Pensioni anticipate ultimissime oggi: quota 100 un flop, e ora?

I giornali di questi giorni sono tutti lì a confermare quello che già si era capito da un po’ di mesi. Quota 100 sta perdendo appeal tra gli italiani. I dati del primo semestre 2020 sono impietosi. Sono state presentate dagli italiani circa 48.000 domande, meno di un terzo di quelle presentate allo stesso periodo dell’anno 2019. I motivi sono presto detti: i lavoratori non se la sentono di andare in pensione prima a causa di una riduzione dell’assegno finale che può arrivare anche al 15%. Non esiste penalizzazione ma è del tutto evidente che se vai prima in pensione versi meno contributi e ti devi accontentare di un assegno di pensione più basso.

Pensioni anticipate ultime oggi su quota 100: non ha abolito la Fornero

Se nelle prime settimane di entrata in vigore della legge le domande superavano addirittura le 3.000 al giorno, nel secondo semestre del 2019 queste sono diminuite considerevolmente fino a circa 500 domande giornaliere. Nel primo semestre di quest’anno poi le domande sono crollate ulteriormente (forse anche per l’effetto Covid che ha indotto gli italiani a non rinunciare ad una capacità economica maggiore) assestandosi a circa 250 al giorno. Quindi la legge triennale che negli intendimenti del governo giallo-verde doveva portare un milione di lavoratori italiani in pensione con relativa assunzione di un milione di nuovi occupati si è rivelato un flop clamoroso. A meno che non ci sia il prossimo anno un improbabile aumento di domande si può già prevedere che gli italiani che “approfitteranno” di questa legge saranno poco più della metà di quelli previsti. Questo è solamente un bene in quanto questa è una legge in perdita, una legge che costa circa 7 miliardi di euro l’anno e quindi se invece di pesare 20 miliardi nel triennio costerà poco più della metà ne beneficeranno le casse dello Stato.

Che poi quota 100 non è una vera quota 100 pura. Bisogna comunque avere 38 anni di contributi e 62 di età. Nello stato inoltre c’è una finestra di 6 mesi per cui si arriva a 62 anni e 6 mesi di età. E’ stata fatta sostanzialmente per poter dire “abbiamo finalmente demolito l’odiata legge Fornero” ma così assolutamente non è e se non si interviene subito alla data del 1 gennaio 2022 ritorna, in quanto ancora perfettamente in essere, la legge Fornero.

Quota 100 che era uno dei cavalli di battaglia di Salvini e di cui ancora adesso si vanta (ormai anche senza tanta convinzione) era solo propaganda politica. Infatti la legge è stata approvata solamente per tre anni (2019-2020-2021) proprio perché anche i governanti di allora sapevano che non era una legge strutturata, era una legge che costava, e non poteva essere duratura.

Pensioni anticipate 2020, cosa fare dopo quota 100?

Adesso di quota 100 non parla più nessuno, il ricambio generazionale non c’è stato (le nuove assunzioni sono si e no un terzo delle persone andate in pensione) e quello che all’inizio dell’anno 2019 era costantemente sulle prime pagine dei giornali e nei titoli dei telegiornali (si parlava solo di quota 100 e del reddito di cittadinanza) viene ora relegato nelle pagine economiche e per giunta con poca evidenza. Il problema semmai è un altro. Si deve arrivare il prima possibile all’anno 2038. Perché direte voi? Perché dall’anno 2038 scadono i lavoratori che godono del cosiddetto sistema misto. Con le nuove pensioni pagate da quell’anno il sistema pensionistico si reggerà perfettamente da solo. Percepisci cioè la pensione in base a quanto hai effettivamente versato. Per i lavoratori che hanno cominciato a lavorare dall’anno 1996, inizio della pensione contributiva, lo Stato per pagarti la pensione non deve integrare assolutamente nulla. Tanto versi, tanto avrai.

Bisogna quindi far passare questi 18 anni con meno danni possibili per l’erario. Questo è lo scopo vero, reale. Sarà sicuramente ripresentata Opzione Donna che non costa nulla allo Stato (il calcolo viene effettuato completamente col sistema contributivo con conseguente perdita per le lavoratrici del 25/30% di quanto percepirebbero). Si faranno nuove leggi cercando di limitare i danni. Per assurdo potrebbe esserci un prolungamento di quota 100 o arrivare addirittura alla quota 41 che tanto vuole Salvini, ma ovviamente con delle penalizzazioni e arrivare così all’anno 2038 per avere finalmente un sistema pensionistico che per coloro i quali si pensionerà da quell’anno sarà perfettamente in grado di reggersi autonomamente.

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Articolo a cura di Mauro Marino

29 pensieri riguardo “Pensioni anticipate ultimissime oggi: quota 100 un flop, e ora?

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    13 Settembre 2020 in 11:07
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    io il prossimo anno avro’ 62 anni e quasi 40 di contributi. non so quando mi daranno di pensione. penso sui 1300 euro. il discorso è che vado in pensione 3 anni prima rispetto alla fornero e 5 anni prima rispetto a quella di anzianità.
    con il sistema contributivo in base al mio reddito medio percepirei circa 30/35 euro al mese in più di pensione ogni anno di lavoro in piu.
    quindi in teoria 3 anni in più circa 100 euro mese, 5 anni in più 180 euro mese.
    domanda: quanto vale un anno di vita passati i 62 anni starsene a casa a farsi i fatti propri.
    considerato che faccio un lavoro usurante a turni da 40 anni penso non esista valore.
    so di essere un egoista, ma ho visto troppa gente andare in pensione a 50, 52, 53 anni con 35 anni di contributi. senza parlare delle baby pensioni, conosco persone andate in pensione a 36 anni.
    a parte che sono convinto che il sistema pensionistico italiano ancora un qualche anno e poi sballa chi vivra’ vedra’.

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      14 Settembre 2020 in 13:47
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      ..mi sembra una ipotesi molto ottimista quella di 100 euro in più al mese se si rimane altri 3 anni a lavoro .

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        14 Settembre 2020 in 18:33
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        Digitando sul web :” quota 100, quanto si perde per ogni anno di anticipo sulla Fornero ? ” compare un 3% di percentuale di perdita per ogni anno di anticipo. Ipotizzando una pensione massima di 1400 euro, il 3% corrisponde a 42 euro, quindi tre anni di anticipo sarebbero la perdita del 9% che sono 126 euro. 1400-126= 1274. ( sono calcoli approssimati ma non peregrini). Forse anche per questo alcuni attendono il 2021 per presentare domanda. Magari vanno con 64-65 anni ma con 40-41-42 di contributi e contengono la perdita.

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    11 Settembre 2020 in 19:50
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    Una società democratica e evoluta, dove i cittadini sono realmente responsabili del bene comune, presente e futuro (anche egoisticamente i figli sono i nostri), deve avere una visione precisa e non economicamente destabilizzante del futuro. Ma deve anche tentare di migliorare le condizioni di vita future dei suoi cittadini.
    Non incolpiamo lavoratori e pensionati. 100 miliardi di evasione fiscale annua sono il crimine!, insieme a mafie, corruzione e sprechi.
    Lavorare 40/41 anni onestamente e pensionarsi non deve essere sentito come un privilegio: è un diritto! Se non lo capiamo facciamo un gioco sbagliato; quello dei tagliatori impietosi di spesa, e faremo il male dei nostri figli.

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    11 Settembre 2020 in 10:34
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    Quota 100 si fonda sul seguente principio: “vai in pensione quando vuoi, in base ai contributi che hai versato, e senza penalità”. C’è chi decide di andare a 65 anni (come me) per incrementare il proprio montante contributivo, e c’è chi decide di andare a 62 anni perché ha altri progetti da realizzare, o perché è malato, o perché è semplicemente stanco.

    Quota 100 si basa su requisiti piuttosto stringenti per andare in pensione: 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contribuzione. Pertanto, il suo principio si applica ad una ristretta fascia di lavoratori e ciò non può non generare un mancanza di equità.

    Quota 100 ha lo scopo di favorire il ricambio generazionale: va in pensione un 62enne e viene assunto un 30enne. Una prospettiva di crescita economica elevata potrebbe consentire anche di ottenere un rapporto più favorevole (va in pensione un 62enne e vengono assunti tre 30enni). Invece, la modesta crescita del Pil vicino allo zerovirgola può solo favorire un ricambio generazionale al di sotto delle aspettative (“secondo le ultime stime su 100 anziani usciti sono entrati 42 giovani”, osservava il prof. Cazzola in aprile 2020).

    Quota 100 non è affatto da buttare; in fondo, il suo è un ottimo principio, che andrebbe esteso ad una platea più vasta di lavoratori abbassando i requisiti di età anagrafica e di anni di contribuzione. Inoltre, viste le nuove condizioni economiche che si sono generate a seguito della pandemia (Pil in caduta libera, disoccupazione in forte ascesa, debito pubblico più che elevato), Quota 100 potrà essere utilizzata per fini differenti da quello di origine: è l’”eterogenesi dei fini” di cui parlava il prof. Cazzola nel suo editoriale pubblicato da Pensionipertutti il 14 aprile 2020. A tal proposito il prof. Cazzola, riferendosi alla possibilità di utilizzare Quota 100 per ridurre i licenziamenti che la crisi economica determinerà, così si esprime: “le finalità si invertiranno: non più nuova occupazione, ma minore disoccupazione, grazie all’approdo ad un reddito previdenziale”.

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    11 Settembre 2020 in 8:42
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    Ad una legge ingiusta come la Fornero ha fatto seguito “una toppa” peggiore in termini di equità sociale. Quota 100 ha premiato ,a parità anche di condizione lavorativa, chi ha versato meno contributi, con il paradosso che mentre un tuo collega coetaneo di 62 ma con 38 può andare in pensione tu di 60 anni con 40 anni versati devi aspettare altri due anni seguendo ” la logica “di quota
    di 100. Credo che ci sia poco di cui vantarsi.

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    10 Settembre 2020 in 22:34
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    Gent. Sig. Mauro Marino,
    il prossimo anno andro’ in pensione grazie a Quota 100,e la informo che conto di ”pesare sulle casse” per molto e molto tempo.Mi sono pure preparato un bel secchione di popcorn (lascio immaginare a ciascuno per che cosa).
    Distinti saluti.

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    10 Settembre 2020 in 19:55
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    Spett. Mauro Marino,
    La informo che la normativa QUOTA 100 l’anno scorso riguardava una platea dai 62 ai 66 anni,mente quest’anno ed il prossimo per forza di cose riguarda solo persone con 62 anni di eta’. Si spiega percio’ il calo di domande.
    Lieto di essere stato di chiarimento,
    distinti saluti.

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    10 Settembre 2020 in 19:53
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    Seguo la questione pensioni da alcuni anni e leggo gli articoli delle news tutti i giorni. Finalmente un articolo chiaro, bene impostato, che fornisce una prospettiva ampia del problema inquadrandolo correttamente. Grazie Mauro Marino

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    10 Settembre 2020 in 19:04
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    Ho una visione leggermente diversa: Personalmente ritengo che proprio perchè il 2021 sarà l’ultimo anno di questa oscena quota 100, il terzo anno sarà quello che vedrà un maggior numero di domande. Il ragionamento è presto fatto: Sapendo che la durata è triennale, sapendo che con meno contributi avrai un assegno più basso, alcuni lavoratori, nonostante avessero già acquisito il diritto nel 2019, abbiano deciso comunque di attendere l’ultimo anno di possibilità. E vero, si saranno fatti due anni di lavoro di più, ma sempre meglio dei 5 anni dello scalone. Per loro quindi non è stato un flop.
    Resta il rammarico generale di una norma che, a parte i fortunati, tutto il resto della platea dei lavoratori che per inciso sono milioni, ha visto bloccata per tre lunghi anni una vera riforma strutturale che desse speranze e certezze a tutti. Pensate alla gioia di un lavoratore il sapere che invece di dover arrivare ai 67 gli sarebbero bastati 65. Pensate a chi lavora da giovanissimo il non dover attendere i 43 della Fornero ma magari fermarsi ai 40. E invece tutto fermo, tutti nel limbo ad assistere a veder consegnato il meritato riposo a chi ha lavorato meno e versato meno contributi. Bisognerebbe essere onesti almeno con se stessi: Dopo mesi cosi travagliati, sanitariamente ed economicamente, qualunque governo ci fosse, come si potrebbe pensare ad una nuova riforma pensionistica più vantaggiosa o almeno pari alla quota 100 ?
    Mi domando ancora: Ma come fanno certi personaggi a varare una opzione che dopo tre anni riporta tutto come prima ? Ma che visione hanno del futuro ? Speravano in un boom economico che gli permettesse di estendere a tutti la loro riforma ? E i fondi dove li prendiamo ? Ecco presentato il conto: invece del boom ci siamo ritrovati in una pandemia che ha drenato parecchie risorse. Forse Salvini e Durigon hanno una sfera di cristallo taroccata come la loro materia grigia.

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    10 Settembre 2020 in 17:40
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    Leggo: “Con le nuove pensioni pagate da quell’anno il sistema pensionistico si reggerà perfettamente da solo. Percepisci cioè la pensione in base a quanto hai effettivamente versato”. Questo non è vero in quanto nessun sistema previdenziale è in grado di “reggersi da solo” in base ai contributi versati. Il sistema previdenziale sta in piedi se ci sono lavoratori attivi a sufficienza per mantenere quelli in pensione attraverso i contributi versati. Io, che sono ancora un lavoratore in attività, verso i contributi con i quali l’INPS ha pagato la pensione di mio nonno e quella di mio padre. Quando andrò in pensione io, saranno i contributi di mio figlio e di mio nipote a permettermi di percepire una pensione. Tutti i sistemi previdenziali sono “A RIPARTIZIONE”, non a “Contribuzione”. L’INPS non mette i miei contributi in deposito per poi restituirmeli un domani. Per cui il “sistema che si regge da solo” è una grande bufala. Non esisterà mai.

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      10 Settembre 2020 in 22:36
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      Bravissimo.
      Il fatto è che i “ragionieri miopi” di solito sono miopi su tutto, si fanno una costruzione mentale sulle cose viste come “unica possibilità” e fanno le loro considerazioni e proposte sulla base di una visione (e una mentalità) ristretta.
      Una cosa un pò da “diciassettenni immaturi”, che si prendono la prima spiegazione che credono spieghi tutto il mondo e seguono quella.
      Il guaio è che molti di loro non sono più diciassettenni.

      Per esempio, a me poco tempo fa è toccato dover spiegare, al solito che si lamentava che “la spesa pensionistica italiana è la più alta in Europa rispetto al PIL”, che se ciò capita non è perchè è ALTA la spesa pensionistica italiana ma perchè è BASSO il PIL, in particolare dalla crisi del 2008.

      Basta andare a vedere i dati Eurostat e confrontarci con la Germania, andamento della spesa pensionistica e del PIL negli ultimi due decenni, per capire che il nostro VERO problema non è che i pensionati italiani sono “egoisti e sciuponi” (a parte la quota di privilegiati e di falsi invalidi che c’è ancora, senza dubbio) ma è che il nostro PIL è in regressione (post crisi, 2007-2016, il PIL in Germania è rimasto STABILE, +1%, mentre quello dell’Italia è crollato, MENO 16%).
      Per cui, è ovvio che, a parità di spesa pensionistica assoluta, se il PIL si abbassa il rapporto spesa/PIL si alza, che è esattamente ciò che è successo in particolare nell’ultimo ventennio.

      Ma costoro ragionano sempre solo sul dividendo, le spese, e mai sul divisore (il PIL), perchè è molto più facile COLPEVOLIZZARE gli italiani sulle spese che non sul PIL.

      Così, è molto più facile dare la colpa alla terribile “parte retributiva” e inventarsi che “finalmente poi il sistema contributivo risolverà ogni problema” piuttosto di capire che il vero pericolo per la sostenibilità del sistema pensionistico è la disoccupazione.
      Anche perchè, oltretutto, si fa fatica a colpevolizzare i disoccupati …

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      14 Settembre 2020 in 13:56
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      quello è ciò che vogliono che noi crediamo. E’ a ripartizione perchè fino ad ora i contributi versati dalla maggioranza dei lavoratori è servita a fare ben altro che pagare pensioni. Ha pagato per 50 anni e continua i vitalizi fino alla terza generazione di politici defunti, ha pagato e sta ancora pagando lavoratori che hanno fatto 15 anni di occupazione, o persone che sono state 2 gg in Parlamento, paga gli 8 anni ,in media, di pensione a tutti i pensionati delle forze armate che lasciano appunto 8 anni prima di tutti gli altri comparti, per non parlare dei milioni di euro per la parte assistenza di chi perde il lavoro. E tutto questo meccanismo non è corretto.
      Il sistema deve funzionare come la previdenza complementare. Io sto versando da 20 anni dalla mia busta paga ad una previdenza di comparto, e lo fa il mio datore di lavoro, e mica adoperano quei miei soldi per dare la pensione a qualcun altro !!

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    10 Settembre 2020 in 15:21
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    Se il sig. Mauro Marino voleva farsi qui detestare credo che ci sia riuscito benissimo.

    In pratica, la sua posizione è quella dei “ragionieri miopi” di cui ho scritto negli scorsi giorni: guarda ad una nuova riforma delle pensioni SOLO nell’ottica di “spendiamo il meno possibile, tenendo la gente il più possibile al lavoro” (e sperando che magari muoia prima di incominciare ad incassare assegni che sarebbero poi più sostanziosi …) invece di guardare al ricambio generazionale nel mondo del lavoro, unico modo per legare la riforma alla ripresa dell’economia.

    Addirittura “bisogna far passare questi 18 anni con meno danni possibili per l’erario”!
    Diciotto anni da “tener duro”, uno scenario da incubo (per lo Stato secondo il sig. Marino, per milioni di pensionandi secondo loro stessi).
    Allora, dico io, la soluzione c’è già: teniamoci la Fornero per 26 anni e problema risolto!

    In pratica, per lui ogni possibile maggior esborso per lo Stato, pur in tempi in cui è la stessa INPS a lanciare messaggi tranquillizzanti sullo stato delle proprie casse!, è semplicemente e solo un DANNO.
    Meno male che il sig. Marino non è mai stato faraone egizio, se no non avremmo le piramidi (spesa di per sè “inutile”, un “costo per lo Stato” che però dava lavoro, metteva in circolazione denaro e beni e faceva girare l’economia).

    Venga poi a chiedere qui, il sig. Marino, quanti sarebbero quelli che, COVID o non COVID, non approfitterebbero oggi di Quota 100 SE POTESSERO (cosa che non possono, per la combinazione dei famigerati 38 anni di contributi con i 62 anni, unica cosa scritta dal sig. Marino che trovo condivisibile).

    Sig. Marino, io concordo che “i giornali di questi giorni sono tutti lì a confermare quello che già si era capito da un po’ di mesi” ma non nel senso che intende lei.

    Io ESATTAMENTE in questi giorni sto vedendo TANTI articoli sui siti web con titoli come:

    “Riforma pensioni: non è più possibile garantire il regime retributivo” (strano che lo si dica PROPRIO ORA, dato che più si va avanti e MENO la parte contributiva pesa sugli assegni, inoltre la gente ancora tutta a pensione contributiva ormai sta progressivamente passando a miglior vita …),

    “Quota 100 è nel mirino” (ma dai, lo si sa bene che scadrà il 31-12-2021, che senso ha demonizzarla ancora?)

    oltre ad articoli che danno per molto probabile, a volte quasi scontato, che Quota 100 potrebbe rimanere ma PEGGIORATA (ancora!) con penalizzazioni, mantenendo la soglia alta dei 38 anni

    e interventi (il solito Cazzola) che stigmatizzano il fatto che “TROPPI italiani vanno in pensione in modo anticipato” (caro Cazzola, spieghi anche a me a agli altri come ci si può andare tanto facilmente, perchè io il modo non l’ho ancora trovato …).

    Adesso qui l’intervento del Sig. Marino.

    Bene, credo che nessuno qui si facesse illusioni sul fatto di potere avere facilmente e senza opposizioni una buona ed equa riforma e che i “ragionieri miopi” sarebbero stati zitti.

    Il bombardamento mediatico di questi giorni, fatto per esprimere desiderata di certe parti politico-economiche e cercare di mettere dei “paletti” propagandistici (ovvero bastoni nelle ruote della riforma), bombardamento che non a caso anticipa l’inizio dei colloqui governo-sindacati, non è inaspettato.

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      10 Settembre 2020 in 21:42
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      Ovviamente c’è un refuso, colpa mia.
      Va inteso come “retributivo”:
      “strano che lo si dica PROPRIO ORA, dato che più si va avanti e MENO la parte retributiva pesa sugli assegni, inoltre la gente ancora tutta a pensione retributiva ormai sta progressivamente passando a miglior vita”.

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        11 Settembre 2020 in 16:44
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        Basta fare pagare le tasse a tutti e il debito pubblico si azzrra: patrimoniale, tassazione pregressi a, carcere e nazionalizzazione beni per gli evasori.
        Quota 100 non si tocca.

        Rispondi
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    10 Settembre 2020 in 14:14
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    Caro Mauro Marino, non ho idea di quanti anni hai, ma vorrei ricordarti che quando dici “bisogna arrivare al più presto al 2038” molti di quelli che sperano che questo stato dimostri un minimo di riconoscenza e rispetto dei diritti, non ci saranno più. Stiamo parlando di un generazione che ha versato tasse e contributi per più di 40 anni, cosa che credo non avverrà più nelle generazioni successive. Rileggi quello che hai scritto e mostra RISPETTO per chi desidera solo di vedersi riconosciuti diritti che al momento dell’ entrata al lavoro erano certezze (35 anni di contributi, come ho già letto in un post in questo fantastico sito/blog (davvero GRAZIE per il lavoro che fate)) che diceva che con 5 anni abbiamo già adeguatamente coperto quella che viene chiamata aspettativa di vita, ma che parla solo di morte. I numeri economici sono solo numeri, il resto è vita.

    Rispondi
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      10 Settembre 2020 in 15:38
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      Caro Roberto i dispiace molto se ti se ti sei sentito offeso. Non era assolutamente mia intenzione. Anch’io ho fatto 42 anni di lavoro e so cosa vuol dire. Io parlavo assolutamente dal punto di vista meramente economico e dal punto di vista dei conti dello Stato. Se ti sei sentito offeso ti chiedo scusa.

      Rispondi
      • Erica Venditti
        10 Settembre 2020 in 20:52
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        Lieta di leggerla 🙂 e che abbia preso parte al confronto.

        Rispondi
      • Avatar
        14 Settembre 2020 in 10:34
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        Mauro nessun problema, qui non si offende nessuno; credo che il mio commento sia la risposta al punto di vista meramente economico: I numeri economici sono solo numeri, il resto è vita.
        Buona Giornata!

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      10 Settembre 2020 in 15:48
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      Certo che è incredibile come viene sovvertito la realtà.
      Salvini difende quota cento e sa benissimo che la legge durava tre anni .
      Il progetto era , dopo i tre anni, di riformare la Fornero con ” quota 41″ , ma il governo del PD non farà nulla e a fine 2021 tornerà la FORNERO.
      Tanto a loro interessano solo i vitalizi incassati dopo pochi anni di pseudo-lavoro e che vanno a gravare sulle cassa dell’ Inps.

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        11 Settembre 2020 in 7:01
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        Sig. Giacomo, credo invece che a sovvertire la realtà dei fatti sia proprio Lei. Non si rende conto che sta accusando una parte politica che deve rimediare ad un caos pensionistico creato da chi ha varato la quota 100 ? Lungi da me difendere il PD e infatti non sono qui a parlare di politica ma di pensioni. La riforma Fornero è nata perchè qualcuno ha disastrato i conti del paese e questo è un dato di fatto.
        Qualcuno si è preso la responsabilità e la rogna di doverli rimettere a posto e questo è un altro dato di fatto indiscutibile. Qualcuno ha varato una opzione a tempo che dopo tre anni riportava tutto come prima, altro dato di fatto e qualcuno dovrà rimediare alle iniquità e ingiustizie della quota 100. Come vede non ho fatto nomi di partito ma ho descritto esattamente la situazione in cui ci troviamo. Immagino che anche Lei sia d’accordo che chi fa debiti o danni dovrebbe avere anche la decenza di ripagarli quei danni. Ed invece no, chi fa danni scappa dalle responsabilità, tanto a rimettere tutto in ordine ci devono pensare gli altri.

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      10 Settembre 2020 in 17:28
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      Caro Roberto, non mi chiedo quanti anni hai, ma dove risiedi: perché evidentemente non sai che significa cercare lavoro e non trovarlo. Io di anni ne ho 58, ho iniziato a lavorare nel 1988, ma – nonostante una laurea – ho contributi continuativi solo dal 1995: dal 1988 al 1995 ho cumulato solo 2 anni di contributi. Perché ? Perché – avendo scelto di insegnare, avendo conseguito una laurea con sacrificio – appartengo a quella generazione che – a causa di politiche ben peggiori di quelle odierne – un bel giorno del 1992 si è ritrovata a spasso perché fu operato un taglio mostruoso alla scuola: 27000 cattedre in meno. Perché quel taglio? Perché i conti erano stati dissestati da politiche dissennate, proprio come quella della pensione RETRIBUTIVA – esiste solo in Italia – e per giunta per un lungo periodo – dal 1973 al 1980 – assegnata anche a chi si ritirava dopo soli 20 anni di lavoro senza alcuna decurtazione (rimangono ancora 55000 pensionati che dal 1980 percepiscono da 1350 a 1650 Euro al mese, avendo lavorato solo 20 anni: figuriamoci quanti erano solo 10 anni fa). Negli anni ’70 non lavoravo, ma cosa hanno fatto i lavoratori all’epoca? Nulla. Ma non basta: cosa hanno fatto i lavoratori nel 1995, quando si è provato a stabilizzare la spesa pensionistica? Nel 1995, i lavoratori più prossimi ai 35 anni di contributi hanno egoisticamente voluto mantenere la loro posizione, non accettando di fare 1 o 2 anni in più, condannando i loro colleghi con 15-20 anni di meno ad andare in pensione con 43 o 44 anni… l’ho visto con i miei occhi, dato che mi sono riconvertito e da 25 anni lavoro in una multinazionale manifatturiera. In conclusione: anche io quando ho iniziato c’erano i 35 anni o i 60 anni e sono stanco di vedere lavoratori che pensano solo alla propria generazione e non a quelle successive, che devono combattere con precarietà e con i buchi mostruosi creati dalla politica dell’epoca (che molti per giunta neanche si vergognano a rimpiangere).

      Rispondi
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        11 Settembre 2020 in 19:46
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        Una società democratica e evoluta, dove i cittadini sono realmente responsabili del bene comune, presente e futuro (anche egoisticamente i figli sono i nostri), deve avere una visione precisa e non economicamente destabilizzante del futuro. Ma deve anche tentare di migliorare le condizioni di vita future dei suoi cittadini.
        Non incolpiamo lavoratori e pensionati. 100 miliardi di evasione fiscale annua sono il crimine!, insieme a mafie, corruzione e sprechi.
        Lavorare 40/41 anni onestamente e pensionarsi non deve essere sentito come un privilegio: è un diritto! Se non lo capiamo facciamo un gioco sbagliato; quello dei tagliatori impietosi di spesa, e faremo il male dei nostri figli.

        Rispondi
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    10 Settembre 2020 in 14:07
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    Salve mi chiamo Claudio, credo di aver avuto una delusione, o iniziato a lavorare a 16 anni, e a marzo di quest’anno sarei dovuto andare in pensione, con quota 100, dal primo gennaio di quest’anno, non mi hanno riconosciuto i 2 anni d’imbarco su navi della M.M. . Cosa devo fare, se c’è qualcuno che mi può aiutare, grazie

    Rispondi
    • Erica Venditti
      10 Settembre 2020 in 14:26
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      La pubblico ma non sparei come aiutarla….magari qualcuno può darle lumi essendosi trovato in situazione analoga

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        10 Settembre 2020 in 19:20
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        Mauro Marino ha augurato tutto il male possibile ai lavoratori.
        Praticamente dice che sara’ soddisfatto quando un lavoratore dopo 40 anni di lavoro (ammesso che ci arrivi), percepirà mediamente un pensione che oggi può essere valutata intorno alle 750/800 euro (con il sistema di calcolo che lui si augura).
        Purtroppo per lui credo che a quel punto, o ci sarà la rivoluzione (che certamente io non mi auguro), o molto più probabilmente, come succede oggi, la collettività si farà carico di assicurare una pensione decorosa a chi ha lavorato per una vita intera. Credo che certe “esternazioni” siano fatte solo ed esclusivamente per creare anzia e nervosismi, al fine di portare questa già traballante società verso soluzioni autoritarie.
        I governanti italiani di qualsiasi colore politico (ma anche qualsiasi persona mediamente intelligente) sanno bene che la situazione che Marino si augura e’ improponibile e che un impoverimento generalizzato di larghe fasce delle società non conviene a nessuno.

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      10 Settembre 2020 in 19:23
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      …saranno poco più della metà di quelli previsti… e avete il coraggio di chiamarlo flop ??? Io vedo sicuramente il bicchiere mezzo pieno. Sarò molto curioso vedere se con la prossima legge in 3 anni raggiungeremo oltre la metà dei previsti… Le dinamiche sono tante in questo caso..c è stato il covid che ha frenato certamente l’uscita con un assegno minore..magari con figli in cassa integrazione e poi avvicinandosi ai 62 anni di età nel 2021 chi ha magari 40 anni di lavoro può pensare di attendere 2 anni e andare con la Fornero.. è una scelta che può fare. Vedremo il prossimo anno come si chiuderanno le domande anche in base a quanto e se penalizzeranno le uscite dal 2022 con le nuove proposte..le persone vicino ad un cambiamento che peserà sulla propria vita fino al termine, attendono giustamente per capire cosa conviene fare..

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