Pensioni anticipate 2026, Quota 100 fa ancora discutere: perché?

In questi giorni sul portale é riemersa con forza la diatriba circa la Quota 100, una misura che sebbene sia in disuso da anni, in quanto fu solo sperimentale, non ha mai smesso di far discutere, al punto tale che taluni, non avendo avuto la possibilità di andarci perché non hanno raggiunto i requisiti pensionistici al tempo richiesti dalla normativa a firma Lega, sono spesso indispettiti nei confronti di coloro che hanno avuto una possibilità, probabilmente vantaggiosa, e facendo bene i loro conti, l’hanno giustamente, oserei dire, colta. Nella vita moltissime volte ci capita di dover affrontare situazioni che risultano vantaggiose solo per alcuni, ma nelle riforme previdenziali questo aspetto capita praticamente sempre, si tratta talvolta, per chi le vive, di ingiustizia perché magari per 1 giorno o 1 mese si trova fuori dai requisiti necessari per accedervi, o perché la misura é a ‘scadenza’ in quanto sperimentale. Mi permetto quest’oggi di pubblicare alcuni commenti che a mio avviso ben fanno comprendere quanto questa misura Quota 100 stia ancora oggi creando malumore tra quanti non hanno avuto la possibilità di accedervi. Ma altresì é doveroso pubblicare una risposta precisa e puntuale del Dott Perfetto, ma avrebbe potuto essere di chiunque, se avesse spiegato così nel dettaglio, pur non dovendo in realtà giustificarsi con nessuno, le ragioni che all’epoca lo spinsero ad accettare Quota 100. Ringraziamo sempre tutti i nostri lettori che sollevano perplessità e dubbi sulle riforme presenti o passate, perché ogni dibattito, se portato avanti con rispetto ed educazione, permette un confronto utile e costruttivo. Entrambi le ‘fazioni’ ( pro e contro QUOTA 100) se così vogliamo definirle hanno ragione dalla propria angolatura, d’altronde anche un 9 se visto da un lato pare un 6, E se visto dall’altro pare un 9 eppure le due persone stanno guardando la stessa immagine, ma da prospettive diverse.

Pensioni 2026, Quota 100: pro e contro, testimonianze a confronto

Lesso partendo dai numeri scrive: Atteniamoci ai fatti e parliamo in generale non del singolo caso . La proposta di “Quota 100” (62 anni età, 38 contributi), introdotta nel 2019 e conclusa nel 2021, è stata il pilastro previdenziale della Lega e del M5S per superare la legge Fornero, puntando al ricambio generazionale. Con la misura “Quota 100”, attiva nel triennio 2019-2021, sono andati in pensione oltre 374.000 lavoratori (per la precisione 374.432 al termine del monitoraggio). Le domande accolte hanno registrato circa 150.222 uscite nel 2019, 115.189 nel 2020 e 109.021 nel 2021. Oltre un terzo dei beneficiari ha anticipato l’uscita tra 12 e 24 mesi.
Quota 100 ha comportato per l’INPS un anticipo pensionistico (62 anni età + 38 contributi) con un impatto economico stimato in circa 30 miliardi di euro fino al 2028. Come per tutte le agevolazioni che ci sono state negli in italia a partire dalle baby pensioni la domanda è chi paga il conto ? Semplice quelli che vengono dopo !!!!! Io sono fra quelli che per pochi mesi mi sono visto sfuggire le varie quote e quest’anno finalmente raggiungerò la meta ma sono cascato dentro il ricalcolo dei coeffiecienti di trasformazione e mi è andata anche bene . Quelli che verranno dopo avranno penalizzazioni superiori . La morale è che ogni agevolazione perpetuata a fini elettorali viene pagata da chi viene dopo . Ma è la legge e quindi va bene . No ! sarà anche le legge di bilancio di un determinato governo ma questa NON E’ giustizia sociale . Se fossi andato in pensione con quota 100 direi la stessa cosa , avrei vinto un terno al lotto ma non sarebbe stato giusto rispetto a che verrà dopo di me. Possiamo usare dotti e sapienti spiegazioni ma questi sono i fatti”
.

Franco Giuseppe da sempre contro Quota 100 che definisce iniqua dice, ho preso solo uno dei tantissimi commenti, da dove evincono le perplessità sulla riforma: “Si poteva mantenere inalterata la riforma Fornero del 2011, certamente aggiustando errori come gli esodati, allargando la platea dei lavori gravosi, concordando un punto fermo sull’età di vecchiaia, bloccando totalmente l’aspettativa di vita, definire un numero minimo di contributi ed eliminare del tutto le odiate finestre. Sin dal primo momento ho pensato che la vecchiaia a 65 anni e un numero di contributi non inferiore ai 42 fossero la soluzione migliore. Non sto parlando di una quota 65-42 ma di due cose separate, la vecchiaia per raggiunti limiti di età e l’anticipata per raggiunti limiti contributivi. Libertà di scelta con vantaggi economici per chi preferiva rimanere al lavoro. Insomma, una Fornero con limiti certi, uguali e definitivi per tutti. Anche così si sarebbe potuto ottenere un ricambio generazionale nello stesso quantitativo della quota 100 che come sappiamo è stato al di sotto delle aspettative. Su quella quota come sulle altre sono, come ben sa, in totale disaccordo con Lei. Sulla quota 100 non ci sono eventuali falle, ma enormi falle. Intanto si è infranta l’equità tra lavoratori che non è poca cosa. Gli anticipi pensionistici delle quote sono costati 30 miliardi di assegni anticipati fuoriusciti e di conseguenza altri miliardi di contributi che sono venuti a mancare in entrata. Lei scrive (Ridìferendosi a Paolo Prof): Si sarebbero potuti pensionare forse altri lavoratori ? Si, si sarebbero potuti pensionare i 65 enni anzichè i 62 enni e si sarebbero potuti pensionare quelli con 42 anni di contributi anzichè quelli con solo 38.

Paolo Prof, nostro assiduo lettore come Franco Giuseppe da sempre contrario a chi ha manifestato così tanta ‘ostilità’ nei confronti di chi ha aderito alla misura: “Ben 3 anni fa chiesi gentilmente a te, carissimo Franco Giuseppe, se per favore non ci ripetevi per l’ennesima volta dei fortunati di quota 100 che con soli 38 anni di contributi e 62 anni di età sono andati in pensione; diciamo pure che il problema di fondo è rimasto; sono stati fortunati? si, ma……… entriamo nel perchè dico ma; ; intanto diciamo pure che i 38 anni e i 62 anni erano il minimo per cui ci sono state persone con età superiori e contributi superiori; se non ricordo male meno del 50 per cento ha aderito; e gli altri? perchè non l’hanno fatto? sono stati messi dei paletti per scoraggiare le persone? SI, ECCOME; QUALI? diversi e li elenchiamo: max 5000 euro lorde all’anno di extra; ritardo fino a 5-6 anni del tfr; ultima cosa: noi del 1960 a quota 100 non abbiamo potuto aderire perchè ci mancava l’età; ne stiamo facendo un dramma come te?

Quota 100 una testimonianza e spiegazioni tecniche sulla scelta

Così Il Dott. Perfetto che ricordiamo nonostante abbia optato per Quota 100, facendo una scelta più che giuste scegliendo di optare per la possibilità che aveva in quel momento, si é sempre speso, pur essendo in pensione per riformare un sistema previdenziale che non é più al passo con i tempi, ed é ideatore e primo firmatario di una proposta presentata al Governo, la proprosta pensioni Perfetto-Armiliato-Gibbin. La risposta al Signor Franco Giuseppe, ma in generale a tutti coloro che si dicono contrari a Quota 100 e ritengono fortunati chi ne ha usufruito: ” Sig. FrancoGiuseppe, premetto che il “tanto peggio tanto meglio” non è contemplato nella mia filosofia di vita, la quale, invece, si ispira all’imperativo categorico di Kant: agisci in maniera tale che chiunque altro possa agire come te.

Aggiungo che, non essendo interessato a raggiungere la ricerca del consenso popolare, non sono nemmeno interessato al fatto che ad altri possa piacere o meno la mia filosofia di vita.
Hoc mea sufficit: ciò (la mia filosofia di vita) è sufficiente per me.

A me non disturbano le norme ad personam: se vengono poste in atto, vuol dire che la legge lo consente. “Dura lex, se lex”: La legge è dura, ma è la legge (si sente spesso dire). Io aggiungerei “Mollis lex, sed lex” (la legge è morbida, ma è la legge). Per quanto riguarda la sperimentazione delle norme in economia e nella società, sia di tipo pensionistico che di tipo fiscale, devo dire che non sono affatto sorpreso e nemmeno contrario. E lo spiego portando a testimonianza la mia esperienza lavorativa. Quando dovevo garantire agli utenti determinati livelli di servizio in ambito informatico, dovevo tarare, calibrare i parametri di sistema per fare in modo che i livelli di servizio venissero onorati. Questo significa che occorre impostare i parametri di sistema in un certo modo, rilevare i dati prestazionali, confrontarli con gli obietti di servizio e qualora ci fosse stato uno scostamento, intervenire nel modificare i parametri di sistema. Questa procedura si chiama in gergo tecnico Performance Management, ovvero si riducono risorse elaborative a chi riceve un servizio migliore di quello che deve essere garantito, e si aumentano risorse elaborative a chi riceve un servizio peggiore di quello che deve essere garantito. In altre parole, si sta facendo esattamente quello che il Governo fa con la Politica Fiscale: redistribuzione delle risorse.

Se analizzando di volta in volta i report prestazionali si osserva che non si raggiungono gli obiettivi desiderati nonostante gli interventi migliorativi effettuati con il Performance Management, allora si ricorre alla metodologia di Capacity Planning, in cui si analizza la quantità di risorse da aggiungere al sistema in modo da garantire a tutti gli utenti gli obiettivi di servizio stabiliti. In altre parole, si sta facendo esattamente quello che il Governo potrebbe fare con la Politica Monetaria: immettere nel circuito monetario una maggiore quantità di moneta. ATTENZIONE! Ho detto “quello che il Governo POTREBBE fare con la Politica Monetaria”.

Sappiamo che la Politica Monetaria è sotto il controllo della Banca Centrale Europea. Quindi, il Governo italiano non ha alcun margine di manovra per andare oltre la Politica Fiscale, e quindi entra in uno stato di “loop”, in un circolo senza fine, in un riduci Irpef di qua e aumenta accise di là, taglia i trasferimenti statali a regioni e comuni e aumenta le addizionali regionali e le addizionali comunali, e così via. In altre parole, il Governo è soggetto a continue tarature, calibrazioni a continui “esperimenti sul campo”.

Ho voluto dire questo perché con la mia idea di dotare lo Stato di una moneta digitale di Stato nazionale, circolante solo in Italia, il Governo avrebbe modo di esercitare la Politica Monetaria interna e quindi estendere i limiti della Politica Fiscale per garantire i livelli di servizio adeguati ai cittadini (Servizio Pubblico Previdenziale, Servizio Pubblico Assistenziale, Servizio Pubblico Sanitario, Servizio Pubblico Scolastico, Servizio di Pubblica Sicurezza). Oltre ai meccanismi squisitamente tecnici, ci sono anche quelli politici, che riguardano soprattutto il mantenimento delle cosiddette “promesse elettorali”.

Ed ecco che si arriva alla contrattazione all’interno delle forze politiche di Governo: tu appoggi la mia Quota 100 (perché io l’ho promessa ai miei elettori), ed io appoggio il tuo reddito di cittadinanza (perché tu l’hai promesso ai tuoi elettori). Ci sono poi delle “deviazioni” comportamentali in ambito politico (ma oserei dire in tutti gli ambiti sociali) dovuti a pressioni da parte di: lobby, corporazioni, industrie. Riferito a ciò è dovuto il mio richiamo al film “Mr. Smith va a Washington”. Per quanto concerne la Quota 100, non ho facoltà di giudicare la Legge (in questo caso la Legge Finanziaria). Ma ho facoltà e competenze per indagare su come estendere la flessibilità di pensionamento sulla base di determinati requisiti che si ispirino a criteri di equità come avviene nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin.

Per quanto riguarda il mio pensionamento dal 1° gennaio 2021, avendo maturato 65 anni di età anagrafica e 41 anni di contribuzione, sarei potuto andare in pensione anticipata a 64 anni con il computo in Gestione Separata (da 9 anni ero lavoratore autonomo a Partita IVA) con il ricalcolo interamente contributivo, avendo meno di 18 anni al 31/12/1995 (e quindi essere nel misto) e almeno 5 anni dopo il 1996 con almeno un contributo versato nella Gestione Separata. Quando nel 2019 uscì la Quota 100, optai per pensionarmi con Quota 100 perché più vantaggiosa del pensionamento a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione.

Se avessi rifiutato di pensionarmi con Quota 100 per il fatto che sarebbe stata una scelta immorale in quanto altri lavoratori non avevano la mia stessa possibilità di scelta, sarei divenuto un soggetto non classificabile come “soggetto economico”, perché non avrei massimizzato il mio “profitto”. E con quale grado di autorevolezza avrei mai potuto parlare di Economia Informatica?

CONCLUSIONE.

I fatti sono fatti, composti da luci ed ombre. Con i nostri pensieri possiamo illuminare il presente ed il futuro, ma non possiamo fugare le ombre del passato.

I miei sforzi (fino a quando le forze mi sosterranno) sono orientati ad illuminare il presente con la nuova disciplina STEM Economia Informatica, e ad illuminare il futuro con la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin

Vi ringrazio per questo interessante confronto da dove emergono pro e contro di una misura, la Quota 100 ormai passata, e le ragioni, tutte ugualmente corrette a seconda della prospettiva da cui uno guarda, perché quel che bisogna considerare che dietro a requisiti, numeri e leggi, vi sono anche sempre storie di vita e quelle sono soggettive.

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36 commenti su “Pensioni anticipate 2026, Quota 100 fa ancora discutere: perché?”

  1. Elsa, non piangere … altrimenti mi preoccupi … tu e spocchia Mario ne sapevate … oooo quante ne sapevate … sacrifici per tutti ma azzeramento dei privilegi … ah ah ah ah … poi come e’ finita ?? … ah ah ah ah … Elsa Elsa … tu si che ne sapevi … e poi … Salvinone e Durigone come stanno ?? … supereremo la Fornero … ah ah ah ah … troppo ridere … parlamentari 4 anni (circa) … popolino 44 anni (circa) … ah ah ah ah … italianiiii … vot’Antonio vot’Antonio … Antonio La Trippa … ah ah ah ah ah ah ah ah ah … Elsaaaa !!!!

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  2. Quando il sig. FrancoGiuseppe cita Salvini e Durigon fa forse riferimento alle versioni 2.0 di Wanna Marchi e figlia?

    Oh, no, sig. FrancoGiuseppe! Io non mi occupo né di sciogli-pancia dei telespettatori, né dei mal-di-pancia degli elettori.

    La mia credibilità è in buone mani. È affidata alla Bellezza, alla Verità, perché “Bellezza è verità, verità bellezza” come scrisse l’ultimo dei poeti romantici John Keats nella sua “Ode su un’urna greca”.

    Non a caso ho dedicato il mio libro “L’economista in camice” alla Bellezza:

    “Alla bellezza,
    che mi ha guidato nella scoperta
    di leggi comuni
    al mondo economico e informatico,
    sostenendomi e incoraggiandomi
    quando consolidate certezze
    sembravano vacillare
    alla sola ombra del dubbio”
    (FONTE: https://www.aracne-editrice.it/pdf/9788825521825.pdf).

    Chiunque riuscisse a leggere nella mia mente, vedendo la bellezza che ha modellato le mie idee, non potrebbe che esclamare “Oh wow! Oh, wow! Oh, wow!”

    Non sono l’oracolo di Delfi. Né propongo profezie “sibilline” di interpretazione ambigua, che faceva la Sibilla Cumana, che a chi le chiedeva se sarebbe tornato dalla guerra rispondeva scrivendo su delle foglie: “Andrai, tornerai, non morirai in guerra”.

    Ma poteva accadere che una folata di vento spostasse la posizione delle foglie, per cui la profezia diventava: “Andrai, non tornerai, morirai in guerra”.

    No, sig. FrancoGiuseppe, io non sono l’oracolo di Delfi, né faccio profezie.

    Io sono l’unico economista digitale sulla Terra che ha creato l’Economia Informatica che è il cuore dell’economia digitale, e faccio predizioni (non profezie).

    La mia predizione è la seguente:

    come un Centro di Elaborazione Dati caratterizzato da automazione e intermediazione digitale si comporta come una nazione digitale su scala ridotta, così una nazione caratterizzata da elevata automazione e intermediazione digitale si comporterà come un Centro di Elaborazione Dati su scala più ampia.

    Nessun economista tradizionale conosce il funzionamento di un Centro di Elaborazione Dati come lo conosco io.

    Nessun informatico tradizionale che conosce il funzionamento di un Centro di Elaborazione Dati conosce la modellistica economica come la conosco io.

    Ecco perché io sono l’unico economista digitale sul pianeta Terra!

    Sig. FrancoGiuseppe, sia sincero e mi dica la verità: ma lei davvero pensa che al mio livello di pensiero i miei interlocutori possano essere Salvini e Durigon?

    Ho detto che chiunque riuscisse a leggere i miei pensieri non potrebbe che esclamare “Oh wow! Oh, wow! Oh, wow!”. Sono le parole che Steve Jobs pronunciò in punto di morte.

    Lei sa, sig. FrancoGiuseppe, quale fu l’ultimo regalo che Steve Jobs fece ai suoi amici e conoscenti?

    La sorprenderà sapere che Steve Jobs ed io abbiamo in comune la medesima esperienza spirituale, che potrà conoscere solo vedendo dall’inizio alla fine il video su Steve Jobs al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=zdyiUGKTpGg.

    E allora, sig. FrancoGiuseppe, ora che lei sa che io cammino a tre metri sopra il cielo, davvero può pensare che io possa preoccuparmi della mia credibilità, e di ciò che il mondo possa pensare di me?

    Rispondi
    • Anch’io esclamo ” Oh Wow, oh wow, oh wow “. Ma non è per quello che pensa Lei. E’ riuscito a togliermi dei dubbi che covavo. Lei si sente tre metri sopra al cielo, wow. Lei ha esperienze spirituali come Steve Jobs, wow. Non si chiede cosa il modo pensa di Lei, wow. Avvisate il Vaticano che la Parusia si è avverata. Davvero questo è troppo anche per me, non posso competere con cotanto ego. Che spreco di umiltà.

      Rispondi
      • Sig. FrancoGiuseppe, le posso descrivere alcune mie caratteristiche (nessuno conosce me meglio di me stesso):

        1. Ho piena consapevolezza di me stesso: conosco il mio valore e quindi sono in grado di riconoscere il valore degli altri

        2. Sono disponibile all’ascolto: sono aperto alle visioni degli altri, per comprendere il loro punto di vista, e vedere le cose dal loro stesso punto di vista, senza necessariamente condividerle

        3. Non mi ritengo superiore agli altri: posso confrontarmi solo con me stesso, e non giudico gli altri

        Lei non troverà mai nelle mie espressioni qualcosa contro la persona, ma solo osservazioni critiche verso le idee.

        Io coltivo la visione interiore, riconosco che i nemici non sono gli altri ma sono dentro noi stessi e si chiamano desideri, invidia, gelosia, rabbia, odio.

        Tendere verso il cielo (Dio), piuttosto che rimanere legati alla terra (uomo), è la mia più grande aspirazione.

        L’umiltà (in quanto essere umano) lega alla terra. La consapevolezza di sé (in quanto anima divina) fa spiccare il volo verso il cielo.

        Ma, sig. FrancoGiuseppe, non sono proprio sicuro di essermi fatto comprendere da lei.

        Ma va bene così.

        Rispondi
      • Io ho smesso di conferire con un soggetto la cui spropositata egolatria è inversamente proporzionale alla autoconsapevolezza e cognizione tecnica in materia economica. È una roba da non credersi

        Rispondi
  3. Qualche volta è giusto fare anche ciò che non è giusto fare?

    La mente umana non riesce a varcare il confine tra ciò che è giusto fare e ciò che non è giusto fare, e per questo entra in conflitto con se stessa senza riuscire a risolvere il conflitto.

    Questo conflitto viene messo bene in luce nel film “Assassinio sull’Orient Express” (al quale rimando indicando il link collocato in fondo a questo mio commento).

    Quando rimando i lettori alla visione di un particolare film, è non già per avallare le mie argomentazioni, bensì per stimolare il pensiero ad una riflessione più profonda da maturare tra sé e sé in silenzio.

    Il film è in lingua inglese, ma credo che le immagini e le espressioni dei personaggi (in particolare il personaggio di Hercule Poirot interpretato dall’attore britannico David Suchet) siano sufficienti a trasmettere ciò che non si riesce a comprendere in lingua inglese.

    In breve la trama è la seguente.

    Dodici persone si riuniscono per prendere il treno Orient Express dove viaggia sotto falso nome un uomo d’affari (il cui vero nome si scoprirà essere Cassetti).

    Anni addietro Cassetti rapì la piccola Daisy di 5 anni per ottenere il riscatto. Pagato il riscatto, la piccola Daisy fu trovata morta. La madre per il dolore perse il bambino che aveva in grembo, il padre si suicidò, ed anche la cameriera si suicidò per essere stata incolpata innocentemente di essere stata complice nel rapimento della piccola Daisy.

    Cassetti fu processato, ma grazie all’intervento della criminalità organizzata, riuscì ad essere assolto e si rifugiò in America con il denaro del riscatto.

    Dodici persone che erano in stretti rapporti con la famiglia della piccola Daisy Armstrong decisero di farsi giustizia da sé. Più precisamente, decisero di affermare quella giustizia che la Giustizia stessa non aveva affermato.

    Le dodici persone assunsero il ruolo di dodici giurati, proprio come prescriveva la legge inglese, ed emisero la sentenza di colpevolezza con la conseguente condanna a morte per Cassetti. Giurati autoproclamatisi giudici e poi boia.

    Venne il momento dell’esecuzione: Cassetti fu drogato, immobile, ma mantenuto in stato di coscienza perché fosse consapevole di cos’era stato accusato.

    Dodici giurati, dodici pugnalate. Esecuzione avvenuta.

    Poirot fu pregato dal direttore della Compagnia ferroviaria di indagare sul caso di omicidio.

    Intanto, a causa dell’abbondante neve, il treno si era dovuto fermare in Jugoslavia in attesa di soccorsi.

    Poirot scoprì che i dodici viaggiatori avevano commesso l’omicidio ed era pronto a denunciarli alla polizia jugoslava. A nulla erano valse le argomentazioni delle dodici persone oramai scoperte.

    Poirot non poteva in nessun modo accettare che le persone possano farsi giustizia da sé. No! NO! EPPOI NO!

    Se la Giustizia cade, se commette degli errori, bisogna fare del tutto per rialzarla e portarla ancora più in alto. Ma MAI, MAI, IN NESSUN MODO si può ricorrere a farsi giustizia da sé.

    Le dodici persone rimanevano nella loro convinzione che giustizia andava fatta, e che come responsabile dell’omicidio di Cassetti si poteva incolpare uno della malavita organizzata che travestito da ferroviere aveva commesso il delitto. D’altra parte, era stata ritrovata una divisa che non apparteneva a nessuno dei ferrovieri del treno.

    Arriva la polizia Jugoslava. I dodici passeggeri scendono dal treno. Anche Poirot scende dal treno assieme al direttore della Compagnia ferroviaria e si dirige verso il capitano della polizia jugoslava.

    QUESTO È IL MOMENTO CULMINANTE.

    Poirot spiega al capitano che un intruso era salito sul treno e travestito da ferroviere aveva ucciso Cassetti. Il bottone che mancava alla divisa di ferroviere ritrovata ne era la prova.

    Poirot si volta indietro per guardare in viso le dodici persone che rimanevano attoniti, sbalorditi da questo cambiamento di pensiero di Poirot, e al tempo stesso sollevati per come era andata a finire.

    Intanto Poirot si allontana, a passi lenti, lungo un sentiero innevato senza una meta, trattenendo a stento il pianto per non aver fatto ciò che avrebbe dovuto fare e cioè denunciare le dodici persone che si erano fatte giustizia da sé.

    Ma altri sentimenti animavano l’animo di Poirot oltre alla Giustizia: la Compassione che si prova nel condividere l’infelicità altrui, l’Indulgenza nel cancellare una colpa commessa da chi “è senza peccato” come aveva affermato la bambinaia alla quale era stata affidata la sua bambina (anche se non sua figlia) piccola Daisy di 5 anni.

    Ma la giustificazione di aver fatto la cosa giusta da fare anche se non era la cosa giusta da fare non era sufficiente per Poirot. Da qui, nasce un profondo conflitto interiore impossibile da sanare.

    I lettori interessati a sapere come si vive il conflitto di “fare la cosa giusta anche quando non è la cosa giusta da fare” possono visionare il film “Assassinio sull’Orient Express” al seguente link su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=Uc4sn3_e4g4, in particolare dal momento 1:18:00 fino alla fine (in alternativa si può visionare il video al link lohttps://www.youtube.com/watch?v=_g2zRMkKUyk).

    MORALE PER I LETTORI DI PENSIONIPERTUTTI.

    Giusto o non giusto scioperare? Equa o non equa la Quota 100?

    Ebbene, dinanzi al conflitto di fare la cosa giusta o la cosa equa, anche quando non è la cosa giusta o la cosa equa da fare, le nostre domande si sciolgono alla coscienza di ciascuno di noi, come fredda la neve si scioglie al caldo sole.

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    • Quindi dietro le maschere di Salvini e Durigon si nascondono dei dotti filosofi ? Dott. Perfetto, quando ci regala certi commenti, per quanto mi riguarda, perde una parte di credibilità che le ho sempre concesso. Dubito che i due soggetti sopracitati siano stati mossi da pensieri altruistici, il loro era un interesse personale e partitico, anche chiamato “acchiappavoti” e rielezione certa. Lo so io e lo sa anche Lei.

      Rispondi
  4. Quasi quasi mi pento di aver innescato nuovamente la discussione sulla quota 100. Sono in pensione da 5 anni e potrei tranquillamente chiamarmi fuori da ogni diatriba. Ma non ce la faccio, per me le ingiustizie rimangono inalterate nel tempo soprattutto se queste provocano danno su danno. A parte la quota 102 che è stata una parziale retromarcia, che comunque ha significato che la quota 100 era davvero troppo generosa, da quel momento siamo passati dalla quota 103 penalizzata dal tutto contributivo con la perdita netta della parte retributiva nell’assegno di pensione, poi la cancellazione dell’opzione donna, e l’altro ieri dalle poco ventilate dichiarazioni del presidente INPS circa il TFS degli statali da diluire a rate per gli anni a venire. Chiunque, può farsi la propria idea sul perchè dalla riforma Fornero, che garantiva stabilità e certezza della tenuta dei conti previdenziali, siamo passati ad un nuovo grido di allarme. Una persona ragionevole si domanderebbe: Cosa è intervenuto in questi anni ad agitare le acque che si erano calmate e a cui i lavoratori si erano ormai rassegnati ? Da qualsiasi parte la si voglia guardare, l’unica deviazione dalla strada tracciata a fatica e con sacrifici è stata il fuoristrada della quota 100. Se qualcuno ha parere diverso me lo segnali pure. E’ vero che in questi anni è stato bloccato l’aumento dell’aspettativa di vita, ( in parte dovuto alla frenata causa covid ), ma intanto dal 2027 ricomincia a correre. Cioè non sono nemmeno riusciti a bloccare i tre mesi in più, dico solo tre mesi. Questo è sicuramente un bruttissimo segnale.

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    • Ma è possibile che non lo capisci? certo che devi pentirti e molto duramente; sono 5 anni per me che un giorno si e l’altro pure te lo ripeto e non ti vuole entrare in testa; quota 102 è stata una parziale retromarcia perchè si sono accorti che sono stati troppo generosi; ribadisco: non hai analizzato con freddezza e serietà la questione; ci riprovo; fino all’avvento della legge Fornero esisteva flessibilità in uscita; poi , a parte la parentesi Sacconi Brunetta, è arrivata la legge Fornero; ha spazzato via qualsiasi flessibilità, ha creato gli esodati; quel bel numerino magico: 35 è sparito; tutti uguali? assolutamente no; tante categorie non sono state coinvolte dalla legge Fornero; e poi arriviamo al 2019; dici che tutti si erano rassegnati e abituati? assolutamente no; chi si era rassegnato, chi a fatica e chi no; è arrivata quota 100; giusta? assolutamente no; avranno fatto tanti calcoli e hanno trovato l’equilibrio con 62 e 38; equilibrio tra i conti dello stato e le esigenze dei lavoratori; avranno detto: se 63 e37 quanti? se 61 e 39 quanti potenziali; 62 e 39 per me era perfetto; non l’hanno fatto; ho detto: pazienza, sarà per la prossima volta; quota 102? hanno alzato di 2 anni l’età e tenuti fermi i contributi; poi hanno abbassato l’età e alzato a 41 poi il tutto contributivo; perchè l’hanno fatto? tu dici: per colpa di quota 100; io dico: NO; SONO VOLUTI TORNARE INDIETRO PER RIBADIRE: NESSUNA FLESSIBILITà IN USCITA; PERCHè? perchè la legge Fornero piace a tanta gente; perchè, dopo i fondi ricevuti sul pnrr ci fu l’ordine: provate ad usarli per mandare in pensione la gente e vedete quanti ve ne arrivano; per le pensioni: 3 per mille cioè niente; adesso certo che c’è la flessibilità: dai 67 anni in poi; vogliamo parlare dei 3 mesi in più? io la pensione ufficiale la prenderò proprio l’anno prossimo; è questione di prospettive: io mi ritengo fortunato che la prenderò a 67 anni e 1 mese perchè era scritto che l’avrei presa a 67 anni e 3 mesi; alla fine Franco Giuseppe, se io ribadisco questo da anni è di rimando a te che ce lo ripeti in continuazione; come , ed è stata dura, ce l’abbiamo fatta noi del 1960 , i più colpiti, ce la puoi fare anche tu, basta volerlo; saluti a te e ai gestori del sito

      Rispondi
  5. Sig. Diridero, so che lei è un lavoratore dipendente.

    Lo so con certezza perché in un suo commento lei afferma (cito testualmente):

    “io sono libero di continuare a scioperare, quando chiamato a farlo, per tutelare legittimamente i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti (sciopero generale) e continuerò ad invitare gli altri lavoratori a farlo perché se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito e deve garantire “una vita” al di fuori dell’ orario di lavoro…”

    Solo un lavoratore dipendente può permettersi di scioperare.

    Lei saprà certamente che il lavoratore versa il 10% del proprio salario lordo in contributi previdenziali, mentre l’azienda ne versa il 23% del suo salario lordo. Lo dice la legge, e per lei va bene così. Non è vero?

    Io per 9 anni sono stato lavoratore autonomo a partita IVA ed ho versato il 27% del mio salario lordo in contributi previdenziali. Lo dice la legge, e per me va bene così.

    Mi corre l’obbligo di precisare che, pur essendo lavoratore a Partita IVA, non ho mai evaso le tasse e non ho mai colto l’occasione di percepire i vari bonus di 600 e 800 euro che lo Stato dava a favore delle partite IVA ai tempi del Covid. Ad averne diritto anch’io dei bonus di 600 e 800 euro me lo disse il mio commercialista, e avrei potuto chiederli anche se non avevo avuto un calo di fatturato.

    Io dissi al mio commercialista che, non avendo avuto calo di fatturato, ritenevo inopportuno accedere ai bonus.

    Qualcuno mi fece osservare che magari avrei potuto comunque chiedere i bonus da 600 e 800 euro per totali 1.400 euro e che avrei potuto magari distribuirli a chi ne avesse avuto bisogno.

    Ci ho riflettuto sopra ed ho pensato che l’idea di devolvere i 1.400 a più bisognosi era una buona idea (100 euro a uno,150 a qualcun altro, 250 a chi aveva il conto in banca in negativo, e così via).

    Aderii quindi a tale iniziativa. Ma ad una condizione: i soldi, i 1.400 euro li avrei sborsati io, di tasca mia, senza chiedere i soldi allo Stato. Ciò che sto affermando ha testimoni, se non altro perché ho versato i soldi alle persone bisognose tramite Postepay.

    LEZIONE DI VITA: anche se sei in difficoltà economiche, sappi che puoi sempre aiutare qualcun altro che ha difficoltà maggiori delle tue. Questo si chiama SOLIDARIETÀ SOCIALE. È certamente di natura diversa da quella “solidarietà sociale” che si realizza scioperando.

    Non essendo io dotato di macchina, dovendo necessariamente ricorrere ai mezzi di trasporto pubblico, essendo a Partita IVA e quindi particolarmente ricercato da parte dei Clienti che contano più sugli esterni che sui propri interni proprio in occasione degli scioperi, si può comprendere come gli scioperi mi potessero mettere in gravi difficoltà. Ma la COSTITUZIONE CONSENTE IL DIRITTO DI SCIOPERO!

    La legge consente ad alcuni lavoratori come lei, sig. Diridero, di scioperare così come ha consentito ad alcuni lavoratori come me di andare in pensione con Quota 100.

    Non avendo dati alla mano, non saprei proprio dire se a recare maggior danno alla collettività siano gli scioperi o la Quota 100.

    Rispondi
    • Dott. Perfetto so che lei è un “benestante”…
      Il vittimismo sarebbe preferibile evitarlo…
      Come, glielo ho già fatto notare ma attendo ancora una risposta, sarebbe preferibile evitare la facile demagogia…
      Se vuole farmi sentire un privilegiato, con la solita retorica, in qualità di lavoratore dipendente, sarò costretto a ricordarle che il privilegiato qui è lei e non chi guadagna uno stipendio appena dignitoso…
      Le suggerirei, vista la sua ambizione ascetica, di dare l’esempio a quelli come me che invece sono profondamente egoisti e hanno il privilegio di averlo uno stipendio dignitoso…
      Si guardi dietro e si ricordi che tutti possono “scioperare”, cioè astenersi come categoria dal lavoro, a proprie spese, visto che lo sciopero non è gratuito ma costa caro dal punto di vista economico, anche quelli che appartengono alla sua privilegiata categoria…
      Quando vorrà sarò lieto di lottare con lei per avere giuste ed eque leggi previdenziali ma quella che le ha consentito di andarci, se pur legge, “porcata” elettorale resta…

      Rispondi
      • Tu dici: è giusto scioperare; ne convengo con te; ma….. andiamo ad analizzare chi ci rimette; sciopero dei treni: c’è gente che per tantissimi motivi non può usare la macchina ; usa i mezzi pubblici; e quando c’è sciopero? i disagi a chi li crei? al politico, all’azienda, allo stato o alla gente comune? alla gente comune che deve prendere un treno per andare a fare un concorso, a fare un esame medico etc; io tra alcune settimane parto per un viaggio; è costoso; se quel giorno c’è sciopero dei treni vado in macchina all’aeroporto ; ma io reduce da un incidente oltre 40 anni fa sono uno che guida pochissimo e proprio quando deve; e se scioperano gli aerei? non voglio neanche pensarci; quando la gente sciopera crea disagi alla Meloni, ai vari politici, all’azienda o alla gente comune? prova a pensarci; vedi caro Diridero, io ti auguro che non ti capiti mai, e dico mai, che un giorno che devi fare una cosa molto importante, ci sia sciopero; allora lo capiresti; saluti a te e ai gestori del sito

        Rispondi
    • Nel presente articolo il sig. Lesso afferma: “Quota 100 ha comportato per l’INPS un anticipo pensionistico (62 anni età + 38 contributi) con un impatto economico stimato in circa 30 miliardi di euro fino al 2028”.

      Vista la meticolosità con cui il sig. Lesso riporta i dati, ritengo che la spesa di 30 miliardi per Quota 100 sia un dato affidabile (dall’entrata in vigore della Quota 100 nel 2019 fino al 2028 e cioè per 10 anni).

      Riguardo agli scioperi, invece, Conflavoro riporta che si perdono 5,5 miliardi all’anno (FONTE: https://www.conflavoro.it/scioperi-disservizio/, 3 ottobre 2025).

      Diciamo pure che dal 2019 al 2028 si perdono 4 miliardi l’anno, per complessivi 10 x 4 = 40 miliardi di euro.

      CONCLUSIONE.

      In 10 anni (dal 2029 al 2028) gli scioperi fanno perdere 40 miliardi di euro, rispetto ai 30 miliardi di euro di Quota 100.

      Nell’articolo di Conflavoro che ho citato prima si afferma: “Il diritto allo sciopero è sacro, ma in Italia è spesso ostaggio di sindacati che, facendo politica, lo strumentalizzano.”

      Ognuno tragga le proprie conclusioni (ma immagino già quale potrà essere la prossima critica su Quota 100).

      Rispondi
      • C’è la differenza che gli scioperi sono una lotta per la dignità e il rispetto del lavoro e dei lavoratori, e sono una perdita non solo dello Stato ma una perdita del reddito personale. La quota 100 è stata una perdita dello Stato ma anche una perdita dell’equità, della giustizia sociale, ma soprattutto qualcuno ci ha guadagnato. Ma davvero non coglie la differenza tra chi è andato con quota 100 con il sistema misto e chi è andato con quota 103 con tutto contributivo ? Cos’è una barzelletta ?

        Rispondi
    • Confermo la generosità di Perfetto all’epoca perché avevo messo io in contatto i bisognosi che in quel periodo avevano più difficoltà del solito con il Dott. Perfetto e lo ringrazio ancor ora per quell’atto di altruismo meraviglioso.

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      • Nessuno sta mettendo in dubbio la capacità di analisi e i consigli su particolari situazioni pensionistiche del Dott. Perfetto. Detto questo però, non è mica l’oracolo di Delfi. Come detto da esso stesso, siamo tutti fallibili. Anche Lui.

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        • Chiedo venia. “Esso” , mi è scappato dalle dita. Meglio “Egli”. In qualità di pensionato e a tempo perso, do una mano nel canile di zona, ed “esso” è rivolto agli animali. Passo più tempo con i quadrupedi che con i bipedi.

          Rispondi
  6. La cosa che suscita ilarità è leggere commenti che denotano il “vizio” più classico dell’ italiano medio…
    Negare il danno alla collettività, per “favorire” pochi fortunati, che alcune leggi, sfacciatamente approvate per mantenere promesse propagandistiche elettorali non realisticamente realizzabili, visto il contesto politico ed economico del momento…
    È evidente che, secondo il famigerato “postulato di razionalità”, se una norma, dunque legalità assoluta, mi favorisce anche a danno degli altri io ho il diritto di utilizzarla senza essere criminalizzato…
    Dovrei però avere l’ onestà intellettuale, dote che manca a molti, di riconoscere che la norma stessa è una “porcata”…
    Il termine è lo stesso che uso’ un po’ di tempo fa tale Calderoli a proposito della legge elettorale votata da lui per primo…
    La tradizione leghista è continuata con le famose quote e chissà per quanto ancora continuerà…
    P.S. Di oracoli in terra del Dio perfetto non se ne sente il bisogno…

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    • Correggo la frase…
      “Negare il danno alla collettività, per “favorire” pochi fortunati, che alcune leggi, sfacciatamente approvate per mantenere promesse propagandistiche elettorali non realisticamente realizzabili, visto il contesto politico ed economico del momento, hanno creato…”

      Rispondi
    • Dici che è stata una porcata? no; porcate sono i 100 miliardi all’anno di evasione fiscale; porcate sono state le baby pensioni che hanno squassato i conti pubblici dell’italia e tuttora creano problemi; quota 100? una norma come un altra; porcata è stata la legge Fornero; ha spazzato via la flessibilità in uscita che c’era prima della legge Fornero; ripeto: io dovrei dire peste e corna di quota 100 visto che i primi fregati siamo stati noi del 1960; la difendo; ci voleva; porcata immensa è stata la legge del 1988 che ha rovinato 2 categorie di prof: noi di ginnastica e quelli delle applicazioni tecniche; da sempre si fanno leggi che favoriscono taluni e non altri; saluti a te e ai gestori del sito

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  7. evito di dilungarmi ; parli di vantaggi spropositati dei quota 100; beh; si nota una cosa: tu quota 100 non l’hai studiata in maniera seria e soprattutto distaccata; intanto, e premetto che io non ho potuto usufruirne perchè sono del 1960; eppure la difendo; intanto hanno avuto il vantaggio di andare con soli 38 anni; e lo svantaggio di soli 38 anni nel calcolo complessivo? meno pensione; vantaggio dei 62 anni; e lo svantaggio dei coefficienti di trasformazione relativi ai 62 anni non lo conti? vantaggio di avere la pensione; e lo svantaggio di non potere fare lavori extra oltre 5000 euro lordi all’anno non lo metti? chiami vantaggio spropositato il fatto che qualcuno ha avuto il tfr dopo 5 anni? e tu mi rispondi: dovevano essere puniti in qualcosa……….; potenziali 800 mila; usufruitori 430 mila; e gli altri sono tutti……….? no, magari volevano il tfr dopo 2 anni e non 5…….; chi pagherà le spese folli di quota 100? chi pagherà il fatto che in Italia ci sono 100 miliardi di euro di evasione fiscale all’anno? chi pagherà il fatto che ancora adesso costano 7 miliardi di euro le baby pensioni (pensa quota 70, 75 altro che quota 100); io dovrei dire peste e corna di quota 100 visto che sono stato escluso per l’età; eppure la difendo; CI VOLEVA; SALUTI A TE E AI GESTORI DEL SITO

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  8. Rispondo al commento del sig. FrancoGiuseppe in data 27 Febbraio 2026 alle 21:42.

    Sig. FrancoGiuseppe, non si preoccupi, nessuno sottintende una sorta di invidia da parte sua riguardo ai pensionati di Quota 100. Il suo è un pensiero cristallino, noto e chiaro a tutti.

    Chi ha beneficiato di Quota 100 non può ammettere che si tratti di una norma iniqua, per le seguenti ragioni:

    1. Chi ha usufruito di Quota 100 ne ha tratto un vantaggio e quindi non può andare contro se stesso (nessuna persona che sia razionale sarebbe disposta a rinunciare ad un vantaggio. “chiunque di noi l’avrebbe fatto”, come lei stesso afferma, sig. FrancoGiuseppe)

    2. La Corte Costituzionale si è espressa riguardo alla legittimità di Quota 100 e, in particolare, non rileva iniquità riguardo alla non cumulabilità della pensione Quota 100 con altri redditi da lavoro (eccetto per lavori occasionali fono a 5.000 euro lordi l’anno). In altre parole, la Corte Costituzionale ritiene ammissibile che chi va in pensione con Quota 100 non possa avere altri redditi da lavoro, a meno che si tratti di un lavoro occasionale di importo massimo di 5.000 euro lordi annui.

    Ricorro ad una metafora per chiarire il pensiero.

    I signori Quota (62+38=100) erano seduti al tavolo del lavoro assieme ai signori Quota (61+39=100), Quota (63+37=100) e persino con i signori Quota (60+40=100).

    Chi dava le carte per andare in pensione non era la dea Fortuna bendata. No.

    Chi dava le carte per andare in pensione era un signore che portava sì gli occhiali, ma che ci vedeva assai bene, soprattutto per quanto concerne le casse dello Stato.

    Questo signore ha dato le carte solo ai signori Quota (62+38=100), i quali non pensano affatto di essere stati “fortunati” in quanto la dea Fortuna non era lei a dare le carte.

    I signori Quota (61+39=100), Quota (63+37=100) e Quota (60+40=100) e tanti altri ancora, che non erano Quota 100 anche loro puntavano a ricevere le carte, in quanto anche loro hanno versato quanto di dovere.

    Invece no: le puntate dei signori NO Quota (62+38=100) sono confluite ai signori Quota (62+38=100).

    Il principio economico in base al quale “non si servono pasti gratis” significa che ciò che qualcuno riceve come beneficio (se di “beneficio” vogliamo parlare) viene pagato da qualcun altro che dal beneficio viene escluso. È il gioco a somma costante: 1+3 = 2+2 (uno ci guadagna e un altro ci perde: alcuni chiamano questo comportamento “gioco a somma zero” ma è una dizione errata).

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è rivolta proprio verso quel signore con gli occhiali (ma che ci vede assai bene) per mostrargli come sia possibile trasformare un gioco win-lose (c’è chi vince e c’è chi perde) in un gioco win-win (dove tutti vincono).

    Consiglio a tutti i lettori di guardare il seguente video tratto da “A Beautiful Mind” che tratta della vita del matematico John Nash: https://www.youtube.com/watch?v=otXcQfzLC5M. (NOTA: per saltare la pubblicità, riposizionarsi sulla barra di youtube dove è riportato l’indirizzo del link, e dare nuovamente l’invio).

    La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si ispira al cosiddetto “equilibrio di Nash”, e tale equilibrio viene raffigurato nel principio win-win-win-win posto in fondo all’articolo dal titolo “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot? Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin”, a firma di Erica Ventitti pubblicato in data 13 febbraio 2024 su pensionipertutti: https://www.pensionipertutti.it/e-se-a-pagare-le-nostre-pensioni-fossero-anche-i-robot-proposta-perfetto-armiliato-gibbin/

    Infine vorrei aggiungere questo:

    • John Nash ha rivisto il pensiero di Adam Smith (ritenuto il padre fondatore dell’economia moderna) perché giudicava il pensiero di Adam Smith incompleto.

    • Claudio Maria Perfetto ha rivisto l’intera economia moderna perché l’ha giudicata senza la componente informatica-digitale, l’ha giudicata incompleta per l’era digitale, e allora ha esteso l’Economia moderna completandola con l’Economia Informatica.

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  9. L’articolo per come è scritto, sottintende una sorta di invidia e questo non è corretto. Qui non si sta condannando nessuno, i quotisti hanno fatto benissimo ad usufruire di una norma generosissima, chiunque di noi l’avrebbe fatto. Quello che non va bene è il fatto che chi ne ha beneficiato non riesce ad ammettere che è stata una norma iniqua, ingiusta e dispendiosa per tutto il sistema pensionistico. Dalla nascita della Fornero nel 2012, fino al 2019 anno di nascita della quota 100, tutti i lavoratori colpiti dal provvedimento sono stati chiamati al sacrificio per garantire la sostenibilità del sistema previdenza e addirittura del sistema paese. Questo sacrificio, consistente in anni in più di lavoro e di taglio degli assegni, è stato annullato non da una nuova legge previdenziale uguale per tutti, ma da una norma ad personam, che ha nuovamente messo in difficoltà il sistema. Chi ha usufruito della quota 100 non ha più dovuto raggiungere la pensione di vecchiaia per raggiunti limiti di età e nemmeno i limiti massimi di contributi. Hanno ricevuto assegni pensionistici anticipati e non hanno più versato contributi per sostenere il sistema. Solo per loro vantaggi spropositati, mentre per tutti gli altri è rimasta la forca della Fornero. Non solo costoro non riescono ad ammettere il vantaggio ricevuto, ma cercano anche delle motivazioni per giustificarlo. Questo non è accettabile da parte di chi i sacrifici li ha fatti davvero prima, durante e da chi li dovrà fare prossimamente, perchè è indiscutibile che qualcuno quel danno lo deve pagare. Questa è l’unica certezza che rimane della quota 100.

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  10. Nei miei post ho spesso citato l’Economia Informatica. Probabilmente alcuni lettori si saranno domandati cosa sia.

    Ho appena caricato sul mio sito due presentazioni che illustrano l’Economia Informatica, perché inserirò i loro link nella mail che intendo inviare alla Corte Costituzionale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Ministero dell’Istruzione e del Merito.

    Questo è il link alla descrizione della Proposta Insegnamento Economia Informatica: https://drive.google.com/file/d/1tb8w6aTG3w02JMU8smo9TaaAUMFSwkid/view

    Questo è il link al Piano di Studio della Economia Informatica: https://drive.google.com/file/d/1o7ZempPpEwKb30EUHSU9T7vGimsOpbfT/view

    Se qualche lettore non ci capirà nulla, non abbia timore; anche i docenti universitari di economia e di informatica non ne capiscono nulla di economia digitale né tanto meno di Economia Informatica che è il cuore palpitante dell’economia digitale. Sarà sufficiente che i lettori interessati vedano le fotografie, proprio come fanno i bambini. E se qualche lettore è anche genitore di figli che frequentano l’università, potrà rendere loro noto dell’esistenza di tali documenti.

    Noi stiamo qui a parlare del più e del meno su Quota 100, Legge Fornero e compagnia bella.

    Ma qui sono in gioco – veramente in gioco – non tanto le nostre vite; ma le vite dei vostri figli e (per quanto mi riguarda) dei nostri nipoti.

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  11. Quando si parla di Quota 100, è pressoché impossibile non ricordare il Prof. Giuliano Cazzola, noto come il “Body Guard” della Legge Fornero.

    Nel suo libro “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”, al capitolo 11 intitolato “Elezioni politiche del 4 marzo 2018: arrivano i barbari”, a pag. 208 si legge testualmente:

    “Purtroppo è prevalsa la fretta di comunicare ai soli fini elettorali la parola magica “quota 100”, un provvedimento a debito, a spese delle giovani generazioni e con molte pecche: non cancella la riforma Fornero, non risolve la flessibilità in uscita, si disinteressa dei giovani, è solo una misura sperimentale e a tempo […] dopodiché, si torna a “casa Fornero” […]”.

    Sempre a pag. 208 si legge:

    “Solo un “liberi tutti”, compresi quelli che ancora potrebbero tranquillamente lavorare, mentre è reintrodotto il divieto di cumulo mettendo in panchina – quando va bene – o a “nero” molti neopensionati; non è servita neppure come staffetta generazionale”.

    CONCLUSIONE

    È un giudizio alquanto severo su Quota 100, come ammette lo stesso Prof. Cazzola “ex post”, cioè nel 2021 quando è uscito il suo libro.

    Tuttavia, anche “ex ante”, nel 2018, cioè prima che venisse introdotta nel 2019 Quota 100, l’allora Presidente INPS Tito Boeri aveva sollevato l’allarme basato su simulazioni: “mancano risorse per il 2020 e il 2021” (FONTE: https://www.repubblica.it/economia/2018/11/15/news/pensioni_boeri_per_quota_100_mancano_le_risorse_per_il_2020_e_il_2021_-211720352/ ).

    Su Quota 100, quindi, si presentavano due schieramenti inconciliabili: il Governo a favore (per fini elettorali), l’INPS a sfavore (per mancanza di risorse).

    Anche per i lavoratori si presentavano due schieramenti inconciliabili: lavoratori a favore (per chi rientrava con requisiti minimi di 62 anni di età e 38 di contribuzione), lavoratori a sfavore (per chi aveva requisiti 39 di contribuzione ma 61 di età, oppure requisiti 63 di età ma 37 di contribuzione).

    Ancora oggi (come si osserva nell’articolo della Dott.ssa Venditti) i lavoratori e pensionati si trovano su schieramenti inconciliabili. Che cosa dire?

    Per chi ha potuto usufruire di Quota 100 nessuna spiegazione è necessaria. Per chi non ha potuto usufruire di Quota 100 nessuna spiegazione è sufficiente.

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  12. C’è poco da fare , ci siamo abituati a cercare in ogni occasione di fare il furbi ed ad accettare chi può fare il furbo in silenzio.
    E’ la nostra cultura . Io so io e voi non siete un ….
    Seguiamo il “razzi/crozza” pensiero.
    Per me chi coglie una occasione a scapito degli altri meno fortunati è un furbo , per altri non lo è , è giusto così dicono. E questo avviene in ogni ambito .
    Ma non sarà proprio questo modo di essere che ci ha portati a questo sfascio ?
    Siamo arrivati ad dovere imparare fino dalla scuola elementare a fare i furbi per sopravvivere nella vita . Ma il merito , la conoscenza, il saper fare dove sono finiti ? Uno vale uno è la più grande schifezza che si possa sentire . I nostri politici sono il massimo esempio di questa cultura devastante . Ma tutto questo ormai è entrato nel quotidiano , i giovani sono rassegnati e impotenti e sono proprio quelli che potrebbero cercare di cambiare le cose. Per tornare alla Fornero , ebbene si la ritengo una legge equa perchè non crea vinti o sconfitti . Una alternativa dovrebbe avere gli stessi presupposti cioè prima di tutto essere equa . Ma siamo in grado di creare una simile alternativa in Italia ? Non credo . Servirebbero ben alte persone che ci governano .

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    • Caro Lesso, noto che non hai capito proprio nulla della legge Fornero; equa? beh, vallo a domandare agli esodati che poi sono stati oggetto di 8-9 salvaguardie; giusta? è stata una mazzata durissima per tantissima gente; poi devi sapere che molte categorie non sono state toccate dalla legge Fornero; con quanti anni ti pensionerai? beh, sappi, per tua informazione, che senza quota 100, forse adesso aspetteresti ancora; avevano calcolato che nel 2026 ci volevano oltre 44 anni di contributi; a proposito di furbi e di meno furbi e di occasioni io la penso così: tu stato mi dai un’opportunità; è bella ? la prendo; è passabile ? la prendo; è schifosa? ci penso e forse la prendo e forse no; anzi la prendo; quella successiva potrebbe essere migliore, ma anche peggiore e anche non esserci; lo stato non ti dà tante opportunità; te le da’ con il contagocce; poi ognuno è libero di pensare come crede; saluti a te e ai gestori del sito

      Rispondi
    • Hai ragione, a livello teorico il tuo ragionamento è inattaccabile: una società sana dovrebbe premiare merito e conoscenza, non l’astuzia fine a sé stessa.
      Nella pratica, però, credo ci sia una distinzione sottile ma fondamentale tra “essere furbi” e “usare il buon senso”. Se mi trovo di fronte a una opportunità legalmente prevista (anche se magari pensata male o paradossale), rifiutarla a prescindere non è virtù, è solo farsi del male in un sistema imperfetto.
      Il problema non è il singolo che cerca di navigare le regole date, ma il fatto che le regole stesse permettano scorciatoie. Fino a quando saremo governati da logiche distorte, applicare la legge così com’è – anche quando è assurda – non è “fare il furbo”, è semplicemente sopravvivere.
      Il cambiamento vero inizia quando modifichiamo le regole del gioco, non quando un giocatore decide da solo di giocare in svantaggio.

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      • Don, non stiamo mandando a processo le persone che hanno usufruito della quota, stiamo processando la quota in quanto tale. Se fosse possibile, per me sarebbero da processare e condannare con interdizione perpetua dai pubblici uffici chi l’ha inventata. La paragonerei alla costruzione del Ponte di Messina ( guarda caso quando c’è da buttare miliardi c’è sempre la Lega ). Ora sono certo che tutti vorremmo questa bellissima opera, ma la vorremmo con la certezza che duri almeno quanto il ponte Morandi di Genova ( 51 anni ). Questa certezza ad oggi non esiste se non nei sogni economici dei costruttori e di qualche oscuro personaggio. Ci sono problemi certificati di instabilità sismica, c’è la certezza che Sicilia e Calabria si stiano lentamente allontanando tra loro di un cm all’anno, per adesso, ma non sappiamo se questa misura può aumentare in progressione come una frana che prima fa la crepa poi diventa solco e poi diventa Vajont. Ora, precisando che fortunatamente il ponte costerebbe solo la metà di quota 100, se per una jella incredibile il ponte crollasse dopo appena 3 anni ( come quota 100 ), chi pagherebbe il danno economico ? Bravi, avete indovinato, siete dei leghisti pure voi.

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  13. A distanza di 6 anni discutiamo di Quota 100…

    Durante questi 6 anni ho visto come sono cambiate le posizioni dei lavoratori nei confronti della Legge Fornero: da “maledetta” a “benedetta”.

    La benedizione alla Legge Fornero deriva più che altro dal timore che possa essere peggiorata (come in parte è avvenuto aggiungendo le finestre di attesa alla pensione anticipata ordinaria Fornero).

    I lavoratori benedicono la Legge Fornero perché la ritengono giusta (in quanto non trasferisce alle generazioni future i costi sostenuti per le pensioni anticipate della generazione corrente); ed equa (perché si è raggiunta la convergenza di pensionamento a 67 anni sia per gli uomini che per le donne, e perché man mano si procede con gli anni si percepisce la pensione in base ai soli contributi versati).

    Il pensare di ricorrere alla generazione robotica per supplire alla carenza di lavoratori attivi a causa della denatalità; il pensare di far versare i contributi previdenziali anche alla generazione robotica per poter finanziare le pensioni future; il pensare di poter mandare in pensione i lavoratori e le lavoratrici con il minimo di 62 anni di età ed il minimo di 35 anni di contribuzione per favorire il ricambio generazionale; il pensare di mandare in pensione i lavoratori e le lavoratrici con un minimo di 41 anni di contribuzione e indipendentemente dall’età anagrafica senza le finestre di attesa sia nel privato che nel pubblico; ebbene, tutto ciò è così lontano dalle aspettative dei lavoratori da divenire ipotesi del tutto irrealistiche.

    E allora, vada per la Legge Fornero, magari eliminando le finestre (che non rientrano nella formulazione originaria della legge Fornero) ma comunque lasciando inalterato l’aggancio all’aumento dell’aspettativa di vita (che è il cuore del meccanismo automatico che attribuisce il carattere strutturale alla Legge Fornero).

    E allora, mio malgrado ma conformemente alla condotta di promettere agli elettori ciò che gli elettori desiderano, il consiglio che mi verrebbe da dare a chi vuole vincere le prossime elezioni politiche è questo:

    ripristineremo la Legge Fornero nella sua versione originale, senza le finestre di attesa.

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    • In attesa del suo avvento in parlamento e del suo auspicabile incarico di ministro del lavoro e delle politiche sociali, almeno manteniamo una certa equità e una stabilità al sistema per qualche anno ed evitiamo le sperimentazioni incomprensibili. Se vogliamo proprio sperimentare qualcosa, proviamo a dare il TFS degli statali nei tempi in cui lo ricevono i privati, giusto per equità. Io per esempio ho ricevuto la prima tranche dopo 29 mesi, ben dopo la conclusione di quota 100. Pare però che la Corte Costituzionale nella sua sentenza favorevole, abbia aggiunto la postilla che per motivi di finanza pubblica, il governo può derogare e continuare nel posticipo. Beh, speriamo che non facciano un’altra quota 100 altrimenti il TFS lo verseranno direttamente ai vostri eredi.

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  14. La comunicazione relativa alla possibilita’ di usufruire di quota 100 e’ stata un autentica presa in giro. Io stesso sono stato tratto in inganno. Chi non ricorda la frase ripetitiva fatta in campagna elettorale che recitava testualmente che PER TUTTI COLORO I QUALI TRA ETA’ ANAGRAFICA E CONTRIBUTI LA SOMMA AVESSE RAGGIUNTO LA QUOTA 100 AVREBBERO RAGGIUNTO IL REQUISITO PER POTER ANDARE IN PENSIONE. Vi risulta dunque che un sessantenne con 40 anni di contributi sia potuto andare in pensione?

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    • vedi Massimo, una cosa è la campagna elettorale e un altra è la realtà; la quota 100 è stata fatta e entriamo nei dettagli; il dibattito fu molto ampio; c’era chi auspicava libera, chi voleva 60-40 chi 61 e 39, chi 36 e 64 etc; magari fosse stata libera ma……. poi sicuramente al Ministero dell’Economia avranno fatto migliaia di calcoli e una quota 100 pura , io non ho i dati, era impossibile: dai potenziali 800 mila di 38-62 sarebbero stati forse 2 milioni; era possibile? certo che no; e allora i paletti; noi del 1960 siamo stati i più fregati; lo ribadisco: la norma CI VOLEVA; CI VOLEVA; da sempre le norme favoriscono alcuni e altri no; e se una persona può cogliere un’occasione è sbagliato, ripeto SBAGLIATO non coglierla; saluto i gestori del sito e poi dico una cosa , già ribadita altre volte, al dott. Perfetto; NON DEMORDA MAI, DICO MAI;

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  15. Non ho potuto usufruire di Quota 100 perché, pur avendo i contributi, non avevo l’età richiesta. La cosa mi ha scottato parecchio, dato che l’unica alternativa era la pensione anticipata Fornero. Nel mio caso, si parlava di 43 anni e 2 mesi di contributi, con una finestra che da 3 è passata a 4 mesi per pochissimi giorni: requisito maturato il 2 luglio 2025, finestra aperta ad agosto e pensionamento effettivo da novembre 2025.
    In seguito hanno introdotto Quota 102 e Quota 103 ‘mista’, ma anche lì avevo i contributi e non l’età. Quando è arrivata Quota 103 totalmente contributiva avrei avuto i requisiti, ma avrei perso 197€ netti al mese per sempre, quindi non ho accettato. Tutto questo per dire che, se avessi potuto andare in pensione con le quote ‘miste’, l’avrei fatto eccome, non sono un ipocrita; resta però vero che queste misure sono costate molto alle casse dell’INPS e, di conseguenza, a tutti noi

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    • Vedi Don, dimentichi un particolare per il quale non sei riuscito ad andare in pensione quando desideravi; loro, e per loro mi riferisco a chi ci governa ma anche prima , avevano un disegno ben chiaro: mandare in pensione meno gente possibile; perchè? hai mai sentito parlare dei fondi del PNRR? ben 200 miliardi di euro in 5-6 tranche; il patto era: usateli per mandare in pensione la gente e vedete quanti ve ne arrivano; sai quanto destinato alle pensioni: il 3 per mille, cioè niente; perchè questo: legge Fornero garantisce stabilità dei conti; ora però dovrebbero approvare subito la proposta Perfetto, L’UNICA AL PASSO CON I TEMPI ATTUALI; saluti a te e ai gestori del sito

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