Sul fronte pensioni anticipate 2025 sul portale così come sui social si continua a fare un gran parlare, specie relativamente a quale misura potrebbe soddisfare maggiormente i desiderata dei lavoratori e ancor più si ragiona sulle differenze tra uomini e donne. Una problematica, evidente agli occhi dei più, viene messa in luce dalla Signora Delfina che sostiene come le soluzioni sperimentali proposte come la Quota 103, ad esempio, che prevede 62 anni d’età e 41 anni di contributi lascia quasi inesorabilmente fuori il genere femminile, che purtroppo vuoi per carichi famigliari maggiormente pesanti, vuoi per il lavoro di cura svolto, vuoi per lavori saltuari ai 41 anni di contributi difficilmente arriva. Ecco allora la proposta di Delfina abbassare l’età contributiva a fronte piuttosto di un incremento minimo dell’età anagrafica. Ma sarebbe possibile questo cambio, se come risultato lasciasse sempre Quota 103? Al riguardo la risposta del nostro esperto previdenziale il Dott. Perfetto.
Pensioni anticipate 2025, 62+41 per le donne inutile: alzare l’età e abbassare i contributi?
Delfina: “Per le donne 62 età e 41 contributi, non andrebbe bene. Le donne difficilmente riescono ad avere 41 anni di contributi …..Vedrei meglio 63,64 anni età e abbassare gli anni di contributi. Saluti“
Così il Dott. Perfetto: “La sig.ra Delfina propone per il pensionamento delle donne di considerare come requisito fondamentale l’età anagrafica (63-64 anni) in luogo degli anni di contribuzione (41 anni) in quanto le donne difficilmente riescono a maturare 41 anni di contribuzione.
Diciamo subito che con l’impostazione corrente del pensiero economico e del pensiero previdenziale non è possibile onorare l’aspettativa della sig.ra Delfina.
Le Leggi di Bilancio che verranno elaborate nel 2025 e nel futuro tenderanno ad aumentare progressivamente, nel corso degli anni, sia l’età anagrafica di pensionamento, sia gli anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica.
Per formarsi un’idea della tendenza verso la quale stanno evolvendo i requisiti di pensionamento (sia per la pensione di vecchiaia, che per la pensione anticipata), è sufficiente osservare due tabelle presenti nel documento della Ragioneria Generale dello Stato redatto in dicembre 2024 dal titolo “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario”.
A pag. 111 del suddetto documento è riportata la tabella relativa alla pensione di vecchiaia: dal 2018 in poi i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia sono gli stessi per uomini e per donne, cioè 66 anni e 7 mesi. Dal 2019 fino al 2026 l’età di pensionamento è stata e sarà per tutti (uomini e donne) di 67 anni. Dal 2027 in poi l’età di pensionamento aumenterà progressivamente fino ad arrivare nel 2030 a 67 anni e 5 mesi. (FONTE: https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2024/Rapporto-n-25-Nota-Aggiornamento-Rapporto.pdf).
Questa convergenza di età per il pensionamento tra uomini e donne non deve sorprendere. Infatti, già nella famosa Conferenza Stampa dell’allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero e del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, il Ministro Fornero così si espresse nel 2011:
“Quindi l’età minima per le donne è 62 e la flessibilità è fino a 70. L’età minima degli uomini oggi è 65 ma attenzione! 65 + 1 fa 66! non fa 65: noi inglobiamo la finestra e quindi partiamo da 66. Attenzione ancora perché le donne innescano un processo di adeguamento all’età maschile, e questo processo termina nel 2018”. (FONTE 1: video youtube https://www.youtube.com/watch?v=s3Z5tfiJNf8 dal minuto 5:20 al minuto 5:58).
A pag. 112, invece, del suddetto documento della Ragioneria Generale dello Stato, è riportata la tabella relativa alla pensione anticipata: l’anzianità contributiva indipendente dall’età anagrafica – attualmente fissata a 41 anni e 10 mesi per le donne – a partire dal 2027 aumenterà, e sarà di 42 anni e 1 mese. Nel 2030 salirà a 42 anni e 3 mesi.
Pensioni anticipate 2025-2026: si potrà agire sull’età contributiva abbassandola per le donne?
In conclusione afferma il Dott. Perfetto: “L’impianto concettuale (paradigma) sul quale verte il nostro Sistema Previdenziale, in nessun modo potrà soddisfare le aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici di lasciare il lavoro prima dei 67 anni, oppure – indipendentemente dall’età – con 42 anni e 10 mesi di contribuzione per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne (valori che saranno incrementati nel tempo per via dell’aspettativa di vita).
Ci sono certamente delle eccezioni (es., per lavori gravosi e lavori di cura) per le quali sono state ideate APE Social e Opzione Donna.
Tuttavia, ritenendo il Legislatore che l’attuale accesso al trattamento pensionistico necessita dell’apporto di un certo grado di flessibilità alla Riforma Monti-Fornero, studierà di volta in volta (sulla base delle disponibilità di risorse finanziarie) Opzioni che potranno favorire un certo tipo di pensionamento anticipato. Saranno comunque sempre misure a carattere sperimentale e, per questo, a scadenza“.
Quindi temiamo che purtroppo non vi saranno margini di speranza per i desiderata della Signora Delfina, eccetto Opzione Donna, che però non si sa per quanto ancora verrà prorogata, serve solo per alcune categorie di lavoratrici e ha visto inasprirsi i paletti di accesso, dunque, come afferma il nostro esperto, la tendenza del Governo purtroppo non é quella di alleggerire i requisiti quanto piuttosto inasprirli, a meno che non si scelga un cambio di paradigma e si inizino a testare opzioni alternative per sopperire il ricambio generazionale e imporre magari a chi fa uso dei robot di versare i contributi mancanti, ma questa é un’altra storia e non sappiamo se vedrà mai un inizio.
Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

Rispondo a Franco Giuseppe. Io non voglio andare a 64. Io ne ho 73 e sono in pensione. Dicevo in generale…
Buonasera Delfina, in generale ritengo la sua proposta rispettabilissima alla pari di tante altre. D’altronde dopo quote favorevolissime solo per qualcuno ….. tutto è lecito. Vista la sua età, credo di capire che anche Lei come me, partecipa alla discussione solo per giustizia sociale, senza interesse personale e questo è molto bello. La sua potrebbe essere una nuova ” norma sperimentale “, che in passato, tanto è piaciuta a qualcuno direttamente interessato, salvo poi disquisire che le norme successive fossero insostenibili. Cara Delfina, anche se entrambi siamo fuori dal mondo del lavoro, dobbiamo insistere per rendere questo nostro paese il più possibile equo e giusto e ogni argomento, dall’ambiente alla sanità, dall’istruzione ai diritti civili ha bisogno di chi li difenda. Io ci sono. FrancoGiuseppe.
Faremo una manovra equa che colpira’ tutti … Elsa Elsa … non essere choosy … parlamentari 4 anni circa … popolino 44 anni circa … ah ah ah ah !!!!
Rispondo all’ interessante post di Wal sul futuro del lavoro umano di fronte al progredire dell’ intelligenza artificiale e all’ avanzare delle macchine e dei robot, la domanda è cruciale :
“che fine farà il lavoro umano in tutto questo”?
Lo studio fatto da uno specialista in materia come Microsoft ha dato già una risposta :
“Contro l’avanzata dell’intelligenza artificiale, la soluzione potrebbe trovarsi nelle mani, letteralmente. Lo stesso studio Microsoft suggerisce che i mestieri manuali o fisici saranno i più difficili da rimpiazzare. In fondo alla classifica dell’AI Applicability Score si trovano profili professionali lontani dall’immaginario digitale, come il levigatore di pavimenti, il tecnico di motoscafi o addirittura l’imbalsamatore. Professioni pratiche, spesso faticose, che oggi paradossalmente sembrano offrire una stabilità maggiore di quelle impiegatizie e intellettuali.
Siamo al paradosso : le vituperate e abbandonate dai ns giovani professioni manuali, saranno quelle che nel mondo dell’ AI daranno stabilità e forse guadagni inaspettati rispetto a impiegati, tecnici e ingegneri, di fatto un mondo alla rovescia.
Il concetto di “mondo alla rovescia” (o “Mundus Inversus” in latino) è un topos letterario e artistico che descrive un mondo in cui le norme, i ruoli sociali, i valori e le gerarchie vengono sovvertiti, spesso con intento satirico o utopico. In questo contesto, il “mondo alla rovescia delle professioni” si riferisce a un’inversione dei ruoli tradizionali all’interno del mondo del lavoro, dove, ad esempio, i ruoli di capo e subordinato vengono scambiati, o dove le professioni considerate di basso rango diventano le più ambite.
Se qualcuno vent’ anni fa avesse previsto esattamente questa svolta sociale, sarebbe stato considerato un visionario.
Concludo con una satira su questo tema : e se chi perde la propria professione perchè rimpiazzato da un algoritmo, c’è sempre un posto disponibile come imbalsamatore. Curriculum alla mano.
Il sig. Wal, con il suo commento del 5 Agosto 2025 alle 8:36, ci invita a varcare la soglia del presente. Nel momento in cui varchiamo quella soglia che ci immette nel futuro, il futuro diventa il nostro presente. Ora cosa ci attende?
Mi colpisce la parola “singolarità”. La Teoria della Relatività Generale di Einstein predice che nella storia dell’universo c’è un punto in cui la teoria stessa viene meno. Il Big Bang, che ha dato origine al nostro universo, è una singolarità dello spazio-tempo in cui le leggi della fisica, come le conosciamo, cessano di essere valide.
Come dovremmo dunque interpretare la SINGOLARITÀ TECNOLOGICA?
Io la interpreto così: la singolarità tecnologica è la condizione in cui le leggi dell’economia, così come le conosciamo, cessano di essere valide.
Se applicassimo alla singolarità tecnologica le leggi dell’economia come noi oggi le conosciamo, ebbene vedremmo una “Terra desolata” (forse un riferimento inconscio a Thomas Eliot?) abitata da “uomini vuoti” vaganti senza lavoro né identità sociale perché drogati dal reddito universale. Vedremmo robot industriali, software intelligenti e algoritmi generativi che con il loro lavoro offrono la droga del reddito universale a “uomini vuoti”.
La tassazione sull’automazione non dovrà servire per fornire il reddito universale agli umani che non lavorano perché al loro posto lavorano robot e AI.
NO!
La tassazione sull’automazione dovrà servire per dare ai lavoratori anziani la possibilità di pensionarsi affinché altri lavoratori possano realizzarsi dando il loro contributo alla società fatta sia di umani che di robot e AI.
Ora cosa ci attende?
Ogni problema ha in sé la propria soluzione. La singolarità tecnologica invalida le leggi dell’economia come oggi le conosciamo, ma ci mostra altre leggi che sono valide nella singolarità tecnologica.
Ecco perché io parlo di un nuovo paradigma, parlo di quella Economia Informatica le cui leggi (che altro non sono che le leggi dell’economia tradizionale attualizzate ai tempi del digitale) consentiranno la piena coesistenza di identità umana e identità digitale (robot e AI), di lavoro umano e lavoro digitale (robot e AI).
Thomas Eliot, nella sua poesia “The Hollow Men” (Gli uomini vuoti) conclude con le seguenti parole:
“È così che il mondo finisce
Non con un bang ma con un gemito”.
Mi spiace contraddire Thomas Eliot:
“È così che il vecchio mondo finisce:
Con un gemito del nuovo mondo che nasce”.
Buongiono e buona lettura.
Curiosando qua e la in internet i domanderei: ci sono ancora dei dubbi? Il futuro è arrivato! Ora cosa ci attende?
Da qualche anno a questa parte, uno spettro affascinante — e un po’ inquietante — si aggira nelle conversazioni su tecnologia e futuro: la singolarità tecnologica. Un momento teorico in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana e sarà in grado di migliorare sé stessa, dando origine a un’accelerazione del progresso che sfugge a ogni previsione.
Ma oltre alla fantascienza, c’è una domanda concreta che preoccupa milioni di persone: che fine farà il lavoro umano in tutto questo?
Quando potrebbe accadere?
Secondo Ray Kurzweil, uno dei teorici più ottimisti dell’intelligenza artificiale, la singolarità potrebbe arrivare entro il 2045. Altri, come Ben Goertzel, che lavora direttamente allo sviluppo di un’intelligenza artificiale generale (AGI), parlano di un periodo tra il 2030 e il 2050. Poi ci sono gli scettici, che rimandano la data ben oltre il secolo — o mettono in dubbio che ci si arriverà mai davvero.
In ogni caso, molti cambiamenti economici associati alla trasformazione sono già cominciati. E stanno accelerando.
Il lavoro che scompare (e quello che nasce).
L’automazione sta già modificando profondamente il mercato del lavoro. Robot industriali, software intelligenti e algoritmi generativi stanno sostituendo mansioni un tempo considerate “sicure”: addetti alla logistica, impiegati amministrativi, operatori dei call center.
Non solo: anche alcune professioni intellettuali sono già sotto pressione. Nel campo del marketing, della assistenza aziendale, della scrittura o traduzioni di articoli di giornale, delle diagnosi mediche e persino codice software possono essere generati o co-generati da IA.
https://www.msn.com/it-it/money/storie-principali/se-l-ia-diventa-il-nuovo-junior-la-silenziosa-riorganizzazione-del-marketing-moderno/ar-AA1JPgkR
Nei prossimi vent’anni è probabile una forte riduzione dell’occupazione tradizionale, con impatti sui salari e sulla stabilità economica delle classi medie.
Ma non è tutto negativo: nasceranno anche nuovi mestieri. Dalla supervisione delle IA alla formazione dati, dall’etica algoritmica alla manutenzione di sistemi automatizzati. Tuttavia, la transizione sarà difficile, e non tutti avranno il tempo o le risorse per riconvertirsi.
Si avrà più ricchezza! Ma per chi?
Le aziende che controllano l’intelligenza artificiale stanno finora accumulando profitti enormi. Senza correttivi, c’è il rischio di una concentrazione della ricchezza in poche mani, con milioni di persone escluse dal ciclo produttivo e prive di potere d’acquisto.
Per questo si parla e si parlerà sempre più spesso di reddito universale di base, finanziato con una tassazione sull’automazione o con una redistribuzione dei benefici generati dall’IA.
Il lavoro come scelta, non necessità?
Se la singolarità si realizzerà davvero, e se le macchine potranno produrre tutto ciò che serve senza l’intervento umano, potremmo entrare in una fase nuova della civiltà: un mondo in cui il lavoro non è più necessario per vivere.
Questa trasformazione potrebbe inaugurare una nuova età dell’oro, fatta di tempo libero, creatività, relazioni e cura. Ma richiederà anche una rivoluzione culturale: trovare senso e identità al di là del lavoro.
Conclusione.
La singolarità potrebbe sembrare lontana, ma gli effetti economici dell’intelligenza artificiale sono già qui.
Il lavoro sta cambiando radicalmente. Prepararsi non vuol dire solo aggiornare le competenze, ma anche ripensare i fondamenti della nostra economia e del nostro ruolo nella società.
Il futuro non è scritto: può essere una nuova età dell’oro o una crisi sociale senza precedenti. La differenza la farà il modo in cui decideremo di affrontarlo.
https://riccardostagliano.substack.com/p/170-ia-il-futuro-e-arrivato
👍
Quindi con la forte riduzione di personale e occupazione in generale in teoria anche i fondi pensione avranno ripercussioni…meno adesioni..ecc…
Buonasera Daniele.
Certamente se non trovano una soluzione nel breve medio termine quando nel frattempo la I.A. fosse rapida nel crescere ed essere applicata più la formazione delle persone; il problema non riguarderebbe solo le tradizionali pensioni i fondi collegati ma la società tutta.
Solo per curiosità, se vuoi, prova a porre qualche domanda alla A.I.
Partendo … che so …, dal presupposto che: nel tempo non si giungesse a una qualche forma di “redistribuzione”(dall’alto) di una parte della ricchezza disponibile o prodotta con tale nuova “forma di produzione”; – non si tratta eliminare la ricchezza – perché se non esistesse non la si potrebbe in parte re- distribuire.
E nel mentre, “l’algoritmo”, distruggesse una frazione importante di lavoro umano tale per cui, di fatto, decide chi vive e chi no dopo che questi ha perso il reddito, la casa, la sanità … ecc. ecc.
Per poi fare un parallelo a qualcosa di recente, agli anni della crisi, tra cui quella del debito sovrano; alle manifestazioni e alle forme di lotta scaturite nel 2011, non sempre pacifiche, tamponate stampando (metaforicamente) una enormità di denaro.
Domandati/le se, ad ora, sulla base di questo “fantastico divenire” vi siano già degli “studiosi”, dei sociologi critici, dei nuovi economisti o altro che stanno prospettando scenati, fratture, una nuova economia, il formarsi di una società liquida, di autoritarismi possibili … ecc. ecc.
Penso non siano cose cosi astruse o fantascientifiche e, forse, qualcuno ci sta ragionando.
Saluti
Le donne devono andare max a 59 anni! Hanno tutta la vita 2…3…4 lavori CI DEVONO RICONOSCERE IL LAVORO DOMESTICO.SIAMO IL WELFARE D’ITALIA!!!!! 62 e 64 anni sono troppi x una donna!!!!!!!
Rispondo al commento del sig. Franco Giuseppe del 4 Agosto 2025 alle 11:41.
Sig. Franco Giuseppe, desidero innanzitutto esprimerle il mio piacere nel risentirla e nel leggere ancora i suoi graditi commenti. Mi sono continuamente domandato ‘ma dov’è andato a finire il sig. Franco Giuseppe, il “Gatto del faro”?’. Bentornato, dunque, sig. Franco Giuseppe.
Chiedo al sig. Franco Giuseppe e ai lettori un credito di pazienza per motivare questo mio particolare piacere. Vorrei raccontare una breve storiella, che non ricordo dove l’ho letta, e che pertanto riproduco ricorrendo alla mia memoria.
Ogni qualvolta un Maestro insegnava ai suoi discepoli, si presentava puntualmente un uomo che contestava le parole del Maestro.
I discepoli se ne risentivano e a fine di ogni riunione domandavano: “Maestro, ma come fa a sopportare questo signore?”
Ci fu un giorno in cui il contestatore non si presentò. Né si presentò il giorno seguente, e nemmeno nei giorni successivi. I discepoli videro il Maestro piangere.
I discepoli si guardavano tra di loro, attoniti, domandandosi in cuor proprio perché mai il Maestro stesse piangendo.
Uno dei discepoli, interpretando il sentimento comune dei presenti, domandò al Maestro: “Maestro, perché mai piange? Non è contento che quella persona che metteva sempre in dubbio le sue parole non si presenta più?”
Il Maestro rispose: “Chi più mai metterà alla prova i miei insegnamenti? Chi più mai mi offrirà l’occasione di migliorare la mia comprensione della vita?”
Ho voluto raccontare questa storiella perché anch’io vado alla ricerca di chi può mettere alla prova le mie idee, di chi può confutarle, di chi può riuscire a trovare una crepa nel mio impianto concettuale.
Ebbene, il sig. Franco Giuseppe sin dal 2019 avanzava, proprio sul sito Pensionipertutti, motivate critiche alla pensione anticipata Quota 100, alla quale ho aderito anch’io nel 2020. Da allora ho avuto modo di affinare il mio pensiero su alcuni aspetti previdenziali proprio (e anche) grazie alle osservazioni critiche ben motivate del sig. Franco Giuseppe.
Intanto, vorrei dire che non provo affatto a “sminuire la proposta e spegnere la speranza della Sig.ra Delfina e di tante altre donne su una quota che permetta al genere femminile di superare il disagio patito nelle proprie carriere lavorative” (come riferisce il sig. Franco Giuseppe nel suo commento).
Ho solo fatto presente che nel quadro generale relativo alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata, presentato dalla Ragioneria Generale dello Stato, la proposta e la speranza della sig. Delfina (come pure di altre donne) non hanno possibilità alcuna di poter essere realizzate.
Questo non vuol dire spegnere le speranze. Vorrebbe dire, semmai, non accendere illusioni.
Accettando comunque l’invito del sig. Franco Giuseppe nel volere accendere le speranze delle donne, sperando “in qualche altro colpo di testa dei nostri governanti” (come dice il sig. Franco Giuseppe riferendosi a Quota 100), si può confidare sin d’ora in promesse di taluni Partiti volte a catturare il voto favorevole dei lavoratori e delle lavoratrici in occasione delle elezioni in autunno in sei regioni: Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle D’Aosta, Veneto.
Il sig. Franco Giuseppe afferma che Quota 100 è una norma vergognosa sotto tutti gli aspetti. Vorrei segnalare la testimonianza di Carlo Cottarelli su Quota 100, espressa sul seguente video di youtube al minuto 4:55: https://www.youtube.com/watch?v=CvHnQcKCQKo.
A mio avviso, non ci sono “nome vergognose”, ma ci sono solo norme “sperimentali” (e quindi a tempo, a scadenza), talvolta anche onerose finanziariamente (come Quota 100, appunto, evidenziato da Carlo Cottarelli nel video di cui ho fornito il link). Il Governo cerca di volta in volta di “calibrare”, tarare meglio la misura previdenziale in modo da renderla più aderente alle reali possibilità finanziarie per poterle soddisfare (per questo sono nate, dopo Quota 100, misure progressivamente più restrittive come Quota 102 e poi Quota 103, “quote” che sono tornate alla ribalta – dopo che il concetto di “quota” era stato eliminato dalla Riforma Monti-Fornero – per rendere la Riforma Monti-Fornero più flessibile di quanto lo fosse già in origine).
Riguardo alla possibilità che la proposta “P.A.G.” (la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin) ha di essere attuata, rimando alla lettura dell’articolo di Erica Venditti pubblicato su Pensionipertutti in data 13 febbraio 2024 col titolo “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot? Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin” (https://www.pensionipertutti.it/e-se-a-pagare-le-nostre-pensioni-fossero-anche-i-robot-proposta-perfetto-armiliato-gibbin/).
Nell’articolo che ho citato si parla di un “New Deal” tra Lavoratori, Imprese, INPS e Stato. Oggi sussistono ulteriori elementi di valutazione che potrebbero incentivare a realizzare questo New Deal.
Mi riferisco, in particolare, alle richieste avanzate il 3 agosto 2025 dal Segretario generale della CGIL Maurizio Landini che, a causa dei dazi, chiede al Governo di tassare rendite e profitti per dare ristori ai lavoratori (FONTE: https://www.cgil.it/la-cgil/aree-politiche/segreteria-generale/landini-a-la-stampa-dazi-ristori-anche-ai-lavoratori-il-governo-tassi-rendite-e-profitti-vvchxf8h).
Orbene, mi domando: che differenza passa tra il tassare rendite e profitti, e l’applicare un’imposta sull’automazione in base al livello di automazione raggiunto dalle imprese? Il “ristoro” di cui godrebbero i lavoratori e le lavoratrici sarebbe l’agognata pensione in grado di soddisfare pienamente le aspettative di lavoratori e lavoratrici (non saprei dire, però, se la “pensione” è lo stesso tipo di “ristoro” cui si riferisce Landini).
Concludo unendomi all’invito espresso dal sig. Franco Giuseppe, e cioè che la sig.ra Delfina e tutte le altre lavoratici portino avanti le loro istanze, impegno che da tempo sta sostenendo il Comitato Opzione Donna Social (CODS) amministrato da Orietta Armiliato.
Avete avuto un pensiero per me ? Che teneri. Ho ascoltato più per curiosità piuttosto che nella speranza di ascoltare qualcosa che non sapessi già, il link da Lei indicato di Cottarelli e che conferma in toto quanto da me sempre affermato e con la chicca dei 30 miliardi di spesa per un “esperimento ” durato solo 3 anni. Forse proprio per questo il ministro delle finanze Giorgetti ha affermato che ” è stato un bagno di sangue per le casse dell’INPS “. Certo il Dott. Cottarelli ha puntato la giusta attenzione sulla denatalità e sulla diminuzione del rapporto lavoratori/pensionati che pesa sulle entrate delle casse INPS. Ho fatto una ricerca sul web proprio sul numero delle nascite in Italia e il risultato ottenuto è questo:
Nel 1970 ci furono circa 917.000 nuove nascite. Nel 2008 le nascite sono scese a 580.000 e nel 2018 sono crollate a 439.000. Da questi dati parziali si evince che la denatalità è un problema perdurante e preoccupante. E l’economia come se la cava ? I più realistici indici dell’economia italiana sono la produzione industriale e ancor più il debito pubblico. Sempre dal web ricavo questo dato : La produzione industriale nel 2018 ha subito un rallentamento nei primi 6 mesi dell’anno e una diminuzione più marcata negli ultimi 6 mesi. E il debito pubblico rispetto all’anno precedente 2017 ? Nel 2018 è aumentato di ben 53,2 miliardi. Ora, alla luce di quanto sopra riportato e scusandomi della mia ignoranza in quanto ho solo la terza media, ma c’era proprio il bisogno di fare norme sperimentali di dubbia utilità e a debito assicurato ? E gli uffici di bilancio cosa ci stanno a fare ? Cosa li paghiamo a fare se non leggono nemmeno i dati che sono alla portata di noi poveri mortali ?
Non era mia intenzione ritornare a discussioni di 6 anni fa e non lo farò più anche se mi tirate per i capelli. Ormai la vergogna ha sortito il suo effetto devastante per i futuri pensionandi e se qualcuno vuole continuare a chiamarla ” norma sperimentale”, faccia pure. Tanto è fallita ma lascerà il segno per molti lavoratori e per lunghi anni. Saluto tutti e me ne ritorno nell’oblio.
Quota 100 l’hanno fatta per il cugino di Salvini…
Chiedete a Elsa perche’ popolino 44 anni circa e parlamentari 4 anni circa … ah ah ah ah !!!! … dai Elsa … spiegaci … non essere choosy !!
Elsa sta ancora piangendo per noi, povera donna, che sensibilità
Elsa lesa da lacrime di sale.
Non so se un giorno l’intelligenza artificiale riuscirà sviluppare quella empatia di cui si dice siano dotati gli umani.
Voglio dire, non so se l’intelligenza artificiale riuscirà a capire che le lacrime di Elsa erano generate dal conflitto interiore emerso tra il Ministro Fornero (che doveva agire un determinato modo) e l’Umana Fornero (che avrebbe voluto non seguire il Ministro Fornero).
Una cosa però credo di saperla.
Nemmeno noi umani (che, a quanto si dice, siamo dotati di empatia) siamo riusciti a capire a fondo da cosa sono state generate le lacrime di sale di Elsa, lesa dai nostri commenti.
Elsa non sia choosy … si esprima … spieghi perche’ parlamentari 4 anni circa e popolino 44 anni circa … ah ah ah ah !!!!
Perchè sminuire la proposta e spegnere la speranza della Sig.ra Delfina e di tante altre donne su una quota che permetta al genere femminile di superare il disagio patito nelle proprie carriere lavorative ? Se i nostri legislatori sono riusciti nell’intento di produrre delle quote favorevolissime per qualcuno, nella stessa identica situazione economica e sociale, perchè le donne non possono sperare in qualche altro colpo di testa dei nostri governanti ? In fondo la Sig.ra Delfina non ha chiesto mica di riproporre la quota 100, quella sì una norma vergognosa sotto tutti gli aspetti. In attesa che venga emanata la proposta “P.A.G.” di cui anche la nostra Erica Venditti dubita vedrà mai la luce, come scritto in fondo al suo articolo, invito Delfina e compagne a sostenere la loro istanza.
Vergognosa quota 100? Direi proprio di no! Ovvio le quote vanno bene per qualcheduno e altri no, ma vergognosa mi sembra eccessivo. 62 anni mi sembra già una buona età per la pensione o preferisci andare con 64 ?
Se è stata onerosa comincerei a preoccuparmi sia per chi deve andare in pensione e chi c’è già!
La signora Delfina preferirebbe andarci con 64 ma con un numero di anni di contributi inferiore, visto che molte donne i 41 li vedrà solo a 67 anni compiuti o con il binocolo. E non si può proprio dargli torto.
una bona volta mettiti d’accordo; soli 38 sono troppo pochi; ma 39 si; qual’è il numero giusto? per ognuno di noi c’è un numero giusto: quello che vogliamo noi; conta però quello che decide il governo e allo stato attuale addirittura incentivano a chi resta a lavorare oltre i requisiti Fornero; saluti a te e bentornato sul sito