Pensioni anticipate, ultimissime su quota 100 da Inps, Armiliato e Nannicini

Pensioni anticipate, ultimissime su quota 100 da Inps, Armiliato e Nannicini

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 24 ottobre 2019 e nello specifico sulla quota 100 arrivano direttamente dai dati diffusi dall’Inps, ove si certifica, monitorando le peculiarità sociodemografiche delle domande presentate al 30 settembre per poter accedere all’uscita anticipata con quota 100, che la misura é stata usata in prevalenza da uomini.

Le domande presentate in totale sono state 184.890, ricordiamo che dopo il boom iniziale, le richieste sono risultate in realtà inferiori alle aspettative e ai fondi preventivati a bilancio dal governo precedente per tale misura, ragione per cui avanzano, ora all’incirca 7 miliardi. Che come era prevedibile fanno gola a molte categorie escluse dalla precedente manovra finanziaria che chiedono di poter essere riconsiderati in questa Ldb 2020, tra questi: i precoci, che chiedono la quota 41, gli esodati, che chiedono la riapertura dei termini dell’ ottava salvaguardia e le donne che chiedono il riconoscimento del lavoro di cura ai fini previdenziali.

Pensioni 2019, Nannicini risponde in diretta Fb

Ieri proprio per affrontare queste tematiche si é tenuto, come vi avevamo anticipato, un’interessante diretta Facebook sul gruppo ‘Lavoro Pensioni problemi e soluzioni’ con l’onorevole Nannicini che si é prestato ad ascoltare i suggerimenti dei lavoratori ed ha provveduto a rispondere ai quesiti posti che sono stati debitamente raccolti dall’amministratore del gruppo Mauro D’Achille.

Si fa un gran parlare del dopo quota 100, ma per il Senatore Nannicini il focus andrebbe puntato non tanto su un banale ‘ Sì o no Quota 100quanto sull’importanza di pensare da subito ad un’uscita morbida per chi si troverà ad avere i medesimi requisiti di chi potrà uscire con la quota 100 fino al 31/12/2021, ma avrà la sfortuna di maturarli dal 1/1/2022 e dunque dovrà far fronte ad uno scalone di 5 anni. . Per Orietta Armiliato, invece, il focus dovrebbe essere da subito spostato sulle donne, giacché la quota 100 così come vige e come certificano i dati Inps ha nuovamente penalizzato il genere femminile. La platea delle lavoratrici per l’ennesima volta é rimasta fuori da una misura che seppur sperimentale poteva consentire ad alcune di accedere alla quiescenza, l’unico modo, dati i risparmi ora certi, é quello di abbassare l’età contributiva richiesta a 36 anni per le donne, al fine di promuovere la quota 100 rosa.

Pensioni 2019, quota 100 si associ a quota 100 rosa

Così Armiliato sulla pagina del Comitato Opzione donna social che amministra: “Domande ricevute da INPS per accedere a Quota💯presentate al 30 Settembre: 🔸Donne: 48.033🔹Uomini: 136.857 🔺Totale: 184.890

Credo non sia difficile con questi numeri certificati da Inps dimostrare all’UE che il discrimine di genere si compie se NON si abbassa la contribuzione in virtù del lavoro di cura per le donne in modo che anche a loro sia data la possibilità di accedere a Quota💯, per altro misura temporanea e che non richiede ulteriori impegni finanziari giacché possiede la copertura economica necessaria #QuotaCentoRosa: é una questione di equità

Cosa ne pensate di questi dati, che potete anche analizzare da soli nell’infografica messa a corredo dell’immagine dell’articolo? Concordate con le preoccupazioni del Senatore Nannicini, relative allo scalone post quota 100, e con la proposta di Orietta Armiliato? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

45 pensieri su “Pensioni anticipate, ultimissime su quota 100 da Inps, Armiliato e Nannicini

  1. Buongiorno ho 62 anni e 39 anni di contributi di cui 8 tra mobilità e c.i.g. È forse colpa mia se le aziende mi hanno messo in mobilità e c.i.g?

    1. Caro Vincenzo, anch’io ho 62 anni e quasi 42 di contributi. È forse una colpa aver cominciato a lavorare presto (a 18 anni) ?

  2. Come al solito i poveri cristi si scannano tra loro perché le leggi lasciano sempre qualcuno scontento (basti pensare agli scaglioni delle tasse) io riportarsi quota 100 libera da ogni vincolo do età e come sostengo da tempo troverei i soldi necessari dagli stipendi e dalle pensioni dei politici, dalle pensioni d’oro che ingiustamente vengono ritenute “diritti acquisiti” e dalla lotta all’evasione. Fa effetto inoltre aver sentito qualcuno che prende 3/4000 euro mese di pensione piangere perché gli è stato tolto qualche misera decina di euro di rivalutazione. Per tornare a quota 100. Io ho perso il lavoro per chiusura azienda e a 61 anni a fronte di decine di domande di ogni genere che ho fatto non sono stato chiamato nemmeno ad un colloquio di lavoro. È ingiusto per chi purtroppo si trova in situazioni anche peggiori per aver lavorato da precoce che se la prenda con la mia categoria e non con chi di dovere

  3. SIG NANNICINI ANCHE LO SCRIVENTE E’ STATO PENALIZZATO IN OTTAVA SALVAGUARDIA ,PER 4 MESI MANCANTI AI 61,7 ANNI A 36 MESI DA FINE MOBILITA’ PUR AVENDO TUTTI GLI ALTRI REQUISITI .E PENALIZZATO ANCORA IN APE SOCIAL , ESCLUSO PER AVER LAVORATO 3 GIORNI IN UN’ALTRA DITTA DOPO AVER TERMINATO I CANONICI 3 ANNI DI MOBILITA’. BENE NANNICINI NESSUN POLITICO HA DETTO NULLA NEL MERITO FANTASMI NON DEGNI DI NOTA. ALLORA SIG NANNICINI NON SI MERAVIGLI ORA SE NEL GENNAIO 2022 NON POTRANNO PIU’ BENEFICIARE DI QUOTA 100, PERCHE’ VOI POLITICI FATE SEMPRE DELLE LEGGI PENSIONISTICHE A TERMINE,CHE INEVITABILMENTE ALLA SCADENZA DA VOI PREVISTA PROVOCANO DEGLI SCONTENTI . MA QUESTO E’ RIBADISCO UN PROBLEMA CREATO DA VOI PER NOI.

  4. Sanno benissimo che le generazioni anni 50 e 60 sono quasi tutti precoci…
    A quei tempi che possibilità avevi…
    Se non fosse per loro chissà come sarebbe l inps ora…

    1. Assolutamente d’accordo al 100%!
      E aggiungo che la palma del peggiore provvedimento va a furor di popolo alla legge “Fornero” del governo Monti.

    2. Certo Sig. Franco, peccato che questo provvedimento, secondo me puramente elettorale, sia stato fatto, una tantum (3 anni), accontentando così pochi “fortunati” che ci rientreranno e, scadendo nel 2021, scontentandone tanti altri. Queste cose, secondo me, sono cose fatte all’ italiana maniera tanto per racimolare voti e consensi anche perché, non dimentichiamolo, dal 2022, per tutti, tornerà la “famigerata” L. Fornero. Tanto per farmi un’idea, visto che è un gran sostenitore di Quota 100, Lei uscirà con questa o con la Fornero?

  5. Caro Gian, purtroppo per il suo ultimo commento non c’è la possibilità di risponderle. Lei afferma che la quota 100 non rappresenta per i conti dell’INPS una situazione di sfascio, è vero, ma sulla vita delle persone non ci si dovrebbe giocare e 5 anni di lavoro in più sono comunque uno sforzo non indifferente, soprattutto se non si può avere nemmeno la possibilità di scelta che altri più fortunati hanno avuto.
    Sappiamo che la quota 100 è una riforma a tempo, quello che succederà dopo potrebbe non piacere a chi seguirà. Rimane il fatto che oggi c’è chi va in pensione con 62-43 e altri che vanno con 62-38 e la differenza non deve essere misurata solo in termini monetari ma anche in termini di vita vera, di vita vissuta, di libertà che i precoci a 18 anni avevano già perso. 5 anni di lavoro in più sulle spalle e sulla schiena meriterebbero una maggiore considerazione e più rispetto.

    1. Signor Franco Giuseppe, Lei sa benissimo che la sperimentazione di Quota 100 sarebbe stata seguita (almeno dalle dichiarazioni dell’ex governo) da una riforma più strutturata e generale del tipo “Quota 41”.
      Il fatto che non sarà più così e che quindi ci sia il famoso “scalone” iniquo (gliene do atto) al termine della sperimentazione non va attribuito a chi ha varato quota 100 ma al contrario a chi dice che la toglierà al termine della sperimentazione (il PD in particolare) senza farla seguire da un provvedimento che mitighi gli effetti della tragica legge fornero.
      Diamo a Cesare quel che è di Cesare, anche se siamo passionisti di una certa parte politica, non trova?

    2. Correggetemi se sbaglio. Mi sembra che scambiare opinioni con chi sostiene la Quota 100, sia come lavare la testa all’ asino.
      Si perde tempo, acqua e sapone.
      Vorrei che queste persone mi spiegassero cosa pensera’ quel lavoratore che a 62 anni maturera’ i 38 a gennaio 2022, non riuscendo a raggiungere Quota 100 entro dicembre 2021, ultima scadenza.
      Questa persona, solo per 1 mese di differenza, si troverà davanti uno scalino, anzi scalone di ben 5 anni di lavoro arrivando così a 67 e perciò a 43 di contributi com’è ad oggi per i Fornero. Vi sembra anche questo giusto ? Attendo VS opinioni. Grazie

      1. Come mai vuole opinioni da chi le fa sprecare tempo acqua e sapone interloquisca solo con le persone erudite e soprattutto democratiche come Lei

  6. Deve continuare, anche dopo, le donne sono state penalizzate, come al solito, dateci la focolta di scegliere, non è possibile, sostenere casa e lavoro, siamo sempre più stressate e logorante, poi ci si mette anche la menopausa, deterioramento fisico che gli uomini non devono subire. Aiutate le donne che sono il cardine della famiglia.

    1. Cara Lory, capisco benissimo e sono d’accordo con il suo punto di vista ma non è solo così. Provi a mettersi nei panni di chi, uomo in questo caso, si trova da 40 anni a fare lavori gravosi, estate ed inverno, come gettare asfalto per le strade, lavorare sopra i tetti delle case e quant’altro. Credo che stanchezza e stress colpisca pure loro.

      1. Signor Fabio Lei ha ragione!
        La differenza di domande presentate fra i due sessi non ha certo origini discriminatorie (la legge vale per maschi e femmine), quindi le cause sono diverse e probabilmente molteplici.
        Ci sarà sicuramente chi come mamma ha preferito sospendere il lavoro per seguire i figli, ma anche questa è una scelta e se vogliamo dirla tutta è una scelta che sarà stata fatta consapevolmente in famiglia, regalando fra l’altro anni di felicità e tranquillità a mamma e bambino
        Chiaro che ragioni culturali (la donna deve fare la casalinga) e economiche (l’uomo guadagna di più della donna) hanno avuto un peso in questa decisione, ma cosa facciamo? Mandiamo in pensione donne a 50 anni, ancora valide che possono dare un apporto all’economia e alla crescita economica del Paese e lasciamo al lavoro le cariatidi maschie rimbambiti a 65 anni?
        Come al solito la donna sbaglia bersaglio: qui non si tratta di elemosinare un provvedimento ai governanti uomini, ma finalmente di mandare al governo donne “come se piovesse” (e che non la pensino come la cara Fornero). Quindi coalizzatevi una buona volta care consorelle di vita e votate in massa donna! (Come faccio io da anni, del resto)

        1. Quota cento subito specialmente per le Donne, quanto lavoro ho sulle spalle, ho cresciuto due figlie da sola ed ho finito 40 anni di lavoro, solo per l’età non sono andata ancora via

  7. Riprendendo il discorso, desideravo porre all’attenzione un’esempio che sicuramente renderà l’idea di quanto ingiusta sia Quota 100.
    Tizio e Caio sono nati tutti e due lo stesso giorno (es. il 17 feb 1959) ma Tizio ha cominciato a lavorare dal 31 lug 1978 mentre Caio dal 31 mag 1983. Alla data del 31 mag 2021, tutti e due avranno compiuto i 62 anni e sempre tutti e due andranno in pensione dal 1 giù con, però, una “piccola” differenza. Tizio, a quella data avrà versato 42 anni e 10 mesi di contributi “obbigatori” (Legge Fornero) mentre Caio, ne avrà versati “solamente” 38 (Quota 100).
    Credo che questo esempio evidenzi la netta disparità e iniquita’, “premiando” chi ha lavorato meno e non stiamo parlando di “4 mesi e 10 giorni” ma bensì di “4 anni e 10 mesi”. Ribadisco allora il concetto di fondo: Vi sembra una cosa equa ?

    1. Fabio, la sua argomentazione è corretta. La domanda, invece, che lei pone alla fine della sua argomentazione è indirizzata agli interlocutori sbagliati (cioè a noi, al popolo), mentre dovrebbe indirizzarla a se stesso.
      Nella società in cui viviamo i concetti come “uguaglianza”, “equità”, “giustizia” sono ideali verso cui tendere. La società cambia se cambiano gli esseri umani che la costituiscono. La società cambia se è lei il primo a cambiare, a praticare l’uguaglianza, l’equità, la giustizia. Si aspetta che sia il Governo a farlo? Ne resterà deluso.
      Il Governo ha davanti a sé un foglio excel (mi passi il banale paragone) dove ci sono le voci “entrate” e le voci “uscite”. Obiettivo del Governo è di fare in modo che le uscite siano uguali alle entrate. In qualche modo, il Governo cerca di bilanciare tali voci in accordo a criteri di uguaglianza, equità e giustizia ma “parziali” (cioè, di parte). Ebbene, così facendo ci sarà sempre qualche categoria che verrà trattata diversamente (e ciò sembrerà “non equo”), e ci sarà sempre qualche categoria che sarà privilegiata (e ciò sembrerà “ingiusto”).
      Il Governo dovrebbe occuparsi del problema della disoccupazione e della crescita del PIL (così riportano tutti i libri di economia e così insegnano in tutte le università del mondo). Ma si sente solo e soltanto parlare in Italia di pensioni, Quota 100 e quant’altro (sul fronte delle uscite), di lotta all’evasione, sugar tax e quant’altro (sul fronte delle entrate). Non ho mai sentito un esponente di Governo parlare di “lotta alla disoccupazione” in modo serio e dei 2,9 milioni di disoccupati (non bisogna trascurare il fatto che è con i contributi degli attivi e dei nuovi lavoratori che si finanziano le preesistenti e le nuove pensioni).
      Lavoro e pensioni sono legate a doppio filo: il lavoro alimenta le pensioni e le pensioni alimentano il lavoro (fuori uno e dentro un altro). Il problema delle pensioni si può risolvere solo risolvendo il problema del lavoro, e viceversa.
      Che cosa occorre fare allora? Occorre cambiare il nostro Paese, la nostra città, la nostra famiglia. Occorre cambiare noi stessi.
      Per quanto mi riguarda, comincerei a cambiare me stesso (cosa che, peraltro, sto facendo da anni). Il risultato? Sto alla finestra ed osservo: in base a ciò che il Governo deciderà, io prenderò la mia decisione (restare al lavoro oppure uscire con Quota 100).
      Esiste sempre la possibilità di una scelta. Esiste sempre una via di uscita. Ma bisogna costruirsela questa via. E nessuno può costruire la tua via, la tua vita se non sei tu a fartela.

      1. Vede Claudio, la differenza, come Lei stesso ha ammesso, è che Lei con Quota 100 potrà prendere la sua decisione stando alla finestra e “scegliere” quando andarsene noi Fornero invece NO.

      2. Caro Claudio Maria, cosa ne può sapere Lei se io perseguito o no uguaglianza, equità e giustizia.
        Concludendo, credo che, come Lei giustamente sostiene, finché ci saranno privilegi non potrà esserci equità e per quel che mi riguarda Quota 100, nei confronti della Fornero, è un “privilegio”.

      1. Forse anche molti precoci avrebbero accettato un importo più basso pur di riprendersi in mano quella vita, quella spensieratezza quella libertà che avevano perso andando al lavoro troppo giovani.

    2. Signo Fabio, Lei dimentica una cosa importante: il tizio che andrà in pensione con 38 anni di contributi riceverà il 25% in meno di assegno rispetto a chi conclude il percorso 42+10.
      Si tratta di scegliere, cosa alla quale tutti dovrebbero essere garantiti. Questa è la vera iniquità ma è generale: non si può decidere quando si decide di ritirarsi.

      1. Sig. Salvatore credo proprio che Lei si sbagli e Le spiego perché. Per il tizio che avrà 38 anni, l’assegno che percepirà potrà aumentare se “sceglierà” di continuare, magari pe un paio di anni, e arrivare a 40, mentre per noi “Fornero” l’assegno sarà sì al massimo con 42 e 10 ma “senza scelta”. In questo caso invece di 4 e 10 in più, sarebbero “solo” 2 e 10. Concludendo, comunque la si voglia mettere i Quota 100 lavoreranno meno dei Fornero.

  8. Quota 100 è il miglior provvedimento che in governo abbia mai fatto negli ultimi 20 anni perché finalmente si va nel senso di aiutare i lavoratori anziani

    1. Mi scusi, intanto vorrei capire cosa intende per lavoratori anziani perché anche il sottoscritto è già oltre la soglia dei 60 ma dovrà lavorare fino ai 62 e 3 mesi versando quasi 43 anni di contributi e raggiungendo quota 104.7. Perché voi dovreste andar via prima di me con quota 100 ?

      1. Scusi Fabio quindi Lei propone 41 per tutti ? …….benissimo con 41 per tutti io uscirei prima perché 41 anni li ho ma non ho ancora 62 anni . Io dico che quota 100 è un buon provvedimento perché finalmente fa qualcosa per i lavoratori anziani ….Lei sostiene che un lavoratore che ha versato 41 anni ha più diritto alla pensione di uno che ne ha versati 38 e io sono d’accordo con Lei ma le leggi non le facciamo né io né Lei ma le fanno i vari governi e questi ragionano diversamente guardano le uscite e le entrate LEGA E M5S avevano promesso di cancellare la Fornero con quota 100 o 41 per tutti ( entrambi i provvedimenti sarebbero andati bene ) ma non l’hanno fatto perché era troppo costoso e avevano il fiato sul collo dei burocrati di Bruxelles quindi hanno ripiegato su una quota 100 con dei paletti per farla costare meno ma proprio in virtù di questi paletti è stata snaturata nei suoi principi di equità e questo lo sapevano anche loro per questo l’hanno messa per 3 anni con la promessa poi di passare a 41 per tutti . Quindi l’attuale quota 100 era l’inizio nei piani di quel governo , solo che quel governo ora non c’è più e una forza politica dell’attuale governo ( il PD ) vorrebbe fare marcia indietro e tornare come prima ……questo per me è il problema non quota 100

        1. Guardi che anch’io come Lei, ad oggi, ho già più di 41 anni di lavoro perché, sicuramente, abbiamo cominciato a lavorare presto.
          Quello che desidererei far capire è perché chi ha cominciato presto debba essere penalizzato mentre chi ha cominciato dopo viene ” premiato”. Se io e Lei abbiamo già più di 41 anni di lavoro vuol dire che abbiamo cominciato a lavorare a circa 18/19 anni. È una ” colpa” ? Facendo uscire prima chi ha cominciato 4/5 anni dopo solo perché ha 62 anni, mi sembra proprio di sì.

  9. Sono d’accordo nel prorogare opzione donna al 2023 e si a quota 100 rosa. Spero tanto che queste due richieste vengano prese in considerazione dal governo..

  10. I dati ufficiali su Quota 100 diffusi dall’Inps evidenziano una verità molto scomoda per i suoi detrattori: si afferma che con essa la gente va in pensione a 62 anni, ma come è dato a ben vedere chi vi accede a “soli” 62 anni non rappresenta nemmeno il 40% dei richiedenti totali!
    Basta questa semplice osservazione per rimarcare ancora una volta come le critiche e le proteste che continuano ad arrivare rappresentino soltanto delle inutili strumentalizzazioni ispirate unicamente da convenienze politiche piuttosto che da serie motivazioni.

    1. Come lei certamente sa caro Gian, io sono un acerrimo detrattore della quota 100 e mi permetto di dirle che il 40% non è affatto un numero basso di richiedenti con meno di 63 anni, rappresenta poco meno della metà totale. Certo, dipende dai punti di vista, ma comunque queste persone si sono evitate di arrivare ai 67 anni massimi della Fornero risparmiandosi ben 4-5 anni di lavoro ed evitandosi il pagamento di contributi da 1 a 5 anni. Capisco che tra questo 40% ci saranno anche molti che attualmente sono disoccupati o hanno finito la cassa integrazione, ma tra questo 40% ci sono anche molti che il lavoro lo avevano ancora e così anche uno stipendio e la stesso dicasi di chi aveva più anni 64-65, tutti si sono risparmiati qualche anno. La verità è che vi siete fossilizzati sull’idea dell’età minima e non sul numero di contributi versati, quindi succede che con quota 100 vadano in pensione lavoratori attivi che hanno una quota più bassa di altri. Presumo che lei sia cosciente che con 62 anni ci andranno anche tanti lavoratori che si stanno sorbendo ancora la Fornero ma che saranno OBBLIGATI ad attendere i 43,1 e che la somma da quota 105,1. Allora Le chiedo: Perchè queste persone sono costrette a lavorare da 1 a 5 anni di più obbligatoriamente mentre i quota 100 hanno potuto tranquillamente scegliere ? La capisce la differenza tra scegliere ed essere obbligati?
      Personalmente andrò felicemente in pensione con 43,1 con 61,3 anni e la cosa non mi pesa ma le vorrei fare un piccolo esempio: Ero già operaio da tre anni quando fu assunto un nuovo collega più vecchio di età di due anni. Abbiamo sempre lavorato fianco a fianco per 38 anni e negli ultimi anni parlavamo spesso di quando saremmo andati in pensione e lui mi diceva che andando io in pensione per primo gli sarei mancato molto. E’ andato in pensione 1 mese fa con la quota 100 e nonostante la mia felicità sincera, negli ultimi giorni, leggevo nei suoi occhi che anche lui vedeva un senso di ingiustizia per il fatto che andava prima di me. E stato un buon collega e gli voglio bene e non me la prendo con lui come non me la prendo con chi ha usufruito della quota 100. Resta il fatto e mi sia consentito affermare che quota 100 è una legge non equa e non giusta per tutti.

      1. E’ chiaro che umanamente non posso che esserle vicino per la frustrazione che prova. Vorrei solo farle comprendere che quello che suona come una ingiustizia non è frutto di pura malvagità nei suoi confronti ma di un semplice calcolo di sostenibilità economica.
        Lei dice: perché prima quota 100 e non quota 41? Ai miei tempi, anzi direi a nostri visto che siamo coetanei, molti ragazzi iniziavano a lavorare a 15 anni. Ebbene, 15 più 41 è uguale a 56, il che avrebbe comportato concedere pensioni a molte persone di questa età, cioè ben 6 anni prima di quel 40% che ora vi può (o potrebbe, perchè bisogna vedere come andrà a finire….) andare con Quota 100, e ben 11/12 anni prima del termine fissato dalla legge Fornero. Francamente improponibile.

        1. Mi conceda un’ appunto visto che parla di sostenibilità economica perchè vorrei capire di quale sta’ parlando.
          Penso che quella a cui Lei si riferisce, sia quella pensionistica e perciò Le chiedo:
          Secondo Lei, a questa sostenibilità da più una “mano” chi versa contributi per 43 anni o chi per 38 ? e comunque credo, visto che si parla di pensioni, che il “cardine” del sistema debbano essere i contributi e non l’età.

          1. Grazie per il suo intervento. Ho già postato su questo sito le risultanze di un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore che è apparso qualche giorno fa in relazione al famoso scalone che si aprirebbe dal 2022 a seguito cessazione della Quota 100.
            Lo riassumo con poche parole così ognuno farà la sua valutazione.
            Carlo e Mario sono due colleghi con 38 anni di anzianità contributiva al 2021. Carlo è nato nel dicembre 1959, Mario nel gennaio 1960, Hanno entrambi lo stesso inquadramento e percepiscono uno stipendio di ca, 60mila euro annui lordi.
            Carlo andrà in quiescenza con Quota 100 con una pensione di ca 28 mila euro dal 2022
            Mario invece potrà andare in pensione solo a 67 anni, nel 2027, ma percependo una pensione di ca, 36 mila euro. Carlo quindi va in pensione 5 anni prima ma con il 20% in meno (ribadisco: elaborazione del Sole 24 Ore).
            Facciamo il conto della serva. Supponiamo per entrambi una durata di vita fino a 87 anni.
            Quindi Carlo percepisce 28 mila euro per 25 anni (da 62 a 87) con un costo totale di euro 700 mila. Mario invece percepirà 36 mila euro ma per soli 20 anni per un costo totale di euro 720 mila.
            Francamente, pur con l’anticipo di cassa per i primi 5 anni destinato comunque a riassorbirsi nel tempo, non mi sembra che Quota 100 rappresenti per le casse dell’Inps quello sfascio che certi paventano.

          2. Per rispondere in modo specifico alla sua osservazione, ritengo non si debba guardare tanto al numero degli anni di contributi versati, ma occorre piuttosto stare attenti alla durata della vita media.
            Provi a considerare: ipotizzando una vita media di 85 anni, è più sostenibile un sistema dove si può andare in pensione con 43 anni di contributi già a 58 anni di età, oppure un sistema nel quale bastano 35 anni di contributi (cioè 8 in meno) ma è richiesta una età minima di 66 anni (cioè 8 in più)? Nel primo caso l’ente pensionistico dovrà pagare una pensione di importo maggiore e per un più lungo periodo di anni, nel secondo paga di meno e per meno anni.
            Come vede, Quota 100 ha un suo più che ragionevole fondamento rispetto alla precedenza che le è stata accordata rispetto a quota 41

        2. Carissimo Gian, forse non ha capito, io non provo nessuna frustrazione. Se poi, come afferma, il governo gialloverde ha emanato una legge come quota 100, non lo ha fatto per una sostenibilità economica ma per puro interesse elettorale. Una legge sostenibile la si poteva fare anche non premiando o regalando anni a qualcuno ma facendola equa. Lei dice che avrebbero percepito la pensione per più anni ? Quanti di più? 2-3 ? E allora ? I quota 100 non percepiranno una pensione per 2-3-4-5- anni prima della ex Fornero ? Dove sta la differenza economica ? Mi dispiace dirlo, ma Lei sta arrampicandosi sugli specchi come la nostra collega FRANCESCA TUTTO MAIUSCOLO ( che ormai non leggo nemmeno più con il suo copia e incolla), che afferma continuamente che la quota 100 non si deve toccare perchè c’è gente che ci ha fatto affidamento essendo malata, stanca e demotivata. Forse voi tutti non pensate che chi oggi ha già 41-42 anni di lavoro può essere ugualmente malata, stanca, demotivata forse anche più di voi.
          Detto questo, ripeto, andrò in pensione con 43,1 con oltre 61 anni, percependo il massimo consentito dal sistema misto e ne sono felice. Quello che non mi va giù è che forse qualcun altro avrebbe gradito ritirarsi magari un anno prima pur perdendo una piccola percentuale, ma a questi non è stato consentito. Diciamolo, siamo italiani e quando poi sento dei “forza quota 100” dire che bisogna lottare per la 41xtutti, sorrido: Certo, certo, lotterete dai giardinetti sotto casa !!! Con rispetto.

        3. Caro Gian, visto che, come dice Lei siamo coetanei, non possiamo dimenticarci le pensioni concesse con 19 anni e 6 mesi di contributi. Quelle persone prendono la pensione, se hanno raggiunto la nostra età, da ben più di 20 anni versando un numero di contributi sicuramente irrisorio e che non copre la cifra che negli anni hanno percepito. Io, personalmente, non me la prendo con loro perché hanno usufruito di una cosa che gli permetteva di farlo, come non me la prendo con i Quota 100, anche loro hanno e avranno, fino alla fine del 2021, la possibilità di “scegliere”, questa è la parola chiave, se lasciare o continuare, mentre per noi Fornero, questa possibilità non esiste.

      2. Sono pienamente d’accordo con Franco Giuseppe. Anch’io, come Lui, andrò in pensione con quasi 43 anni di contributi versati “obbligatoriamente” a 62 anni mentre, nel frattempo, vedrò lasciare il lavoro da chi, con “solo” 38 anni di contributi ma avendo raggiunto i 62 anni, potrà “scegliere” di andarsene usufruendo di Quota 100. Permettetemi una considerazione. La cosa vi sembra equa ?

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