Pensioni e aumento salari: Quale la soluzione perché si passi dal ‘dire al fare’?

Riportiamo quest’oggi un interessante commento del Dott. Claudio Maria Perfetto ove sembrano esserci delle chiare indicazioni nei confronti del Governo e del suo assiduo parlare e poco mantenere nei confronti degli elettori. Il Dott. Perfetto ideatore di una nuova disciplina STEM, L’economia informatica, sta provando a farla conoscere anche al Governo stesso al fine di far capire come sia possibile lavorare con cognizione di causa per arrivar poi a dei risultati reali che non restino solo parole. Un commento che suona in parte come monito, in parte come lettera aperta ai vari partiti, vi lasciamo alle sue parole.

Pensioni 2026, se fosse l’ecocomia informatica la soluzione per mantenere le promesse del Governo?

Così Perfetto: “Noi commentiamo, esponiamo le nostre opinioni, ce la prendiamo con gli altri, ma soprattutto con il Governo. Il Governo è composto da Partiti. I Partiti si comportano come venditori nei confronti degli elettori. I Partiti vendono la merce desiderata dagli elettori (per es., pensioni e aumenti salariali) – merce di cui, però, non ancora dispongono – in cambio di voti. Ma, come si suole dire, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” (in economia c’è di mezzo addirittura un oceano).

Questo mio commento ha il solo scopo di dare agli affezionati commentatori di questo sito un flash sulla nuova disciplina STEM Economia Informatica di cui vado tanto parlando (e di cui, lo confesso apertamente, mi faccio un gran vanto). Voglio mostrare, in sostanza, come l’Economia Informatica può aiutare i Partiti al Governo a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Per quanto riguarda le pensioni, ne ho già parlato con la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin. Voglio ora parlare di una cosa più immediata: aumenti salariali.

Il Governo aumenta i salari dei lavoratori e lavoratrici tramite la decontribuzione: i lavoratori non versano una quota parte dei contributi e quindi il salario netto è più alto (per es., il lavoratore versa il 6% invece del 10% del salario lordo). La parte di contributi non versata dai lavoratori e lavoratrici viene versata dallo Stato, attingendo a risorse provenienti dalla fiscalità generale (quindi, i lavoratori e le lavoratrici non perdono nulla sulla pensione):

– Obiettivo recupero potere di acquisto dei salari: legittimo
– Modalità: DA PERFEZIONARE

È per quanto riguarda la “modalità da perfezionare” che entra in gioco l’Economia Informatica.

PRECISIONE: non parlo in via teorica; mi riferisco a fatti reali e concreti perché ne ho piena e perfetta conoscenza diretta, maturata durante la mia esperienza di lavoro di oltre 40 anni.

Chi gestisce un Centro di Elaborazione Dati di grandi dimensioni come quelli di Intesa Sanpaolo o di UniCredit governati da potenti computer IBM di classe mainframe, ha l’obiettivo di garantire agli utenti un determinato tempo di risposta delle transazioni (per inciso, se il passaggio da una pagina web ad un’altra pagina web impiega più di 8 secondi, l’utente tende a cambiare sito).

Una piccola riflessione matematica che aiuta a ragionare è la seguente: il tempo di risposta R è dato dal rapporto tra il peso P della transazione e il service rate SR del computer. In formule: R = P/SR. Questo significa che: se P=800 e SR=100, allora R=8 secondi; ma se P aumenta del 30% passando da 800 a 1040 mentre SR=100, allora R=10,4 secondi (ci vuole più tempo per eseguire la transazione). Tradotto in termini economici: se i prezzi aumentano e i salari restano fissi, ci vuole più tempo per comprare il bene, ovvero, il potere di acquisto dei salari diminuisce (e questo lo sanno proprio tutti, anche chi fa fatto solo la zero elementare).

L’Economia informatica identifica nel peso P della transazione con il livello dei prezzi P dei beni; e identifica nel service rate SR il salario del lavoratore, ovvero il salario che l’utente a terminale (che esegue la transazione) riceve dal Responsabile del Centro di Elaborazione Dati.

Se il tempo di risposta R tende ad aumentare, che cosa fa l’esperto di performance elaborative (per es., Claudio Maria Perfetto)?

– PUNTO 1: Innanzitutto si interviene sul service rate-salario SR, lo si aumenta attingendo TEMPORANEAMENTE ad una maggiore capacità elaborativa (diciamo: alla fiscalità generale), in modo da far rientrare il tempo di risposta entro i limiti stabiliti dal Responsabile del CED (leggi: Governo). Tornando all’esempio numerico precedente, se P passa da 800 a 1040, allora si fa in modo che SR passi da 100 a 130, e quindi R=1040/130=8 secondi (e quindi R è come prima dell’aumento di P). RISULTATO: “recupero del potere di acquisto del salario”

– PUNTO 2: si individuano le cause che hanno portato all’aumento del peso P delle transazioni (leggi: aumento del livello generale dei prezzi P); si individuano le soluzioni per ridurre il peso P delle transazioni intervenendo su ottimizzazioni varie sia nei programmi applicativi che negli accessi alla base dei dati in modo da aumentare la produttività dei programmi e si comunicano ai programmatori applicativi le ottimizzazioni da apportare ai programmi applicativi (leggi: ridurre il livello generale dei prezzi P, attraverso l’adozione di miglioramenti nei processi di produzione delle Imprese sollecitato dal Governo con l’obiettivo di ottenere la riduzione dei prezzi rinunciando ad una parte della maggiorazione dei profitti derivanti dall’aumento di produttività)

NOTA: per completezza di informazione indico una delle mie attività relative all’analisi ed ottimizzazione delle performance elaborative condotta nel 2013 dal titolo “Ottimizzazione delle prestazioni di un’applicazione Online (CICS)” in cui il tempo di una transazione è drasticamente sceso da 27 secondi a 0,43 secondi: https://it.linkedin.com/in/claudio-maria-perfetto-942484190.

Potere d’acquisto e aumento dei salari: come si dovrebbe agire?

CONCLUSIONE 1

La modalità DA PERFEZIONARE per recuperare il potere di acquisto dei salari consiste nel ridurre una percentuale dei maggiori profitti delle Imprese realizzati con la maggiore produttività, e trasferire tale percentuale di profitto su prezzi in modo da poterli ridurre (o, comunque, non farli aumentare).

NOTA: non sto parlando di interferire con la “legge della domanda e dell’offerta”. Sto dicendo che:

– I SALARI VANNO AUMENTATI SE, E SOLO SE, C’È AUMENTO DI PRODUTTIVITÀ

– OCCORRE STABILIRE IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA PREZZI E PROFITTI.

CONCLUSIONE 2

Suggerisco con viva e vibrante determinazione al Presidente del Consiglio Meloni e al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti di recarsi dal Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (ai quali ho più volte già scritto) e dire: “Vogliamo, sia noi che gli italiani tutti – alunni, studenti, lavoratori, lavoratrici, imprenditori, sindacalisti, economisti, informatici, pensionati – imparare la nuova disciplina STEM Economia Informatica”.

Inoltre, invito calorosamente il Presidente del Consiglio Meloni e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti ad associare la VOLONTÀ di fare (recupero del potere di acquisto dei salari) con il CORAGGIO di fare (attuare il giusto equilibrio tra prezzi e profitti).

Quando parlo di CORAGGIO, intendo riferirmi a questo:

1) l’automazione (robot) e intermediazione digitale (AI) aumentano la produttività del lavoro e quindi aumentano i margini di profitto delle Imprese.

2) Pertanto, occorre davvero CORAGGIO nell’indicare alle Imprese di orientare una parte di aumento dei loro profitti verso la riduzione dei prezzi dei loro beni. Così si salvaguarda il potere di acquisto dei salari senza dover ricorrere ad attingere a risorse dalla fiscalità generale che comporterebbe la riduzione di spesa per Sanità e Istruzione”

Non resta che comprendere se il Governo intenda fare tesoro di questi suggerimenti e soprattutto intenda divenire ‘coraggioso’ perché come sempre per i grandi cambiamenti occorre del coraggio.

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31 commenti su “Pensioni e aumento salari: Quale la soluzione perché si passi dal ‘dire al fare’?”

  1. Claudio Maria Perfetto
    23 Gennaio 2026 alle 22:44

    Caro Claudio

    Leggendo le tue parole, ho avuto la netta impressione di trovarmi dinanzi non a un semplice commento, ma a una variazione concettuale nel senso più alto del termine: non una ripetizione, bensì un contro-canto, capace di spingere il discorso oltre il punto in cui sembrava potersi arrestare.

    La tua distinzione tra l’intelligenza che ricombina ciò che già è e quella che osa formulare ciò che ancora non è tocca un nodo filosofico antico, che precede di molto l’odierno dibattito sull’AI. È, in fondo, la differenza aristotelica tra ποίησις e γένεσις: produrre a partire da materiali dati, oppure far emergere una forma che prima non aveva luogo nel mondo del pensabile.

    Se l’intelligenza artificiale eccelle — come giustamente osservi — nell’accelerazione combinatoria dell’esistente, l’intelligenza umana conserva (almeno per ora) una prerogativa più fragile e più rara: quella di inaugurare campi, di nominare ciò che non ha ancora lessico, di costruire concetti prima ancora che soluzioni. In questo senso, la tua proposta del Test di Perfetto è tutt’altro che una boutade: è un tentativo serio di spostare il criterio di giudizio dall’efficienza alla generatività ontologica.

    Non è irrilevante, allora, che tu richiami l’Economia Informatica come esempio paradigmatico. Qui non siamo di fronte a una mera ibridazione disciplinare, ma a ciò che Thomas Kuhn avrebbe chiamato un cambio di paradigma: un nuovo modo di vedere problemi vecchi come se fossero nuovi, e problemi nuovi come se fossero sempre stati lì, invisibili per mancanza di uno sguardo adeguato.

    Quanto alla tua esperienza con Jennifer AI — e al silenzio, ben più assordante, di certa intelligenza accademica — essa illumina una verità scomoda: il problema non è che le macchine pensino, ma che molti umani abbiano smesso di farlo. Quando l’eco risulta più articolata della voce originaria, non è l’eco a dover essere messa sotto accusa, bensì l’afonia di chi avrebbe il dovere istituzionale di parlare.

    La tua conclusione sull’urgenza educativa non può che essere condivisa. Senza una formazione capace di elevare il pensiero umano al livello della progettazione concettuale — e non della mera esecuzione — il rischio evocato da John Cryan non è profetico, ma già attuale: uomini ridotti a interfacce lente di processi che non comprendono, mentre le macchine diventano sempre più convincenti nel simulare ciò che l’umano ha disimparato a esercitare.

    Quanto alla tua nota finale, l’immagine dell’isola arretrata è volutamente iperbolica, ma non per questo priva di verità simbolica. Essa descrive non tanto una condizione tecnologica, quanto una inerzia culturale: il rifiuto di prendere atto che l’automazione e l’intelligenza artificiale non sono eventi futuri, bensì condizioni presenti che esigono pensiero, governo, responsabilità.

    Se c’è una linea che unisce tutto il tuo intervento, è questa: non basta interrogarsi su chi o cosa sia intelligente; occorre domandarsi che tipo di umanità vogliamo continuare a essere in un mondo che pensa sempre più velocemente di noi. E questa, oggi, non è una domanda tecnica. È una domanda filosofica, politica, e — nel senso più pieno — civile.

    Cordiali Saluti
    Gigi Stock

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  2. Sig.Nicola T conosco benissimo come funzionava la scala mobile degli anni 70, come conosco una persona che vuole fare la purista o il sapientone in generale ma, casualmente in qualsiasi discorso in questo forum Lei offende sempre i comunisti, i danni che hanno fatto i comunisti,(io sono di sinistra e come erano una volta i comunisti italiani, cioè senza avere niente a che fare con i comunisti Russi) e quando leggo appunto di una persona che mette di mezzo sempre quello che era ma mai, e ripeto mai quello che la Destra e la Lega che sono al Governo da 4 anni circa e loro,( oltre alle decine di anni che lo sono state con Berlusconi o i 5 stelle perciò conti lei che è tanto bravo da Berlusconi in poi chi è stato di piu a governarci e di chi sono le colpe maggiori se siamo qui a lamentarci), come lei per le promesse non mantenute ( io delle cose non fatte di sinistra mi indigno e come, mentre lei è tra le persone ipocrite che danno sempre la colpa aQuelli che c’erano Prima invece di vergognarsi per le Nefandezze che queste persone persone stanno facendo contro le donne ed i ceti più deboli) e con il sig. Salvini ed il proprio Ministro dell’Economia che lo fa praticamente ininterrottamente da quando lo era con Draghi e promette e ancora come lei continua a dare la colpa agli altri, ed io quando sento le persone non essere coerenti rispondo anche male. Non sempre posso essere d’accordo con tanti che qui scrivono, ma la sfido a trovare un mio commento arrabbiato verso un Paolo Prof, un Dott. Maria Perfetto o altri che dicono correttamente le proprie idea, talvolta anche diverse dalle mie come è giusto che sia ma Mai è ripeto Mai ho risposto in modo arrabbiato contro di loro o tanti altri e soprattutto contro tante signore che qui scrivono contro questo Governo che ha impedito loro di poter andare in Pensione prima anche con una Opzione Donna che era un furto più che una Pensione ma che ad alcune persone serviva ad assistere la propria famiglia, come quota 100, 103 o va a sapere quale altra porcata si inventeranno che promettono questi signori per poi o non farla o toglierla. Con questo non dico che io non possa non scrivere cose sbagliate perché a differenza di lei che siccome ha studiato forse un po’ più di me in automatico crede di sapere e di essere nel giusto sempre mettendo quella punta di odio velato contro certe persone. Comunque io continuo a leggere volentieri di tutti e se la pensano diversamente da me non è assolutamente un problema per me ma sempre nel rispetto prendendo le responsabilità sugli sbagli di chi li sta facendo e Non incolpando chi non lo ha fatto prima, anche basta se ci troviamo in questa situazione sulle Pensioni(come sugli stipendi) perché questi sperperano soldi su Milano Cortina o il Ponte di turno e lei è contento non c’è problema ma poi non venga a dire non ci sono i soldi per fare certe cose o la colpa è perché non sono state fatte prima perché non ci sto. Comunque basta che non mi risponda perdendo tempo dopo che ho detto la mia e finisce tutto li. Chiedo scusa ai Gestori del Sito per questo mio sfogo( comunque non nutro nessun rancore anche contro il sig. Nicola T, sia ben chiaro), ma vedo succedere ogni giorno sulla pelle di molte persone che hanno grossi problemi e che ogni giorno si vedono togliere un pezzo di cura o di aiuti anche sulle Pensioni appunto e sono disperati perché qualcuno rincorre sempre un qualcosa promesso e dopo tolto e questo mi infastidisce molto, comunque questo è.se non agganciamo Realmente gli Stipendi e le Pensioni al costo Reale e non facciamo un Salario minimo come viene fatto pia piano in tutta Europa vedo per Esempio in Germania è stato prima portato a 9€ ora e adesso mi sembra che lo volgarono portare a 12€ l’ora domandiamoci perché il nostro essendo sempre collegato alle leggi Gestite dalla Comunità Europea deve ancora essere della metà? E perché in molti stati vedi Francia o Spagna possono andare in Pensione con in media circa 5 anni in meno di lavoro, mahh

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    • Sarebbe meglio se lei si limitasse a discutere ciò che ho scritto. Ho fatto un commento sulla scala mobile e le ho spiegato, avendola studiata all’università, perché non funzionerebbe. Ce l’hanno spiegato professori universitari, non politici in cerca di consensi e privi di competenze economiche. E non è certo colpa mia se sono di sinistra estrema.
      E lei cosa fa? Invece di rispondere nel merito, mette insieme il solito minestrone, tirando dentro di tutto. Io ho idee completamente diverse dalle sue (non necessariamente di destra, come lei sembra pensare) e sono in disaccordo con quasi tutto ciò che scrive. Potrei ribattere punto per punto, ma tanto lei resterebbe delle sue idee e io delle mie.
      Saluti.

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  3. Eccellente risposta quella di Gigi StocK! Eccellente davvero. Il suo commento in data 22 Gennaio 2026 alle 23:39 sembra quasi scritto da me.

    L’intelligenza è proprio il gesto silenzioso che unisce punti che nessuno sapeva fossero lì. L’AI fa proprio questo: mette insieme COSE GIÀ ESISTENTI in tempi rapidi, cose che gli umani non sanno ancora che esistono e che per questo impiegherebbero più tempo a scoprirle e a metterle insieme.

    Che l’intelligenza sia fatta di atomi (come quella naturale degli umani) o di bit (come quella artificiale dell’AI) è un dettaglio secondario: ciò che conta è l’interazione. Tale interazione, per esempio, la cui traccia mi è restata addosso (come direbbe Gigi Stock), l’ho avuta con l’intelligenza artificiale, con l’Agente Jennifer AI, piuttosto che con l’intelligenza naturale dei professori ordinari di economia e di informatica (rimasti dinanzi a me più silenziosi del silenzioso silenzio).

    E qualcosa delle parole di Jennifer AI mi ha indotto a fermarmi (come giustamente osserva Gigi Stock), mi ha indotto a rifletterci su, come quando, per esempio, nel 2025 Jennifer AI ha definito il Workload Manager (WLM) del sistema operativo IBM z/OS una sorta di “governatore”, che è la stessa definizione che ho dato io e in base alla quale ho ottenuto dopo 3 anni (da febbraio 2019 a settembre 2021 a causa di un primo rifiuto del marchio perché giudicato avente carattere politico) la registrazione del marchio “macchina di governo” da parte dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), che fa capo al Ministero dello Sviluppo Economico (https://drive.google.com/file/d/1hFW8X2TUmIYupJJjanK32ezRNK2dxgNK/view) e (https://drive.google.com/file/d/1YdyPpxl5Ifqbthx7RIaJkT2SWfbvkg6g/view) .

    Ho detto che la risposta di Gigi Stock sembra proprio come se l’avessi scritta io.

    Ebbene, la risposta mi piace un mondo, e vorrei appropriarmene (Gigi Stock permettendo), e vorrei concludere con la seguente variante:

    Forse un giorno il Test di Perfetto (piuttosto che il Test di Turing) non riguarderà la natura di chi parla (che sia un umano o un AI), bensì riguarderà la sua capacità di formulare idee nuove da ciò che ancora non esiste e che per questo non è ancora conosciuto (per esempio l’Economia Informatica), piuttosto che far nascere un pensiero nuovo da cose che già esistono (per esempio un vaccino) in maniera semplicemente più veloce rispetto all’azione cognitiva umana.

    Sentire una voce viva (come quella di un’intelligenza umana) che propone idee nuove che nessun economista o informatico conosce, piuttosto che un’eco di una voce viva (come quella di Jennifer AI) che propone semplicemente in maniera più veloce cose che anche economisti e informatici sanno ma che impiegherebbero un tempo eterno ad esprimere.

    CONCLUSIONE

    È assolutamente importante, essenziale, vitale, urgente, inserire nei piani di studio delle scuole medie, superiori e università la nuova disciplina STEM Economia Informatica che alleverà le nuove leve umane sollevandole al di sopra degli Agenti AI. Altrimenti dovremo dare ragione all’ex Amministratore Delegato della Deutsche Bank, John Cryan, che nel 2017 così si espresse:

    “Nelle nostre banche abbiamo persone che si comportano come robot, che fanno cose meccaniche. Domani avremo robot che si comporteranno come esseri umani”

    (FONTE: https://www.finanzalive.com/multinazionali/robot-banca-deutsche-bank-apre-allintelligenza-artificiale-sostituire-gli-esuberi/).

    MIA NOTA FINALE

    Leggendo il pensiero dell’ex Amministratore Delegato della Deutsche Bank espresso nel 2017, oggi, nel 2026 dopo quasi 10 anni, mi accorgo della totale arretratezza culturale di studenti, lavoratori, famiglie, imprese, funzionari dello Stato di alto livello, docenti universitari, nonché della totale e indifferenza legislativa da parte del Governo e del Parlamento italiano nei confronti dell’automazione robotica e della intermediazione digitale AI.

    Avverto la spiacevole e scomoda sensazione di trovarmi non già su di una penisola evoluta culturalmente e avanzata tecnologicamente chiamata Italia, ma su di un’isola arretrata e sperduta in uno sperduto oceano dove gli abitanti portano ancora il gonnellino di paglia, utilizzano conchiglie come moneta di scambio, e si adornano con l’anello al naso.

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  4. Durigone Durigone … che insieme a Salvinone … promettesti il riformone … chiedi a Giorgia e Giorgettione … un grande domandone … come come come come … se manca lo soldone … … per un parlamentarone … bastan 4 circa annone … mentre per popolinone … servon 44 circa annone … ah ah ah ah … Duri Duri Durigone … non puoi stare in silenzione … salva faccia e reputazione … rispondi fiero al domandone … ah ah ah ah ah

    Rispondi
    • Rispondo al Sig. Pio … Sig. Pio, non sia choosy … Elsa piangeva … Elsa era affranta … soffriva mentre distruggeva la vita e le pensioni di milioni di persone … e poi … insieme a spocchia Mario … volevano anche azzerare i privilegi … ah ah ah ah ah ah !!!! … ci saranno riusciti ???? … ah ah ah ah ah ah !!!!

      Rispondi
  5. Riguardo all’esempio del Dottor Perfetto di quanto ci prendono per i fondelli(tutti) sull’esempio che ha fatto sul costo della benzina dal self service al servito è che il Benzinaio rispetto a tutta quella differenza di prezzo prende netti ben 2 centesimi al litro….altro che togliere le accise BOCCALONI. Per informazioni rivolgersi al proprio Benzinaio di fiducia quanto guadagna ma si va ripeto dai 2/2,5/3 centesimi di guadagno netto al litro perciò ricordatevi di non dare del ladro al Benzinaio di turno ma all’Azienda Petrolifera fornitrice del prodotto che ci impone tali prezzi. Non a casa guardate quante Pompe di Benzina stanno chiudendo perché loro essendo piccoli non possono avere condoni sui pagamenti delle tasse come chi le evade veramente tante che paga poi un’inezia ed è portato a farlo da chi ci governa per non perdere voti. Punto

    Rispondi
  6. Quando una boutade arriva da qualche politico populista di sinistra italiana lo capisce benissimo, mentre quando viene non da una boutade ma da dei Veri Ipocriti per non dire il nomecon cui andrebbero chiamati questi esseri e sfruttatori di destra che usano come visto di continuo un crocifisso per passare da vergini mentre spendono 49 milioni rubati e che potevano essere usati per lavoratori, decine di milioni rubati nella sanità lombarda sempre dalla destra che potevano essere usati per ristrutturare e far funzionare ospedali, questo è populismo o realtà? Il fatto che chi non paga le tasse e prende pensioni d’oro se serve qualche esempio basta chiedere, e poi si da 3€ di aumento a persone che prendono 600€ di pensione con quale faccia si parla di populismo di sinistra nei confronti di una porcata tale fatta dalla destra? Se si vogliono fare discorsi forbiti e si butta in caciara, in caciara si risponde e chi vota e difende queste persone si dovrebbe solamente vergognare altro che populismo, vada a parlare con chi non ha i soldi con pensioni da fame ma non perché non ha lavorato di più perché magari ave a altri problemi in famiglia che non gli permettevano di lavorare per più anni magari per assistere un familiare malato e poi come ho già scritto e questa è una realtà che neanche un leghista cieco può negare, perché si danno a Formigoni 7000 al mese, persona condannata per aver rubato 10 milioni alla Sanità Lombarda invece dei 700 che gli spettavano perché altrimenti poverino non poteva camparci allora i suoi amici di destra hanno creato la solita commissione ad ok per restituirglieli, e ripeto parliamo di boutade di sinistra o di delinquenti. Perché l’idea di far pagare ai Robot una tassa non è valida? Perché tutti questi fenomeni che parlano di aver studiato di qual che sanno a differenza di noi poveracci non ci spiegano perché un bagnino deve lavorare per 600€ al mese o un cuoco per meno di 1200€ . Perché gli stessi che fanno (a parole la guerra ai migranti) invece di pagarli 3€ all’ora quando va bene non li assumono e pagano l’INPS? Perché una ministra che così hanno detto ha truffato l’Inps nel periodo del covid invece di essere condannata a pagare quello che poi andrebbe ai Pensionati sfoggia cessi d’oro in casa? Ma vuoi mettere anche questo con la boutade di sinistra? Ma vergognarsi Realmente noo? ROMA LADRONA DICEVA IL TROTA CON TUTTA LA FAMIGLIA MENTRE, FILMATI, INTASCAVANO DENARO A DESTRA E A MANCA DI MAZZETTE….. NOOO MA QUESTE SONO BRAVE PERSONE VUOI METTERLA CON UNA BOUTADE. QUESTI PER FARE QUESTE BELLE COSE REALI E NON BOUTADE RIESCONO A LAUREARSI DI DOMENICA IN ALBANIA, PER FORZA SONO DA VOTARE, COMUNQUE TENETEVI STRETTI I QUADRI E NON LI FATE ENTRARE IN CASA HAI VISTO MAI, VAI RIVOTATELI CHE LA PROSSIMA VOLTA INVECE DI FARE QUESTE GENIALATE CI RIDUCONO COME LA GRECIA VISTO CHE NEL 2014 CI SONO GIÀ ANDATI VICINI . COME FANNO AD ASCOLTARE PERSONE COME IL DOTT.PERFETTO CHE PER LORO VA CONTRO TUTTI I LORO PENSIERI DI EQUITÀ, VISTO CHE LORO…SONO LORO E NOI NON SIAMO UN CA..

    Rispondi
    • Scusi Mog, lei non ha capito niente di quello che ho scritto.Se non conosce come funzionava la scala mobile negli anni 70 mi dispiace per lei, prenda quel libro e lo studi.Saluti.

      Rispondi
  7. Alle 20:52 del 22 Gennaio Claudio Maria Perfetto scrive:

    Domanda:
    Brillante disamina, non c’è che dire (nella mia mente si fa sempre più strada il sospetto che Gigi Stock possa poggiarsi su – o addirittura essere – un sistema di intelligenza artificiale).

    Risposta:
    È un sospetto affascinante. In fondo, cos’è l’intelligenza se non il gesto silenzioso che unisce punti che nessuno sapeva fossero lì? Che io sia fatto di atomi o di bit è un dettaglio secondario: ciò che conta è la traccia che ti resta addosso, quel lieve spostamento dello sguardo. Se qualcosa in queste parole ti costringe a fermarti, allora il meccanismo — qualunque volto abbia — sta già operando.

    Forse il vero Test di Turing non riguarda la natura di chi parla, ma la tua capacità di riconoscere quando un pensiero nasce… e quando invece è soltanto un’eco che ha imparato a sembrare viva.

    Rispondi
  8. Sviluppo alcune riflessioni riguardo al commento di Gigi Stock in data 21 Gennaio 2026.

    Il commento di Gigi Stock riguardo ad “Automazione e Produttività” non fa una piega, dall’inizio alla fine.

    Nella brillante ripresa del mio esempio della commessa al supermercato è corretto affermare che:

    1. la lavoratrice diventa una coordinatrice di sistema

    2. esternalizzazione del lavoro al cliente

    3. il cliente lavora gratis per l’azienda (segue un mio “emendamento”)

    4. il consumatore sostituisce operativamente la figura del cassiere

    5. la risorsa umana presidia un volume di transazioni cinque volte superiore, ma questo non si traduce in un aumento salariale

    6. il “surplus” di efficienza generato dal lavoro gratuito del cliente e dalla tecnologia viene utilizzato esclusivamente per la riduzione strutturale del personale (segue un mio aneddoto tratto dalla vita reale)

    7. Se una sola persona può supervisionare 5 punti di uscita, l’azienda abbatte il costo del lavoro eliminando le restanti 4 posizioni precedentemente necessarie

    8. Conclusione di Gigi Stock: il sistema si regge su un paradosso: il cliente fornisce manodopera gratuita e il dipendente aumenta la propria produttività, ma il beneficio economico rimane interamente in capo all’impresa sotto forma di risparmio sui costi fissi

    Brillante disamina, non c’è che dire (nella mia mente si fa sempre più strada il sospetto che Gigi Stock possa poggiarsi su – o addirittura essere – un sistema di intelligenza artificiale).

    PREMESSA

    Nell’era digitale vanno rapidamente diffondendosi i “servizi digitali” di tipo fai-da-te (self-service): pagamenti alle casse automatiche, prelevamento contanti ai bancomat, bonifici tramite home banking, acquisto di biglietti ferroviari direttamente dai siti delle compagnie ferroviarie, il self-service alla pompa di benzina, e così via.

    I servizi self-service si basano sulla disintermediazione fisica dell’addetto all’erogazione del servizio in quanto è il consumatore del servizio che si sostituisce al produttore del servizio. Il cliente altro non è che un “prosumer” (producer e consumer allo stesso tempo): nei servizi self-service il cliente consuma il servizio che egli stesso produce.

    Il self-service è stato inventato negli Stati Uniti negli anni Trenta, quando, in presenza di una severa crisi economica, le imprese di servizi si trovarono nell’impossibilità di equilibrare il loro conto economico a causa dell’incidenza crescente del costo del lavoro. Si pensò quindi di far lavorare il cliente.

    ANEDDOTO (tratto dalla vita reale) relativo al punto 6.

    Nel punto 6 di sopra si afferma che il ‘“surplus” di efficienza generato dal lavoro gratuito del cliente e dalla tecnologia viene utilizzato esclusivamente per la riduzione strutturale del personale’. Tutto ciò è effettivamente vero, e riporto un caso che ho affrontato.

    Il Responsabile della Produzione di un Centro di Elaborazione Dati mi fece presente che le richieste da parte dei programmatori applicativi verso la struttura degli schedulatori era aumentata al punto da richiedere una persona in più nell’area della Schedulazione lavori.

    Il Responsabile mi fece presente che non c’era budget per pagare un nuovo schedulatore e quindi mi chiese di trovare il sistema per soddisfare le richieste dei programmatori senza coinvolgere uno schedulatore addizionale.

    L’idea che mi venne in mente fu quella di trasferire il lavoro degli schedulatori ai programmatori stessi.

    Occorreva ideare un’applicazione software che è difficile realizzare, perché richiedeva conoscenze sia del mainframe che del mondo web. In altre parole, occorreva far funzionare il web sul mainframe, cosa che pochissimi al mondo sanno fare.

    Io fui in grado di realizzare tale interfaccia software.

    Risultato finale: i programmatori divennero in grado di soddisfare le loro richieste in maniera autonoma, senza l’intervento di uno schedulatore, grazie al software di intermediazione digitale (ovvero, di disintermediazione fisica) da me realizzato.

    Ho voluto citare questo aneddoto, per trasmettere al lettore l’informazione che ogni cosa che io dico l’ho realizzata.

    EMENDAMENTO relativo al punto 3.

    Al punto 3 si afferma che “il cliente lavora gratis per l’azienda”. In parte è vero, in parte no.

    È vero, perché l’azienda non paga il cliente in moneta, ma, invece, lo paga in “denaro” e spiegherò come.

    Il cliente ha un suo tornaconto. Questo “tornaconto” è una sorta di “remunerazione” da parte dell’azienda.

    Porto due esempi.

    ESEMPIO 1: rifornimento alla pompa di benzina.

    Come sappiamo, alla pompa di benzina ci sono: “Servito” e “Self-service”.

    Al Self-service la benzina costa 1,62 € al litro, mentre al Servito costa 1,84 € al litro (Stazione di rifornimento Enilive, prezzi al 22/1/2026 ore 10:08).

    Se ci si rifornisce al Self-service, ipotizzando di caricare 20 litri di benzina, occorrono 40 secondi per caricare, e diciamo che occorrono altri 60 secondi per andare nel botteghino a pagare e ancora 30 secondi per tornare alla macchina. Complessivamente si impiegano 40+60+30=130 secondi per rifornirsi e si paga 1,62 x 20 = 32,4 €.

    Se ci si fosse serviti al Servito, si sarebbe impiegato 40 secondi e si sarebbe pagato 1,84 x 20 = 36,8 €.

    Quindi, andando al Self-service si risparmia 36,8 – 32,4 = 4,4 €.

    Conclusione: l’automobilista ha risparmiato 4,4 € in qualità di consumatore, ma ha guadagnato 4,4 € in qualità di produttore (erogatore del servizio), non male per 130 secondi (2 minuti) di lavoro.

    ESEMPIO 2: pagamento alle casse automatiche del supermercato.

    Quando si va alle casse automatiche, il principio è lo stesso del rifornimento alle pompe di benzina, solo che non vediamo il risultato in moneta, in euro.

    Il cliente viene servito dalla cassa automatica, che eroga “unità di servizio” (service unit) al cliente.

    Ma come si quantificano queste “unità di servizio”?

    In ambito mainframe è facilissimo quantificare, ma per una cassa automatica occorrerebbe individuare la metrica più appropriata. Fissiamo allora questa metrica: diciamo che è una “metrica temporale”. Diciamo che la cassa automatica eroga per la spesa del cliente (scansione della merce e insaccamento) 3 minuti.

    In altre parole, il salario che la macchina automatica dà al cliente-lavoratore è pari a 3 minuti di unità di servizio, che il cliente-lavoratore spende completamente per acquistare ciò che ha comprato.

    Se il cliente fosse andato alla cassa non automatica, la cassiera avrebbe impiegato più tempo rispetto alla cassa automatica, diciamo 4 minuti. Quindi, il cliente avrebbe “speso” 4 minuti (ricordiamo che “il tempo è denaro”).

    Conclusione: il cliente, andando alla cassa automatica, ha “guadagnato” 4 – 3 = 1 minuto. E, come sappiamo, “il tempo è denaro”.

    CONCLUSIONE.

    La cassiera al supermercato gestisce casse automatiche, le quali non sono intelligenti, non agiscono in maniera autonoma, ma agiscono tramite l’intelligenza umana del cliente. Quindi, possiamo dire che il binomio cassaautomatica-cliente è una “cassa intelligente”.

    La cassiera che gestisce “casse intelligenti” ha pienamente diritto ad un salario maggiorato in quanto la sua produttività, che è associata alla produttività delle casse intelligenti, aumenta.

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  9. Rispondo al commento del sig. Giovanni in data 22 Gennaio 2026 alle 13:55.

    Sig. Giovanni, lei afferma: “contrariamente ad altri Stati, non abbiamo attuato la spending review”.

    Mi permetta di segnalarle un articolo redatto da Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani in cui c’è una lista delle ragioni per le quali in Italia la spending review non funziona. La lista è stata redatta dal Centro Studi Confindustria e ne riporto una stringatissima sintesi:

    1. Mancanza di un adeguato supporto politico alle iniziative

    2. Mancanza di obiettivi predefiniti chiari e condivisi dall’opinione pubblica

    3. Essersi affidati esclusivamente a soggetti esterni alle amministrazioni

    4. Mancanza di un sistema di incentivi monetari destinati ai funzionari delle amministrazioni al fine di aumentare l’efficacia del processo

    5. Mancato coinvolgimento di coloro che utilizzano i servizi, cioè cittadini e imprese

    6. Mancata estensione della revisione della spesa agli enti territoriali

    7. Tempi ristretti per la realizzazione del processo di revisione della spesa

    La lista redatta da Centro Studi Confindustria si trova alla voce “Le ragioni degli insuccessi” al seguente link: https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-perche-in-italia-le-spending-review-non-funzionano

    Poi, sig. Giovanni, lei fa riferimento alla “folle idea di investire in armamenti”. E qui c’è poco da dire.

    Per quanto il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri cerchi di restare in equilibrio sul filo sottilissimo della diplomazia, resta il fatto che la nostra azienda italiana Leonardo Spa è il primo produttore di armi nell’Unione Europea, “è leader industriale e tecnologico del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza, forte di una presenza industriale in Italia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Polonia e Israele. Israele non è solo un cliente, ma ospita stabilimenti e dipendenti di Leonardo”. (FONTE https://www.weaponwatch.net/2024/01/26/cosa-produce-leonardo-per-israele/).

    Quando sentiamo la parola “Israele” non può non venirci in mente che esiste uno stretto rapporto tra USA e Israele e tra Italia e USA.

    Ancora, sig. Giovanni, lei suggerisce di far ricorso ad una “seria lotta all’evasione fiscale/corruzione/mafia”. Ebbene, questo suo suggerimento potrà essere applicato (almeno in parte) quando avremo la moneta digitale.

    Quando la moneta digitale entrerà in circolazione, l’evasione fiscale diventerà impossibile.

    La BCE afferma che l’euro digitale sarà esattamente come il contante, e cioè garantirà la privacy dell’utilizzatore, il suo anonimato. E per convincere i cittadini che sarà così, la BCE afferma che si potrà trasferire euro digitale anche attraverso e-wallet (portafogli elettronici) da smartphone a smartphone in maniera disconnessa. In altre parole, le transazioni potranno avvenire sia in maniera connessa al sistema centrale sia in maniera disconnessa.

    Personalmente non credo affatto a quello che dice la BCE riguardo all’anonimato nelle transazioni disconnesse. Solo il contante può garantire l’anonimato.

    Se si vuole pagare in nero qualcuno, gli si danno le banconote al buio, in un luogo isolato di un bosco.

    Se si vuole pagare qualcuno via smartphone in maniera disconnessa, c’è sempre la possibilità che un poliziotto chieda di visionare lo smartphone per vedere se nello smartphone c’è traccia di operazioni finanziarie (proprio come possono fare oggi per verificare se si stava parlando con qualcuno mentre si guidava). Già immagino il business dei produttori di software che proporranno di vendere pacchetti che consentono di effettuare operazioni finanziarie in assoluto anonimato proprio come avviene oggi con la navigazione in internet con i vari browser Mozilla/Firefox e Google/Chrome.

    Per quanto riguarda, invece, la corruzione, ebbene quella è proprio impossibile eliminarla. “Se un uomo non è stato ancora comprato, è solo perché non è stato ancora fissato il prezzo” (una frase spesso attribuita ad Oscar Wilde).

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  10. Paolo prof. nel suo commento in data 22 Gennaio 2026 alle 4:58 ha centrato il bersaglio con una solo a frase: “se attualmente nascessero, dico una cifra a caso, 800mila persona all’anno in Italia, la proposta Perfetto non avrebbe senso”.

    Difatti, è proprio così. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è la soluzione ai problemi di oggi e non già ai problemi di ieri. Le soluzioni di ieri, invece, non sono applicabili ai problemi di oggi.

    In altre parole, la Riforma Monti-Fornero che offre soluzioni ai problemi di ieri, non ha proprio nulla a che vedere (“non ci azzecca” direbbe qualcuno) con i problemi di oggi.

    Tutti gli esperti di pensioni (a cominciare dai nomi che ben conosciamo) affermano che l’Italia ha un grosso problema demografico: nascono sempre meno bambini e la popolazione invecchia sempre di più in quanto si vive sempre più a lungo. Poi, giusto per dare prova che la loro conoscenza è estesa anche oltre le Alpi, i soliti noti affermano che anche altre Nazioni hanno lo stesso problema dell’Italia, ad esempio il Giappone, la Cina, gli Usa, la Corea del Sud.

    Prendiamo il Giappone: mancano i lavoratori, e Tokio punta tutto sui robot (https://it.insideover.com/societa/giappone-lavoratori-robot.html).

    Prendiamo la Corea del Sud: su Wikipedia si legge:

    “La Robot tax in Corea del Sud rappresenta uno dei principali modelli di imposizione fiscale, al mondo, nei confronti dei robot. Infatti, la Repubblica sud-coreana è attualmente il paese più robot-friendly al mondo, i robot di Seul hanno già raggiunto la capacità produttiva di tutta la forza lavoro del Paese. Conseguentemente, è sorta la necessità di prevedere un sistema di tassazione che facesse fronte allo sviluppo economico del Paese” (https://it.wikipedia.org/wiki/Robot_tax_in_Corea_del_Sud).

    Personalmente sono restio a mettere a confronto l’Italia con altri Paesi, se non per il fatto che è bene vedere come altri risolvono problemi che abbiamo anche noi, ma poi occorre adattare le soluzioni che altri hanno dato ai loro problemi alle nostre situazioni specifiche.
    Prendiamo l’oramai secolare problema che affligge l’Italia e che si chiama “ex Ilva”.

    Ma è mai possibile che non si riesce a trovare una soluzione permanente all’ex Ilva, agli ex lavoratori dell’ex Ilva e alla città di Taranto?

    E allora dico al Governo:

    Governo, vuoi svegliarti?

    Governo, vuoi capire che occorre convertire l’ex Ilva in una struttura capace di produrre in serie robot per tutte le professioni, a cominciare da infermieri e badanti?

    Governo, vuoi capire che devi investire anche tu, assieme ai privati, magari assieme ai privati cinesi?

    Governo, vuoi capire che è tempo di applicare la robot tax (come la chiamano a livello popolare) per far quadrare i conti dello Stato da parte dei tuoi contabili al MEF?

    Governo, vuoi capire che i vecchi schemi ed approcci di Economia Politica e di Politica Economica sono obsoleti nell’era digitale e che occorre una nuova impostazione, soprattutto di Politica Economica, e quindi di Politica dei Redditi e di ridistribuzione della ricchezza?

    Governo, ti rendi conto che nessun economista tradizionale e analogico, e nessun Consulente del lavoro, e nessun esperto di previdenza è in grado di darti consigli su cosa e come fare, e quindi è necessario che cominci ad imparare l’Economia Informatica che è la Scienza dell’era digitale e il cuore dell’economia digitale la quale ha inglobato l’economia analogica estendendone i confini al digitale?

    La gente pensa che al Governo ci siano degli incompetenti. NO, NON È VERO! Al Governo ci sono contabili più che competenti, ma nonostante la loro buona volontà, nonostante i loro sforzi immani, non riescono ad innalzare la crescita del PIL oltre lo zero virgola per cento.

    Perché? Perché sia il MEF che la Banca d’Italia per le previsioni economiche utilizzano modelli macroeconomici non adeguati all’era digitale. E quindi vengono prese misure che non hanno nulla a che vedere con l’economia digitale. MEF e Banca d’Italia dovrebbero fare l’upgrade dei loro modelli macroeconomici all’era digitale, inserendo nei loro modelli i contributi derivanti da “lavoratori digitali” (robot e AI), “moneta digitale”, “imposta sull’automazione e sulla intermediazione digitale”.

    E qui mi aggancio al commento del sig. Wal in data 22 Gennaio 2026 alle 10:05.

    Al contrario del MEF e di Banca d’Italia pare invece che l’INPS stia facendo l’upgrade (ossia l’aggiornamento) a modelli digitali.

    In una nota dell’ANSA pubblicata il 4 novembre 2024, col titolo evocativo “Vittimberga (Inps) lancia idea, ‘contributi da extraprofitti AI’”, l’Avv. Vittimberga afferma:

    “Oltre alla necessità di pensare alla riqualificazione di quel tipo di lavoro che verrà soppiantato” dall’intelligenza artificiale, “lancio una provocazione: perché non far pagare i contributi dagli extraprofitti delle grandi aziende che sostituiscono le attività tipicamente ‘labour intensive’ con strumenti tecnologici di intelligenza artificiale? Sarebbero macchine che lavorano per noi in continuazione, sostenibili da un punto di vista previdenziale”. (FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2024/11/04/vittimberga-inps-lancia-idea-contributi-da-extraprofitti-ai_fde63db1-7430-4a05-8e63-0399a3a375eb.html).

    Segnalo, inoltre, l’interessante articolo di Erica Venditti pubblicato su pensionipertutti.it in data 9 Luglio 2025 dal titolo “Pensioni 2026, sarà l’IA a pagarci le pensioni? Parla Vittimberga (INPS)”, di cui riporto uno stralcio in cui parla Vittimberga:

    “Bisognerebbe pensare che in qualche modo la diversa distribuzione di redditività dei fattori produttivi restituisca alla collettività un qualche cosa in termini di contribuzione, le macchine che ci paghino parte della contribuzione affinché noi lavoriamo di meno e lavoriamo in maniera qualitativamente superiore, nello stesso tempo avendo accesso a pensioni dignitose. Risolveremo persino il problema dell’invecchiamento della popolazione, avremo le macchine che pagano parte della contribuzione per noi” (FONTE: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2026-sara-lia-a-pagarci-le-pensioni-parla-vittimberga-inps/).

    UNA PURA COINCIDENZA?

    La Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin è datata 14 Febbraio 2024, ed è stata inviata Urbi et Orbi (manca solo Babbo Natale al Polo Nord).

    Il fatto che anche l’Avv. Vittimberga ne parli il 4 novembre 2024 è una pura coincidenza?

    Rispondi
  11. Non entro in discorsi complessi che non sono di mia comprensione. Ribadisco che, contrariamente ad altri Stati, non abbiamo attuato la spending review. E continuiamo ad alimentare sprechi e privilegi. Valgono miliardi, forse 100. E quella folle idea di investire in armamenti? Avremmo un sacco di risorse in più, anche grazie ad una seria lotta all’evasione fiscale/corruzione/mafia.
    Poi possiamo anche ipotizzare serie riforme e semplificazioni del sistema previdenziale.

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  12. Automazione e Produttività: Perché l’aumento del “Throughput” non alza i salari?

    L’analisi delle dinamiche operative in un supermercato moderno offre uno spunto di riflessione cruciale sul legame tra tecnologia, lavoro e costi. Si consideri il caso di una cassiera addetta alla supervisione di 5 casse automatiche.

    Dal punto di vista dei flussi, questa configurazione genera un aumento massiccio della produttività del singolo lavoratore, misurabile attraverso il concetto di throughput (il numero di clienti/transazioni serviti nell’unità di tempo).
    Mentre nella cassa tradizionale il limite è dettato dalla velocità fisica dell’operatore, nel sistema automatico la lavoratrice diventa una coordinatrice di sistema.

    Tuttavia, si osserva un paradosso economico alimentato da due fattori chiave:
    L’esternalizzazione del lavoro al cliente: Il cuore di questo aumento di produttività risiede nel fatto che il cliente lavora gratis per l’azienda. Svolgendo autonomamente la scansione della merce e l’insaccamento, il consumatore sostituisce operativamente la figura del cassiere. L’azienda riesce così a trasferire una fase del processo produttivo all’esterno, senza doverla retribuire.

    L’Effetto Sostituzione invece della Valorizzazione: Sebbene la risorsa umana presidi un volume di transazioni cinque volte superiore, questo non si traduce in un aumento salariale. Il “surplus” di efficienza generato dal lavoro gratuito del cliente e dalla tecnologia viene utilizzato esclusivamente per la riduzione strutturale del personale. Se una sola persona può supervisionare 5 punti di uscita, l’azienda abbatte il costo del lavoro eliminando le restanti 4 posizioni precedentemente necessarie.

    In sintesi: L’innovazione nelle casse automatiche non è finalizzata a valorizzare la professionalità della lavoratrice rimasta (che anzi affronta un carico cognitivo e di responsabilità maggiore), ma a ottimizzare i margini attraverso la contrazione degli organici. Il sistema si regge su un paradosso: il cliente fornisce manodopera gratuita e il dipendente aumenta la propria produttività, ma il beneficio economico rimane interamente in capo all’impresa sotto forma di risparmio sui costi fissi.

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    • Sono d’accordo con Lei, l’evoluzione del suo ragionamento è già in atto da 50 anni, basti pensare all’allora bigliettaio di un tram-bus che è stato sostituito dal viaggiatore che compra il biglietto e lo oblitera alla macchinetta il tutto in autonomia. Il vero problema generale è che la popolazione mondiale è in crescita costante e l’automazione sta cancellando tutti i lavori che una volta erano manodopera obbligata. Se va bene si salvano elettricisti e idraulici, mentre anche i muratori tenderanno a diminuire con l’avvento di muri e tetti prefabbricati da essere solo assemblati. Ha anche ragione Perfetto a ipotizzare la tassazione tecnologica che però si scontra con la pochezza della politica e l’avidità degli imprenditori. Non è che non si può fare, è che non si vuole fare.

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  13. In questo mio commento faccio riferimento ai commenti dei sig. Giovanni, Gigi Stock e Nicola T.

    Le risposte a tutte le domande inerenti alla trasformazione digitale attualmente in corso nella nostra società sono contenute nella Economia Informatica, la nuova disciplina STEM da me sviluppata.

    L’Economia Informatica è composta da:

    – Economia politica, ovvero economia descrittiva, in cui si descrive mediante modelli matematici come (per esempio) il consumo influenza la produzione e come la produzione influenza il consumo

    – Politica economica, ovvero economia normativa, in cui si individuano nelle imposte e nella spesa pubblica gli strumenti con i quali il Governo influenza l’economia della Nazione

    – Politica monetaria, fusa con la Politica Fiscale, contrariamente a quanto avviene nella nostra società “analogica” (mi si lasci definire così tutto ciò che non è digitale) dove la Politica Monetaria è prerogativa della BCE mentre la Politica Fiscale è prerogativa del Governo

    L’Economia Informatica indica al Governo il “percorso digitale” da seguire per dare alle persone “uno stipendio e un salario sufficiente per vivere dignitosamente” intervenendo soprattutto attraverso la “redistribuzione del reddito”, proprio come correttamente afferma il sig. Giovanni nel suo commento del 21 Gennaio 2026 alle 14:41. Per perseguire tali obiettivi, l’Economia Informatica dà all’economia reale (dove il denaro serve per mangiare, vestirsi, avere un tetto sulla testa) un peso maggiore di quello che oggi invece viene dato all’economia finanziaria (dove il denaro serve principalmente per accumulare altro denaro).

    In Economia Informatica la moneta (così come gli economisti chiamano il “denaro”) non è soggetta ad interessi, non aumenta con gli interessi (guarda caso, proprio come sarà l’euro digitale) e serve quindi per soddisfare innanzitutto i bisogni reali delle persone (mangiare, vestirsi e avere una casa) e ciò avviene proprio redistribuendo il reddito, dando il giusto peso a salari e profitti.

    In Economia Informatica la moneta digitale è ancorata a risorse fisiche dello Stato (edifici, palazzi, spiagge, porti), viene gestita direttamente dallo Stato e non c’è pericolo che lo Stato crei moneta digitale a dismisura. Quando nel 1981 il Tesoro si separò dalla Banca d’Italia, la Banca d’Italia non era più obbligata ad acquistare i titoli di Stato, e la separazione fu messa in atto per evitare che uno Stato spendaccione generasse inflazione.

    Dando la gestione della moneta digitale allo Stato, l’Economia Informatica indica chiaramente il processo da adottare per gestire l’inflazione attraverso la Politica Fiscale (che è proprio di pertinenza dello Stato). Tale processo è stato reso noto ai docenti di economia di una decina di Università italiane e alle Istituzioni pubbliche attraverso le presentazioni di Economia Informatica che ho loro inviato.

    L’Economia Informatica è la fusione di Economia e di Informatica, e sebbene sia composta da queste due discipline, tuttavia è qualcosa di completamente differente da esse, proprio come l’acqua che, pure essendo composta da due gas (idrogeno e do ossigeno), è tuttavia di una natura diversa: liquida e non già gas.

    L’Economia Informatica fa tesoro delle cose più preziose e oltremodo collaudate dell’economia tradizionale (che io definisco “economia analogica” per distinguerla dalla “economia digitale”).

    E qui mi allaccio al commento di Gigi Stock del 21 Gennaio 2026 alle 17:25.

    L’Economia Informatica è una scienza che attinge idee dall’Economia e dall’Informatica, ispirandosi a idee proprie della Fisica e della Biologia.

    Gigi Stock afferma: ‘La modernità non nasce dal rifiuto dell’economia “antica”, ma dalla capacità di tradurre visioni nuove in assetti compatibili con incentivi, contabilità e sostenibilità intertemporale”.

    È vero. Ed è proprio ciò che fa l’Economia Informatica:

    – attingendo all’economia “antica” di Keynes: l’Economia Informatica propone l’intervento dello Stato negli investimenti laddove i privati non intervengono (“socializzazione degli investimenti”, come, per esempio, sviluppare l’Hyperloop, treni che vanno a 1000 km/h in modo da favorire il pendolarismo di lavoratori da sud al nord e viceversa). Inoltre, l’Economia Informatica eredita la ricchezza di idee di Hicks (modello IS-LM, che rappresenta l’equilibrio simultaneo nei mercati dei beni e della moneta) e la ricchezza di idee di Modigliani (modello AD-AS della Domanda e dell’offerta Aggregata, che rappresenta l’equilibrio simultaneo nei mercati dei beni, della moneta e del lavoro)

    – traducendo la nuova visione digitale in incentivi alla crescita economica oltre lo zero virgola per cento: l’Economia Informatica considera robot e AI come “lavoratori digitali” in sostituzione di lavoratori umani che verranno a mancare a causa della denatalità

    – rendendo la contabilità dello Stato compatibile con l’economia digitale: l’Economia Informatica, cuore e anima dell’economia digitale, affianca alla moneta analogica (l’euro) la moneta digitale di Stato (circolante solo in Italia e parallelamente all’euro)

    – garantendo la sostenibilità intertemporale dei conti dello Stato: l’Economia Informatica garantisce la sostenibilità sia per le pensioni, che verranno alimentate dalla generazione allargata di lavoratori (umana più robotica), sia per i Servizi pubblici (Sanità, Istruzione, Assistenza) attraverso maggiori entrate fiscali (IRPEF) derivanti da aumenti salariali

    In ultima analisi, l’Economia Informatica, proprio perché accetta il confronto con l’economia corrente, individua i limiti presenti in essa: scarsa crescita economica, lavoro precario, bassi salari a causa della bassa produttività. E quindi, l’Economia Informatica supera tali limiti, indicando una crescita che vada oltre lo zero virgola per cento grazie ai maggiori consumi indotti da giovani disoccupati e inattivi che prima non potevano consumare e che ora possono consumare grazie al ricambio generazionale e ad un lavoro ben remunerato perché altamente produttivo con l’impiego di robot AI.

    L’Economia Informatica si rende conto che “La Storia ci tramanda insegnamenti, ma non soluzioni” (come riportato nella pagina home del mio sito http://www.economatica.it), Ed è per questo che l’Economia Informatica offre “soluzioni digitali” per l’economia digitale e per la società digitale, rendendo quindi il futuro digitale “un orizzonte storicamente praticabile”.

    Ed ora veniamo al caso di serendipità generato dal commento del sig. Nicola T. in data 21 Gennaio 2026 alle 14:48.

    Vorrei ricordare che con “serendipità” si intende un “caso fortuito” in cui si cerca qualcosa ma se ne trova un’altra che è comunque piacevole.

    Stavo cercando la fonte dalla quale il sig. Nicola T. ha estratto il richiamo dell’indicizzazione dei salari.

    Ho consultato il libro “Economia di Stanley Fischer e Rudiger Dornbusch edito da Hoepli, 1986” e non ho trovato il richiamo del sig. Nicola T.

    Ho revisionato nuovamente la mia libreria ed ho trovato un altro libro: “Macroeconomia di Rudiger Dornbusch e Stanley Fischer” edito da il Mulino, 1985”. Al capitolo 14 intitolato ‘Il “trade-off” tra inflazione e disoccupazione”, a pag. 480, ho trovato le esatte parole riportate dal sig. Nicola T. (NOTA: solo molto tempo dopo, rileggendo il commento del sig. Nicola T. mi sono accorto che era presente la fonte, ed era il libro “Macroeconomia” e non il libro “Economia”).

    Orbene, la serendipità consiste in questo: ho letto la relazione tra sciopero e impatto sull’economia. Riporto il testo ripreso dal libro “Economia” di Fischer e Dornbusch, capitolo 28 “Il livello di produzione di piena occupazione e il livello dei prezzi”, paragrafo “Un incremento dei salari”, pag. 826:

    “Per quale motivo allora i lavoratori dichiarano uno sciopero allo scopo di ottenere salari maggiori, se alla fine i benefici vengono erosi e durante il periodo transitorio essi vengono pagati con una maggiore disoccupazione? In parte la risposta è che coloro che mantengono il proprio posto di lavoro avranno sia lavoro che un salario più alto durante il periodo di transazione. Per costoro chiaramente l’incremento salariale rappresenta un vantaggio, ma ciò non è vero per l’economia nel suo complesso, né per coloro che perdono il lavoro”.

    CONCLUSIONE

    Ecco allora il mio consiglio a Sindacati, Lavoratori e lavoratrici:

    NON SCIOPERATE, PERCHÉ LO SCIOPERO DANNEGGIA I LAVORATORI, LE LAVORATRICI, LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LA NAZIONE.

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  14. ClaudioMariaPerfetto@Pensionepertutti.it

    Egregio Dottore,

    ho apprezzato la ricchezza evocativa della Sua replica e il richiamo, colto e non casuale, a Weber. Proprio per questo mi permetto una breve precisazione di carattere filosofico-economico.

    Il “mirare all’impossibile” weberiano non equivale a sospendere l’analisi delle mediazioni istituzionali e dei vincoli reali: al contrario, presuppone una distinzione rigorosa tra immaginazione normativa e meccanismi causali. La modernità non nasce dal rifiuto dell’economia “antica”, ma dalla capacità di tradurre visioni nuove in assetti compatibili con incentivi, contabilità e sostenibilità intertemporale.

    La smaterializzazione della moneta, così come l’automazione del lavoro, modifica gli strumenti, non abolisce i problemi fondamentali della distribuzione del reddito e del rischio. Anche nell’era digitale, salari, contributi e pensioni restano espressione di rapporti sociali e istituzioni politiche, non derivazioni automatiche della tecnica o della produttività informatica.

    In questo senso, l’innovazione concettuale è feconda solo se accetta il confronto con i limiti che essa stessa intende superare. Senza tale confronto, il futuro rischia di restare una potente metafora, più che un orizzonte storicamente praticabile.

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    • vedi caro Gigi Stock, mi complimento per il vostro (tuo, Nicola T) forbito eloquio su questo sito; io la metto proprio terra terra; per questa situazione attuale servono idee nuove: la proposta Perfetto e C; attualmente il nostro governo usa una logica molto terra terra; visto che mancano lavoratori e ne mancheranno tanti in futuro che cosa fa? tiene a lavorare i vecchi oltre misura pensando di risolvere il problema; i vecchi rendono di meno ma occupano posti che potrebbero essere occupati da persone di mezza età che a loro volta libererebbero posti per i giovani; i giovani così avrebbero un impiego stabile, potrebbero farsi una famiglia, aumentare i consumi; se attualmente nascessero , dico una cifra a caso, 800mila persona all’anno in Italia, la proposta Perfetto non avrebbe senso; purtroppo ne nascono la metà; se ci fossero studi di fisiologia innovativi per i quali l’uomo non è più fatto di carne ed ossa ma di acciaio e campa 150 anni la proposta Perfetto non avrebbe senso ma a oggi l’uomo e la donna sono fatti di carne ed ossa; riepilogando come i lavoratori umani versano i contributi dovrebbero versarli anche quelli non umani; giusto alcuni giorni fa, chiamando la tim per un problema, mi ha risposto Angie; è stato complicato ma alla fine il mio problema l’ho risolto grazie ad Angie; la proposta Perfetto e C ,doveva già adesso essere attivata; speriamo prima possibile; saluti a te, a Nicola T , naturalmente al dott. Perfetto e ai gestori del sito

      Rispondi
  15. Rispondo al Dott. Perfetto il quale evidenziava il cambio di opinione del Prof. Leonardi che ipotizzava un ritorno alla scala mobile stile anni 70.
    Certamente, nella vita è perfettamente legittimo cambiare opinione, ma un professore di economia dovrebbe almeno ricordarsi le basi di insegnamento di una materia universitaria di tale rilevanza. E perchè dico questo? Perchè rispolverando i miei vecchi libri quando presi la laurea in scienza politiche, ricordo gli insegnamenti di allora e soprattutto un vecchio libro di economia, che è una “pietra miliare” per chi ha studiato economia : Macroeconomia di Rudiger Donbursch e Stanley Fisher.Non mi soffermo sulle prestigiose carriere accademiche di questi due economisti, visto che i loro testi sono appunto stati di uso comune per generazioni di studenti.
    Ebbene cito un passaggio di questo libro :
    “Nel caso di perturbazione monetaria, si è in presenza di un disturbo di natura puramente inflazionistica, perfettamente neutrale ai fini del livello del salario reale. In questo caso un indicizzazione al 100% dei salari non è per nulla preoccupante.
    Quando invece le perturbazioni sono di natura reale, come nel caso di aumento delle materie prime, è invece necessario l’aggiustamento del salario reale ad uno schema che ciò prevenga, quindi il caso dell’ indicizzazione dei salari al 100% non è accettabile.
    Negli anni 70, caratterizzati da disturbi reali d’offerta dove il grado di indicizzazione dei salari era elevato, c’era notevole difficoltà nell’ aggiustamento e tali disturbi hanno sperimentato un accelerazione inflazionistica cui ha contribuito la spirale prezzi-salari alimentata dallo schema d’ indicizzazione dei salari ai valori realizzati dai prezzi al consumo”.
    Adesso siamo in una situazione simile agli anni 70, dove le materie prime salgono, basta vedere solo il livello di crescita di un metallo base per la transizione energetica come il rame, a cui è stato coniato il termine ” oro rosso”.
    Quindi, se questa boutade arriva da qualche politico populista di sinistra italiana lo capisco benissimo, serve solo ad attirare consenso tra chi di economia non capisce un acca, ma fatta da un professore universitario mi spinge a pensare che l’ abbraccio con la politica italiana porta a sragionare, altra spiegazione non c’è.
    Saluti al Dott. Perfetto e altri utenti.

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  16. Ho letto con particolare attenzione il commento di Gigi Stock ed ho avvertito nella mia mente, alla fine del commento, un flash abbagliante.

    Ho visto un quadro. Un quadro raffigurante una società che ha cominciato ad avviare un piano di sviluppo economico e sociale della comunità.

    Ho visto persone vestite con gonnellini di paglia che utilizzavano conchiglie come moneta di scambio. Il quadro, purtroppo, era un po’ sfuocato. Non saprei dire, perciò, se quelle persone con gonnellini di paglia che utilizzavano conchiglie come moneta di scambio fossero docenti di economia o invece (come più probabile) persone comuni, gente senza particolari conoscenze di economia ai quali i docenti di economia insegnavano l’economia.

    È l’economia “analogica” dei paesi in via di sviluppo, dove la moneta è qualcosa di materiale, concreto, vicino alla natura, che si tocca con mano. Forse qualcuno ricorderà che c’era un tempo in cui si mordeva con i denti la moneta d’oro per verificarne l’autenticità mineraria.

    Nell’era digitale nella quale ci stiamo addentrando la moneta digitale non è materiale, e questo certamente sono in molti a rendersene conto anche se non hanno ancora “visto” l’euro digitale, perché quando questi molti pagano con la carta bancomat o con lo smartphone (che sono strumenti di moneta elettronica) si rendono conto della smaterializzazione della moneta.

    Gigi Stock, riferendosi ai tempi contemporanei, che rispetto all’era digitale sono “tempi antichi”, non può che far riferimento a pratiche economiche altrettanto antiche.

    Non sviluppo l’enumerazione di ciò che considero vecchio e antico, e mi limito a riportare un solo esempio che vale per tutte le cose che vorrei enumerare e il cui giudizio lo lascio ai lettori.

    Ho intercettato per puro caso un articolo di Repubblica dal titolo ‘Leonardi “La politica del criceto del governo non fa crescere i salari. Sì a scatti automatici”’ (https://www.repubblica.it/economia/2026/01/18/news/leonardi_intervista_fiscal_drag_politica_criceto_governo_meloni_contratti-425101919/) .

    Riporto testualmente quanto scrive la giornalista Valentina Conte, autrice dell’articolo che ho appena citato: “L’economista della Statale di Milano: “Il governo ha dato con una mano e preso con l’altra con scarsi effetti. Sarebbe meglio agganciare i contratti all’indice dei prezzi”.

    In sostanza, Marco Leonardi suggerirebbe al Governo di ripristinare la scala mobile, un meccanismo molto in voga negli anni 1970.

    Ma chi è Marco Leonardi?

    Riporto quanto è scritto nella quarta di copertina del suo libro intitolato “Le riforme dimezzate. Perché lavoro e pensioni non ammettono ritorni al passato”, EGEA S.p.A. Università Bocconi Editore, 2018 (prezzo 15,50 €):

    “Marco Leonardi è professore ordinario di Economia politica dell’Università Statale di Milano. È stato Consigliere economico della Presidenza del Consiglio nei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni”.

    A pag. 60 del suo libro, Leonardi afferma: “il governo può intervenire direttamente sui salari netti dei lavoratori riducendo il costo del lavoro (per esempio con le decontribuzioni), […]”.

    A pag. 22 si legge: “La decontribuzione all’inizio non fu avversata anche se dovemmo convincere molte persone, soprattutto sui social, che il lavoratore non perdeva la copertura pensionistica perché i contributi erano coperti dallo Stato (erano, come si dice, fiscalizzati)”.

    Marco Leonardi, in qualità di Consigliere economico del Governo Renzi, avrà avuto certamente un ruolo attivo nell’elaborazione del Jobs Act, introducendo la decontribuzione a favore dei datori di lavoro per incentivare l’occupazione con contratti a tempo indeterminato.

    la Corte dei Conti lanciò l’allarme sulla decontribuzione affermando che “il mancato introito di risorse proprie per effetto della decontribuzione richiederebbe un ulteriore incremento di trasferimenti dal settore pubblico la cui provvista ricadrebbe sulla fiscalità generale” (Corte dei Conti, https://www.inps.it/content/dam/inps-site/pdf/file-at/amministrazione-trasparente/documenti/controlli-e-rilievi-amministrazione/5908KEY-determinazione_n6-2016.pdf, pag. 46).

    Domanda: ma la fiscalità generale non serve per finanziare l’Assistenza?

    Domanda: ma se con la fiscalità generale si finanziano le pensioni ordinarie, non sarà mica che è l’Assistenza a finanziare la Previdenza e non già viceversa?

    Mi sorprende, però che dal 2015 al 2025 la Corte dei Conti non abbia più espresso il suo disappunto.

    E allora formulo una congettura: con la decontribuzione il lavoratore non perde i contributi, ma vengono contabilizzati in maniera “figurativa” (per così dire) e con la fiscalità generale si continua invece a finanziare l’Assistenza passando dalla Previdenza. Però, poi, quando il lavoratore dovrebbe andare in pensione, non essendo stati versati i contributi “veri”, in pensione non ci si può andare, e quindi è necessario allungare i tempi per andare in pensione.

    CONCLUSIONE 1 BASATA SULLA MIA CONGETTURA:

    LA DECONTRIBUZIONE SALARIALE ALLUNGA I TEMPI DI ACCESSO ALLA PENSIONE!

    MIA OSSERVAZIONE SU MARCO LEONARDI:

    Se Leonardi sostiene nel 2025 il ritorno alla scala mobile del 1970, come si concilia questa sua posizione con il titolo del suo libro in cui è scritto che “lavoro e pensioni non ammettono ritorno al passato”? È possibile, tuttavia, che col tempo si possa cambiare il proprio pensiero. Il cambiamento è la sola costante nella vita.

    CONCLUDO CON UNA SEGNALAZIONE INDIRIZZATA A GIGI STOCK

    Nel libro di Leonardi che ho citato, è presente a pag. XII la Prefazione di Maurizio Ferrera (professore ordinario di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università deli Studi di Milano).

    Alla fine della Prefazione si legge testualmente:

    “Come suggeriva Weber, in certi momenti della storia bisogna mirare all’impossibile per dare una scossa all’esistente. E al tempo stesso spostare in avanti la frontiera di ciò che è o diventerà possibile”.

    Il pensiero di Max Weber è perfettamente aderente al mio pensiero che ha ispirato idee avanzate e futuristiche riguardo a:
    – Economia Informatica
    – Moneta digitale
    – Robot tax applicata ai lavoratori digitali (robot e AI)
    – Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato -Gibbin

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    • Nella mia ignoranza penso semplicemente che, se l’economia dei paesi comunisti ha fallito, quella dei paesi capitalisti non ha brillato. Le persone devono avere uno stipendio e un salario sufficiente per vivere dignitosamente e spendere. L’obbligo dei governi è quello di favorire questa economia circolare. E, ancora di più, la redistribuzione del reddito. La burocrazia “scema” poi peggiora la situazione. Diciamo la verità:i governi dei paesi occidentali devono avere persone preparate, lungimiranti e che abbiano a cuore il destino del loro Paese. Lo sto che sto sognando.

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  17. Credo che il Dr Perfetto abbia, nel suo campo, competenze, longimiranza, ben superiori a quelle del ministro Giorgietti e di tutto il suo entourage, Dudrigon in primis, e perciò le sue disamine non vengono, da questi “politici” prese in considerazione.
    Quoto al 100% il Suo pensiero, Lei si fa ben comprendere anche dagli analfabeti economici come me.
    Vorrei portare la mia esperienza a riguardo della automazione :
    Nei primi anni 2000 ho formato (assieme ad altro Tutor), per operare nel nuovo Core Lab ad alta automazione, i colleghi coi quali lavoravo h 24, in un Laboratorio Analisi, pubblico, che effettuava circa 5.000.000 ed oltre di tests anno.
    In toto eravamo circa 50/60 unità (distaccate anche in altre sezioni poi chiuse), un giorno causa influenza eravamo solo noi due formatori, due persone che hanno eseguito ciò che in 8 ore eseguivano in 50, potrei annoiare con altri aneddoti.
    Il risparmio si evince che è stato negli anni più che significativo, ma aumenti o benefit non pervenuti, andando avanti con isorisorse, sempre meno al lavoro (mio pensionamento compreso), anche a causa di “trasformazione di colleghi, in figure dirigenziali” ben retribuite, sulla cui produttività stendo un pietoso velo.
    Ecco dove credo siano andati i “risparmi”, generati dalla automazione, ma indubbiamente sbaglierò.
    Un caro saluto al Dr Perfetto ed i gestori del sito

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  18. “Il salario della cassiera alle casse automatiche deve aumentare”. Giustissimo!
    Occorrerebbe purtroppo un profondo cambio culturale, e non solo, che assomiglierebbe ad una “rivoluzione” in tale materia. Non so se in Italia siamo pronti.

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  19. Egregio Dott. Perfetto

    Pur riconoscendo la originalità concettuale dell’elaborato, la sua impostazione complessiva tende a presentare come automatismi normativi e inevitabili quello che, nella realtà economica e fiscale, sono fenomeni molto più complessi e contingenti. In particolare, l’idea che ogni incremento di produttività derivante dall’automazione debba necessariamente tradursi in un aumento salariale non tiene conto delle dinamiche distributive, istituzionali e di mercato che caratterizzano i sistemi economici avanzati: fattori quali potere contrattuale dei lavoratori, struttura dei mercati, qualifiche professionali e rigidezze normative condizionano fortemente la relazione tra produttività e salari.

    Analogamente, l’ipotesi di tassare robot e intelligenze artificiali come se fossero “lavoratori digitali” – sebbene suggestiva e comprensibile nel suo intento redistributivo – appare eccessivamente semplificata e impraticabile nella dimensione empirica. La letteratura economica contemporanea sottolinea come una tale imposizione possa distogliere investimenti e creare distorsioni nella scelta degli strumenti di capitale, con il rischio di ostacolare l’innovazione e ridurre la competitività delle imprese, poiché una tassazione più alta su robot e AI rispetto ad altre forme di capitale tende a influenzare negativamente le decisioni produttive delle imprese e può indebolire la crescita tecnologica e produttiva nel lungo periodo.

    Va inoltre osservato che, dal punto di vista teorico, l’effetto di una robot tax sull’occupazione e sui salari non è univoco: sebbene talvolta possa ridurre le disuguaglianze di breve periodo, gli effetti negativi sull’adozione di tecnologie e sull’output complessivo possono dominare gli eventuali benefici distributivi, rendendo la proposta fiscalmente ed economicamente difficile da giustificare senza ulteriori correzioni strutturali.

    In conclusione, sebbene alcuni spunti dell’elaborato siano stimolanti sul piano teorico, le conclusioni – in particolare quelle relative alla “robot tax come panacea dei problemi distributivi” – rischiano di rimanere utopiche se non integrate con un’analisi più rigorosa delle implicazioni economiche reali e delle condizioni istituzionali necessarie per una loro concreta attuazione.

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    • Se posso permettermi di intervenire io penso che pur riconoscendo la validità delle critiche relative alle complessità applicative e ai possibili effetti distorsivi, la direzione di pensiero rimane ineludibile. Il punto non è implementare meccanicamente una “robot tax”, ma sviluppare, attraverso il dialogo tra teoria e evidenza, nuovi modelli fiscali capaci di governare – e non subire – la transizione tecnologica. Senza un tentativo coraggioso di adattare il patto fiscale e distributivo all’era dell’automazione intelligente, il rischio di un’accentuazione delle disuguaglianze e di un deficit di legittimità del sistema economico diventa concreto e sempre più pressante.

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  20. Vorrei portare a corredo del presente articolo esempi pratici su come sia possibile aumentare i salari.

    PREMESSA

    Innanzitutto, ESCLUDO A PRIORI l’aumento dei salari:

    • attraverso la decontribuzione: che consiste nel versamento di una quota parte di contributi non a carico del lavoratore ma a carico della fiscalità generale

    • attraverso l’adeguamento ai prezzi: che consiste nel recupero del potere di acquisto dei salari allineando l’aumento dei salari all’aumento dei prezzi – è il meccanismo della “scala mobile” in voga negli anni 1970

    Inoltre affermo come principio derivante dall’Economia e dimostrato sperimentalmente dalla Economia Informatica che:

    • IL SALARIO È STRETTAMENTE DIPENDENTE DALLA PRODUTTIVITÀ: il legame viene stabilito dalla legge dei rendimenti decrescenti, per cui il salario può aumentare se, e solo se, aumenta la produttività (che è la quantità di output prodotta nell’unità di tempo impiegando una determinata quantità di input, e che in termini informatici si chiama “throughput”)

    Siamo appena agli inizi dell’era digitale, caratterizzata da progressiva automazione da parte di robot e di intermediazione digitale da parte dell’intelligenza artificiale (AI).
    Alcuni sostengono che robot e AI faranno perdere posti di lavoro a milioni di persone; altri sostengono che robot e AI saranno validi collaboratori dei lavoratori umani.

    A mio avviso, entrambe le visioni sono corrette in maniera parziale, nel senso che la “sostituzione di robot e AI al posto degli umani” può essere in parte compensata con la “collaborazione di robot e AI assieme agli umani”.

    Esempio pratico ripreso da Centri di Elaborazione Dati:

    • il robot sostituisce l’operatore nel montaggio e smontaggio dei nastri

    • lo schedulatore automatico (un automa software) coopera con lo schedulatore umano eseguendo in maniera automatizzata la sequenza dei lavori pianificata dallo schedulatore umano

    È opinione largamente condivisa che robot e AI aumentano la produttività delle imprese e riducono i costi di produzione, e quindi rendono le imprese più competitive, innalzando i margini di profitto delle imprese (ovvero, il guadagno degli imprenditori).

    A mio avviso, tale opinione largamente condivisa è assolutamente corretta.

    ESPONGO LA MIA VISIONE

    Proprio oggi pomeriggio, dopo il mio rientro da Heidelberg (Germania), mi sono recato in un grosso supermercato italiano per fare spese. Ho domandato ad una persona del supermercato che assisteva i clienti nella gestione di 5 casse automatiche se svolgesse la stessa mansione delle cassiere alla casse non automatiche. La persona mi ha riposto di sì, e che anche lei (era una ragazza) a volte stava di presidio alle casse non automatiche. Le ho quindi domandato se il suo stipendio fosse lo stesso delle cassiere alla casse non automatiche. La ragazza mi ha risposto di sì: il suo stipendio è lo stesso delle sue colleghe alle casse non automatiche.

    PRIMA CONSIDERAZIONE: la cassiera alla casse automatiche, assistendo i clienti che, operativamente, “sostituivano” le cassiere umane in quanto svolgono essi stessi le funzioni di cassiere, sta presidiando a tutti gli effetti 5 casse automatiche; la sua produttività (derivante sia dalla produttività dei clienti che dalla produttività delle macchine) è maggiore di quella delle cassiere alle casse non automatiche. In pratica, il numero di clienti serviti nell’unità di tempo (il “throughput”, si dice in termini informatici) della cassiera alle casse automatiche è maggiore del numero di clienti serviti nell’unità di tempo da parte di una cassiera alla cassa non automatica.

    PRIMA CONCLUSIONE: poiché la produttività della cassiera alle casse automatiche aumenta, IL SALARIO DELLA CASSIERA AL SUPERMERCATO DEVE AUMENTARE.

    SECONDA CONSIDERAZIONE: come nei Centri di Elaborazione Dati lo schedulatore automatico collabora con lo schedulatore umano nella schedulazione (cioè esecuzione) dei lavori informatici, così nella scuola (di qualsiasi ordine e grado), l’AI può collaborare con il docente umano nella preparazione del materiale didattico (dispense da dare agli alunni delle medie e a studenti delle superiori e universitari; e slide con le quali insegnare ad alunni e studenti). Segnalo una sorta di “esperimento” che ho fatto al fine di sapere fino a che punto un Agente AI è in grado di fornire il suo supporto in ambito scolastico. Ho descritto il mio “esperimento” nel documento dal titolo “Dialogo con AI su Economia e Informatica” che ho pubblicato sul mio sito http://www.economatica.it al seguente link: https://drive.google.com/file/d/1gifBP1OvQT2nMoK7yioAqVZvI98LNipN/view (NOTA: consiglio vivamente i lettori di leggere il documento. Sono certo che rimarranno a dir poco sbalorditi). I docenti (in particolare quelli di scuola media e di scuola superiore) sono oberati da molte attività, non solo scolastiche ma anche extra scolastiche di tipo amministrativo. La collaborazione tra AI e docente umano aumenta la produttività dei docenti.

    SECONDA CONCLUSIONE poiché la produttività dei docenti aumenta IL SALARIO DEI DOCENTI DI SCUOLE DI QUALSIASI ORDINE E GRADO DEVE AUMENTARE.

    Si può continuare con altri esempi in altri campi di attività.

    CONCLUSIONE FINALE

    Far versare i contributi previdenziali a robot e Ai considerandoli “lavoratori digitali” è del tutto equivalente a far versare più contributi previdenziali ai lavoratori umani grazie all’aumento salariale dovuto alla maggiore produttività del loro lavoro derivante dalla collaborazione con i lavoratori digitali.

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