Pensioni anticipate, uscita dai 62 anni o 41 anni di contributi: possibile dal 2022?

Di seguito la seconda parte del lungo ed articolato intervento di Roberto Ghiselli, la prima la potete leggere nel nostro precedente articolo ove abbiamo trascritto le sue parole, oppure potete visionare il video integrale a corredo del pezzo. Qui quanto per il segretario confederale della Cgil rappresenterebbe la flessibilità in uscita migliore in vista di una vera riforma delle pensioni.

Pensioni 2021: uscita dai 62 anni + 20 di contributi e quota 41, possibile?

Ecco cosa intendiamo per Flessibilità, spiega il segretario confederale della Cgil, 62 anni e 20 di contributi, oppure 41 anni a prescindere dall’età di poter accedere al pensionamento attraverso meccanismi che consentono libertà di scelta. Poi Ghiselli affronta il problema delle risorse e si interroga sulle fattibilità delle proposte fatte: “Sistema oneroso, costoso? Non é che ci dobbiamo convincere dell’impossibile, il possibile non é neutro, non si deve puntare a proposte che non abbiano sostenibilità economica concreta. Però vi sono delle differenze rispetto al passato, spiega, prima la Componente retributiva era prevalente se non esclusiva, oggi chi é nel retributivo puro non c’é più, quasi tutti sono nel misto e nel contributivo, e la parte contributiva é prevalente. Quindi vi é Certa indifferenza rispetto al passato, oggi alcuni indicatore sono meno importanti, rispetto ad altri. Oggi conta l’Età effettiva in cui vado in pensione, ed coefficiente di trasformazione che impatta sulla quota contibutiva. Montante e età effettiva del pensionamento sono le due discriminanti, ecco perché questi rappresentano già due incentivi forti che inducono le persone a restare di più al lavoro, se verso di più e sto più a lungo mi aumenta il coefficiente di trasformazione, oggi le persone non scappano appena possono. Quota 100 lo dimostra solo 1/3 degli aventi diritto sono andati in pensione, come avevamo preventivato, i beneficiari della misura saranno circa 300 mila e non 900 mila come era stato previsto dal Governo. Dunque visto che contano altri indicatori e le persone non scappano conscie del peso del montante contributivo, l’ Idea di flessibilità in uscita oggi é sostenibile. Chiaro che non bisogna pensare a far uscire le persone prima traducendo la flessibilità in Pensioni povere, giacché non esistono più le minime.

Ghiselli spiega come procedere: “Bisogna puntare ad un’equità nella speranza di vita tra i diversi lavori, non solo 15 categorie che possono diventare 20, ma penso ad aree macro. Chi ha fatto lavori manuali o assimilabili ha una speranza di vita differente rispetto a chi ha avuto un ruolo da dirigente. E’ giusto riconoscerlo o Anticipando la pensione o valorizzando la sua pensione. Un Muratore può decidere di lavorare fino a 67 anni, se se la sente, ma dovrà avere una rivalutazione del montante che sia maggiore, rispetto a chi non ha fatto un mestiere gravoso, insomma gli deve essere riconosciuto. La stessa logica, spiega dovrebbe essere usato per le donne e per il riconoscimento del lavoro di cura. Che andrebbe comunque meglio ridistribuito tra i generi.

Poi vi é il problema della Discontinuità dei lavori, i lavori poveri,malpagati, che non riguardano solo i giovani, é necessario, fa intendere Ghiselli, garantire chi si trova in quelle condizioni maggiormente di debolezza, per i giovani e le donne, bisogna pensare ad una pensione contributiva di garanzia. Non ad una Pensione minima da fame, meccanismo che premia anche l’impegno delle persone sul mercato del lavoro ed interviene laddove non é sufficiente per avere una pensione dignitosa, questi sono i capisaldi principali della piattaforma.

Riforma pensioni 2020, dove siamo oggi e quali prospettive?

Infine negli ultimi minuti del suo intervento Ghiselli punta al dove siamo? In estrema sintesi: “Anche con questo Governo abbiamo rilanciato, é partito il tavolo con la ministra Catalfo, il tavolo ha lavorato, abbiamo scorporato, temi urgenti: proroga ape sociale e opzione donna, non ci é mai piaciuta tanto questa misura perché é penalizzante per le donne e non é l’unica soluzione, ma resta un’opportunità in più dato che comunque pesa per tutte sempre più il contributivo, isopensione per tutte le imprese, ampliare le plaetee gravosi, queste misure già collegate alla legge di bilancio 2021. “Poi la vera riforma dovrebbe partire dopo quota 100, quindi dal 2022, non vi sono le condizioni prima. Il Ministro ci ha presentato l’ipotesi di una apposita legge delega, e questo è condivisibile, che potrebbe avere i contorni generali che sembravano condivisi, come la flessibilità, la pensione di garanzia, e il tema dei lavori gravosi e delle donne. Nel frattempo è importante le due commissioni, sui lavori gravosi e sulla separazione previdenza/assistenza inizino a lavorare, quindi abbiamo alcuni mesi per concepire una riforma di questo tipo.”

Il problema politico vero é che un conto é l’atteggiamento del Governo a quel tavolo, altro é l’orientamento del Governo in altri tavoli. Conte ad esempio non parla mai della riforma previdenziale, Landini nell’ultimo inconto col Governo lo ha ricordato, oltre fisco e ammortizzatori sociali, deve esserci la riforma previdenziale. Questa cosa ce la dobbiamo giocare, anche con mobilitazioni, la prevdienza é un tema sentito, di equità, solidarietà. Il sindacato deve recuperare anche un rapporto di fiducia con i lavoratori su questo tema che con la legge Fornero in parte si é ‘bruciato’, e che in parte abbiamo cercato di rinsaldare con le iniziative messe in campo successivamente. Certo Non bastano convegni, incontri, ma si devearrivare ai lavoratori in termini di interventi concreti e anche di mobilitazioni, se necessario.” Cosa ne pensate dei temi sollevati da Roberto Ghiselli, Cgil, li condividete? Fatecelo sapere come sempre nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

18 pensieri riguardo “Pensioni anticipate, uscita dai 62 anni o 41 anni di contributi: possibile dal 2022?

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    23 Dicembre 2020 in 11:34
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    Poiché quota 100 andrà in scadenza, mi auguro che gli interventi siano tali da non abolire anche la anticipata oggi stabilita dalla Fornero in 42 e 10 mesi per gli uomini o a 41 e10 mesi per le donne.
    Mi auguro anche che non peggiorino il calcolo del sistema misto applicabile a tale pensionamento anticipato.
    Ma poiché non c’è limite al peggio, pensare che per alcuni giorni possano decurtarti il 30% del valore a oggi stimato attraverso il calcolo fattibile nel sito INPS, mi fa rabbrividire.

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    10 Dicembre 2020 in 9:19
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    L’argomento non è di facile risoluzione tantomeno di semplice discussione. Le situazioni personali sono molteplici ed è chiaro che è difficilissimo che possano essere tutte regolamentate e di conseguenza accontentare tutti. Nella mia non conoscenza globale dell’argomento porto solo un esempio.
    L’articolo recita “…oggi le persone non scappano appena possono. Quota 100 lo dimostra solo 1/3 degli aventi diritto sono andati in pensione…” quindi chi poteva usufruirne non lo ha fatto, invece chi per pochi giorni o un solo giorno non può usufruirne si vede costretto ad oggi ad aspettare altri cinque anni per la pensione Fornero. Esempio quasi 40 anni di contributi ma 62 anni da compiere il primo gennaio 2022. Qualche “gradino” non ci starebbe male dato che solo 1/3 ne ha usufruito. Si spera almeno nella quota 41.

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    7 Dicembre 2020 in 18:19
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    Buongiorno, ho 63 anni e ho versato 34 anni di contributi.
    Tre anni fa mi sono iscritto alle liste di collocamento e ho percepito la regolare mobilità e disoccupazione. In gennaio 2020 ho presentato domanda per usufruire dell’Ape Sociale 2020, ma è stata respinta dall’INPS con la seguente motivazione:

    “Lo stato di disoccupazione, come definito dal comma 1 dell’articolo 19 del D.lgs n. 150 del 2015, deve essere mantenuto per tutto il periodo compreso tra la conclusione dell’intera prestazione per la disoccupazione/mobilità fino all’accesso all’indennità di ape sociale. Dalle verifiche con il centro per l’impiego risulta che Lei ha perso lo status di disoccupato in data 1.1.2020”.

    In data 31 dicembre 2019, sono stato cancellato dalle liste per mancanza di conferma periodica dello status di disoccupato.

    In aprile 2020 mi sono iscritto nuovamente, e dopo tre mesi ho ripresentato la domanda all’INPS, comunicando che:
    – sono stato licenziato per giustificato motivo.
    – da quando ho terminato di usufruire della cassa integrazione non ho percepito alcun reddito.
    – al momento della seconda domanda ero regolarmente iscritto come disoccupato.

    L’INPS però mi ha nuovamente respinto la richiesta, con la stessa motivazione iniziale.
    Il patronato sta studiando il da farsi con un loro avvocato. Io nel frattempo posso operare diversamente?

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    3 Dicembre 2020 in 16:49
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    Ghiselli afferma che attualmente quello che conta cito le sue parole “l’Età effettiva in cui vado in pensione, ed coefficiente di trasformazione che impatta sulla quota contributiva. Montante e età effettiva del pensionamento sono le due discriminanti,”.
    Benissimo quindi se nella proposta sindacale si vorrebbe concedere la pensione a chi dispone almeno di 20 anni di contributi e 62 anni di età, cioè a chi ha un montante per forza di cose abbastanza basso per via del fatto che ha versato per venti anni, ma un età elevata, a logica sarebbe opportuno consentirlo anche a chi ad esempio ha versato per molti più anni ma ha un età leggermente inferiore, ad esempio a 58 anni con 30 di contributi.
    Ipotizziamo che i due lavoratori dell’esempio versino ogni anno in media 10.000€ (somma dei contributi del lavoratore e del datore di lavoro) all’INPS il primo a 62 anni avrà un montante di 200.000€ che diventerà una pensione di 9540€ annui (200.000*4,770%) mentre il secondo avrà accumulato un montante di 300.000€ che divengono una pensione di 12.867€ (300.000*4,289%), con la differenza che il primo potrebbe pensionarsi mentre il secondo pur avendo una pensione più elevata dovrebbe lavorare ancora almeno 4 anni.
    Visto quindi che come afferma Ghiselli “questi rappresentano già due incentivi forti che inducono le persone a restare di più al lavoro, se verso di più e sto più a lungo mi aumenta il coefficiente di trasformazione, oggi le persone non scappano appena possono” sarebbe veramente opportuno smetterla di parlare di un età minima così elevata (62 anni) per pensionarsi, smetterla anche di continuare a inseguire questa fantomatica aspettativa di vita, smetterla di parlare di commissioni per lavori usuranti e lasciare le persone libere di decidere quando ritirarsi dal lavoro. Ognuno di noi sa benissimo quando è troppo stanco, affaticato e stressato ed è giunto il momento di pensionarsi.
    La proposta che mi pare più sensata in questo contesto è quella di permettere a ogni persona dopo i 58 anni (età scelta perché è il minimo richiesto attualmente alle donne con opzione donna per ritirarsi) di decidere quando andare in pensione e contestualmente a questa misura permettere anche di lasciare prima di questa età a chi può vantare i famosi 41 anni di contribuzione.

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    3 Dicembre 2020 in 13:09
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    A Dicembre 2021 avrò lavorato 42 anni e dieci mesi ,Nel 2022 se entrerà in vigore quota 41 per tutti come auspico a chi è più giovane di me , mi troverò ad aver lavorato inutilmente per due anni in più, come mi verranno riconosciuti questi due, saranno un ennesimo regalo fatto allo stato? e altra cosa dovro comunque fare la finestra di tre mesi per andare in pensione finalmente , o dopo tante vessazioni si accontenteranno di quello che ho dato , e mi diranno finalmente basta , N.B sto lavorando da quando ho 16 anni , e nel 2022 ne avrò 60 magari pensaranno che sia troppo giovane.

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    3 Dicembre 2020 in 10:07
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    42 anni di contributi e devo sputare sangue ancora per 1 anno e un mese e questi parlano di reddito di cittadinanza una riforma che non da lavoro a nessuno ma sussidi a giovani che hanno le forze per lavorare .. posso capire il reddito venga dato a disoccupati che hanno un’età dove trovare un lavoro sia difficile a persone con disabilità tutto giusto.. ma possibile che sia così difficile capire che quel giovane potrebbe prendere il lavoro di quel anziano che non rende più non è più motivato ma stanco ..e ha diritto di riposare .. i soldi dati a quel giovane verrebbero dati all’azienda che lo assume e con un integrazione aziendale potrebbe avere uno stipendio imparare un lavoro e farsi una vita .. e quel povero anziano stanco poter andare in pensione..allo stato sarebbe a costo zero anche perché quei soldi già li stanziava .. non capisco perché non si faccia o almeno non se ne parli..

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    3 Dicembre 2020 in 9:29
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    Io proprio NON riesco a vedere EQUITA’ nell’imporre 62 anni di età con almeno 20 di contributi, quando a 62 anni ci sono e per qualche anno ancora ci saranno persone che avranno maturato 45/46 anni di contributi, che sono più del doppio rispetto agli “almeno 20”. Dite che non ci sono le coperture, ma allo stesso tempo, in sostanza date la possibilità a qualcuno di andare in pensione con meno contributi versati. E vero ci sono persone che purtroppo hanno avuto lavori discontinui, ma il problema della discontinuità di taluni non deve gravare sugli altri, che detta cosi potrebbe sembrare un discorso egoistico, ma se invertite il ragionamento lo è altrettanto.
    Per quanto riguarda la discontinuità lavorativa credo sia più imputabile a scelte politiche errate e non all’Inps. Ad esempio non hanno certo contribuito a dare quella continuità contributiva ed anche psicologica e morale i contratti a tempo determinato, i contratti in somministrazione, i vari uffici di gestione dei lavoratori interinali (Chi li gestisce si che ha un introito, chi li “subisce” proprio NO)
    Chiedo a politici e sindacati, avete mai dato un’occhiata alle varie offerte di lavoro?
    Come potete pensare che le persone possano crearsi un futuro con certe offerte?
    Ormai se non è un contratto a tempo determinato, devi avere la partita iva……
    Se proprio volete fare qualcosa per aiutare la gente, dategli modo di poter lavorare dignitosamente, versando i propri contributi e vedrete che non sfruttando le casse dell’Inps per elargire aiuti a destra e a manca, vi troverete ad avere “LE COPERTURE”

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    2 Dicembre 2020 in 13:57
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    Ho appena letto su Milano Finanza un articolo sull’occupazione post-Covid in Italia (milanofinanza.it/news/a-ottobre-un-emorragia-di-quasi-mezzo-milione-di-occupati-su-anno-202012021113182518). Ma ai nostri governanti, parti sociali, economisti non basta una doppia laurea alla Bocconi per rendersi conto che questa emorragia di disoccupati, che costano al sistema come Disoccupati, che non versano un euro per contribuire a rimpinguare le casse Inps, che potrebbero richiedere Naspi, Sussidi, Reddito di Cittadinanza e che sono compresi nella fascia 24/35 anni, potrebbero in alternativa ritrovare un occupazione in sostituzione della massa enorme di sessantenni che continuano ad aspettare una pensione futura con già 41 anni di contributi????? Smettiamola di essere schiavi di regole dettate dall’Europa e facciamo qualcosa per far ripartire l’Italia ma di concreto, non con una pioggia di bonus che hanno valore temporaneo, ma con soluzioni facili e rapide, già dal 2021….. chiamiamola Campagna di ricollocazione al lavoro, perchè la piccola/media impresa riassume solo per sostituire una fuoriuscita, e quale soluzione più semplice per trovare un equilibrio…

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      3 Dicembre 2020 in 12:28
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      Lo sanno bene….
      Non sanno rinunciare a contributi sicuri per “l’ ignoto”…
      Per cambiare le cose bisognerebbe bloccare i pagamenti dei contribuenti alla fonte….

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    2 Dicembre 2020 in 12:42
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    Come già postato da altri lettori per tutti i lavoratori con 40 anni di contributi è giusto che vadano in pensione. Il lavoro usurante non può essere solo riconducibile ad una occupazione manuale. Esiste anche lo stress, per cui evitiamo di dare giudizi su lavori che non si conoscono

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    2 Dicembre 2020 in 12:33
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    Che dire speriamo non sia solo un buco nell’acqua

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      3 Dicembre 2020 in 6:23
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      Conte non parla di pensioni?è li che casca l’asino.

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    2 Dicembre 2020 in 10:16
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    Sono d’ accordo con Roberto Ghiselli e lo ringrazio. In particolare le donne sono penalizzate. Non viene mai riconosciuto loro il lavoro di cura che costringe le donne ad avere carriere discontinue e se hanno la “fortuna” (perchè 35 anni di contributi sono tanti per una donna) di rientrare nell’ opzione donna vengono fortemente penalizzate. Spero ci sia qualche vero cambiamento che consenta a noi donne stremate dal lavoro (fuori e dentro casa) di scegliere davvero di andare in pensione.

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      2 Dicembre 2020 in 15:08
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      Tutti avevano promesso una qualche misura per compensare il lavoro di cura delle donne, ma nessuno più ne parla, scomparso dal dibattito! Quale lavoro è più usurante di quello di una donna (impiegata, commessa, manager, dirigente …) che quando torna casa deve occuparsi di figli e marito? Almeno il riconoscimento di un anno di anzianità contributiva per ogni figlio allevato sarebbe il minimo.

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    2 Dicembre 2020 in 9:55
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    Il problema INPS bisogna che lo si rende utile x solo previdenza
    L’assistenza da prendere ingestione sui conti dello stato.
    Solo cosi i conti tornano
    Poi in tema attuale 40 anni di contributi sono già sufficiente x accedere alla pensione
    Nn è accettabile che si deve pagate x errori fatti nel passato vedi esercito di pensionati bebi x 15 anni di contributi sono in pensione e vivono da dio e noi schiavi di questi errori
    Leone Francesco

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      2 Dicembre 2020 in 15:26
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      Non vorrei che fossero solo parole…
      E’ passato tanto tempo in queste discussioni su quota 41…tanto che io sto già lavorando per i 42 di contributi e tanti come me.
      Perdendo ancora tempo, saltando il 2021, eccoci all’anticipata Fornero.
      Non voglio più promesse fascinose, acchiappa consensi e tessere.
      I diplomati dei primi anni 60 tra due/tre/quattro anni saranno in pensione comunque (se resta l’anticipata Fornero).
      Sembra che i sindacati non conoscano dati, numeri, storia e meccanismi del mercato del lavoro (non posso pensare che la conoscano troppo bene e ci prendano in giro con proposte inutili, da pifferaio magico).
      Stanco, stanco stanco, mi mancano le parole . Non quelle per ringraziare “pensioni per tutti ”
      che ha tenuto vivo un bel dibattito , libero e democratico.
      Ancora oggi sui giornali si parla di reddito di cittadinanza e non so se ridere o piangere , io a lavoro e giovani a passeggio…mah!

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