Pensioni anticipate, Quota flessibile: quali i requisiti e di cosa si tratta?

Il Governo Meloni é ormai formato, vi é stato anche il primo consiglio dei Ministri ove sono state ufficializzate le cariche, ora il grosso del lavoro sarà pensare alle riforme e a farlo, specie in alcuni ambiti come quello pensionistico, in tempi relativamente brevi. Il neo Ministro del Lavoro Marina Calderone, parrebbe orientata, stando a quanto riportato anche da Repubblica, a consentire l’uscita flessibile dal mondo del lavoro. L’ipotesi che starebbe circolando in queste ore sarebbe quella di una Quota Flessibile. Ma nello specifico di cosa si tratta e sopratutto quali i requisiti necessari per poterci potenzialmente rientrare? I dettagli:

Uscita flessibile, dai 61 ai 66 anni con 35 anni di contributi: vi sarà penalità?

Marina Calderone che avrebbe detto a seguito del giuramento in Quirinale di essere “onorata e orgogliosa di poter mettere il mio impegno a disposizione del Paese perpoi aggiungere: Il momento che stiamo vivendo necessita di soluzioni frutto di un rinnovato dialogo sociale.avrà a che fare con una bella ‘patata bollente‘ , ossia la riforma delle pensioni.

Moltissimi lettori ci stanno già chiedendo quali saranno le future intenzioni della neo ministra, che pare essersi pronunciata a favore del ricambio generazionale, ossia un’uscita flessibile per consentire ai meno giovani di accedere alla quiescenza ed ai più giovani di entrare nel mondo del lavoro. Nei giorni scorsi si era, invece, parlato a lungo di opzione uomo, l’uscita flessibile dai 58/59 anni con ricalcolo dell’assegno contributivo, a cui pareva orientata Giorgia Meloni. La proposta che sta circolando in queste ore ricorda una sorta di ‘scivolo’ che consentirebbe a 470 mila lavatori di pensionarsi.

Ma Quali i requisiti necessari? La quota flessibile richiederebbe come requisito anagrafico una forbice piuttosto ampia, si legge, 61-66 anni e come requisito contributivo minimo i 35 anni. Ci saranno penalità? Al momento non é emerso nulla di definitivo ma sicuramente un pegno da pagare sull’assegno ultimo, per garantire la sostentibilità dei conti, vi sarà, due le ipotesi.

Quota flessibile, quanto taglierà l’assegno?

Due le possibili ipotesi o si andrà verso il ricalcolo contributivo dell’assegno, o vi sarà una penalità per ogni anno di anticipo rispetto alla Legge Fornero.

Non resta che comprendere quale sarà la penalità per accedere a questa Quota Flessibile di cui ancora poco si sa ma che sembrerebbe essere meno rigida rispetto alla quota 100 e 102 che fissavano un paletto anagrafico, qui al momento, stando ai rumors, l’unico paletto ‘minimo’ parrebebro i contributi, si parte dai 35, per quanto riguarda l’etàparrebbe esserci un range 61-66.

Dal canto nostro, come sempre, cercheremo di carpire più informazioni, voi, dalla vostra, cosa ne pensate di questa proposta relativamente alla Quota flessibile? fatecelo sapere nell’apposita sezione ‘commenti’ del sito.

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26 commenti su “Pensioni anticipate, Quota flessibile: quali i requisiti e di cosa si tratta?”

  1. Il mio impegno….la mia esperienza …..per il paese !!!!
    Le parole hanno la loro importanza !!!!
    Sappiate leggere tra le righe…
    Quando qualche settimana fa ho scritto in un post che avevo perso ogni speranza, un lungimirante mi ha risposto con una poesia dell’800…
    Un saluto a tutti i lavoratori!!!

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    • Sig. Precoce e usurate, avanzo a passi tardi e lenti tra tre raggi di Partiti eloquenti (che parlano, e fanno parlare di sé) i quali, anziché recare oro, incenso e mirra (come i re magi), recano Impegno, Esperienza e Paese (leggo tra le righe: è un riferimento a Silvio Berlusconi? Ma si potrebbe anche leggere, per chi lo preferisce, Dio, Patria e Famiglia ─ purché lo si dica in silenzio, perché Dio, Patria e Famiglia sono considerati oggi più che mai disvalori, ovvero valori in senso negativo per ragioni storiche che non sto a rivangare).

      Sig. Precoce e usurate, sono proprio io il “lungimirante” cui lei fa tacitamente riferimento. E tace il mio nome perché in Claudio Maria Perfetto è racchiuso un credo (non storico ma spirituale) che verte proprio sulle parole Dio, Patria e Famiglia (intese in senso positivo). Tali parole è giusto che non vengano espresse ad alta voce, perché le parole, come lei giustamente osserva, hanno la loro importanza. E le cose importanti è meglio tacerle, se vengono male espresse, o se non vengono ben comprese.

      Scrivo questo post (del tutto fuori tema, lo riconosco, ma spero che la Redazione di Pensionipertutti me lo lasci passare) non già per commentare la “Quota flessibile” redatta da Consulenti del Lavoro di cui conosco molto bene il comportamento, sapendo come pensano e come agiscono, essendo stato io stesso un consulente (nel vero senso della parola, e non nel senso più generico e svilente di “lavoratore autonomo” come viene inteso in tutte le aziende in cui sono stato).

      Le scrivo questo post per correggere (se lei me lo permette, naturalmente) il periodo che lei attribuisce alla mia poesia (il periodo dell’800, mentre invece è del ‘300), che ho scritto in versi endecasillabi (cioè di 11 sillabe), in terzine a rima alternata (la struttura poetica più difficile da formare) a imitazione delle terzine scritte da Dante Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, Canto III, versi 1-9).

      Riconosco di avere sbagliato due volte a scrivere quella poesia (sebbene l’avessi ideata a scopo quasi di esercizio e di gioco intellettuale). Ho sbagliato la prima volta, perché ho voluto imitare il più elevato Poeta del mondo e di tutti i tempi. Ho sbagliato la seconda volta perché il suo sarcasmo mi fa capire che con le parole (proprio come lei tiene a rimarcare) non si gioca, perché sono importanti, e la parola più importante in assoluto è “Speranza”, che è sempre accanto a noi, la sola che mai ci abbandona, la sola che ci resta accanto fino all’ultimo, perché è proprio l’ultima a morire.

      Perciò, sig. Precoce e usurate, se ho urtato a sproposito la sua sensibilità (e credo di averlo fatto, altrimenti non starei qui ascrivere questo post) la prego vivamente di voler accettare le mie scuse.

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  2. La flessibilità è oramai una esigenza necessaria però non condivido il paletto dei 35 anni di contributi. Una volta raggiunta l’eta di uscita (da 61 a 66 anni) si deve garantire l’uscita a tutti coloro che abbiano maturato più di 20 anni.
    Tantissime persone hanno avuto carriere discontinue, tra queste molte donne, e non sono riuscite ad accumulare 35 anni di contributi.
    Tanto più che con il computo delle pensioni sempre più con il contributivo, “l’opzione flessibilità in uscita” con penalizzazione riguarda esclusivamente il pensionando.
    Se per lui va bene cosi, che sia libero di accettare!!

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  3. Gentile Erica, mi scusi ma cosa significa “che consentirebbe a 470 mila lavoratori di pensionarsi”?
    Sarebbe forse una riforma “sperimentale” valida solo per il prossimo anno?
    In linea di massima questa nuova quota 102 con requisiti un pochino più ampi dell’attuale quota 102 (min. 64 anni età + 38 anni contributi) potrebbe essere più accessibile e accettabile da più persone.
    Certo è che se si parla di calcolo a quote (età + contributi) l’unico modo per poter accontentare tutti sarebbe quello di non mettere dei paletti.
    Ovviamente quello poi che conta molto sul successo o insuccesso di una qualsiasi riforma è la penalizzazione che si vorrebbe applicare.
    Un saluto

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  4. Se come proposto quota 102 e la somma degli anni + i contributi e a partire sai 61 tutti ma dico tutti andranno con somma 102
    tranne i puri 60 enni perché solo loro devono essere penalizzati
    67 + 35 = 102 quota
    66 + 36 = 102 quota
    65 + 37 = 102 quota
    64 + 38 = 102 quota
    63 + 39 = 102 quota
    62 + 40 = 102 quota
    61 + 41 = 102 quota
    60 + 43 = 103 Fornero
    59 + 43 = 102 Fornero
    Credo che sua giusto che un 60 enne ci vada con 42
    QUOTA 102 X TUTTI

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  5. Ciao vorrei chiedere una sola cosa , dove è andata quella proposta del presidente dell’INPS pasquale tridico, l’hanno messa nel cassetto,gli over 65 anni con più di 20 anni di contributi che cosa ne sarà di loro?
    Senza lavoro senza nessuna rendita saluti.

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  6. Buonasera a tutti. Stanno facendo talmente bene i conti per risparmiare sulla pelle dei Lavoratori e non riescono a capire che quello che “risparmiano “adesso con le loro porcate ,lo spenderanno 20 volte dopo con l’assistenza alle persone ridotte in povertà dal loro non saper fare.
    Buon Lavoro

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  7. Mi piacerebbe capire approfonditamente cosa si intende per penalità “per ogni anno in meno rispetto ai 67 previsti della Fornero”. Perché, se ciò va intenso come inferiore importo percepibile a causa del minore montante versato è un conto, se, invece, è una ulteriore penalizzazione rispetto a quanto spettante rispetto al montante versato, ho paura che diventi una misura improponibile. Nel mio caso, andando via con la Fornero (1 luglio 2027) l’INPS mi dice che ho un tasso di conversione rispetto all’ultimo stipendio presunto del 78% ma se dovessi andare in pensione il prossimo anno (raggiungerei quota 102 “flessibile”), ossia 4 anni prima dei 67, cosa mi dovrei aspettare?

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  8. Sicuramente la proposta Utp è migliore della quota flessibile, ma bisogna capire se la proposta della Fondazione consulenti prevede penalizzazioni, perché il metodo è ottimo per tutti con i 35 anni di contributi e col range 61- 66, in quanto sarebbe una rivisitazione della quota 100 e 102 in meglio e non più gli ambi secchi che tanta gente hanno fatto fuori- certamente la ministra Calderone conosce la proposta Utp e quindi potrebbe fare un mix tra i due studi e tirare le somme in tempo utile per la legge di bilancio e salvare migliaia di lavoratori che aspettano impazienti da anni di uscire dal lavoro e, dare il benvenuto a migliaia di giovani che aspettano con impazienza di entrare , sostituendo noi ultrasessantenni che siamo ormai stufi di vedere il miraggio pensione davanti agli occhi.

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  9. …Errata corrige… Buon pomeriggio! Spero che tutte le forze politiche, ideino un’equa Riforma delle pensioni, che garantisca un ricambio generazionale costante e puntuale. Auspico, altresì, che il neo Parlamento Italiano emani una legge, che preveda ” l’incremento al milione” degli importi delle pensioni di invalidità parziale. Grazie a tutti di vero cuore!

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  10. Qui si parla sempre di spesa pensionistica, di tenuta dei conti e bla bla bla La verità è che io ho pagato dei contributi. Ho un estratto conto contributivo e magari anche più di uno.
    I soldi sono miei o no? Ho diritto a delle prestazioni o no? Posso decidere io cosa fare dei miei soldi o no? Ovviamente dopo una certa età.
    O si torna alla ragionevolezza o sono discorsi inutili. Non ho scassato io il sistema pensionistico. Sono stati i politici che si sono avvicendati negli anni. Che trovino loro le soluzioni per collocare chi è senza lavoro e mandare in pensione chi lo vuole e abbia compiuto i 62 anni (mi sembra media europea). Qui c’è un’ emergenza sociale grossa come una casa e che la guerra sta ulteriormente aggravando. Non è regalando una miseria ai disoccupati che si risolve il problema. Una miseria con la quale i parlamentari non ci comprano neanche le scarpe. Che tristezza!

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  11. Buongiorno! Spero che tutte le forze politiche, ideino un’ equa Riforma delle pensioni, che garantisca un ricambio generazionale costante e puntuale. Auspico, altresì, che il neo Parlamento Italiano, emani una legge che preveda” l’incremento al milione”, delle pensioni, di tutti gli invalidi civili parziali. Grazie a tutti di vero cuore!

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  12. il paragone è come dire: devi attraversare a nuoto un fiume e devi attraversare a nuoto l’oceano; mi spiego meglio: limite minimo 35 anni e qui ci possiamo anche stare; da tutto contributivo a penalizzazioni: qui passa un abisso: penalizzazioni di quanto? 2%, 3%,4%; e il range dai 61 anni ai 66 anni? è dire tutto e dire niente visto che attualmente si ragiona sui 64 anni; cala o cresce? vedremo il tutto; saluti ai gestori del sito

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    • Vedi Paolo, siamo già entrati nell’ottica delle quote e le accettiamo perché inconsciamente abbiamo bisogno di regole, per cui diciamo ok ai 64 anni. Significa che c’è gente che lo scalone folle se l’è sorbito tutto, senza scampo. Meglio la flessibilità così proposta, dai 61, ma anche 62 insomma, fino si 66, non trovi? Avresti evitato la RITA a saperlo, no?

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  13. Non mi sembra male come proposta, per quanto non accontenterà tutti, almeno si parla di flessibilità in un senso più ampio di quanto non sia avvenuto prima. Per quanto riguarda le penalità sicuramente meglio la penalizzazioni sugli anni di anticipo piuttosto di un calcolo totalmente contributivo

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  14. Dice Bonomi “Io capisco la legittima aspirazione dei partiti di rispondere alle promesse elettorali che hanno fatto, ma questo non è il momento: oggi dobbiamo mettere in sicurezza l’asset più importante del Paese, che è l’industria italiana” e prosegue invitando a non scassare i conti dello stato. I conti dello stato sono come sono anche grazie alla delocalizzazione selvaggia, all’abuso degli ammortizzatori sociali (vedasi cassa integrazione), al non poco diffuso costume imprenditoriale del lavoro irregolare, alla enorme quantità di evasione fiscale diffusa come €/pro capite ma che tutti noi dipendenti sappiamo che non facciamo, altrimenti saremmo ricchi, e che quindi chi altri fa? Invece di dualismi alternativi è in grado di una proposta di sintesi che ripartisca anche i sacrifici o l’industria della gente se ne frega? Per chi si chiede cosa centra con l’argomento è una chiara spinta a non effettuare nulla che aumenti la spesa pensionistica. Ed è una spinta pesantissima.

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  15. Contributivo pieno anche no, abbiamo già dato con oltre 40 anni di lavoro. Salvaguardare il sistema misto per chi ancora ce l’ha (ormai pochi) e verificare, se quota 41 è troppo cara, magari un anno a quota 42 partendo dai 61 anni per poi scendere gradualmente verso i 41. E’ un’idea. Certo, le nostre proposte sono fatte da persone normali, potranno essere non correttissime ma almeno ci diamo da fare per trovare una via d’uscita sostenibile. La politica ed i sindacati sono pronti a proporre qualcosa di concreto? Nel 2023 saremo ancora qui a commentare l’ennesima presa per i fondelli?

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    • giorgio ti correggo; parli che il misto ce l’hanno in pochi? se fosse vero non si porrebbero il problema; ce l’abbiamo in tanti e se segui il ragionamento te ne accorgi; il contributivo è partito nel 1996 cioè 26 anni fa se ci aggiungiamo 20 anni sono 46 anni; c’è tutta quella fascia dai 50 anni ai 62 anni; è chiaro che una persona con 3-4-5 anni di retributivo la differenza è minima ; ma chi ha 10-fino a 14 anni di retributivo la differenza è notevole; qualcuno dice che la penalizzazione è da un minimo del 7% a massimo 15%; ho tanti dubbi; già adesso con 2/3 di contributivo le pensioni sono ridotte; tutto contributivo vuol dire affamare la gente e costringerla a lavorare fino allo sfinimento; vedremo come opererà il nuovo ministro; saluti a te e ai gestori del sito

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  16. Di primo acchito, mi vien da dire che il meccanismo di flessibilità non è male.
    Tutto ruota, però, sulla misura del “convitato di pietra”, ovvero sull’impatto economico dei famigerati ricalcolo contributivo e penalizzazione per ogni anno di anticipo. Siamo sempre lì!!

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  17. Complimenti,un altra quota un’altra Discriminazione tra lavoratori per la terza volta in 10 anni va a colpire chi ha iniziato da giovane chi ha già 40 e passa anni di contributi.
    Vergognoso a dir poco..
    Che Schifo..

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    • Mi associo sul “che schifo”, ma perché si continua a favorire chi ha meno anni di contributi, sarei stufo di vedere colleghi andare in pensione con 38 e adesso addirittura con 35 anni di contributi e noi 59 60 enni con 41 o 42 anni dobbiamo ancora lavorare. Non c’è l ho con i miei colleghi ma questi politici di qualunque colore una uscita equa riesco a trovarla. 102 va bene ma per tutti, ci sono 60 enni con patologie che non arrivano al 74% di invalidità che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni e che poi hanno avuto chiamiamole disgrazie lavorative che oggi fanno un lavoro usuranti ma da soli 3 4 anni, che oggi hanno 40/41 anni di contributi e non rientrano in nessuna casistica di anticipata… certo che non si può guardare solo al proprio orticello e nemmeno chiedere la pensione “ad persona” , ma con quota 102 i 59 enni e 43 vanno con la Fornero, i 61 ci vanno con 41 e via dicendo, gli unici a restarne fuori sono i 60 enni con 42 che devono fermarsi per un altro anno per la Fornero o andare con uns quota che fa 104 (61+43) ripeto perchè questa disparità?

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  18. Diciamo la verità, se facessero quota flessibile con 35 anni di contributi a partire dai 62 anni e con penalizzazioni solo sulla parte retributiva maturata ci sarebbe da fare un pellegrinaggio a Lourdes.

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  19. Siamo alle solite. Non solo non si concede di andare in pensione anticipata chi, come me, ha sistemi misti (INPS + Cassa privata obbligatoria), nonostante i miei 64 anni.
    Ma pare pure che riducano l’ RDC da 500 a 400 EUR., Rinominandolo in altri modo. E nonostante si riduca la platea dei beneficiari del 50%,. Ricordo che la soglia di povertà assoluta ammonta a 733 EUR.
    Se il Governo Meloni doveva fare meglio dei precedenti, partiamo col piede sbagliato. Le povertà aumenterà inevitabilmente.

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