Pensioni anticipate 2026, proroga di Opzione Donna + Opzione Uomo?

Nei giorni scorsi abbiamo parlato della possibilità che opzione donna possa essere porogata, un interessante articolo del nostro esperto previdenziale Perfetto ha effettivamente fatto notare che il Governo potrebbe optare per questa scelta in quanto non sarebbe un gran costo, dal momento che ad oggi sono pochissime le donne, visti i numerosi paletti inseriti che ne potranno ancora usufruire. Vi é poi chi, come il Signor Mario, nei commenti, forse per provocazione, o forse perché ci crede davvero, ‘grida’ all’ingiustizia, e fa intendere, tra le righe, che bisognerebbe optare, affinché il sistema resti equo e giusto per un Opzione Uomo, ecco allora che il Dott. Perfetto entra a gamba tesa nella discussione, facendo presente per quale ragione anche la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin punti su Opzione donna anziché sull’Opzione Uomo, non perché non sia fattibile, ma perché la misura é pensata per agevolare le donne che da sempre fanno ‘un doppio lavoro’ dentro e fuori casa, lavoro, che lo ricordiamo, non viene mai riconosciuto da nessuno in termini previdenziali. Argomento sul quale da tempo punta anche la seconda firmataria della proposta ossia l’ideatrice del Comitato Opzione donna social, Orietta Armilato. Vi lasciamo alle parole di Perfetto che stupiscono per l’eleganza con cui, in parte, pare ‘bacchettare’ il lettore per i suoi commenti che sono parsi leggermente ‘maschilisti’.

Pensione anticipata 2025, Opzione Donna viola i principi di eguaglianza tra donna e uomo?

Così Il Dott. Perfetto: “Sig. Mario, il suo commento composto da una sola frase lascia adito a dubbi riguardo alla sua interpretazione.

Con “parità per tutti” vuole forse dire che sul lavoro le donne meriterebbero lo stesso trattamento degli uomini che ad oggi non hanno? Sì, certamente, non c’è alcun dubbio.

Il dubbio interpretativo sorge perché quella “parità per tutti” che lei cita viene anticipata dal suo “chi se ne frega”, espresso in un commento all’articolo su Opzione Donna: il suo commento, quindi, lascia intendere che per lei una Opzione Donna favorirebbe le donne rispetto agli uomini e quindi non c’è “parità per tutti”, non c’è “equità di trattamento tra donne e uomini”.

E allora, sig. Mario lasci che le riporti uno stralcio, la parte finale, del paragrafo 7.7 dedicato a Opzione Donna della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin in cui viene messo in luce proprio il concetto di “equità”:

Poiché nella nostra Proposta Previdenziale Opzione Donna è una “opzione” riservata solo alle lavoratrici e non anche ai lavoratori (non è presente una “Opzione Uomo”), ciò potrà sembrare una violazione del principio di equità.

In realtà, La violazione è solo apparente.

In base al principio di equità tra uomini e donne, certamente, anche l’uomo che esercita lavoro di cura per i propri famigliari potrà aderire ad “Opzione Donna” con 58 anni di età e 35 di contributi. In altre parole, anche l’uomo potrebbe andare in anticipo di 4 anni rispetto ai 62 anni di età della Tabella C. In tal caso, Opzione Donna e Opzione Uomo coinciderebbero. Ma il punto è un altro.

La nostra Proposta Previdenziale riconosce, oggettivamente, che la donna svolge più lavori rispetto agli uomini: lavori fuori casa (remunerati) e lavori in casa (non remunerati, lavoro di cura per assistenza alla famiglia).

Per questo “doppio lavoro”, la nostra Proposta Previdenziale riconosce alle donne, oggettivamente, una opzione in più da poter utilizzare per l’acceso al trattamento pensionistico. Vogliamo pronunciarci una volta in più sull’Opzione riservata alle donne per raggiungere l’estrema chiarezza.

Opzione Donna, in base al nostro documento, resta in vigore anche per donne che non rientrano nella categoria di “Prestatrici di cura”. Qualsiasi donna, che sia caregiver o meno, che abbia figli o meno, che sia stata licenziata o meno, che sia invalida o meno, potrà aderire ad Opzione Donna, per il semplice fatto che alle donne viene legittimamente riconosciuto il “doppio lavoro” fuori e dentro casa. In tal caso, Opzione Donna è riservata alle donne e non all’uomo. Non c’è violazione di equità, in quanto, generalmente parlando le donne lavorano più degli uomini (anche se occorrerebbe riconoscere qualche eccezione perché potrebbero esserci uomini che proprio come le donne fanno il doppio lavoro, fuori e dentro casa, ma credo siano una esigua percentuale rispetto alle donne). Inoltre, in base al principio di giustizia, è giusto che venga riconosciuto il sistema di calcolo misto per le donne che ricadono in tale sistema di calcolo.”

Pensioni anticipate 2025, quanti vorrebbero Opzione Uomo?

Ricordiamo comunque che anche iln passato altri lettori avevano proposto Opzione uomo, considerando Opzione donna, un’uscita anticipata molto favorevole in termini di età e contributi, un’opzione valida per chi desiderasse uscire anticipatamente, ma vi chiediamo, ipotizzando che il Governo optasse per Opzione Uomo, alle stesse condizioni e dunque anche per l’assegno calcolato totalmente con il ricalcolo contributivo, quanti uomini opterebbero per vedersi defalcare l’assegno ultimo, per sempre, del 30-35% ?

Attendiamo i vostri gentili commenti per aprire quello che potrebbe essere un interessante dibattito. Nel mentre ringraziamo il sempre puntuale Dott. Perfetto che nonostante il mese di Luglio in questi giorni sta rispondendo assiduamente a tanti lettori sul portale, lettori che lo ringraziano avendo trovato in lui un punto fermo a fronte del marasma previdenziale.

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22 commenti su “Pensioni anticipate 2026, proroga di Opzione Donna + Opzione Uomo?”

  1. Per il popolino 44 anni circa e per i parlamentari 4 anni circa … ah ah ah ah !!!! … e nessuno riesce mai a spiegarmi questa cosa … ah ah ah ah !!!!

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  2. Resta sempre da capire come mai per il popolino servono 44 anni circa e per i parlamentari 4 anni circa … ah ah ah ah !!!! … nessuno riesce a spiegarmelo … ah ah ah ah !!!!

    Rispondi
  3. Rispondo al commento del sig. Marco del 30 Luglio 2025 alle 9:35.

    Il sig. Marco ritiene che ciò che è “giusto”, “equo”, “sociale”, “morale” siano poco considerati (se non addirittura ignorati) nelle mie considerazioni.

    Il sig. Marco dissente, quindi, dalle mie considerazioni che, a suo avviso, non consentirebbero il raggiungimento di una “dimensione finalmente umana dell’esistenza” (espressione del sig. Marco).

    Prima di chiarire il profondo equivoco che sembra essere sorto dalla lettura delle mie considerazioni – oltre che da parte del sig. Marco anche da una parte di altri lettori – desidero fare chiarezza su due punti.

    PUNTO 1: NON DO LEZIONI DI VITA

    Chiunque si sia preso la briga di leggere il mio CV pubblicato su Linkedin, cliccando anche sulla casella “Visualizza altro”, (https://it.linkedin.com/in/claudio-maria-perfetto-942484190) troverà le esperienze di lavoro che ho maturato, con annesse ben 6 “Lezione di vita appresa”.

    Le lezioni di vita le dà la propria esperienza, maturata in ambito familiare, scolastico, lavorativo.

    L’esperienza talvolta è un’insegnate alquanto severa, in quanto “prima ti fa l’esame, e poi ti spiega la lezione” (Oscar Wilde).

    PUNTO 2: ANALIZZO I FATTI IN MANIERA DISTACCATA

    Il fatto che io sia in pensione non mi dà il passaporto per esprimere le mie considerazioni con leggerezza.

    Sono stato anch’io lavoratore, ho lavorato in molte aziende, ho interagito con impiegati, quadri, dirigenti, Top management, con Clienti (tra cui banche e assicurazioni) e con Fornitori di alto profilo. Conosco, per averli vissuti, i sentimenti di rabbia che potrebbe provare un lavoratore.

    Il fatto che io sia in pensione mi dà, invece, il passaporto per esprimere le mie considerazioni con distacco: senza quella la rabbia del lavoratore che è stata compensata dalla imperturbabilità del pensionato (almeno, nel mio caso).

    Il considerare i fatti con “distacco” non significa mancanza di “empatia”: comprendo bene e condivido i sentimenti dei lavoratori (per essere stato uno di loro), ma non mi lascio influenzare emotivamente dai loro sentimenti (il più delle volte intrisi di rabbia).

    GIUSTO, SOCIALE, EQUO: SONO I PRINCÌPI SU CUI FONDA LA PROPOSTA PERFETTO-ARMILIATO-GIBBIN

    Richiamo l’attenzione del lettore sulla Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin nella versione sintetica pubblicata al seguente link del mio sito web: https://drive.google.com/file/d/1qJA89rPQ_ekQmI3rfKx_OD3Yvvp9aEaL/view

    Per comodità del lettore riporto i Princìpi:

    • Fare le cose che sono socialmente giuste fare

    • Uguali trattamenti tra uomini e donne, pubblico e privato, dipendenti e autonomi

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si fonda su concetti di “giusto”, “sociale”, “equo”.

    È giusto dare “Libertà di scelta nell’accesso al trattamento pensionistico”.

    È giusto il “Riconoscimento e valorizzazione del lavoro di cura” (valore morale).

    È equo trattare l’uomo prestatore di lavoro di cura alla pari della donna prestatrice del lavoro di cura (“Opzione Uomo” = Opzione Donna).

    L’ETÀ PENSIONABILE NON SI ALZA A CAUSA DEL DEBITO PUBBLICO, MA A CAUSA DELLA DENATALITÀ

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin individua la causa dell’innalzamento dell’età pensionabile nella denatalità, nel calo delle nascite.

    Con sempre meno nascite, ci saranno sempre meno lavoratori, e quindi sempre meno contributi previdenziali per finanziare le pensioni correnti (come sappiamo, il nostro sistema previdenziale è a ripartizione: il lavoratore paga la pensione al pensionato).

    La conseguenza di questa relazione causa-effetto è la seguente: mantenere più a lungo al lavoro i lavoratori anziani, elevando progressivamente l’età pensionabile (aumentando l’età anagrafica, o aumentando gli anni di contribuzione).

    NOTA: non si tratta di stabilire se ciò è giusto oppure no; si tratta di analizzare la relazione di causa-effetto.

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin rimuove a monte la causa “denatalità” in questo modo: 1) Robot e AI lavorano al posto dei lavoratori mancanti; 2) i lavoratori digitali (Robot e AI) vengono equiparati ai lavoratori umani; 3) come i lavoratori umani versano i contributi previdenziali, così i lavoratori digitali verseranno i contributi previdenziali; 4) con i contributi previdenziali versati anche dai lavoratori digitali (Robot e AI) si pagano le nuove pensioni.

    LA PROPOSTA PERFETTO-ARMILIATO-GIBBIN POTREBBE FAVORIRE L’EUROPA NEI NEGOZIATI SUI DAZI CON GLI USA

    Il problema dell’invecchiamento della popolazione non ce l’ha solo l’Italia, ma ce l’hanno anche gli USA (si clicchi sulla voce USA riportata nel documento di sintesi della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin).

    La soluzione all’invecchiamento della popolazione che propone la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin potrebbe interessare la Presidenza USA: ciò potrebbe anche portare ad una migliore cooperazione su dazi tra USA ed Europa.

    CONCLUSIONE

    Spero di avere chiarito la mia posizione individuale e quella collettiva con Armiliato e Gibbin.

    Mi auguro che tali chiarimenti riescano a dissipare eventuali dubbi e interpretazioni fuorvianti.

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  4. Rispondo al commento del sig. Quota Bara del 29 Luglio 2025 alle 13:11.

    Sig. Quota Bara, mi lasci innanzitutto dire questo: affermare ciò che è giusto e ciò che non è giusto non rientra nelle mie analisi.

    Io agisco secondo quanto mi detta la mia coscienza, seguendo ciò che sento di voler fare. E ciò che voglio fare è rendere felici gli altri (NOTA: sto sorridendo. Mi viene in mente la risposta che Umberto Orsini, in uno spot pubblicitario, a chi gli chiedeva perché faceva pubblicità ad un dentifricio, Orsini rispondeva: “Perché mi piace far sorridere la gente!”. Ho visto tale pubblicità anni e anni fa in televisione).

    Qualsiasi altra persona che agisca secondo criteri di “giusto” o “sbagliato” può farlo. Non giudico le sue idee, non interferisco con i suoi propositi.

    In base a quanto mi descrive riguardo alla sua situazione personale, le posso soltanto dire che nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin la sua situazione verrebbe risolta in accordo con le sue aspettative, e lei ne sarebbe pienamente soddisfatto (NOTA: non sto “vendendo” una bufala. Non ho posizioni sociali, né professionali, né privilegi da tutelare. Io sto bene così come sono, in qualsiasi situazione io mi trovi).

    Se il meglio che il Governo riesce a fare non è all’altezza delle aspettative del popolo italiano, ebbene, il popolo italiano se ne faccia una ragione.

    Nemmeno le elezioni politiche potranno mutare la situazione italiana. Governo di Centrodestra e Governo di Centrosinistra hanno gli stessi problemi da affrontare, sia di natura finanziaria che di natura sociale. Ma nessuno di loro ha le soluzioni a tali problemi nell’era digitale. Perché? Perché non abbiamo economisti digitali in grado di poter consigliare correttamente i Governi su come avviare il volano della crescita economica e su come ridurre il debito pubblico senza costi sociali elevati.

    Come so che non abbiamo economisti digitali? Ma perché nessun docente di economia che ho fino ad oggi ho contattato (e sono tanti, ma davvero tanti!) è stato in grado di analizzare le mie idee di economia digitale e quindi nessuno di loro ha potuto rispondere su quanto ho loro riportato.

    Il debito pubblico non è una fiaba, come lei sostiene, sig. Quota Bara. Oh, no! Il debito pubblico è una lama di coltello puntata alla gola del Governo.

    Mettiamola così, sig. Quota Bara: se lei venisse a sapere che la sua banca è in difficoltà tale da chiudere i bancomat e gli sportelli in modo che i clienti non possano ritirare i loro soldi, lei, che cosa farebbe? Non si precipiterebbe forse nella sua banca (assieme a tanti altri, anche se gli sportelli sono chiusi) per ritirare i suoi soldi e chiudere il suo conto corrente? (NOTA: è una esagerazione, la mia. Le banche in difficoltà vengono salvate dallo Stato e i clienti vengono risarciti fino a 100.000 euro).

    Ai tempi del Governo Berlusconi IV, anno 2011 in cui è caduto e al quale è succeduto il 12 novembre 2011 il Governo Monti, lo Spread era a 500 e ciò stava ad indicare che gli investitori nutrivano serie preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, temevano di non venire rimborsati. Orbene, ha visto a quanto sta lo Spread oggi? È a 83,5 (pagina web di https://www.spreadoggi.it/ consultata il 29/07/2025 alle ore 15:14). Quindi, gli investitori mostrano fiducia nell’approccio del Governo attuale nel mantenere sotto severo controllo il debito pubblico, e quindi non faranno cadere il Governo attuale (NOTA: poiché lo Spread è la differenza tra i rendimenti dei titoli italiani e i Bund tedeschi, lo spread così relativamente basso potrebbe anche indicare che gli investitori migrano dai Bund tedeschi ai titoli italiani, perché ritengono questi ultimi più “affidabili” dei Bund tedeschi”).

    Sig. Quota Bara: il debito pubblico non è certamente una fiaba! Oh no! Il debito pubblico che gli investitori hanno in mano è uno strumento per guidare il Governo a fare le cose che il Governo DEVE fare.

    E cosa gli investitori dicono al Governo di fare? RIDURRE IL DEBITO PUBBLICO! RIDURRE LA SPESA PUBBLICA! RIDURRE LA SPESA PER LE PENSIONI!

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin indica soluzioni tali da evitare che i Governi si trovino sotto scacco degli investitori. Ma bisognerebbe per lo meno leggere la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin! Magari la si potrebbe emendare in qualche punto! Ma se nessuno la legge, cosa posso farci io, sig. Quota Bara?

    Per quanto riguarda la sua affermazione testuale che dice “le ricordo che la vita è una soltanto”, ebbene, sig. Quota Bara, le posso affermare con granitica convinzione che la vita non è una soltanto. Ma questa è un’altra storia.

    Rispondi
    • Beh, sulla Sua proposta che condivido pienamente, nulla da eccepire. Mi dispiace deluderLa, ma ribadisco il concetto (a meno che Lei mi dimostri scientificamente il contrario), che la vita è una soltanto e andrebbe anche un pò vissuta. Ho iniziato a lavorare a 15 anni in catena di montaggio e non dietro una scrivania come tale Fornero, (purtroppo per circa 4 anni i miei ex datori non mi versarono i contributi); adesso ho 62 anni e dovrò lavorare ancora un anno e mezzo, sperando che questi simpaticoni al Governo (tutti uguali dx e sx) non si inventino qualche altra corbelleria. Pregiatissimo Dott. Perfetto, faccia due conti e provi vedere quanti anni di lavoro e di contributi ho già versato… penso di avere il sacrosanto diritto di godermi (per modo di dire) qualche anno da NON schiavo sottopagato. Non penso di campare fino a 100 anni come Napolitano. Vorrei vivere gli ultimi pochi anni rimasti, senza dover alzarmi al mattino alle 5:00 e tornare a casa alle 18:00 tutti i giorni (ho un pò di strada da fare per recarmi al lavoro), per un misero stipendio da morto di fame, con un datore di lavoro che non mi lascia nemmeno il tempo per un caffè. Ma tanto chi se ne frega di me e di chi come me ha fatto una vita (se così si può definire) solo di sacrifici, lavoro, tasse, lavoro, tasse e zitto.
      In ogni caso La ringrazio per avermi dato la possibilità di scrivere ciò che penso.

      Rispondi
      • Sig. Quota Bara, sono arrivato a un punto della mia vita che non ho bisogno di dimostrare più nulla a nessuno.

        Quando ero studente dovevo dimostrare di conoscere la materia per superare l’esame.

        Quando ero impiegato a tempo indeterminato dovevo dimostrare di conoscere il mio lavoro per passare di livello.

        Quando ero libero professionista a Partita IVA dovevo dimostrare di risolvere il problema del cliente per acquisire la commessa.

        Ma ora che sono pensionato, non ho più bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno.

        Non solo.

        Poiché non mi attendo nulla da nessuno (nemmeno che Istituzioni e docenti universitari rispondano alle mie mail) nessuno potrà mai deludermi.

        Lei, sig. Quota Bara, ha avuto una vita lavorativa piuttosto “piena”, da come ce la descrive. Una vita lavorativa che non le dà ancora respiro a 62 anni e che la induce a correre per un anno e mezzo ancora, prima dell’agognata pensione.

        Ma quando andrà in pensione, la sua corsa nella vita non è ancora finita. Qualche figlio, qualche nipote, qualche parente prossimo avrà bisogno del suo supporto, del suo sostegno (magari come zio o come nonno), e non solo finanziario, ma anche morale. Si ritiene pronto per il sostegno morale? Se la sente di incoraggiare, di dare coraggio, di dire “Vai, corri, e non voltarti indietro!”?

        Non sono in grado di dimostrarle scientificamente che la vita non è una sola, sig. Quota Bara. Ma non è importante.

        L’importante è che lei, vivendo, correndo, alla fine sarà in grado di dimostrare, scientificamente, a se stesso, che la vita non è una sola.

        Rispondi
        • Le rispondo per correttezza. La vita è una sola, si nasce e si muore !
          Si dovrebbe lavorare per vivere e non vivere per lavorare.
          Mi scusi, ma con tutto il rispetto, non credo debba insegnarmi cos’è la vita e come si vive, o come dovrò vivere gli ultimi giorni che mi rimarranno. Se per lei la seconda vita, è vivere dai 65 anni in poi (sperando di campare ancora qualche anno), pieno di acciacchi, con una pensione da fame… beh, io non la penso così. Beato lei che gode di buona salute ed è già in pensione; io forse non ci arriverò nemmeno a questo traguardo, come anche i giovani d’oggi forse non ci arriveranno mai e saranno costretti a lavorare e versare i contribuiti fino alla fine dei loro giorni (Quota bara, appunto).
          La ringrazio ancora per avermi dato un’altra opportunità per esprimere un mio parere. (ultimo)

          Rispondi
        • Gentile Dott. Perfetto, mi permetto di dissentire , con tutto il rispetto, dalle sue considerazioni sul tema dell’età pensionabile. Lei continua a sostenere che, a causa del debito pubblico, sia giusto alzare sempre di più l’età per accedere alla pensione, come se fosse una scelta inevitabile o addirittura eticamente corretta. Le sue argomentazioni sembrano ignorare completamente la realtà vissuta da milioni di cittadini, costretti a lavorare fino a 67 anni – o oltre – spesso in condizioni di salute precarie, con lavori logoranti, stipendi stagnanti e prospettive sempre più fosche.
          La questione non è soltanto economica, ma profondamente sociale e morale. Non si può ridurre tutto a un calcolo ragionieristico. Non si può predicare il sacrificio eterno a chi da anni regge sulle spalle un sistema che ha premiato altri, mentre a loro vengono chiesti ulteriori sforzi. E mi lasci dire che, quando queste parole arrivano da chi è già in pensione – e quindi fuori da questo gioco al massacro – suonano come una lezione fuori luogo.
          Lei può permettersi, da pensionato, di parlare con distacco della necessità di “lavorare di più” e “vivere più a lungo”, a causa del debito pubblico, ecc; ma per molti di noi la pensione è diventata un miraggio, una promessa continuamente rinviata. Io, realisticamente, come tantissime altri, potrei non vederla mai. Le sembra equo?
          Inoltre, mi colpisce quando afferma che “la vita non è una soltanto”, come se questo giustificasse ogni sacrificio. In realtà la vita è proprio una sola e anche piuttosto breve e meriterebbe dignità, non solo doveri. Continuare a spostare il traguardo della pensione significa, di fatto, togliere agli individui la possibilità di vivere una vecchiaia serena, libera dal lavoro e dedicata a sé stessi, ai propri affetti, a una dimensione finalmente umana dell’esistenza.
          Ciò che manca a molte delle sue osservazioni è empatia. Non tutti sono burocrati o dirigenti. Esistono operai, infermieri, artigiani, insegnanti sfiniti, madri e padri che hanno speso una vita intera nel lavoro e che meritano di godersi il frutto di quegli sforzi. Non possiamo permetterci una società che chiede sempre di più ai più deboli, mentre si mostrano comprensivi solo con i mercati e le esigenze del bilancio.
          Spero che queste riflessioni siano almeno uno spunto di confronto autentico, e non solo un’altra occasione per ribadire dogmi economicisti che, francamente, stanno mostrando tutte le loro crepe.
          Cordiali saluti

          Rispondi
        • Quante belle parole … ma resta sempre da capire come mai per il popolino servono 44 anni circa e per i parlamentari 4 anni circa … ah ah ah ah !!!!

          Rispondi
  5. Intanto bisognerebbe ricordare che” opzione donna” è per quelle donne che come me hanno iniziato a lavorare in giovane età, dove oltre a non esserci pari opportunità di lavoro(le donne non potevano fare tutti i mestieri che era permesso ai maschietti quando io ero giovane e ci siamo dovute accontentare)non c’ erano equità di stipendi e di trattamenti. Quindi non c’era quella parità di diritti a cui si vuole arrivare. Chi faceva figli non poteva fare carriera, inoltre non era così facile che le donne venissero assunte proprio perché i titolari avevano paura che entrassero in maternità,.Tant’ è che la mia generazione ha fatto ben pochi figli,ma è quella che ha lavorando il doppio.I genitori anziani li curiamo noi,e a noi oltre il danno la beffa di non aver nessuno che ci curerà, perché pur avendo lavorato il doppio non riusciremo nemmeno ad andare in pensione perché fisicamente sfatte,perché abbiamo sempre dovuto dimostrare di essere all’altezza dei nostri colleghi maschi.Strutturata poi come adesso “Opzione Donna” è ancora più discriminante..Ma la disparità è che abbiamo dovuto farci il mazzo doppio per dimostrare,siamo quelle che hanno permesso di aprire le porte al mondo del lavoro a tutte le altre donne e ci ritroviamo con meno contributi e con una mano davanti e l’ altra dietro.

    Rispondi
    • Buongiorno.
      Dal contenuto del suo commento, mi parrebbe di capire dire o comunque le auguro di aver potuto maturare molti versamenti.

      Questa è la situazione.

      https://lavoce.info/archives/64123/le-donne-hanno-pensioni-piu-basse-degli-uomini-ma-spesso-non-lo-sanno/

      Nella mia famiglia, tradizionalmente composta da marito e moglie (+ due figli da anni espatriati), abbiamo maturato congiuntamente 83,6 anni di versamenti pensionistici; la moglie, in quanto più giovane, all’atto del suo pensionamento ne vantava 6 mesi in più del sottoscritto..

      Preciso che di queste situazioni familiari, considerati i “medi datori di lavoro italiani”, (quelli che negli anni 60 indicavamo col termine di “padroni”), ne conosco non poche.

      Cosa diversa, forse, per altre: in meglio o in peggio, a seguito della quasi estinzione dei vecchi “padroni” da quando ci si è ritovati con le loro società affidate a mondo dei …. .

      La gestione dei nostri anziani in età avanzata, l’abbiamo fatta di comune accordo e comunque quando la consorte (per 6 anni) ancora lavorava.
      Saremo stati fortunati, può essere, ma mi pare che in certi casi, pur considerando la storia, alcune lamentele siano un tantino strumentali.

      Saluti

      Rispondi
  6. Rispondo al commento del sig. Quota Bara del 28 Luglio 2025 alle 11:25.

    Sig. Quota Bara, cerchiamo di essere onesti, almeno con noi stessi (lei ed io).

    Le quote erano state eliminate dalla Riforma Monti-Fornero quando era in carica il Governo Monti nel 2011.

    Le quote sono state reintrodotte nel 2019 dal Governo Conte 1 con la coalizione M5S-Lega. Fu introdotta Quota 100 (62 anni di età anagrafica e 38 anni di versamento contributi) in via sperimentale e con scadenza dopo tre anni. Io sono andato in pensione con Quota 100, avendo maturato 65 anni di età anagrafica e 41 anni di contribuzione (quindi, Quota 106). I Governi successivi a Conte 1 hanno poi introdotto Quota 102 e Quota 103 (sempre in via sperimentale e quindi con una determinata scadenza).

    Le finestre sono state eliminate dalla Riforma Monti-Fornero quando era in carica il Governo Monti nel 2011. Le finestre erano state eliminate ma inglobate nell’età anagrafica, ovvero, anziché andare in pensione a 65 anni di età e poi aspettare la finestra di 1 anno, si andava in pensione a 66 anni di età senza più attendere alcuna finestra.

    Le finestre sono state reintrodotte nel 2019 dal Governo Conte 1 con la coalizione M5S-Lega quando fu istituita Quota 100. Io sono andato in pensione con Quota 100 senza attendere la finestra di 3 mesi, in quanto avevo già maturato la finestra di attesa di 3 mesi, essendo andato in pensione a 65 anni di età anagrafica e 41 anni di contribuzione e non a 62 anni di età e 38 anni di contribuzione.

    L’aspettativa di vita è stata introdotta per ragioni legate all’andamento demografico: sempre meno nascite e sempre più vecchi. Per continuare ad erogare le pensioni correnti si è reso necessario allungare la permanenza al lavoro dei lavoratori, perché con sempre meno lavoratori (a causa della denatalità) si va incontro a sempre meno contributi versati, e con sempre più anziani (a causa o in virtù dell’allungamento della vita) si va incontro ad erogare le pensioni per più anni.

    Negli anni Settanta-Ottanta erano sufficienti 35 anni di lavoro per andare in pensione, perché nascevano 1 milione di bambini all’anno (e quindi ci sarebbero stati lavoratori che avrebbero pagato le pensioni correnti con i loro contributi).

    Oggi si tende ad andare in pensione con più di 40 anni di lavoro perché nascono 400 mila bambini all’anno (e quindi ci saranno sempre meno lavoratori che pagheranno le pensioni correnti con i loro contributi. Per tale motivo il Governo sta spingendo anche verso la pensione complementare aggiungendola alla pensione obbligatoria).

    Per chi non raggiunge i 40 anni di lavoro per vari motivi, ci sono varie modalità di accesso alle pensioni cosiddette “anticipate”, anche se con requisiti sempre più stringenti. Il Consiglio europeo raccomanda all’Italia di eliminare le pensioni anticipate (volenti o nolenti l’Italia deve allinearsi alle indicazioni dell’Europa).

    CONCLUSIONE

    Sig. Quota Bara, siamo onesti almeno tra noi due: in base a quanto ho provato a chiarirle, si rende conto che il suo commento non ci porta da nessuna parte?

    Le varie Quota 100, Quota 102, Quota 103, tutte in via sperimentale, tutte a scadenza; e le varie finestre di 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi stanno ad indicare che il Governo si trova in continuo affanno, non sa dove andare, perché non sa che cosa fare.

    O meglio, il Governo sa bene dove andare e cosa fare, ma SOLO in ambito finanziario (ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, ridurre la spesa pubblica), e NON ANCHE in ambito sociale (più nascite, più assistenza agli anziani, meno liste di attesa alla Sanità, migliore istruzione, più lavoro e meglio retribuito ai giovani, riduzione della povertà sia assoluta che relativa).

    Gli obiettivi principali del Governo sono: ridurre la spesa pubblica, avere l’avanzo primario al fine di pagare gli interessi sul debito pubblico (quindi non spendere tutte le tasse che incamera per migliorare i servizi pubblici: Sanità, Istruzione, Trasporti).

    IN SOLDONI: L’OBIETTIVO DEL GOVERNO È RIDURRE LA SPESA PER PENSIONI!

    Glielo vuole dire lei, sig. Quota Bara, al Governo DOVE andare e COME andarci ANCHE in ambito sociale? (magari con una Proposta che sia più convincente del suo commento).

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    • Quindi secondo lei, è giusto che chi come il sottoscritto, debba lavorare fino all’ultimo respiro (le ricordo che la vita è una soltanto), versare i contributi (soldi miei/nostri) per pagare le pensioni agli altri, pagare gli assegni famigliari a chi è in Italia magari da pochi anni e ha 5/6 figli, ecc; e poi dopo aver SGOBBATO una vita, con uno stipendio da fame e tanto stress da lavoro correlato, aver fatto solo sacrifici facendo lavori pesanti, alla veneranda età di 64/65/66 anni, con magari come me ha tanti problemi di salute, non possa andare in pensione, se non già con un piede nella fossa ?
      Le solite fiabe del “debito pubblico” chi paga siamo solo noi lavoratori sottopagati, sfruttati fino all’ultimo respiro. Invece di spendere i soldi per armare l’Ucraina (e tra un pò dovremo dare altri soldi per ricostruirla), e sperperare denari dei cittadini che pagano tantissime tasse, in spese folli e inutili, ci sarebbero i soldi per mandare in pensione gli ultrasessantenni come me… siamo onesti

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  7. Parità di Trattamento: La legge prevede la parità di trattamento tra uomini e donne nel lavoro e nella famiglia, con particolare attenzione alla protezione della maternità e dell’infanzia.
    Con il rispetto di tutte le situazioni …la vera questione non credo stia solo nel lavoro di cura (di cui nessuno vuole sminuire l’importanza) ma nell’impegno della famiglia e dei figli per i quali soprattutto la donna deve sacrificare per un certo periodo il proprio percorso lavorativo e difficolta di crescita della retribuzione con una probabile forte incidenza pensionistica. Una parte del calo demografico e’ dovuto anche alla poca compatibilità fra lavoro e famiglia. A breve s iavrà la quasi totale estinzione dei nonni pensionati che aiutano i figli con i nipoti per questi lavorano e a loro volta pagano le pensioni ai piu anziani.

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  8. ma basta con queste quote burlone, opzioni donna, finestre varie, aspettativa di vita, ecc;
    40 anni di lavoro per tutti (e sono già tanti); e per chi non ha raggiunto i 40 anni di lavoro per vari motivi, si stabilisca un’età massima equa per il raggiungimento della pensione.

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  9. Rispondo al commento del sig. Mario pala del 27 Luglio 2025 alle 11:33.

    Sig. Mario pala, il suo pensiero mi è molto chiaro.

    Mi è molto chiaro perché ho letto con attenzione anche i suoi precedenti commenti (riportati in un altro articolo) del 20 Luglio 2025 alle 0:02, e del 20 Luglio 2025 alle 12:01.

    Per rispondere al suo commento, sig. Mario pala, farò riferimento all’articolo dal titolo “Responsabilità di cura: il 35% degli italiani deve fare i conti con una situazione sempre più complessa” pubblicato sul magazine online “Percorsi di secondo welfare” in data 27 dicembre 2019 (un po’ vecchiotto, lo riconosco; ma è il solo articolo che ho trovato riguardo al rapporto tra uomini e donne in merito alla responsabilità di cura): https://www.secondowelfare.it/primo-welfare/famiglia/responsabilita-di-cura-per-il-25-per-cento-degli-italiani-situazioni-sempre-pi-complessa/.

    MIA CONSIDERAZIONE 1: le donne hanno un carico di responsabilità maggiore rispetto agli uomini riguardo a lavoro e cura della famiglia.

    “essere impegnati in un’attività lavorativa e allo stesso tempo doversi occupare di figli piccoli o parenti non autosufficienti comporta una modulazione dei tempi da dedicare al lavoro e alla famiglia che può riflettersi sulla partecipazione degli individui al mercato del lavoro, soprattutto delle donne, le quali hanno un maggiore carico di tali responsabilità”. (FONTE: “Percorsi di secondo welfare”, già citato).

    MIA CONSIDERAZIONE 2: A parità di condizioni nel conciliare lavoro e famiglia, le madri sono più penalizzate dei padri.

    “Se padri e madri riportano problemi di conciliazione in egual misura, sono però soprattutto le donne ad aver modificato qualche aspetto della propria attività lavorativa per meglio combinare il lavoro con le esigenze di cura dei figli: il 38% delle madri occupate, oltre un milione, ha dichiarato di aver apportato un cambiamento, contro poco più di mezzo milione di padri (12%)”. (FONTE: “Percorsi di secondo welfare”, già citato).

    MIA CONSIDERAZIONE 3: Il Governo agisce sempre al meglio delle proprie conoscenze, capacità, possibilità.

    Questo è un mio postulato, e pertanto, come il quinto postulato di Euclide (“Per un punto esterno a una retta, passa una e una sola retta parallela alla retta data”) può essere confutato, smentito, contraddetto (NOTA: utilizzo tale postulato al fine di evitare di criticare negativamente sempre il Governo di turno, e per concentrami, invece, sulle soluzioni nuove da offrire al Governo di turno).

    CONCLUSIONE

    Il Governo non può fare meglio di quanto stia già facendo, fino a quando qualche economista, o qualche esperto previdenziale non riuscirà ad elaborare un’idea che dia soluzione al problema della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione introducendo idee in linea con i tempi del digitale. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin dà soluzione al problema della denatalità e dell’invecchiamento della popolazione introducendo idee in linea con i tempi del digitale.

    Lei, sig. Mario pala, nel suo commento del 20 Luglio 2025 alle 0:02 afferma di essere un caregiver di un genitore disabile. Ebbene, in accordo con la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin lei potrebbe andare in pensione a 58 anni con 35 anni di contribuzione e col sistema di calcolo misto (qualora vi rientrasse).

    E allora, sig. Mario pala, sotto tali condizioni, dal momento che con la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin lei potrebbe andare liberamente in pensione, che differenza le farebbe se andassero ugualmente in pensione, proprio come lei, anche le donne che sono single, non hanno figli e non svolgono ruoli di cura ma hanno 58 anni di età e 35 anni di contribuzione?

    Infine, sig. Mario pala, se lei ritorna sui concetti di equità, parità tra donne e uomini, inclusività, sul “costruire un sistema pensionistico più giusto”, le ricordo che il Governo (in base al mio postulato) agisce al meglio delle proprie possibilità, anche in tema di evasione fiscale, lotta al lavoro nero, contrasto all’immigrazione irregolare, ecc., ecc.

    Se oggi ci troviamo nelle condizioni in cui siamo, ci piaccia o no, Il Governo attuale non può fare di meglio.

    Nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin c’è davvero tutto quello che lei, sig. Mario pala, si auspica, che i lavoratori e le lavoratrici si auspicano, che gli studenti si auspicano, che il Governo si auspica, che l’Europa si auspica.

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  10. Opzione Donna, come oggi è, esprime una violenza crudele e raccapricciante nei confronti delle donne (a mio avviso, s’intende).

    Il Patronato Acli sintetizza molto bene i requisiti per accedere a Opzione Donna:
    https://www.patronato.acli.it/opzione-donna-2025-necessaria-unattenta-valutazione/#:~:text=%C3%88%20necessario%20aver%20compiuto%20almeno,sufficiente%20aver%20compiuto%2059%20anni.

    Non giudico i Governi e i Parlamentari che hanno approvato Opzione Donna nelle sue diverse versioni fino ad assumere i connotati che il Patronato Acli ci ricorda e che agevolmente ci riassume.

    No. Il mio intento è di indagare, non già di giudicare.

    So (o penso di sapere) che se il Governo e i Parlamentari hanno “partorito” Opzione Donna così come oggi è, credo che non avrebbero potuto fare altro, non avevano altra scelta, essendo essi esposti a fortissime pressioni da parte del Consiglio europeo (che invita l’Italia a limitare i regimi di prepensionamento) e del Patto di Stabilità e di Crescita (che invita a ridurre il rapporto debito pubblico/PIL) sancito con gli altri Paesi dell’Unione europea; peraltro, senza una indicazione chiara, precisa, strategica (definire oggi, con le risorse di ieri, il nostro futuro) da parte dei nostri economisti ed esperti previdenziali.

    Simboli dell’Italia sono: la Bandiera, l’Inno Nazionale, l’Emblema (la stella d’Italia a cinque punte stampata sulla mia carta di identità, ancora in formato cartaceo).

    Ma c’è ancora un altro simbolo, che compariva sui francobolli di 55 lire e sul dritto della moneta da 100 lire: la raffigurazione di Italia turrita con la scritta “REPUBBLICA ITALIANA”.

    Se l’Italia è Donna, allora Opzione Donna ha a che vedere con l’Italia.

    L’ Art. 12 della Costituzione Repubblica Italiana recita: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.” (FONTE: https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf).

    L’avere inserito la Bandiera italiana nella Costituzione della Repubblica Italiana pone la Bandiera sotto la protezione della legge italiana. Chi brucia la Bandiera italiana, chi brucia questo simbolo dell’Italia, incorre in possibili sanzioni penali per vilipendio alla Bandiera.

    CONCLUSIONE

    Come ho anticipato, se l’Italia è Donna, allora Opzione Donna ha a che vedere con l’Italia, che viene raffigurata da una giovane donna con il capo cinto da una corona completata da torri.

    Come la Bandiera è simbolo nazionale, anche l’Italia turrita nella raffigurazione di una donna è simbolo nazionale.

    Chi offende la Bandiera italiana commette vilipendio, disprezzo verso l’Italia.

    E allora, similmente, chi irrigidisce i requisiti di accesso a Opzione Donna, chi esercita una violenza così crudele e raccapricciante nei confronti delle donne rendendo Opzione Donna praticamente impraticabile, commette vilipendio, disprezzo verso la Donna e quindi verso l’Italia, rappresentata a livello nazionale col volto di Donna.

    Il mio invito al Governo Meloni è di proporre una Opzione Donna con requisiti di accesso praticabili, come quelli originari, e migliorala al punto da elevare Opzione Donna allo stesso rango di dignità di quell’Italia che viene raffigurata a livello nazionale proprio col volto di una Donna.

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  11. Gent.mo dottor Perfetto cerco di chiarire meglio il mio pensiero.
    Non tutte le donne si trovano in queste condizioni. Molte sono single, non hanno figli o non svolgono ruoli di cura. Allo stesso modo, ci sono uomini che si fanno carico di queste responsabilità. Dare priorità automatica alle donne nelle politiche pensionistiche rischia di creare nuove disuguaglianze se non si tiene conto della reale situazione individuale.

    Le misure di equità devono quindi partire dai fatti: chi ha dedicato anni al lavoro di cura – spesso senza alcun riconoscimento economico – merita una compensazione in ambito pensionistico, indipendentemente dal genere. Servono strumenti che tengano conto dei periodi di inattività lavorativa legati alla cura familiare, senza basarsi su presunzioni legate al sesso biologico.

    Solo affrontando il problema su basi oggettive e inclusive sarà possibile costruire un sistema pensionistico più giusto, che valorizzi concretamente tutto il lavoro, anche quello invisibile
    Cordiali saluti

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    • Sono d’accordo con te, anch’io ho fatto assistenza a mio padre malato di Parkinson per 10 anni, avevo la 104. Ora ho 61 anni con mia mamma 88 enne , fortunatamente ancora in buona salute, ma comunque da seguire, ho 38,5 di contributi e in pensione devo andare nel 2030 ….

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  12. Premesso che è meglio avere opportunità che non averle io non accetterei mai una proposta simile con decurtazione pensione nell’ordine del 30%. Non ho accettato quota 103 che ho maturato l’anno scorso che aveva penalizzazioni inferiori ma comunque molto forti figurarsi questa.

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