Pensioni anticipate e quota 100: le dichiarazioni di Tria e Damiano

Pensioni anticipate e quota 100: le dichiarazioni di Tria e Damiano

Le ultime novità di oggi 10 marzo 2020 sulle pensioni ed in particolare su quota 100 e sulla riforma arrivano dall’ex Ministro dell’economia Giovanni Tria che è tornato a parlare delle risorse stanziate durante il Governo Conte 1. Vediamo poi anche l’appello di Cesare Damiano affinchè l’Europa tuteli “adeguatamente gli interessi dell’Italia e il welfare degli italiani in sede europea”, visti gli attacchi di questi giorni sulla base di dati non corretti.

Pensioni anticipate e quota 100, Tria svela un retroscena del suo Governo

Parole interessanti sulle pensioni e sulle misure di quota 100 e reddito di cittadinanza volute dal Governo Lega – 5 stelle. Intetrvistato dall’inserto di Repubblica Affari e Finanaza, l’ex Ministro Giovanni Tria spiega “Nel 2018 avremmo potuto agire diversamente, cercando di contenere il deficit più di quanto fatto in rapporto al Pil. L’ex ministro dell’Economia spiega che “Quota 100 e reddito di cittadinanza attribuivano diritti soggetti ai cittadini e se le risorse non fossero bastate si sarebbe aggiustato successivamente il bilancio, non era necessario eccedere negli stanziamenti di bilancio. Invece se ne fece una bandiera e il Governo decise di procedere“.

Tria ha poi sottolineato di prestare attenzione al fatto che “Le somme inizialmente ipotizzate non sono mai state spese, il costo fu sovrastimato. Tanto è vero che dopo una battaglia sul 2,4 e poi sul 2,04%, siamo arrivati all’1,6%”.

Pensioni anticipate e riforma: Damiano chiede a Gentiloni di tutelare l’Italia

In un articolo scritto da Cesare Damiano su ildubbio.news, l’esponente del PD chiede aiuto ai colleghi Paolo Gentiloni, commissario agli Affari economici, e David Sassoli Presidente dell’Europarlamento. Nell’articolo Damiano spiega che il Country Report 2020, boccia ancora una volta la nostra spesa pensionistica ritenuta troppo onerosa, ma questa “E’ una bugia che l’Italia dovrebbe smentire perchè, sulla base di questa argomentazione infondata, il rischio è che si voglia preparare il terreno per un nuovo giro di vite sulla previdenza o impedire il definitivo superamento della legge Fornero”.

Damiano poi spiega le 2 bugie: “Prima bugia: l’incidenza della nostra spesa pensionistica non e’ del 15% perche’ questa percentuale incorpora le spese per l’assistenza e le tasse pagate dai pensionati sui loro assegni ( 50 miliardi di euro all’anno): lo ha anche ricordato di recente il Presidente dell’Inps Tridico. Se si fanno le opportune correzioni la spesa scende al 12%, in perfetto allineamento con gli altri Paesi europei”.

“Seconda bugia: non e’ vero che la legge Fornero mantiene, da sola, i conti in equilibrio. Secondo un’autorevole fonte, il Documento di Economia e Finanza elaborato dal Governo per il 2016, le riforme che vanno dal 2004 al 2011 ( Maroni, Damiano, Sacconi e Fornero), cumulativamente determinano una minore incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a “circa 60 punti percentuali fino al 2050”. Tradotto, circa 900 miliardi di euro di risparmio in 46 anni”. 

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

5 pensieri su “Pensioni anticipate e quota 100: le dichiarazioni di Tria e Damiano

  1. Quella di Tria è una confessione di una gravità assoluta. Il governo gialloverde ha intenzionalmente e coscientemente deciso di fregarsene del contenimento del debito pubblico, tanto che semmai, si sarebbe aggiustato il bilancio in seguito. Per partorire una norma iniqua e che provocherà differenze sostanziali tra i lavoratori. Perchè deve essere chiaro a tutti: Una norma così vantaggiosa per pochi, non sarà assolutamente ripetibile. Ciò che verrà dopo il 2021 potrà essere minimamente migliore della Fornero e molto peggiore rispetto alla quota 100.

  2. Sono d’ accordo con l’ onorevole Damiano……che pero’ dovrebbe puntare i piedi ora…..e non fare come l ‘ultima volta che era al governo …..aveva fatto ottime proposte… ma poi non ne era andata nessuna a buon fine
    Bisogna andare fino in fondo…..non promettere e dare false speranze alla gente.
    Ogni volta che ci sono problemi pare che i soldi debbano essere presi dai pensionati e dai pensionandi…..che vergogna
    Quota 100 e’ legge ….con quale coraggio pensate di volerla cambiare? La gente ha pianificato la sua vita in base ad una legge del governo. . ….state scherzando vero?
    Dite che gli anziani hanno 65 anni….e i politici vogliono farli lavorare fino a 67-70 anni e i 20enni e 30 enni restano sulle spalle degli anziani……..sciocco e stolto sistema
    E che dire di tutte le persone con 40 anni di lavoro……disoccupate….che non riescono ad ottenere una dignitosa e ben guadagnata pensione?
    In Europa dicono che la nostra spesa pensionistica è troppo alta….però la loro spesa pensionistica non comprende anche le pensioni per assistenza.
    Bisogna dividere la spesa assistenziale da quella previdenziale….fatto questo l italia sara’ un esempio da seguire e non uno stato da deridere ed indicare come se fossimo sempre fuori dai parametri.
    La nostra spesa pensionistica previdenziale è inferiore al 12% e quindi pienamente conforme alle prescrizioni UE.
    Perché vogliamo farci del male e farci puntare sempre il dito addosso?

  3. Buona sera,
    questi pupari parlano tutti i giorni di riforma pensionistica e tutti i giorni con soluzioni alla “mago zurlì”. Ognuno con una rivetta magica…
    Ma tutto quello che esporrò di seguito, essendo lor signori economisti di livello, spero e mi auguro che ne siano informati! li conoscete questi “Bond” ??

    Pandemic Bond e Coronavirus: perché l’Oms non dichiara la pandemia e chi ci guadagna
    Molti analisti si stanno chiedendo come mai l’Organizzazione mondiale della sanità non abbia già dichiarato la pandemia. Potrebbero c’entrare, anche, delle particolari obbligazion

    La notizia è di quelle che lasciano quantomeno perplessi. Nel maggio 2016, durante il G7 a Sendai, in Giappone, la Banca Mondiale aveva già annunciato delle “strane” obbligazioni ad alto rendimento: i cosiddetti Pandemic Bond.

    Questi bond sono dei contratti assicurativi contro una pandemia, proprio come il Covid-19. Come funzionano? Gli investitori che hanno investito in queste obbligazioni rischiano di perdere tutto se l’Oms dichiarerà lo stato di pandemia da Coronavirus prima del prossimo 15 luglio.

    Il punto, dunque, è proprio questo: per l’Organizzazione mondiale della sanità il Coronavirus non è ancora, ufficialmente, una pandemia. Come sottolinea Altroconsumo Finanza in un’analisi appena pubblicata, non è solo questione di parole, ma anche di denaro.

    Cosa succede quando scoppia un’emergenza sanitaria
    Quando scoppia un’emergenza sanitaria, il costo necessario per farvi fronte, tra ospedali, medicinali, personale medico e quant’altro, può essere molto elevato e difficile da sopportare, specialmente per i Paesi in via di sviluppo. Lo stiamo vedendo anche in Italia in questi giorni, tanto che il Governo Conte è stato costretto ad annunciare un maxi piano eccezionale.

    In casi del genere, è spesso necessario l’intervento della Banca mondiale per sostenere economicamente questi Paesi. Per far fronte a questa emergenza e garantire un’azione rapida ed efficace ai Paesi che ne hanno bisogno, la BM ha stanziato 12 miliardi di dollari.

    Tuttavia, anche per lei una situazione così estrema può diventare un costo notevole. Per questo, dopo che tra il 2014 e il 2016 il virus Ebola aveva causato più di 11mila vittime in Africa, la Banca Mondiale ha ideato un nuovo meccanismo.

    Come funzionano i Pandemic Bond
    Come spiega Altroconsumo, nel 2017 la BM ha emesso due bond, per un totale di 320 milioni di dollari, con scadenza 15 luglio 2020. Questi titoli pagano cedole molto alte, ma come contropartita pongono delle condizioni assai onerose: se prima della scadenza di metà 2020 scoppieranno delle pandemie, i detentori dei bond (banche e gestori) si vedranno rimborsare solo una parte del capitale, o addirittura perderanno tutto.

    I bond emessi dalla Banca Mondiale sono due. Il primo, da 225 milioni di dollari, è legato solo alle pandemie di influenza o Coronavirus, e per far scattare il taglio al rimborso serve, tra le altre cose, che ci siano almeno 2.500 vittime in un Paese, più almeno 20 in un altro. Il secondo bond, per 95 milioni di euro, è legato a una gamma più ampia di casistiche (Ebola e altre) e il taglio ai rimborsi, almeno in parte, scatta già quando le vittime sono 250. Il primo bond, meno “rischioso” per chi ci investe, paga un tasso del 7,5%, il secondo del 12,1%.

    Le condizioni che fanno scattare il taglio al rimborso del bond sono talmente complicate che serve un’apposita società per certificarle: è l’americana Air Worldwide Corporation. Società, tra l’altro, privata.

    Perché l’Oms non dichiara la pandemia?
    A fronte di questo quadro, è dunque lecito pensare che l’OMS dichiarerà lo stato di pandemia solo dopo il prossimo15 marzo, proprio per evitare una perdita milionaria alle società bancarie? Se lo sono chiesto numerosi analisti.

    Ma chi sono gli investitori di questi Pandemic Bond? Le banche, come la stessa Banca Mondiale che puntava ad incassare l’assicurazione. Tra i principali possessori dei Pandemic Bond troviamo ad esempio anche alcune società bancarie e di gestione fondi come il Baillie Gifford, Stone Ridge Asset Management, Amundi e Invesco.

    Come spiega anche Fabrizio Zampieri, economista e consulente di Federcontribuenti, ”soltanto i Paesi poveri guadagnerebbero da tutto ciò, in quanto dalle obbligazioni vendute maturerebbero solo per loro dei fondi finanziari”.

    In altri tempi, come nel 2018, con l’emergenza Ebola che ha causato poco più di 2mila vittime nella Repubblica Democratica del Congo, ma non almeno 20 vittime in un secondo Paese, i Pandemic Bond non hanno pagato niente a nessuno. In questo caso, invece, le cose potrebbero andare diversamente.

    Cosa rischiano le banche
    Questa volta le banche rischiano di perdere decine di milioni di dollari. La Banca Mondiale, dal canto suo, se vedesse fallire il primo tentativo di “assicurarsi” contro le pandemie, difficilmente troverebbe, in futuro, banche disposte ad acquistarne altri. Una grave perdita per le grandi banche, insomma.

    Come suggerisce Altroconsumo, si spera che le banche che hanno in mano questi bond, “sentendo puzza di bruciato”, non li inseriscano nei fondi comuni o nelle gestioni patrimoniali dei comuni risparmiatori, come fatto in passato con i bond argentini, Parmalat, Cirio e altri. Il consiglio è sempre di stare molto attenti quando sottoscriviamo delle cedole. (fonte Qui Finanza)

    Qualcosa non torna, non vi pare?

    Cordiali saluti,
    Luigi Napolitano

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