Pensioni donne 2021, lavoro, parità di genere: strada in salita?

Su quello che il Governo Draghi potrebbe riservare al futuro previdenziale delle donne, si sta facendo un gran parlare in questi giorni , specie in vista dei prossimi incontro tra Governo e sindacati, per Orietta Armiliato, amministratrice e fondatrice del Comitato Opzione donna Social, CODS, sarebbe davvero giunto il momento di valorizzare ai fini previdenziali il lavoro di cura svolto dalle donne. Giacché é purtroppo un dato di fatto che come anche Daniela Barbaresi, Segr. Regionale CGIL Marche ha affermato: “Pesa sulle donne il carico maggiore del lavoro di cura, ed ancora si fatica ad affermare il valore del welfare e la cultura della condivisione delle responsabilità familiari”. Questo carico eccessivo di lavoro in casa che pesa sulle spalle delle donne in sostituzione di un welfare pressoché assente, spesso impedisce loro di realizzarsi a pieno nella carriera e ancor peggio le porta ad avere buchi contributivi nell’arco della propria vita la causa della discontinuità lavorativa. Questo peserà poi inevitabilmente sulle loro pensioni future.

Proprio sull’importanza della parità di genere e su quanto conti per le donne essere riconosciute a livello professionale si é aperto altresì un dibattito interessante anche a partire dal palco dell’Ariston. Tutto questo scalpore proprio alla vigilia della Giornata internazionale dei diritti delle donne, nota più comunemente come ‘festa della donna’ che si celebra infatti oggi 8 marzo. Da questo ne é nato un piacevole scambio di opinioni con Orietta Armiliato.

Lavoro, la parità di genere passa anche dai termini che usiamo?

Pensioni per tutti: Beatrice Venezi, direttrice d’Orchestra, ha così parlato sul palco dell’Ariston, sollevando non poche polemiche: “Sono direttore d’orchestra, non direttrice. Per me quello che conta in realtà é il talento e la preparazione con cui si svolge un lavoro. La posizione ha un nome preciso e nel mio caso é direttore” Cosa ne pensa di queste considerazioni aiutano o meno le donne a farsi riconoscere nel mondo del lavoro?

Orietta Armiliato: “Mentre l’accademia della Crusca tramite il proprio direttore Claudio Marazzini interviene nel dibattito suggerendo che “sul piano propriamente lessicale Beatrice Venezi aveva tre possibilità per definirsi una più tradizionale (direttore) che però taluni accusano di essere ideologicamente arretrata; una declinata al femminile (direttrice) ed una più innovativa (direttora)” e, in nessun caso, avrebbe utilizzato impropriamente il titolo.

Tuttavia va detto, ma questo é il mio opinabilissimo pensiero, che il motivo per il quale generalmente si usa il termine “direttore” è storicamente connesso all’evidenza che questo ruolo è stato ricoperto per anni ed anni, esclusivamente da uomini. La (ahinoi ) purtroppo lenta evoluzione a tutti i livelli e dunque anche a quello professionale, ha reso possibile l’esercizio di molte professioni che erano ancestralmente di dominio maschile, premiando dunque il talento nonché la capacità e le competenze di tutti, indipendentemente dal genere di appartenenza.

Va detto però, che il negare o nascondere il “femminile”, non aiuta certamente a rendere manifesti i molteplici sforzi e sacrifici fatti dalle Donne per arrivare a ricoprire ruoli che, culturalmente, erano e sono appannaggio degli uomini e quindi, in quest’ottica, trovo corretto che anche le definizioni, seguano questa evoluzione evolvendosi anch’essi e dunque anche nel declinare il genere.

Dopodiché, da persona estremamente democratica quale sono, ritengo che ognuno abbia il diritto di scegliere la declinazione del proprio titolo senza che questo debba diventare motivo di polemica e/o mortificazione per chi decide, invece, di utilizzare appellativi diversi da quello che noi preferiamo. In soldoni: per me vale che ognuno scelga il titolo che crede ovverosia il più confacente alla propria persona ed al proprio modo di essere

Festa della donna: quale il senso di questa giornata?

Pensionipertutti: Una polemica sterile o che si inserisce a ragion veduta, per giunta alla vigilia della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, per rimarcare quanti problemi quotidiani le donne devono affrontare per riuscire a conciliare lavoro e famiglia, laddove culturalmente si dà tutto troppo per scontato, faticando ad emergere e a farsi riconoscere?

Orietta Armiliato:Tutto questo accadde, come diceva lei, alla vigilia dell’8 Marzo mentre le organizzazioni femminili si stavano preparando a dare rilievo ad oggi ossia alla “Giornata Internazionale dei Diritti della Donna”, nata proprio per ricordare sia le faticose conquiste politiche e sociali sia le discriminazioni e le violenze, di ogni tipo e genere, di cui le donne sono ancora oggetto.

Al cospetto quindi della evidente e necessaria attenzione che si dovrebbe (DEVE!) avere nei riguardi dei problemi quotidiani delle Donne, che sono tantissimi e che si sono ulteriormente ampliati con il dilagare della pandemia, non si può non rilevare che anche una semplice vocale a declinare il genere, assuma una valenza non trascurabile, giacché caratterizza ed evidenzia anche attraverso la differente fonetica, la presenza o meglio l’impronta femminile.

Impronta intesa a tutto tondo, quella che sempre e da sempre, le donne lasciano con la loro presenza ovunque vadano e qualsiasi cosa facciano ma che spesso neppure viene rilevata, così occupati a dare tutto per scontato quando si tratta di loro: madri, mogli, sorelle, compagne, colleghe, amiche … ovvero, quando si tratta di Donne.

Ringraziamo Orietta Armiliato per questo interessante confronto, e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

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