Il presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla è tornato a parlare di pensioni anticipate nell’inserto del Corriere “l’Economia” andando a riepilogare tutte le usciti dal mondo del lavoro possibili e soprattutto la differenza causata dalla riforma Fornero che ha svantaggiato in maniera notevole coloro che usciranno con il contributivo puro, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi. Le chiamiamo ancora le pensioni dei giovani, ma supponendo un ingresso medio a 24 anni di età ora i nostri sono tutti cinquantenni non più così giovani. Vediamo le parole di Brambilla a questo proposito.
Pensioni 2021 ultime news: tutti gli accessi alla pensione dopo la Fornero
Brambilla spiega subito che “Per la pensione di vecchiaia occorre avere 67 anni di età (requisito valido a tutto il 2022) con almeno 20 anni di anzianità contributiva a patto di aver maturato un importo minimo di pensione non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (693,18 euro lordi mensili) indicizzato con la media mobile quinquennale del Pil nominale. Quest’ultimo vincolo viene meno al raggiungimento di un’età anagrafica superiore di 4 anni a quella prevista per il pensionamento di vecchiaia (71 anni nel quadriennio 2019/2022). A questa età sarà liquidato l’assegno pensionistico maturato indipendentemente dal suo valore, a condizione di poter far valere almeno 5 anni di contribuzione effettiva”.
Invece “Per i contributivi puri, chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, è prevista anche la pensione di vecchiaia anticipata, con un anticipo fino ad un massimo di 3 anni rispetto all’età prevista (oggi 67 anni), se in possesso di almeno 20 anni di contribuzione ed un importo minimo di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale cioè una rendita di 1.294 euro lordi al mese che corrisponde in media a uno stipendio mensile lordo da lavoro di circa 1.850 euro; non proprio alla portata di tutti i lavoratori. L’importo è indicizzato in base alla media mobile quinquennale del Pil nominale. Il vincolo di un importo minimo di pensione elevato sostituisce in pratica il requisito contributivo minimo di 35 anni previsto dalla normativa precedente per l’accesso al pensionamento anticipato nel regime contributivo.”
Poi ricorda: “È prevista una ulteriore possibilità di pensionamento con età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia cioè il cosiddetto «pensionamento anticipato» con 43 anni e 3 mesi di contribuzione, un anno in meno per le donne che il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, ha bloccato fino al 2026 a 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva (un anno in meno per le donne), con una «finestra» di 3 mesi sicché l’anticipo e di soli 2 mesi. Ovviamente per i contributivi puri questo obiettivo è lontano almeno 16 anni. Questi lavoratori nel 2021 possono beneficiare di altri strumenti di anticipo pensionistico solo se hanno almeno 62 anni di età anagrafica (60 anni fino al 2023 per l’isopensione) e una anzianità contributiva di 20 anni; ciò significa che sono nati nel 1959 e che hanno iniziato a lavorare all’età di 36 anni nel 1996; ovviamente queste regole valgono anche negli anni a venire: nel 2022 potranno accedere i nati nel 1960 che hanno iniziato a lavorare a 36 anni e così via. Si tratta dell’isopensione che consente ai dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti un anticipo fino ad un massimo di 4 anni (7 anni fino al 2023), con costi e contributi figurativi interamente a carico delle aziende“.
Pensioni anticipate: contratti di espansione e svantaggio per il cotributivo puro
Brambilla spiega poi che vi è un altra uscita pensionistica: “I contratti di espansione finanziati a tutto il 2021 ma con alta probabilità di rinnovo almeno per i prossimi anni, che prevedono una forma di ricambio generazionale con l’assunzione di un giovane ogni tot prepensionati per i dipendenti delle aziende con più di un certo numero di addetti; i «fondi esubero o di solidarietà» oggi attivi per le banche e le assicurazioni attivabili per industria, commercio, servizi, artigianato e agricoltura; come per i contratti di espansione, l’anticipo è di 5 anni rispetto ai requisiti di pensionamento, quindi in questi casi quota 82 (62 anni di età e 20 di contributi). Per i contributivi puri non sono percorribili gli anticipi opzione donna (occorrono 35 anni di anni di contributi), Ape sociale (36 e 30 anni di contributi). Attenzione perché questi lavoratori, che pure a rigor di calcolo dovrebbero avere circa 26 anni di contribuzione, potrebbero non arrivare al requisito minimo di 20 anni a causa della crisi o di lavori intermittenti; se laureati triennali o magistrali possono beneficiare del cosiddetto «riscatto di laurea leggero» applicabile anche agli anni antecedenti al 1996; per il 2021 è previsto un costo di 5.264,49 euro per ogni anno di laurea da riscattare per cui l’importo complessivo, è di 26.322,45 euro per un corso di 5 anni e di 15.793,47 per il triennale”.
In conclusione Brambilla spiega: “Alla luce di quanto detto, considerate le condizioni più favorevoli dei retributivi e misti, diviene indispensabile equiparare la condizione dei contributivi puri che la riforma Fornero ha molto svantaggiato con quella degli altri lavoratori eliminando i vincoli di accesso alla pensione pari a 2,8 volte il minimo per la vecchiaia anticipata e 1,5 volte il minimo per la vecchiaia con il rischio di aumentare da 67 anni a 71 anni l’età di pensionamento.
Infine considerando che il metodo contributivo non contempla una integrazione al trattamento minimo di cui oggi beneficiano circa il 25% dei pensionati (integrazione e maggiorazione sociale), per motivi di equità intergenerazionale e considerato che è proprio con i contributi di questi lavoratori che si pagano le pensioni attuali, prevedere anche per i giovani «contributivi puri», l’integrazione al minimo su valori pari all’integrazione al minimo o alla maggiorazione sociale (tra 517 e 654 € mese) e calcolati maggiorando la pensione a calcolo in base al numero di anni lavorati”.

Brambilla fal Braun lascia stare ambi terno e quaterne quelli li puoi usare solo per il gioco del lotto di devo tornare unicamente alla cifra di contributi versati 41 punto e basta
MA BASTAAAA!!!!! Una volta ci dicevano che dovevamo lavorare per pagare la pensione ai nostri anziani, adesso ci dicono che lo dobbiamo fare per i nostri giovani. L’apettativa di vita dagli ultimi dati raccolti dall’Istat si è abbassata di 1 anno e 6 mesi. NON NE POSSIAMO PIÙ DOPO 41 ANNI DI LAVORO !!! VOGLIAMO QUOTA 41 E SENZA PENALIZZAZIONI !!!
SE CIÒ NON ACCADRÀ QUESTA VOLTA CI SARÀ UNA VERA E PROPRIA RIVOLTA SOCIALE ! LA GENTE È STANCA ESASPERATA, NON NE PUÒ PIÙ DI ESSERE PRESA IN GIRO !!!
Si parla di ispezione ma chi lavora in proprio ed è solo come fa?
bellissima questa sua disamina di chi può andare in pensione con i 41 anni di contributi; praticamente pochissimi allo stato attuale; e la chiamano pensione anticipata? lasciando perdere la fase in cui andavano a 40 anni (di età, non di contributi) in pensione, poi i 35 , poi i 38 con la quota 100, poi la sua bellissima (è ironico) proposta di 102 con i 64 anni e 38 di contributi tanto per fottere la gente; io credo , dott. brambilla , che 40 anni siano un numero (parlo di contributi) giusto per andare in pensione; se prorogassero di un altro anno quota 100 sarebbe meglio ancora; ultima cosa dott. brambilla: continui a proporre quota 102 (64+38) ; vedrà quanti accidenti le invieranno; credo che lei non lo faccia apposta, non ha la minima idea di cosa voglia dire faticare
Ma mi sapete dire quanta gente va in pensione con l’Isopensione? in quali società?
Alcuni giorno fa ho parlato con il GESTORE ( in banca ora li chiamano in questo modo gli esperti di risparmio che parlano, anche con ottantenni preoccupati dalle proposte prospettate, di come impegnare i loro risparmi ) sono l’evoluzione di coloro con i quali hai rapporti se talvolta sul conto corrente hai più di “due lire”.
Bene, ho visto che alcuni di loro, man non solo, alla venerabilità di 58 anni, ben felici, ricevono lettere di prepensionamento a seguito delle varie fusioni tra diversi gruppi bancari (beati loro.. li i soldi ci sono…i nostri).
Ma voi pensate forse che tra i metalmeccanici o tra altre categorie del privato (io appartengo alla gomma plastica) al di sotto dei 100 dipendenti, in società che hanno patito la crisi, che non hanno liquidità per acquistare le materie, per cui rifiutano gli ordini, possano permettersi di pensare a riduzione di personale ricorrendo all’Isopensione?
Qui si parla di solo di cassa integrazione con dipendenti al l 50% dello stipendio.
E capita anche che qualcuno, per fare in modo di salvaguardare il suo posto, lavori qualche ora non retribuita, mentre è in cassa integrazione.
Qui si parla solo di licenziamenti e di Naspi … Brambilla!!! Tra le molte medie industrie private in crisi economica penso che una buona parte (molte di loro nelle nelle mani delle PRIVATE EQUITY) non può o non vuole pensare di ricorrere nemmeno a un solo anno di Isopensione per alcuni dei loro dipendenti vicinissimi alla pensione.
Piccolo dettaglio: i “prepensionamenti” che citi sono “esodi” pagati dai DIPENDENTI BANCARI e dalle banche col proprio fondo esuberi. La collettività non ci mette un quattrino. Magari documentarsi un po’ prima di mettere in moto la tastiera no?
Sig. Enrico … certo che è così! certo che esiste il fondo esuberi! ”
Ma il concetto che ho tentato di esporre e che vedo Lei non ha colto è: le banche sono nel pensiero comune viste come situazioni “floride” che nel tempo hanno potuto permettersi di “esodare” parte dei loro dipendenti, talvolta anche con con larghissimo anticipo sui tradizionali tempi di pensionamento vigenti.
Anticipi che molti dei beneficiari accettano anche volentieri.
Queste situazioni, di fatto, non sono presenti in altri ambiti del mondo del lavoro; ad esempio tra società private con 16 ./. 99 dipendenti, la dove si parla e si sparla a proposito di ISOPENSIONE.
La dove il datore non può economicamente permettersi un solo anno di prepensionamento per un suo singolo dipendente con una tale regola.
Eppure parliamo di pochissimi dipendenti oggettivamente più anziani dei molti corrispettivi del settore finanziario (dove i numeri sono grandi e molti sono gli anni di anticipo).
A questi anzianotti Lei cosa racconterebbe … che l’ISOPENSIONE per loro esiste solo sulla carta; per al contrario possiamo proporre solo il licenziamento.
Se è così, perché ci scandalizziamo in continuazione delle pensioni dei politici, dei loro vitalizi (attualmente legali) o di elusione delle multinazionali (attualmente legale) e non di regole pensate come l’SOPENSIONE troppo costosa ai più per potervi ricorrere.
Tralasciamo sulla consistenza di “fondi” per danni sofferti da molti che attendono invano di rivedere i loro risparmi.
Dottor Brambilla!!! visto che l’esimio, talvolta burbero, dottor Cazzola alcune volte almeno ci espone il proprio pensiero a riguardo delle opinioni giuste o sbagliate degli scriventi … poiché Lei nell’articolo accenna che al di sotto dei 100 dipendenti possiamo usufruire anche di ISOPENSIONE ci ragguaglia con dei numeri a riguardo!
Perché la società dove lavoro mi chiede di fare il TUTOR per ridistribuire parte del mio lavoro a neoassunti … che costano meno di una dipendente anziana (donna 61 anni 40,6 di contributi) … così poi potrà pensare a ridurre il personale licenziando magari la sottoscritta per “giustificato motivo oggettivo in quanto mi “soffiano il lavoro” e mi dicono che le costa troppo, anche per un solo anno l’ISOPENSIONE preferendo, eventualmente, licenziarmi ricorrendo alla NASPI.
Non dimentichi di comunicarlo anche alla dottoressa Fornero!