Pensioni anticipate, ultimissime: inevitabile il legame con l’aspettativa di vita?

Pensioni anticipate, ultimissime: inevitabile il legame con l’aspettativa di vita?

Le ultime novità sulle pensioni anticipate giungono da un intervento di Michaela Camilleri, ricercatrice del Centro Studi e Ricerche itinerari previdenziali, su il Punto-pensioni&Lavoro ove é una delle firme principali. Nell’ultimo suo elaborato ‘Una vita da pensionato’ cerca di spiegare come sia preccoché impossibile continuare a parlare di flessibilità in uscita senza tenere conto dell’innalzamento, peraltro oggettivo, dell’età pensionabile.

L’intervento potrebbe non essere letto con gioia da quanti continuano a richiedere ad esempio la quota 41 a prescidere dall’età anagrafica, o da quanti confidano la quota 100 possa proseguire anche se in modalità differente post 2021. La dott.ssa Camilleri, laureata in Economia dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, collabora con il Centro Studi e Ricerche itinerari Previdenziali dal 2015 occupandosi dell’analisi dei sistemi di welfare pubblico ed integrato del Paese, con focus su dinamiche giuridiche, socio economiche e finanziarie dei sistemi di previdenza pubblica complementare. Ecco le sue considerazioni che partono proprio dall’idea che possa anche essere lecito, dal punto di vista del semplice e comune cittadino, continuare a chiedere di uscire anzitempo dal mercato del lavoro, ma é tuttavia opportuno far conoscere alcuni dati al fine di cercare di far comprendere perché le età del pensionamento stiano progressivamente aumentando. I motivi sono essenzialmente tre, eccovi le sue considerazioni.

Riforma pensioni 2020, sulle uscite anticipate parla l’esperta Camilleri

Così spiega l’esperta previdenziale: “L’unico aspetto in materia di pensioni che da tempo sembra aver catturato l’attenzione politica e mediatica sembra essere quello dell’uscita anticipata dal mondo del lavoro. L’interesse dei policy maker ma anche dei cittadini è concentrato esclusivamente sul fatto che l’età per accedere alla pensione è troppo elevata rispetto al passato. Nonostante l’eccessiva rigidità introdotta dalla riforma Monti-Fornero sia ormai largamente riconosciuta e, di conseguenza, sia necessario intervenire introducendo una qualche forma di flessibilità in uscita, è bene però anche ricordare – soprattutto per evitare di ripetere i gravi errori del passato – che il nostro bilancio previdenziale è ancora appesantito da alcune importanti anomalie dovute proprio all’introduzione di norme che consentivano l’accesso alla pensione con requisiti di enorme favore, slegando completamente i contributi versati dall’ammontare delle prestazioni concesse”

Poi la dott.ssa Camilleri passa ai dati Inps rielaborati dal Settimo Rapporto sul Bilancio del sistema Previdenziale Italiano, ove di evince come al 1 gennaio 2019 vi siano in pagamento 652.687 pensioni previdenziali da più di 38 anni, relative a uomini e donne andati in pensione nel lontano 1980 o anche prima. Ora si comprende come gli effetti del passato pesino inevitabilmente su quanti richiedono di poter uscire anzitempo oggi, giacché quelle elargizioni ‘generose’ , si pensi alle baby pensioni, che ancora incidono sulla spesa previdenziale italiana.

Poi snocciola qualche dato: “Dovrebbe, dice, allora far quantomeno riflettere che la durata delle pensioni erogate dal 1980 o prima sia in media pari a circa 44 anni nel settore privato e 44,4 anni per gli uomini e 43,3 per le donne nel settore pubblico. Considerando che, a oggi, per un 65enne la durata media della prestazione pensionistica (valore attuale medio per maschi e femmine della pensione diretta e di reversibilità) è calcolata a poco più di 19 anni”

Insomma per la ricercatrice giusto provare ad attenuare le maglie strette della Riforma Fornero, ma sarebbe bene non fare errori già fatti in passato, tra questi dunque abbassare troppo l’età della pensione, al fine di non creare altri’danni’ al sistema previdenza dimenticando quelli già causati in precedenza. Tre almeno, come avevamo anticipato , i motivi che spingono l’età del pensionamento ad aumentare progressivamente e che se non si tengono in debito conto rischiano di presentare all’Italia un ‘conto salato’ specie alle future generazioni, insomma le parole non ci sembrano così distanti da quelle proninciate più volte dalla Professoressa Fornero, specie leggendo il terzo motivo ove si cita il patto intergenerazionale.

Pensioni anticipate, ok flessibilità, ma l’età della pensione dovrebbe progressivamente aumentare

Eccovi l’ultima parte estrapolata dal suo intervento: “Come si diceva, molto spesso gli italiani si lamentano dell’innalzamento dell’età di pensionamento. Sarebbe tuttavia opportuno conoscere questi dati e capire perché le età stanno progressivamente aumentando. I motivi sono essenzialmente tre:

  • Aumenta la longevità dei pensionati e l’aspettativa di vita a 65 anni (22,5 anni per le donne e 19,3 anni per gli uomini), di conseguenza si allunga anche la durata media delle pensioni;
  • I baby boomer (coorti molto numerose) hanno già iniziato ad andare in pensione con un relativo aumento della spesa pensionistica dovuto al fatto che queste generazioni presentano nastri contributivi completi e buone retribuzioni;
  • E’ necessario rispettare il patto intergenerazionale e mantenere in equilibrio il sistema con un rapporto adeguato tra durata della vita lavorativa e durata della quiescenza, per evitare di penalizzare i lavoratori che oggi con i loro contributi consentono il pagamento delle pensioni.

Poi conclude: “Se non si lega l’età di pensione alla speranza di vita (peraltro uno degli stabilizzatori automatici del sistema) i rischi sono quelli che emergono da durate quasi quarantennali delle pensioni sorte molti anni fa e ancor oggi in pagamento: ci vorranno ancora molti anni per ridurre queste anomalie che ancor oggi appesantiscono il bilancio del sistema pensionistico. Una lezione da non dimenticare” Voi cosa ne pensate della disamina della ricercatrice Camilleri? Condividete le sue preoccupazioni?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

9 pensieri su “Pensioni anticipate, ultimissime: inevitabile il legame con l’aspettativa di vita?

  1. Sono disoccupata e percepisco naspi sono ad agosto 2020 e ad agosto con i contributi figurativi naspi maturerò 41 anni di contributi. La naspi di agosto verrà pagata a settembre poi con il fermo di tre mesi che si richiedono potrò fare domanda di pensione (sono nella categoria precoci) ?? Mi dicono che la quota 41 per i precoci sarà valida solo ancora per il 2020…dovessi “sforare” a gennaio 2021 che succederà?? Donatella

  2. Trovo scandaloso tirare fuori in questo momento drammatico per tutti di nuovo la storia dell aspettativa di vita che va a distruggere la vita di persone che tra poco vanno in pensione non con la quota 100 ma con la legge fornero persone che vanno con 42 anni ed oltre di servizio. Orbene quest altra scienziata atomica che incomincia a sobillare coi suoi studi del cavolo sull.aspettativa di vita si stia zitta e si dedichi ai risparmi che fa lo stato su tutte le morti di persone a causa del coronavirus e quindi pensioni che non erogherà più. L aspettativa di vita è un tradimento, è una pugnalata alle spalle creata dalla legge monti fornero. Salvini e il m5s hanno bloccato l aspettativa di vita fino al 2026. È legge dello stato pertanto LASCIATELA. Solo così a chi gli manca 1 o 2 o max 3 anni potrà andare in pensione. Basta con i vostri studi a discapito dei lavoratori. Incominciate a rinunciare alle vostre consulenze superpagate cosi i soldi risparmiati servono per le nostre pensioni. Avete voluto farci credere che le nostre pensio e cioè versamenti versati dai lavoratori creano deficit quando l informazione vera, quella che viene occultata, ci racconta cosa c è dietro questa pandemia e cioè cattiva gestione della cosa pubblica, interessi economici miliardari, i ricchi diventeranno ricchissimi i poveri poverissimi. BASTA PARLARE DELLE NOSTRE PENSIONI E DELL ASPETTATIVA DI VITA. RIDUCETE LE PENSIONI MILIONARIE. BASTA! CHIAROOOOO??????????

  3. Pensiamo anche a chi ha versato i contributi per una vita e non si è potuto godere la.tanto attesa pensione….che fine fanno i loro contributi?…credo sia una percentuale non irrisoria..ma.allo stato non basta ..vuole la pelle di tutti i lavoratori.. pur di non farci godere quel poco che ci rimane in tranquillità….

  4. Le pensioni che verranno erogate ora e per qualche anno ancora, sono calcolate col sistema cosiddetto “misto”, quindi una quota di pensione è calcolata col sistema retributivo e una quota col contributivo. Ebbene quest’ultima prevede che il montante dei contributi venga trasformato in pensione con un coefficiente. Ad esempio questo coefficiente per l’età di 57 anni valeva il 4,720% nel 2009 e oggi invece 4,200% sempre per l’età di 57 anni, questo perché detto coefficiente tiene conto dell’aumentare dell’aspettativa di vita. Gli effetti pratici consistono nel fatto che ad esempio un montante di 350.000€ nel 2009 produceva una pensione di (350.000*4,720%) 16.520€ annui lordi mentre oggi lo stesso montante di contributi, (350.000*4,200%) di 14.700€ in quanto il pensionando vivrà più a lungo e quindi percepirà più a lungo la pensione e conseguentemente il suo importo sarà più basso.
    Vorrei tranquillizzare l’esperta, contrariamente a quanto sostiene, non è necessario andare in pensione più tardi per inseguire l’aspettativa di vita (sarebbe ora di smetterla con questa folle idea), perché già ora è contenuta nel coefficiente di trasformazione e già automaticamente provvede a ridurre l’importo.
    In altre parole, guardando l’esempio precedente, andando in pensione alla medesima età già ora l’importo si riduce perché verrà pagato più a lungo, senza fare ulteriori interventi peggiorativi.
    Vedo che ancora c’è chi non vuole imparare nulla da questa situazione, è bastato un “esserino” di meno di un milionesimo di millimetro per affondare l’intero pianeta, e anziché pensare a goderci qualche hanno di vita serena in più pensiamo ancora di inchiodare la gente al lavoro fino a età assurde. Mah.

    1. Buon giorno a tutti e buon giorno gent. Sig. Emilio, voglio confemsre ogni singola parola del Suo matematico e preciso commento. Posso affemsre che fa piacere leggere commenti basati su oggettivita e chiarezza.
      Sono troppi invece ancora quelli legati ad un colore politico. La grandezza di un uomo si valuta anche sulla base della sua liberta di pensiero Senza vincoli dettatti solo e stato dalla tessera di partito. Complimenti.
      Cordiali saluti.
      Luigi Napolitano

  5. Ma fa parte pure di un centro studi, ma studi Lei quest’altra capisciona, l’aspettativa di vita non puo’ crescere in continuazione all’infinito.

  6. Adeguare le baby pensioni all’ importo della pensione minima attuale.
    E rimarrebbero sempre a credito con lo Stato e noi “sfigati”.
    E comunque, quando ero ragazzo io (nativo del 1961) la pensione anticipata
    con 40 anni di contributi dei ns. babbi era una chimera (e loro andavano a lavoro
    a 15/16 anni) pensiamo noi che abbiamo minimo il diploma, quindi mondo del lavoro
    non prima dei venti anni arrivare ai 42 e 10 mesi , ma non scherziamo.
    Quindi pandemie crisi quello che volete, tutti in pensione con quota 41.
    Non si discute.

  7. I pensionati degli anni ’80 sono il prodotto spesso dei prepensionamenti (con gran favori a banchieri e industriali che si liberavano di lavoratori in esubero e ormai distrutti). Parlare ancora di speranza di vita in periodo di pandemia è da un lato indecente dall’ altro cinico.

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