Ieri vi avevamo lasciato anticipandovi la domanda ed il fulcro del secondo approfondimento di oggi: QUANTI LAVORATORI POTREBBERO PENSIONARSI se passasse la nuova proposta della Lega? Il Dott. Perfetto, nostro esperto previdenziale, con dovizia di dettagli prova ad analizzare la questione, usando dati più che attendibili e fonti autorevoli per le sue considerazioni. Vi lasciamo dunque alla seconda parte dell’elaborato:
Pensioni 2026, vantaggioso andare in pensione a 64 anni? Per chi?
L’affermazione del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon di “estendere la possibilità volontaria di andare [in pensione] a 64 anni con 25 di contributi a tutti i lavoratori” sembra andare in controtendenza rispetto alla tendenza (appunto), dal 2011 ad oggi, di restringere sempre più la platea dei potenziali beneficiari.
Il Sen. Durigon non ha espresso una stima di quanti lavoratori potrebbero pensionarsi a 64 anni con 25 di contributi utilizzando il TFR come rendita pensionistica, una rendita equivalente ad una sorta di “pensione integrativa” (e, per la verità, si configurerebbe come tale a tutti gli effetti).
Il Centro studi di Unimpresa, invece, stima l’incremento del numero di nuovi pensionati tra 120.000 e 160.000 unità all’anno (https://www.unimpresa.it/riforma-pensioni-64-anni/69002).
Per avere un numero di riferimento sul quale ragionare, anche se non proprio aderente alla realtà (ma meglio avere un numero – anche se errato – piuttosto che nessun numero), prendiamo come riferimento Quota 103 (62 anni di età e 41 anni di versamento contributi).
Quota 103 non verrebbe prorogata nel 2026 perché verrebbe sostituita dalla nuova proposta della Lega: 64 anni di età con 25 anni di contributi e rendita TFR.
Una nota ANSA riporta che “Nell’intero 2023 le pensioni anticipate con Quota 103 liquidate sono state 23.249” (FONTE: ANSA, 3 Agosto 2025 https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2025/08/03/nel-2024-solo-1.153-pensioni-con-quota-103-con-ricalcolo_dd5db78c-d925-4e53-bff5-c33e916aaf8e.html).
Proviamo allora ad azzardare una previsione sul numero di potenziali beneficiari della proposta della Lega, una previsione non sostenuta da simulazioni macroeconomiche ma basata sull’ipotesi di salari fermi e sul vincolo del rapporto occupati/pensionati vicino al valore di 1,5.
Il rapporto occupati/pensionati uguale a 1,5 è considerato il valore che garantisce la sostenibilità del sistema pensionistico. Tale valore diminuirebbe se andassero in pensione molti lavoratori e se non venissero rimpiazzati da altri lavoratori, e quindi la sostenibilità del sistema pensionistico potrebbe non essere più garantita.
Ne consegue che, nonostante si abbia l’intenzione di “estendere” la possibilità di pensionarsi con 64 anni di età e 25 anni di contributi anche a chi ha cominciato a versare i contributi prima del 1996 (e non solo quindi a chi ha cominciato a versare i contributi dal 1996 in poi), tuttavia è ragionevole pensare che la platea dei beneficiari continuerebbe ad essere “ristretta” ad un numero di pensionati vicino alla soglia di 23.000 persone all’anno (come quello di Quota 103 del 2023).
Pensioni 2026, CONCLUSIONI: conviene la proposta della Lega?
La proposta della Lega, qualora venisse approvata dal Parlamento, avrà necessariamente carattere sperimentale e quindi sarà provvisoria, in vigore per 1, o 2, o 3 anni (come accaduto con le precedenti Quota 100, Quota 102, Quota 103).
La sperimentazione servirebbe a valutare sul campo quanti lavoratori potrebbero aderire al pensionamento a 64 anni di età con 25 anni di contribuzione utilizzando il TFR come rendita, rispettando il requisito di raggiungere la soglia minima dell’importo pensionistico pari a 1.616 euro lordi mensili (ovvero, 21.008 euro lordi annuali, considerando 13 mensilità).
Qualora il numero di potenziali beneficiari risultasse tale da incidere sensibilmente sulle casse dell’INPS (nonostante la rateizzazione del TFR gestito dal Fondo Tesoreria dell’INPS in luogo dell’erogazione in un’unica soluzione del TFR), è molto probabile che si provvederebbe a restringere la platea dei beneficiari, proprio come è accaduto nel 2024 con Quota 103 con ricalcolo interamente contributivo, che ha ridotto la platea dei beneficiari da 23.000 a 1.153 (FONTE: ANSA, 3 Agosto 2025, già citata).
Sulla base dell’analisi svolta, si può senz’altro affermare che la proposta della Lega è una proposta di sicuro interesse, brillante, che saprà conquistare l’approvazione da parte della Corte dei Conti e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio.
La proposta della Lega ha elevata probabilità di successo: sarà approvata dal Parlamento nel 2025 e diventerà legge con effetto dal 1° gennaio 2026.“
Ringraziamo il Dott. Perfetto per la sua brillante analisi e vi chiediamo se siete dello stesso parere su una possibile approvazione. Ricordiamo altresì a quanti decidessero di riprendere parte delle affermazioni del Dott. Perfetto che é necessario citare la fonte, essendo l’elaborato esclusiva del nostro portale.
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Scusate ma il quota 41 flessibile è 62 anni di età è sparito o esiste?
Sig. Loriano, la quota 41 flessibile è 62 anni di età non è sparita, esiste ancora.
Come riportato nell’articolo, la formula “41 anni di contribuzione con 62 anni di età anagrafica” corrisponde alla pensione anticipata “Quota 103 con ricalcolo contributivo”.
Quota 103 è stata prorogata fino al 31 dicembre 2025. Chi matura i requisiti 41 anni di contributi e 62 anni di età entro il 31 dicembre 2025 potrà cristallizzare i requisiti ed esercitare il suo diritto acquisto di andare in pensione con Quota 103 anche nel 2026 ed oltre.
Quota 103 non è una misura strutturale, è di natura provvisoria, quindi è soggetta a eventuali proroghe, al rinnovo anno dopo anno.
Qualora dovesse essere approvato il pensionamento a 64 anni con 25 anni di contribuzione ed utilizzo del TFR, è molto, molto probabile che Quota 103 sparisca e non esista più.
Al momento circolano solo ipotesi su quali muove misure pensionistiche potrebbero essere attuate e su quali misure pensionistiche in vigore potrebbero invece non essere più prorogate.
Quando il Governo ricorre a “proroghe” vuol dire che non ha una strategia, una indicazione precisa in quale direzione andare per realizzare obiettivi di lungo periodo; e non ha nemmeno una tattica, obiettivi di breve periodo da attuare nell’ambito di una strategia. proprio perché non ha una strategia.
Insomma, per dirla in breve, dal momento che economisti ed esperti previdenziali non hanno ad oggi maturato significative idee su come gestire lavoro e pensioni nell’era digitale, caratterizzata da ampia diffusione di automazione e intermediazione digitale, non sono in grado di consigliare il Governo su quale “strategia digitale” adottare.
E il Governo è costretto a “navigare a vista”. Proroghe dopo proroghe.
Roba da ricchi….tutto contributivo ?
Rispondo al commento del sig. Walter dell’11 Settembre 2025 alle 15:46.
Il sig. Walter afferma testualmente: “Si può agire sulla perequazione, non aumentando le pensioni fino a quando non saranno pari al calcolo contributivo”.
In un certo qual modo, anche se per una via parallela a quella indicata dal sig. Walter che si riferisce alla perequazione applicata ai sistemi di calcolo (retributivo, misto, contributivo) da effettuarsi nel tempo, si sta già procedendo in una direzione simile a quella indicata dal sig. Walter, sebbene gli elementi ai quali la perequazione viene applicata sono differenti, ovvero sono le pensioni alte.
Mi riferisco al fatto che, quando occorre adeguare le pensioni all’inflazione, si applicano percentuali del tasso di inflazione minori a pensioni più alte.
Esempio di perequazione pensionistica (rivalutazione automatica) per il 2025:
• Pensioni fino a quattro volte il minimo INPS (fino a €2.393,60): rivalutazione al 100% del tasso, quindi aumento dello 0,8%.
• Pensioni tra quattro e cinque volte il minimo INPS (€2.393,60 – €2.992,00): rivalutazione al 90% del tasso, quindi aumento dello 0,72%.
• Pensioni oltre cinque volte il minimo INPS (oltre €2.992,00): rivalutazione al 75% del tasso, quindi aumento dello 0,6%.
(FONTE: https://www.bancobpm.it/magazine/privati/proteggi-il-tuo-futuro/rivalutazione-pensioni/).
Dal mio punto di vista, dalla mia prospettiva (“vantage point”, un’espressione molto significativa che prendo in prestito dal titolo di un film con Dennis Quaid, Sigourney Weaver e William Hurt) noto uno scollamento tra pensioni e lavoro causato proprio dalla perequazione pensionistica, ovvero dall’adeguamento delle pensioni all’inflazione senza un adeguato corrispondente adeguamento dei salari all’inflazione (sebbene tale scollamento venga incollato tramite la decontribuzione).
Questo scollamento tra pensioni e lavoro è senza dubbio uno dei motivi per cui si riducono sempre più le risorse per finanziare le pensioni.
Il Governo, per la verità, è intervenuto ad applicare la perequazione anche ai salari, ovvero ad adeguarli all’inflazione, tramite la decontribuzione: il lavoratore non versa più il 10 % del suo salario lordo in contributi previdenziali, ma ne versa una percentuale minore (anche qui in base al livello del salario).
Il Governo ha espresso l’intenzione di rendere la decontribuzione salariale strutturale.
CONCLUSIONE
1. Le pensioni vengono adeguate all’inflazione tramite la perequazione automatica
2. I salari vengono adeguati all’inflazione tramite la decontribuzione (perequazione strutturale)
3. La decontribuzione viene finanziata tramite la fiscalità generale
Da qui credo che emerga chiaramente che se si continua a colmare il vuoto contributivo con la fiscalità generale e non con il versamento “normale” dei contributi provenienti dal lavoro, è molto difficile allargare la platea dei potenziali beneficiari pensionabili.
Riscontro una scarsa linearità nei tre passi elencati. Mi sembra più che altro “alchimia finanziaria”, una cosa da maghi, certamente bravi maghi, per carità.
Mi viene in mente l’espressione dell’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti “Le riunioni degli economisti ricordano quelle dei maghi”.
Sig. Walter, dove eravamo rimasti? di quante perequazioni lei ha bisogno?
La sola, unica soluzione possibile, è far versare i contributi previdenziali anche ai lavoratori digitali (robot e AI).
Salve
Ho 63 anni ,37 anni di contributi circa e ho preso un’ anticipo sul TFR nel 2001;
se dovesse arrivare la legge per andare in pensione a 64 anni potrei usufruire di questa possibilità ?
Sig. Alessandro Luzzi,
qualora la Proposta della Lega di pensionamento a 64 anni con un minimo di 25 anni di contribuzione e utilizzo del TFR venisse approvata e diventasse legge (cosa che io do per certa), lei potrebbe certamente usufruire di questa possibilità, maturando tra 1 anno 64 anni, e avendo già maturato 37 anni di contribuzione (quindi abbondantemente sopra i 25 anni di contribuzione richiesti).
C’è un altro requisito da rispettare: occorre raggiungere la soglia minima dell’importo pensionistico pari a 1.616 euro lordi mensili (ovvero, 21.008 euro lordi annuali, considerando 13 mensilità).
Se lei arriverà al minimo di 1.616 euro lordi mensili solo con la pensione obbligatoria, potrà andare tranquillamente in pensione.
Se invece non arriva a 1.616 euro lordi mensili con la pensione obbligatoria, potrà utilizzare il suo TFR come rendita pensionistica che si aggiunge alla sua pensione obbligatoria.
Lei ci informa che ha già utilizzato una parte del TFR. Se per andare in pensione necessita di utilizzare il TFR, occorre fare i calcoli per vedere se con il resto del TFR che le è rimasto lei riesce a raggiungere la soglia minima di 1.616 euro lordi mensili assieme alla sua pensione obbligatoria.
Per sapere se l’ammontare del suo TFR è sufficiente, si rende necessario recarsi da un Patronato per eseguire la simulazione. Il Patronato potrà accedere al suo montante contributivo, conoscerà l’ammontare del suo TFR, applicherà il coefficiente di trasformazione relativo all’età di 64 anni e saprà dirle se potrà andare in pensione con la Proposta della Lega.
La consulenza del Patronato è gratuita, perché i suoi servizi sono finanziati dallo Stato (tuttavia, in qualche caso potrebbe essere richiesto un contributo economico davvero modesto).
Buon giorno, faccio la “Proposta GiBi”. #Ricalcolo di tutte le pensioni in essere con il calcolo contributivo# 11 parole per una riforma equa per tutti.
Impossibile. Una legge non può avere effetto retroattivo.
Si può agire sulla perequazione, non aumentando le pensioni fino a quando non saranno pari al calcolo contributivo, in qualche anno si raggiunge la proposta GiBi.
Certo! Ecco una risposta che mantiene il tono rispettoso ma usa un pizzico di ironia per smontare l’idea senza creare conflitti:
—
Interessante proposta, anche se sembra più una dieta drastica per le pensioni che una riforma. L’idea di congelare la perequazione fino a quando le pensioni non si allineano al contributivo è un po’ come dire: ‘Non mangiamo più finché non pesiamo tutti uguale’. Funziona sulla carta, ma nella vita reale rischia di lasciare a digiuno chi ha già poco.
Capisco il desiderio di equità, ma forse sarebbe più utile ragionare su come rendere il sistema sostenibile senza punire chi ha già versato contributi per decenni.
carissimi walter e Gibi: diciamo che stamattina vi siete alzati di cattivo umore e avete voglia di sparare………..; come dice giustamente il dott. Perfetto la legge non ha effetto retroattivo; e bloccare le pensioni fino al calcolo tutto contributivo? come sopra; saluti a voi e ai gestori del sito
Ognuno sia libero di decidere cosa fare del proprio TFR o FONDO PENSIONE. Chi vuole utilizzarlo per uscire prima dal mondo del lavoro sia libero di farlo, chi intende utilizzarli per progetti familiari o personali sia libero di farlo.
Ennesima truffa da parte dei ns. governanti. Non hanno nessuna capacità, se non quella di rubare ai cittadini. Con la proposta in essere promossa da un ex sindacalista non si fa altro che impoverire i futuri pensionati.
ci sono anche altri casi da considerare…. tipo 64 anni e 30 di contriburi 65 – 66 cpn 30 -35 ecc tutti quelli che non raggiungono i fatidici 42,10 mesi di contribuzione.
Allora quello che non va bene non è utilizzare il TFR o TFS per uscire 1–2-3 anni prima, ma contabilizzare tutto con il sistema contributivo questo si che è un furto!
Caro Mrco (marco o mirco?) sono tutte proposte che hanno uno scopo: far andare in pensione………. 4 gatti? anche meno; oppure se vuoi andare via prima paghi un conto veramente salato; per chi comanda esiste solo requisiti Fornero; io la penso così; saluti a te e ai gestori del sito
La lega è quel partito che con quota 100 ha creato un buco di quasi 32 miliardi ad oggi nei conti dello stato, adesso non sanno più cosa inventarsi per ripianarlo, hanno messo nel mirino il TFR dei lavoratori.
Dico solo una cosa, NON FATE NULLA SIGNORI DEL GOVERNO, lasciate stare la Fornero che nel tempo ha visto meglio di tanti pseudi politici.
Io ero un accanito oppositore della legge Fornero, ma alla fine mi sono dovuto arrendere ai suoi requisiti… il tutto contributivo di quella porcata a mio giudizio della quota 103 versione 2024, gliel’ho lasciato volentieri a loro…
La verità è che chi l’ha preso….sono quelli come me che hanno INPS + altre Casse obbligatorie. 12 anni buttati nel water e che mi verranno pagati contributivi, cioè poco o niente. Retributivi erano 5 volte tanto. Il cumulo non è per tutti e te lo pagano dopo un altra vita. Se rinasco faccio solo io dipendente o solo il professionista. Prenderei quasi il doppio di quello che prendo ora da pensionato solo INPS. E meno male che ho fatto oltre 23 anni, altrimenti mi vestivo da donna e…….
Come spesso accade, il sig. Wal ci mette al corrente di informazioni davvero pregiate.
Mi riferisco, in questo caso specifico, al commento del sig. Wal del 10 Settembre 2025 alle 10:17 nel quale è riportato il link ad un articolo dal titolo “Pensione, la beffa del Tfr: l’anticipo aiuta solo i redditi più alti” a firma di Paolo Florio pubblicato sul giornale “La Legge per Tutti” in data 9 Settembre 2025 (https://www.laleggepertutti.it/742726_pensione-la-beffa-del-tfr-lanticipo-aiuta-solo-i-redditi-piu-alti).
La “beffa” che individua l’Avv. Paolo Florio (coordinatore della Redazione del giornale “La Legge per Tutti”) consiste nel dare SÌ la possibilità di pensionarsi a 64 anni con 25 anni di contributi utilizzando il TFR, ma SOLO per chi ha redditi alti.
È davvero una beffa, una delusione, per i lavoratori?
Già in passato i lavoratori sono rimasti “scottati”, delusi, “beffati”, dalle varie proposte divenute poi legge. Forse, oggi i lavoratori andrebbero più cauti nel valutare le proposte. Se le proposte sembrano andare incontro alle loro aspettative, forse i lavoratori comincerebbero a sospettare: “cosa c’è sotto questa proposta di pensione anticipata?” Ed ecco la verità espressa dall’Avv. Florio: “l’anticipo aiuta solo i redditi più alti”. E il lavoratore allora si dà da solo la risposta alla sua domanda: “Ah, ecco, lo sapevo che dietro a questa proposta si nascondeva una ‘fregatura’!”
Ma questa volta il lavoratore non ci casca. E quindi la beffa, la delusione, non sorge.
Sul finire del suo articolo, l’Avv. Florio pone la seguente domanda: “La proposta rispetta le aspettative dei lavoratori sul Tfr?”
Riporto le testuali parole dell’Avv. Florio espresse nel suo articolo:
“Infine, la misura tradisce le aspettative di una vasta platea di dipendenti. La maggior parte di coloro che hanno scelto di mantenere il Tfr in azienda lo hanno fatto con la precisa intenzione di ricevere l’intera somma maturata sotto forma di capitale al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
La proposta Durigon, invece, obbligherebbe chi aderisce a trasformare quel capitale in una rendita mensile erogata dall’Inps, negando di fatto una scelta di liquidità a lungo pianificata da milioni di persone”.
È vero. Sono certamente in molti (davvero milioni?!) i lavoratori che hanno rinviato la realizzazione di alcuni progetti di vita a quando andranno in pensione, perché si entra in possesso della liquidazione, del TFR, e allora si potrà comprare una nuova cucina, si potrà finanziare lo sposalizio della figlia o del figlio, o magari (perché no?) fare quella crociera che non si è potuta fare in occasione del viaggio di nozze.
Ora, invece, il lavoratore deve fare una scelta: usare il TFR per realizzare un progetto di vita a lungo rinviato, MA rinunciando ad andare in pensione; oppure usare il TFR per andare in pensione, MA rinunciando (o ridimensionando) un progetto di vita a lungo rinviato.
OGNI SCELTA IMPLICA UNA RINUNCIA: è ciò che in economia si chiama “costo opportunità”.
Ma c’è un’altra prospettiva sul TFR che meriterebbe di essere considerata, ed è stata illustrata nell’articolo di ieri 9 Settembre 2025 a firma di Erica Venditti dal titolo “Pensioni 2026: In pensione a 64 anni con uso del TFR. Una proposta brillante”.
Riguardo alla considerazione che il TFR è “reddito differito” (reddito che verrà percepito nel futuro) si afferma testualmente:
“Trasformare il TFR in rendita pensionistica equivale ad applicare una percentuale al “reddito differito” in termini di contribuzione. Perciò, il vuoto contributivo che si viene a determinare con la decontribuzione viene ora colmato con i contributi versati sempre dal lavoratore col suo reddito differito e non più dallo Stato con la fiscalità generale. In soldoni, con la decontribuzione il lavoratore si troverà a versare non più il 6% (con il 4% versato dallo Stato) ma ancora il 10% del suo reddito costituito da “reddito corrente” + “reddito differito” (come prima della decontribuzione)”.
DOMANDA: perché nessuno (lavoratore, sindacalista, giuslavorista specializzato in diritto del lavoro, esperti previdenziali, Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS) alza la voce per dire “NON SI COPRE LA DECONTRIBUZIONE ATTINGENDO ALLA FISCALITÀ GENERALE”?
CONCLUSIONE
Non è l’INPS che paga le pensioni ai pensionati.
Sono i lavoratori attivi che pagano le pensioni ai pensionati.
Utilizzare il proprio TFR per andare in pensione risolve il “problema finanziario”, ma non risolve il “problema fisico”. Occorrerà ancora un numero sufficiente di lavoratori attivi che pagano le pensioni ai pensionati.
Nell’era digitale vi sono i “lavoratori attivi digitali”.
Una delle definizioni di “lavoratore digitale” viene offerta da Salesforce, un’impresa americana che fornisce servizi di cloud computing principalmente in ambito CRM (Customer Relationship Management):
“Un lavoratore digitale è un’applicazione software di intelligenza artificiale che opera come un collega, imitando le capacità umane e gestendo compiti complessi”. (FONTE: https://www.salesforce.com/it/agentforce/digital-worker/).
La cosa sulla quale dovrebbero riflettere economisti, esperti di diritto tributario (come l’Avv. Paolo Florio), Governo e Sindacati è questa: PERCHÉ NON inserisce i “lavoratori digitali” nel novero della forza lavoro attiva ed equipararli a tutti gli effetti ai lavoratori umani, facendo versare anche ai lavoratori digitali i contributi previdenziali?
I progressi che personalmente sono riuscito ad ottenere nello sviluppo del mio pensiero scientifico in ambito economico e informatico elevando la disciplina economica al rango di scienza sperimentale al pari della Fisica, della Chimica e della Biologia li ho ottenuti proprio ponendomi la domanda: “PERCHÉ NON…?”
La storia è sempre la stessa! Uguale identica!! La platea deve restare il più ristretta possibile, sino ai confini del ridicolo, o meglio, del numericamente irrilevante!!…Poi sì, ci sarà chi vorrà/potrà aderire, e chi no. Potrà essere un’opzione; quanto “brillante”, proprio non saprei dire.
Ma il problema, nella sua vera sostanza, resta; e non viene certo spostato dalla proposta in oggetto. Si mettono pezze qua e là; si sperimentano soluzioni per pochi intimi,…così come se fossimo alla “ruota della fortuna”! Di vere riforme, neppure l’ombra!!
caro Stefano, se non hai fatto una pensione integrativa adesso come adesso le alternative sono pochissime; se l’hai fatta esiste la RITA; questa proposta della lega utilizzando il tfr sembra buona ma vedremo quanti aderiranno; saluti a te e ai gestori del sito
Caro Paolo, io ho una pensione integrativa. Il mio fondo pensione è di quasi euro 250.000 con una rendita mensile aggiuntiva di circa euro 900 mensili. Senza contare che la mia pensione lorda, da sito INPS dovrebbe essere di circa euro 3.900 mensili. Ma non è questo il punto, il punto è che non possono cambiare le regole in corsa e magari avere colleghi che sono andati in pensione ormai da un paio d’anni senza penalizzazioni. Io penso che aspetterò una proposta dell’azienda, abbiamo un fondo esuberi quindi penso che comunque entro 2/3 anni dovrei uscire dal lavoro. E quando uscirò mi incasserò la mia bella RITA.. Un saluto a tutti
E li sbagli; io ho anticipato del massimo cioè 5 anni e sono già passati 3; nulla ti vieta di terminare, attivi la RITA per 1 -2 anni; quanto accumulato ti viene dato; lo stato si prende una tassazione agevolata; senti comunque la tua azienda; saluti a te e ai gestori del sito
Cioè in fase sperimentale la pensione sarebbe calcolata con il sistema misto? Avevo capito che daxsibito sarebbe tutto ricalcolato con il contributivo
Tutto contributivo!
https://www.laleggepertutti.it/742726_pensione-la-beffa-del-tfr-lanticipo-aiuta-solo-i-redditi-piu-alti
Sembra quasi, anzi una certezza, che le eventuali nuove riforme del sistema pensionistico nascono non per aiutare i lavoratori anziani ad andare in pensione un po’ prima ma solo per fregarli un ‘altra volta. Risparmiano su di noi che siamo stati l’asse portante di questo paese almeno per le tasse che abbiamo pagato. Poi nel mio caso facendo parte dell’ormai ex ceto medio ho pagato uno sproposito di tasse, senza poi ricavarne nessun beneficio perché se mi serve una visita medica devo andare a pagamento a causa delle liste d’attesa, per quanto riguarda i figli ho sempre pagato il massimo di tasse per l’iscrizione ai vari anni universitari.
Speravo di andare in pensione q7ualche anno prima per andare a spasso con mia moglie ma mi sa che dovrò restare al lavoro sino a 67 anni più eventuali finestre.
Caro Stefano, è il risultato delle opzioni sperimentali che tanto piacciono a qualcuno. Di anno in anno, di esperimento in esperimento, chi lo prende in quel posto è sempre lo Stefano di turno. E alcuni lo approvano e se ne compiacciono pure. Mai che si chiedono quando sarà il turno dello Stefano sfortunato, no, per loro manco esisti.
Anch,io leggo sempre con piacere quanto posta Wal.Considero surreale quello che scrive questo Avv.Florio come riportate dal Dott.Perfetto.” Il lavoratore dovrebbe rinunciare a un progetto a lungo rinviato, come lo sposalizio di una figlia, l’ acquisto di una casa” ecc.ecc”.Qualcuno dica a questo avvocato che ogni volta quando si cambia lavoro nel corso della vita il Tfr viene liquidato con ‘l’ultima busta paga.E siccome si cambia lavoro sempre più spesso, non è che a fine carriera ci si trova chissà quale montante, parla di un mondo che non esiste più, di quelli che lavoravano tutta la vita nello stesso posto di lavoro.Quindi, secondo me stiamo dibattendo sul nulla, oppure su una percentuale di lavori minoritaria che non cambia mai lavoro per 43 anni e quindi sarebbe penalizzata da questa proposta, che poi è volontaria mi sembra.
Guarda Nicola T, che è diverso; a te sarà capitato di cambiare diversi lavori o diverse situazioni; personalmente anch’io ho cambiato sia scuole che lavori ; esistono ancora tante persone che hanno cambiato scuola ma hanno fatto sempre e solo un lavoro; un mio amico ha fatto sempre e solo il prof di ginnastica tra medie e superiori ; a lui piace insegnare; poteva finire 1 anno fa con requisiti Fornero, termina tra 1 anno; riguardo questo progetto di usare il tfr per andare via prima , come ha specificato l’avvocato, ha un costo; adesso come adesso se vuoi anticipare il costo è molto salato; o non ti danno la pensione salvo requisiti Fornero, o tutto contributivo o ti mangi il tfr; in alcuni casi queste opzioni nemmeno esistono; saluti a te e ai gestori del sito
Sono consapevole che ci sono lavoratori anche nel 2025, che hanno fatto tutta la carriera in unico posto. Ma personalmente cerco di guardare avanti e documentarmi. Il grande TFR di fine carriera, perchè non hai mai cambiato lavoro si sta avviando progressivamente sulla via dell’ estinzione. Non lo dico io, ma esperti del mercato del lavoro futuro. Il mercato del lavoro è sempre più dinamico ( soprattutto nel privato) e devi per forza cambiare lavoro spesso per fare carriera e acquisire nuove competenze.Io non conosco la percentuale odierna dei lavoratori che non hanno mai cambiato lavoro nella loro vita lavorativa, ma posso ipotizzare che sia molto più bassa di vent’anni fa.Quindi, a parte questa fetta di lavoratori come il tuo amico, per tutti gli altri c’è solo un opzione : versare il TFR al fondo pensione e cumularlo anche quando cambi lavoro.Un saluto.
Caro Stefano
Fra tanti e variegati commenti, il tuo è quello che più rispecchia la realtà delle cose.
Non si fanno vere riforme ma “leggine” che non agevolano i lavoratori ma trovano il modi di spillare loro altri soldi.
Credo comunque che alla soglia della pensione quasi nessuno aderirà all’ennesimo furto.
Se volete mandare in pensione i lavoratori con equità, questi dovrebbero essere i requisiti:
64 anni (età max per lavorare)
35 anni di contributi.
La pensione è sempre proporzionata ai contributi versati
…… e basta