Il tema delle pensioni torna al centro del dibattito politico ed economico, con particolare attenzione alla possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni. L’ipotesi, sostenuta soprattutto dalla Lega in vista della prossima manovra, riguarda l’estensione a tutti della cosiddetta “pensione contributiva anticipata”, oggi riservata a una platea molto ristretta di lavoratori. Se la misura diventasse realtà, cambierebbero le prospettive per diverse classi di età, con un potenziale impatto significativo sul sistema previdenziale e sulle scelte di vita dei lavoratori vicini alla pensione.
Pensione anticipata a 64 anni: come funziona oggi
Attualmente, la possibilità di andare in pensione a 64 anni è riservata ai cosiddetti “contributivi puri”, ossia a chi ha versato il primo contributo successivamente al 31 dicembre 1995. Per accedere a questo canale è richiesto un minimo di 20 anni di contributi effettivi, cioè obbligatori, volontari o da riscatto, senza tener conto di quelli figurativi. In alternativa, se si utilizza anche la previdenza complementare per raggiungere la soglia d’importo necessaria, i contributi richiesti salgono a 25 anni, destinati a diventare 30 dal 2030.
Si tratta, come evidente, di una platea ridotta. Possono usufruirne solo coloro che oggi hanno 64 anni e che hanno iniziato a lavorare nel 1996 o negli anni successivi, magari a 35 anni o oltre. In sostanza, parliamo dei nati nel 1961 e degli anni precedenti, ma solo in casi specifici. Una possibilità che, allo stato attuale, rimane quindi molto limitata.
Pensione a 64 anni dal 2026: estensione e requisiti minimi, chi può accedervi?
La vera novità in discussione riguarda l’estensione della pensione a 64 anni anche a chi ha maturato contributi prima del 1996. In questo caso si applicherebbe il calcolo “misto” dell’assegno, con una parte retributiva relativa agli anni lavorati fino al 1995 e una parte contributiva per quelli successivi. L’apertura di questo canale allargherebbe in modo significativo la platea degli aventi diritto.
Oltre ai nati nel 1961 che hanno iniziato a lavorare prima dei 35 anni, la possibilità di pensionamento anticipato nel 2026 si estenderebbe anche ai nati nel 1962, nonché a chi è nato nel 1960 o nel 1959 e ha cominciato a versare contributi prima del 1996. Si tratterebbe di una platea più ampia e con percorsi lavorativi molto diversi, segno che l’uscita a 64 anni potrebbe diventare una strada percorribile per migliaia di persone in più rispetto a oggi.
Rimangono, tuttavia, dei vincoli importanti legati alla cosiddetta “soglia minima”. Per accedere alla pensione è infatti necessario raggiungere un assegno mensile lordo pari almeno a tre volte l’assegno sociale, che nel 2025 corrisponde a 1.616,07 euro. Per le donne il requisito si riduce leggermente: a 2,8 volte (1.508,33 euro) se hanno un figlio e a 2,6 volte (1.400,59 euro) se hanno due figli. L’assegno sociale per il 2025 è fissato a 538,69 euro mensili per tredici mensilità.
Un’altra novità riguarda la possibilità di sommare la rendita della previdenza complementare, calcolata sulla base del valore teorico certificato, alla pensione erogata dall’Inps per raggiungere la soglia minima richiesta. In questo caso, però, l’anzianità contributiva necessaria sale a 25 anni, destinata anche qui ad arrivare a 30 dal 2030. Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

scusate, vorrei chiedere una cosa:
ho 65 anni, sistema misto.
Ho i requisiti da Fornero da Maggio 2025, più finestra di 4 mesi in quanto dipendente pubblico.
facendo parte di quelle categorie poco fortunate per cui ad Agosto 2025 mi viene detto che ricalcolano in peius la pensione dopo avere pagato per riscattare la laurea,, sono rimasto in servizio e ho fatto domanda di pensione dal 30 dicembre 2025.
Se decidessi di rimanere altri 3 mesi (giacchè la pensione è il 57% del mio ultimo stipendio), potrei correre il rischio di dovere rimanere fino a 67 anni, oppure avendo maturato i requisiti nel 2025 posso uscire quando voglio?
Grazie
Leggendo l’ articolo che ha postato WAL il dato più allarmante è quel quasi 30% di giovani lavoratori che ha aderito alla previdenza complementare. Penso che peggio faccia solo qualche paese dell’ est Europa.
Senza una riforma della previdenza complementare seria, il rischio di avere una pensione da fame per i giovani è scontato.
Ribadisco il concetto che le pensioni anticipate al di fuori della legge Fornero non hanno speranze di essere attuate, perchè l’ Europa non le vuole. Quindi, fa male la Lega a prometterle perchè non ci sono soldi e come ribadito i parametri di Maastricht non lo consentono a meno che non vai a prendere i soldi dalla fiscalità generale, tagliando sulla sanità o sull’assistenza.
Quindi per me il governo semplicemente deve fare questo :
Stop a qualsiasi proposta di pensione anticipata al di fuori della legge Fornero ( a parte quelle in vigore per i profili lavorativi deboli come usuranti e Ape Social).
Riforma seria della previdenza integrativa con il meccanismo del silenzio-assenso e altri cambiamenti su calcolo e tassazione.
Pensare ad un blocco dei coefficienti di trasformazione, piuttosto che bloccare i tre mesi di allungamento età pensionabile prevista dalla legge Fornero ( per l’ importo della pensione sono più importanti).
Ai sostenitori del TFR in azienda sottolineo che probabilmente nel passato era la scelta più logica perchè molte persone non cambiavano lavoro per tutta la vita, ma adesso mediamente un giovane nella vita lavorativa cambia lavoro sette/otto volte. Quindi, ogni volta riceve un parziale TFR dopo le dimissioni, ma dove lo investe? Non deve comunque fare delle scelte finanziare al di fuori dell’ azienda? Il fondo pensione consente di cumulare invece per tutta la vita lavorativa come chi non cambiava lavoro una volta.
Questo in risposta ai facili paragoni sul vantaggio del TFR in azienda fatto da qualche pseudo economista, che dimentica che adesso il lavoro si cambia spesso e serve comunque una cultura finanziaria.
vedi, Nicola t. , su alcune cose sono d’accordo e su altre proprio no; che sia necessario revisionare il discorso previdenza complementare siamo d’accordo; su escludere provvedimenti a parte requisiti Fornero il governo lo sta già facendo ma ci sono lavori e lavori; sui coefficienti piuttosto che stoppare l’età pensionabile ognuno guarda ai propri interessi; per chi la raggiunge nel 2027 come me è meglio stopparla; chi la raggiunge prima non gliene frega niente; e i coefficienti? vedrai che se la stoppano verranno modificati in peggio; utili comunque le tue proposte; saluti a te e ai gestori del sito
Se l’economia del nostro paese cresce dello zero virgola e l’inflazione, nel migliore dei casi, è di tre volte superiore le pensioni in essere o quelle a venire con metodo percentualmente sempre più contributivo si faranno, tutte, sempre più basse.
Guardare ai coefficienti di trasformazione è corretto ma la storia è vecchia tanto quanto lo è la Legge Dini (1995).
Una legge pensata – si dice perfino copiata altrove- nel tentativo di auto sostenersi nel tempo.
Questo avvine ricorrendo a questo “parametro” col quale trasformare l’ammontare dei “contributi contributivi” in assegno di pensione; tenuto conto dell’età del lavoratore al momento del pensionamento … ma “ci sono lavori e lavori” e, aggiungerei, “stipendi e stipendi” … “idifferentemente”.
Chiaro è che se la vita media aumenta e l’età di pensionamento rimane inalterata, i coefficienti stabiliti nel 95 andavano ripensati, corretti.
A questo ha provveduto una legge successiva (247/2007), predisponendo una nuova tabella (entrata in vigore nel 2010, da aggiornarsi ogni 5 anni).
Per poi, a distanza di 15 anni, il solo colpo d’occhio del paragone numerico coi coefficienti del 95 mostrare l’effetto riduttivo sull’assegno pensionistico.
Non è che per limitarne un tantino il risultato sull’adeguamento del montante, e dunque pensionistico sarebbe stato più sensato utilizzare i: “coefficienti vigenti per periodo” (quinquennali), nel quale il montante contributivo si è andato a formare e non il solo finale?
Sperare nell’’aumento del PIL a correzione del calcolo quando, alla epoca della riforma Dini, era di almeno 4 volte l’attuale, appare uno dei tanti sogni infranti.
Saluti.
Correzione: dal 2019 i coefficienti variano ogni 2 anni
giusto per farsi un’idea delle categorie di lavoratrici e lavoratori esclusi da questa opportunità , quanto dovrebbe percepire di stipendio o salario lordo per per raggiungere la cifra di 1700 lordi una volta in pensione ?
Se ho ben capito: inizio lavoro ante ’96 + 64 anni + calcolo misto = OK.
Ma c’è da crederci?
Alex, questa è la proposta non del governo, ma della lega; prima che la facciano fai in tempo a salire sullo Stelvio in bicicletta ……… no, è troppo fattibile; su marte………; da adesso fino ad ottobre ne sentiremo tantissime; saluti a te e ai gestori del sito
Eccone una:
https://www.ilsole24ore.com/art/pensioni-si-apre-cantiere-fava-sostenibilita-non-e-discussione-AHC4yGIC?refresh_ce=1
saluti
E’ chiaro che è meglio avere via di fuga che non averle, però resto sempre dubbioso che vogliano fare uscire potenziali corpose con questa proposta. 1700€ lorde al mese circa di paletto non è altissimo, certo chi non ci arriva sarebbe giustamente irritato e non poco, quello che mi sembra strano è che non la facciano tutta contributiva… vedremo
Potenziali numeri corposi volevo scrivere
Quello che nn ho capito è se i 1700 lordi sono relativi allo stipendio o alla pensione con i calcoli già fatti
Credo la seconda che hai scritto
Come detto in precedenza potrebbe essere accettabile, ma non si conoscono i dettagli , inoltre solita misura temporanea o strutturale?
COME HO GIA’ AVUTO MODO DI COMMENTARE LA PROPOSTA , TUTTO SOMMATO ACCETTABILE E DI BUON SENSO, SU UN PUNTO SONO COMPLETAMENTE IN DISACCORDO. COME SI FA A INSERIRE COME CONDIZIONE UN IMPORTO MINIMO PERCEPIBILE QUANTIFICATO IN ALMENO 3 VOLTE L’ASSEGNO SOCIALE. CONDIZIONE CHE RITENGO INGIUSTA E SOPRATTUTTO DEMENZIALE. MI AUGURO CHE L’AULA PARLAMENTARE ED I SINDACATI PREMANO AFFINCHE’ TALE CONDIZIONE NON VENGA INSERITA.
Massimo: ti spiego la finalità; è una mossa strategica per escludere tantissime persone; perchè? perchè chi comanda non vuole mandare in pensione la gente; vuole che lavori tantissimo, oltre misura; mette una serie di paletti tra cui il limite minimo di 3 volte l’assegno sociale etc…; io l’ho capita così; speriamo in bene; saluti a te e ai gestori del sito
Se non erro e, sintetizzando.
Dato che: l’Assegno sociale è una prestazione “erogata a domanda” rivolta ai cittadini italiani e stranieri in condizioni economiche disagiate, con redditi inferiori alle soglie di legge e con requisito della età fissato a 67 anni, come avviene per la pensione di vecchiaia.
Se non legassero una tale proposta a qualche: “paletto”, vedi il numero in anni di versamenti e/o un limite (lordo suppongo) pari a 2,8 o 3 volte l’assegno sociale, quale sarebbe la differenza tra poter uscire a 64 o a 67 anni?
Saluti
CARISSIMO PAOLO HO CAPITO BENISSIMO IL MOTIVO PER CUI VOGLIONO INSERIRE QUESTA LIMITAZIONE. COSI’ FACCENDO LIMITANO TANTISSIMO I POSSIBILI PENSIONAMENTI ED INOLTRE CERCANO DI INVOGLIARE IL RICORSO ALLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE.
Massimo, il ricorso alla previdenza complementare e da sempre necessario; adesso poi bisogna farlo per forza con il tutto contributivo; non c’è alternativa; questo è il mio pensiero; saluti a te e ai gestori del sito