Pensioni anticipate, l’editoriale: nel 2021 boom di quota 100?

Durante tutta la campagna elettorale per le elezioni politiche dell’anno 2018 la Lega e Matteo Salvini in particolare avevano sempre affermato che in caso di loro vittoria uno dei provvedimenti principali che avrebbero attuato se avessero vinto le elezioni sarebbe stato quello di eliminare la odiatissima Legge Fornero con la contestuale approvazione di una nuova legge sulle pensioni. Le elezioni in realtà in quell’anno furono vinte dal M5S che prese oltre il 32,6% dei consensi. Il PD prese 18,7% e la Lega il 17,3% dei voti degli italiani. Dopo un primo velocissimo annusamento tra M5S e il PD che erano i due partiti che avevano preso più voti, poi andato miseramente a finire, sorse la possibilità di potere far nascere un governo che mai nessuno poteva minimamente immaginare. Un Governo cioè M5S Lega meglio conosciuto come il Governo Giallo/Verde. I due capi partito rispettivamente DI Maio e Salvini che entrambi avrebbero voluto essere a capo del Governo trovarono allora l’escamotage di essere alla pari entrambi Vicepresidenti del Consiglio e dal momento che i 5Stelle avevano avuto molti più voti fu scelto da Di Maio un Presidente del Consiglio di area 5Stelle assolutamente sconosciuto, che di professione faceva l’avvocato e che secondo i piani dei due capi partito sarebbe dovuto essere poco più che un burattino: Giuseppe Conte.

Pensioni anticipate e quota 100: è stato un flop?

Sappiamo poi che dopo alcuni mesi in cui effettivamente rimase nell’ombra Giuseppe Conte impose la sua leadership e assunse pienamente quelle che erano le sue responsabilità e i suoi poteri. I due partiti al Governo si divisero i compiti per far approvare quelle che erano i loro cavalli di battaglia durante la campagna elettorale. Il reddito di cittadinanza per i 5Stelle e l’abolizione delle Legge Fornero con la conseguente approvazione di una nuova Legge previdenziale per la Lega.

Ma se i 5Stelle, seppure con molti contrasti da parte dell’opposizione riuscirono in tempi relativamente brevi a far approvare dal Parlamento il reddito di cittadinanza, non fu assolutamente facile per la Lega che oltre ad una opposizione interna trovò molta fatica a demolire la Legge Fornero da parte della Commissione Europea che si mise di traverso e permise solamente l’approvazione di una legge sperimentale di durata triennale valida cioè solamente per le annualità 2019-2020-2021. Stiamo parlando della famosa quota 100.

Ebbene questa Legge che venne alla luce nell’aprile 2019 dava la possibilità a chi avesse almeno 38 anni di contributi oltre ad un’età anagrafica di almeno 62 anni di poter andare in pensione anticipatamente rispetto alla Legge Fornero ed oltretutto senza alcuna penalizzazione. Nelle previsioni di Salvini questa Legge avrebbe dovuto nei tre anni permettere a quasi un milione di italiani di poter lasciare il mondo del lavoro. Si sarebbe cioè creato un ricambio generazionale che avrebbe potuto permettere ad almeno 500.000 italiani di trovare un nuovo posto di lavoro.

Le cose però non sono andate così e se togliamo i primi mesi in cui effettivamente le domande erano circa 3.000 al giorno (anche perché nell’anno 2019 vi era la sommatoria di più anni precedenti), quest’anno in particolare le domande sono scese a non più di 250 al giorno. Questo calo di domande potrebbe essere dovuto anche al COvid-19. Le persone cioè a causa di questa terribile pandemia che ha colpito tutto il mondo e ovviamente anche l’Italia non se la sono sentita in questo clima di incertezza di lasciare il posto di lavoro essendoci comunque tra stipendio, (comprensivo talvolta anche di indennità) e la pensione una certa differenza economica.

Pensioni anticipate ultimissime news: nuovo boom di quota 100 a fine 2021?

Chiariamo, infatti, che anche se quota 100 non prevede alcuna penalizzazione in termini assoluti è del tutto evidente che effettuando meno versamenti previdenziali a causa degli anni mancanti si avrà di conseguenza una piccola riduzione dell’assegno pensionistico rispetto alla Legge Fornero. Ora, però, si potrà aprire un altro scenario. Uno scenario che probabilmente darà un impulso a quota 100 nella seconda metà dell’anno 2021.

Può essere infatti che molti italiani hanno rinunciato a fare domanda per quota 100 in questo periodo pensando che in prossimità della scadenza questa fosse riproposta e che potesse andare anche oltre l’anno 2021. Questo non sarà possibile perché Giuseppe Conte ha comunicato ufficialmente che la Legge su quota 100 non sarà ripresentata e terminerà i suoi effetti alla fine dell’anno 2021. A questo proposito dobbiamo ricordare che la Legge attuale prevede “la cristallizzazione del diritto” per cui chi possiede i famosi requisiti di 38 anni di contributi sommati ai 62 anni di età potrà andare in pensione negli anni successivi quando lo desidera.

Inoltre si spera finalmente che nel corso dell’estate di questo Covid-19 non rimanga che il ricordo e che le persone con la certezza che la Legge non sarà ripresentata farà sì che chi è intenzionato ad uscire dal mondo del lavoro si possa recare in tutta serenità e calma nei vari patronati a presentare la domanda. Si può prevedere pertanto che gli ultimi mesi dell’anno 2021 daranno un ulteriore impulso a questa Legge e che ci sarà nuovamente un boom di domande per poter andare in pensione.

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Mauro Marino

Mauro Marino

Nato a Peschiera del Garda. Ex Dipendente dell'Agenzia delle Entrate per 38 anni e dal 1 luglio 2020 pensionato con quota 100. Esperto di Economia e di pensioni. Autore del blog https://mauromarinoeconomiaepensioni.com/

9 pensieri riguardo “Pensioni anticipate, l’editoriale: nel 2021 boom di quota 100?

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    7 Dicembre 2020 in 13:49
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    sono d’accordo con salvatore. L’età è un fattore molto importante. io tra qualche mese compirò 62 anni e se dio vuole dopo 6 mesi di finestra (sono un infermiere) a ottobre 2021 andrò in pensione con quasi 40 anni di contributi. (per motivi economici non ho riscattato i tre anni della scuola, altrimenti ci andrei con la legge fornero)
    Lavoro in un pronto soccorso, quindi penso do non dover aggiungere altro. una cosa è certa. da alcuni anni e in modo crescente il mio fisico non ha più i tempi tempi di recupero di quando avevo meno anni.
    quando smonto dal turno notturno dire che sono completamente rintronato e rincoglionito mi sembra un eufemismo.
    capisco anche roberto. ha iniziato ha lavorare da giovane, ma a 55/60 anni il decadimento fisico è minore.
    la vera tragedia purtroppo è stata quella di aver mandato in pensione negli anni passati gente con i famosi 35 anni 6 mesi e 1 giorno all’età di 49/50 anni. andava fatta un riforma delle pensione molto tempo prima e mettere come età minima pensionabile almeno 60 anni indipendentemente da quando si era iniziato a lavorare.
    ma ormai è acqua passata. chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.

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    5 Dicembre 2020 in 17:47
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    I lavoratori, seppur molti non hanno un titolo di studio elevato ( sto parlando degli anni 70-80 epoca di emigrazione sud-nord ), non sono proprio stupidi. E’ chiaro che l’ultimo anno sarà l’anno con più domande. Avendo tre anni a disposizione oltre che la cristallizzazione del diritto hanno preferito incrementare il montante contributivo e avere un assegno superiore. A parte i disoccupati e chi il lavoro lo ha perso ultimamente, chi si è potuto permettere di fare domanda con la quota 62-38 secca ? Chi se lo poteva permettere e stava bene già di suo o chi ha intenzione di continuare a lavorare ma in nero avendo cosi la possibilità di incamerare doppio assegno a fine mese.
    Vorrei però ricordare, che non si fa altro che parlare della bontà o meno della quota 100 e di quello che dovrebbe succedere o si spera accada nel 2022, cosa peraltro economicamente difficile. Mai nessuno, ma proprio mai, mai, mai, che qualcuno si sforzi di ricordare tutte quelle migliaia di lavoratori che a causa della ingiusta opzione di quota 100, in questo triennio, hanno continuato a sorbirsi la legge Fornero e che hanno continuato e continuano a pensionarsi con i 67 della vecchiaia o con i 43,1 dell’anticipata ( che poi chiamarla anticipata è già una bestemmia rispetto alla più neutra definizione di quota 100 ). Vi rifiutate di ricordarli o semplicemente non ve ne può fregare di meno. Questi lavoratori sono stati umiliati dallo Stato, presi in giro dalla politica e sbeffeggiati dai loro stessi colleghi che lavorando meno anni e versando meno contributi oggi si trovano beatamente seduti ai giardinetti. Su questo sito ho personalmente letto commenti di qualche quota 100 che definiva “invidiosi” chi era obbligato a pensionarsi con la Fornero. Oltre la presa in giro della politica …. anche le offese dei colleghi. Una umiliazione senza fine.

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      7 Dicembre 2020 in 10:32
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      Sig.Franco Giuseppe
      Io la comprendo a pieno ed ho sempre sostenuto le sue opinioni su quota 100.
      Ad oggi ho 60 anni e sono entrato nei 42 anni di contributi (4 in più dei cari quota 100 ai quali contribuisco a pagare la pensione, e lo farò almeno per quasi altri 2 anni, arrivando all’invidiabile quota 105, e qualcosa).
      Sempre che le cose non peggiorino…
      Leggo oggi sui giornali che a fine blocco licenziamenti potremmo avere anche 1.000.000 di disoccupati in più.
      Mi chiedo: fra questi molti saranno più giovani di me e di quelli dei primi anni 60 come me?
      Ci saranno prepensionamenti, ma non penso per tutti.
      Per chi rimarrà disoccupato (e per tutti i giovani con reddito di cittadinanza o indennità di disoccupazione) non sarebbe meglio pensionare noi, ormai spremuti, e dare lavoro a loro? Cosa impedisce all’ Inps di fare questo ragionamento? E anche al sindacato?

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    5 Dicembre 2020 in 16:57
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    Gentile dottor Marino,
    apprezzo l’informazione puntuale sulla cristallizzazione, anche se rimane un po’ ambiguo il modo di presentare la “scadenza” di QUota 100.
    Mi sembra però un po’ esile il presupposto per un “boom di pensioni”, legato, mi pare di capire, alla possibilità do andare nei patronati…

    Fare inoltre una precisazione: lei scrive “che anche se quota 100 non prevede alcuna penalizzazione in termini assoluti è del tutto evidente che effettuando meno versamenti previdenziali a causa degli anni mancanti si avrà di conseguenza una piccola riduzione dell’assegno pensionistico rispetto alla Legge Fornero.”. In realtà la riduzione è legata almeno a tre fattori:
    – il minor montante contributivo, di cui parlate
    – il minor coefficiente di trasformazione per la parte contributive
    – il minor numeri d anni per la parte retributiva
    Non si tratta dunque di “Una piccola riduzione”: vi sono stime (Corrire della Sera) che arrivano al 27% di riduzione.

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      7 Dicembre 2020 in 6:46
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      Signor Roberto,
      la riduzione del 27% è una esagerazione orchestrata ad arte dalle testate giornalistiche che si contrappongono alla destra e vogliono pertanto spaventare i lavoratori con cifre ecclatanti come questa.
      In realtà tale riduzione (che alcuni calcolano del 24% e non del 27%, ma siamo lì) si realizza in casi veramente estremi, mentre nella media le cose sono molto ma molto meno penalizzanti.
      Basta infatti che Lei arrivi a 64 anni (due anni in più) e 40 di contributi (invece del minimo di 38) per avere una riduzione dell’assegno di appena il 5% sul lordo (che vuol dire ancora meno sul netto mensile).
      Veramente Lei starebbe al lavoro tre anni in più per avere un assegno mensile aumentato di 10-15 Euro rispetto a quello che può avere subito?
      Comunque prima di scoraggiarsi o prendere qualsiasi decisione in merito io le consiglio di recarsi presso un patronato e farsi fare i famosi “conteggi”. Solo così saprà esattamente quale siano le Sue alternative di scelta.
      Buona giornata

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    5 Dicembre 2020 in 11:19
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    Scusate parlate di 38 di versamenti e 62 anni di età può andare in pensione .Ma quelli come me che anno 41 e 5mesi però o 59 di età siamo penalizzati mi potete dare una risposta perché secondo me è una presa in giro .Roberto

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      6 Dicembre 2020 in 16:06
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      Si sta discutendo di questo da almeno un anno e mezzo. Lei ha già superato la quota 100 ma non può scegliere di andare in pensione. Altri sono già ai giardinetti avendo lavorato meno e versato meno contributi. Però, a detta di costoro Lei è una persona invidiosa. E’ invidiosa del fatto che loro hanno avuto un favore inaspettato andando in pensione prima di chi ha lavorato di più e visto che sono riconoscenti si stenderanno come tappetini sotto le suola delle scarpe della lega e la voteranno finchè campano. L’importante è che abbiano favorito loro rispetto a Lei. D’altronde, nella loro mentalità, essere servili è un “pregio”.

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      7 Dicembre 2020 in 6:38
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      Signor Roberto,
      L’età è un fattore molto importante rispetto alle capacità lavorative. Mi creda che quattro anni di differenza si sentono eccome! Infatti è proprio attorno ai 60 che il deperimento fisico diventa incidente in maniera significativa rispetto ad esempio al tempo di recupero dopo uno sforzo.
      Non c’è nessuno scandalo quindi anche pensando che l’alternativa è la Fornero che la obbliga a fare 42 anni e 10 mesi di contributi + la finestra, per cui vede che nel suo caso quota 100 o Fornero pari sono.

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        7 Dicembre 2020 in 12:52
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        Sono talmente pari che Roberto ancora lavora e Lei, Sig. Salvatore (primo), è già ai famosi giardinetti, infatti se non ricordo male, Lei è un fruitore della quota 100. Se fossero pari come dice Lei, magari Roberto avrebbe avuto diritto anche lui di poter scegliere se avere un assegno ridotto come ha avuto Lei. Invece NO ! Roberto e migliaia di tanti altri lavoratori non hanno avuto scelta. Lei sig. Salvatore ha un’idea di parità di diritti alquanto stravagante. A meno che per parità di diritti Lei non ritiene di avere più diritti di altri ………. e comunque, mors tua vita mea.

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