Riportiamo un’ interessante risposta che il nostro esperto previdenziale ha dato al signor Giorgio, un nostro lettore, il focus è relativo al debito pubblico italiano e su come questo potrà non incidere su pensioni, sanità ed altro. Il nostro lettore fa un confronto anche con gli Stati Uniti, vi rilasciamo, senza aggiungere molto, le considerazioni del Dott. Perfetto, in quanto riteniamo che siano già assolutamente esaustive.
Pensioni 2026, debito pubblico alle stelle, quanto inciderà su pensioni, scuola e sanità?
Giorgio scrive forse anche in modo pungente per esserce certo di suscitare dibattito: “Io non leggo Nostradamus perchè sono analfabeta e non so neanche leggere. Mi affido quindi a Lei che ha una cultura superiore alla mia.
Mi spiega gentilmente
1) come gli USA potranno essere in grado di sopportare un debito pubblico che supera i 36.000 miliardi;
2) come potrà l’Italia sostenere una spesa di MILLE MILLE MILLE miliardi in 10 anni senza intaccare sanità, pensioni e scuola?
una risposta con i numeri, quelli anche se sono analfabeta li capisco. Grazie“
Così Perfetto: “Mi preme innanzitutto fare osservare che l’attenzione viene posta non tanto sul LIVELLO del debito pubblico di uno Stato (che comunque va tenuto in debita considerazione perché sul debito si pagano gli interessi che potrebbero invece essere destinati in primis a Sanità e Istruzione).
L’attenzione viene posta invece sulla CAPACITÀ di uno Stato di saper far fronte alla restituzione dei prestiti che ha ricevuto.
Tale capacità è valutata considerando il rapporto debito pubblico/PIL.
Per quanto riguarda gli USA, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), in data 7 febbraio 2025, scrive testualmente: “oggi il debito federale detenuto dal pubblico ammonta a circa 28,3mila miliardi di dollari” .
Sempre riguardo agli USA, l’articolo dell’ISPI aggiunge: “Il rapporto debito su PIL è oggi al 97,8%, ma, secondo le ultime previsioni del Congressional Budget Office sulla base della legislazione vigente, arriverà al 118% nei prossimi dieci anni”.
DOMANDA: il rapporto debito pubblico/PIL al 97,8% degli USA è “accettabile”? Per formarci un’idea se il valore 97,8% è buono oppure no, vediamo come la vede l’Unione europea.
Come è noto, i Paesi della UE hanno stretto l’accordo di onorare due parametri importanti: rapporto deficit/PIL al 3% e rapporto debito pubblico/PIL al 60%. È il Cosiddetto Patto di Stabilità e di Crescita.
In un comunicato su EUR-Lex, pubblicato in data 9.11.2022 si legge testualmente: “I valori di riferimento del trattato, ovvero un disavanzo del 3 % del PIL e un rapporto debito/PIL del 60 %, rimangono invariati. Questi valori sono stabiliti in un protocollo del trattato; l’obiettivo della revisione è piuttosto quello di assicurare che siano rispettati in maniera più efficace, in particolare grazie al fulcro posto su un percorso adeguato e credibile di riduzione del debito verso il 60 % del PIL, garantendo nel contempo che il quadro di governance economica sia favorevole a una crescita sostenibile e inclusiva.” (FONTE: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52022DC0583).
RISPOSTA alla domanda precedente sugli USA: se l’Europa ha stabilito che un buon rapporto debito pubblico/PIL è il 60%, possiamo RAGIONEVOLMENTE sostenere che il rapporto debito pubblico/PIL degli USA pari al 97,8% (pur non essendo tanto vicino al 60%, ma neppure così distante) sia sostenibile, ovvero possiamo RAGIONEVOLMENTE sostenere che gli USA possono onorare la restituzione dei prestiti ricevuti.
RISPOSTA ALLA PRIMA DOMANDA DEL SIG. GIORGIO: gli USA potranno essere in grado di sopportare un debito pubblico che supera i 36.000 miliardi.
Pensioni, quanto inciderà il debito pubblico in Italia, é ancora sostenibile?
Poi continua la disamina di Perfetto: “Per quanto riguarda l’Italia, nel documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze dal titolo “Rapporto sul Debito Pubblico 2024”, a pag. 39 viene riportato che il rapporto debito pubblico/PIL nel 2024 è stato di 135,3%
Il valore d 135,3% del rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia è di poco più del doppio del 60% stabilito dal Patto di Stabilità e di Crescita.
DOMANDA: il rapporto debito pubblico/PIL al 135,3% dell’Italia è “accettabile”? Per rispondere alla domanda, occorre considerare cosa pensano i mercati, gli investitori, coloro che prestano i soldi (tra questi ci sono anche le famiglie italiane).
Lo Spread Italia-Germania si è attestato a 85,5 ( pagina consultata il 11/10/2025 alle ore 22:44).
Quando lo Spread Italia-Germania è relativamente basso, significa che i mercati ripongono fiducia nello Stato, ritengono che lo Stato sia in grado di restituire i prestiti, ritengono che lo Stato non andrà (come si dice) in “default”, in bancarotta.
Ricordiamo che il Governo Berlusconi IV fu costretto a rassegnare le dimissioni il 12 novembre 2011 allorquando lo Spread Italia-Germania arrivò a 552 punti base. Come è noto, al Governo Berlusconi IV subentrò il Governo Monti.
RISPOSTA alla domanda precedente sull’ITALIA: nonostante il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia sia piuttosto alto, pari al 135,3% (il doppio di quanto stabilito da Patto di Stabilità e di Crescita), tuttavia lo Spread Italia-Germania testimonia che i mercati hanno fiducia nella capacità dell’Italia di onorare la restituzione dei prestiti contratti.
RISPOSTA ALLA SECONDA DOMANDA DEL SIG. GIORGIO: indipendentemente da come l’Italia riuscirà a sostenere una spesa di 1.000 miliardi in 10 anni (ovvero di 100 miliardi all’anno per 10 anni), uno dei problemi prioritari da affrontare è ridurre il rapporto debito pubblico/PIL al di sotto del 135,3%, per poter ridurre la spesa per interessi maturati sul debito pubblico, che nel 2024 sono ammontati a 100 miliardi di euro (FONTE: https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-editoriali-spesa-a-100-miliardi-nel-2024-gli-interessi-azzerano-la-manovra).
In assenza di una NUOVA VISIONE dell’economia, per ridurre il debito pubblico, e di conseguenza la spesa per interessi sul debito pubblico, si potrebbe essere indotti ad attuare misure di contenimento tra cui aumento delle tasse, oppure riduzione della spesa pubblica (principalmente Sanità e Istruzione), senza, tuttavia, riuscire (a mio avviso) nello scopo di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, perché il PIL diminuirebbe a causa della contrazione della domanda di consumi interni e quindi della produzione (ovvero, del PIL)”.
Ringraziamo come sempre il nostro esperto previdenziale il Dott. Perfetto per le sue risposte sempre esaurienti e chiare e ringraziamo i lettori per rendere possibile tale dibattito, ricordiamo che é sempre importante rispettare nel dibattito il pensiero degli altri.
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Rispondo al commento del sig. Wal del 14 Ottobre 2025 alle 13:08.
Sig. Wal, penso che con la sua espressione “Ma questi contenuti del link sono una invenzione o sono vicine alla realtà!” lei si stia riferendo ai contenuti del link che ha riportato nel suo commento.
Non saprei dirle se i contenuti del link che lei ci segnala siano una “invenzione”, intesa nel senso di “falsificazione”, “manipolazione” della realtà.
Sono propenso a credere, invece, che l’AI oscilli proprio tra realtà e illusione, come specificato nel titolo dell’articolo che ci ha segnalato.
L’AI generativa (cioè l’AI capace di analizzare e redigere documenti, per intenderci) è una realtà. Credo che tale realtà possa essere avallata dai link che ho segnalato nel mio commento nel quale riporto l’analisi di CyberLutero AI riguardo alla proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
L’AI agentica (cioè l’AI più avanzata della AI generativa e che è capace di raggiungere determinati obiettivi in modo autonomo) è anch’essa una realtà (NOTA: la differenza tra “AI generativa” e “AI agentica” la si può trovare al seguente link di IBM: https://www.ibm.com/it-it/think/topics/agentic-ai).
Un sistema di “AI generativa” è ChatGPT (Generative Pre-trained Transformer) dell’azienda OpenAI.
Un sistema di “AI agentica” non lo conosco di persona, e quindi non ho elementi sufficienti per poterne dare una valutazione. La differenza tra “Agentic Ai” e “Ai Agent”, oltre al link IBM che ho segnalato, è descritta anche al link del Politecnico di Milano https://www.osservatori.net/blog/artificial-intelligence/agentic-ai-come-funzionano/.
Se si cerca con Google cos’è l’AI agentica, una delle tante risposte è la seguente:
“Con l’AI agentica si intende un sistema AI in grado di prendere decisioni autonome basate sia sulle prestazioni passate che sulla valutazione corrente di ciò che è necessario per svolgere un’attività, operando con una supervisione umana minima”.
In base alla definizione di “AI agentica” che viene data da Google e da altri, affermo, senza alcuna ombra di esitazione, che il Computer Mainframe IBM gestito dal sistema operativo z/OS (e dai suoi predecessori, MVS, MVS/SP, MVS/XA, OS390) è un sistema AI AGENTICO (NOTA: il sistema operativo IBM MVS è del 1970).
Nei manuali IBM Il sistema operativo IBM z/OS (più precisamente, il suo componente Workload Manager o WLM) fa le seguenti cose:
• “IMPARA”, e lo si rileva dalla seguente frase presente in uno dei manuali IBM: “At this point, WLM learns the behavior of the workloads and the system“
• “DECIDE”, e lo si rileva dalla seguente frase presente in uno dei manuali IBM: “WLM decides to activate a new address space based on the following information”
(FONTE: https://www.redbooks.ibm.com/redbooks/pdfs/sg246472.pdf).
Che il software z/OS, il sistema operativo per elaboratori di classe mainframe IBM, sia un AI Agentico credo che IBM stessa non ne sia a conoscenza. E questo desta in me grande stupore.
A volte le idee vengono caricate di una certa enfasi: siamo passati dal “cervello elettronico” (il computer, il calcolatore, l’elaboratore) alla “intelligenza artificiale” (un sistema che impara e che decide in maniera autonoma).
Abbiamo parlato della realtà dell’AI, ma qual è l’illusione dell’AI?
L’illusione è quella generata dalle aspettative, che superano la realtà. Se l’economia segue la scia dell’illusione piuttosto che la strada della realtà, allora sì: potrebbe effettivamente esserci la bolla economica. E quindi? E quindi, come sostiene l’Amministratore Delegato di Open Ai, Sam Altman, “Qualcuno perderà una quantità fenomenale di denaro anche se ancora non sappiamo chi.”
Per quanto riguarda l’ipotesi di una prossima “sostituzione” della riforma Fornero, non vedo alcuna difficoltà.
La Riforma Monti-Fornero è simile ad una locomotiva alimentata a carbone dove lavoratori e lavoratrici, dal viso da fumi annerito, stanchi e senza posa conducono la loro locomotiva su un binario morto.
Siamo nell’era tecnologica dove sfrecciano treni ad alta velocità e a conduzione autonoma supervisionati da robot e AI.
Come i treni ad alta velocità e a conduzione autonoma hanno soppiantato locomotive a carbone, così Riforme Previdenziali in linea con l’era digitale soppianteranno la Riforma Monti-Fornero.
Solo con una nuova Riforma Previdenziale flessibile e strutturale l’Italia potrà uscire dalla gabbia economica nella quale si è rinchiusa: denatalità, invecchiamento della popolazione, bassa crescita economica e alto debito pubblico.
Tutti bei discorsi, meravigliosi……ma scopriremo solo vivendo chi avrà avuto ragione…….il 2026 non è lontano, tra un anno esatto potremo giudicare. Basta ovviamente conservare la memoria storica di quanto si è affermato un anno prima.
Monti col 2 per mille anno, lo fa da almeno 13 anni. A meno che si detengano i risparmi nel materasso.
Commento su commento di FrancoGiuseppe.
Certo, Wal. Questo dimostra l’ignoranza di chi si ostina (prendiamo un nome a caso, Landini) a chiedere ulteriore tassazione sul capital gain o sulle plusvalenze finanziarie. Su questo tema, un confronto con gli altri Paesi europei è semplicemente impossibile, a causa della follia del nostro sistema fiscale.
Se ci fosse soltanto l’aliquota del 26% sul capital gain (e il 12,5% sui titoli di Stato e altri strumenti come i buoni fruttiferi postali), allora sì, il confronto con l’Europa sarebbe quantomeno praticabile. Ma a questa tassazione si somma l’imposta di bollo dello 0,2% annuo sul patrimonio, che tu stesso hai citato, e il ginepraio normativo sulla compensazione tra plusvalenze e minusvalenze. Capire quando e come sia possibile compensare, in base alla tipologia di investimento, richiede un vero e proprio investigatore finanziario (con annessa consulenza a pagamento).
Tanto per fare un esempio: la tassazione su fondi comuni e ETF (Exchange Traded Funds) non consente la compensazione tra plusvalenze e minusvalenze. Di fatto, se un investitore perde anche il 50% del valore iniziale, lo Stato pretende comunque la tassazione sui guadagni provvisori realizzati negli anni “buoni”.
Poi ci si lamenta se non riusciamo ad attrarre investimenti.
Saluti.
Pensare a una riduzione del debito pubblico, in una fase dove tutti gli stati lo aumentano, non è immaginabile. Non c’è la volontà di politica di fare nemmeno la spending review Vero è che abbiamo tanti altri parametri positivi. Ovviamente la Previdenza è l’ultimo dei loro pensieri. Anche perché stanno facendo il contrario di quello che hanno promesso. Certo, prima delle elezioni, si inventeranno qualcosa.
Anch’io vorrei porre una domanda al Dott. Perfetto: La richiesta del governo alle banche di contribuire con 5 miliardi di euro di extraprofitti è una tassa o un prestito ? Le banche rimarranno inerti di fronte a questa richiesta o gireranno la spesa sui conti dei correntisti ? Saluti.
Sig. FrancoGiuseppe, qualora il Governo e l’ABI riuscissero a trovare l’accordo su ciò che il Governo chiama “contributo”, non penso che possa essere equiparata ad una “tassa”.
Se il “contributo” si configurasse come tassa, certamente le banche ribalterebbero l’onere sui correntisti, ai quali, come alternativa a non accettare una nuova imposizione da parte delle banche, non rimarrebbe altra scelta che spostare il conto corrente presso le Poste italiane.
Penso che se il Governo volesse “forzare la mano”, le banche troverebbero comunque il modo di non essere forzati, orientando gli extra profitti verso impieghi alternativi e quindi, “sparendo” gli extra profitti, sparirebbe anche la tassa.
Credo che la via più conciliante sia quella di vedere il “contributo” proveniente dagli extra profitti come un anticipo di versamento di imposta. In altre parole, le banche pagherebbero nel 2025 una parte di imposte che dovrebbero pagare nel 2026.
Se così fosse, il Governo risolverebbe il suo problema nel 2025, e confidando in una crescita significativa del PIL nel 2026, si troverebbe a colmare, col maggiore gettito erariale dovuto alla crescita del PIL, il vuoto contributivo delle banche nel 2026 derivante dell’anticipo di imposta versato nel 2025.
E’ un azzardo, anche in previsione di vedere che effetto avranno i dazi e anche la produzione industriale ha registrato il 32esimo calo di fila. Non nutro speranze nella crescita del PIL.
Rispondo al commento del sig. Nicola T. in data 13 Ottobre 2025 alle 17:56.
L’AI (in particolare quella generativa, quella che genera documenti) può contribuire molto nella riduzione dei tempi procedurali e di conseguenza aumentare la produttività.
Ho visto all’opera CyberLutero AI che analizza i contenuti della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Devo riconoscere che CyberLutero AI ha svolto davvero una buona analisi (https://www.pop-bullet.it/invecchiamento-e-cura/riforma-pensioni-2025-perche-la-proposta-perfetto-armiliato-gibbin-e-cruciale-e-chi-ne-beneficera-di-piu/).
Anche il Parlamento italiano ha in programma di utilizzare l’intelligenza artificiale a supporto del lavoro parlamentare (https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/uploadfile_comitato_vigilanza/pdfs/000/000/001/Rapporto_IA_Camera_deputati.pdf).
Mi domando se l’AI di livello superiore all’AI generativa (cioè l’AI che è in grado di apprendere, di imparare) possa far tesoro di quanto ha sviluppato lo studente Marco Cimolai riguardo al “tessuto normativo italiano” (https://labs.marcocimolai.xyz/tessuto-normativo) in modo da dare ai nostri Parlamentari maggiori opportunità di sbrogliare “l’infernale ragnatela delle leggi italiane” (https://www.repubblica.it/cronaca/2023/03/29/news/leggi_diritto_legal_design_marco_cimolai-394043811/ ).
Sappiamo cosa può fare l’AI: aumentare la produttività, e quindi la ricchezza.
Ma cosa potrà fare il Governo per ridistribuire la ricchezza generata dall’AI?
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin individua nell’IRAUT (Imposta sul Reddito da lavoro prodotto da AUTomi, robot e AI, lavoratori digitali) il mezzo per ridistribuire la ricchezza.
CyberLutero AI, analizzando la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin, ha individuato che per poter ridistribuire la ricchezza generata da robot e Ai occorrerebbe:
• Modificare Il modello IGEM (Italian General Equilibrium Model) utilizzato dal Dipartimento del Tesoro (Dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze) che ad oggi non tiene conto dei lavoratori digitali
• Modificare il modello econometrico trimestrale della Banca d’Italia che ad oggi non contempla la trasformazione dell’accumulazione di capitale in moneta digitale
Anche qui devo riconoscere che CyberLutero AI ha individuato i punti focali sui quali intervenire, che ci conducono alla seguente
CONCLUSIONE:
NON si può gestire la trasformazione tecnologica, la trasformazione digitale se si continuano ad utilizzare i vecchi modelli macroeconometrici che non contemplano i fattori digitali (in particolare, i lavoratori digitali, robot e AI).
Ma questi contenuti del link sono una invenzione o sono vicine alla realtà!
Perchè se sono, o fossero, parte della realtà allora si allontanerebbe anche l’ipotesi di una prossima “sostituzione” della riforma Fornero.
https://ilsimplicissimus2.com/2025/10/14/illusione-e-realta-la-bolla-dellintelligenza-artificiale-sta-scoppiando/
Nonostante sia ancora oggetto di dibattito, esiste uno strumento potente che potrebbe contribuire in modo significativo alla riduzione del debito pubblico: l’intelligenza artificiale (AI). Sono certo che il Dott. Perfetto, esperto in materia, potrà confermare questa tesi.
Se applicata correttamente, l’AI sarà in grado di svolgere compiti complessi in tempi infinitamente più rapidi rispetto ai metodi tradizionali utilizzati nella pubblica amministrazione. Ecco alcuni esempi concreti:
Controlli fiscali più efficienti
Oggi l’Agenzia delle Entrate riesce a controllare solo una parte delle dichiarazioni dei redditi. L’AI, invece, può analizzare milioni di dati in tempi brevissimi, individuare anomalie e generare automaticamente lettere di avviso, aumentando l’efficacia del contrasto all’evasione.
Digitalizzazione della giustizia
I faldoni cartacei saranno completamente eliminati. Questo permetterà di velocizzare i procedimenti giudiziari, ottimizzare l’impiego del personale e migliorare l’efficienza complessiva dei tribunali.
Appalti pubblici più trasparenti e convenienti
L’AI può selezionare in automatico le offerte più vantaggiose in termini di qualità e prezzo, riducendo tempi, costi e margini di errore o corruzione.
E questi sono solo alcuni esempi. Le potenzialità dell’AI nella pubblica amministrazione sono enormi e ancora in gran parte inesplorate.
Siamo solo all’inizio di una trasformazione tecnologica che, se accompagnata da adeguate misure di controllo e regolamentazione, potrà incidere positivamente sul debito pubblico. Ma è fondamentale che lo Stato agisca con decisione: digitalizzazione e iperautomazione non possono più aspettare. Saluti a tutti.
Tutto bellissimo, peccato le ultime due righe, perchè sappiamo che sono proprio i rappresentanti dello Stato i primi a derubare lo Stato. Abbiamo persino un ministro che ha derubato l’INPS facendosi pagare la cassa integrazione delle sue operaie mentre erano regolarmente al lavoro. Cominciamo da subito chiedendo all’ AI su come liberarci da questi parassiti, il resto viene da se.
Prima di tutto L’AI dovrebbe abbreviare i processi e arrivare al terzo grado di giudizio in fretta.Perchè poi, come è capitato in altri casi, il presunto reato a cui lei fa riferimento diventa assoluzione durante il processo.Siccome siamo uno stato di diritto ( almeno così vogliamo essere), la presunzione di innocenza vale fino al terzo grado di giudizio.Saluti.
Certamente bisogna attendere il terzo grado di giudizio, ma sul presunto reato per il momento ci sono basi solide. I proprietari della società hanno chiesto soldi della cassa integrazione per i propri lavoratori che invece hanno testimoniato che erano regolarmente al lavoro e non a casa. Si chiama “frode allo Stato”. L’INPS ha già accertato questo pagamento. Ora bisogna attendere il processo per sapere se hanno mentito le lavoratrici o se ha mentito la società della Santanche’. In un altro paese si sarebbero già dimessi, invece noi continuiamo a pagargli lo stipendio. Anche Lei.
Mi sembra tutto chiaro e ineccepibile. Morale: Prepariamoci ad un nuovo prelievo forzoso del 6xmille nei nostri conti correnti, come fece il dott. sottile Giuliano Amato nel 1992.
Visto che il popolo è da decenni che, tra bassi stipendi, sanità allo sfascio, pensioni sempre più lontane, leggi Fornero, lavoro precario, ha già dato, sarebbe ora che il risparmio venisse da chi ci governa. Basta auto-aumenti dei deputati, basta sprechi nelle pubbliche amministrazioni, basta spese inutili come il ponte di Messina, basta corruzione e concussione, basta sanatorie indiscriminate ogni anno, basta flat-tax, basta sovvenzioni a sagre paesane, ma soprattutto basta con questi politici incapaci.
Nelle elezioni toscane c’è stato un -10% di elettori. In generale vota ormai meno del 50% degli elettori. Tra un po i politici si voteranno da soli