logica valida per la maggior parte dei casi e ci intravvedo pure un parallelo con il termine di opzione donna.
Se, partendo da un presupposto di all’incirca 40 anni o quasi di versamenti, non si riesce a raggiungere il limite di tre volte l’assegno sociale può vuol dire che: o si è fatto i furbi o che i furbi lo hanno fatto taluni datori di lavoro e chi firmava contratti che portavano a sottopagare una buona parte di lavoratori.
I diversi governi avranno le loro, molte, colpe ma allorché questa proposta permettesse un pensionamento libero da questo vincolo (considerato che si tratta di importi lordi da tassare) mentre lamentiamo, da mattina a sera, la presenza di una commistione di previdenza e assistenza; dovrebbe essere chiaro a tutti che il suo futuro lo si vorrebbe retto dai soli contributi.
Calcolo contributivo, coifficienti di trasformazione abbassati, finestre allungate. Risultato pensioni con assegni da fame. Vadano a quel paese sti maledetti. neanche nel terzo mondo si vedono cose del genere. Povera Italia e poveri Italiani siamo persi.
E come potrebbe essere altrimenti.
https://www.ilgiornaleditalia.it/news/economia/781936/fmi-crescita-ue-+5-9-entro-il-2029-malta-+16-4-cipro-+12-5-e-polonia-+11-3-le-migliori-italia-ultima-+2-6.html
Elezioni 2028 ? ha ha ha ha
Tutto contributivo? ha ha ha ha
Va be lasciamo che giochino con le nostre vite per l’ennesima volta.