Pensioni anticipate, ultime su quota 100: misura demagogica, socialmente inutile

Le ultime novità sulle pensioni anticipate e nello specifico sulla quota 100 arrivano da una disamina fatta da Luigi Metassi, per anni amministratore del Comitato Esodati licenziati e cessati, che dopo aver letto il nostro articolo relativo al post facebook pubblicato dal M5S sulla bontà della pensione anticipata con quota 100 non ci sta e dice la sua.

La parte che più ha fatto indignare Metassi concerne la domanda che il M5s ha rivolto ai cittadini per strada, al fine di mostrare la bontà della misura: “E’ giusto andare in pensione con quota 100?”. Per Metassi una domanda inutile, sciocca e mal formulata. Eccovi la sua disamina

Giusto andare in pensione con quota 100? Ma che domanda é?

Ma che razza di domanda è? È umano e perfino ovvio che, chi avesse l’opportunità di andare in pensione con tale formula, risponda affermativamente. La domanda avrebbe avuto senso se fosse partita da considerazioni oggettive che i 5S, in tutta evidenza, invece si guardano bene dal formulare. Si continua a discutere soggettivamente e non si entra nel cuore del problema. Si continua a magnificare una misura temporanea, sostanzialmente improvvida in quanto non offre soluzione a questioni assai più datate e critiche, quali gli esodati che esodati restano avendogli cooptato i fondi, ma nemmeno apre uno spiraglio alle contribuzioni discontinue, al riscatto della condizione lavorativa e sociale delle donne.

Tanto meno entra nel merito dell’arbitrarietà algebrica del calcolo retributivo, dei coefficienti di trasformazione e dell’età di vecchiaia che, insieme combinati, concorrono a determinare la bassa valorizzazione delle liquidazioni e le ulteriori decurtazioni qualora si aderisse ad una qualunque forma di anticipo pensionistico; cosa che, tra l’altro, incide maggiormente al crescere della quota parte a regime contributivo, quindi in particolare sulle generazioni future per cui, concentrarsi su casistiche attuali puó portare a risultati tranquillizzanti ma poco significativi.

Parliamo invece di chi andrebbe in pensione con una liquidazione interamente contributiva. Uscire dal lavoro cinque anni prima (a 62 anni anzichè 67) ad un lavoratore medio corrisponderebbe una base di calcolo (il monte dei contributi versati) inferiore di circa 50.000 € e un coefficiente di trasformazione inferiore di poco meno del 15% (fonte tabella INPS per gli anni 2019 e 2020). Non è difficile intuire che il combinato dei due fattori, nel caso di liquidazioni interamente contributive, la circostanza comporterebbe riduzioni prossime al 30%.

Quota 100: nessuna svolta alla Fornero, ma semplice opportunità

Poi prosegue Metassi: “In sostanza, mi sento di poter concludere che Quota 100, ben lontana dall’aver rappresentato una svolta alla controriforma del 2011, è servita unicamente ad offrire una opportunità di riduzione del personale alle aziende pubbliche e alle grandi aziende del Nord.

Nel futuro, potrebbe al massimo rappresentare una via di fuga per chi puó contare su redditi elevati – ai quali corrispondano consistenti montanti contributivi – che generalmente non sono appannaggio dei lavoratori discontinui, degli addetti e soprattutto delle addette ai lavori più umili. Senza con questo voler sottacere i lavoratori e le lavoratrici monoreddito, per i quali la componente reddito assume ulteriore rilevanza.

Quota 100: misura demagogica, socialmente inutile

In conclusione, direi che siamo in presenza di una misura demagogica, socialmente inutile ed economicamente dispendiosa anche se ora è doveroso mantenerla o quantomeno tutelarne gli esiti fin qui generati. Il termine “giusto”, usato dall’intervistato, implica una sorta di auto-assoluzione che non mi sento di condividere e l’affermazione “L’Italia volta pagina cancellando la Legge Fornero” mi appare del tutto arbitraria, al limite del risibile, men che mai meritevole di commento.

Le modalità con le quali si sta affrontando il problema delle pensioni, che comporta inevitabili risvolti nel sociale, nel personale e nelle famiglie stesse, sa di insipienza, di inquietante; l’affermazione “I nonni possono tornare a fare i nonni” infatti va esattamente in tale direzione. Chi mai ha concesso a costui l’autorità di stabilire aprioristicamente a quali attività mi sia più consono dedicare la mia vita? Etichettare le età è un modo elegante per discriminare le generazioni; è una sorta di eufemismo che cela un inquietante ossimoro (discriminare con paternalismo) del quale mi sento di dover diffidare altamente.

Riforma pensioni: nessuna risposta alle politiche di austerità se non si risolve dramma esodati

Poi Metassi conclude parlando dell’altra misura citata dal M5S ossia il reddito di cittadinanza e traendo le sue conclusioni sull’intero post.

In quanto al reddito di cittadinanza, la ritengo una misura percorribile (con le dovute cautele) laddove vi sia una crescita economica ad alimentare le offerte di lavoro. Dove c’è stagnazione, nel migliore dei casi, diventa assistenzialismo oneroso e disincentivo a cercare occupazione, quando non diventa addirittura occasione per truffare lo Stato con false autocertificazioni“.

In conclusione, termina la lunga disamina di Metassi: “in termini previdenziali non ci sarà nessuna risposta alle politiche di austerità fintanto che non si porrà rimedio ai danni conclamati (v. esodati) e non si porrà mano al regime contributivo in maniera strutturale estromettendo dal calcolo il PIL, riducendo a valori consoni l’età di riferimento per la vecchiaia e rimodulando i coefficienti di trasformazione.
Sul piano dell’occupazione non mi dilungo ma certo non sarà adottando le misure di un paese in espansione che possiamo immaginare di tamponare le deficienze di un paese in recessione; al massimo potremo riuscire ad acuirle

Voi, dalla vostra, condividete il pensiero di Luigi Metassi? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

5 pensieri riguardo “Pensioni anticipate, ultime su quota 100: misura demagogica, socialmente inutile

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    9 Gennaio 2020 in 13:13
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    Quota 100 non si tocca fino a scadenza .
    Dal 1/1/2022 confermare quota 100 con il calcolo contributivo per chi lavora .
    Per chi è disoccupato , esodati, lavori usuranti , opzione donna o invalido a più del 74% mantenerla come ora con calcolo contributivo .

    Nei decenni migliaia di persone hanno beneficiato di pensionamenti a dir poco regalati con contributi minimi versati e con calcolo contributivo per non parlare delle pensione assistenziali senza contributi .
    Nessuno però si lamentava dicendo ” io non ci rientro “.
    È ora state trattando gente che ha 62 anni e versato 38 anni di contributi come i baby pensionati di allora o peggio .
    Vergognatevi . Sicuramente si potrà fare di meglio ma intanto vergognatevi di criticare .

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    9 Gennaio 2020 in 12:26
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    Quota 41 costava meno di quota 100 ma hanno preferito mandare gente in pensione con 38 anni di contributi e 62 età .. Ben per l’oro.. Ma adesso è dico adesso devono fare quota 41 non nel 2022 quando di precoci non c’è ne saranno più.. Chi ha 41/42 anni di contributi e un santo diritto andare in pensione lo dicono tutti ma non lo fa nessuno

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    8 Gennaio 2020 in 17:56
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    Ma non ti manda nessuno in pensione, lo devi richiedere tu!!! Quindi? L’unica cosa che poteva attirare l’anticipo della liquidazione fino a 45000,00 mila euro. Che fine ha fatto?????????????????

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    8 Gennaio 2020 in 15:06
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    ANDIAMO A FARE LAVORI SOCIALI PER ARRIVARE ALLA PENSIONE VISTO CHE AI 54 ENNI NON CI PENSATE ALMENO QUESTO

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    8 Gennaio 2020 in 14:57
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    Condivido il pensiero di Luigi Metassi.
    Giusto mandare in pensione con Quota 100? Io, per esempio, ho l’opportunità di andare in pensione con questa formula, e quindi rispondo affermativamente alla domanda (come Metassi aveva predetto).
    Quota 100 (che è per pochi) non è affatto una svolta alla Fornero (che è per tutti meno che per i Quota 100), e serve “come una opportunità di riduzione del personale alle aziende pubbliche e alle grandi aziende del Nord” (le quali hanno personale in esubero).
    Quota 100 è una misura demagogica? Certamente sì, come lo sono tutte le misure politiche fatte dai politici che sono alla continua ricerca del consenso popolare per attrarre voti.
    Quota 100 è socialmente inutile? Certamente sì, come lo sono tutte le misure politiche fatte per una piccola parte della società trascurando la parte maggiore della società.
    Risolvere il dramma degli esodati?… La vedo dura… Porto la mia motivazione.
    Perché Salvini ha detto di fare prima Quota 100 e poi subito Quota 41? Perché aveva soldi solo per Quota 100 e non per Quota 41, ma al tempo stesso voleva mantenere in caldo i voti di coloro che erano in Quota 41 promettendo che l’anno successivo avrebbe fatto Quota 41 (ma poi, visto che sarebbe stato impossibile con l’IVA di mezzo, si è dileguato – mia personalissima ipotesi).
    Perché Renzi voleva abolire Quota 100 e destinare le sue risorse alle famiglie? Voleva farlo per avere i voti delle famiglie, che sono di più di quelli di Quota 100 (ma poi, visto che sarebbe stato impossibile per via della forte opposizione interna al governo, si è adeguato – mia personalissima ipotesi).
    Il dramma degli esodati mi ricorda il dramma (forse in misura ancor maggiore, se posso dir questo con il permesso degli esodati) dei bambini affetti da malattie rare. Perché le industrie farmaceutiche non investono nella ricerca del farmaco per curare quelle malattie rare? La risposta è semplice e sconfortante: perché non c’è business.
    Perché i politici non pensano agli esodati? Perché gli esodati non portano voti. Perché per i politici gli esodati non sono un business.

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