Nell’intervista che il segretario confederale della Uil ci ha rilasciato nella giornata di ieri, avevamo chiesto una sua considerazione circa la proposta complementare del Dott. Claudio Maria Perfetto, ossia quella di far versare ai macchinari utilizzati nelle aziende i contributi al pari di una persona fisica, giacché la sostituiscono in molte mansioni garantendo profitto all’azienda che nulla versa in tasse e contributi.
I vari macchinari detto per semplificare non contribuendo ai fini previdenziali creano dunque una sorta di ‘buco contributivo’ che se sanato potrebbe portare molti denari nello casse dell’Inps e consentire più facilmente il turnover generazionale nelle aziende, permettendo agli anziani di accedere alla quiescenza, in quanto il nodo risorse sarebbe sanato, e i giovani nel mondo del lavoro. Oggi é stato il Dott. Perfetto a commentare l’intervista di Domenico Proietti, partendo dalla frase ‘riteniamo che le risorse siano già presenti nel sistema’, eccovi le sue considerazioni sulle obiezioni che il Governo potrebbe apportare a tale convizione dei sindacati.
Pensioni anticipate 2023, i soldi per quota 41 e per la flessibilità in uscita, ci sono, ma per quanto? Parla Perfetto
Così Perfetto, nel commento rilasciato che abbiamo deciso di trasformare in articolo, data la solita completezza di informazioni che contraddistingue il nostro esperto di pensioni: ‘Il Segretario Confederale UIL Domenico Proietti afferma testualmente: “riteniamo che per operare le modifiche necessarie a rendere subito più equo il sistema le risorse siano già presenti nel sistema”.
Sembrerebbe proprio di sì, che le risorse ci siano per finanziare una Riforma pensioni equa e sostenibile.
Il voluminoso “Tomo_I_Preventivo_originario_2022.pdf” di 1.164 pagine dal titolo “Bilancio preventivo dell’anno 2022” dell’INPS approvato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza in data 10 dicembre 2021 contiene due voci di particolare interesse per chi si occupa di pensioni: “Entrate contributive” e “Rate di pensioni a carico delle gestioni previdenziali” (non assistenziali).
Le entrate contributive nell’ultimo biennio sono (Tabella n. 12, pag 422 del Tomo I):
– 2021: 230,844 miliardi di euro
– 2022 (preventivo): 241,559 miliardi di euro.
Le rate di pensioni a carico delle gestioni previdenziali nell’ultimo biennio sono (Tabella n. 13, pag 424 del Tomo I):
– 2021: 218,518 miliardi di euro (pari al 12,51% del PIL nominale)
– 2022 (preventivo): 223,742 miliardi di euro (pari al 12,08% del PIL nominale)
La spesa previdenziale italiana rispetto al PIL, così come è indicata dall’INPS, si attesta intorno al 12%. Tuttavia, l’OCSE indica per l’Italia un rapporto “spesa previdenziale/PIL” pari a 15,4%, che è il più alto tra i paesi dell’Unione europea dopo la Grecia (15.7%. Il dato dell’OCSE è riportato nel documento “Pensions at a Glance 2021 – OECD AND G20 INDICATORS, Table 8.5, pag 203). È evidente che c’è una discordanza tra i dati dell’OCSE e i dati dell’INPS.
Pensioni anticipate 2023: da dove deriva discordanza dati tra INPS e OCSE?
Probabilmente l’OCSE considera assieme alla spesa previdenziale anche la spesa assistenziale che l’INPS classifica come “Rate di pensione a carico della GIAS” (Gestione Interventi Assistenziali) ed è il 3% del PIL (pertanto, 12%+3%=15% dell’OCSE)
Se si considera inoltre che una parte della spesa previdenziale ritorna allo Stato sotto forma di tasse pagate dai pensionati, il rapporto spesa previdenziale/PIL si riduce ulteriormente, avvicinandosi molto alla media OCSE che è di 9.0% (OECD-29).
La differenza tra entrate contributive e spesa per pensioni nell’ultimo biennio sono:
– 2021: 12,326 miliardi di euro
– 2022 (preventivo): 17,817 miliardi di euro.
Le previsioni riguardo alle entrate contributive sono (pag. 439 del Tomo I):
– 2023: 247,981 miliardi di euro (incremento del 2,7% rispetto al 2022)
– 2024: 254,266 miliardi di euro (incremento del 2,5% rispetto al 2023).
Pensioni anticipate 2023, entrate contributive: due considerazioni
PRIMA considerazione: nel 2023 le entrate contributive si incrementeranno del 2,7%, si potrebbe pensare quindi di incrementare del 2,7% (ovvero di 5,8 miliardi di euro) anche la spesa pensionistica. Se si considera che nel 2022 “avanzano” 17,817 miliardi, allora l’incremento di spesa per pensioni per il 2023 potrebbe attestarsi sui 23 miliardi di euro. Tale incremento di spesa previdenziale, in base alle previsioni sulle entrate contributive relative al 2024 (+2,5% rispetto al 2023, ma per la verità un po’ meno, perché il conteggio dell’INPS fatto nel 2021 non tiene conto delle “nuove” pensioni che si stanno considerando ora per il 2023 le quali determinerebbero anche un minore gettito contributivo perché verrebbero a mancare i “nuovi” lavoratori che stiamo considerando ora e che si pensionerebbero nel 2023), troverebbe la copertura anche per il 2024.
Ma poi? Si ha visibilità sulle entrate contributive per il 2025, 2026 e per gli anni successivi?
SECONDA considerazione: il Governo Draghi naviga a vista (è costretto a farlo) su diversi fronti (pandemia, inflazione, tenuta della maggioranza di Governo), ma sul sistema previdenziale sembra avere invece la vista lunga. Pertanto, per convincere il Governo che il sistema previdenziale è sostenibile non solo nel breve periodo (2023-2024) ma anche nel medio-lungo periodo (2025-in poi), occorrerà indicare come bilanciare gli effetti negativi derivanti dal calo delle nascite (che comporterà la diminuzione dei lavoratori attivi nel medio-lungo periodo) e dall’invecchiamento della popolazione (che comporterà sempre più pensionati a carico di sempre meno lavoratori attivi nel medio-lungo periodo).
Ringraziamo come sempre il Dott. Perfetto per questi brillanti spunti di riflessioni e mi verrebbe subito da rilanciare con una prossima domanda: ‘ Come si potrebbero bilanciare questi due effetti al fine di rendere poi sostenibile il sistema previdenziale nel medio-lungo periodo e non incorrere in spiacevolo ‘No’ da parte del Governo?’ Sarebbe bello per una volta arrivare già con le risposte pronte. Confido di cuore il Dott. Perfetto abbia voglia di dedicarmi ancora qualche minuto del suo tempo, anche se credo che la risposta sia riconducibile perfettamente alla sua proposta complementare. Voi dalla vostra cosa ne pensate delle sue considerazioni? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.
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Io sono un’insegnante e sono nata nel 1957. Non sono rientrata a quota 100 e dovrei aspettare 67 anni con la Fornero. Per favore fate uno scivolamento in uscita anche con una piccola riduzione perché non ce la faccio PIÙ. Grazie
luciana, bisogna capire quanti anni di contributi hai; le alternative sono poche; o i 67 anni quindi 2024 oppure qualche provvedimento che faranno per il 2023 che ancora devono decidere oppure opzione donna con i 35 anni di contributi; chiedi patronato, inps, provveditorato ; opzione donna è complessa e devi sentire i vari uffici che ti ho indicato in bocca al lupo e saluti
Anzitutto non ho nulla di cui vergognarmi perché non andrò in pensione a 60 anni ma a 63. Con 42 anni e 10.mesi di contributi. In secondo luogo mi dispiace che dalle sue parti esistono logiche clientelari e sono solidale con lei per questo. Ma purtroppo non si tratta di fortuna o sfortuna, ma semplicemente di scelte eque. Perché alcuni debbono lavorare quasi 43 anni (attualmente questo prevede la Fornero) per pagare le pensioni a chi non ha versato i contributi necessari e ha lavorato solo 25-30-35 anni?
Sig. Gian Paolo guardi che le pensioni sono proporzionate in gran parte ai contributi versati. Una persona che, per scelte esistenziali, decidesse, se ce ne fosse l’opportunità, di lasciare qualche anno prima in pensione non peserebbe sulle sue tasche ma bensì solo su quelle proprie.
…a sistema, quindi, per far quadrare i conti previdenziali e non andare in pensione già decrepiti…in buona sostanza occorrerebbe mobilitarsi per dar vita ad una bella e fruttuosa campagna per incentivare le nascite di nuovi giovani e valorosi cittadini (nobile scopo!), che quando saranno in età da lavoro, invece di versare i contributi per la pensione dei predecessori…si troveranno il posto occupato dalle macchine e dall’automazione sempre crescente…e magari dovranno ricorrere, a loro volta, al reddito di cittadinanza se ci sarà ancora…Mi sembra proprio un cane che si morde la coda…teniamo comunque sempre accesa una fiammella di speranza.
Vada in pensione solo chi ha 41 o 42 anni di contributi. Chi non li ha e magari ( e sottolineo magari) nella sua carriera lavorativa ha anche lavorato in nero, aspetti i 67 anni di età. Basta scorciatoie!
Si vergogni per quello che scrive! Se lei ha avuto la fortuna di entrare nel mondo del lavoro da giovane altri non sono stati così fortunati! Lei che vuole fare credere di avere sacrificato la sua gioventù per il lavoro non dice che era sin da ragazzo in condizione di guadagnarsi il suo stipendio senza dovere chiedere fino quasi a 30 anni i soldi alla famiglia per un cinema! Non volendosi assoggettare alle logiche clientelari che regolano le assunzioni dalle mie parti. Ora secondo il suo egocentrico pensiero mentre Lei potrebbe andare in pensione a 60 anni con la sua bella fetta di retributivo quelli come me devono aspettare i 67 anni magari pieni di acciacchi! Come direbbe il compianto principe Antonio De Curtis:
MA MI FACCIA IL PIACERE!!!
E già, secondo questa sua logica chi ha cominciato a versare contributi a 30 anni (lavorando sin da 20 senza versamento di contributi), sarebbe fortunato e vada in pensione alla soglia dei 70 anni? Ma in che mondo viviamo? Dov’è la tanto proverbiale solidarietà sociale in questo modo di pensare?
Questa è la logica del “mors tua vita mea”…una logica diffusa nel mondo animale.
Buongiorno, quando si è lavoratori, non si ha la possibilità di scegliere se essere evasori o no, per il semplice fatto che le trattenute in busta paga non si possono evitare, ciò permette al governo di applicare quanto stabilisce,senza problemi. Se guardiamo ad alcune super pensioni di politici o manager di strutture pubbliche,ci si rende conto che, solo per chi ha pagato una vita,ci sono sempre problemi o mancanza di liquidità, per non parlare dei disabili, che,da sempre, vengono scartati dai vari governi e costretti a vivere al disotto della soglia di povertà. Questo mio sfogo, non servirà, sicuramente a nulla, tranne che ad invitare ad una riflessione su quanto detto. Buon tutto a tutti
Quello che sta succedendo, da ormai vent’anni, nella grande industria è un massiccio uso della Automazione. Migliaia di lavoratori sostituiti da robot, sistemi automatici di calcolo e previsione, gestione informatizzata di ogni settore e funzione delle attività industriali persino dei trasporti pubblici (pensate alle metro a guida automatica), l’e-commerce, linee di pagamento automatiche, home banking. Pensate ad ogni settore delle attività umane e troverete sempre meno uomini e più macchine e sistemi automatici.
Il grande, enorme, inconcepibile buco è costituito dal fatto che nessuno paga un centesimo di contributi per queste macchine che, una volta ammortizzate, generano guadagno a spesa zero.
Anzi, gli industriali vengono continuamente incentivati ad automatizzare con finanziamenti a pioggia dal mise.
Ottima cosa direte voi, e lo è, ma purtroppo manca come sempre un pezzo: meno lavoratori, meno contributi, meno gettito fiscale.
La parola d’ordine è una sola: ANCHE LE MACCHINE DEVONO PAGARE I CONTRIBUTI, in ragione del fatto che sottraghono gettito fiscale.
È così difficile da capire?
Dunque Maurizio sposa in pieno la linea del Dott. Perfetto?
Sono sconfortato.
Il dottor Perfetto ha già parzialmente risposto nel merito della tassazione dei Robot.
La tassa sui robot è opportuna, ma per quanto a me risulta, poiché in parte già discussa in Europa, non pare ve ne sia al momento alcun interesse e intenzione.
Mettetela nel congelatore!
Meglio parlare e sostenere la guerra ora, questa poi creerà investimenti per chi detiene il capitale necessario a ricostruire e lavoro sottopagato per il popolo, mentre qui continueremo a parlare del nostro governo di turno dimenticando che le carte del mazzo purtroppo le distribuisce l’Europa.
Siamo seri da anni parliamo di “padroni” magari di quelli della “padania” dimenticando che i veri detentori dei capitali neoliberisti e accumulatori sono altri ai quali non interessano le chiacchiere sui robot e comunque vi si oppongono.
E’ da dalla marcia dei 40.000 a Torino che il potere contrattuale operaio è stato distrutto dai Robot (contate quanti anni sono trascorsi, oppure lo scoprite solo ora).
Diciamo una volta per tutte che è meglio tagliare stipendi, pensioni e posti di lavoro, in fin dei conti vi sarà sempre qualcuno nel mondo che lavorerà per un decimo di un lavoratore italiano, francese o tedesco anche se esisterà un robot capace di compiere il lavoro di 100 persone.
Ma vedo che purtroppo molti lavoratori che qui scrivono si allineano all’idea che la guerra economica vada fatta tra lavoratori o ex tali (coi molti che magari hanno la fortuna di avere pensioni che sforano o superano i 1.500 euro perché considerati forse “rubati” alla tavola del buon padre di famiglia) e non si accorgono che di rubato è solo il poco stipendio che da decenni il mondo del lavoro elargisce alla massa dei lavoratori
Invece che nei confronti del sistema globalizzante imperante e della moneta soggetta a tasso di interesse che strozza da secoli le casse degli Stati, orami si considera la necessità di auto flagellarsi tra lavoratori ( e poi magari parliamo dei Francesi … quelli si che hanno le p…e).
Ma vi rendete conto che fino all’inizio di questo terzo millennio vi erano Stati europei che pagavano ancora capitali e interessi a qualcuno per le guerre mondiali e per le Napoleoniche.
Saluti
Sig. Wal52, le sue considerazioni sono sempre molto lucide e stimolanti.
Anzitutto diciamo la verità: finché c’è guerra c’è speranza (come diceva il nostro Grande Alberto Sordi in uno dei suoi bellissimi film). Purtroppo è così: la guerra stimola la produzione e quindi l’economia.
Per quanto riguarda la “tassa” sui robot, io sarei in disaccordo nel chiamarla “tassa”: verrebbe considerata una sorta di “tassa pigouviana” (dal nome dell’economista britannico Pigou) che dice pressappoco questo: “se tu imprenditore vuoi togliere 10 alberi per costruire in quest’area, potrai farlo, ma a condizione di piantare 10 alberi in un’altra area”.
Allo stesso modo viene interpretata la “tassa” sui robot: “se tu imprenditore vuoi impiegare un robot al posto di un umano, allora devi versare una determinata penalità per sovvenzionare la disoccupazione”.
Per me si tratta semplicemente di equiparare il lavoro robotico al lavoro umano, e quindi far versare i contributi anche al lavoro robotico. Tutto qua.
Il Parlamento europeo si è già espresso a proposito. Ha respinto l’idea di tassare i robot.
Si può anche mettere la tassa sui robot nel “congelatore” (come dice lei); ma solo per poterla “scongelare” in un futuro assai prossimo. Per il momento c’è una questione ancora più sottile (“subdola”, oserei dire), che serpeggia nelle nostre case senza nemmeno che ne siamo consapevoli.
Mi riferisco non tanto all’automazione dei robot, ma alla disintermediazione delle App.
Molti di noi hanno una identità digitale (strano a dirsi! noi umani abbiamo una identità digitale mentre i robot digitali non ce l’hanno!) che è lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale). Accediamo alle Banche, alle Compagnie di Assicurazioni, alla Posta, all’Agenzia delle Entrate, all’INPS, al Comune, all’Università, all’Operatore telefonico, ai Supermercati, alla Sanità regionale, direttamente da casa nostra, utilizzando Applicazioni software (le APP). L’ultima grande novità è l’ANPR: Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (https://www.anagrafenazionale.interno.it/).
Cosa significa tutto ciò?
Significa che il “cliente” fa da sé quello che altrimenti avrebbe fatto l’impiegato di banca, dell’assicurazione, della posta, ecc., ecc.
E cosa significa ancora tutto ciò?
Significa che possiamo mandare a casa: impiegati di banca, impiegati di Compagnie di Assicurazioni, impiegati delle Poste, ecc. ecc, e quasi tutti i dipendenti statali.
Come può vedere anche lei, sig. Wal52, anche mettendo nel “congelatore” la tassa sui robot, non possiamo esimerci dall’affrontare il problema che la digitalizzazione pone in ambito lavorativo e sociale in generale. Siamo prossimi a vedere aumentare il numero dei disoccupati (qui si aprirebbe un altro vasto tema su come l’ISTAT considera gli occupati. Ma lasciamo perdere), perché sia io, che lei e tanti altri cittadini siamo diventati impiegati “virtuali”, “digitali” e ci stiamo sostituendo ai vari impiegati “reali”, che andranno in cassa integrazione e verranno licenziati. E, cosa stupida, non ci facciamo nemmeno pagare per il nostro lavoro che espletiamo comodamente seduti sulla poltrona di casa nostra! Al contrario, dobbiamo pagare noi per poter lavorare (e ci dicono pure che ci viene dato un servizio!).
Certamente, e mi stupisco del fatto che questa cosa talmente evidente non sia mai stata nemmeno lontanamente messa sul tavolo delle discussioni.
Il signor Antonio ha perfettamente ragione, la risposta del dottor Perfetto non è corretta! Perché nasconde o non vuol vedere la gravissima violazione della costituzione che è stata fatta nel passato, mi riferisco a privilegi concessi in barba a qualsiasi criterio di buona amministrazione delle cose dello stato. Poi mascherate con la dicitura ridicola dei diritti acquisiti! La Costituzione parla chiaro, le leggi devono avere copertura finanziaria certa, costituzionalmente certa! Non solo: le leggi devono essere improntate al buon senso, secondo la diligenza del buon padre di famiglia! Ma è buon senso, è un buon padre di famiglia quello che apparecchiando a tavola consente a se stesso, al primogenito, di svuotare mezza pentola, e magari anche di più! Ignorando magari altri cinque o sei componenti la famiglia: soprattutto la componente femminile! Quella, per essere esatti e intellettualmente onesti! Si chiama legge della savana! Nulla a che vedere con la Costituzione e con un minimo criterio di giustizia sociale! È inutile voler fare i furbi, arrampicarsi in improbabili teorie o sofismi contabili, l’unica strada giusta è quella tracciata della Costituzione. Cioè togliere i privilegi a chi gli ha avuti indebitamente! Non parlo tanto delle pensioni intorno ai 1500 € che consentono di sopravvivere, ma piuttosto di pensioni e prebende varie che, furbescamente, proprio quella classe politica addestrata alle savane ha concesso a se stessa! Il ricalcolo solo contributivo andrebbe fatto a tutti, salvaguardando solo un minimo vitale per tutti sui 1500€, cosa degna di un paese civile. Ma nel paese di Pulcinella, dei don Abbondio, chi il coraggio non c’è l’ha non se lo può dare!
Antonio dubito francamente il Dott. Perfetto, data la competenza in materia dimostrata più volte sul sito e non solo, abbia detto cose non corrette, ma sono anche certa che non ha bisogno di me cme avvocato e le risponderà prossimamente.
Qui non è questione di competenze, ma questione di onestà intellettuale, quella di Voltaire! Mi sembra chiaro che il problema posto dal dott. Perfetto ha fondamento, anche i profitti derivanti dall’uso delle macchine deve essere soggetto a giusta tassazione, secondo il principio costituzionale della capacità contributiva, cosa che non si fa! Più dell’80% dell’Irpef la pagano i lavoratori dipendenti, sono loro la parte più ricca di coloro che dovrebbero contribuire al mantenimento dello stato sociale?
Ma il problema è un’altro! Se si passa dal sistema retributivo a quello contributivo, dove le pensioni sono strettamente connesse con il capitale versato, è chiaro che la mia pensione me la pago io! E non accetto che si facciano ragionamenti che vanno contro ogni logica di giustizia di equità e di legalità! E soprattutto di moralità! Perché si sfiora l’assurdo! Conosco i casi di carissimi amici che sono andati in pensione con soli 20 anni di contributi, cinque anni di scivolo, cinque anni derivanti da altre regalie, e si ritrovano con una pensione di 1600€ al mese! A cominciare dalla bella età di poco più di 40 anni! Quindi se si calcola l’attuale aspettativa di vita potranno godere della pensione per più di 40 anni, avendo versato meno della metà dei contributi di chi, figlio della colpa, dovrà andare in pensione a 67 anni, e potrà goderne, staticamente per soli 15, ma se maschio per soli 13 anni! Per garantire una pensione decente occorrono 42 anni di contributi, quando sappiamo bene che uno stipendio o salario medio di circa 1500€ versa ogni mese una cifra non credo inferiore agli 800€!? Non occorrono grandi calcoli, o teorie complicate per capire che il sistema è insostenibile, e soprattutto che la schiavitù è stata abolita! Il fondo dei lavoratori dipendenti è in attivo, e non di poco! Per quanto riguarda poi la disabilità il livello di attuale immoralità è veramente indecente! Tutti i lavoratori versano una quota del loro reddito al fondo di solidarietà, pertanto i lavoratori invalidi possono essere accompagnati alla pensione senza tanti panegirici, ricordo inoltre che, ingiustizia delle ingiustizie! Ben difficilmente un lavoratore invalido con gravi patologie vivrà più a lungo delle medie previste per l’aspettativa di vita. Quindi non riceve alcun regalo se va prima in pensione, è solo un atto di giustizia e di rispetto di quel principio fondamentale della Costituzione, il principio di solidarietà! I soldi ci sono, e il presidente dell’Inps Boeri, a suo tempo, spiegò che non c’era alcun problema a mandare in pensione i lavoratori invalidi. E spero inoltre che non si voglia procedere nei loro confronti con l’assurdo del calcolo dei loro contributi, la malattia o l’invalidità sono cose che richiedono assoluto rispetto, pertanto si faccia uso del fondo di solidarietà per dare loro una giusta pensione, e questo a prescindere dai contributi versati! Qui la questione è solo di giustizia e di rispetto della Costituzione, George de Santayana diceva che “Coloro che non riescono a ricordare il passato sono condannati a ripeterlo!”. Diciamo furbescamente fanno finta di non ricordare! Il resto sono parole inutili!
Sig. Antonio, lei si riferisce ad un altro sig. Antonio, e probabilmente si tratta di un caso di omonima. Se lei, sig. Antonio, si riferisce al commento del sig. Antonio del 3 Maggio 2022 alle 11:46, la informo che ho risposto al quel commento con il mio commento del 3 Maggio 2022 alle 13:45.
Per quanto riguarda il suo richiamo alla Costituzione, per me è sufficiente leggere l’Art.1 per rendermi conto che la nostra Costituzione viene “violata”.
Art.1.: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Ebbene, se l’Italia è fondata sul lavoro, perché abbiamo più di 2 milioni e mezzo di disoccupati?
Per quanto riguarda la sovranità appartenetene al popolo, se proprio così fosse, sarebbe il popolo a dire al Governo dove andare, e non il Governo a dire al popolo dove andare.
Credo, comunque, che sia improprio parlare di “violazione” della Costituzione. La Carta Costituzionale è una “linea guida”, non è “legge”. Dalla linea guida ci si può discostare, mentre una legge può essere (questo sì) violata.
Ci sono molte cose che non vanno in Italia…
Ma il punto non è questo. Il punto è che, nonostante ci siano tante cose che non vanno (evasione fiscale, evasione contributiva, ingiustizie sociali, privilegi acquisiti indebitamente, povertà dilagante, e altro ancora), tuttavia l’Italia, in qualche modo, va avanti. In altri termini, nonostante colpi e contraccolpi che la nazione riceve, l’economia continua a funzionare, la società continua a produrre beni e ad erogare servizi, l’assistenza viene somministrata ai poveri, agli anziani, ai malati, con l’impegno di volontari e di lavoratori repressi, depressi e oppressi.
l’Italia va avanti, malgrado tutto. È questa ciò che si chiama “resilienza”, la capacità di una organizzazione di continuare a funzionare nonostante eventi avversi (catastrofi, pandemie, guerre).
la competenza del dott. perfetto è fuori discussione e lo ringraziamo sempre, draghi ha già messo in preventivo che la patata ormai bruciata sulle pensioni future non è affar suo; tanto c’è la legge fornero che è tuttora valida; farà un provvedimento parziale per il 2023 e dirà ai nuovi inquilini di palazzo Chigi: sbrogliatevi voi questa matassa; e faranno promesse elettorali incredibili del tipo: gli inc. del 1960 nel 2023 andranno con una penalizzazione del 2 % ; poi dopo le elezioni diranno: ci eravamo sbagliati; tutto contributivo altrimenti fornero e 67 anni ; saluti ai gestori del sito
Una differenza di solo 12 miliardi tra entrate contributive e uscite per pensioni da lavoro ( escluse quindi quelle prettamente assistenziali ), in effetti non sono una grande somma contando che gli anni a venire vedranno assottigliarsi i lavoratori che versano rispetto ai nuovi assunti che verseranno. Ricordo che la nascita della Fornero, stando a tutti gli esperti economici finanziari dell’epoca, avrebbe portato nelle casse circa 20 miliardi ogni anno come risparmio e visto che la Fornero è nata 11 anni fa ed è ancora in auge oggi, mancano all’appello parecchie decine di miliardi. I casi sono due: O eravamo in un profondo rosso all’epoca o questi soldi sono stati spostati verso altri lidi. I governi tecnici vengono chiamati quando quelli politici hanno fallito. I politici pensano al consenso e alla ricchezza personale, non si preoccupano della tenuta dei conti e sono quelli che sempre alzano il debito pubblico con spese fuori controllo. Debito pubblico che poi alza gli interessi di chi lo detiene e che noi cittadini paghiamo con tasse sempre più elevate e con tagli ai servizi pubblici essenziali. Siamo proprio noi cittadini i peggiori nemici di noi stessi. Votiamo politici non solo incapaci ma proprio delinquenti che promettono dentiere e pensioni facili per tutti. Alla fine pensioni regalate a pochi e poco pane da mettere sotto quelle dentiere. E loro vissero felici, ricchi e contenti di essere rieletti, noi qui sul sito a chiedere equità. Paragono i politici ad un mio stretto amico: Mi ha chiesto 300 euro in prestito per un’urgente bisogno dandomi la sua parola d’onore che li avrebbe restituiti appena possibile. Sono passati due anni e se mi vede cambia marciapiede voltando lo sguardo da altra parte. Un perfetto politico: Chiede qualcosa ( il voto ), promette, dà la sua parola d’onore, scompare per 5 anni e arrivederci alla prossima presa per il ….. C’è chi lo fa per pochi soldi ……. figuratevi un politico italiano.
Il problema Sig. Perfetto è che oggi i lavoratori attivi, sono costretti a pagare pensioni molto più alte di quelle che prenderanno loro, pur lavorando tanti anni in più e quindi versando molto di più, quindi se il sistema rischia di collassare, perché non chiedere un contributo a chi ha goduto di trattamenti più favorevoli? Faccio un piccolo esempio, se io vado in pensione dopo 43 anni di contributi con una pensione da 1300 euro ed un mio pari livello con 35 anni di contributi percepisce 1800 euro, perché non si può intervenire con una piccola riduzione a quest’ultimo? Diritti acquisiti? Ma se il sistema collassa pagano solo gli ultimi perché sono arrivati dopo?
Vergogna ,vergogna ,vergogna mille volte vergogna, sapete chi scappa dall’Italia i giovani in cerca di lavoro e i pensionati in cerca di un angolo nel mondo per poter vivere con la misera pensione dopo una vita di lavoro.
Ho 63 anni e 38 di contributi,non sono riuscito ad andare in pensione con quota 100, per pochi mesi
È per quota 102 non riesco per 80 giorni.
Che ne pensate del nostro governo
Che schifo non bastano 41anni di marche ne vogliono ancora di piiu’
X le loro pensioni d’oro. E stato o mafia e riducono pure la pensione ci vogliono morto cambiano la legge assurdo facilmento vigliacchi
L’analisi del dott.Perfetto è ineccepibile. Scorporando dal bilancio INPS la spesa assistenziale da quella previdenziale si vede che il sistema è sostenibile. In questo modo si tacceranmo anche gli organismi internazionali che ci fanno le pulci sulle spesa pensionistica e toglieremo quest’alibi ai ns governanti . Non potranno più nascondersi dietro i fili di erba.
Ottima la spiegazione del dott. Perfetto riguardo ai flussi di cassa che regolano le pensioni. Io penso che se da un lato appare aberrante che le somme versate da un lavoratore servano per pagare i pensionati, dall’altro credo sia un sistema adottato anche per limitare “buchi” di cassa che un fondo pensione potrebbe avere a seguito di investimenti sbagliati o “cataclismi” finanziari che si possono sempre verificare. Se ho compreso bene il meccanismo, il fondo pensione è senz’altro il sistema che garantisce maggiori vantaggi economici ma a fronte di una percentuale di rischio un po’ più alta considerando che il gestore del fondo in una remota possibilità potrebbe sempre fallire.
Detto questo, leggo spesso gli articoli e i commenti di questo sito che mi sembra uno dei più seri in circolazione in quanto non votato alla caccia di click ad ogni costo come fanno tanti altri con annunci tanto roboanti nei titoli quanto inutili per contenuti, pertanto complimenti ai gestori!
Per quanto mi riguarda scrivo poco invece perché la materia per essere trattata correttamente necessita di competenze che non credo di avere.
Basta parlare. In pensione con quota 41 x tutti ….i soldi ci sono i 52 anni come me 35 anni di contributi e faccio 4 turni di cui 2 di notte posso averne due palle piene lavoro dal 1987 ..,bastaàaaaaa
…. e vaccini !
Ma sto’ Sig. Perfetto non è che “parli “ un po’ troppo ?
O meglio ; non sarebbe meglio che complementi i suoi “auspici” con una azione più dinamica ed efficace almeno nel richiedere un confronto con il governo ?
Gianluca non é che il Governo ascolti facilmente in audizione gli esperti se non sono sindacalisti o della squadra di tecnici…..altrimenti ci sarei già andata a parlare anch’io…ma dal momento che il sito é molto letto anche dai politici possiamo confidare le buone proposte arrivino a chi di dovere e l’abbiamo anche segnalata ad esempio a Proietti (Uil) che l’ha considerata meritevole di attenzione, come egli stesso dice nell’intervista che ci ha rilasciato, e ci ha detto che la proposta potrebbe anche esssere presentata ai prossimi tavoli, chissà-
Sig. Gianluca Tamburi, la Dott.ssa Erica Venditti ha espresso esattamente le parole che le avrei detto io.
Vorrei solo aggiungere che io mi considero più un uomo di pensiero che un uomo d’azione.
Lei ha usato correttamente la parola “auspici”: infatti ho visto il futuro. Però, non già interpretando il volo degli uccelli come si faceva nell’antica Roma, ma analizzando il Centro di Elaborazione Dati in cui ho vissuto per 40 anni.
Il Centro Elaborazione Dati è il prototipo di nazione digitale. L’ho dimostrato in termini matematici (sfido chiunque a confutare la mia dimostrazione). La trasformazione digitale trasformerà l’Italia in un enorme, gigantesco Centro di Elaborazione Dati (e questo è il mio campo di indagine e di conoscenza).
Le posso quindi dire per filo e per segno cosa accadrà all’Italia digitale (e quindi a lei, sig. Gianluca Tamburi). Ma saranno altri (uomini di azione) a guidare l’Italia nel suo cammino di trasformazione digitale (non c’è forse l’AGID, l’Agenzia per l’Italia digitale https://www.agid.gov.it)?
Per quanto riguarda il confronto con il Governo, a questo ci pensano già i Sindacati.
Basta pensioni ! Solo carroarmati e bombe !
soldi per tutti ma per la gente che versa contributti a 62 anni si deve acora lavorare e davvero assurdo….
RICORDATEVI CHE ESISTONO ANCHE I PRECOCI DEL 60 DISOCCUPATI SENZA REDDITO CON 41ANNI VERSATI CHE PAGANO LO SCALONE DI QUOTA 100 SENZA UNA PAROLA DEL GOVERNO NE DEI SINDACATI…..
occorrerà indicare come bilanciare gli effetti negativi derivanti dal calo delle nascite (che comporterà la diminuzione dei lavoratori attivi nel medio-lungo periodo) e dall’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE (che comporterà sempre più pensionati a carico di sempre meno lavoratori attivi nel medio-lungo periodo)…………………………PERFETTO, c’è stato, c’è e ci sarà il COVID……e nel LUNGO PERIODO IL SISTEMA RETRIBUTIVO SI ESTINGUE COME L’ASPETTATIVA DI VITA…..I LAVORATORI HANNO GIA’ DATO…..I SOLDI CI SONO,I SOLDI CI DEVONO ESSERE
Basta questa storia di età !.Deve andare in pensione chi realmente ha 41/42 anni.Ma nessuno vuole prendere tale patata bollente.E poi continuano ad esserci precari.Con senza paletti pensionistici.Grave il silenzio del governo.Solo proclami .
Questo sistema con una nuova legge previdenziale dando flessibilità ai lavoratori può durare fino al 2030/2032 poi necessariamente bisognerà studiare in nuovo sistema. Probabilmente una parte a ripartizione pagato dallo Stato e una parte a capitalizzazione con fondi privati sotto controllo statale e magari studiando bene anche la proposta di Perfetto. Ma questo succederà in un secondo tempo per il momento facciamo una flessibilità in uscita. I costi sono ridotti ed i benefici elevati.
Concordo con quanto esposto da Mauro Marino
Buongiorno.
Stavolta sarò più breve del solito: MA QUANDO SI MUOVERANNO I SINDACATI? NEL 2823?
Come ho detto tante volte i soldi li trovano sempre per tutto, anche per le armi all’Ucraina, incostituzionali e nel silenzio di Mattarella. Inutile fate l’elenco interminabile di chi ha beneficiato di aiuti di Stato, tra Banche, Alitalia, Ilva e Carrozzoni vari. Che gli italiani si sveglino! Ce n’è abbastanza per destituire chi non rispetta la legge e il Parlamento e la Costituzione.
Vero ,verissimo tagliare per tutti i carrozzoni di Stato, vitalizi dei politici, privilegi, ruberie e poi la solita evasione fiscale che qualcuno dei ns politici vuole combattere solo a parole continuando a fare propaganda e facendoci perdere soldi e tempo prezioso, solo per questo andrebbero puniti con il taglio dei loro innumerevoli privilegi.
In pensione con massimo 41 anni di contributi e le penalizzazioni se le facciano per loro stessi e per chi puo’ sopportarle economicamente.
Basta prendere in giro la gente.
Buongiorno, nell’ultima parte della “seconda considerazione” c’è una frase che non ho mai capito e mai capirò: “e dall’invecchiamento della popolazione (che comporterà sempre più pensionati a carico di sempre meno lavoratori attivi nel medio-lungo periodo)”. Ma ci rendiamo conto che i pensionati NORMALI non sono a carico dei lavoratori attivi in quanto si sono pagati abbondantemente i contributi pensionistici? Poi se i mitici amministratori dei nostri contributi non sono in grado e non sono stati in grado di amministrare correttamente i nostri soldi non è un nostro problema. Di solito in azienda chi non è in grado di svolgere la propria mansione lo si licenzia, quì invece lo si premia. Poveri noi. Complimenti ai gestori dell’unico sito con informazioni aggiornate in tempo reale
Grazie di cuore Antonio :-), sono certa che il Dott Perfetto saparà spiegarle molto bene il perché di quella frase, in estrema sintesi e semplificando moltissimo la ragione risiede nel fatto che purtroppo i contributi da lei versati nel tempo non sono rimasti ‘fermi’ per la sua pensione, ma hanno contribuito a pagare la pensione di chi ci é andato prima di lei. Il nostro sistema funziona così!
Sig. Antonio, mi spiace contrariala, ma per il nostro sistema pensionistico “i pensionati normali SONO a carico dei lavoratori attivi”.
È vero che i pensionati “normali” (come li classifica lei) quando erano lavoratori hanno versato abbondantemente i contributi per formarsi la PROPRIA pensione, ma quei contributi versati sono serviti per pagare la pensione di un ALTRO pensionato.
Perciò, sig. Antonio, con i contributi che lei sta versando da lavoratore sta pagando la pensione di un altro. Quando lei andrà in pensione, un altro lavoratore, con i propri contributi, pagherà la sua pensione, sig. Antonio, in base ai contributi che lei, sig. Antonio, ha versato durante la sua vita lavorativa.
Questo modello di sistema pensionistico è detto “a ripartizione”: un lavoratore versa i contributi che NON vengono accantonati perché servono per pagare la pensione di un ALTRO (non la propria). Questo modello di sistema pensionistico è quello adottato dall’INPS.
Un altro modello di sistema pensionistico è detto “a capitalizzazione”: un lavoratore versa i contributi che vengono accantonati e che costituiscono col tempo il montate contributivo che servirà a pagare la PROPRIA pensione (non quella di un altro). Ma anche qui il montante contributivo non resta “fermo”, viene investito. Questo modello di sistema pensionistico è quello adottato da un Fondo pensioni.
In economia finanziaria nessun capitale finanziario viene mantenuto fermo (non resta su un conto corrente): o viene utilizzato per pagare la pensione di un pensionato, o viene investito in altre attività finanziarie.
Gli amministratori pubblici dei nostri contributi fanno salti mortali per amministrare correttamente i nostri soldi. Da quanto ho potuto apprendere leggendo vari documenti, le posso assicurare che il Presidente INPS Tito Boeri prima, e il Presidente INPS Pasquale Tridico attuale hanno lavorato molto per far quadrare i conti dell’INPS e per andare incontro ai lavoratori con le loro proposte pensionistiche.
Ma le entrate dell’INPS dipendono da due elementi: dai contributi versati dai lavoratori per pagare le pensioni, e dai trasferimenti dello Stato inerenti la fiscalità generale (tasse) per pagare varie forme di assistenza. Perciò, se proprio vogliamo risalire la scala delle responsabilità, arriviamo agli “amministratori dello Stato”: a chi governa e a chi approva le leggi (il Parlamento).
È chi amministra lo Stato che ha il compito di garantire il lavoro e di applicare le tasse.
Se, come dice lei, “di solito in azienda chi non è in grado di svolgere la propria mansione lo si licenzia”, è anche vero che di solito in una nazione il Governo che non è in grado di svolgere la propria mansione (garantire il lavoro a chi lo cerca, distribuire la ricchezza mediante un’equa tassazione) viene licenziato attraverso le consultazioni elettorali.
Grazie Claudio, direi risposta esaustiva come sempre!
Vero con quanto detto in ultima battuta. Però ricordi che, quando il danno è stato fatto, nessuno risarcisce e intanto loro (i nostri politici) si sono arricchiti!.. E noi paghiamo!
Infatti ognuno dovrebbe pagarsi la propria pensione con i contributi versati. Al resto dovrebbe pensarci l’Erario. Il sistema attuale dell’INPS serve solo pagare baby pensioni e d’oro, e tutte quelle non coperte da adeguate entrate contributive. Il dott. Perfetto ha…..perfettamente ragione. E’ il sistema che è VOLUTAMENTE E POLITICAMENTE sbagliato. Ha fatto comodo A LORSIGNORI E ALLE LORO CLIENTELE. Amen
Premetto che come economista valgo poco ma più che il sistema a ripartizione che è sbagliato è che, pur sapendo cosa era, come era progettato e quindi a cosa doveva e poteva servire, lo si è deliberatamente usato in modo non conforme. Non si può progettare un trattore e poi usarlo come come auto per andare in vacanza con la famiglia. Mi rimane un dubbio sui sistemi a capitalizzazione, un dubbio banale se vogliamo: chi muore poco dopo la pensione il suo capitalizzato và in successione? E analogamente chi ha la sfortuna di superare ii 100 anni dopo aver raggiunto l’aspettativa di vita non gli pagano più nessuna pensione?
Buongiorno dottore.
Ovviamente le cose stanno come dice Lei.
Però mi permetta di dire che sembra di vivere un paradosso.
Il primo lavoratore che ha versato contributi ha atteso, diciamo, 40 anni prima di divenire il primo pensionato.
Pertanto per 40 anni i suoi contributi come quelli delle prime migliaia di lavoratori sono stati “teoricamente” accantonati.
Riferendoci al primo caso, avremmo l’esempio lampante del pensionamento col metodo a capitalizzazione che percepisce il suo assegno, il suo versato, da pensionato 40 anni dopo.
Stabilito sia necessario un rapporto “maggior/uguale” di 1 lavoratore X 1 pensionato se lo si estende a milioni di lavoratori/pensionati dire poi che ci si trovi in un sistema a ripartizione, cosa vera, dovrebbe far sorridere.
Sembrerebbe di poter dire che per 40 anni di contributi nella attesa del primo pensionato, sono stati usati per fare dell’altro.
Ma forse ho usato una logica errata o “non adatta al sistema”; Lei “da Perfetto Informatico” senza dubbio mi chiarirà dove la logica sbaglia.
Ma non mi prenda troppo sul serio.
Saluti
Sig. Wal52, lei pone domande difficili.
Le dico subito che non so risponderle sulla questione relativa al “primo pensionato”. La risposta richiederebbe necessariamente l’esplorazione sulla “causa prima”. Si entrerebbe nel campo della Metafisica. Sarebbe come domandarsi: “cosa c’era prima che l’universo venisse in esistenza?”
Ebbene, la domanda su “cosa c’era prima dell’universo” non avrebbe senso, secondo l’astrofisico Stephen Hawking, in quanto sia lo spazio che il tempo sono iniziati col big-bang, con l’espansione dell’universo, per cui prima dell’universo (prima del big-bang) non c’era affatto un “prima”.
Allo stesso modo potrei risponderle che al momento del “primo pensionato” non c’era un “sistema pensionistico”, e quindi il suo esempio che per lei è “lampante” per me è assolutamente “buio”.
Posso invece risponderle sul momento in cui è venuto a formarsi il “sistema previdenziale” che si fonda sulla relazione causa-effetto, ovvero lavoratore-pensionato.
Lei introduce l’ipotesi del rapporto 1 a 1 tra lavoratore e pensionato (1/1=1). Per ogni lavoratore attivo c’è un pensionato la cui pensione viene finanziata con i contributi del lavoratore attivo. La sua, quindi, è un’ipotesi ammissibile. Posso esprimermi in merito alle conseguenze di tale ipotesi.
Supponiamo che il sistema previdenziale sia in equilibrio con 100 lavoratori e 100 pensionati (rapporto 100/100 = 1). Lasciando invariato tutto (salari, contributi versati, pensioni erogate), supponiamo che 1 lavoratore vada in pensione. Avremmo 99 lavoratori attivi e 101 pensionati.
Con 99 lavoratori attivi e 101 pensionati il sistema previdenziale non è in equilibrio in quanto 99/101= 0,98 (e non 1).
Affinché il sistema previdenziale torni in equilibrio, occorrerebbe che ci fossero 101 lavoratori attivi a fronte di 101 pensionati in modo che 101/101=1.
Risultato: se un lavoratore va in pensione, occorrerebbero 2 nuovi lavoratori per pagare le pensioni.
Applichiamo l’esempio al nostro caso reale.
Ci sono circa 23.000.000 di lavoratori e circa 16.000.000 di pensioni erogate (non necessariamente numero di pensionati, che sono meno, in quanto c’è qualche pensionato che gode di più di una pensione). Il rapporto tra lavoratori attivi e pensioni erogate è 1,4. Questo significa che se 20.000 lavoratori vanno in pensione, sarebbero necessari 28.000 nuovi lavoratori per pagare le 20.000 pensioni in più (infatti 28.000/20.000=1,4)
È questo il motivo per cui insisto che, per avere nuove pensioni, occorre avere nuovi lavoratori, perché altrimenti ci sarebbero due sole alternative: 1) a parità di importi pensionistici maturati con i contributi versati, occorrerebbe aumentare il versamento dei contributi da parte dei lavoratori attivi; oppure, 2) a parità di versamento dei contributi dei lavoratori attivi, occorrerebbe diminuire gli importi pensionistici.
Lo riconosco, sono esempi molto terra terra, e non implicano formule complesse, sofisticate, che si reggono su basi statistiche, attuariali e demografiche, ma credo sia sufficiente per rendersi conto dell’importanza di avere un determinato numero di lavoratori attivi a supporto di un determinato numero di pensioni erogate.
Il Governo sembra orientarsi verso la seconda alternativa: per mandare la gente in pensione occorre diminuire gli importi pensionistici.
Mi permetta di chiederle ,pur nella sua giusta disamina del nostro “sistema” pensionistico,di non offendere la nostra intelligenza. Che i nostri amministratori facciano i salti mortali per amministrare i contributi, è una frase che non si può leggere.
Sig. Alf Bianchi, se ho offeso la sua intelligenza mi spiace, non era di certo nelle mie intenzioni.
A pag 494 del Tomo 1 (citato nell’articolo) si legge che per il 2022 il totale delle entrate dell’INPS è stimato in 474 miliardi di euro e il totale delle uscite è stimato in 476 miliardi di euro. Il saldo è negativo: circa -2 miliardi di euro.
Il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico deve quindi gestire un budget di 474 miliardi di euro che viene per la massima parte alimentato dalle entrate contributive (241,559 miliardi di euro) e dalle entrate derivanti da trasferimenti correnti (principalmente da parte dello Stato, pari a 131,463 miliardi di euro). Per il 2022, in particolare, l’INPS si è visto “tagliare” 16,204 miliardi di euro da parte dello Stato.
Il Presidente Tridico (ma anche i suoi predecessori) sono forse da ritenersi degli “incapaci” perché con un budget di 474 miliardi di euro vanno in rosso di 2 miliardi (ovvero, dello 0,4 per cento) anziché arrivare al pareggio? E aggiungo: il Presidente Tridico è forse da criticare perché il suo stipendio è stato elevato da 60.000 euro lordi a 150.000 lordi all’anno (come hanno riportato i giornali), quando un qualsiasi quadro aziendale di qualsiasi azienda con un fatturato assai inferiore a 474 miliardi di euro l’anno guadagna tra i 60.000 e i 75.000 euro lordi annui con benefit macchina ed altro ancora?
Lei, sig. Alf Bianchi, afferma “Che i nostri amministratori facciano i salti mortali per amministrare i contributi, è una frase che non si può leggere”.
Le rispondo che io, invece, ho letto il Tomo I relativo al Bilancio preventivo 2022 dell’INPS e ritengo che chi amministra quel bilancio deve fare salti mortali per far quadrare i conti.
Perché deve fare i salti mortali? Perché io credo che ci siano pressanti influenze da parte del Governo per indirizzare nella maniera dovuta le voci di spesa. Perché lo so? Perché nel mio piccolo anch’io in azienda ho dovuto scendere a compromessi su ciò che ritenevo giusto fare e su ciò che mi veniva detto di fare da chi mi dava il budget da gestire. Anch’io ho quindi fatto i salti (anche se non proprio mortali) e, per fortuna, con la rete di protezione.
Grazie sempre!