Pensioni anticipate ultime oggi 13 novembre su quota 100: disparità tra uomini e donne

Le ultime novità di oggi sulle pensioni anticipate e sulla quota 100 arrivano dagli ultimi dati elaborati da Cgil e Inca nell’analisi “Dis(uguaglianze) di genere nel sistema previdenziale” presentata nella sede nazionale del sindacato a Roma nella giornata di ieri all’intero della campagna ‘Rivolti al futuro’. Vediamo nel dettaglio questi dati e cosa è stato detto.

Ultime novità oggi Pensioni anticipate: Quota 100 svantaggia le donne

Il Sito CGIl riporta dati allarmanti su quota 100 e sulle pensioni anticipate:Poco più di 341 mila: sono queste le persone che, nel triennio 2019-2021, usciranno con Quota 100 (la possibilità di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi). Di loro, la componente femminile non arriva a 100 mila persone Confederazione e patronato sottolineano come Quota 100 non sia “una risposta” ai bisogni e alle questioni che emergono dall’universo delle donne. La ricerca stima che nel periodo 2019-2021 oltre 43.500 donne usciranno con Quota 100 nel settore privato e più di 56.200 nel settore pubblico. Il resto della platea coinvolta è rappresentato da uomini (oltre 214 mila). La Cgil rivaluta al ribasso, inoltre, le stime del Def, che prevedevano 973 mila uscite nel triennio: per la confederazione le uscite saranno 631 mila in meno“.

Nel report stilato ci sono dati molto interessanti che vale la pena analizzare: “Le disuguaglianze di genere presenti nel mercato del lavoro si ripercuotono anche sul sistema previdenziale: le pensioni di vecchiaia erogate alle donne sono il 48% in meno rispetto a quelle erogate agli uomini, quelle anticipate il 20% in meno. Inoltre, l’83% delle pensioni integrate al minimo sono liquidate alle donne, che ricevono una pensione di vecchiaia che ammonta a 645 euro lorde al mese. Come si evidenzia nel rapporto, poi, le donne sono penalizzate anche per l’accesso alla pensione anticipata.

Hanno potuto usufruire di strumenti come Ape sociale e Precoci solo rispettivamente il 34% e il 17% delle lavoratrici. Ecco perché secondo la confederazione quota 100 resta una risposta “parziale”. Infatti, sulla base di alcune stime del sindacato le donne che nel 2019 utilizzeranno tale misura saranno circa 40mila, il 26% del totale (pari a 144mila). Un quadro di forti disuguaglianze aggravato dalla normativa attuale che prevede vincoli anche reddituali di accesso alla pensione. Infatti, come evidenzia la Cgil, le lavoratrici che andranno in pensione con il sistema contributivo (tra il 2035 e il 2040) saranno costrette ad aspettare i 73 anni di età poiché il loro reddito non supera di 2,8 volte (1280 euro) o 1,5 volte (680 euro) l’assegno sociale

Pensioni anticipate ultime oggi 13 novembre: il resoconto dell’iniziativa CGIL

L’analisi è stata presentata martedì 12 novembre durante un’iniziativa organizzata dalla Cgil nazionale nell’ambito della campagna della confederazione Rivolti al futuro. È il secondo appuntamento dopo quello dedicato ai giovani, ed è stata un’occasione importante, anche alla luce del confronto aperto con il governo, per evidenziare le problematiche dell’attuale sistema pensionistico e quanto le riforme degli ultimi dieci anni abbiano pesato in particolare sulle donne. Per la Cgil è: “Necessario riconoscere il lavoro delle donne e valorizzare quello di cura, come richiesto dai tre sindacati confederali nella piattaforma unitaria, ed è tempo di ottenere risposte concrete per superare la riforma Fornero, dando così un futuro pensionistico ai giovani, alle donne e ai lavoratori gravosi. L’iniziativa è stata aperta da Susanna Camusso, responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale. A seguire la relazione introduttiva del segretario confederale Roberto Ghiselli. Poi gli interventi di diverse delegate di categoria e il contributodi Maria Luisa Gnecchi, responsabile welfare del Pd e componente della segreteria, e del sottosegretario al Lavoro Francesca Puglisi,. Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Qui di seguito eccovi il video integrale se volete guardarlo:

IL VIDEO INTEGRALE

Pensioni anticipate e donne, le dichiarazioni di Landini, Camusso e Ghiselli

Come riporta il comunicato stampa ecco le principali dichiarazioni degli esponenti sindacali durante l’evento: “Chiediamo che il tavolo che abbiamo conquistato prenda nei prossimi giorni la strada di una riforma strutturale della legge Fornero, per dare garanzie future a tutti e uguaglianza, riconoscendo le differenze di genere” ha affermato Maurizio Landini. “C’è bisogno, dentro questa legge di bilancio, di dare i primi segnali che riguardano il part-time verticale, l’allargamento dell’Ape sociale e la definizione di un percorso certo per una legge sulla non autosufficienza. C’è poi un nostro giudizio di insufficienza rispetto alla rivalutazione delle pensioni”, uno dei temi al centro della manifestazione unitaria indetta dai sindacati per sabato 16 novembre al Circo Massimo a Roma“.

Susanna Camusso evidenzia invece: “Stiamo affrontando il tema della diseguaglianza di genere nel sistema previdenziale perché il nostro sistema previdenziale è ingiusto per tante ragioni, in quanto non è pensato sul fatto che il lavoro delle donne ha caratteristiche differenti. Le donne, infatti, pagano il prezzo di un mercato del lavoro che le vede relegate nei lavori più poveri e ad un orario più ridotto. Tutto ciò ha delle conseguenze – ha aggiunto – sul sistema previdenziale, soprattutto in un sistema che non legge più che la vita delle donne è caratterizzata non solo dal lavoro, ma anche da tutto il lavoro domestico, di cura, cioè tutto ciò che poi sostiene quella fondamentale struttura sociale che sono le famiglie in ogni loro forma e di relazione”.

Infine sulle pensioni anticipate ecco le parole di Roberto Ghiselli, segretario Confederale CGIL: “Per rimuovere le attuali disuguaglianze serve una riforma complessiva dell’attuale sistema pensionistico, così come proponiamo nella Piattaforma unitaria elaborata con Cisl e Uil. Vanno riconosciute le diverse condizioni delle persone, a partire da quelle di genere, bisogna prevedere una vera flessibilità in uscita, tutelare le carriere discontinue, il lavoro di cura prestato in ambito familiare, che per il 68% è a carico delle donne. Inoltre è urgente intervenire per garantire una piena e regolare copertura previdenziale alle lavoratrici in part time verticale ciclico, che ad oggi, non vedendosi riconoscere i contributi nei periodi di sosta lavorativa, sono costrette ad andare in pensione più tardi”.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

6 pensieri riguardo “Pensioni anticipate ultime oggi 13 novembre su quota 100: disparità tra uomini e donne

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    14 Novembre 2019 in 13:25
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    Giù le mani da quota 100 che è il miglior provvedimento che un governo abbia mai varato negli ultimi vent’anni e questo grazie alla Lega e al M5S due realtà vicine al popolo

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    13 Novembre 2019 in 21:54
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    E’ vero che con Opzione donna la pensione viene decurtata per un importo non trascurabile, nondimeno quest’anno (fonte Inps) saranno ben 25,000 le donne che potranno accedere anticipatamente al pensionamento, cioè prima di avere compiuto 60 anni di età.
    Dopo tutto non mi pare che la situazione sia quindi così negativa per il gentil sesso.

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    13 Novembre 2019 in 18:26
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    I sindacati DEVONO ricordarsi anche di adoperarsi per prorogare OPZIONE DONNA al 2023. Basta con questa storia di anno in anno!

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    13 Novembre 2019 in 17:02
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    Sig. Claudio leggo le sue parole e ritengo che il commento rispecchi la situazione odierna/attuale. La situazione economica italiana non è ottima. Oggi ritengo che quota 100 e reddito di cittadinanza andrebbero riviste. Quota 100: dare la possibilità alla quiescenza a persone con situazione di disoccupato o gravi problemi di lavoro, non esteso a tutti, ed in particolare chi il lavoro ce l’ha. Reddito di cittadinanza: andrebbe tolta in quanto è stato un esperimento con lacune da qualunque punto di vista.

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      14 Novembre 2019 in 13:28
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      Io leverei gli 80€ di Renzi che sono andati a persone che un lavoro già ce l’avevano ….

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    13 Novembre 2019 in 13:41
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    I sindacati dicono cose giuste. Sono cose giuste perché sono proprio le cose che la gente desidera sentirsi dire e, quindi, “per forza” sono giuste. I sindacati hanno lo stesso comportamento dei politici: la ricerca del consenso. Invero, è un comportamento generalizzato di tutti coloro che si rivolgono al pubblico (e forse, un po’ inconsciamente, anche il mio). I sindacati non hanno una chiara visione del mondo del lavoro.
    La gente è affamata di equità e di giustizia e si aspetta di riceverle dallo Stato, dal Governo. Il Governo, dal canto suo, deve far quadrare le uscite in accordo con le entrate, e può farlo solo ridistribuendo la ricchezza, cioè togliendo ad alcuni per dare ad altri. Bene: togliamo ai ricchi e diamo ai poveri (è il pensiero di noi tutti, non è così?). Un pensiero giusto, ma naÏf direi.
    Per stare con i piedi a terra, poniamoci una domanda: perché nel contesto lavoro/pensioni non si parla mai di banche? Abbiamo una visione strabica della Politica Economica: abbiamo a che fare con una Politica Monetaria espansiva esercitata della BCE tramite bassi tassi di interesse e Quantitative Easing (il bazooka di Mario Draghi) che fa a pugni con una Politica Fiscale restrittiva praticata dallo Stato Italiano (anche se il Ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri afferma che la manovra sarà di tipo espansivo). Il Governo ha la sua strada da seguire e non sta certo ad ascoltare i sindacati più di tanto.
    Cosa voglio dire con questo? Voglio dire che:
    1) parliamo di pensioni da estendere a una platea più ampia di persone (giustissimo!) senza parlare ANCHE di lavoro da estendere a una platea più ampia di persone (anche questo altrettanto giusto);
    2) parliamo di Politica Fiscale che deve essere compatibile con il Patto di Stabilità e di Crescita, e quindi restrittiva, SENZA ARMONIZZARLA con una Politica Monetaria che è invece espansiva.
    Sindacati, Governo, Banche: non vedo, non sento, non parlo.

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