Recentemente la collega Mariangela Campo per il Corriere della Sera ha redatto un articolo di assoluto interesse per comprendere il gap che ancora sussiste nella divisione del lavoro di cura tra le mura domestiche, come si evince dal Rapporto Annuale Istat 2026, dai cui dati parte appunto l’elaborato dal titolo: “Lavoro di cura, le donne lavorano quasi tre ore più degli uomini. E «tagliano» dal tempo per sé: il rapporto Istat. Dopo la lettura dell’articolo Rosalba Guadagna, referente del CODS, ha prontamente commentato scrivendo un lungo post sulla pagina social, vi lasciamo alle sue parole.
Pensioni anticipate, lo sfogo di Rosalba Guadagna sul lavoro di cura
“Da anni il CODS se ne occupa, ne parla e lavora affinché si possa giungere ad una forma concreta di riconoscimento.
Il Rapporto Annuale Istat 2026, presentato il 21 maggio 2026 e relativo al 2023, ha misurato la quantità di tempo che ogni giorno viene sottratto alle #donne e dato, gratuitamente e silenziosamente, alla famiglia e alla gestione della casa nel suo complesso (pulizie, cucina, organizzazione generale del manage familiare, cura degli anziani, ecc.)
Il Rapporto rileva che le donne italiane dedicano al lavoro domestico quasi 5 ore al giorno contro le 2 degli uomini, e il 26,4% delle madri occupate si sente sempre in affanno.
Nell’interessantissimo articolo su menzionato, BarbaraPoggio, professoressa di Sociologia all’Università di Trento e tra le più autorevoli studiose italiane di genere e organizzazioni, suggerisce poi di chiarire, una volta per tutte, che questo fenomeno del lavoro familiare delle donne va “denominato” chiaramente per ciò che nella sostanza è effettivamente: «Dobbiamo smettere di parlare di vocazione, istinto, amore, come se fosse qualcosa di naturale. E usare il termine corretto: LAVORO, e, come tale, farlo entrare nelle analisi economiche e nelle scelte politiche… Non è dedizione, non è natura femminile. È tempo sottratto, energia spesa, opportunità perdute. E non compare in nessun conto economico nazionale».
La richiesta di misure pensionistiche anticipate dedicate, passa anche attraverso l’analisi di tutto questo “lavoro sommerso” e cioè non ufficialmente riconosciuto.
Lavorare 35 anni fuori e dentro casa in modo assiduo e costante significa accumulare fisicamente e mentalmente pesi che necessitano di essere onestamente ed obiettivamente valutati, riequilibrati e riconosciuti.
Ancora una volta, e vieppiù sostenute da analisi e numeri, ribadiamo:
#esseredonnaélavorogravoso, #ilwelfaresiamonoi, #peramorediequitá, #abbiamoragione
#ridateciopzionedonna, #DareRisposte, #mantenerepromesse, Comitato Opzione Donna Social (CODS)“
Pensioni anticipate 2026, considerazioni finali
La serie di Hashtag aggiunti da Guadagna al termine del post, ben identificano la ‘lotta’ che il CODS sta portando avanti da tempo, specie da quando Opzione donna é stata cancellata con la promessa di misure ad hoc per le donne, meno penalizzanti dal punto di vista economico, ma in realtà mai giunte sul tavolo di chi legifera. Ed allora forse era meglio lasciare, ci viene da dire, in vigore quella che era l’unica misura possibile per quante per scelta o necessità desideravano andare in pensione anticipatamente.
Ora alla luce anche dei dati emersi dal Rapporto Annuale Istat 2026 si spera che il Governo, guidato da una donna, possa comprendere quando sia importante almeno, ai fini pensionistici, pensare a misure che siano in grado di avvalorare questo lavoro aggiuntivo, lavoro di cura che spesso le donne fanno sostituendosi ad un welfare carente, visto che per lo Stato il lavoro di cura delle donne si traduce anche in un bel risparmio dal punto di vista dei servizi che altrimenti andrebebro pensati per gli anziani, forse sarebbe importante dare il giusto valore alle donne, consentendo loro di accedere alla quiescenza tenendo in conto del lavoro di cura svolto nel corso della propria vita lavorativa.
Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

Uno slogan: TOC TOC rispondete o saranno PUC PUC… Chiediamo da 3 a 5 anni di requisiti contributivi e anagrafici in meno in ogni forma di pensionamento! (Invece del 2039 a quasi 69 anni andrei a quasi 64. Evitando i PUC)
giusto il discorso; riconoscere , in termini pensionistici, il lavoro di cura………. e ci aggiungo…… per tutti; io sono l’eccezione che conferma la regola; sacrifici? fatti enormemente; adesso, a 6 anni esatti dalla morte di mia madre, ne traggo i vantaggi ma ripeto veramente notevoli; e pure lei mi assisteva; ma io ho la coscienza a posto; saluti ai gestori del sito
Ma fatela finita una volta per tutte. Voi donne avete tanti di quei privilegi e di quei vantaggi che ci vorrebbe una lista lunga un chilometro per elencarli tutti. Dalle morti sul lavoro, che per il 99 per cento riguardano uomini, fino agli screening diagnostici tumorali gratuiti della sanità pubblica, che sono quasi tutti a vantaggio vostro. Avete voluto lavorare fuori casa? E ora ne pagate le conseguenze. Opzione donna non esiste in nessun paese europeo, le leggi devono essere uguali per tutti. Poi che queste statistiche siano affidabili e veritiere è tutto da dimostrare.
Solo uno che si firma Anonimo può sparare certe cazzate. Non ti dice niente il Gap degli stipendi uomo donna a parità di mansioni, i lavori di cura fatto dalle donne per i genitori e molte volte per i suoceri, i lavori domestici fatti dopo il lavoro, le discriminazioni sul lavoro in termine di carriera. Quindi per favore usa il cervello prima di scrivere. Io concordo con opzione donna senza penalizzazioni, con far andare le donne in pensione almeno qualche anno prima degli uomini o in alternativa ad aumentare i coefficenti per il calcolo della pensione.
Bravo